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La solidarietà che fa bene (anche) al portafoglio

People For Planet - Gio, 01/17/2019 - 14:25

«Il Villaggio Solidale è come un gol al 90° minuto. Un luogo che ti ribalta la partita, cioé la vita, quando sei in difficoltà» racconta Francesco Fossati, con il piglio deciso di chi questo progetto l’ha voluto con tutte le sue forze.

Siamo a Lurano, in provincia di Bergamo. Un paese di 3mila anime, immerso nel verde. Qui, il Consorzio Famiglie e Accoglienza (Fa), che fa parte del gruppo cooperativo Cgm, ha dato vita al Villaggio Solidale, inaugurato l’estate scorsa.

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Quando l’incompetenza è inconsapevole

People For Planet - Gio, 01/17/2019 - 07:53

La sindrome è nota, ma qualche recente fatterello di cronaca mi suggerisce che non se ne è ancora parlato abbastanza. Inoltre, oggi che la rete dà voce e visibilità globale (sto citando Umberto Eco) a legioni di imbecilli, l’effetto Dunning Kruger sembra essere diventato pervasivo.

Eppure il fenomeno non è così nuovo, se già Socrate – e siamo nel quinto secolo avanti Cristo – avverte che è “sapiente solo chi sa di non sapere, non chi s’illude di sapere e ignora così perfino la sua stessa ignoranza”. E se il faraone Akhenaton (qui siamo nel quattordicesimo secolo avanti Cristo) afferma che “il folle è ostinato e non ha dubbi. Conosce tutto tranne la propria ignoranza”.

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Ricette della cucina di Gela: Sarde a Beccafico Fritte

People For Planet - Gio, 01/17/2019 - 01:59

Ingredienti per 4 persone:

800 gr di sarde
80 gr di pangrattato
100 gr di pecorino
un trito di aglio e prezzemolo
5 uova sbattute (tre per la farcia e due per passare nell’uovo le sarde)
100 gr di farina bianca
aceto
olio di oliva
sale e pepe

 

Procedimento

Per preparare le sarde a beccafico cominciate a pulire tutte le sarde squamandole, svuotandole delle interiora e privandole di testa e lisca, ma lasciando la coda. Lavatele, asciugatele delicatamente e apritele a libro stando attenti a non dividere le due metà attaccate dal dorso.

Mettete le sarde a macerare nell’aceto rosso in modo che copra del tutto i pesci.
Il bagno nell’aceto serve a eliminare le squame, che si scioglieranno in maniera naturale e delicata. Serve inoltre a insaporire le sarde.
L’ammollo deve durare da venti minuti circa, a massimo mezz’ora, ma non deve andare oltre, altrimenti il pesce si potrebbe sfaldare.

Preparate il composto. Sbattete 3 uova, insaporite con sale e pepe, quindi unite il trito di prezzemolo e aglio e il pangrattato ed infine aggiungete il pecorino.

Prendere una sarda e fatela aderire nella mano e disponete questo composto, in modo che la pelle resti all’esterno, e, in seguito, chiudete con l’altra sarda “a chiappa”, cercando di sigillare i bordi più che potete.

Sbattete le 2 uova e procedete a una panatura , ma in questo caso utilizzate la farina anziché il pangrattato, avendo cura di panare, oltre fronte e retro, anche le parti laterali delle sarde.

A questo punto potrete procedere alla cottura. Fatele friggere in abbondante olio extravergine d’oliva caldo per pochi minuti e, solo a fine cottura, aggiustatele di sale.

Potete servirle calde o lasciarle riposare e servirle successivamente.

ALTRE FOTO DELLA RICETTA: https://www.gelaleradicidelfuturo.com/ricette-tipiche/sarde-a-beccafico-fritte/

 

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In calo gli incidenti sulle strade ma in aumento quelli mortali

People For Planet - Gio, 01/17/2019 - 01:36
Le cifre: morti e feriti sulle strade italiane

Nel 2017 sono stati 174.933 gli incidenti stradali con lesioni a persone, in leggero calo rispetto al 2016. Le vittime sono state 3.378, morte entro 30 giorni dall’evento. I feriti 246.750.

Rispetto al 2016, si registra un aumento del numero dei decessi (95 in più, +2,9%). Tra le vittime sono in aumento i pedoni (600, +5,3%) e soprattutto i motociclisti (735, +11,9%), stabile invece il numero degli automobilisti deceduti (1.464, -0,4%) e in calo quello dei ciclomotoristi (92, -20,7%) e ciclisti (254, -7,6%).

Sull’aumento del numero di morti incide soprattutto quello registrato su autostrade (intese anche come tangenziali e raccordi autostradali) e strade extraurbane (296 e 1.615 morti; +8,0% e +4,5%). L’aumento è più contenuto sulle strade urbane (1.467 morti; +0,3%). Nei grandi Comuni però l’Istat evidenzia una tendenza opposta: un -5,8% del numero di vittime nell’abitato.

Rispetto al 2016 gli incidenti e i feriti registrano una lieve diminuzione (-0,5% e -1,0%). Stabile il numero dei feriti gravi, che secondo i dati di dimissione ospedaliera sono stati 17.309 (-0,1%). Il rapporto tra feriti gravi e deceduti è sceso a 5,1 da 5,3 dell’anno precedente. Il tasso di lesività grave sulla popolazione residente è di 28,6 feriti gravi per 100mila abitanti (40,1 per gli uomini e 17,7 per le donne).

Tutto questo mentre nel 2017 crescevano del 7% le prime iscrizioni di veicoli e il parco veicolare cresceva dell’1,7%; in aumento anche le percorrenze autostradali (+2,2%) con quasi 84 miliardi di km percorsi.

Anche l’uso del cellulare tra i comportamenti fatali

Distrazione alla guida, mancato rispetto della precedenza e velocità troppo elevata (nel complesso il 40,8% dei casi) sono tra le cause di incidenti segnalati dall’Istat. Le violazioni al Codice della Strada più sanzionate sono l’eccesso di velocità, il mancato utilizzo di dispositivi di sicurezza e l’uso di telefono cellulare alla guida.

Confronto con l’Unione Europea

In Ue diminuisce di poco il numero delle vittime di incidenti stradali (-1,6% rispetto al 2016). Sono stati registrati 25.315 decessi (25.720 del 2016). Nel confronto tra il 2017 e il 2010 – anno di benchmark della strategia europea per la sicurezza stradale – i decessi si riducono del 19,9% a livello europeo e del 17,9% in Italia. Si parla comunque di 49,7 morti per incidente stradale ogni milione di abitanti in Ue e 55,8 nel nostro Paese. L’Italia in questa macabra classifica scende dal 14° al 18° posto.

Contraddizioni soltanto apparenti

Alcuni dati meritano una riflessione più approfondita. Innanzitutto, mentre spesso si tende a parlare di strade pericolose soprattutto per chi viaggia in bicicletta, pare che invece siano soprattutto motociclisti e pedoni a essere coinvolti in incidenti. Come mai?
In realtà cresce il numero delle vittime tra i pedoni, ma non in un contesto urbano. Non solo. Nel 79% dei casi, le vittime sono over 65, quasi tutte sono state travolte da auto ma cresce il numero di moto coinvolte. Sicuramente questa fascia d’età è più a rischio perché cammina molto a piedi, ma dobbiamo anche considerare un altro dato contrario le aspettative: non è sempre colpa della velocità elevata di auto e moto, come si potrebbe affermare senza esitazioni.

La velocità eccessiva è la terza causa di incidente con lesioni (10,3%). La causa primaria risulta essere infatti la distrazione (16%), seguita dal mancato rispetto di precedenze e dei semafori (14,5%). Seguono poi il non rispetto della distanza di sicurezza, manovre scellerate e in certi casi anche i comportamenti del pedone stesso, che magari non presta abbastanza attenzione prima di attraversare la strada, o lo fa con gli occhi fissi sul cellulare e così via. In altre parole, se sommiamo l’età avanzata delle vittime ai comportamenti non corretti dei guidatori, ecco spiegata la gran parte degli incidenti sulle strade italiane. E vale anche per i motociclisti, che sono vittime dei propri comportamenti ma anche di quelli di altri guidatori o di azioni improvvise dei pedoni, ai quali non riescono a reagire al meglio fronteggiando l’imprevisto con prontezza di riflessi.

Se non basta più educare, la tecnologia può salvarci

Si può educare forse ad un maggiore rispetto delle regole e a moderare la velocità, ma contro la distrazione è più complicato agire. Non tutto è perduto però. Le auto stesse, sempre più tecnologiche, possono aiutare a ridurre il numero degli incidenti. Ormai guidare è un’esperienza, le auto non sono più soltanto un mezzo di trasporto: quando si sale a bordo si entra in un mondo iperconnesso, in cui i nostri device – a partire dallo smartphone – interagiscono con la vettura, rispondono a seconda delle nostre preferenze e ci garantiscono una guida personalizzata nel dettaglio. Ma tecnologia significa anche maggiore sicurezza. Le auto del prossimo futuro sono dotate di sensori, di sistemi di frenata automatica, di avvisi in caso di uscita dalla carreggiata e riconoscono quando il semaforo diventa rosso rallentando progressivamente la vettura. E, naturalmente, riconoscono i pedoni sulle strade e gli altri veicoli in movimento, tutto preziosissimo se guardiamo ancora ai dati Istat e teniamo conto del fatto che la maggior parte degli incidenti avviene su strade non urbane, dove la visibilità magari si riduce, così come l’attenzione da parte del guidatore.

I produttori mettono in evidenza proprio queste novità per proporre sul mercato nuovi modelli, sempre più tecnologici e sofisticati, ma è importante non lanciare messaggi controproducenti che potrebbero spingere il guidatore a preoccuparsi meno del proprio comportamento, nella certezza assoluta che il proprio mezzo rimedierà alla sua crescente distrazione. Proprio per questo, ad esempio, all’inizio di un video della Toyota che  illustra le soluzioni installate a bordo in tema sicurezza c’è un avviso: “I guidatori devono sempre essere responsabili delle proprie condizioni di sicurezza. Guidate con prudenza e fate attenzione a ciò che vi circonda. A causa delle condizioni delle strade, degli altri veicoli, del meteo… il sistema potrebbe non funzionare come si immagina”.

Fonte: https://www.istat.it/it/archivio/219637

http://www.fmweek.it/download/853/

 

 

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Come combattere lo stress senza stressarsi (Infografica)

People For Planet - Gio, 01/17/2019 - 01:33

Sei troppo stanco? Al lavoro sei sempre sotto pressione? In famiglia non hai un minuto per te?
Aspetta, prima di assumere medicine prova a mettere in pratica qualche consiglio di questi.

Per visualizzare l’infografica più grande clicca qui

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Party For Planet: 1 febbraio 2019 a Milano!

People For Planet - Mer, 01/16/2019 - 15:22

LOCATION
Palazzina Liberty Dario Fo e Franca Rame, Milano, Largo Marinai D’Italia 1, dalle ore 17:30

INGRESSO E PRE-REGISTRAZIONE OBBLIGATORIA
L’ingresso al Party for Planet è gratuito previa registrazione da effettuarsi su Eventbride
Vi ricordiamo di portare con voi il 1° febbraio la ricevuta di avvenuta iscrizione.
L’ingresso sarà consentito fino ad esaurimento posti.

ACCREDITO GIORNALISTI
I giornalisti possono accreditarsi inviando un messaggio di posta elettronica all’indirizzo redazione@peopleforplanet.it, indicando nome, cognome e testata

SU FACEBOOK
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PARTY FOR PLANET

Sapreste costruire una bicicletta in bambù?
Sapete che si può fare musica con un aspirapolvere riciclato?
Sapete che anche un’auto d’epoca si può far viaggiare con un motore elettrico?
Sapete che esistono vasi di fiori che monitorano la qualità dell’aria?
Secondo voi un tessuto ricavato dagli scarti di lavorazione degli agrumi profuma di arancia?
Venite a scoprire tutto questo e molto altro venerdì 1° febbraio al Party for Planet!
Vi aspettiamo con dibattiti, musica e un ricordo personale del direttore creativo di People for Planet Jacopo Fo sull’”Aria che tirava” alla Palazzina Liberty ai tempi di Dario Fo e Franca Rame.
Siamo pronti a festeggiare insieme a voi un anno di informazione, guerriglia comica, inchieste e class action… ed è solo l’inizio!

Per festeggiare il suo primo anno di vita, People for Planet, il magazine digitale del Gruppo Atlantide, invita tutti a Milano al Party for Planet! L’appuntamento è per venerdì 1° febbraio alla Palazzina Liberty Dario Fo e Franca Rame dalle 17,30 alle 21,30.

Riuniremo sotto lo stesso tetto ospiti, amici, supporter, lettori e tutti coloro che hanno a cuore i temi ai quali il magazine è dedicato: ambiente, sostenibilità, corretto rapporto tra gli individui e il pianeta. L’atmosfera sarà quella di una festa di compleanno, ma ci ritaglieremo degli spazi per discutere, insieme ad esperti ed istituzioni, quali soluzioni e comportamenti ci permetteranno di cambiare in meglio le nostre città per renderle più smart, meno inquinate e a misura di cittadino. E noi stiamo già cambiando le cose!

Ad aprire la serata sarà Jacopo Fo, direttore creativo di People for Planet, che con un ricordo personale e inedito ci farà immergere ancora più a fondo nello splendido scenario che fa da cornice alla serata: torneremo indietro nel tempo e ricorderemo insieme l’”Aria che tirava” alla Palazzina Liberty ai tempi di Dario Fo e Franca Rame, a cui è stata poi intitolata.

E oggi “Che aria tira”? Ne parleremo durante il primo dibattito della serata, moderato dal direttore editoriale di People for Planet, Sergio Parini, e dedicato al tema della qualità dell’aria. Discuteremo delle strategie di contrasto allo smog, di casi particolari come quello di Milano, dove in questi giorni scatterà l’Area B, la più grande zona a traffico limitato d’Italia, approfondiremo il tema della smart mobility, alla luce anche di alcuni dati recenti e di quanto previsto dalla normativa Ue in tema di riduzione delle emissioni.

In Europa 3,9 mln di persone vivono in zone in cui vengono superati contemporaneamente e regolarmente i limiti dei principali inquinanti dell’aria (Pm10, biossido di azoto e ozono). Di queste persone, 3,7 mln, circa il 95%, vive nel Nord Italia. Sono i dati dell’ultimo rapporto sulla qualità dell’aria stilato dall’Agenzia Ue per l’ambiente. L’Italia è al secondo posto in Europa per morti per Pm2.5 – le vittime sono 60.600 – e al primo posto per le morti da biossido di azoto (20.500) e da ozono (3.200).

Esperti e scienziati ci aiuteranno a comprendere meglio la situazione attraverso dimostrazioni pratiche, mentre gli “addetti ai lavori” ci mostreranno invenzioni e soluzioni concrete già esistenti. Al Party for Planet potrete scoprire grazie a Mobility R-Evolution come le auto a benzina possano essere trasformate in elettriche (auto d’epoca comprese!) e scoprirete come funziona il vaso smart di Wiseair per monitorare la qualità dell’aria in maniera “capillare e condivisa”.

La seconda parte della serata vedrà poi protagonisti realtà e personaggi che People For Planet ha avuto il piacere di conoscere, intervistare e raccontare durante il suo primo anno online. Il secondo dibattito si svolgerà con la formula “TED talks”, in cui tutti avranno a disposizione uno spazio di tempo uguale durante il quale potranno presentare se stessi e la propria attività. Tra i partecipanti, Music of the Plants, inventori di un dispositivo che registra la resistenza elettrica delle piante e la trasforma in musica, e Bamboo Bicycle Club, che insegna alle persone a costruire la propria bicicletta in bambù.

Infine, spazio alla musica di Capone & BungtBangt, per la prima volta a Milano. Aprite bene le orecchie… ma anche gli occhi, perché i loro strumenti sono autocostruiti con parti di oggetti riciclati, aspirapolvere compreso!

 

PARTY FOR PLANET – PROGRAMMA

Prima parte – “Che aria tira?” – Ore 17,30

Introduzione | “Che aria tira, che aria tirava”
di Jacopo Fo
Un racconto personale e inedito, arricchito di aneddoti, sulla Palazzina Liberty ai tempi di Dario Fo e Franca Rame.

Dibattito | “Che aria tira?”
Interverranno:
Marco Granelli, assessore alla Mobilità e Ambiente del Comune di Milano
Valerio Rossi Albertini, fisico del CNR e professore di Divulgazione della Scienza alla Seconda Università di Roma, che attraverso dimostrazioni pratiche ci chiarirà l’idea su cosa sono le polveri sottili e su tanti termini che fanno ormai parte del linguaggio comune quando parliamo di qualità dell’aria;
Maurizio Fauri, professore all’Università di Trento, che ci porterà alla scoperta degli ultimissimi dettagli sulla mobilità sostenibile;
Anita Panizza, mamma di 2 bambini, cittadina milanese, che ha raccontato per People for Planet la preoccupazione durante gli incendi divampati lo scorso anno nei depositi di rifiuti di Novate e della Bovisasca;
Anna Gerometta, presidente dell’Associazione Cittadini per l’Aria Onlus, che ripetutamente ha denunciato le problematiche milanesi legate alla qualità dell’aria e ci spiegherà dove sono le polveri sottili a seguito delle rilevazioni realizzate con la ciclostaffetta;
Gaetano La Legname, presidente di Mobility R-Evolution, rete di imprese che si occupa di retrofit per convertire vetture e trasformarle in elettriche;
Paolo Barbato, Carlo Alberto Gaetaniello e Andrea Torrone, fondatori di Wiseair, che ci sveleranno i segreti del loro sistema ‘capillare e condiviso’ per la rilevazione di inquinanti grazie all’utilizzo di un vaso per piante smart collegato ad una rete Internet; vincitori del bando Fabri Q, l’incubatore di innovazione sociale del comune di Milano, hanno avviato una sperimentazione nel quartiere di Quarto Oggiaro.

Modera il dibattito: Sergio Parini, direttore editoriale di People for Planet

 

Seconda parte – Ted Talks – ore 19

I volti che People for Planet ha incontrato nel suo primo anno online si raccontano in formula “TED talks”: avranno a disposizione uno spazio di tempo uguale durante il quale potranno presentare se stessi e la propria attività.

È prevista la partecipazione di:
Pietro Basile de Il Balzo Associazione di Solidarietà Familiare, che opera a Milano a supporto di ragazzi con disabilità cognitive e insieme a loro gestisce il Bar Balzo;
Aninga di Music of the Plants, inventori del dispositivo in grado di registrare la resistenza elettrica delle piante e trasformarla in musica;
Adriana Santanocito di Orange Fiber, startup italiana di Catania che produce tessuti sostenibili dagli scarti della lavorazione delle arance;
Marco Abbro e Francesca Cocco di BIOlogic, il primo FabLab del Sud Italia, che ha realizzato Scoby Skin, un tessuto 100% naturale ricavato dalla cellulosa estratta dal tè Kombucha;
Suami Rocha di Bamboo Bicycle Club, realtà futuristica nata a Londra ed esportata a Brescia che insegna alle persone a costruire la propria bicicletta in bambù promuovendo la mobilità sostenibile;
Massimo Moretti di WASP, azienda italiana leader nel settore della stampa 3D, progetta, produce ed effettua la vendita di stampanti 3D interamente made in Italy.

 

Terza parte – Live music con Capone & BungtBangt – Ore 20,30-21,30

A chiudere la serata, sul palco salirà il gruppo campano Capone & BungtBangt con strumenti musicali autocostruiti unendo parti di oggetti riciclati.

 

Dov’è la Palazzina Liberty?

 

INFO E CONTATTI

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La dieta in bianco è davvero utile per guarire quando non si sta bene?

People For Planet - Mer, 01/16/2019 - 13:53

Influenza, mal di testa, mal di stomaco, diarrea: tutte situazioni che, secondo l’opinione diffusa di nonne & C, vanno sanate con una bella dieta in bianco. Gli alimenti favoriti in questi frangenti sono i candidi riso o pasta, conditi con un po’ di burroformaggio e purea (fonte di latte e burro). Nessuno dubita che in presenza di un malessere sia opportuno evitare di appesantire lo stomaco e il fegato con lasagne e insaccati, o comunque con cibi ricchi di intingoli. Ma tanto meno ci sono prove scientifiche a favore del bianco a tavola.

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Naso chiuso, febbre, mal di testa: influenza o raffreddore? Cinque domande per capirlo

People For Planet - Mer, 01/16/2019 - 10:44

Febbre, naso chiuso o che cola, spesso accompagnati da dolore alla gola, oltre che da stanchezza. Sintomi che possono insorgere sia nel caso in cui si sia incappati nell’influenza, sia nel caso in cui, invece, il responsabile sia il raffreddore. Come fare a capire con quale delle due malattie abbiamo a che fare? Secondo gli esperti dei Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (CdC) statunitensi per capire la differenza tra un comune raffreddore e l’influenza è sufficiente farsi cinque domande (e, ovviamente, darsi altrettante risposte).

1) Qual è la tempistica di insorgenza dei sintomi?

Se il malessere si scatena in fretta con i sintomi che si manifestano forti e nel giro di poche ore, con molta probabilità è influenza. Nel caso del raffreddore, invece, i sintomi – nella maggior parte dei casi – sono meno aggressivi e insorgono in modo più graduale.

2) La temperatura alterata a quanto arriva?

Se l’alterazione della temperatura del corpo arriva sopra i 37,8 gradi (centigradi) è molto probabilmente influenza, e c’è quindi da aspettarsi, con molta probabilità, un rialzo ulteriore della febbre nel giro di qualche ora. Sebbene anche i raffreddori possano causare un aumento della temperatura corporea, raramente questa arriva a superare i 37,5 gradi.

3) Quanto ti senti stanco?

Tanto maggiore è il livello di spossatezza che si percepisce, tanto più è probabile che si sia incappati nell’influenza. Nel caso del raffreddore, invece, sensazioni come intorpidimento e stanchezza sono solitamente avvertite, quando presenti, in modo lieve.

4) Hai sensazione di freddo con brividi?

Avere oppure no i brividi è uno dei segnali più facili da individuare e che può aiutare a distinguere l’influenza dal raffreddore: nell’influenza, infatti, l’aumento della temperatura è quasi sempre accompagnato da una sensazione di freddo e brividi, mentre nel caso del raffreddore solitamente questi ultimi non fanno parte del repertorio dei sintomi.

5) Quanto dolore avverti a testa e gola?  

Anche il mal di testa generalizzato e forte solitamente accompagna l’influenza, mentre nel caso del raffreddore compare più raramente e, quando è presente, generalmente si manifesta se si soffre anche di sinusite e risulta perlopiù localizzato alla fronte. Quanto al dolore alla gola, che può essere presente in entrambe le patologie, nel caso del raffreddore risulta più lieve.

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Germoglia un seme di cotone (cinese): c’è vita sulla Luna

People For Planet - Mer, 01/16/2019 - 09:53

PECHINO – Dopo il primo atterraggio sul lato nascosto della Luna, ecco la prima piantina cresciuta sulla superficie. Nella sua spasmodica ricerca di primati, il programma spaziale cinese ne ha appena archiviato un altro. Le immagini provenienti dal lander Chang’e 4, il veicolo planato il 3 gennaio sul suolo di Selene, confermano che nella mini “serra” costruita al suo interno un seme di cotone ha germogliato. In passato gli scienziati avevano già coltivato dei vegetali in orbita, all’interno della Stazione spaziale internazionale. Ma la piantina di cotone è la prima a spuntare sulla superficie di un corpo celeste diverso dalla Terra.

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Firenze, apre il primo ambulatorio ospedaliero di omeopatia in gravidanza

People For Planet - Mer, 01/16/2019 - 07:35

La ginecologia e ostetricia di Ponte a Niccheri apre un ambulatorio di omeopatia. Da oggi e per due pomeriggi al mese le donne in gravidanza che vogliono essere seguite anche con i rimedi di questa medicina non convenzionale potranno farsi vedere dalla dottoressa Caterina Biffoli, anestesista dello stesso ospedale. L’omeopatia è piuttosto diffusa nelle strutture sanitarie pubbliche della Toscana ma è la prima volta che viene attivato un ambulatorio per la gravidanza al quale si accede attraverso il Cup, centro unificato di prenotazione.

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Ad attendere Megalizzi la Repubblica, ad attendere Battisti il circo

People For Planet - Mer, 01/16/2019 - 01:56

Ad attendere la salma di Antonio Megalizzi c’era la Repubblica Italiana, con nessuna alta carica a rappresentare il governo, solo il ministro Riccardo Fraccaro.

Ad attendere il latitante Cesare Battisti c’era un circo da fare invidia a Fellini, con cavallerizzi, clown, uomini cannone e tutto il cucuzzaro, il governo pressoché al suo tronfio completo. Uno spettacolo in pompa magna che forse non sarà dispiaciuto a Cesare Battisti. Insomma, dopo 40 anni di latitanza e un viaggio in aereo con la copertina sulle gambe, deve fare un certo effetto trovarti una fanfara pronta ad accoglierti, disposta, anzi smaniosa, di dimenticare almeno per un giorno lo spread, la sicurezza, Banca Carige, i processi alla Lega e al suo tesoriere, le prostitute beneficiarie di buona parte dei famosi 49 milioni, eccetera. Insomma, mica bruscolini.

Se per disgrazia dovessimo ricoprire i ruoli dei genitori di Megalizzi, forse, avremmo preferito accogliere un figlio morto al fianco di Mattarella in dignitoso raccoglimento. Niente clown, basta e avanza il Presidente. Mattarella sovrasta il governo non soltanto nella misura in cui le istituzioni sovrastano sempre, per definizione senso strictu, il governo, ma nella cifra stilistica, nella morale, nella storia sua biografica e nella storia di suo fratello, che uno distratto Presidente del Consiglio ha chiamato “congiunto”, dimenticando per un attimo chi è stato Piersanti Mattarella. Vero, nel caso di Megalizzi si è trattato di una circostanza tragica, che richiedeva solennità, una gravitas che forse, oggi, solo il Presidente può dare. L’altro ieri invece è andata in scena una caciaronata perché finalmente si potrà applicare una sentenza giudiziaria a un terrorista pluriomicida, sia pure invischiato in casi, alcuni, tutti da verificare, come quello dell’uccisione di Torregiani, perché di quel commando Battisti non fece parte. Ma il mostro è da mon-strare senza dubbi né riflessioni. È latino, baby, dalle catene dell’etimologia non si scappa.

Della strana voglia di punire degli italiani anche in situazioni che non compete loro si è già parlato altrove, eppure questa ostinazione nell’intendere il carcere non come luogo riabilitativo per chiunque, come previsto dalla legge e dalla Costituzione, ma come “luogo in cui marcire”. Terribile. “Non parlarmi degli archi, parlami delle tue galere” diceva Voltaire. Niente come le carceri restituiscono la nuance esatta di civiltà di uno Stato.

Sollievo, persino un po’ di entusiasmo per le vittime sarebbe stato comprensibile, auspicabile.  L’entusiasmo di chi crede, invece, che basti la cattura di Cesare Battisti a pacificare una stagione sanguinolenta e nebbiosa come gli anni di piombo a cavallo dei Settanta è semplicemente fuori luogo, o addirittura fazioso. Cesare Battisti, con la sua baldanza, le sue mediocri aspirazioni da romanziere, quell’occhietto un po’ tagliato da lupo spietato, “mortificava la giustizia italiana e il dolore delle vittime” con ogni idiosincrasia possibile.

In questi giorni si fa un gran parlare delle brigate rosse, e a ragione. Ma le brigate nere ce le ricordiamo?

Nomi come Mambro, Fioravanti forse ad alcuni non dicono niente, ma sono criminali, terroristi che inneggiavano al fascismo, oggi (dopo la condanna rispettivamente a 9 e a 8 ergastoli) di nuovo liberi. Carlo Maria Maggi, componente del gruppo neofascista Ordine Nuovo di cui era il principale referente per il Triveneto, condannato in appello nel 2015 con l’accusa di essere il mandante della strage di Piazza della Loggia a Brescia, condanna poi ribadita nel 2017 dalla Cassazione, ebbene, Carlo Maria Maggi è morto a casa sua senza avere scontato un solo giorno di galera. Stefano Delle Chiaie, cognome delle Chiaje, esponente della destra radicale, quella un po’ celtica, un po’ spiritualista, in seno al Movimento Sociale Italiano, nonostante le pesanti accuse, se ne sta tranquillo nel suo appartamento di Roma, assegnatoli dal Comune di Roma, a fare proselitismo con maniere da professore. Sì, perché gran parte dei terroristi di estrema destra degli anni Settanta non solo sono rimasti, la maggior parte di loro, impuniti, ma hanno dato un’allure intellettuale al loro passato. Criminali con la penna.

Come Franco Giorgio Freda, libero da anni. Vive ad Avellino con una giovane scrittrice e fa l’editore di ultradestra, con un sito che lo celebra come un intellettuale da riscoprire: il padre di un “razzismo morfologico” (testuali parole) da opporre «alla mostruosità del disegno di una società multietnica». Freda è stato condannato in tutti i gradi di giudizio per 16 attentati con decine di feriti che nel 1969 aprirono la strategia della tensione: bombe contemporanee sui treni delle vacanze, all’università di Padova, in stazione, in fiera e in tribunale a Milano. Leggiadri, questi terroristi, si godono la libertà e il silenzio di chi non augura, per lo meno a loro, di marcire in galera.

Immagine: Fonte Ansa

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Riciclo e riuso nel settore tessile: l’esperienza di VF Corporation

People For Planet - Mer, 01/16/2019 - 01:47

Anche nel settore tessile aumentano le esperienze di grandi aziende, come VF Corporation, che impostano per i loro processi produttivi un modello di economia di tipo circolare. Un modello che riduce lo scarto, differenzia le fonti di approvvigionamento di materia, recupera e ricicla i materiali, fa vivere il più a lungo possibile i prodotti di consumo, massimizzandone il valore d’uso.

Si tratta di un nuovo modo di concepire prodotti e processi tecnologici che si discosta dal paradigma classico dell’economia lineare in cui le materie prime – attraverso l’applicazione di energia e di lavoro – vengono trasformate con l’unico obiettivo di ottenerne prodotti vendibili, occupandosi in seconda battuta e considerando come “rifiuti” da smaltire gli scarti di produzione e dei prodotti a fine ciclo di utilizzo.

Considerando che l’industria tessile è tra le attività produttive più inquinanti al mondo e che in tutti i settori ci si scontra ormai con la scarsità delle risorse, il sistema di produzione lineare non è più sostenibile per il pianeta. Anche guardando al solo post-vendita, i prodotti tessili o la maggior parte di questi vengono distrutti al termine del loro ciclo di vita e le persone utilizzano i loro abiti per tempi davvero limitati rispetto alla “durabilità” effettiva di questi. Secondo l’Environmental Protection Agency, ogni anno l’85% dei prodotti tessili venduti finisce in discarica.

VF Corporation, multinazionale statunitense del casual & sportswear, con in portafoglio marchi come The North Face, Napapijri e Timberland, ha annunciato quest’anno il suo programma “Made for Change” per “rivoluzionare” in modo circolare fasi di produzione, di vendita e di post-vendita.

Un progetto di sostenibilità che riguarda interventi importanti in più fasi del ciclo di vita dei prodotti.

Il primo obiettivo punta a un incremento della raccolta degli abiti usati delle loro marche di almeno il 10% entro la fine del 2020. La raccolta viene effettuata inserendo appositi raccoglitori nei negozi, gli indumenti raccolti hanno tre differenti destinazioni:

  1. se in buone condizioni, vengono sistemati, lavati e rivenduti come di seconda mano;
  2. altrimenti vengono riciclati per tornare ad essere fibre tessili e impiegati in altri comparti;
  3. una quota davvero esigua, circa l’1% del totale viene avviata all’incenerimento.

Oltre all’economia circolare, il programma “Made for Change” prevede un impegno anche sul fronte clima, materie prime e condizioni di lavoro. Tra i nuovi obiettivi e traguardi stabiliti nell’ambito della strategia vi sono l’impegno di VF a ridurre l’impatto ambientale globale dei loro stabilimenti del 50% entro il 2030, e a migliorare in modo misurabile la vita di un milione di lavoratori dell’industria dell’abbigliamento e dei membri delle comunità locali – lungo tutta la filiera – entro il 2025. Impegni che, visti gli impatti del ciclo di vita dei prodotti tessili nelle fasi produttive, sicuramente sono da ritenersi ancor più prioritari.

Un altro impegno va nell’utilizzo di materiali riciclati: almeno il 50% di pet e nylon riciclato da utilizzare in tutte le loro collezioni entro il 2025.

Altra novità per VF Corporation, è la sottoscrizione di una partnership con Circle Economy, organizzazione olandese impegnata nella diffusione di cultura e modelli in tema di economia circolare, per lo sviluppo di una piattaforma che intende supportare le imprese della moda a sviluppare il proprio business secondo i principi dell’economia circolare.

La piattaforma si chiama “The Circle Fashion Tool”, e VF Corporation collaborerà al progetto come testing partner, fornendo feedback sulle funzionalità e il suo utilizzo al team di Circle Economy, che potrà così “tarare” il tool alle esigenze del mercato.

Fonti: 

https://www.adnkronos.com/sostenibilita/csr/2018/07/26/riciclo-riuso-moda-strizza-occhio-all-economia-circolare_8htDR0QDgPJhHNAlTZvncP.html
https://www.agi.it/saperetutto/economia_circolare_riuso_rapporto_agi_censis-4480595/longform/2018-10-12/
https://it.fashionnetwork.com/news/VF-Corporation-si-allea-con-Circle-Economy-per-lo-sviluppo-dell-economia-circolare,949913.html#.W_65V43Qb6o


Immagine di copertina: Armando Tondo

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Lo zucchero, questo sconosciuto

People For Planet - Mer, 01/16/2019 - 01:44

Torniamo a parlare con la Dottoressa Melissa Finali, Biologa Nutrizionista. E conosciamo meglio lo zucchero, con un esperimento pratico da veri scienziati!
Che differenza c’è una spremuta di arancia fatta in casa e un succo industriale?

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Il 9% dei consumatori italiani sceglie cosmetici green senza petrolati

People For Planet - Mer, 01/16/2019 - 01:26

Oltre a detenere il record di numero di patrimoni dell’umanità dell’UNESCO, il Bel Paese detiene il 60% della produzione mondiale di cosmesi, con un fatturato che nel 2017 ha sfiorato gli 11 miliardi di euro, grazie anche alle esportazioni in costante aumento (+7,1% nel 2017 per un valore di 4.617 milioni di euro).

Un comparto assai caro all’economia italiana, quello della cosmesi, che negli ultimi anni è stata il terreno di non poche battaglie ecologiste, una su tutte l’emendamento approvato e contenuto nella manovra di bilancio che a partire dal 2020 abolirà i prodotti di cosmesi e di igiene personale da risciacquo con all’interno microplastiche. Verso un futuro più sostenibile e attento alla salute sembrano guardare anche i consumatori: un’indagine di Cosmetica Italia ha rilevato infatti che 950 milioni di euro del fatturato del 2017, pari al 9% dei ricavi totali del comparto in Italia, proviene dalla vendita di cosmetici eco-friendly, privi, tra le varie cose, dei tanto discussi petrolati, le strane sigle (Paraffinum liquiduum, Mineral Oil, Mycrocrystalline Wax, eccetera) riportate sul retro dei cosmetici alla voce ‘INCI’.

Come suggerisce la parola stessa, i petrolati sono idrocarburi ottenuti dalla distillazione dei residui di petrolio che rimangono a seguito della evaporazione dell’olio. I petrolati contenuti nei cosmetici non naturali sono pertanto distillati di petrolio a tutti gli effetti, ma raffinati, cioè purificati dalle impurità, e perciò chiamati ‘petrolati bianchi’. Idratanti e sicuri secondo alcuni, potenzialmente cancerogeni secondo invece una normativa del 2004 emessa dall’Unione europea, che ha fissato al 3% la soglia di sostanze impure e potenzialmente pericolose ammesse nel petrolato da cosmesi. Una percentuale all’apparenza irrisoria, che può fare la differenza se l’azienda di produzione non dispone di strumenti e controlli altamente selezionati.

Al fine di tutelare i consumatori che scelgono la biocosmesi, l’Ue ha moltiplicato gli sforzi degli organi di competenza che monitorano e controllano che i prodotti green lo siano davvero, al di là dell’etichetta, e siti come quello dell’ICEA forniscono gli elenchi aggiornati delle aziende green certificate. Controlli sempre maggiori, che tutelano consumatori e ambiente, vista la scarsissima biodegradabilità dei petrolati che quotidianamente inquinano i fiumi e i mari per mezzo delle schiume e delle creme che finiscono nelle fognature. E quanto a inquinamento, l’aria che tira non è certo delle migliori, a partire dagli ambienti domestici, dove la maggior parte dei prodotti di bellezza in commercio rilasciano nell’aria emissioni del silossano D5, un composto organico volatile (VOC) particolarmente inquinante, capace, stando ai recenti studi, di danni degni del gas di scarico.

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Reddito di cittadinanza, una guida pratica /1. A chi andrà (e a quanto ammonta)

People For Planet - Mar, 01/15/2019 - 14:08

La bozza del decreto legge contenente disposizioni relative all’introduzione del reddito di cittadinanza (Rdc) è finalmente disponibile, anche se sicuramente subirà ulteriori modifiche fino alla sua promulgazione. Il testo, però, dovrebbe essere ormai tale da consentire di avere un quadro conoscitivo dello strumento. D’ora in poi offriremo su questo blog un’analisi dei diversi punti del piano per il beneficio dei lettori. Data la complessità e ampiezza dello strumento, in questo contributo ci soffermeremo su un singolo aspetto, vale a dire i requisiti necessari per accedere al Rdc.

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Portami avanti. Portami indietro…

People For Planet - Mar, 01/15/2019 - 09:57

Ricordate le esternazioni della consigliera leghista della Provincia autonoma di Trento che lamentava l’uso delle altalene di un parco giochi da parte dei bambini di origine migrante? Da quell’odioso intervento è nata una canzone, “L’altalena”, scritta da un maestro di Trento e cantata dai bambini della sua classe. Ora la magia della musica potrebbe rimbalzare in altre aule, in altre case, piazze, cerchi scout… Ci sono molti modi per ribellarsi al razzismo.

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La Francia lancia il lunedì verde senza carne né pesce

People For Planet - Mar, 01/15/2019 - 01:55

Ed è proprio partendo dalle nostre abitudini alimentari che, in Francia, cinquecento personalità connesse al mondo ambientalista, scientifico e artistico hanno sottoscritto e lanciato l’appello che prende il nome di Lundi Vert con l’obiettivo di sensibilizzare il popolo francese in direzione di una dieta più sostenibile, sana e che faccia bene a tutti. Tra i sottoscrittori troviamo in prima linea personaggi di fama mondiale come le attrici Juliette Binoche e Isabelle Adjani e oltre due dozzine di associazioni e organizzazioni, tra cui le note Greenpeace e Ciwf France.

La campagna, divulgata su Facebook nei primi giorni del nuovo anno, fa fede al motto Manger Changer (mangiare e cambiare, ndr) e si pone un obiettivo non solo molto semplice, ma anche facilmente realizzabile: riequilibrare sensibilmente la nostra dieta nel rispetto dell’ambiente che ci circonda e ospita.

L’iniziativa si basa solidamente su dati inconfutabili: per la produzione di carne si implica un consumo di acqua decisamente superiore rispetto a quello implicato nella produzione di ortaggi e frutta. Inoltre, la produzione di carne è tra le attività umane più impattanti e, se consideriamo il processo nel suo insieme, quello che emerge è uno scenario allarmante in termini di consumo di risorse (suolo e acqua), impatto sulla biodiversità, deforestazione ed emissioni inquinanti. Diminuire il consumo di prodotti di origine animale è quindi fondamentale per ridurre l’impatto ambientale dell’alimentazione umana.

I firmatari dell’appello ricordano anche che in Francia il 99% dei conigli, il 95% dei maiali, il 90% dei vitelli e l’82% dei polli provengono da allevamenti intensivi: “Senza contare che, la carne consumata in Francia viene nutrita con soia proveniente dalla deforestazione dell’Amazzonia” precisa nell’appello il direttore generale di WWF Francia Pascal Canfin.

Se le motivazioni ambientali non dovessero essere sufficientemente convincenti, ecco che entrano in gioco le ragioni strettamente legate alla nostra salute: ridurre l’apporto di proteine animali nella dieta può contribuire a diminuire il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari, diabete di tipo 2 e obesità. Le proteine di derivazione animale comportano anche aumento della glicemia, aumento di peso, stress ai reni, stimolazione delle cellule tumorali. Dai nutrizionisti agli ambientalisti il consiglio è sempre lo spesso: consumarne di meno o eliminarle del tutto.

Senza bisogno di un appello nazionale e con la scusa dei buoni propositi per l’anno nuovo, possiamo decidere di fare la nostra parte, per l’ambiente e la nostra salute, a partire da oggi.

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Pacchetto europeo per l’economia circolare 2018

People For Planet - Mar, 01/15/2019 - 01:20

Con le ultime direttive emanate dall’Unione europea per l’economia circolare aumentano gli obiettivi di riciclaggio o riuso previsti, vengono ridotte le quote di avvio allo smaltimento e vengono definiti nuovi obblighi per la raccolta separata di talune tipologie.

Sul lungo termine, la strategia dell’UE, è quella di coinvolgere il più possibile le aziende nel realizzare prodotti con materiali nuovi, completamente riutilizzabili e che quindi non generino scarti, o siano molto limitati. La strategia a breve termine invece è di gestire gli scarti prodotti in modo più responsabile, attraverso il riutilizzo ed il riciclo.

Le direttive del Pacchetto 2018 sono entrate in vigore il 4 luglio dell’anno appena trascorso e gli Stati membri dovranno recepirle entro il 5 luglio 2020. Tra gli obiettivi delle nuove direttive è previsto:

  • il riciclo entro il 2025 per almeno il 55% dei rifiuti urbani (60% entro il 2030 e 65% entro il 2035) e parallelamente si vincola lo smaltimento in discarica (fino ad un massimo del 10% entro il 2035);
  • il 65% degli imballaggi dovrà essere riciclato entro il 2025 e il 70% entro il 2030;
  • i rifiuti tessili e i rifiuti pericolosi delle famiglie (come vernici, pesticidi, oli e solventi) dovranno essere raccolti separatamente dal 2025 e, sempre a partire dal 2025, i rifiuti biodegradabili dovranno essere obbligatoriamente raccolti separatamente o riciclati a casa attraverso il compostaggio.

In Italia il recepimento delle quattro direttive dovrebbe comportare la modifica dei provvedimenti che ad oggi regolano la materia dei rifiuti e della loro gestione, come il D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 (cd. “Codice ambientale”, recante norme, tra le altre, in materia di acque, imballaggi e rifiuti), il D.Lgs. 13 gennaio 2003 n. 36 (attuazione direttiva 1999/31/Ce in materia di discariche di rifiuti); oltre che alle norme specifiche in materia di veicoli fuori uso, pile e Raee.

A livello europeo, già dal 2014, Austria, Belgio, Danimarca, Germania, Olanda e Svezia non hanno inviato alcun rifiuto in discarica, ciò a conferma del fatto che è una strada percorribile per tutti gli altri Stati membri. Strada che comporterà minori emissioni, minori impatti su suolo, aria e acque, ed un ritorno positivo in termini di innovazione, minori costi di smaltimento e di depurazione, maggiori livelli occupazionali per le imprese, anche Italiane.

Questo cambiamento comunque è già in atto nelle aziende italiane, come si vede anche dai dati del Rapporto GreenItaly 2018 (ricerca realizzata da Fondazione Symbola e Unioncamere, in collaborazione con CONAI e Novamont, con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente): sono oltre 345.000 le imprese del nostro Paese (dell’industria e dei servizi) con dipendenti che hanno investito nel periodo 2014-2017, o prevedono di farlo entro la fine del 2018 in prodotti e tecnologie green. In pratica una su quattro, il 24,9% dell’intera imprenditoria extra-agricola. E nel manifatturiero sono quasi una su tre (30,7%): dimostrando che è green economy già un pezzo considerevole delle nostre imprese.

Sulla base delle indagini Unioncamere nel 2018 è prevista anche una domanda di green jobs pari a quasi 474.000 contratti attivati, il 10,4% del totale delle figure professionali richieste per l’anno in corso, che si tratti di ingegneri energetici o agricoltori biologici, esperti di acquisti verdi, tecnici meccatronici o installatori di impianti termici a basso impatto; nel manifatturiero si arriva quasi al 15%. 

 

Fonti:

Entrate in vigore le quattro direttive europee sull’Economia Circolare


http://www.symbola.net/html/article/summary/2018

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Il gioco dell’oca su chi deve fermare le partite in caso di cori razzisti

People For Planet - Mar, 01/15/2019 - 01:17
Settimane di chiacchiere

È sorprendente l’approccio italiano al problema del razzismo negli stadi. Se ne parla da più di un mese, eppure ancora non sono chiare le cosiddette regole d’ingaggio. Provate a chiedere cosa prevede il cosiddetto protocollo italiano, oppure provate a dedurlo dalle dichiarazioni degli attori in campo, il risultato sarà solo confusione e indeterminatezza. Noi qui, per onestà intellettuale, vi informiamo che al momento la regola scritta stabilisce che spetta al responsabile dell’ordine pubblico dello stadio ordinare all’arbitro lo stop della partita. Ma anche su questa unica certezza ci sono novità in programma.

La scorsa settimana è stato convocato un vertice sulla violenza e sul razzismo negli stadi. Al termine, in conferenza stampa è andato il ministro dell’Interno Matteo Salvini che ha esibito la sua ricetta: non confondiamo il razzismo con la rivalità di quartiere; sono contrario alla sospensione delle partite e bene hanno fatto a non sospendere Inter-Napoli per i cori nei confronti di Koulibaly; qual è il confine tra cori razzisti e comportamenti da stadio?; gli stadi sono luoghi che devono essere colorati e coloriti; sono contrario alla chiusura degli stadi e favorevole al ripristino delle trasferte organizzate, i cosiddetti treni speciali.

A ruota libera

Si può essere d’accordo o meno, eppure uno si sarebbe aspettato che le sue parole fossero quelle di tutti i presenti al tavolo istituzionale. Per 48 ore si sono commentate le parole di Salvini, le si sono confrontate con la rigidità del protocollo della Uefa. Il Napoli, società che in questo momento è tra le più colpite dai cori discriminatori, ha fatto sapere che la prossima volta in caso di “buu” razzisti i suoi giocatori si fermeranno. Anche se, giustamente, il suo allenatore Ancelotti ha poi dichiarato: «Sembra che il razzismo sia un problema del Napoli, in realtà è un problema del calcio italiano».

Due giorni dopo Salvini è intervenuto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega allo Sport Giancarlo Giorgetti anch’egli leghista. Ha  chiarito che l’Italia ha aderito alla Uefa e le norme europee valgono anche per l’Italia. Poche ore dopo, è intervenuto anche il presidente della Federcalcio Gabriele Gravina e addirittura ha fatto finta di cadere dalle nuvole e rilasciato una dichiarazione che è suonata più o meno così: non capiamo queste polemiche, l’Italia da sempre segue l’Uefa nel protocollo sul razzismo.

Siamo nell’Uefa oppure no?

Peccato che proprio la Uefa, nei giorni successivi a Napoli-Inter, ha emesso un comunicato durissimo in cui ha criticato fortemente la gestione arbitrale di quella partita e si è schierata dalla parte di Koulibaly e del Napoli che hanno dovuto continuare a giocare in un clima ostile perché la partita non è mai stata interrotta. Conduzione di gara, da parte dell’arbitro Mazzoleni, difesa dal presidente della Figc. Ricordiamo inoltre che la scorsa settimana il Corriere dello Sport ha pubblicato la notizia che il responsabile della sicurezza a San Siro quella sera era andato via a causa degli scontri tra interisti e napoletani che hanno portato alla morte di un ultrà.

Ce ne sarebbe già per impazzire. Qualche giorno dopo, non pago, si è aggiunto il presidente del Coni Giovanni Malagò che ha dichiarato: «Fermare le partite non può spettare al Napoli, è compito dell’arbitro». Ma come dell’arbitro? Si sta facendo un gran baccano proprio per ricordare che non è compito dei direttori di gara. Ieri lo ha ribadito anche il capo della polizia Franco Gabrielli: «Sospendere le partite comporta conseguenze di ordine pubblico, è un compito che non può spettare all’arbitro, spetta al responsabile della pubblica sicurezza».

Tutto chiaro? A questa macedonia dialettica, vanno aggiunti i propositi della Federcalcio che vuole uniformare il protocollo italiano a quello utilizzato ai Mondiali 2018. Non ci sarebbero più tre avvertimenti prima di fermare il gioco per cori razzisti, ma due. E il gioco – non la partita in sé – sarebbe fermato dall’arbitro. La Figc vorrebbe dare più poteri all’arbitro, ovviamente non quelli attinenti alla decisione finale di rimandare il pubblico a casa.

Nell’Italia del 2019 stiamo discutendo da settimane del razzismo negli stadi e ancora non è chiara la procedura da seguire. E, di questo passo, temiamo che mai lo sarà.

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Vuoi acquistare un’auto? Cosa cambia dal 2019 con ecobonus ed ecotassa

People For Planet - Mar, 01/15/2019 - 01:01

Il risultato finale è che, in via sperimentale, dal 1° marzo 2019 al 31 dicembre 2021, scatterà un ecobonus destinato a chi acquista auto poco inquinanti con prezzo inferiore a 50 mila euro iva esclusa, ma anche un’ecotassa per chi acquista auto inquinanti.

Per “poco inquinanti” si intendono veicoli con emissioni di CO2 al di sotto dei 70 g/km. A quel punto, se si consegna anche per la rottamazione un veicolo della medesima categoria omologato alle classi Euro 1, 2, 3 e 4, il contributo sarà più alto:

0-20 g/km > 6.000 euro
21-70 g/km > 2.500 euro

In assenza della rottamazione il contributo sarà di entità inferiore, sempre in proporzione al numero dei grammi di biossido di carbonio emessi per chilometro

0-20 g/km > 4.000 euro
21-70 g/km > 1.500 euro

Dal 1° marzo 2019 e sempre fino al 31 dicembre 2021 però scatta anche l’altra faccia della medaglia, vale a dire l’ecotassa per chi acquista auto “più inquinanti”, calcolata in base al numero di grammi di CO2 emessi per chilometro in eccedenza alla soglia di 160 g/Km, senza differenziazione in base al tipo di alimentazione:

161-175 g/km > 1.100 euro
176-200 g/km > 1.600 euro
201-250 g/km > 2.000 euro

Superiore a 250 g/km > 2.500 euro

L’emendamento inserito nella manovra fiscale è stato ritoccato più volte e oggetto di discussione tra le varie fazioni al governo per mesi, mentre le prime indiscrezioni trapelavano e si era addirittura fatta largo nell’opinione pubblica l’ipotesi che l’ecotassa potesse scattare anche per il parco auto già in circolazione. Così non è stato. La norma intende seguire il principio europeo del “chi inquina paga” e non va a incentivare le sole auto elettriche ma anche le ibride e quelle a metano. Nessuna tassa, appunto, per le auto attualmente in circolazione

Bonus anche, sotto forma di detrazione dall’imposta lorda, per le spese documentate sostenute dal 1° marzo 2019 al 31 dicembre 2021 relative all’acquisto e alla posa in opera di infrastrutture di ricarica dei veicoli alimentati a energia elettrica fino a un massimo di 7 kW. La detrazione sarà del 50% delle spese sostenute fino a 3.000 euro.

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