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Superfood: cibi miracolosi o miracolo della pubblicità?

People For Planet - Lun, 03/12/2018 - 03:44

GUARDA IL VIDEO SUI SUPERFOOD

E’ sicuramente vero che in questa categoria rientrano alimenti dalle proprietà benefiche particolarmente accentuate, indubbiamente molto utili per la salute umana.
Ma è altrettanto vero che “superfood” non è un termine scientifico bensì un termine coniato proprio dal marketing.
Occorre fare chiarezza e, soprattutto, non illudersi di scacciare malattie grazie alla semplice ingestione di quantità maggiori di alcuni cibi miracolosi, senza modificare il proprio stile di vita o, nei casi più gravi, ricorrere ai medici e a terapie ufficialmente riconosciute.

Molte aziende per anni hanno posto l’accento sulle proprietà benefiche di alimenti piuttosto “normali” (gli spinaci ad esempio), enfatizzandole, rendendo superfood grazie alla pubblicità ciò che super non è.
Sia chiaro, moltissimi alimenti sono preziosi in una dieta varia e bilanciata e contribuiscono a contrastare l’insorgere di una serie di patologie, ma in questa categoria rientra un’infinità di prodotti che, ognuno a modo, suo ci dà una mano. In questo senso, tutti i cibi sono super a modo loro.

Oggi l’idea di “superfood” è legata particolarmente a cibi poco noti, esotici, o che è la moda a portare sulle tavole, insieme al desiderio di sperimentare sapori nuovi o le loro reali virtù. Perché, appunto, le virtù di cibi come il kale, le bacche di goji o le più comuni mandorle sono indiscusse, ma un certo tipo di messaggi pubblicitari tende a presentarle come miracolose, a scapito del consumatore.
Potrebbero sembrare precisazioni inutili o ridondanti, eppure c’è chi si è persuaso – o è stato persuaso – che basti mangiare in quantità massiccia questi cibi per sconfiggere persino un tumore.

Proprio per evitare fraintendimenti ulteriori l’Ue nel 2007 ha limitato l’utilizzo dei “nutrition and health claims” al caso in cui esistano prove e ricerche autorevoli a sostegno delle proprietà super di alcuni cibi (il riferimento è a diciture come “povero di grassi” o “alto contenuto di fibre”, ad esempio).
Allo stesso tempo, come abbiamo detto, una larga fetta di nutrizionisti sostiene che non esistano affatto i superfood e che tutti i cibi siano nutrienti e preziosi per la salute; per contro, va anche sottolineato che alcuni alimenti identificati come superfood vanno comunque consumati con moderazione per evitare controindicazioni (le fave di cacao ad esempio sono antidepressive e antietà, forniscono zinco e magnesio, oltre a molte fibre, ma un consumo eccessivo può avere ripercussioni sulla pressione sanguigna, generare tachicardia ed effetti sul sistema nervoso).

La popolarità di questa categoria è lo specchio dell’evoluzione dei consumi – alimentari ma non solo – nel tempo. Una definizione ufficiale di “superfood” non esiste, comunemente vi rientrano tutti quegli alimenti che presentano un’elevata concentrazione di nutrienti: vitamine, fibre, antiossidanti e così via. Qualche indagine banale su un motore di ricerca è sufficiente a conoscere le virtù dei vari superfood e spiega in fretta come probabilmente sia spesso il nome originale e poco sconosciuto di alcuni di essi ad attirare tanto e a rinforzare la moda.

Health/wellness: food and medicine”, studio Nielsen parte di una ricerca globale, svela che sono proprio gli italiani i più accaniti sostenitori dei superfood, non si sa se per desiderio di cibi più salutari o per maggiore propensione a seguire i trend del momento.
In generale le classifiche e le ricerche non sono concordi nell’identificare quale superfood sia il più gettonato. Lo studio appena citato mette sul podio le bacche di goji, con un 16% di italiani che si dichiara consumatore (negli altri Paesi europei la percentuale scende al 6%). Le bacche di goji sono percepite quasi come un farmaco dal 70% degli intervistati italiani; il 62% elogia le virtù della curcuma, seguita dal comune mirtillo (27%), meno superfood ma comunque percepito come prezioso per la salute.

Secondo l’Osservatorio VeganOk un italiano su 4 consuma superfood e imputa questo tasso di penetrazione – il più alto in Europa – al fatto che per la maggioranza dei consumatori questi cibi sono diventati sinonimo di prevenzione e salute, ma anche al fatto che vengono inseriti come componente essenziale delle diete Sirt per la riduzione del peso. Inoltre, “il tema dell’origine, della sicurezza e della prevenzione da ogni forma possibile di contaminazione è, giustamente per i consumatori, un tema centrale”.
Per l’Osservatorio, se il 2017 è stato l’anno di avocado (78% di crescita sell out a valore) e zenzero (76% di crescita sell out a valore), sono invece passati di moda kamut e dell’aglio nero, e il 2018 potrebbe essere l’anno di kale e moringa. Classifiche a parte, il mercato dei superfood al 31 dicembre 2017 valeva 1,5 miliardi di euro di fatturato.

I dati dell’Osservatorio Immagino di GS1 Italy e Nielsen ci mostrano invece la crescita vertiginosa dei prodotti che contengono zenzero, altro superfood che ha conquistato gli italiani: in 12 mesi hanno raddoppiato le vendite, per un mercato che vale ormai 25 milioni di euro. Spiccano anche le performance della quinoa, il non-cereale che ha registrato una crescita annua a valore del 63,5%.
Ma le regine indiscusse sono le mandorle, utilizzate anche nella preparazione dei cosmetici. A giugno 2017 le vendite di prodotti alimentari contenenti mandorle sono cresciute del 17,4% a valore per un valore che supera i 240 milioni di euro. A seguire, mirtillo e farro.

FONTI:
https://ec.europa.eu/food/safety/labelling_nutrition/claims_en
https://www.nielsen.com/content/dam/nielsenglobal/eu/nielseninsights/pdfs/Nielsen Global Health and Wellness Report – January 2015.pdf
http://www.osservatorioveganok.com/Rapporto-osservatorio-veganok-trend-2018.pdf
https://gs1it.org/servizi/osservatorio-immagino/

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I cacciatori di microplastiche (VIDEO)

People For Planet - Lun, 03/12/2018 - 03:28

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Ogni anno la stessa storia!

People For Planet - Lun, 03/12/2018 - 03:02

Oggi parliamo di anatocismo, la più odiosa e antica strategia messa in pratica dalle banche per spremere soldi dai conti correnti dei clienti.
E ne parliamo perché le banche, tra fine 2017 e l’inizio di questo 2018hanno cominciato un’attività di comunicazione martellante (lettere recapitate per posta, mail, avvisi online eccetera) per convincere i loro clienti a firmare una “autorizzazione” come quella che vedete.

 

Ma andiamo con ordine e capirete
Cominciamo col dire che l’anatocismo sarebbe dovuto scomparire; invece, uscito dalla porta, è rientrato dalla finestra. Come un fantasma, continua a essere l’incubo dei risparmiatori. Il termine anatocismo deriva dal greco anà, cioè «di nuovo», e tokòs, che significa «interesse», e consiste nella capitalizzazione degli interessi passivi affinché questi, sommati appunto al capitale, producano maggiori interessi. Il suo principale effetto è l’aumento esponenziale del debito a carico del correntista. Nel 2004 la Corte di cassazione ha dichiarato illegittimo l’anatocismo bancario. Sentenza accolta anche dal governo Letta, che nella Legge di Stabilità del 2014, ne confermava il divieto. Le banche, però, hanno sempre trovato il modo di aggirarlo, preferendo rischiare una condanna in tribunale, piuttosto che intascare minori utili, con la scusa che le leggi in materia non erano da considerarsi «complete». Secondo gli istituti di credito, mancava infatti un tassello. Una delibera attuativa del Comitato interministeriale per il credito e il risparmio (Cicr) di cui fanno parte, è bene ricordarlo, i titolari di ben cinque ministeri (Economia e Finanze, Politiche agricole, Sviluppo economico, Infrastrutture e Trasporti, Politiche europee) e alle cui riunioni partecipa, senza diritto di voto, anche il governatore della Banca d’Italia.
Nel 2015 il problema è stato finalmente affrontato dal governo «bancocentrico» dell’ex premier Matteo Renzi, pilotato dalla lobby finanziaria. Purtroppo, quella che doveva essere una normativa dalla parte dei cittadini, si è rivelata la solita clamorosa fregatura.

Il 1° ottobre 2016 è entrata quindi in vigore la nuova legge, dove è riportata la seguente frase: «l’anatocismo trimestrale sugli interessi convenzionali è stato annullato». Ciò significa, per differenza, che è ancora consentito l’anatocismo annuale. La legge parla poi solo di «interessi convenzionali», ossia, per intenderci, di tutti quelli sanciti da un accordo sottoscritto e firmato dal cliente della banca. L’anatocismo, insomma, sarebbe applicabile a un solo altro tipo di interessi, quelli «di mora».
Ma è poi vero che l’anatocismo non si applicherà più agli interessi convenzionali? Non proprio. Le nuove norme stabiliscono che gli interessi dovuti alla banca, calcolati alla fine dell’anno solare, quindi al 31 dicembre, possono essere incassati dall’istituto di credito (o addebitati sul conto del cliente), non prima del 1° marzo dell’anno successivo. Entro quella data, il correntista, per effetto della nuova legge, ha due possibilità:
– pagare subito gli interessi passivi. In questo caso, il problema dell’anatocismo è in effetti scongiurato, perché il cliente estingue il suo debito;
– farseli addebitare automaticamente sul conto corrente alla data del 1° marzo. In tal caso, occorre che il cliente manifesti questa sua volontà alla banca con un’autorizzazione firmata.

Se il cliente sceglie la seconda opzione, gli interessi passivi maturati fino al 31 dicembre dell’anno precedente, incideranno sul suo conto a partire dal 1° marzo. Attenzione però. Se al momento dell’addebito sul conto c’è una somma tale da poter pagare l’interesse, va tutto bene: la banca incassa e il debito si estingue. Se invece il conto del cliente è in rosso, gli interessi, una volta addebitati, faranno maturare a loro volta altri interessi, che andranno ad appesantire il rosso già esistente. Insomma, l’anatocismo farà il suo ritorno in scena. Ora, dobbiamo considerare un dato, forse ovvio ma troppo spesso trascurato: la stragrande maggioranza dei correntisti ha un conto in rosso. Anche di pochi spiccioli, magari, ma in rosso. Le banche, che hanno l’obiettivo di incassare gli interessi, oppure, in alternativa, lucrare su essi (ecco perché a loro, l’anatocismo, conviene) ottengono un vantaggio dalle autorizzazioni firmate dai clienti, poiché – se il conto è in rosso – si garantiscono subito il decorso dei nuovi interessi sugli interessi.
In altre parole, con la firma di quella dichiarazione, il cliente dà il proprio consenso all’anatocismo. Ma non sa che sta dando autorizzazione a una pratica già giudicata illegittima dalla Corte di cassazione.

Fate attenzione alla mail che vi manda la banca
Detto questo, ora si capisce perché le banche, dopo l’entrata in vigore della legge, sistematicamente, nel periodo a cavallo tra fine e inizio anno successivo, inondano i clienti di comunicazioni per convincerli a firmare quell’autorizzazione. Alcune chiedono anzi ai clienti di farlo nel più breve tempo possibile, subito, dipingendo, in caso contrario, foschi e minacciosi scenari.
Il consiglio è: non fatevi fregare.

Cosa succede se non si firma l’autorizzazione?
La banca ha due alternative, a seconda della situazione del conto. Se il conto ha un saldo positivo verrà effettuata la «compensazione legale» tra interessi e disponibilità nel conto (la compensazione potrebbe avvenire anche con la disponibilità presente in un altro conto, intestato allo stesso cliente, nella stessa banca). Se il conto ha un saldo negativo, la banca non può procedere con l’addebito in conto degli interessi dal 1° marzo, perché in questo modo si produrrebbe, appunto, anatocismo (interessi sugli interessi) senza l’autorizzazione del cliente.

Allora, in questo caso, succede una delle seguenti cose:

1) Il cliente rende disponibili i fondi a copertura degli interessi passivi maturati, cioè, tira fuori i soldi e paga subito.

2) Se previsto dal contratto di affidamento del conto, le prime somme destinate ad affluire nel conto saranno utilizzate dalla banca per estinguere il debito rappresentato dagli interessi passivi maturati. In pratica, tutte le entrate successive al 1° marzo sarebbero usate, prioritariamente, per il pagamento di quegli interessi.

3) La banca può avviare la procedura di messa in mora del cliente. Poiché la nuova normativa non si applica agli interessi di mora, che pertanto continueranno a produrre interessi, ciò significa che, qualora al 1° marzo la banca non abbia l’autorizzazione all’addebito degli interessi maturati, su tale importo, dovuto dal correntista a titolo di interessi, e non ancora saldato, possono maturare altri interessi, ovvero quelli di mora, per il ritardato pagamento.

Anche quest’ultima ipotesi è una dimostrazione che l’anatocismo è tutt’altro che scomparso…

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Il sesso e la sessualità in alta quota (VIDEO)

People For Planet - Dom, 03/11/2018 - 04:29

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La mia casa? E’ fatta di carciofi. E pomodori. E funghi. E riso!

People For Planet - Dom, 03/11/2018 - 03:27

E’ possibile creare una filiera virtuosa che sfrutti prodotti agricoli no-food (non destinati all’uso alimentare) e scarti delle aziende e delle industrie agroalimentari per creare materiali sostenibili per la bioedilizia e il design?
Si parla molto del legno, sono ormai note le potenzialità della paglia e della canapa, ma in pochi sanno che anche gli scarti dei carciofi, dei pomodori e dei funghi potrebbero costituire una grande risorsa!

Dal micelio dei funghi, le radici, si può ottenere un ottimo isolante termico ignifugo per coibentare le strutture. E siccome la Natura è circolare, questo materiale offre le sue performance migliori a contatto con pareti in legno.

Dagli scarti del carciofo, di cui si consuma principalmente il cuore gettando via a volte anche il 70/80% del vegetale, si possono ricavare fibre che mischiate a bioresine danno vita a un materiale simile alla “vetroresina” ma di origine completamente vegetale. Ad oggi non avrebbe ancora la stessa resistenza della vetroresina tradizionale (fatta di resina e fibra di vetro) ma la ricerca in questo settore sta facendo molti progressi.

Similmente dagli scarti della lavorazione del pomodoro, bucce, semi e pomodori non utilizzabili per il consumo umano (mediamente il 5% del totale lavorato), si potrebbero ottenere bioplastiche da utilizzare, ad esempio, nelle automobili, come materiale da costruzione secondario (canaline, supporti, staffe) o come risorsa per l’arredamento interno (vasi e ciotole). Si tratterebbe di un settore molto interessante per l’Italia, che è leader in Europa nella lavorazione del pomodoro e solo seconda a livello mondiale.

Conoscete la famosa lampada da comodino Miss Sissi di Philippe Starck? Ne è stata creata una versione in biopolimero Minerv PHA ottenuto dagli scarti della lavorazione delle barbabietole da zucchero. E’ completamente biodegradabile sia in terra che in acqua.

E avrete sicuramente già sentito parlare del MaterBi, che si ottiene dagli scarti del mais: è proprio sulle bioplastiche e polimeri ottenibili dal mais che si concentra gran parte del lavoro di ricerca e sviluppo.

Addirittura dall’odiosa ortica si può ottenere un materiale composito 100% biodegradabile con proprietà simili alla fibra di carbonio e di vetro. Durante la sua coltivazione l’ortica è anche in grado di depurare terreni inquinati.

Un altro esempio è la pula di riso, una pellicola che ricopre i chicchi di riso quando sono sulla pianta ma che in fase di lavorazione costituisce uno scarto. Dalla pula di riso si può ottenere un isolante termico biologico e un particolare tipo di cemento sostenibile. La lolla, o pula di riso, è infatti ricca di ossido di silicio, fondamentale nella preparazione del calcestruzzo.

Le vinacce: scarto della lavorazione del vino (12% sul totale di uva pigiata) possono diventare combustibile per centrali termoelettriche ma anche un colorante naturale per pareti, arredi, tessuti, filati, carta. L’Acido Tartarico Naturale, presente in molti frutti e in quantità notevoli nell’uva, può essere utilizzato nel settore dei gessi e dei cementi come ritardante di presa e nel settore ceramico come fluidificante.

Il bambù: dal legno materiali per l’edilizia, dalle fibre filati, tessuti e carta, dalle foglie prodotti alimentari e cosmetici, dagli scarti biomassa. Del bambù non si butta via niente e infatti, insieme alla canapa, viene chiamato “il maiale vegetale”.
La pianta del bambù cresce velocemente, è un materiale flessibile e resistente (lo chiamano anche l’acciaio verde), può essere usato per i pavimenti, per gli arredamenti esterni, per fare pilastri, travi, pannelli lamellari.

Visto che l’abbiamo citata parliamo della canapa, la fibra naturale più resistente al mondo! In edilizia può essere usata per l’isolamento termico, per farne blocchi da costruzione (mischiata con la calce) e pannelli rigidi per la fabbricazione di mobili. La canapa si usa anche nel settore alimentare, nell’industria cosmetica, come biomassa e come carburante.
Da non dimenticare l’uso terapeutico.

Mai sentito parlare della fibra di latte? Si ricava dalla caseina, la principale proteina del latte, con la quale si può ottenere una fibra artificiale molto simile alla lana, morbida e impalpabile al tatto, ottima per arredi, filati e addirittura carta.

E dell’amido? Dall’amido del mais lavorato si ottiene il Mater Bi, già citato, mentre forse pochi conoscono il polimero PLA, una plastica vegetale che si ottiene dall’amido estratto dal granoturco. Può essere utilizzata per fare oggetti per la casa e pannelli per l’edilizia.

La paglia: grande punto di forza della paglia nell’edilizia è la sua straordinaria capacità di legarsi con calce, argilla, legno e paglia. Contrariamente a quanto si possa pensare la paglia non teme muffe né parassiti e compattata in balle si presta molto bene all’autocostruzione.

Le informazioni presenti in questo articolo sono tratte dallo straordinario lavoro sulla Agritettura (Agricoltura e Architettura) realizzato dall’Ordine degli Architetti di Firenze in collaborazione con l’Ordine dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali.
Il loro slogan è “Nutrire il cantiere” che riprende lo slogan “Nutrire il Pianeta” di Expo 2015.

In copertina: Fotomontaggio di Armando Tondo 2018

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I cacciatori di microplastiche (VIDEO)

Le Buone Notizie di Cacao - Sab, 03/10/2018 - 13:12

Quanta plastica c’è nel mar Mediterraneo? Se la situazione continua così un giorno nel mare avremo più plastica che pesci. Precisamente nel 2050.
Intervista a Bruno Dumontet di Expedition Med.

(..) Continua a leggere CACAO della Domenica.

Pulizie di primavera? Sì, ma ecologiche!

Le Buone Notizie di Cacao - Sab, 03/10/2018 - 11:37

Ci siamo! Finite le piogge e lasciato alle spalle il freddo, con il primo sole ci vien voglia di aprire le finestre e di dare una bella ripassata alla casa. E allora via di aspirapolvere, riordino, spolvero e lavaggi vari.
Sì, ok, ma cerchiamo di restare ecologici! (..) Continua a leggere CACAO del Sabato.

Salvate il Parco Nazionale del Vesuvio! (VIDEO)

People For Planet - Sab, 03/10/2018 - 04:47

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Si ringrazia l’associazione Primaurora per la gentile collaborazione.

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Microplastiche: dai cosmetici una buona notizia, ma sui lavaggi dei tessuti e sugli pneumatici c’è molto altro da fare

People For Planet - Sab, 03/10/2018 - 03:23

Un’indagine specifica sulla microplastica contenuta nei prodotti cosmetici in vendita in Italia, è stata realizzata dall’associazione MedSharks con il supporto tecnico del CNR ISMAC Biella, Università del Salento e Università degli Studi Roma Tre.

L’inchiesta si è concentrata sul polietilene (PE) che, secondo l’Associazione europea dei produttori cosmetici Cosmetics Europe, rappresenta il 94% delle microplastiche contenute nei prodotti cosmetici. L’analisi quantitativa eseguita dal CNR ISMAC di Biella su un prodotto che elencava il polietilene come principale ingrediente dopo l’acqua, ha stimato che in un flacone da 250 ml sarebbero stati presenti 750.000 frammenti di polietilene, per un peso totale di 12 gr. Nel corso dell’indagine in questo, come in altri due prodotti, il polietilene è stato sostituito da prodotti naturali quali silica e perlite.

Gli Stati Uniti hanno proibito la produzione di cosmetici contenenti microplastiche a partire da luglio 2017. In Italia si produce oltre il 60% del make-up mondiale, una leadership di mercato che può essere mantenuta e rafforzata puntando sulla sostenibilità, sulla trasparenza, sulla qualità contribuendo, allo stesso tempo, alla salvaguardia dei mari – sostiene Ermete Realacci, Presidente della Commissione Ambiente della Camera.

Realacci ha presentato una proposta di legge per la messa al bando delle microplastiche nei cosmetici sottoscritta da un appello con molti sostenitori, personalità del mondo della ricerca scientifica, dello spettacolo, dello sport, del mondo produttivo e sollecitata anche da Marevivo e Legambiente. Il 26 ottobre 2016, la Camera ha approvato un Testo sulla cosmesi sostenibile, nato dalla proposta di legge Realacci e da un’altra presentata dal deputato Abrignani, che ha l’obiettivo di calcolare l’impatto dei cosmetici sull’ambiente, stimolare una cosmesi più green e dare ai cittadini una certificazione ecologica trasparente e garantita dalle istituzioni pubbliche. Stop ai cotton-fioc non biodegradabili e alle microplastiche nei cosmetici è quanto ha poi previsto un emendamento alla legge di Bilancio 2018, approvato dalla V Commissione alla Camera e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 27 dicembre 2017.

La buona notizia quindi c’è: l’Italia diventa il primo Paese a compiere un passo simile nei confronti di un prodotto che, per abitudini scorrette, cattiva depurazione e impossibilità di cattura da parte dei sistemi di filtrazione, popola le acque nazionali. Basti pensare che il 9% dei rifiuti trovati sulle spiagge italiane è costituito da bastoncini per la pulizia delle orecchie, arrivati lì direttamente dagli scarichi domestici.

La norma prevede a partire dal 2019 l’obbligo di commercializzare unicamente bastoncini di cotone in materiale biodegradabile e compostabile, vietando la produzione e la vendita di quelli con supporti in plastica. Lo stesso emendamento introduce un divieto simile, ma ritardato di un anno (2020), anche per le microplastiche nei cosmetici.

La norma potrà contribuire a ridurre il numero delle microplastiche provenienti dai cosmetici e dai cotton fioc, ma come si vede dai numeri, è solo una quota e neppure la più significativa delle microplastiche che inquinano i mari. Ogni ciclo di lavaggio di 6 kg di capi d’abbigliamento sintetici rilascia nell’acqua fino a 700.000 microfibre di dimensioni tra 1 e 5 mm. Molte di queste microfibre finiscono nel mare e pesci e molluschi le ingurgitano facendole entrare così nella catena alimentare. Le fibre, tra l’altro, si comportano come piccole spugne: così, passando dalle nostre case ai corsi d’acqua e infine agli oceani, assorbono e attraggono le sostanze chimiche che le circondano come oli per motori e pesticidi. Altre finiscono persino nell’acqua che beviamo e nei cibi che mangiamo, ma questo merita un discorso più ampio che riguarda sì gli scarichi, ma anche le tecnologie e i sistemi di filtrazione dei nostri depuratori e impianti di potabilizzazione.

Meglio quindi adottare comportamenti tali da ridurre l’immissione di nuove plastiche nell’ambiente (non acquistare nuovi sacchetti di plastica ma riutilizzare quelli che già abbiamo, meno bottiglie in plastica, meno  cannucce, usare i trasporti pubblici, limitare l’uso di pile e capi sintetici, giusto per fare qualche esempio. Occorre anche legiferare subito e fare le scelte politiche giuste.

Da un lato è necessario che le industrie che costruiscono lavatrici mettano filtri abbastanza sottili da catturare le fibre, allo stesso modo è necessario che anche gli impianti per il trattamento delle acque reflue introducano filtri in grado di impedire alle fibre di entrare nelle falde o nei fiumi. Un terzo passo sarebbe quello di coinvolgere i produttori di abbigliamento perché trovino soluzioni e studino tessuti tali che si riduca al minimo la perdita di fibre durante il lavaggio.

Sempre il Rapporto Inuc spiega che l’abrasione dei pneumatici non si verifica solo quando si frena o su strade particolarmente sconnesse, perché la perdita di microfibre avviene quasi a ogni rotolamento delle ruote ed è difficile trovare una soluzione a questo problema. L’attrito con le pavimentazioni stradali infatti provoca l’abrasione del battistrada degli pneumatici che, giunti a fine vita, risultano più leggeri del 10% circa. La gomma mancante è stata ridotta in polveri fini (< 30 micron) che, insieme ai gas di scarico e all’usura dei freni, concorrono alla produzione delle polveri sottili generate dal traffico veicolare.

In alcune Regioni italiane si sono sperimentati manti stradali realizzati con materiali diversi e non solo con catrame, tra cui plastiche recuperate proprio da pneumatici in disuso. Le pavimentazioni realizzate con “asfalti gommati”, come dimostrano alcune ricerche, hanno tessiture regolari che determinano un consumo di battistrada ridotto rispetto a quello che si osserva su manti stradali convenzionali, oltre ad avere vantaggi in termini di minore rumorosità. Un limite non da poco però è l’esposizione alla gomma recuperata separandola dalla tela e dal metallo dei pneumatici da parte dei lavoratori, per questo è necessario quanto prima favorire la ricerca per trovare soluzioni e alternative che siano in grado di tutelare la salute e al contempo l’ambiente. Le due materie sono strettamente legate e non è possibile pensare di tutelare l’una senza tener conto dell’altra.

E’ dunque necessario agire subito usando la tecnologia e l’innovazione per limitare significativamente le microplastiche immesse dai lavaggi o dall’abrasione degli pneumatici; oppure vietando l’impiego di certe sostanze nei prodotti come è stato deciso nel caso dei cosmetici o dei cotton fioc, cosa che comunque spinge i produttori a dover innovare e trovare alternative sostenibili.

Ricordiamoci che la plastica e’ un vero e proprio highlander, quella prodotta 50 anni fa purtroppo è ancora tra noi.08

Nel Manifesto di People For Planet  si propongono 3 leggi: la terza riguarda la limitazione delle microfibre rilasciate nei lavaggi e propone di rendere obbligatorio il montaggio, sulle lavatrici, di un filtro che trattenga le microfibre;  non è solo di buon senso, utile e discretamente facile da realizzare, è anche urgente!

Firma qui il manifesto!

* * *

In copertina: Anche i cosmetici contengono microplastiche. Fotomontaggio di Armando Tondo.

* * *

Fonti:

http://www.rinnovabili.it/ambiente/l-bilancio-stop-cotton-fioc-non-bio-e-microplastiche-nei-cosmetici/

http://www.epa.ie/pubs/reports/research/water/RR%20210Essentra_web.pdf (xii; 3; 32).

http://home.fredonia.edu/sites/default/files/section/earth/PDF/Baldwin_etal_TributaryStudy_ES%26T2016.pdf

http://www.ismac.cnr.it/2017/11/microplastiche-nei-cosmetici-cnr-ismac-biella-contribuisce-agli-studi-per-la-messa-al-bando

http://www.greenreport.it/news/rifiuti-e-bonifiche/microplastiche-iucn-tessuti-sintetici-pneumatici-le-principali-fonti-dellinquinamento-marino/

http://tg24.sky.it/politica/2017/12/19/manovra-microplastiche-cotton-fioc-italia.html

https://www.nature.com/articles/s41598-017-01594-7

https://www.researchgate.net/publication/278802202_Microplastic_contamination_in_an_urban_area_A_case_study_in_Greater_Paris

In US, Water Pollution Worries Highest Since 2001, Gallup, 31 marzo 2017, disponibile all’indirizzo: http://www.gallup.com/poll/207536/water-pollution-worries-highest-2001.aspx

https://www.dsfta.unisi.it/it/ricerca/aree-di-ricerca/la-ricerca-scienze-ambientali/ecotossicologia/presenza-ed-effetti

http://www.stamptoscana.it/articolo/ambiente/le-microplastiche-colpiscono-i-giganti-dei-mari-studio-delluniversita-di-siena

http://tg24.sky.it/ambiente/2017/06/07/inquinamento-mare-da-microfibre-lavatrici.html

https://www.greenme.it/informarsi/natura-a-biodiversita/20474-microplastiche-morte-pesci

https://www.legambiente.it/contenuti/comunicati/microplastiche-nei-cosmetici-faidafiltro-le-associazioni-si-approvi-subito-la-l

https://brenmicroplastics.weebly.com/project-findings.html

http://www.repubblica.it/politica/2017/11/16/news/legge_microplastiche_cosmetici_senato-181232490/?refresh_ce

https://www.avvenire.it/agora/pagine/plastica

http://www.stradeeautostrade.it/asfalti-e-bitumi/la-sostenibilita-del-polverino-di-gomma/

http://www.marlisco.eu/Marlisco– Marine Litter in European Seas, Social Awareness and Co-Responsibility

http://www.marevivo.it/news/la_legge_sulle_microplastiche_nei_cosmetici_e_ferma_da_piu_di_anno_una_vergogna-875/

 

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Stretching in ufficio per allentare lo stress e distendere i muscoli

Le Buone Notizie di Cacao - Ven, 03/09/2018 - 15:48

4 semplici esercizi per l’allungamento dei muscoli delle gambe, ottimi da fare in ufficio. Basta una sedia e una scrivania.
Di Cristina Merlino
Il video su People For Planet

Il Disertore: gli italiani bevono acqua minerale perché si paga

Le Buone Notizie di Cacao - Ven, 03/09/2018 - 15:47

Secondo l’Istituto Superiore della Sanità il 99% degli italiani ha accesso all’acqua potabile. Eppure siamo il terzo Paese al mondo nel consumo di acque minerali. Perché?
Di Massimiliano Gallo
Continua su People For Planet

Il Festival del Silenzio

Le Buone Notizie di Cacao - Ven, 03/09/2018 - 15:46

Si tiene a Milano dal 16 al 18 marzo, alla Fabbrica del vapore, il primo Festival del Silenzio: performances e spettacoli nella lingua dei segni (Lis) per non udenti e non solo.
Questo evento, unico in Europa vuole creare un terreno comune tra udenti e non, segnanti e non, una “terra di mezzo” in cui le due culture possano incontrarsi, conoscersi e condividere momenti di festa e divertimento.
Qui il programma della manifestazione.

Cacao green

Le Buone Notizie di Cacao - Ven, 03/09/2018 - 15:46

Dall'amido di mais e dagli scarti della lavorazione agroalimentare delle arance e del cacao, è possibile realizzare pitture green da interni eco-sostenibili, che incorporano microparticelle di bioplastica, in alternativa ai pigmenti tradizionali. La sperimentazione virtuosa d'economia circolare delle Green Paints è stata possibile grazie a due anni di ricerca, in collaborazione tra il Gruppo Boero e i laboratori dello Smart Materials dell’Istituto Italiano di Tecnologia, ottenendo pitture sostenibili a base bianca-neutra, giallo Arancia e Marrone Cacao, per prodotti decorativi e a tinta unita.
(Fonte: Adnkronos, segnalata da Davide Calabria, grazie!)

Scendere e spingere!

Le Buone Notizie di Cacao - Ven, 03/09/2018 - 15:45

Philadelphia, l’autobus dove viaggiava la squadra di basket femminile era proprio di quelli grossi e superaccessoriati ma nulla ha potuto contro la neve e così si è impantanato nella neve. Nessun problema, tutte le giocatrici sono scese a spingere liberando il mezzo.
Una giocatrice ha dichiarato: ''Siamo felici, questo dimostra quanto la nostra squadra sia unita''.
E volevo pure vede’ che qualcuna se ne stava dentro l’autobus mentre tutte le altre fuori a spingere…
(Fonte: Repubblica)

Il Disertore: gli italiani bevono acqua minerale perché si paga

People For Planet - Ven, 03/09/2018 - 03:53

Le notizie sono due. Gli italiani non bevono acqua (in realtà nemmeno alcool, soprattutto se guardiamo al resto d’Europa). E quel poco di acqua che bevono, la comprano in bottiglie di plastica. L’Italia è il primo in Europa e terzo Paese al mondo per consumo di acqua minerale. Primo è il Messico, seconda è la Thailandia. Gli italiani bevono 196 litri di acqua minerale a testa. Che diviso per 365 giorni, fa circa mezzo litro d’acqua minerale al giorno. Ben lontano dai canonici due litri di cui ascoltiamo ogni qual volta abbiamo un problema fisico.

Ma perché compriamo l’acqua in bottiglia anziché utilizzare quel che sgorga naturalmente e più o meno gratuitamente dai nostri rubinetti? Non ovunque l’acqua è gratis ma di certo è la bolletta meno cara rispetto a gas ed energia elettrica. E probabilmente è proprio questa una delle possibili spiegazioni. Ciò che è gratuito, o comunque economico, per noi equivale a qualcosa di poco affidabile. E in più, l’acqua viene considerata pubblica (anche quando è gestita da privati). La nostra diffidenza nei confronti del pubblico è talmente radicata che non prendiamo in considerazione che l’acqua del rubinetto possa essere buona. Così come, invece, diamo per assodato che l’acqua minerale che paghiamo – e fatichiamo per portare a casa, quelle maniglie che segano le mani sono praticamente uno strumento di tortura – sia salubre. A prescindere, come direbbe Totò.

L’acqua minerale dobbiamo scartarla dalla confezione, ha un tappo, e si paga. Quindi è buona. Quella che esce dai rubinetti delle nostre case è fin troppo accessibile per avere tutto in regola. Nella leadership europea di consumo d’acqua minerale c’è la storia del popolo italiano.

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La Casa Bioenergetica (Infografica)

People For Planet - Ven, 03/09/2018 - 03:41

Per vedere l’infografica più grande clicca qui

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L’impianto produce acqua calda grazie al calore del sole.I pannelli vengono collegati a un boiler dove si accumula l’acqua calda, che in tal modo è a disposizione anche di notte e nelle giornate di brutto tempo. Con vetri semplici le dispersioni di una casa possono arrivare fino al 40%!Grazie a infissi in legno con tripli vetri ad alto isolamento, dove le intercapedini sono riempite con gas inerte si migliora notevolemente l’isolamento termico.

Spesso irrighiamo fiori e giardini con acqua potabile dell’acquedotto. Una follia!
Un sistema che recuperi l’acqua piovana raccolta dalle grondaie e la convogli in una cisterna potrebbe essere una soluzione semplice ed economica.
L’acqua piovana può essere usata anche per lavare l’auto o per gli scarichi dei WC.
Non contiene calcare! Una serra a vetri addossata alla parete sud della casa permette di concentrare il calore del sole diffondendolo in casa.
Piante rampicanti garantiscono una piacevole frescura nelle ore estive più calde. Fonte: La Casa BioEnergetica di Jacopo Fo Un impianto geotermico opportunatamente dimensionato e integrato con altri generatori di calore ad alta efficienza è in grado di riscaldare e raffrescare un edificio rendendo l’ambiente confortevole in inverno e in estate. La Casa BioEnergetica Per ottenere un kWp sono necessari dai 5 agli 8 metri quadrati di pannelli.Per coprire il fabbisogno di una famiglia media servono circa 3 kWp.Costo di un impianto da 3 KW: intorno ai 6.000€ PANNELLO
SOLARE
FOTOVOLTAICO PANNELLO
SOLARE
TERMICO SERRA
BIOCLIMATICA GEOTERMIA RECUPERO
ACQUA PIOVANA DOPPI/TRIPLI
VETRI
COIBENTANTI

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Partorire è un atto naturale

Le Buone Notizie di Cacao - Gio, 03/08/2018 - 15:48

La Giornata Internazionale della Donna è una bella occasione per parlare di parto dolce: il regalo di People For Planet a tutte le future mamme!
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Elogio di 6 luoghi comuni sulle donne

Le Buone Notizie di Cacao - Gio, 03/08/2018 - 15:46

Streghe, faccende domestiche e Rosa Luxemburg: parliamo di donne
di Ste Stells
Parte 1
Parte 2

Venezia, il peggior ladro di sempre

Le Buone Notizie di Cacao - Gio, 03/08/2018 - 15:45

E’ stato arrestato a Venezia, zona Giudecca, S. F., 49 anni, già noto alle forze dell’Ordine per essere il peggior ladro della città. Pare abbia tentato di rapinare dalle 2 alle 4 volte la stessa osteria. In due occasioni è stato arrestato perché facendo troppo rumore ha svegliato una signora che abita proprio sopra il locale. Nel primo tentativo di furto si ferì rompendo un vetro. Il tutto sempre vestito con calzamaglia nera e cappello per non farsi riconoscere (credeva lui). Qualche giorno fa è stato ribeccato, stesse modalità, e davanti agli agenti è scoppiato in lacrime. Gli potevano consigliare di provare con un altro locale. Potrebbe finire così, invece no. Nella notte tra martedì e mercoledì è evaso dai domiciliari ma è stato subito fermato da una pattuglia. E’ comparso davanti al giudice per una doppia udienza di convalida dell’arresto e un doppio processo per direttissima. Aveva chiesto un giudice del Guinness dei Primati.
(Fonte: Nuovavenezia.gelocal.it)