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Covid-19: il Presidente dell’Ordine dei Biologi si dimette

People For Planet - Dom, 03/15/2020 - 10:59

Vincenzo D’Anna, presidente del Consiglio dell’Ordine dei Biologi, ha rassegnato le proprie dimissioni nel corso della giornata del 14 marzo.
Nella lettera indirizzata ai Componenti del Consiglio Direttivo – riferisce il sito dell’Ordine – si legge che la scelta è motivata da “divergenze sulla linea politica, con particolare riguardo al ruolo ed alla funzione che l’Ente deve svolgere in relazione agli eventi di particolare rilevanza scientifica e sociale.”

A fine febbraio aveva sostenuto che il virus isolato a Milano sarebbe stato autoctono e non avrebbe nulla a che fare con il coronavirus cinese, affermazione accolta con scetticismo dalla comunità scientifica. E in una trasmissione di Rai2 (I Lunatici) definì il coronavirus poco più grave di un’influenza.

Saranno queste affermazioni il senso reale di quelle “divergenze sulla linea politica” di cui parla oggi il comunicato relativo alle sue dimissioni? Domanda, ovviamente, retorica.

Immagine: Wikimedia

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Neanche la peste bubbonica ci ha sterminati, figuriamoci questo invertebrato del corona!

People For Planet - Dom, 03/15/2020 - 07:00

Le misure prese dal governo sono indispensabili perché se si arrivasse a centinaia di migliaia di contagiati e a decine di migliaia di ammalati gravi il sistema sanitario crollerebbe. Non esiste una nazione al mondo che possa mettere in terapia intensiva 100mila persone cioè il numero di abitanti di una città come Ancona!

Ma siccome il pessimismo fa più male delle patatine fritte con l’olio industriale, perché lo stress indebolisce il sistema difensivo dell’organismo, va chiarito che questa pandemia ha un basso tasso di decessi, imparagonabile con le mega epidemie del passato.

Ma anche le peggiori pandemie non sterminarono tutti, come molti credono! No! Siamo tostissimi! Anche quando incontriamo virus che il nostro sistema immunitario non conosce e non abbiamo neanche medicine specifiche e vaccini le nostre difese riescono, nella maggioranza dei casi, a far fuori l’invasore merdoso!

Epidemie terribili, come quella della peste nera, con altissimi livelli di mortalità e di contagio, uccisero solo il 30% della popolazione. E questo avveniva 700 anni fa, nel Medio Evo. La maggioranza della popolazione è sempre sopravvissuta a tutte le pandemie pur non avendo difese specifiche perché abbiamo comunque un sistema di difesa meraviglioso che riesce a contrastare perfino i virus più cattivi e prenderli a sberle!

Ed è da considerare che i nostri antenati resistettero nonostante tutti, anche i ricchi, patissero situazioni igienicamente disastrose, metà della popolazione fosse denutrita e non sapessero nessuna conoscenza dell’esistenza dei virus e non avessero nessuna idea sui veicoli del contagio e sulle possibilità di limitarli.

È vero che le epidemie ebbero effetti devastanti sugli indiani d’America , sterminando il 90% della popolazione, ma questo non avvenne a causa di un’unico virus ma grazie al susseguirsi di epidemie diverse nell’arco di molto tempo (influenza, morbillo, varicella, vaiolo…); il disastro fu poi amplificato dal totale tracollo dei sistemi sociali ed economici dei nativi americani, dovuti all’invasione. Milioni di pellerossa diventarono profughi in fuga dall’avanzata europea o ridotti in semi-schiavitù nei territori controllati dai colonialisti; la situazione fu poi aggravata dal fatto che più volte gli europei diffusero scientemente malattie come il vaiolo praticando la prima guerra batteriologica su larga scala.

Se nel passato la stragrande maggioranza degli esseri umani, più esposti ai virus, con sistemi immunitari usurati dalla fame e la sporcizia e sprovvisti di cultura e assistenza medica, sono riusciti a sopravvivere a virus molto ma molto più aggressivi e mortali, noi potremo certamente fronteggiare questo smidollato del coronavirus, tant’è che, come si è detto, si stima che solo il 20% dei contagiati abbia sintomi. E secondo molti ricercatori, in realtà il numero dei contagiati senza sintomi potrebbe essere molto più alto, proprio perché l’assenza di sintomi rende difficile scoprire chi è entrato in contatto col virus che poi gli ha fatto un baffo.

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Foto di Alexandra_Koch da Pixabay

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Coronavirus? E noi facciamo compagnia ai bimbi! – 5 –

People For Planet - Dom, 03/15/2020 - 06:00
L’indovinello di oggi

Cammino, cammino in ogni momento e il tempo che passa a tutti rammento. Se stanco alla fine un poco ristò un giro di chiave e… ancor me ne vò. Chi sono?
(La soluzione domani, intanto pensaci!)

La soluzione dell’indovinello di ieri

Tra gli scogli son marine
in cima ai monti sono alpine
Ce n’è una che è polare
ma la vedi anche dal mare. 
Con le nubi ce ne andiamo,
indovina un po’, chi siamo?  
(Soluzione: Le stelle)

Una filastrocca al giorno leva la noia di torno

Musotondo
L. Schwartz

Il mio gatto Musotondo
verdi ha gli occhi e il pelo biondo,
col nasetto impertinente
canzonar sembra la gente;
è una birba a tutta prova
che ogni dì ne fa una nuova.
Proprio adesso il bricconcello
si è cacciato in un cappello,
vi si affaccia da padrona,
quasi fosse il suo balcone,
e da lì contempla il mondo
il mio gatto Musotondo.

Cantiamo insieme!

Marty e i suoi amici – Il leone si è addormentato

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Arriva la grappa igienizzante spray

People For Planet - Sab, 03/14/2020 - 18:31

Da Treviso al mondo. La Distilleria Castagner mette a punto lo spray igienizzante di grappa Alto Grado 71, con la speranza che possa aiutare a “tener pulita” la bocca e il cavo orale, in questi tempi bui attanagliati dal Coronavirus, o Covid-19, sebbene naturalmente non si tratti di un medicinale e non vada inteso in nessun modo come tale. Ne dà notizia Foodcommunity.

Piuttosto un divertissement

L’idea parte dalla consapevolezza che l’alcol è un forte alleato contro il virus, e lo abbiamo ben spiegato qui.  “La grappa, dal punto di vista chimico, è un alcol con aromi, quelli dell’uva; la scienza definisce l’alcol come il miglior disinfettante, anche per i virus. La gradazione alcolica per essere efficace deve avere tra i 60 e 80 gradi alcolici”, spiega il mastro distillatore Castagner. Lo spray da tasca ha 71 gradi alcolici e 85 circa in distillazione.

Questo prodotto – che se anche non dovesse combattere il virus, potrebbe comunque tenerci su il morale – viene nebulizzato in microscopiche goccioline di distillato, che si distribuiscono così uniformemente in gola, “purificando” il cavo orale con poche spruzzate.

50 sfumature di spruzzo

Cinquanta vaporizzazioni di Alto Grado 71 corrispondono a un bicchierino di grappa: quindi andiamoci piano. L’effetto “igienizzante” dura – secondo i produttori – per circa 30 minuti e il contenitore da 5 cl eroga circa 130 nebulizzazioni.

Per ora i primi 500 flaconi sono stati destinati a quattro gastronomie venete, ma “alla fine della prossima settimana sarà allestito l’impianto definitivo per questa nuova produzione che verrà proposta anche a tutta la grande distribuzione e in tutto il territorio nazionale. La grappa quindi c’è ed è più buona dell’alcol”.

PS: Le gastronomie selezionate in provincia di Treviso per un primo test sono: la Gastronomia Danesin, la Latteria Moro, La Cadomare, Gastronomia Bonato Roger.

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2015: Il video in cui Bill Gates raccomandava di prepararsi ad una prossima epidemia

People For Planet - Sab, 03/14/2020 - 18:21

2015, l’anno dell’ebola.

In un “Ted Talks” Bill Gates, imprenditore e filantropo, fondatore di Microsoft, avvertiva che l’umanità e in particolare i Paesi più avanzati avrebbero dovuto investire piuttosto che in armi in sistemi di prevenzione per fronteggiare possibili prossime epidemie, molto più pericolose di una guerra.

Non è stato ascoltato, c’è speranza che possa esserlo ora e per il futuro?

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Indice quotidiano del Web antivirus – 2 –

People For Planet - Sab, 03/14/2020 - 17:53
Le bimbe di Giuseppe Conte L’immagine della pagina facebook “Le bimbe di Giuseppe Conte”

Conta quasi trentamila iscritti la pagina, nata solo due giorni fa, che riporta immagini del “nostro sexy professore e avvocato del Popolo”, come si può leggere nelle informazioni.  “Le bimbe di Giuseppe Conte” raccoglie su facebook i fotomontaggi nei quali il professore diventa di volta in volta, principe, cavaliere, eroe e vero sex symbol. 

Appuntamento sui balconi e sui tetti!

Prosegue l’appuntamento che vede concerti improvvisati dai balconi italiani. Nel gruppo di Alcatraz Band sono stati raccolti decine di post da tutta Italia. Dall’Inno di Mameli a musica da discoteca, l’appuntamento alle ore 18.00 tutti i giorni sui terrazzi delle case. Armatevi e suonate!

Distanziamoci Il distanziatore

Uno dei video più condivisi è “Il distanziatore” .

La rivincita dei bau bau

Ormai coniugato in ogni forma il tormentone del “bisognino” del nostro migliore amico. Dal ricatto, al condominio che si presta il cane, all’uso improprio di diuretici, fino alla scusa di uscire con il guinzaglio dicendo che si è perso il cane e lo si sta cercando. Fido è diventato la scusa complice per “l’ora d’aria” quotidiana. (Ma voi state in casa!).

Il dottor Nowzaradan ci salverà dai chili di troppo

Anche la pagina del Dottor Nowzaradan continua a sfornare ogni giorno meme che ci esortano a stare alla larga dai frigoriferi, e lo fa in modo divertente e ironico.

Altre risate in compagnia

Ogni sera alle 21.30, diretta Facebook sulla pagina di Jacopo Fo e Alcatraz Band.

Sulla pagina Facebook Amici di People for Planet pubblichiamo immagini, vignette, video e quant’altro ci è stato segnalato da tutti voi nella nostra pagina FB di Alcatraz Band.
Buon divertimento!

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Bimbi a casa? Giochiamo!

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Perché i numeri sulla mortalità dei contagiati sono esagerati ma il coronavirus è comunque veramente pericoloso

People For Planet - Sab, 03/14/2020 - 15:00

Ma nella foga di tenere le persone a casa si stanno diffondendo dati inutilmente allarmistici e spaventosi.

I dati ufficiali sono discordi, si parla di un 2-3 per cento di letalità, cioè muoiono 2 o 3 persone su 100 contagiati. Ma girano anche numeri più alti; in effetti 827 morti (a oggi 12 marzo) su 12.400 contagiati vorrebbe dire una letalità intorno al 6%, ma questo dato non ha nessun senso.
Infatti, come spiegano molti virologi, il numero delle persone contagiate ufficialmente è falsato in quanto NON vediamo tutti i contagiati reali! Si calcola che solo il 20% dei contagiati (1 su 5) sviluppi sintomi. Quindi moltissimi contagiati non se ne rendono conto. Soltanto se fanno il tampone si può sapere se hanno il virus. Ma il tampone viene effettuato solo su persone sospette di aver avuto contatti con malati (infermieri, medici, famigliari, amici).

È parere diffuso tra i medici che siano quindi MOLTI di più. Il tasso di letalità ufficiale è perciò più basso del semplice rapporto tra contagiati scoperti e decessi proprio perché si fa la tara sul numero dei contagiati che stanno benissimo e non sono entrati in contatto con ammalati e non sono stati scoperti.

Cito da un articolo appena uscito su Live Science: “Infine, il Paese potrebbe non rilevare molti dei casi lievi di COVID-19. Spesso, man mano che i test si espandono all’interno di una comunità, si riscontrano casi più lievi, il che riduce il tasso di mortalità complessivo, ha detto Gordon. Questo è stato il caso della Corea del Sud, che ha condotto oltre 140.000 test e ha riscontrato un tasso di mortalità dello 0,6%, secondo Business Insider” (traduzione da un articolo pubblicato su LiveScience.com il 9 marzo 2020 leggi tutto l’articolo)

Chiaramente se il numero dei contagiati non fosse 12mila ma 36mila il tasso di letalità si ridurrebbe di due terzi.

MA ATTENZIONE: QUESTO NON VUOL DIRE CHE NON CI SI TROVI DI FRONTE A UNA PANDEMIA POTENZIALMENTE DISASTROSA!

Infatti la questione che sta allarmando gli specialisti è che questo virus è pericolosissimo perché NON abbiamo anticorpi e cure specifiche, proprio perché non si era mai visto e non abbiamo vaccini per mettere al riparo le persone più deboli. Al momento si stanno curando i pazienti gravi sopratutto con la respirazione artificiale, i famosi ventilatori polmonari.

Se arrivassimo ad avere un cinquantesimo della popolazione italiana contagiato, il sistema sanitario salterebbe. Attualmente ci sono mille persone in terapia intensiva. Cioè grossomodo mille ogni 12 mila contagiati.

Con un con 1 milione e 200mila contagiati avremmo 100mila persone in terapia intensiva. Tanto per rendere l’idea vorrebbe dire dover mettere in terapia intensiva la popolazione di una città come Ancona! E mi sembra evidente che non ci sono abbastanza medici, infermieri, macchine e stanze dove ricoverare 100mila di persone!

Allora sì che il numero dei morti esploderebbe! Perché come abbiamo detto, non essendoci medicine specifiche per questo nuovo virus non c’è altro da fare che mettere i malati gravi in terapia intensiva e farli sopravvivere abbastanza a lungo per dare il tempo al nostro sistema immunitario di capire questo virus, reagire e farlo fuori. La gente guarisce se gli dai il tempo di approntare difese fisiologiche specifiche. Le normali influenze fanno altrettanti malati ma le persone hanno anticorpi, abbiamo medicine specifiche e vaccini. Questa è la differenza che determina la gravità del coronavirus!!!

Le misure di sicurezza stanno funzionando

I grafici qui sotto mostrano il numero di nuovi contagiati quotidianamente e il numero di tamponi analizzati quotidianamente.

Da Il Sole 24 ore ddel 12 marzo 20202

Salta agli occhi che tra l’8 marzo e l’11 marzo si è passati da 9mila contagiati a più di 12mila ma contemporaneamente i tamponi sono passati da 7.875 a 12.393. Sicuramente sta ancora aumentando la diffusione (ci sono 14 giorni di incubazione!) ma sta anche aumentando la quantità di persone sottoposte a tampone quindi l’aumento dei contagiati non vuol dire automaticamente che siano aumentati realmente purché sicuramente è aumentata la capacità di individuare le persone senza sintomi.

da Il Sole 24 del 12 marzo Quindi se non vogliamo vedere scenari da apocalisse stiamo a casa!

Potrebbe essere una grande occasione per dedicarci a tutto quello che prima non avevamo tempo di fare!

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L’Italia chiamò: anche People For Planet partecipa assieme al Museo di Capodimonte

People For Planet - Sab, 03/14/2020 - 12:24

«Tutti uniti nel più grande live streaming di tutti i tempi per raccontare al mondo come reagisce l’Italia davanti all’emergenza Coronavirus.»

Così, per 18 ore, nella giornata di venerdì 13 marzo sono stati raccolti video, storie, lezioni dedicate ai ragazzi, registrazioni di artisti, festival culturali, spettacoli, concerti e mostre, dirette con le radio e dirette con i cittadini.

Assieme al Museo di Capodimonte vi ha partecipato anche People For Planet con il video che racconta dei “Percorsi Tattili e Narrativi” messi a punto nel Museo e Real Bosco di Capodimonte, Napoli: un segnale di fiducia che anche questa bellissima iniziativa possa tornare a essere realizzata presto.

Per rivedere il video-maratona è sufficiente andare sulla pagina di ItaliaChiamò, dove si trovano anche gli estremi del conto corrente per partecipare alla raccolta fondi per sostenere lo sforzo delle professioniste e dei professionisti del sistema sanitario nazionale, con donazioni sul conto corrente della protezione civile destinate ai reparti di terapia intensiva.

Immagine: Screenshot dal video di ItaliaChiamò2020 – Il collage dei video in cui si canta l’Inno di Mameli

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Coronavirus? E noi facciamo compagnia ai bimbi! – 4 –

People For Planet - Sab, 03/14/2020 - 07:00
L’indovinello di oggi

Tra gli scogli son marine
in cima ai monti sono alpine
Ce n’è una che è polare
ma la vedi anche dal mare. 
Con le nubi ce ne andiamo,
indovina un po’, chi siamo?  
(La soluzione domani, intanto pensaci!)

La soluzione dell’indovinello di ieri

Ho la forma rotonda e allungata, sono morbido e caldo quando sono fresco, cosa sono?
(Soluzione: il pane)

Una filastrocca al giorno leva la noia di torno

Tanto sole il lunedì;
bianca neve il martedì;
mercoledì si scende in piazza
per sentir la storia pazza;
qui si ride il giovedì;
non si piange il venerdì;
e di sabato, vi avviso,
c’è la festa del sorriso.
La domenica, è baldoria,
perché inizia un’altra storia.

Cantiamo insieme!

Se sei Felice e tu lo sai batti le mani!

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Coronavirus? E noi facciamo compagnia ai bimbi! – 3 –
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Chi salva i freelance?

People For Planet - Sab, 03/14/2020 - 05:00
Le “lance libere”

Sono i freelance, il popolo che rappresenta la manovalanza intellettuale di tanti settori “trendy” (informatica, web, design, cultura, turismo, arte, editoria…) che in larga maggioranza guadagna meno di 30.000 euro lordi all’anno e moltissimi non arrivano a 15.000. Sono circa 2 milioni in Italia, in prevalenza under 40, sparsi un po’ dappertutto ma con una forte concentrazione nelle grandi città dove il costo della vita è più caro. Spesso non hanno contratto; spesso svolgono un lavoro semigratuito con ritmi intensissimi; spesso sono legati all’economia della promessa: “Oggi ti dò pochi soldi ma domani vedrai… e poi vuoi mettere la visibilità che ottieni lavorando con noi?”

Hanno redditi che permettono loro di vivere “sul filo di lana” e non hanno le tutele e le garanzie dei lavoratori dipendenti regolarmente inquadrati.

Anche sui freelance si è abbattuto il Coronavirus che ha provocato un drastico stop delle attività per molti di loro.

Un sondaggio di Acta

Acta (actainrete.it), un’associazione storica dei freelance, costituita nel 2004, ha lanciato un sondaggio tra gli appartenenti a questa categoria nei giorni 28-29 febbraio, quando la situazione era ancora meno grave dell’attuale, per raccogliere dati sugli effetti delle misure per il contrasto alla diffusione del Covid-19 sul lavoro dei freelance. Hanno partecipato in 410.

Emerge, secondo il sondaggio, che:

Quello che preoccupa, in particolare, è la perdita di reddito che si è già verificata e che con tutta probabilità continuerà a verificarsi nei mesi a venire, dato che i servizi tipicamente forniti da questa fascia di lavoratori (formatori, ricercatori, consulenti, interpreti, traduttori, grafici, ecc.) vengono programmati con ampio anticipo e risentono enormemente non solo delle condizioni delle industrie italiane e straniere in generale, ma anche della mancata circolazione delle persone, in Italia e all’estero.

Cancellazioni e sospensione di commesse e incarichi

Il 47% ha subito la cancellazione di almeno una commessa nella settimana appena trascorsa e/o nelle prossime settimane, il 57% ha avuto la sospensione o il rinvio a data da definirsi di almeno una commessa. La percezione condivisa dai ¾ dei freelance è che ci saranno cancellazioni e rinvii nei prossimi mesi

I più colpiti dalle misure di blocco che mirano ad arginare il coronavirus sono coloro che svolgono attività che prevedono un impegno in presenza e/o sono direttamente colpiti dalle misure di sospensione: interpreti, organizzatori di eventi e formatori per quasi la totalità hanno già subito cancellazioni e rinvii di incarichi

Il 77% dei rispondenti si attende una contrazione del fatturato, tra questi il 17% ritiene che tale riduzione sarà molto consistente, superiore al 30%.

C’è quindi molta preoccupazione, anche perché i redditi sono in genere piuttosto esigui, tali da non lasciare margini di riserva per eventi di questa portata. Si consideri che un terzo ha un fatturato medio (al lordo di spese, contributi e imposte) non superiore ai 20.000 euro annui e un altro quarto tra i 20.000 e i 30.000 euro. Non stupisce perciò che molti degli intervistati ritengano debbano essere applicate misure di welfare a sostegno di chi è stato più danneggiato.

Le donne più colpite

Le donne sembrano essere più danneggiate degli uomini, in parte perché le professioni che più ne risentono sono molto femminilizzate, in parte perché il blocco di scuole e asili ha un maggiore impatto sulla disponibilità al lavoro delle donne. Ed infatti molte ritengono che dovrebbero esserci delle misure compensative a favore di chi non ha potuto lavorare a causa della chiusura delle scuole.

Le richieste di Acta

Abbiamo intervistato Anna Soru, professione ricerca economica, presidente di Acta, per sapere da lei quali sono le proposte per far fronte alla crisi del lavoro dei freelance derivanti dal Coronavirus.
Ecco cosa ci ha detto:

Premetto che noi di Acta abbiamo sempre fatto delle proposte ragionevoli e misurate rispetto al quadro economico complessivo e così è anche in questa circostanza.

A nostro avviso le misure di sostegno che il Governo dovrebbe adottare sono essenzialmente 3:

1) Contributo di 500 euro al mese per i lavoratori autonomi che dichiarano di aver interrotto o fortemente ridotto il lavoro, con possibilità di restituzione delle somme erogate nel caso in cui dalla dichiarazione dei redditi risulti che non vi sia stata la prevista diminuzione del reddito.

2) Sospensione dei pagamenti dei contributi fiscali e Inps in scadenza nei prossimi mesi e previsione della loro rateizzazione, senza interessi, nelle prossime annualità.

3) L’indennità di maternità e malattia sia calcolata non come attualmente previsto sulla base degli ultimi 12 mesi (periodo in cui presumibilmente per molti il reddito diminuirà) ma, per chi ne faccia richiesta, sulla base dei 12 mesi precedenti.

Vedremo ora quali misure adotterà il Governo.

Foto di copertina: actainrete.it

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Covid-19, devo disinfettare il mio cane?

People For Planet - Ven, 03/13/2020 - 17:00

Il primo cane in quarantena è rimasto anche l’ultimo, per fortuna, mentre continuano a non esserci prove – secondo l’Oms – che i cani o i gatti possano essere contagiati e contagiare a loro volta. Nel frattempo, il Dipartimento per la sicurezza alimentare di Hong Kong (cioè dove il primo cane è stato messo in quarantena) ha diffuso nei giorni scorsi un documento in cui spiega prima di tutto ciò che è avvenuto.

Il cane in quarantena

Il fatto che un cane sia stato trovato positivo al tampone covid-19 significa che nel campione prelevato (dal naso) è stata trovata traccia dell’RNA del virus, ma non si sa se questo rende il cane contagioso. Potrebbe infatti trattarsi di piccoli frammenti innocui.

L’insufficienza delle prove è comunque – secondo i ricercatori – sufficiente per porre in quarantena animali di compagnia di persone malate. Come tutti i mammiferi, infatti, cani e gatti reagiscono ai virus in maniera simile a noi. Potrebbero anche essere malati asintomatici.

Massima igiene anche con loro

Le conclusioni del documento sono che – in via precauzionale – anche con gatti e cani è bene porre buone norme di igiene, compreso lavarsi bene le mani dopo averli toccati, o dopo aver toccato i loro oggetti di uso comune. Evitare di baciarli è importante. Per lo stesso motivo, chi avesse sintomi quali febbre o tosse dovrebbe tenersi alla larga anche dagli animali. Per approfondire, vi segnaliamo questo articolo di Science Mag.

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Covid-19: devo disinfettare le superfici? E come?

People For Planet - Ven, 03/13/2020 - 15:40

Il Coronavirus appare – per quanto è dato apprendere dai pochi studi disponibili – come semplice da lavare via. Un sapone è sufficiente: qualsiasi detergente dal potere sgrassante. La buona notizia compare qui, per voce di Juan Leon, ricercatore alla Emory University: “Tutti i Coronavirus – spiega – sono avvolti da uno strato protettivo di grasso. Disinfettanti e sgrassatori eliminano quello scudo rendendo il coronavirus facile da eliminare a confronto con altri virus che invece possiedono una copertura proteica più forte”. L’Environmental Protection Agency ha messo a punto una lista di detergenti e disinfettanti la cui efficacia è stata comprovata direttamente su questo nuovo Coronavirus, o Covid-19. Hanno nomi oscuri per noi, ma si tratta appunto di normali detergenti e disinfettanti per la casa.

I consigli dei medici

“Per massima sicurezza – spiega Federica Zanetto, pediatra di famiglia Presidente di Acp, l’Associazione culturale pediatri a Milano – consigliamo di pulire le superfici dove bambini e ragazzi giocano o studiano con disinfettanti a base di alcol (etanolo) al 75% o a base di cloro all’1% (candeggina)”. In generale, pulire normalmente il resto della casa è più che sufficiente. “Opportuno pulire accuratamente i dispositivi come telefoni e tablet almeno una volta al giorno – continua Zanetto – ed evitare di farli utilizzare da altre persone, anche della stessa famiglia, contemporaneamente. Evitare di passare di mano il telefonino durante una chiamata alla sorella o alla mamma. La maggior parte dei produttori di dispositivi elettronici confermano che la prima cosa da fare per pulire il proprio smartphone, dopo averlo spento e aver staccato eventuali cavi attaccati, è passare un panno morbido di quelli senza pelucchi. Per quanto riguarda le cover dei telefoni, vanno pulite anche quelle — i normali prodotti detergenti che avete in casa andranno bene”.

A tutto alcol

Resta invece da raccomandare una precauzione massima quando si rientra da supermercati o altre zone esterne alla casa. In questo caso, come in ogni caso in cui si frequentano zone a rischio (ad esempio, se si frequenta un ospedale) è necessaria la massima cautela, ed è meglio scegliere soluzioni disinfettanti a base di alcol: almeno al 65%. Come si vede nella lista sotto, reperibile qui, l’alcool è in assoluto il metodo più efficace.

Ma l’aria?

L’altra grande questione è se il virus permanga nell’aria. Non si sa. Secondo medRxiv, il virus sarebbe in grado di resistere nell’aria fino a 3 ore, e sulle superfici di acciaio e plastica (che sembrano le preferite dal virus) fino a 2/3 giorni. Sappiamo – da una ricerca pubblicata sul Journal of Hospital Infection – che un altro Coronavirus (è noto che ce ne sono di diversi tipi), quello che causa la SARS, può restare attaccato a superfici non porose fino a 9 giorni. Anche per questa incertezza, si raccomanda la massima cautela nelle uscite, anche quelle ammesse dal decreto legge (ad esempio se si porta il cane o se si pratica sport all’aperto, questione quest’ultima dall’ammissibilità variabile a seconda dei Comuni).

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Covid-19: l’aiuto arriva da un farmaco contro l’artrite

People For Planet - Ven, 03/13/2020 - 12:21

Si chiama Tocilizumab, è un anticorpo monoclonale utilizzato contro l’artrite reumatoide e potrebbe essere d’aiuto contro le complicazioni a livello polmonare causate dal Covid-19. In via sperimentale questo principio attivo è infatti già stato impiegato in Cina contro le infezioni polmonari da coronavirus, dando buoni risultati, e all’Ospedale Cotugno di Napoli su due pazienti, i primi in Italia trattati con questo farmaco, mostrando un netto miglioramento della sintomatologia polmonare già nelle prime 24-48 ore dopo la somministrazione. Risultati che hanno fatto ben sperare al punto che, tra ieri e oggi, altri 4 pazienti nell’ospedale partenopeo sono stati sottoposti allo stesso trattamento.

Subito sperimentazione clinica

Giuseppe Nisticò, farmacologo e docente all’Università di Roma Tor Vergata, per oltre 10 anni membro italiano del comitato scientifico e del consiglio d’amministrazione dell’Ema, l’Agenzia europea del farmaco, in un articolo su agi.it chiede che la sperimentazione del Tocilizumab nei casi di gravi polmoniti da Covid-19 possa partire subito. Secondo l’esperto i risultati incoraggianti ottenuti all’ospedale Cotugno di Napoli “dovrebbero indurre il ministero della Salute e l’Aifa a concedere immediatamente l’autorizzazione per un clinical trial più allargato per valutare in tempi brevi la sua efficacia e tollerabilità”, ha spiegato l’esperto. “Ci sono basi razionali per tale autorizzazione: era infatti stato già documentato che il Tocilizumab fosse in grado di bloccare la liberazione massiva della citochina IL6, che viene indotta dal coronavirus a livello cellulare, e così prevenire i suoi effetti letali bloccando la replicazione del virus o arrestandone la virulenza”.

Cessione gratuita da Roche

Intanto Roche, la casa farmaceutica  che produce il farmaco, ne ha annunciato la cessione gratuita e ha dato la propria disponibilità all’Agenzia italiana del farmaco per avviare uno studio clinico sull’efficacia e sicurezza di Tocilizumab nei pazienti con Covid-19.

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I 10 migliori film sull’ambiente e la sostenibilità

People For Planet - Ven, 03/13/2020 - 11:00

Per un giornale elettronico che ha come suo orizzonte editoriale la difesa dell’ambiente e la sostenibilità con il mondo che ci ospita era necessaria e doverosa una top ten della Settima arte dedicata a questo vitale tema della nostra  agenda politica. Con la crescita della sensibilità dell’opinione pubblica e di chi fa cinema (in questi anni chi produce ha enormemente aumentato i protocolli green per buone pratiche sostenibili nella realizzazione di un film) i numeri di opere nate con fini ecologici hanno ottenuto una crescita esponenziale per schierarsi dalla parte di quel torto che i potenti non vogliono considerare e che dai tempi dei Lumiere hanno posto all’uomo la molteplicità del mondo. Bertrand Tavernier, regista e critico, infatti indica in “Puits de pètrol a Baku. Vou de près” del 1899 il capostipite di un giacimento ancora poco indagato e studiato con attenzione. Il documentario in anni recenti ha avuto una crescita molto importante ma non si poteva eludere il ruolo delle opere di finzione che per natura specifica hanno una enorme influenza sulla coscienza collettiva. Nel formulare la classifica si è tenuto in considerazione non solo la denuncia doverosa che molti autori tengono nella loro proposta ma anche il valore estetico e artistico dei film che a mio parere ne fanno opere indispensabili alla visione. Divertire, rendere consapevoli e sensibili all’intero creato è il loro fine. 

IL SALE DELLA TERRA di Wim Wenders e Julien Ribero Salgado, 2014

Sebastiao Salgado è uno dei più grandi fotografi viventi che ha messo al servizio dell’uomo la sua arte e la sua volontà umanistica. Da un quarto di secolo gira il pianeta per documentare le migrazioni, il lavoro, le carestie, non smettendo mai di mettere al centro le numerose contraddizioni della modernità e della sua esistenza ma soprattutto il modello di sviluppo che mette la merce davanti alle persone. Fu una missione umanitaria in Africa a trasformare quello che era un economista in un fotografo in bianco e nero che con libri e mostre ha ottenuto grande considerazione. La biografia di un grande artista e le sue opere sono state inquadrate in questo documentario da un celebre regista internazionale che ne incrociò per caso il valore guardando alle vetrate di una sua mostra a Los Angeles negli anni Ottanta, e dal figlio non certo preoccupato dall’agiografia di un padre così autorevole e anche della mamma che ha saputo trasmettere al marito la passione della fotografia. Il pedinamento come inchiesta sui lavori realizzati per libri dedicati all’America Latina con The Other Americas, sulle drammatiche condizioni dei popoli africani (Sahel: The End of the Road), sulle condizioni dei lavoratori in giro per il mondo (Workers), sulle grandi migrazioni umane (Migrations) e ultimamente sugli angoli del pianeta non ancora contaminati dalla modernità (Genesis). Il film non è la santificazione dell’artista ma la scoperta dei mondi che ci circondano e che spesso osserviamo in pochi secondi di news. Un film che diventa una sorta di preghiera laica dedicato alla moltitudine dell’altro. Dal genocidio del Ruanda al celebre reportage dei cercatori d’oro in una valle di fango, Salgado e gli autori del documentario ci ricordano come l’uomo pensante sia l’animale più crudele della terra.
Il documentario non è solo denuncia ma ha anche una sua componente di proposta. Salgado dopo aver constatato l’inumanità del mondo aveva smesso di fotografare. Ma poi grazie alla moglie – scrive Morandini – che “gli propone di riforestare le terre di proprietà della famiglia, trasformate in un deserto da anni di siccità, Salgado scopre che – con anni di duro lavoro – ritrasformando la terra arida nella foresta verde che era un tempo, torna anche la pioggia. Capisce così che l’uomo può distruggere la vita, ma può anche crearla e torna a fotografare, a ritrarre la natura, gli animali, la Terra”. Il titolo del documentario fa riferimento ad un passo del Vangelo di Matteo “Sei il sale della terra. Ma se il sale perde la sua salinità, come può essere reso di nuovo salato? Non è più buono a nulla, tranne che ad essere buttato fuori e calpestato”. Salgado in portoghese significa “qualcosa di salato”. Nelle sale italiane il film ha incassato due milioni. È fruibile su diverse piattaforme streaming. 

KOYAANISQATSI di Godfrey Reggio, 1982

Oggi è sparito dai radar della fruizione purtroppo, ma negli anni Ottanta, anche se senza grande considerazione critica, questo originalissimo documentario, grazie anche alla straordinaria colonna sonora di Philip Glass, infiammò la passione di molti estimatori. L’autore era un anonimo impiegato che decise di rivolgere la sua attenzione a un documentario che si preoccupasse della natura e lo sviluppo della civiltà. Le riprese e i numerosi montaggi hanno richiesto sei anni di lavoro. Il film era stato concepito come opera sperimentale per scuole e università ma si deve all’intuito artistico e umanistico di Francis Ford Coppola che mise il suo nome per poterlo distribuire nei cinema di tutto il mondo con l’epigrafe in calce pur non avendo partecipato al progetto artistico e permettendogli di incassare oltre 3 milioni di dollari. Il film è una sorta di viaggio che inizia ritraendo la natura come era ed è rimasta dalle origini per poi soffermarsi sul mondo che cambia ritraendo con immagini a volte accelerate o rallentate senza commento parlato ma solo con il sonoro minimalista di Glass veramente stupendo. Il film mostra persone di tutti i ceti sociali e di tutti i continenti, metropoli riprese dalla spazio. Il titolo del film deriva da una parola degli indiani Hopi che possiamo tradurre come: “Condizione che richiede un altro stile di vita”. Secondo il critico cinematografico Robert Ebert: “ciò che si vuole mettere in contrasto non è tanto l’idea di un genere umano che sa convivere con la natura e un altro che la depreda, ma tra un mondo abitato da uomini e uno senza uomini, in cui la natura si manifesta in tutta la sua magnificenza”. Primo film di una trilogia ma i successivi “Powaqquatsi” e “Nayoquatsi” non hanno raggiunto la notorietà del primo fatto salve alcune proiezioni musicate dal vivo da Glass. 

AVATAR di James Cameron, 2009

Tre Oscar e secondo incasso della storia del cinema che con i suoi numeri ritengo abbia consentito a far aumentare le consapevolezze e il senso comune ecologico e della sostenibilità ambientale. Ha impiegato diverse nuove tecniche cinematografiche a partire dall’uso del 3D. Fantascienza ambientata nel 2154 anche se c’è chi distingue che si tratta di una fiaba ecofantastica. Un ufficiale paraplegico viene mandato sul pianeta Pandora per costituire una formazione di avatar artificiali che combattano contro gli indigeni Na’vi’ per allontanarli dal pianeta e poter disporre del prezioso unobranium. Il Time mise in evidenza “la creazione più intensa e convincente di un mondo fantastico mai visto nella storia del cinema”. Una natura che si ribella all’uomo e ne difende le fondamenta. Non avevamo mai visto una rappresentazione di un popolo alieno così umano che facilmente ricorda i pellerossa che ostacolavano l’uomo bianco predatore delle risorse del sottosuolo. Uno spettacolo di altissimo livello mette al centro di tutta la vicenda l’energia panica che tiene in vita Pandora. Per il saggista Ray Menarini con Avatar “nel nuovo cinema digitale cameroniano abita un universo che respira tutto insieme, incarnazione del web, e si muove con una flora, una fauna e una popolazione totalmente vivi”. E per l’attesissimo sequel il regista ha rifiutato le riprese in Amazzonia annunciando che sarà il primo film senza impatto ambientale nella storia del cinema. È stata già messa a disposizione un’area di 100.000 metri quadri per installare una serie di pannelli solari con il sistema Mbs Media Campus, che produrrà l’energia necessaria per il set. La mobilità di tutti i lavoratori coinvolti nella produzione del film e i materiali di scena saranno eco-compatibili. Ci sarà molta cura persino nella scelta dei prodotti della pulizia.

MISSION di Roland Joffè, 1986

Il grande cinema spettacolare con una vicenda di grande respiro mette al centro il rapporto dell’uomo occidentale e lo sfruttamento e l’espropriazione dei popoli nativi. Un mercante di schiavi spagnolo in cerca redenzione, si unisce alla missione fondata da un gesuita in Sud America con lo scopo di convertire i nativi al cristianesimo e di preservarne le loro abitudini battendosi per evitare che diventino gli schiavi delle piantagione dei latifondisti europei. Il film si basa su fatti realmente accaduti ma la sceneggiatura inventa il coinvolgimento diretto nello scontro armato dei padri gesuiti per rendere più coinvolgente la trama. Secondo Walter Veltroni “un bellissimo film, pieno di forza epica, di respiro storico, di tensione morale”. Quando vinse a Cannes, nel 1986, molti storsero il naso. Ma la verità è che questa storia di una comunità di gesuiti assediata insieme agli indios nel Sudamerica alla metà del Settecento è di straordinaria forza emotiva. A chi oppone la critica del troppo buonismo oppongo la forza visionaria di chi prende in mano il proprio destino armi in mano. Che lo facciano in modo inventato dei gesuiti lo rende più epico. Splendide scene la suonata con con oboe del missionario, la battaglia cruenta e il gruppo di bambini della tribù che riesce a salvarsi dal massacro e abbandona il villaggio ormai distrutto, deserto e ridotto in cenere. I giovani ritrovano un violino e qualche oggetto usato nella guerra, e con questi fuggono con una canoa nella foresta. La lotta continuerà. Oscar alla Fotografia. Musica indimenticabile di Morricone

DOVE SOGNANO LE FORMICHE VERDI di Werner Herzog, 1984

Ambientato nel deserto australiano, riguarda la vicenda di un territorio conteso tra una compagnia mineraria e i nativi aborigeni con un geologo che si mette dalla parte dei nativi. Conflitto tra culture che trova nella trama un punto significante nella causa giudiziaria complicata dai problemi di comunicazione dell’unico sopravvissuto di una tribù della quale nessuno conosce la lingua o quando gli aborigeni chiedono di poter far entrare nell’aula un loro oggetto sacro rimasto seppellito per secoli e ottengono che l’aula di giustizia si svuoti. Il film è nato dalla conoscenza del regista della reale vicenda appresa partecipando a un Festival in Australia decidendo di coinvolgere i sopravvissuti di quell’esperienza per poterla ricostruire in termini cinematografici. Un regista che già aveva messo della sua narrazione la Natura (Aguirre furore di Dio, Fitzcarraldo, Cobra Verde) ne trova la sintesi più compiuto in questo film che ha anche un profondo rispetto del Sacro. Secondo Morandini “Un western cosmogonico per ecologisti “verdi” difensori della natura pessimisti ma non rassegnati” 

UNA STORIA VERA di David Lynch, 1999

Come indica il titolo il film è ispirato ad un fatto realmente accaduto. Un anziano contadino dell’Iowa, Alvin Stewart che nel ’94, a bordo del suo trattore tosaerba, affronta un viaggio di sei settimane percorrendo quasi 400 km a 8 km orari per andare a trovare il fratello Lyle, che aveva avuto un infarto, per raggiungere il Wisconsin. Al logorio della vita postmoderna si contrappone l’elogio della lentezza per affrontare la complessità dell’esistenza e che attraverso la vicenda del protagonista riconsidera il mondo come va affrontato con sincerità nel confrontarti con chiunque incontri per strada: un prete in un cimitero, dei ciclisti, due meccanici fratelli, una donna che ha investito un cervo. Lynch che ci aveva abituato a ben altre estetiche ci racconta una storia pura ed ecosostenibile di un vecchio senza patente che con il trabiccolo del suo lavoro agricolo si mette in viaggio per andare un fratello con cui non erano mancati rancori non pensando al Tempo e affrontando lo spazio con l’ecologia della mente. Secondo Mereghetti, profondo esegeta di Lynch, “Una meditazione sulla morte, sulla memoria, il passato, la famiglia”

LE QUATTRO VOLTE di Michelangelo Frammartino, 2010

Più che un documentario  un film molto originale e di rara bellezza poetica di una straordinario autore milanese di origini calabresi che trionfa a Cannes nella prestigiosa sezione della Quinzaine. E in Calabria realizza il film nella Caolonia dei genitori e ad Alessandria del Carretto dove già De Seta aveva mostrato i dimenticati che alzavano nel giorno della festa un grande albero trasportandolo dalla montagna. Si inizia con la nascita del carbone, poi la storia di un anziano pastore che porta al pascolo le sue capre e si cura con medicina popolare. Quando muore gli animali vengono affidati ad altri e il capretto che abbiamo visto nascere si perderà andando a finire vicino al maestoso albero della festa. Quell’albero che dato ai carbonai servirà a dare calore alle case della comunità. I quattro elementi dell’esistenza (uomo, animale, vegetale e minerale) fanno parte di un ambiente sostenibile e in perfetto equilibrio. Senza dialoghi e con immagini bellissime  ci racconta secondo Goffredo Fofi “con la stessa sicurezza di Esiodo o Virgilio, una realtà tutta di oggi – in luoghi lasciati ai margini della storia, dal benessere dalla modernità – e tutta di ieri, se non forse di domani”.

ERIN BROKOVICH – FORTE COME LA VERITÀ di Steven Soderbergh, 2000

Legal movie di impegno civile hollywoodiano e di denuncia che arriva forte e d’impatto senza comizi grazie ad un regista molto bravo e all’interpretazione di una star come Julia Roberts che guadagna un Oscar nei panni della protagonista con sceneggiatura su un fatto realmente accaduto. Una single con tra bambini disoccupata trova lavoro grazie ad un avvocato che ne aveva curato i diritti in una causa. La neofita segretaria per caso trova in un faldone dei dimenticati documenti che provano le colpe  di un’industria californiana che ha scaricato una sostanza nociva nella falda acquifera provocando molti tumori. Palpitante la fase delle ricerche delle prove che sfocia in una gigantesca class action nei confronti di chi ha sostenuto il falso contro la salute pubblica. Il cinema mainstream riattualizza le grandi storie del new deal e della new Hollywood anni Settanta valorizzando chi abita nelle case povere delle province di distretti industriali che vedono l’americano medio messo in scacco da chi ha al suo servizio potenti studi di avvocati. 

WALL-E  di Andrew Stanton, 2008

La Pixar si mette al servizio dell’ecologia e dell’ambiente con un film a cartoni animati di ottima fattura. La toccante storia d’amore tra un robot terrestre e un drone ad alta tecnologia proveniente dallo spazio. Su un pianeta Terra ormai disabitato a causa dell’eccessivo inquinamento, il robot Wall-E svolge con dedizione quello che è il suo lavoro da ormai settecento anni: accumulare e compattare i rifiuti. A spezzare la sua secolare solitudine, arriverà, dal cielo, un congegno femminile, EVE, con la quale Wall-E vivrà un’avventura incredibile, capace di cambiare le sorti dell’umanità. L’antagonista si chiama Auto, i sopravvissuti umani sono parcheggiati nello spazio. Il robot ha una sua umanità perché tra i rifiuti ha trovato la videocassetta del film “Hello Dolly” che vedendola educa all’amore. Non c’è una spiegazione al disastro ecologico. Non c’è ne bisogno. In termini molto semplici la bella storia, che vince l’Oscar come miglior film d’animazione, fa riflettere tutti su elementi semplici ma diretti.

CHASING ICE di Jeff Orlowsky, 2012

Nel 2005 National Geographic commissiona a James Balog, fotografo ambientalista americano, un reportage per documentare gli effetti del surriscaldamento globale sui ghiacciai del Circolo Polare Artico. Nell’arco di tre anni, Balog insieme ad altri collaboratori cattura immagini in time-lapse mozzafiato che mostrano, tra l’altro, il più grande distaccamento di calotta polare che sia mai stato ripreso. Balog all’inizio della missione era scettico sul cambiamento climatico. L’indagine nel corso degli anni modifica la sua percezione. Le foto diventano il progetto di film. Dal 2012, quando è stato finito, a oggi il documentario è stato proiettato in oltre 172 nazioni, 70 università e circa 80 festival, oltre che alla Casa Bianca e alle Nazioni Unite diventando la dimostrazione pratica di quello che si discute ma non si riesce ad affrontare. 

Immagine di cover di Errix (Screenshot tratto dal trailer del film Il sale della terra)

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Coronavirus? E noi facciamo compagnia ai bimbi! – 3 –

People For Planet - Ven, 03/13/2020 - 08:30
L’indovinello di oggi

Ho la forma rotonda e allungata, sono morbido e caldo quando sono fresco, cosa sono?
(La soluzione domani, intanto pensaci!)

La soluzione dell’indovinello di ieri

È facile allungarlo ma è impossibile accorciarlo
(Soluzione: l’elastico)

Una filastrocca al giorno leva la noia di torno

Filastrocca dell’arcobaleno

C’era una volta un paese lontano 
dove i colori si davan la mano. 
Tra tutti il rosso era il più piccolino 
e l’arancione gli stava vicino. 
Rideva forte il giallo brillante 
e il verde, lì accanto, parlava alle piante. 
Alti nel cielo, l’azzurro ed il blu, 
guardavan la Terra e stavan lassù. 
Più grande e più scuro degli altri era il viola, 
ma i sette sembravano una cosa sola 
e chi li vedeva nel cielo sereno 
diceva: “Guardate, c’è l’arcobaleno!”

Cantiamo insieme!

Nella steppa sconfinata, a quaranta gradi sotto zero, riuscirà Popoff, cosacco un po’ imbranato, a raggiungere il fiume Don?

 Leggi anche:
Coronavirus? E noi facciamo compagnia ai bimbi! – 1 –
Coronavirus? E noi facciamo compagnia ai bimbi! – 2 –
Stiamo insieme! Un video, un messaggio per raccontarci questi giorni diversi
Creiamo una catena di solidarietà comica, artistica e amorevole

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La denuncia del New York Times: i ritardi nei test hanno rallentato la risposta al coronavirus negli Stati Uniti

People For Planet - Ven, 03/13/2020 - 04:00

I tecnici clinici hanno processano campioni di potenziale coronavirus presso il laboratorio di virologia dell’Università di Washington

Alla fine di gennaio, il primo caso americano confermato di coronavirus era stato segnalato nell’area di Seattle. Ma l’uomo aveva infettato qualcun altro? Il virus si stava già diffondendo?

La dott.ssa Helen Y. Chu, esperta di malattie infettive a Seattle, aveva un modo per monitorare quanto accadeva. Nell’ambito di un progetto di ricerca sull’influenza, lei e un team di ricercatori hanno raccolto per mesi tamponi nasali da residenti che hanno manifestato sintomi in tutta la regione.

Per riutilizzare i test per il coronavirus, avrebbero avuto bisogno del supporto di funzionari statali e federali. Ma i funzionari hanno ripetutamente respinto la sua idea, come interviste ed  e-mail mostrano, anche mentre le settimane scorrevano e scoppiavano focolai fuori dalla Cina.

Entro il 25 febbraio, la dott.ssa Chu e i suoi colleghi non potevano più aspettare. Hanno iniziato a eseguire test sul coronavirus senza l’approvazione del governo. Ciò che hanno ottenuto ha confermato la loro peggiore paura: hanno avuto un test positivo da un adolescente locale senza precedenti di viaggio.

In effetti, come avrebbero scoperto in seguito attraverso i test, il virus aveva già contribuito alla morte di due persone e avrebbe continuato a uccidere altri 20 nella regione di Seattle nei giorni seguenti.

L’incapacità di attingere allo studio sull’influenza è stata solo una delle tante occasioni mancate dal governo federale per garantire test più diffusi nei primi giorni della pandemia, quando sembrava ancora possibile un maggiore contenimento.

Trump comincia a crederci?

Anche ora, dopo settimane di crescente frustrazione nei confronti delle agenzie federali per kit di test difettosi e regole onerose, stati come New York e California stanno lottando per testare ampiamente il coronavirus. I continui ritardi hanno reso impossibile per i funzionari ottenere un quadro reale della portata del crescente scoppio, che ora si è diffuso in 36 stati e Washington, DC.

Il Presidente Trump probabilmente si sta rendendo conto che il coronavirus esiste e ha dichiarato in un discorso a reti unificate che: «Dalla mezzanotte di venerdì chiudo le frontiere con l’Europa, per trenta giorni stop a tutti i viaggi». Dove per Europa non si intende la Gran Bretagna, brexit docet.

Come scrive Federico Rampini su Repubblica: “E’ un cambio drastico di tono e di atteggiamento, dopo settimane in cui aveva minimizzato, banalizzato, sdrammatizzato la sfida. Promette 50 miliardi di dollari di finanziamenti agevolati, sgravi fiscali, ed anche di sussidi diretti a quei lavoratori che perdono il salario se rimangono a casa per malattia. Inoltre chiede al Congresso che approvi altre misure, in particolare uno sgravio della ritenuta alla fonte Irpef sulle buste paga”.

“Un appello credibile solo a metà” continua Rampini “Continuare a parlare di una ‘difficoltà temporanea, destinata ad essere superata presto’ non corrisponde alle previsioni dei suoi stessi esperti sanitari”. 

Leggi anche:
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Foto Andrew Burton per il New York Times

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Coronavirus e bambini. Le risposte a tutte le domande

People For Planet - Gio, 03/12/2020 - 15:00

In rete circolano informazioni frammentarie e a volte inesatte sull’emergenza sanitaria dovuta al Coronavirus attualmente in corso. Per fare chiarezza Sergio Conti Nibali, pediatra, responsabile del gruppo nutrizione dell’Associazione culturale pediatri (Acp) e direttore della rivista Uppa (Un pediatra per amico) magazine, la casa editrice senza pubblicità a cura degli specialisti dell’infanzia, ha raccolto le domande più frequenti che riguardano la salute dei bambini durante l’epidemia di Covid-19.

1. I bambini possono possono essere infettati dal Coronavirus?

Vero: proprio come gli adulti, i bambini possono contrarre il virus se vengono a contatto con un soggetto malato.

2. È vero che il Coronavirus si trova “sospeso nell’aria”?

Falso: il virus si trasmette in ambienti chiusi, attraverso contatti stretti tra persona e persona, con le goccioline emesse con la tosse o gli starnuti. Si può trasmettere anche attraverso le mani contaminate (non ancora lavate) che toccano bocca, naso o occhi.

La trasmissione per via aerea (cioè a distanza superiore a un metro) non è considerata la via principale di trasmissione e non è ancora adeguatamente documentata.

3. I bambini contraggono la malattia in forma più lieve?

Vero: i dati finora disponibili sembrano indicare che i bambini che hanno contratto la malattia hanno presentato sintomi modesti e sono guariti senza complicazioni.

4. Esistono farmaci, integratori o vitamine che migliorano l’immunità?

Falso: non c’è alcuna evidenza scientifica che consigli l’uso di questi prodotti. Le uniche misure di prevenzione sono quelle che riguardano l’igiene delle mani e delle secrezioni respiratorie. Le raccomandazioni del Ministero della Salute sulle misure di prevenzione sono reperibili qui.

5. Bisogna interrompere o ritardare le normali vaccinazioni programmate?

Falso: non c’è alcun motivo per rimandare le sedute vaccinali previste. I servizi di vaccinazione adottano misure di sicurezza e di prevenzione idonee alla situazione attuale.

6. Se una mamma risulta positiva al Coronavirus, può allattare il suo bambino?

Vero: se le condizioni cliniche della mamma lo consentono, l’allattamento deve essere avviato e/o mantenuto direttamente al seno o con latte materno spremuto. La mamma dovrà quindi attenersi scrupolosamente alle misure di contenimento prescritte per i soggetti positivi al virus (è possibile approfondire l’argomento qui).

7. È meglio far finta di niente e non parlare ai bambini di questa emergenza?

Falso: tacere di fronte a una situazione così palesemente anomala potrebbe suscitare grande angoscia nei bambini. È importante parlare con loro di ciò che sta succedendo, fornendo informazioni serie e comprensibili per ciascuna età.

8. In caso di altri problemi urgenti, è pericoloso recarsi in ospedale?

Falso: le strutture sono attrezzate con percorsi protetti, in caso di necessità urgenti e indifferibili, è possibile recarsi negli ospedali. Attenendosi scrupolosamente alle indicazioni del personale sanitario non si corrono rischi aggiuntivi di contagio.

E se voglio saperne di più?

Se hai bisogno di ulteriori informazioni rivolgiti al tuo medico oppure consulta il sito del ministero della Salute. Fai attenzione alle notizie false o non accurate in circolazione, e non condividere contenuti che non provengano da fonti attendibili. Ricorda che attenersi alle misure di contenimento contribuirà ad accorciare la durata dell’emergenza e a ridurne i danni per tutta la popolazione: c’è bisogno del contributo di tutti.

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Covid-19, si può fare sport e passeggiare all’aperto?

People For Planet - Gio, 03/12/2020 - 13:16

È consentito fare attività motoria?
Sì, l’attività motoria all’aperto è consentita purché non in gruppo.

Così recita il punto 9 del decreto #Ioresto a casa, aggiornato ad oggi, giovedì 12 marzo 2020, e dunque nel primo giorno dell’ulteriore stretta di Giuseppe Conte per quanto riguarda le misure di contenimento del virus Covid-19, che ancora ieri ha portato allarmanti numeri sui nuovi contagiati, concentrati soprattutto il Lombardia, per ora.

Ma…

Ieri sera tuttavia il capo della protezione civile in conferenza stampa, Angelo Borrelli, ha risposto a una domanda diretta di una giornalista su questo punto (è possibile uscire a fare una passeggiata?) con un deciso: “No, non è possibile”, citando però lo stesso decreto che invece lo ammette.

Le forze dell’ordine mandano a casa

Di sicuro arrivano – dai media, dai social e dall’esperienza diretta – le prime notizie di controlli e inviti – se non multe – a non stare all’aperto senza un motivo che non sia l’approvvigionamento di alimenti o beni di prima necessità come le medicine (ma sono aperti anche i tabaccai). Addirittura – come si vede in questo video – a Napoli un anziano che si ferma pochi minuti a riposare su una panchina è invitato dalla polizia a tornare a casa. Secondo Borrelli è necessario munirsi di autocertificazione anche per le uscite a piedi verso il supermercato.

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Creiamo una catena di solidarietà comica, artistica e amorevole

People For Planet - Gio, 03/12/2020 - 12:00

Stiamo attraversando un momento durissimo, drammatico, che però ha fatto germogliare in moltissime persone il desiderio di reagire, di dare un senso a questo isolamento.

Un movimento spontaneo talmente esteso che sta mandando in tilt le connessioni (prova a caricare un video su FB se ci riesci…).

Centinaia di migliaia di persone stanno pubblicando e realizzando dirette: poesie, tutorial, video, meme, vignette, racconti… Una ricchezza creativa mai vista…

Il nostro obiettivo è valorizzare le cose migliori dando loro visibilità.

Sono giorni strani, gravi, pesanti e a volta angoscianti. Sappiamo che il momento non è semplice, ne siamo consapevoli, ma occorre anche pensare positivo.
L’Italia intera si sta riempiendo di arcobaleni colorati dai bambini e messi sui balconi. Un simbolo di speranza: andrà tutto bene!

Cogliamo la necessità di alleggerire il momento lanciando l’idea di creare un contenitore in cui si possa trovare il modo per sorridere, distrarsi, riflettere, leggere, vedere e tanto altro e chiediamo l’aiuto della rete.

Ad alcuni componenti il gruppo di scrittura che già ha pubblicato con me due libri (Daniela Trenti, Davide Staunovo Polacco e Doris Corsini), si sono uniti altri collaboratori come Fabio Folla, Giuliana Caso, Barbara Fiorino, Diana Brosca, Emiliano D’Alessandro, Ivana Cavaletti, Matteo Manfredini.
Sono solo i primi che hanno risposto all’appello e che ora stanno creando una vera e propria redazione (a distanza!). Un gruppo di volontari che scandaglia il web alla ricerca di iniziative, idee, proposte, immagini, storie e tutto quanto sta accadendo in rete e nel mondo reale, e lo condivide per creare una catena di solidarietà comica, per combattere la noia e la paura (che fanno male).

Cacciatori di Arcobaleni

Arte, cultura, spettacolo, risate, battute, nuove e vecchie idee. Questa redazione è supportata da 450 persone che ogni giorno segnalano le cose migliori che si possono pescare in rete: Cacciatori di Arcobaleni. Così grazie ai suggerimenti pubblicati da voi nel gruppo Facebook “Alcatraz band” dalla neo redazione ora leggerete ogni giorno su People for Planet e sulla rete delle pagine dei 450 Cacciatori di Arcobaleni “l’Indice Quotidiano del Web Antivirus“.

Abbiamo anche creato una pagina Fb dove pubblicheremo il meglio di quanto ci viene segnalato (Amici di People for Planet).

Anche tu potresti far parte della band, volendo: basta un click e otterrai l’iscrizione al gruppo Fb Alcatraz Band.

Inoltre ti chiediamo di far saper a chi sta trasmettendo dirette interessanti che la pagina FB Jacopo Fo che ha 74mila follower è a disposizione per condividere le vostre dirette (segnalarsi su Alcatraz Band).
Diamo visibilità a chi sta producendo il meglio!

Stiamo insieme! Un video, un messaggio per raccontarci questi giorni diversi

Il grandissimo e premiatissimo regista Iacopo Patierno, capo produzione video di People for Planet, ha lanciato una grande proposta: gira un video di quel che fai a casa tua e invialo: verrà montato insieme a molti altri per costruire un documentario corale che racconti questi giorni.

Come stai affrontando questi giorni di quarantena?

Mandaci o taggaci un video dove ci racconti le tue attività giornaliere, i tuoi consigli o anche solo un saluto! Lo condivideremo con i nostri lettori e il resto d’Italia perché l’unione fa la forza!

Mandiamo un messaggio di solidarietà per combattere la solitudine in questo momento di isolamento e noi creeremo un video collettivo che racconti questo momento.

Invia a redazione@peopleforplanet.it  o via messaggio privato al numero 3914799964, comunicando il tuo nome e la città in cui ti trovi.
#iorestoacasa
#andràtuttobene

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