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Se «Libero» è libero di pubblicare è anche grazie a Nilde Iotti, bacioni

People For Planet - Mar, 12/10/2019 - 15:00

Un esercizio spaccone di potere, avallato da un’idea limitata e limitante della donna, perché è sempre una questione di potere, diceva bene Michel Foucault. 

In meno di 3 righe «Libero» è riuscito a insultare e umiliare:
– una donna in particolare,
– le donne in generale,
– l’Emilia Romagna e i suoi abitanti,
– l’ordine dei giornalisti.

Tocca ammettere che ci vuole un certo talento. L’insulso articolo a firma di tale Giorgio Carbone apparso in prima pagina su «Libero» il 5 dicembre in occasione dei vent’anni dalla scomparsa di Nilde Iotti finirà sulla scrivania di un giudiceI nomi Giorgio Carbone e «Libero» probabilmente finiranno nel dimenticatoio, quello di Nilde Iotti rimarrà dov’è: nella storia. E se vale ancora il principio per cui la consacrazione passa dallo share televisivo, la serata di giovedì lo ha confermato, la docufiction sulla sua vita ha raccolto 3.684.000 spettatori davanti a Rai1, con picchi fino a 4,8 milioni e uno share del 15,2%. Nilde – Libero: 1 – 0.

Nilde Iotti, staffetta partigiana in gioventù, comunista, Madre Costituente, una delle ventuno donne che parteciparono all’Assemblea Costituente nel 1946, segretaria dell’Unione donne italiane, prima donna nella storia d’Italia alla presidenza della Camera dei deputati, incarico che detenne per ben tre legislature tra il 1979 e il 1992, il più lungo mandato come presidente della Camera dall’istituzione della Repubblica. 

Senza il suo contributo, questo Paese non sarebbe quello che è pur nelle difficili intemperie, democratico, e i giornalisti non godrebbero della libertà di stampa di cui abusano oggi, con i risultati che vediamo. Nonostante ciò, o forse ben sapendolo, «Libero» ha tentato di restituire Nilde l’emiliana prosperosa, Nilde l’amante raccomandata di Togliatti, Nilde la comunista promiscua e rovina famiglia, Nilde la brava in cucina e a letto. Immensa, incalcolabile, materna tenerezza.

«Quello fatto da “Libero” è un atto vile, villano, che non vogliamo passi inosservato. La Fondazione si è già appellata all’Ordine Nazionale dei Giornalisti per chiedere un’azione disciplinare», ha detto tempestivamente Livia Turco, presidente della Fondazione Iotti, e l’intervento dell’Ordine è arrivato, categorico, certo, ma tempestivo come il treno delle 3:27 che arriva alle 3:25, ma del giorno sbagliato

A scendere in campo sono stati il presidente dell’Odg, Carlo Verna, e il segretario del Consiglio nazione, Guido D’Ubaldo: «Il riferimento fatto a una grande statista, prima donna in Italia a ricoprire una delle tre massime cariche dello Stato, è volgare e infanga con cinismo e allusioni becere tutte le donne italiane, non solo la prestigiosa figura di Nilde Iotti. Abbiamo già provveduto a segnalare al Collegio di Disciplina territoriale competente questo nuovo infortunio del quotidiano milanese».

Le avvocate bolognesi Cathy La Torre e Rita Nanetti hanno redatto un esposto che presenteranno alla magistratura per chiedere se le parole usate sul quotidiano «Libero» costituiscano un reato di diffamazione contro le donne emiliane. «È un esposto a cui potranno partecipare tutte le donne emiliane che vorranno», sottolinea Cathy La Torre via FacebookLe firme saranno raccolte su tutto il territorio, si inizia lunedì 16 dicembre alle 18.30 nella Casa delle Donne di via del Piombo 5, a Bologna. «Dopo l’appuntamento dell’associazione Orlando – Centro delle donne di Bologna – ce ne sarà uno al Pratello» prosegue La Torre, e aggiunge: 

«Chiedo a tutte le emiliane di dimostrare a quella gente chi sono davvero le donne emiliane. Firmiamo, sottoscriviamo e non consentiamo più a nessuno di essere trattate in questo modo. Un invito che estendo anche alla candidata Lucia Borgonzoni. E che spero che accetti. Perché viene prima la dignità, poi l’appartenenza politica».

Già, verrà mai prima la dignità sull’accusa di promiscuità con cui si tenta di delegittimare le donne? Un trattamento che non risparmia nessuna di noi, dalla massima statista alla panettiera, dalla madre di famiglia alla single, dalla prosperosa all’androgina, ripetiamolo, un esercizio spaccone di potere avallato da un’idea limitata e limitante della donna, perché è sempre una questione di potere. Ognuno si prenda un giorno, il proprio giorno. Siamo in molti, con un po’ di fortuna dovremmo riuscire a coprire tutti i giorni dell’anno. Una difesa della dignità delle donne a rotazione, come si faceva una volta con i campi per renderli ricettivi, generosi. A partire da oggi. 

Leggi anche: https://www.peopleforplanet.it/elogio-6-luoghi-comuni-sulle-donne-laiuto-giacomo-stuart-john-berger-altri-uomini/

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Giornata dei Diritti degli Animali, in Italia il 90% degli allevamenti è intensivo

People For Planet - Mar, 12/10/2019 - 14:29

La giornata dei diritti degli animali, quest’anno, non poteva che essere celebrata innanzitutto a Madrid, dov’è in corso la COP25, la conferenza Onu sul clima a cui partecipano quasi 200 paesi. Il tema è focale per la riflessione mondiale sull’emergenza climatica, visto il peso crescente degli allevamenti sull’impatto ambientale (bio e non). Per questo sono scesi a Puerta del Sol, nel cuore della capitale spagnola, oltre 500 attivisti, in occasione della manifestazione organizzata da Animal Equity, per protestare contro gli allevamenti intensivi, per l’ambiente, la salute e le condizioni stesse degli animali.

L’inchiesta di Rooney Mara

Recentemente, l’attrice americana Rooney Mara, attivista per i diritti degli animali, ha condotto un’inchiesta sotto copertura sulle condizioni in cui versano due allevamenti inglesi di maiali e polli. In collaborazione con l’organizzazione internazionale Animal Equity, Mara ha filmato e fotografato oltre 3 mila maiali in gabbia e più di 50 mila polli ammassati gli uni sugli altri, subendo sofferenze estreme. Dall’inchiesta emerge che i polli devono vivere e svilupparsi così rapidamente che il loro corpo non è in grado di reggere il ritmo, perciò sono soggetti continuamente ad attacchi di cuoreinsufficienza agli organi interni e deformità di zampe e altre parti del corpo. Le scrofe, invece, non possono allattare i piccoli perché rinchiuse in gabbie così piccole che rischiano di schiacciarli alla nascita.

In Italia

Ogni anno in Italia vengono macellati più di 500 milioni di polli e più di 8 milioni di maiali, il 90% dei quali da allevamenti intensivi. Recentemente Ciwf Italia Onlus ha lanciato l’allarme per l’utilizzo spropositato degli antibiotici negli allevamenti: da noi oltre il 90% degli antibiotici destinati agli allevamenti sono usati per l’uso di massa nei mangimi o nell’acqua, a differenza di paesi come Svezia e Islanda dove più del 90% è usato per trattamenti individuali. Il che ha effetti diretti sulla salute, come dimostra lo studio condotto dall’Ecdc (Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie) e pubblicato su The Lancet, secondo cui l’Italia ha il più alto numero di morti causate da infezioni resistenti agli antibiotici in Ue, 10.700 contro 33 mila in tutta l’Unione Europea.

Leggi anche:
End The Cage Age: basta gabbie negli allevamenti europei!
Pellicce, anche la Slovacchia vieta le pellicce. L’Italia tace

Photo by Idella Maeland on Unsplash

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Sanità, per i precari e gli idonei non vincitori si sbloccano la assunzioni

People For Planet - Mar, 12/10/2019 - 10:25

Estenderà i termini della legge Madia al comparto sanitario, consentendo a medici, infermieri e tecnici di uscire dalla precarietà. Su proposta del ministro della Salute Roberto Speranza nel pacchetto di emendamenti alla manovra che è stato depositato in commissione Bilancio al Senato è stato inserito un emendamento contenente due misure per fronteggiare le carenze di organico per il comparto sanitario: la proroga delle norme per la stabilizzazione dei precari del Servizio sanitario nazionale fino al 2022 e lo scorrimento delle graduatorie in sanità per l’assunzione anche degli idonei non vincitori.  

Leggi anche: Assunzioni in sanità, Speranza: nel 2020 si potrà spendere fino a 300 milioni in più

Un passo in avanti per il settore sanitario contro la precarietà del lavoro e per combattere la carenza di personale che arriva dopo l’approvazione di un emendamento grazie al quale nel 2020 per le assunzioni nel settore sanitario si potranno utilizzare fino a 300 milioni di euro, ovvero fino a sei volte di più dei fondi disponibili nel 2019.

«Battersi contro la precarietà del lavoro è sempre giusto. Lo è ancora di più se si parla di persone che ogni giorno si prendono cura di noi», ha scritto il ministro su Facebook. 

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Non ti preoccupare, non accadrà

People For Planet - Mar, 12/10/2019 - 09:58

Uno studio della Penn State University, pubblicato sulla rivista Behaviour Therapy ha dimostrato che ci preoccupiamo per niente, o quasi.

La preoccupazione è insita nell’animo umano, stare all’erta o comunque immaginare che possa accadere qualcosa di spiacevole ci permette di fare attenzione ai pericoli, prevenirli ed evitarli.

Ciò detto l’importante è non esagerare, se vi svegliate di notte immaginando i peggio scenari per la vostra vita o anche solo per il giorno dopo, in quel caso si tratta di ansia generalizzata che portata all’eccesso è addirittura diagnosticata come disturbo.

Lo studio ha preso in esame 29 persone che questo disturbo d’ansia che per un mese hanno tenuto un diario delle loro preoccupazioni e l’eventuale realizzarsi delle stesse.
Nel 91% dei casi le ansie si sono rivelate inconsistenti e anche nel caso in cui si sono tradotte in realtà erano molto meno gravi di quanto immaginato.

E in Italia?

Il Rapporto Censis 2019 sulla situazione sociale del Paese, dice che lo stato d’animo dominante tra il 65% degli italiani è l’incertezza. Negli ultimi tre anni il consumo di ansiolitici e sedativi nel nostro Paese è aumentato del 23,1% per un totale di oltre 4 milioni di persone a significare che essere pessimisti e ansiosi costa molto, in tutti i sensi.

Insomma, tranquillizziamoci: il cielo non ci cadrà sulla testa, almeno non domani.

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Dormire bene per vivere meglio

Foto di Pete Linforth da Pixabay

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Assunzioni in sanità, Speranza: nel 2020 fino a 300 milioni in più

People For Planet - Mar, 12/10/2019 - 07:00

Il prossimo anno per assumere personale nel settore sanitario ci saranno a disposizione fino a 300 milioni in più rispetto al 2019. Il merito è di un emendamento approvato nel decreto legge fiscale. A dichiararlo è il ministro della Salute Roberto Speranza: «Fino a ieri – ha scritto il ministro il 2 dicembre scorso in un post su Facebook – il tetto alla spesa per il personale poteva crescere del 5% rispetto alla quota incrementale del fondo sanitario. Oggi con l’emendamento approvato nel decreto fiscale si sale fino al 15%. Concretamente, nel 2019 si poteva spendere per il personale fino al 5% su 1 miliardo in più di fondo. Nel 2020 si arriva al 15% sui 2 miliardi in più previsti dalla manovra. Questo significa che le risorse che si potranno usare nel 2020 per combattere la carenza di personale sono sei volte in più rispetto al 2019».

La nuova norma rappresenta una delle misure messe in campo dal ministro della Salute per risolvere il problema della carenza di personale sanitario che affligge il nostro Paese. «Finalmente sarà più facile assumere donne e uomini nel nostro Servizio Sanitario Nazionale – ha dichiarato il ministro -. È un passo avanti importante».

La carenza di personale nei pronto soccorso

Tra i reparti in cui la carenza di personale è maggiore ci sono i pronto soccorso. Attualmente sono oltre duemila i medici che mancano nelle sale d’emergenza e urgenza italiane ed entro il 2025 il numero è destinato a raddoppiare: secondo i dati ANAAO-Assomed, il sindacato più rappresentativo dei medici e dei dirigenti del Sistema sanitario nazionale, entro il prossimo quinquennio è infatti prevista la mancanza di 4422 medici nell’area dell’emergenza-urgenza, di cui 800 solo in Campania e 550 nel Lazio.

Il ricorso ai medici con partita Iva

Per tamponare l’emergenza del sotto organico nelle sale d’emergenza-urgenza, gli ospedali fanno ricorso ai medici con partita Iva: medici libero professionisti chiamati a svolgere turni in strutture di volta in volta diverse e che affrontano ogni sorta di problematica lavorando a prestazione, pagati a ore, senza diritto a malattie, ferie e permessi di alcun tipo. «Il loro numero è cresciuto molto negli ultimi anni perché in questo modo le aziende sanitarie aggirano il blocco delle assunzioni», spiega Carlo Palermo, segretario di ANAAO-Assomed. Quanti siano esattamente non è dato sapere perché «non esiste un censimento nazionale, ma sono migliaia in tutta Italia, soprattutto in Piemonte, Lazio, Veneto, Campania e Sicilia».

Le (troppe) criticità

Una situazione, quella dei medici che esercitano la libera professione a chiamata nei pronto soccorso, che comporta non poche criticità. Tanto per iniziare, spiega Palermo, «non hanno una qualifica specifica per svolgere la funzione. Inoltre, visto il rapporto di lavoro non stabile è impossibile controllarne i turni accumulati, cosa che si traduce in una mancanza di sicurezza per se stessi e per gli altri. Infine, proprio perché chiamati di giorno in giorno in posti diversi, hanno più difficoltà a conoscere in modo approfondito l’ambiente di lavoro e le procedure».

Non possono accedere ai concorsi per la stabilizzazione

Oltre al danno – lavorare a chiamata in strutture sempre differenti e senza alcuna garanzia – per i medici che lavorano nei pronto soccorso a partita Iva al si aggiunge anche la beffa: spesso hanno infatti accumulato anni e anni di esperienza nell’area dell’emergenza-urgenza, ma non possono accedere ai concorsi per la stabilizzazione perché non sono specialisti. «Per questi medici – conclude Palermo – chiediamo al Governo di trovare delle forme di assunzione a tempo determinato, con iscrizione alla scuola di specializzazione, nell’ambito delle quote di contratti aggiuntivi finanziati dalle Regioni». 

Leggi anche: I farmaci da banco ci costano fino a sei volte di più che in altri Paesi europei. Perché?

Povertà sanitaria: quattro milioni di italiani non hanno i soldi per curarsi

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Dove vanno gli insetti d’inverno? (Fotogallery)

People For Planet - Mar, 12/10/2019 - 06:00
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Le api si stringono insieme in piccoli gruppi all’interno dell’alveare. In caso di freddo eccezionale, gli insetti possono reagire facendo vibrare le ali e aumentando così la temperatura all’interno dell’alveare. Il consumo di fino a 30 chili di miele immagazzinato durante i mesi invernali rende tutto questo possibile. L’energia termica viene prodotta dall’ossidazione del miele, e fatta circolare in tutto l’alveare proprio da questo sventagliare delle (solite) api operaie. Gli insetti che restano inattivi durante l’inverno arrestano temporaneamente la loro crescita, ma mantengono un tasso metabolico abbastanza elevato da mantenerli in vita. Questa condizione dormiente è chiamata diapausa. In confronto, i vertebrati che vanno in letargo hanno un’attività minore ma in qualche modo continuano a crescere, aggiungendo tessuti ai loro corpi. Le api, lo ricordiamo, sono animali in forte declino, come del resto molte altre specie di insetti.

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Le api si stringono insieme in piccoli gruppi all\u2019interno dell\u2019alveare. In caso di freddo eccezionale, gli insetti possono reagire facendo vibrare le ali e aumentando cos\u00ec la temperatura all\u2019interno dell\u2019alveare. Il consumo di fino a 30 chili di miele immagazzinato durante i mesi invernali rende tutto questo possibile. L\u2019energia termica viene prodotta dall\u2019ossidazione del miele, e fatta circolare in tutto l\u2019alveare proprio da questo sventagliare delle (solite) api operaie. Gli insetti che restano inattivi durante l\u2019inverno arrestano temporaneamente la loro crescita, ma mantengono un tasso metabolico abbastanza elevato da mantenerli in vita. Questa condizione dormiente \u00e8 chiamata diapausa. In confronto, i vertebrati che vanno in letargo hanno un\u2019attivit\u00e0 minore ma in qualche modo continuano a crescere, aggiungendo tessuti ai loro corpi. Le api, lo ricordiamo, sono animali in forte declino, come del resto molte altre specie di insetti.<\/p>","link":"https:\/\/www.peopleforplanet.it\/lestinzione-degli-insetti\/","link_target":"_self","download":"https:\/\/www.peopleforplanet.it\/wp-content\/flagallery\/animali-inverno\/boris-smokrovic-gr7zkoznhxu-unsplash-1-1024x682.jpg","ratio":1.501466275659824045618506715982221066951751708984375},{"id":"2","image":"https:\/\/www.peopleforplanet.it\/wp-content\/flagallery\/animali-inverno\/webview\/akshay-patial-_-8gmv6l0-4-unsplash-1.jpg","thumb":"https:\/\/www.peopleforplanet.it\/wp-content\/flagallery\/animali-inverno\/thumbs\/thumbs_akshay-patial-_-8gmv6l0-4-unsplash-1.jpg","file":"akshay-patial-_-8gmv6l0-4-unsplash-1.jpg","meta":{"aperture":false,"credit":false,"camera":false,"caption":false,"created_timestamp":false,"copyright":false,"focal_length":false,"iso":false,"shutter_speed":false,"flash":false,"title":false,"keywords":false,"width":1100,"height":825,"saved":true,"thumbnail":{"width":400,"height":300},"webview":{"0":1100,"1":825,"2":2,"3":"width=\"1100\" height=\"825\"","bits":8,"channels":3,"mime":"image\/jpeg"},"views":"7","likes":"0"},"title":"La Mantide religiosa","description":"

La maggior parte degli insetti, spiace dirlo, \u00e8 stagionale, cio\u00e8 muore con l\u2019arrivo dell\u2019inverno, ma non prima di aver seppellito al riparo dal gelo il futuro della specie, ovvero le uova della nuova generazione che si schiuderanno in primavera. Sottoterra, dentro a un tronco marcio ma anche in luoghi ben pi\u00f9 strani. Le mantidi religiose ad esempio non seppelliscono le loro uova, ma le proteggono all\u2019interno di una massa spumeggiante chiamata ootheca, fissata a un ramoscello o a un gambo. Inizialmente sembra mousse per capelli, poi si indurisce e si mimetizza. Funziona come gli isolamenti in schiuma delle case, che regolano la temperatura, impedendo il congelamento fino alla primavera.<\/p>","link":"","link_target":"","download":"https:\/\/www.peopleforplanet.it\/wp-content\/flagallery\/animali-inverno\/akshay-patial-_-8gmv6l0-4-unsplash-1.jpg","ratio":1.3333333333333332593184650249895639717578887939453125},{"id":"3","image":"https:\/\/www.peopleforplanet.it\/wp-content\/flagallery\/animali-inverno\/webview\/justin-docanto-q-i_sxorsqw-unsplash-1-1024x640.jpg","thumb":"https:\/\/www.peopleforplanet.it\/wp-content\/flagallery\/animali-inverno\/thumbs\/thumbs_justin-docanto-q-i_sxorsqw-unsplash-1-1024x640.jpg","file":"justin-docanto-q-i_sxorsqw-unsplash-1-1024x640.jpg","meta":{"aperture":false,"credit":false,"camera":false,"caption":false,"created_timestamp":false,"copyright":false,"focal_length":false,"iso":false,"shutter_speed":false,"flash":false,"title":false,"keywords":false,"width":1024,"height":640,"saved":true,"thumbnail":{"width":400,"height":250},"webview":{"0":1024,"1":640,"2":2,"3":"width=\"1024\" height=\"640\"","bits":8,"channels":3,"mime":"image\/jpeg"},"views":"0","likes":"0"},"title":"Le Farfalle monarca","description":"

Altri insetti evitano del tutto l\u2019inverno migrando verso le zone pi\u00f9 calde, come gli uccelli. Le farfalle monarca sono famose per questo perch\u00e9 la loro migrazione le porta dagli Stati Uniti settentrionali e addirittura dal Canada fino alle montagne del Messico. A primavera fanno ritorno. <\/p>","link":"","link_target":"","download":"https:\/\/www.peopleforplanet.it\/wp-content\/flagallery\/animali-inverno\/justin-docanto-q-i_sxorsqw-unsplash-1-1024x640.jpg","ratio":1.600000000000000088817841970012523233890533447265625},{"id":"5","image":"https:\/\/www.peopleforplanet.it\/wp-content\/flagallery\/animali-inverno\/webview\/maksim-shutov-wvebgokp4le-unsplash-1-1024x682.jpg","thumb":"https:\/\/www.peopleforplanet.it\/wp-content\/flagallery\/animali-inverno\/thumbs\/thumbs_maksim-shutov-wvebgokp4le-unsplash-1-1024x682.jpg","file":"maksim-shutov-wvebgokp4le-unsplash-1-1024x682.jpg","meta":{"aperture":false,"credit":false,"camera":false,"caption":false,"created_timestamp":false,"copyright":false,"focal_length":false,"iso":false,"shutter_speed":false,"flash":false,"title":false,"keywords":false,"width":1024,"height":682,"saved":true,"thumbnail":{"width":400,"height":266},"webview":{"0":1024,"1":682,"2":2,"3":"width=\"1024\" height=\"682\"","bits":8,"channels":3,"mime":"image\/jpeg"},"views":"2","likes":"0"},"title":"Le Formiche","description":"

Le formiche mangiano molto a fine estate e per tutto l\u2019autunno per accumulare grasso. Poi entrano nelle loro case sotterranee, lunghi cunicoli scavati nel suolo, chiudono bene l\u2019ingresso della tana (che spesso ha un mucchietto di terra accumulata sopra, non vi sar\u00e0 difficile distinguerle tra le foglie), dove si ibernano fino a primavera. Alcune specie preferiscono scavare il nido sotto a dei sassi, altri ricoprono il nido stessi con stecchi foglie e aghi alti oltre un metro. Se trovate le formiche in casa, cercate metodi naturali per allontanarle: i pesticidi sono molto dannosi.<\/p>","link":"https:\/\/www.peopleforplanet.it\/gli-insetticidi-sono-velenosi\/","link_target":"_self","download":"https:\/\/www.peopleforplanet.it\/wp-content\/flagallery\/animali-inverno\/maksim-shutov-wvebgokp4le-unsplash-1-1024x682.jpg","ratio":1.501466275659824045618506715982221066951751708984375},{"id":"6","image":"https:\/\/www.peopleforplanet.it\/wp-content\/flagallery\/animali-inverno\/webview\/mecp.jpg","thumb":"https:\/\/www.peopleforplanet.it\/wp-content\/flagallery\/animali-inverno\/thumbs\/thumbs_mecp.jpg","file":"mecp.jpg","meta":{"aperture":false,"credit":false,"camera":false,"caption":false,"created_timestamp":false,"copyright":false,"focal_length":false,"iso":false,"shutter_speed":false,"flash":false,"title":false,"keywords":false,"width":1023,"height":614,"saved":true,"thumbnail":{"width":400,"height":240},"webview":{"0":1023,"1":614,"2":2,"3":"width=\"1023\" height=\"614\"","bits":8,"channels":3,"mime":"image\/jpeg"},"views":"1","likes":"0"},"title":"Mecpteri","description":"

Questi insignificanti insetti alati, di medie dimensioni, con colori modesti ed esoscheletro poco consistente, a met\u00e0 tra una mosca e uno scorpione, imparentata con la pulce, mangia muschio e rimane tranquillamente attiva nel freddo e nella neve.<\/p>","link":"","link_target":"","download":"https:\/\/www.peopleforplanet.it\/wp-content\/flagallery\/animali-inverno\/mecp.jpg","ratio":1.666123778501628738268891538609750568866729736328125},{"id":"7","image":"https:\/\/www.peopleforplanet.it\/wp-content\/flagallery\/animali-inverno\/webview\/photostockeditor-enzwokd1dkm-unsplash-1-1024x680.jpg","thumb":"https:\/\/www.peopleforplanet.it\/wp-content\/flagallery\/animali-inverno\/thumbs\/thumbs_photostockeditor-enzwokd1dkm-unsplash-1-1024x680.jpg","file":"photostockeditor-enzwokd1dkm-unsplash-1-1024x680.jpg","meta":{"aperture":false,"credit":false,"camera":false,"caption":false,"created_timestamp":false,"copyright":false,"focal_length":false,"iso":false,"shutter_speed":false,"flash":false,"title":false,"keywords":false,"width":1024,"height":680,"saved":true,"thumbnail":{"width":400,"height":265},"webview":{"0":1024,"1":680,"2":2,"3":"width=\"1024\" height=\"680\"","bits":8,"channels":3,"mime":"image\/jpeg"},"views":"1","likes":"0"},"title":"La Libellula skimmer","description":"

Questo insetto vince la palma di tutte le migrazioni, compiendo un viaggio che la porta dall\u2019Africa orientale all\u2019India e ritorno: oltre 11.000 miglia, cio\u00e8 quasi 18mila km In generale, se raccogli una larva d\u2019inverno, il calore delle tue mani pu\u00f2 ucciderla. Gli insetti che passano l\u2019inverno in bozzoli aspettando la primavera per schiudersi, non hanno paura delle basse temperature.<\/p>","link":"","link_target":"","download":"https:\/\/www.peopleforplanet.it\/wp-content\/flagallery\/animali-inverno\/photostockeditor-enzwokd1dkm-unsplash-1-1024x680.jpg","ratio":1.5058823529411764496899195364676415920257568359375},{"id":"8","image":"https:\/\/www.peopleforplanet.it\/wp-content\/flagallery\/animali-inverno\/webview\/wetasi-1-1024x576.jpg","thumb":"https:\/\/www.peopleforplanet.it\/wp-content\/flagallery\/animali-inverno\/thumbs\/thumbs_wetasi-1-1024x576.jpg","file":"wetasi-1-1024x576.jpg","meta":{"aperture":false,"credit":false,"camera":false,"caption":false,"created_timestamp":false,"copyright":false,"focal_length":false,"iso":false,"shutter_speed":false,"flash":false,"title":false,"keywords":false,"width":1024,"height":576,"saved":true,"thumbnail":{"width":400,"height":225},"webview":{"0":1024,"1":576,"2":2,"3":"width=\"1024\" height=\"576\"","bits":8,"channels":3,"mime":"image\/jpeg"},"views":"1","likes":"0"},"title":"Le Wetas della Nuova Zelanda","description":"

Il nome riguarda un gruppo di circa 70 specie di insetti nelle famiglie Anostostomatidae e Rhaphidophoridae, endemiche della Nuova Zelanda. Sono giganteschi grilli incapaci di volare e alcuni sono tra gli insetti pi\u00f9 pesanti del mondo. Sopravvivono a temperature bassissime grazie a una superpotenza segreta: hanno una sorta di antigelo nel sangue. Si possono tranquillamente lasciare nel freezer senza far loro alcun danno, per poi tornare in vita quando li scongeli.<\/p>","link":"","link_target":"","download":"https:\/\/www.peopleforplanet.it\/wp-content\/flagallery\/animali-inverno\/wetasi-1-1024x576.jpg","ratio":1.77777777777777767909128669998608529567718505859375}]}; var container = $('#FlaGallery_sc1_1'); container.photomania(settings, content); window.FlaGallery_sc1_1 = container.data('photomania'); });

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Street Art per decorare la città

Gela Le Radici del Futuro - Lun, 12/09/2019 - 17:07

Martedì 10 dicembre 2019 Gela si colora e si rinnova attraverso l’intervento di Street Art realizzato dallo scrittore, attore, artista ed attivista italiano Jacopo Fo, da sempre coinvolto in azioni di riqualificazione urbana attraverso la promozione dell’arte in tutte le sue forme.

L’intervento di Jacopo Fo interesserà alcuni dettagli della stazione degli autobus di Gela sita nel Piazzale Stazione FS, una delle più ampie e funzionali stazioni intermedie della rete siciliana, ed è proprio da uno dei punti cruciali della città di Gela che si è deciso di avviare il primo di una serie di interventi artistici con l’obiettivo di riqualificare la città attraverso la bellezza:
“la Street Art si presenta come un forte strumento di comunicazione, si inserisce in una trasmissione diretta tra l’artista e la città, ovvero tra quest’ultima e il cittadino. È anche grazie a questa pratica che le periferie, luoghi apparentemente dimenticati e abbandonati al proprio destino, iniziano a rivivere, a inviare messaggi e raccontare storie, le loro storie.”

L’intervento avrà valore simbolico e riguarderà una piccola superficie raggiungibile senza bisogno di impalcature. Lo scopo è dare un segnale di avvio al progetto di “Street Art diffusa a Gela” recentemente discusso con il Vicesindaco Terenziano Di Stefano e che ha ricevuto il suo consenso e che auspichiamo di poter realizzare nel corso dell’anno 2020, con il sostegno dell’Amministrazione di Gela e la collaborazione di street artist assieme a studenti e cittadini della città di Gela.

Appuntamento alle ore 15.00 del 10 dicembre in Piazza Stazione Gela.

L'articolo Street Art per decorare la città proviene da Gela Le radici del Futuro.

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50 anni dalla strage di Piazza Fontana a Milano

People For Planet - Lun, 12/09/2019 - 15:00

Sono le 16.37 di un venerdì di metà dicembre. Dentro la Banca Nazionale dell’Agricoltura in piazza Fontana a Milano scoppia una bomba che uccide: Carlo Garavaglia, Gerolamo Papetti, Mario Pasi, Giulio China, Eugenio Corsini, Carlo Gaiani, Luigi Perego. Oreste Sangalli, Pietro Dendena, Carlo Silva, Paolo Gerli, Luigi Meloni, Giovanni Arnoldi, Attilio Valè. Calogero Galatioto e Angelo Scaglia muoiono nei giorni seguenti alla strage, per le ferite riportate.

I feriti saranno 88 solo a Milano. Le bombe che sarebbero dovute scoppiare quel giorno erano 5 in tutto: una era stata piazzata in un’altra banca: la Comit a Milano e rimase inesplosa, altre tre scoppieranno a Roma senza fare gravi danni a persone e cose e portando il conto dei feriti a 105.

Per chi in quegli anni era troppo giovane per ricordare e per chi non c’era riportiamo un brano tratto da C’era una volta la rivoluzione. Il Sessantotto e i dieci anni che sconvolsero il mondo scritto da Jacopo Fo e Sergio Parini per Chiarelettere.

Scrive Sergio Parini:

La strage è di Stato

“L’inverno a Milano è una cosa seria. Fa un freddo boia e viene buio alle tre del pomeriggio. Io nel ’69 ero ancora  in terza media e facevo i doppi turni al pomeriggio. In una scuola di fortuna, perché nella mia il terzo piano era crollato di botto sul secondo, facendo accartocciare l’edificio. Per fortuna era successo di domenica, a scuola chiusa, se no non ero qui a raccontarlo.

Insomma, quel 12 dicembre io sono lì alle sei del pomeriggio alla fermata del tram 23 per tornarmene a casa. E fa un freddo cane, appunto. Il 23 faceva un giro un po’ fesso. Io lo prendevo vicino a Porta Venezia. Poi faceva un pezzo di circonvallazione, fino a porta Vittoria, dove piegava verso il Palazzo di Giustizia (lì scendevo) per terminare in piazza Fontana. Ma quel giorno, non si decide ad arrivare. Dopo un quarto d’ora, niente. Dopo mezz’ora, idem. Dopo tre quarti d’ora, semicongelato, mi decido a chiedere a un passante: «Scusi, lei sa perché il tram tarda tanto?». E quello, cupo come le grotte di Postumia: «Ma come, non lo sai? C’è stata un’esplosione in piazza Fontana, è tutto bloccato. Forse una caldaia, ma si parla anche di una bomba. Pare che ci siano dei morti».

A passo di corsa mi precipito a casa, dove mio fratello e i miei genitori sono pronti coi cappotti. Piazza Fontana è lì a cinque minuti. Quando arriviamo, ci sono già migliaia di milanesi attoniti. La Banca nazionale dell’Agricoltura è tutta transennata. Vista da fuori, sembra non sia successo nulla. È solo grigia. Di un grigio che fa male. Ma dentro, ci dicono, c’è un grosso foro. E intorno, 16 morti e decine di feriti. Non ci sono dubbi:

È una bomba!

Subito iniziano a girare le voci: è colpa della sinistra, di quei maledetti studenti, degli operai che nelle fabbriche chiedono la luna. Io, fermo lì in piazza abbracciato ai miei genitori, non ci credo granché. E loro nemmeno. La sinistra non ha mai fatto queste cose. E poi viene troppo a puntino: un massacro per fermare la rivolta operaia e studentesca.
Subito vengono arrestati gli anarchici. Il giorno dopo i giornali hanno a tutta pagina la foto del mostro: Pietro Valpreda, ballerino e anarchico, è accusato della strage. Il 16, Giuseppe Pinelli (anarchico pure lui) vola da una finestra della Questura al termine di un interrogatorio condotto, pare, dal commissario Luigi Calabresi (che verrà assassinato nel 1972). Per il Movimento non ci sono dubbi: Pinelli è stato assassinato, la strage è di Stato. È l’inizio della strategia della tensione. Altre stragi seguiranno: Brescia, l’Italicus, sino alla grande mattanza della stazione di Bologna nel 1980. Loro erano pronti a tutto pur di fermarci. “Loro” sono: i servizi segreti, una buona fetta dello Stato e dei suoi apparati, i fascisti, la P2 ecc.

Ma tutto questo, quel 12 dicembre del ’69, è solo futuro. Io sto lì, a piangere nel freddo e nel grigio di piazza Fontana, e penso: cazzo, adesso ci faranno un culo così, io non sono ancora al liceo e già questi bastardi stanno trasformando la festa in tragedia”.

I colpevoli impuniti

“Basta con la retorica dei misteri d’Italia” scrive Gianni Barbacetto su Il Fatto Quotidiano: “La strage di piazza Fontana del 12 dicembre 1969 è stata compiuta dal gruppo fascista e filonazista Ordine nuovo, ben conosciuto e ben collegato con servizi segreti e apparati dello Stato, oltre che con strutture d’intelligence Usa. I responsabili dell’attentato sono Franco Freda e Giovanni Ventura, come afferma una sentenza della Cassazione del 2005, anche se non possono più essere processati e condannati perché definitivamente assolti per lo stesso reato nel 1987. L’unico di cui è stata riconosciuta processualmente la responsabilità è Carlo Digilio, militante di Ordine nuovo e informatore dei servizi Usa con il nome di ‘Erodoto’, che ha confessato il suo ruolo nella preparazione degli attentati del 12 dicembre e indicato – seppur con elementi non ritenuti sufficienti a condannare – i suoi complici”.

Leggi anche:
Libri: C’era una volta la Rivoluzione
Gli articoli di Sergio Parini

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Germania: “Nazi? E io non ti stringo la mano”

People For Planet - Lun, 12/09/2019 - 13:00

Katja Wolf – questo il nome della prima cittadina di Eisenach, nella Germania centrale – si è rifiutata di stringere la mano ai rappresentanti di due partiti di estrema destra eletti in Consiglio Comunale.

Il fatto – dettagliatamente raccontato in un’intervista rilasciata dalla stessa Wolf a Der Spiegel – ha suscitato scalpore perché la procedura del piccolo Land turingio prevede che gli eletti al Consiglio Comunale si insedino in forza della stretta di mano del sindaco. E ora Patrick Wieschke, il capogruppo del Partito Nazionaldemocratico tedesco (NPD-Partei, un partito nazionalista di estrema destra) ha citato in giudizio la sindaca, chiedendo al Tribunale amministrativo che venga obbligata a stringere la mano a lui e ai tre nuovi consiglieri del suo partito.

Un gesto non solo politico

«Una stretta di mano, se è prevista dalla legge, può diventare un atto politico. Ma ancor prima è un gesto fortemente simbolico, ci si guarda negli occhi, indica rispetto reciproco», afferma la Bürgermaisterin, che aggiunge: «Non voglio toccare certe persone, figuriamoci in un contesto ufficiale. Per questo non ho mai dato la mano a Wieschke – e spero che nessun tribunale mi costringerà a farlo. Non vorrei farne una questione di principio ma in realtà questo gesto lo diventa se si tratta di avere un contatto fisico. Perché il mio corpo è mio

Immagine: Wikimedia

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Natale, il 78% degli italiani mangerà responsabilmente

People For Planet - Lun, 12/09/2019 - 12:30

Le tavole di Natale del 78% degli italiani saranno all’insegna della sostenibilità ambientale, secondo lo studio European Food Responsibility Study, realizzato da Ibm e Morning Consult. Etica e responsabilità nei giorni di festa, dunque: la maggioranza delle persone che hanno partecipato al sondaggio preferisce piatti preparati con prodotti alimentari “essenziali”. In particolare, gli italiani scelgono prodotti sostenibili per avere benefici per la salute (36%) e per contribuire al benessere degli animali (23%).

L’analisi è stata condotta in Italia, Spagna e Regno Unito con l’obiettivo di rilevare conoscenza, abitudini e sensibilità ambientale e alimentare dei consumatori, specialmente a Natale. In generale l’88% degli italiani è attento alla provenienza etica e responsabile degli alimenti. Il 63% non è scoraggiato da prezzi più alti se è certificato dall’etichetta che i prodotti alimentari provengono da una filiera responsabile.

Attenzione anche alla riduzione degli sprechi alimentari per il 75% degli italiani, di cui il 53% acquista da catene distributive che adottano iniziative per ridurne gli effetti, in particolare vengono scelti prodotti con etichette bio e non Ogm. 9 su 10 degli intervistati si dicono a favore della tracciabilità degli alimenti attraverso la blockchain. Infine, oltre l’80% dei consumatori ha espresso “preoccupazione per il degrado del suolo” e più della metà dichiara di essere disponibile a pagare di più per prodotti alimentari coltivati in terreni sostenibili.

Leggi anche:
5 trucchi per rispettare i buoni propositi per l’anno nuovo
Ristorante solidale: a Natale si ripropone il “piatto sospeso”
Mandorle e datteri: i benefici della frutta secca a Natale

Foto di stef54 da Pixabay

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Per investire bene è necessario saper controllare e controllarsi

People For Planet - Lun, 12/09/2019 - 12:00

L’ultimo passo del processo di investimento analizzato su queste colonne nelle ultime settimane è di sicuro quello più difficile da rispettare per un investitore inesperto: controllare e controllarsi.

È semplice da spiegare ma complicato da seguire, perché a determinare le scelte, ormai lo sapete, non è la ragione ma l’istinto, la paura, l’euforia.

Sapete anche che i comportamenti irrazionali talvolta rischiano di compromettere non solo i risparmi degli investitori, ma anche i loro obiettivi di vita. Per evitare di cadere nei soliti errori, proviamo a ragionare su alcuni comportamenti da adottare per migliorare la gestione del portafoglio e dare vita a un’efficace politica di controllo (o monitoraggio).

In particolare, dovreste osservare tre semplici regole:

1. Garantire un «constant mix» o peso costante.

2. Approfittare del mix in caduta.

3. Inserire il pilota automatico.

Questa settimana ci concentreremo sul «constant mix», una regola semplice ma utilissima e molto efficace per monitorare un investimento nel lungo periodo  In pratica, a intervalli di tempo definiti (almeno di dodici mesi) si può intervenire sul portafoglio per mantenere costante il peso dei differenti asset all’interno del portafoglio.

Il constant mix presenta due vantaggi:

1. Mantiene inalterati i livelli di rischio.

2. Consente di avere un approccio razionale: applicato con costanza, infatti, permette di alleggerire (vendere) asset rischiosi dopo fasi di elevata crescita e di investire (acquistare) negli stessi quando scendono pesantemente. Cosa non da poco, se consideriamo che tutte le ricerche dimostrano come l’emotività degli investitori li porti a scappare quando i mercati scendono, e a investire solo dopo avere osservato con lo specchietto retrovisore che da alcuni anni quell’asset è cresciuto.

Per esempio, se investite il 50% dei vostri risparmi in azioni e l’altro 50% in obbligazioni, nel tempo questi due asset avranno un rendimento diverso (data la loro differente natura) che potrebbe portare a sbilanciare il portafoglio verso rischi che non volevate assumervi.

Nel caso rappresentato nella prossima tabella, l’azionario passa da 50% a 90%, con un’incidenza sul nuovo portafoglio complessivo del 60% (90/150%) e non più del 50%. Pertanto è opportuno riequilibrare il portafoglio nel rispetto dei rischi che ci si era ripromessi di assumere, trasferendo il 15% dalle azioni (che diventano 75%) alle obbligazioni (che si riducono a 75%), in modo da riavere la composizione originaria 50%-50%.

La stessa regola vale anche in caso di performance negativa. Come si nota dalla tabella successiva, un calo importante dell’azionario (da 50% a 30%) e un aumento dell’obbligazionario (da 50% a 56%) alterano pesantemente la struttura di portafoglio: l’azionario in questo caso peserà solo per il 34% (30/86%) e non come da intenzione iniziale per il 50%. In questa ipotesi è bene aumentare la quota azionaria da 30% a 43% attingendo dall’asset obbligazionario, che scenderà da 56% a 43%, in modo da ritornare alla composizione originaria 50%-50%.

Ma il controllo non finisce qui. Alla prossima

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Povertà sanitaria: mezzo milione di italiani non ha soldi per comprare le medicine

People For Planet - Lun, 12/09/2019 - 11:59

In Italia 473 mila persone non possono acquistare farmaci di cui necessitano per ragioni economiche e una famiglia su 5 rinuncia alle cure perché non riesce a sostenerne le spese. I dati arrivano dal 7° Rapporto “Donare per curare: Povertà Sanitaria e Donazione Farmaci” promosso dalla Fondazione Banco Farmaceutico onlus e BFResearch e realizzato dall’Osservatorio sulla Povertà Sanitaria di Banco Farmaceutico, da cui emerge anche che, quanto alle spese per il dentista, i meno abbienti possono spendere solo 2,19 euro al mese contro i 31,16 euro del resto della popolazione.

In difficoltà non solo gli indigenti

Le difficoltà nell’affrontare le spese in campo sanitario non riguardano solo le persone che vivono in uno stato di indigenza: più di 12 milioni e mezzo di italiani ha dovuto rinunciare, almeno una volta nel corso dell’anno, ad accertamenti periodici di controllo preventivo (dentista, mammografia, pap-test, ecc).

Leggi anche: Povertà sanitaria: quattro milioni di italiani non hanno i soldi per curarsi

Poca prevenzione

Dal rapporto emerge che i poveri spendono più soldi in farmaci perché fanno meno prevenzione: ogni persona spende, in media, 816 euro l’anno per curarsi, mentre chi versa in difficoltà economiche solo 128. Allo stesso tempo, però, proprio perché possono investire meno in prevenzione, le famiglie con difficoltà economiche spendono per i farmaci non coperti dal Servizio sanitario nazionale il 62,5% del proprio budget sanitario, contro il 42% delle famiglie non povere.

Guarda il nostro video: I farmaci da banco in Italia costano fino a 16 volte di più che negli altri Paesi UE

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“Stozze” alle mandorle

CuoreBasilicata - Lun, 12/09/2019 - 11:28
Livello di difficoltà: BASSOCosto: BASSOTipologia: DOLCI TRADIZIONALIINGREDIENTI
  • 800 g di farina di grano tenero 00
  • 5 uova
  • 400 g di zucchero
  • 200 g di mandorle
  • 15 g di ammoniaca per dolci (in alternativa 1 bustina e mezza di lievito)
  • buccia grattugiata di ½ limone
PREPARAZIONE

Disponete su una spianatoia la farina “a fontana”, aggiungendo all’interno le uova già sbattute, la buccia di limone, lo zucchero e l’ammoniaca per dolci.

Impastate il tutto cercando di amalgamare per bene la farina ai vari ingredienti, fino a ottenere un impasto liscio e omogeneo. Aggiungete le mandorle tagliate grossolanamente (o intere) e continuate a lavorare la pasta.

Create dei filoncini lunghi (simili a baguette), all’incirca 4-5, e disponeteli su una teglia rivestita con carta da forno. Cuocete in forno a 180° per una ventina di minuti circa.

Estraeteli dal forno, lasciate che si raffreddino per qualche minuto e tagliateli con un coltello ben affilato in senso obliquo ogni 1-2 cm.

Disponete nuovamente i biscotti sulla teglia e infornate per 4 minuti. Capovolgeteli e cuocete ancora per altri 4 minuti dall’altra parte per avere una cottura omogenea su ambo i lati.

Sfornate e lasciate intiepidire: saranno ancora più fragranti se freddi. Le stozze sono ottime accompagnate con un buon bicchiere di vino bianco locale.

CURIOSITÀ

Meglio conosciuti con il nome di “cantucci toscani”, questi gustosi biscotti a base di mandorle sono diffusi in molte regioni italiane con diversi nomi e varianti. Le “stozze” lucane (nome che si riferisce ai pezzi grossolani di mandorle all’interno del biscotto) venivano preparate un tempo durante le festività natalizie e specialmente in occasione dei matrimoni: in alcune zone della Basilicata sono infatti conosciuti con il nome “vscuott della zita” ovvero i biscotti della sposa.

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Cartellate

CuoreBasilicata - Lun, 12/09/2019 - 11:16
Livello di difficoltà: MEDIOCosto: BASSOTipologia: DOLCI TRADIZIONALIINGREDIENTI

Per l’impasto:

  • 500 g di farina bianca 00
  • 50 g di zucchero
  • ½ bicchiere di vino bianco o spumante
  • olio di semi per friggere
  • strutto (1 cucchiai) o in alternativa olio di semi
  • 2 uova
  • sale q.b.

Per la guarnizione:

  • zucchero a velo
  • miele q.b. (o vincotto)
PREPARAZIONE

Setacciate la farina, dopodiché disponetela a fontana, aggiungendo un pizzico di sale, le uova, mezzo bicchiere di vino bianco (poco alla volta), lo strutto e lo zucchero.

Impastate fino a ottenere un composto liscio e omogeneo. Lasciate riposare per circa mezz’ora coprendo il tutto con un canovaccio.

Prelevate dei pezzi di pasta e stendetela il più possibile, magari aiutandovi con la macchina per la pasta.

Con una rotella tagliapasta smerlata tagliate delle strisce di pasta larghe 2-3 cm e lunghe circa 15 cm.

A questo punto prendete ciascuna striscia di pasta dando ad essa la forma che preferite: rosetta, spirale, nocchetta.

Friggete in abbondante olio di semi bollente. Una volta che saranno ben dorate, toglietele e lasciatele asciugare su carta assorbente.

Si consiglia di servire le cartellate fredde, spolverate con zucchero a velo o irrorate con miele fuso.

CURIOSITÀ

Le “cartellate” sono un antico dolce natalizio diffuso in tutta la regione, ma che prende nomi diversi a seconda dell’area (crispelle, crespole, scarteddate ecc…).

Nella tradizione cristiana, le cartellate simboleggiano l’aureola o i panni che avvolgevano il Bambino Gesù nella culla, oppure ancora la corona di spine posta sul capo di Cristo al momento della crocifissione.

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All’estero i farmaci da banco costano molto meno che in Italia

People For Planet - Lun, 12/09/2019 - 07:00
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I farmaci da banco in Italia costano di più che nel resto d’Europa. Con differenze a scapito delle tasche degli italiani in alcuni casi sostanziali.

Per conoscere meglio queste differenze di prezzo con il resto d’Europa siamo andati a fare acquisti in Francia, Germania, Regno Unito e Olanda. Ed è emerso che la variabilità dei costi è notevole: in Italia per la stessa molecola arriviamo a pagare anche fino a 16 volte di più

Uno dei farmaci da banco il cui costo nel nostro Paese risulta maggiorato è il paracetamolo generico, per acquistare il quale arriviamo a pagare quasi 10 volte di più rispetto a Regno Unito e Olanda. Per quanto riguarda il paracetamolo la differenza nei prezzi è molto evidente anche nel caso dei marchi leader di mercato (la Tachipirina ci costa il triplo rispetto al medesimo farmaco acquistato Olanda e Regno Unito). La differenza massima di prezzo che abbiamo riscontrato riguarda l‘ibuprofene generico, che in Italia paghiamo fino a 16 volte di più rispetto al Regno Unito.

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L’app che aiuta i migranti, fatta dai migranti

People For Planet - Lun, 12/09/2019 - 07:00

Per conoscere l’app Mygrants bisogna prima conoscere Chris Richmond Nzi, classe 1985, originario della Costa D’Avorio.

Dopo aver studiato diritto internazionale in Svizzera e aver superato un concorso per un posto in Commissione Europea, entra a far parte dell’Agenzia Frontex, dove si occupa di analizzare i dati per prevedere i flussi migratori verso i confini dell’Unione europea.

“La vera frontiera è qui”, dice parlando della sua scelta di stabilirsi in Italia.

Proprio mentre lavora per Frontex e conosce le storie di queste persone inizia a pensare a Mygrants, un’app per aiutarli a trovare un impiego.

L’applicazione nasce nel 2016. Attraverso un percorso di “microlearning”, brevi quiz disponibili in italiano, francese e inglese, l’iscritto inizia a conoscere i suoi diritti e doveri e come funziona il mondo del lavoro. In base a questi quiz il software mette in luce le caratteristiche e le abilità degli iscritti e incrocia i dati con le domande di lavoro delle aziende. Per alcuni il percorso di microlearning è più veloce, come il caso di un tunisino che faceva il lavapiatti e che invece si rivelò essere un ottimo programmatore informatico e oggi ha un contratto a tempo indeterminato, per altri è più lento e servono più lezioni di formazione.

Qualche numero (novembre 2019): 70mila iscritti, 8mila profili di alto livello (cioè con già una formazione professionale), 1.370 persone già inserite nel mondo del lavoro.
L’app stessa sta dando lavoro a 12 persone.

Da Linkiesta.it: “Ci sono traduttori, meccatronici, elettrotecnici, ingegneri informatici, e poi camerieri e magazzinieri. Fino ad oggi l’87 per cento dei tirocini promossi dalla app sono stati trasformati, alla scadenza, in contratti a tempo determinato o indeterminato”.

Quanto costa alla Stato trovare un lavoro per gli immigrati?

Spiega Chris su Vita.it : “Ogni giorno il Governo italiano spende di media 9 milioni di Euro per la gestione globale delle strutture di accoglienza per quello che riguarda l’ordinaria amministrazione e 630.000 Euro al giorno soltanto per la formazione e l’inserimento lavorativo degli immigrati. Questa è la spesa. Il ritorno sull’investimento è che dei titolari di uno status solo il 2,4% trovano occupazione professionale per più di 6 mesi”.

Facendo invece lavorare un’app come Mygrants il costo della formazione potrebbe scendere fino a 87.000€ al giorno.

Qui una lunga intervista a Chris Richmond Nzi

Per approfondire:
Mygrants: a Bologna la startup che trasforma il fenomeno migratorio in opportunità per migranti e comunità ospitanti
Mygrants, l’app che aiuta i migranti a trovare lavoro

Leggi anche:
Perché tutti vogliono salvare queste profughe?
Indovina chi viene a cena?

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Trame Antiracket a Lamezia Terme (Video)

People For Planet - Lun, 12/09/2019 - 06:22

Racket: “organizzazione illegale che impone, con la violenza, le minacce e il ricatto, la propria protezione su determinati settori di attività, esigendo compensi notevoli e anche assumendo il controllo delle attività stesse”. Questa la definizione dell’Enciclopedia Treccani.

Noi siamo andati a Lamezia Terme a parlarne con la Fondazione Trame flowplayer.conf.analytics = "UA-11693000-17"; flowplayer.conf.container = "#player_370"; p = flowplayer(flowplayer.conf.container, { splash: 'https://cdn.peopleforplanet.it/v/video/370/output/thumb.jpg', aspectRatio: "16:9", key: '$995340359991288', clip: { sources: [ { type: 'application/x-mpegurl', src: 'https://cdn.peopleforplanet.it/v/video/370/output/Trame-antiracket-lamezia-terme.mp4_master.m3u8' }, { type: 'video/mp4', src: 'https://cdn.peopleforplanet.it/v/video/370/Trame-antiracket-lamezia-terme.mp4' } ] } })

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Gli strani casi dell’animo umano: “Quelle che… per l’ennesima volta si iscrivono in palestra”

People For Planet - Dom, 12/08/2019 - 11:00

È lunedì e, come da contratto, è il momento dei buoni propositi. 
Oggi, poi, davvero ottimi. Ho deciso di concedermi un gesto plateale: l’iscrizione in palestra.
Entro, lo faccio.

È tenera la ragazza al bancone. Vuole pormi domande attinenti, nella speranza di indicarmi il pacchetto più adatto alle mie esigenze. Mi sono iscritta, ok, sette mesi più uno in omaggio. Quello in omaggio significa che l’attività la fate voi e a beneficiarne è il mio corpo? Difficile. In ogni caso, che altro vuoi sapere?

«I tuoi obiettivi» – mi dice.
Cosa?
«Sì, i tuoi obiettivi!»
Beh, venire in palestra. È per questo che mi sono iscritta, no?
«Sì, ma venire in palestra perché?»
Ma infatti: perché?

Mi guarda. Non ho l’aria di una che debba dimagrire a tutti i costi. Ma ogni donna ha la sensazione di avere un difetto orribile su cui è impossibile passar sopra; quel dettaglio che vedi soltanto tu ma, nella tua paranoia, sicuramente, anche chiunque dovesse approcciarsi al tuo corpo non fissandoti propriamente negli occhi. 

Insiste: allora, «quali sono i tuoi obiettivi?»
La osservo in silenzio. L’ho già detto, no? Venire in palestra nel senso di venirci davvero, ragazza mia. Credi di essere la prima che illudo? Mi iscrivo pressoché ogni anno, ma questa volta…

Si arrende, rinuncia a cose tipo tonificare, camminare, nuotare, autostop e scrive su un pezzo di carta col mio nome: “venirci davvero”. Brava.
Ma, attenzione, non le basta. Sfodera un questionario, insiste: «Qual è il tuo rapporto con lo sport
“Ottimo. Guardo almeno 4 o 5 partite a settimana”.
E con questo considero chiuso l’argomento. 

Lo sa lei, lo so io, lo sapete anche voi. Non durerà. 

Ci chiamano “le coccinelle”. Perché di solito ci palesiamo in primavera, spinte dall’ansia per la prova costume. Io però sono una professionista: lo faccio prima, in vista del nuovo anno.

E per dimostrare al mondo che faccio sul serio, decido di “fare sala” una mezzora, eroica e determinata. Per non incorrere in gaffes eccessive, cerco di rubare con gli occhi da chi è già qui. Parto, inizio, cammino. Sembro potercela fare. In ogni caso non c’è partita con la mia vicina di tapis roulant, Vanda, 64 anni.

Sembra simpatica. Quando ho le cuffiette con la musica a palla nelle orecchie, muove le labbra come se mi stesse dicendo qualcosa. Vinco il testa a testa con lei di misura. Ed è stata fortunata: già immaginavo di doverle far cadere gli occhiali per guadagnare metri preziosi. Meglio così per tutti.
Nello spogliatoio incontro due signore di circa 80 anni che hanno l’aria di venire qui da tanto. E’ bello chiacchierare con qualcuno che ti capisce. Per esempio, abbiamo gli stessi dolori cervicali.

Magari, con un po’, di coraggio chiederò loro di svelarmi come facciano ad allenarsi con continuità. Perché orgogliose del loro lavoro, sembrano non avere affatto quel difetto fisico micro-macro-scopico su cui da giovani entriamo in paranoia: no, sembrano davvero perfette. Magnifiche e felici così.

Image by Pete Linforth from Pixabay

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Ecco cosa il tuo cane non deve mai mangiare (Fotogallery)

People For Planet - Dom, 12/08/2019 - 06:21
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Anche piccole quantità possono causare vomito, convulsioni e morte

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Contiene \u2013 nel frutto, nei semi e nelle foglie \u2013 una tossina che pu\u00f2 causare difficolt\u00e0 respiratorie<\/p>","link":"","link_target":"","download":"https:\/\/www.peopleforplanet.it\/wp-content\/flagallery\/mangiare-cani\/avocado.jpg","ratio":1.334951456310679684946762790787033736705780029296875},{"id":"11","image":"https:\/\/www.peopleforplanet.it\/wp-content\/flagallery\/mangiare-cani\/webview\/cioccolato.jpg","thumb":"https:\/\/www.peopleforplanet.it\/wp-content\/flagallery\/mangiare-cani\/thumbs\/thumbs_cioccolato.jpg","file":"cioccolato.jpg","meta":{"aperture":false,"credit":false,"camera":false,"caption":false,"created_timestamp":false,"copyright":false,"focal_length":false,"iso":false,"shutter_speed":false,"flash":false,"title":false,"keywords":false,"width":1100,"height":733,"saved":true,"thumbnail":{"width":400,"height":266},"webview":{"0":1100,"1":733,"2":2,"3":"width=\"1100\" height=\"733\"","bits":8,"channels":3,"mime":"image\/jpeg"},"views":"2","likes":"0"},"title":"Cioccolato","description":"

Il cioccolato e tutti gli alimenti contenenti cioccolato possono causare diarrea e alterazioni del battito cardiaco<\/p>","link":"","link_target":"","download":"https:\/\/www.peopleforplanet.it\/wp-content\/flagallery\/mangiare-cani\/cioccolato.jpg","ratio":1.500682128240109047823125365539453923702239990234375},{"id":"12","image":"https:\/\/www.peopleforplanet.it\/wp-content\/flagallery\/mangiare-cani\/webview\/cipolle.jpg","thumb":"https:\/\/www.peopleforplanet.it\/wp-content\/flagallery\/mangiare-cani\/thumbs\/thumbs_cipolle.jpg","file":"cipolle.jpg","meta":{"aperture":false,"credit":false,"camera":false,"caption":false,"created_timestamp":false,"copyright":false,"focal_length":false,"iso":false,"shutter_speed":false,"flash":false,"title":false,"keywords":false,"width":1100,"height":730,"saved":true,"thumbnail":{"width":400,"height":265},"webview":{"0":1100,"1":730,"2":2,"3":"width=\"1100\" height=\"730\"","bits":8,"channels":3,"mime":"image\/jpeg"},"views":"1","likes":"0"},"title":"Cipolle","description":"

Possono danneggiare i globuli rossi del cane<\/p>","link":"","link_target":"","download":"https:\/\/www.peopleforplanet.it\/wp-content\/flagallery\/mangiare-cani\/cipolle.jpg","ratio":1.5068493150684931780602937578805722296237945556640625},{"id":"13","image":"https:\/\/www.peopleforplanet.it\/wp-content\/flagallery\/mangiare-cani\/webview\/ossa-fragili-cotte.jpg","thumb":"https:\/\/www.peopleforplanet.it\/wp-content\/flagallery\/mangiare-cani\/thumbs\/thumbs_ossa-fragili-cotte.jpg","file":"ossa-fragili-cotte.jpg","meta":{"aperture":false,"credit":false,"camera":false,"caption":false,"created_timestamp":false,"copyright":false,"focal_length":false,"iso":false,"shutter_speed":false,"flash":false,"title":false,"keywords":false,"width":1100,"height":733,"saved":true,"thumbnail":{"width":400,"height":266},"webview":{"0":1100,"1":733,"2":2,"3":"width=\"1100\" height=\"733\"","bits":8,"channels":3,"mime":"image\/jpeg"},"views":"1","likes":"0"},"title":"Ossa fragili e cotte","description":"

Le ossa fragili (come ad esempio pollo o tacchino) vanno evitate perch\u00e9 possono perforare stomaco o intestino, scheggiandosi.<\/p>","link":"","link_target":"","download":"https:\/\/www.peopleforplanet.it\/wp-content\/flagallery\/mangiare-cani\/ossa-fragili-cotte.jpg","ratio":1.500682128240109047823125365539453923702239990234375},{"id":"14","image":"https:\/\/www.peopleforplanet.it\/wp-content\/flagallery\/mangiare-cani\/webview\/xilitolo.jpg","thumb":"https:\/\/www.peopleforplanet.it\/wp-content\/flagallery\/mangiare-cani\/thumbs\/thumbs_xilitolo.jpg","file":"xilitolo.jpg","meta":{"aperture":false,"credit":false,"camera":false,"caption":false,"created_timestamp":false,"copyright":false,"focal_length":false,"iso":false,"shutter_speed":false,"flash":false,"title":false,"keywords":false,"width":1100,"height":733,"saved":true,"thumbnail":{"width":400,"height":266},"webview":{"0":1100,"1":733,"2":2,"3":"width=\"1100\" height=\"733\"","bits":8,"channels":3,"mime":"image\/jpeg"},"views":"2","likes":"0"},"title":"Xilitolo","description":"

Lo xilitolo \u00e8 il peggior nemico del tuo cane, e potrebbe ucciderlo abbastanza velocemente. Soprattutto se il tuo cane \u00e8 cucciolo, ama ficcare il naso ovunque e provare sapori nuovi, tieni sotto chiave dentifricio, caramelle e chewing gum. https:\/\/www.fda.gov\/consumers\/consumer-updates\/paws-xylitol-its-dangerous-dogs . Lo xilitolo si pu\u00f2 trovare anche nei dessert senza grassi, negli integratori di vitamine, in quasi tutte le medicine da banco, sciroppi per la tosse, collutori, burri di noccioline<\/p>","link":"","link_target":"","download":"https:\/\/www.peopleforplanet.it\/wp-content\/flagallery\/mangiare-cani\/xilitolo.jpg","ratio":1.500682128240109047823125365539453923702239990234375}]}; var container = $('#FlaGallery_sc1_2'); container.photomania(settings, content); window.FlaGallery_sc1_2 = container.data('photomania'); });

Al contrario, tra gli alimenti umani che piacciono e fanno bene al miglior amico dell’uomo, ci sono: lo yogurt (senza zuccheri), l’avena, il pollo, il salmone, i broccoli, la zucca – cruda o cotta – che è addirittura raccomandata in caso di problemi digestivi, legumi verdi, se senza sale. I formaggi sono ammessi solo in piccole quantità per via dell’alta percentuale di sale, come pure gli insaccati, irritanti anche per via delle spezie. Benvenute invece le carote, che aiutano la pulizia dei denti, le uova, ottimo snack per il migliore amico dell’uomo e della donna, che ci aiuta a vivere meglio e a stare in salute.
Ricordiamo anche che l’alimentazione e l’attività fisica sono importanti per la salute del cane, ma anche per la sua socievolezza e il suo umore.

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Le ferite inflitte al Pianeta dalle attività umane

People For Planet - Dom, 12/08/2019 - 06:00

La crescita intesa come produzione di beni infinita è per noi insostenibile, ovvero considerando la crescita del numero degli abitanti sulla Terra (ma anche ipoteticamente rimanesse quello attuale) insieme alle attività economiche da questi prodotte infinitamente, il nostro pianeta forse non soccomberà, ma probabilmente lo farà la razza umana.

È altresì indubbio che ci sono attività e produzioni, impronte sull’ambiente così pesanti da dare a intere porzioni di territori trasformazioni così significative nel tempo da renderle irrecuperabili. Queste attività, ad oggi praticate in molti luoghi della Terra, sono di certo quelle che più velocemente porteranno alla distruzione del Pianeta.

Si tratta di attività insostenibili delle quali possiamo e dovremo fare a meno, attività mostrate anche nel documentario Antropocene-L’epoca umana (Antropocene è una nuova epoca geologica caratterizzata dall’impatto dell’umanità sulla natura e sulla Terra), che con poche parole e molte immagini, mette di fronte a un mondo fatto di deforestazione senza controllo, di estrazione mineraria massiva, di urbanizzazione sempre più diffusa, di attività chimiche e petrolchimiche perpetrate nonostante i cambiamenti climatici, di agricoltura chimica e intensiva, di opere idriche estreme.

I cambiamenti inferti dalle attività umane sull’ambiente sono sotto gli occhi di tutti e, se non lo fossero, questo documentario-film dei registi Jennifer Baichwal e Nicholas de Pencier, accompagnati dal fotografo Edward Burtynsky, ce li mostra. Ci porta in un viaggio, tra luoghi vicini e molto lontani, dove si vede come l’Homo Sapiens sia l’elemento che più di ogni altro ha condizionato e condiziona gli ecosistemi: ne ha sfruttato le risorse come se fossero inesauribili, perseguendo obiettivi di “progresso” con scelte spesso miopi e di breve respiro. Ogni luogo ha un tratto comune: ciò che stiamo causando al Pianeta ha la forma di una ferita aperta su un campo di battaglia.

Il racconto di Antropocene, le ferite inferte al Pianeta

Antropocene mostra gli enormi macchinari usati per l’estrazione del carbone nelle miniere in Germania, i territori mutilati per km quadrati dalle miniere a cielo aperto, e anche ciò che c’è a Norilsk, una città di 200 mila abitanti che si trova a 400 chilometri a nord del Circolo polare artico, dove la vita ruota intorno a una sola industria: quella del nichel.

Norilsk è una cittadina nata sopra a uno dei più grandi giacimenti metalliferi al mondo, questa è l’unica attività presente e per otto mesi all’anno la città è immersa in una notte infinita. Sembra impossibile vivere lì, per noi occidentali, come ancor più difficile è immaginare la vita nelle discariche di plastica, ma come spiega in una intervista il fotografo Burtynsky: «Questa è una forma di adattamento che ha l’essere umano».

E prosegue: «È stato davvero impressionante scendere anche nel sottosuolo della Siberia, in una miniera dove si trova una delle maggiori concentrazioni di carbonato di potassio», dove sono stati intervistati minatori che lavorano in quei cunicoli tutto il giorno. «O anche a Lagos, in Nigeria, una città che sta crescendo a ritmi impressionanti»; una città infinita di cui non si vede la fine, come mostrano le immagini e le fotografie.

Oppure le discariche in Africa, dove bambini, donne e uomini di ogni età, tutti i giorni, salgono sui cumuli di rifiuti per recuperare oggetti (plastica, vetro, metalli) da rivendere a pochi dollari.

Fanno parte di queste ferite al Pianeta anche il bracconaggio e la distruzione degli habitat, che stanno portando tantissime specie animali all’estinzione: «A Nairobi, in Kenya abbiamo osservato il rogo alle zanne di 10mila elefanti. Potete immaginare l’orrore: le zanne erano quelle degli elefanti più grandi che sono riusciti ad ammazzare, perché quando i bracconieri vanno a caccia cercano sempre di colpire prima l’esemplare con le zanne più grandi perché di maggior valore economico», rivela Burtynsky.

L’esperienza del fotografo di Antropocene, la speranza e il suo messaggio

Alla domanda su come ha fatto a non cadere in depressione nella realizzazione del documentario, il fotografo di Antropocene ha così risposto: «Credo che la speranza venga dall’azione, dal chiedersi cosa possiamo fare, come possiamo cambiare i nostri comportamenti. E sotto molti aspetti è da lì che viene la spinta positiva: quando in tanti iniziamo a muoverci nella giusta direzione è lì che possiamo cambiare il mondo».

E continua con un messaggio positivo, nonostante tutto: «Penso sia possibile sostituire l’idea occidentale di soddisfazione e valore con una concezione ‘esperienziale’, le nuove generazioni lo stanno già facendo: cercano di prendere valore dalle esperienze piuttosto che dai beni materiali. Valore è conoscenza, amicizia, benessere psicologico. Spero che tutto questo possa diventare la base di un nuovo sistema di valori».

«E se riuscissimo a convincere queste persone che c’è davvero un problema, forse andrebbero a verificare cosa dice il loro rappresentante politico sul clima, forse cambierebbero il modo in cui trattano la plastica, quello che mangiano o le auto che guidano. Credo che il modo in cui il messaggio ambientalista è stato espresso finora abbia creato una polarità: oggi chi è di sinistra è ambientalista, mentre chi è di destra è anti-ambientalista. Tutto ciò è ridicolo perché quando la natura punisce non fa sconti a nessuno, destra o sinistra, credenti o atei, ricchi o poveri: ci colpisce tutti».

Immagini tratte da Focus

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Fonte immagine di copertina: Antropocene – L’epoca umana | Trailer Italiano Ufficiale – YouTube

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