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DARIO FO: DAL DISEGNO ALLA SCENA - Dipinti in mostra presso i Giardini di Pitagora a Crotone

FrancaRame.it - Gio, 02/15/2018 - 11:34

CROTONE - Si inaugurerà il prossimo 23 Febbraio, ore 17.30, presso il Museo e Giardini di Pitagora, la Mostra “Dario Fo. Dal disegno alla scena”, a cura della Compagnia Teatrale Fo Rame e da Melissa Acquesta.

Voluta dal Comune di Crotone e dal Consorzio Jobel l’esposizione avrà il valore aggiunto di essere animata da inediti laboratori - “happening museali” - a cura di Fabbrica delle Arti e del Maestro Franco Eco, compositore, direttore artistico, regista teatrale e produttore discografico italiano.

Dario Fo e Franca Rame sono stati due artisti che hanno sviluppato una personale tecnica di narrazione che mette insieme tutte le loro esperienze: la pittura, la scrittura, la musica e il teatro. Questa miscela di arti ha fatto nascere una modalità di esposizione che si basa sulla presentazione pittorico-figurativa, plastica e narrativa fuori da ogni convenzione. La mostra mette in luce tutte le fasi del lavoro di ricerca del Premio Nobel partendo dai disegni che usava come canovaccio, gli appunti manoscritti, i bozzetti che decideva di riportare sulla tela, le sagome che usava sul palco durante i monologhi per dare un volto ai personaggi, e alla fine il percorso narrativo riassunto in una pubblicazione contenente il testo dello spettacolo corredato dalle illustrazioni.

“Da sempre ho bisogno di disegnare e di dipingere ogni giorno. I miei lavori teatrali spesso nascono come immagini. Disegno prima di scrivere e faccio bozzetti mentre scrivo. L’immagine mi serve per fermare l’impianto della scrittura, per andare avanti nello svolgimento del lavoro. Ha anche la funzione di stimolo creativo e di ricarica. Mi sono abituato a immaginare commedie e monologhi in un contesto visivo.”
(Dario Fo)

Questa mostra, formata da una selezione di dipinti e materiali estrapolati dal percorso di ricerca e di stesura di una delle sue opere, La figlia del Papa, ci permette di evidenziare l’applicazione della dinamica narrativa dell’artista finalizzata alla rivelazione di un altro punto di vista, di una nascosta verità, o per dirlo con le sue parole: “In tutte le storie famose, come quella dei Borgia, si trovano sempre diverse versioni del dramma. Nella maggior parte dei casi, però, si scopre un intento deformante, soprattutto dal punto di vista storico. Personalmente non ho fatto altro che ricercare la verità."

Costo biglietto: 5 euro
Aperto: tutti i giorni da Lunedì a Domenica | 0re 9-13 e 16-19
Info e Prenotazioni: tel. 0962.27697 e-mail: prenotazioni@parcopitagora.it
Clicca qui per scaricare il programma degli Happening Museali

Argomento: Mostre 2017Anno: 2018
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DARIO FO: DAL DISEGNO ALLA SCENA - Le opere di Dario Fo in mostra presso i Giardini di Pitagora a Crotone

Il blog di Dario Fo - Gio, 02/15/2018 - 11:32

CROTONE - Si inaugurerà il prossimo 23 Febbraio, ore 17.30, presso il Museo e Giardini di Pitagora, la Mostra “Dario Fo. Dal disegno alla scena”, a cura della Compagnia Teatrale Fo Rame e da Melissa Acquesta.

Voluta dal Comune di Crotone e dal Consorzio Jobel l’esposizione avrà il valore aggiunto di essere animata da inediti laboratori - “happening museali” - a cura di Fabbrica delle Arti e del Maestro Franco Eco, compositore, direttore artistico, regista teatrale e produttore discografico italiano.

Dario Fo e Franca Rame sono stati due artisti che hanno sviluppato una personale tecnica di narrazione che mette insieme tutte le loro esperienze: la pittura, la scrittura, la musica e il teatro. Questa miscela di arti ha fatto nascere una modalità di esposizione che si basa sulla presentazione pittorico-figurativa, plastica e narrativa fuori da ogni convenzione. La mostra mette in luce tutte le fasi del lavoro di ricerca del Premio Nobel partendo dai disegni che usava come canovaccio, gli appunti manoscritti, i bozzetti che decideva di riportare sulla tela, le sagome che usava sul palco durante i monologhi per dare un volto ai personaggi, e alla fine il percorso narrativo riassunto in una pubblicazione contenente il testo dello spettacolo corredato dalle illustrazioni.

“Da sempre ho bisogno di disegnare e di dipingere ogni giorno. I miei lavori teatrali spesso nascono come immagini. Disegno prima di scrivere e faccio bozzetti mentre scrivo. L’immagine mi serve per fermare l’impianto della scrittura, per andare avanti nello svolgimento del lavoro. Ha anche la funzione di stimolo creativo e di ricarica. Mi sono abituato a immaginare commedie e monologhi in un contesto visivo.”
(Dario Fo)

Questa mostra, formata da una selezione di dipinti e materiali estrapolati dal percorso di ricerca e di stesura di una delle sue opere, La figlia del Papa, ci permette di evidenziare l’applicazione della dinamica narrativa dell’artista finalizzata alla rivelazione di un altro punto di vista, di una nascosta verità, o per dirlo con le sue parole: “In tutte le storie famose, come quella dei Borgia, si trovano sempre diverse versioni del dramma. Nella maggior parte dei casi, però, si scopre un intento deformante, soprattutto dal punto di vista storico. Personalmente non ho fatto altro che ricercare la verità."

Costo biglietto: 5 euro
Aperto: tutti i giorni da Lunedì a Domenica | 0re 9-13 e 16-19
Info e Prenotazioni: tel. 0962.27697 e-mail: prenotazioni@parcopitagora.it
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“Picchiate i professori! Così imparano!”. Non sono casi isolati, c’è un piano organizzato!

People For Planet - Gio, 02/15/2018 - 10:51

Io sono per la tesi del complotto: ministri, presidi e sindacati degli insegnanti hanno complottato per anni per mantenere la scuola il più possibile lontana dagli studenti e per distruggere il rispetto verso i docenti e l’istituzione.
La possibilità di consultare il Web e trovare facilmente buona parte dello scibile umano ha distrutto l’aurea di sacralità della scuola.
E al tempo degli smartphone è facile accorgersi che un professore è un asino.
Certo, la maggioranza degli insegnanti sono brave persone, che si impegnano veramente per uno stipendio misero. Ma non si può far finta che non esista il problema rappresentato da migliaia di insegnanti indegni, inamovibili anche se il loro titolo di studio lo hanno rubato.
Nella storia scolastica delle mie due figlie ho incontrato 4 insegnanti veramente straordinari ma anche veri cialtroni: il prof alcolizzato, l’insegnante cocainomane che iniziava le frasi a metà… e non si capiva niente. Quando la mia bimba è andata a protestare dalla preside perché l’insegnante di inglese non sapeva assolutamente l’inglese la preside le ha risposto: “Porta pazienza… Non posso mica licenziarlo!”
E che dire dell’insegnante pedofilo che non si è riusciti a cacciare neanche con la mobilitazione dei genitori? Mancavano le prove… Non c’era una vera e propria violenza, solo atteggiamenti sgradevoli… Mica puoi incriminare uno per come guarda le ragazzine…
Io credo che dovrebbero essere gli insegnanti i primi a combattere all’ultimo sangue, con tutti i mezzi, contro questi ladri di stipendio. Invece la reazione più comune è quella di difenderli.

E poi bisognerebbe esporre al pubblico ludibrio quei sapientoni che scrivono i programmi scolastici. La loro legge è: tutto quello che è interessante e fondamentale per la crescita degli studenti NON può assolutamente essere insegnato a scuola!
Niente sesso perché è peccato. Che importa se dietro la violenza dei giovani c’è sempre la tensione psicologica e ormonale, determinata dallo sviluppo, ingigantita dalla totale ignoranza sulla sessualità e sulla vita emotiva.
La cosa più stupida che ho visto è stato un seminario sul bullismo durante il quale gli oratori erano vivamente invitati a non parlare di sesso agli studenti: logico no? Che rapporto c’è tra bullismo e ossessione sessuale? Nessuno!!!
E mi raccomando mai un’informazione neanche sulla salute, su come si devono assumere gli antibiotici, sulla necessità di non esagerare con gli accertamenti clinici e i farmaci, sulle pratiche elementari di pronto soccorso…
E perché mai a scuola si dovrebbe imparare come funziona una truffa bancaria, una busta paga, un contratto di lavoro o la ratealizzazione truffaldina per l’acquisto di un telefono?
Bravi scemi! Ai vertici del sistema educativo non è ancora arrivata l’idea che solo la passione può fare evolvere positivamente i giovani e che solo se si parte da questioni concrete, vere, si può risvegliare l’interesse e la partecipazione.

E non è giunta neppure l’idea avveniristica che per fare i professori sia necessario non solo sapere ma anche saper raccontare.
Non esistono neppure lezioni per parlare in pubblico, sceneggiare una lezione, usare correttamente la voce.
Non esiste un blog del Ministero che raccolga i canovacci delle migliori lezioni di storia, italiano, matematica proposti dai professori e magari anche da attori, registi, cantanti…
Non esiste nessun tirocinio per affrontare casi di grave disagio, gestire situazioni di emergenza, lavorare sull’empatia. Non sono cose che basta imparare teoricamente.

E come è possibile che si paghino così poco gli insegnanti? I nostri figli sono il tesoro più grande e li affidiamo a persone troppo spesso impreparate e sempre mal pagate?
E poi ci si stupisce che i professori debbano andare a scuola col martello per difendersi? E si scrivono fiumi di astruse teorizzazioni sulla crisi dei giovani e l’alienazione moderna! Ma dite le cose come stanno: la scuola è noiosa, antiquata e autoritaria, i programmi sono fuori dalla realtà: veleggiano nell’Empireo della cultura classica, a eoni di distanza dalla vita dei giovani.
In questa situazione alcuni ragazzini con gravi disturbi della personalità, che nessuno ha capito e cercato di arginare hanno sclerato completamente e hanno picchiato o accoltellato i professori. È orribile ma è così. E se non si cambiano le cose potete ben vedere negli Usa come si va a finire: massacri nelle scuole con i fucili di assalto.
Forse è ora di parlare ai giovani di senso della vita, di amore, passione e sesso.

Ps: Non è la prima volta che affronto questo tema. E ogni volta che ne parlo ricevo decine di commenti di insegnanti che protestano accusandomi di sostenere che tutti gli insegnanti sono impreparati. Chi vorrà leggere onestamente quel che ho scritto può ben vedere che non dico questo. Chi non lo capisce dimostra di essere impreparato. A posto, 4!

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Quanto vale l’economia circolare in Italia

People For Planet - Gio, 02/15/2018 - 10:02

Già, perché se parliamo d’economia e di settori produttivi classici, le valutazioni sul valore ci sono eccome, ma con le nuove economie tutto è molto più complesso. Il valore prodotto annualmente dalla filiera del petrolio, per esempio, è di circa 3.000 miliardi di dollari; volendo esistono anche dati per tutto ciò che viene prodotto sul pianeta. Ma si tratta di conoscenze le cui metodologie di valutazione sono sedimentate da decenni. Il petrolio ha 150 anni di storia, l’auto un secolo.

Chiaro che in questo scenario le nuove economie, come quelle digitali e circolari, che al massimo hanno un paio di decenni di storia, siano molto più “intangibili” sul fronte della valutazione economica. Ma qualche tentativo si può fare. Torniamo, quindi all’economia circolare e nello specifico all’Italia.

Prima di lanciarci nel mondo dei numeri, definiamo il concetto di economia circolare.

Semplice, direte voi. Di economia circolare si parla generalmente quando a una materia destinata alla discarica o all’inceneritore si ridà nuova vita, trasformandola in materia prima.

Tutto giusto. Ma se si parla di valutazioni economiche è necessario circoscriverne l’ambito: valutazioni precise possono esistere solo per quanto riguarda il primo segmento dell’economia circolare: i rifiuti. Vediamoli.

Il primo segmento dell’economia circolare: i rifiuti

Secondo il rapporto WAS di Althesis 2017 il valore della produzione delle prime cento imprese attive nel settore dei rifiuti urbani, per dimensioni, è stato nel 2016 di 7,37 miliardi di Pil. Una cifra che potrebbe sembrare piccola rispetto a tutto il Pil italiano, che è stato nel 2016 di 1.850 miliardi di euro, ma che è significativa, invece, in termini di percentuale: lo 0,4%. E stiamo ragionando solo di Pil, non di tutti i vantaggi in termini di salute e ambiente sui quali ancora non c’è una contabilità precisa. Si tratta di un’economia in crescita che ha luci e ombre.

La raccolta dei rifiuti urbani, infatti, nel 2016 è aumentata dell’1,3%, che se da un lato significa maggiore materia prima/seconda per l’economia circolare, sotto un altro punto di vista vuole dire che stiamo producendo più rifiuti, quando invece dovremmo ridurli.

La situazione ottimale sarebbe quella di un sostanziale equilibrio tra la produzione dei rifiuti e il loro riutilizzo, equilibrio che dovrebbe avere un andamento parallelo di entrambi gli indicatori e tendere al basso, ma che ancora è al di là dal venire, anche perché quella di oggi è un’economia grandemente fondata sullo spreco che riguarda una buona parte del Pil. Però il futuro potrebbe migliorare e lo si vede dai dati. A fronte dell’1,3% di crescita dei rifiuti, il valore prodotto, nel 2016, è aumentato del 3,8%.

E quando il valore aumenta più della materia prima (i rifiuti) in entrata, significa che aumenta la produttività, ossia la capacità di fare le cose con le stesse materie prime. Tradotto: si è lavorato bene. E ciò conferma la leadership dell’Italia nell’economia del riciclo, cosa che ci viene riconosciuta nel mondo, ma non all’interno del nostro Paese

Due i fatti. Il comune di Milano ha tenuto tempo fa una serie d’incontri per “insegnare” ai funzionari del comune di Berlino metodologie e pratiche per la raccolta differenziata dell’umido efficace ed efficiente. Ossia gli italiani insegnano ai tedeschi come si ricicla l’umido. Il secondo fatto è che siamo unici al mondo a produrre una macchina per il riciclo dei pannolini, uno dei rifiuti più complessi da riciclare perché è composto da cellulosa, plastica e organico ad elevata attività batterica. Prima di questa tecnologia il pannolino era destinato senza appello alla discarica.

Si tratta di primati metodologici e tecnologici, ma se ne potrebbero elencare molti altri, che hanno un problema a monte. Nonostante queste eccellenze rimane il vizio tutto italiano di non fare sistema sotto il profilo industriale, anche se però qualche segnale positivo c’è.

Nel 2016, infatti, le 100 maggiori imprese attive nel settore dei rifiuti hanno investito qualcosa come 349,1 milioni di euro per migliorare la filiera ambientale: il 10,1% in più rispetto all’anno precedente. E se si investe questa percentuale a fronte di un incremento del valore del 3,8% significa che il sistema funziona e che ci si crede. E questa è un’ottima notizia.

Ma non mancano i problemi. Da un lato, infatti, è positivo il fatto che la maggioranza degli investimenti, il 51,9%, sia stata fatta negli impianti, perché ciò denota un rafforzamento della filiera; dall’altro lato ciò che preoccupa è la differenza tra le aree geografiche.

Per quanto riguarda gli investimenti la situazione è sempre meno equilibrata. Il 71,5% degli investimenti si concentra al Nord con un aumento del 5,3%, il centro invece è in calo del 7%, essendo passato dal 22% del 2015 al 15% del 2016, mentre il Sud rimane il fanalino di coda con un 5,2% stabile. Il restante 8,4% riguarda investimenti non caratterizzati sotto il profilo geografico specifico.

Significativo il fatto, per esempio, che di fronte a questa situazione, non nuova, il consorzio per la raccolta di carta e cartone, Comieco, abbia concentrato da alcuni anni i propri sforzi proprio sul sud. Con buoni risultati. Un dato su tutti: quello di Napoli. Il capoluogo partenopeo, città dalla logistica complessa con un centro storico caratterizzato da un accesso difficile per i mezzi, è passato dai 31 kg di raccolta per abitante del 2015 ai 39 kg per abitante del 2017: un aumento in due anni del 20%, su una frazione di rifiuto caratterizzata da grandi difficoltà nella raccolta, visto l’ingombro.

Secondo segmento: il riciclo

Oltre all’aspetto legato alla raccolta, dati significativi si riscontrano anche per quanto riguarda il segmento a valle: dopo quello dei rifiuti, infatti, si passa a quello del riciclo vero e proprio, le cui imprese hanno un ruolo sempre più strategico. Questo pezzo della filiera ha prodotto, nel 2016, valore per 2,18 miliardi di euro ed è composto per lo più da piccole e medie imprese private il cui valore medio della produzione è di 19,1 milioni di euro.

Anche qui si registra un forte sbilanciamento nella localizzazione delle aziende a favore del Nord Italia. Il 59% delle imprese del riciclo è in settentrione, il 24% al centro e solo il 17% al Sud. Queste due ultime macro-regioni, quindi, non sfruttano ancora a pieno le potenzialità rappresentate dalle “miniere urbane” dei rifiuti. Sul fronte della struttura industriale delle imprese l’aspetto d’eccellenza che è emerso in precedenza si riflette anche sulla declinazione della filiera.

Ben il 74% delle aziende, infatti, tratta materiali diversi, il che presenta aspetti positivi sia sotto il profilo della produttività, sia dal punto di vista della filiera. In Italia, infatti, è molto diffusa la raccolta multimateriale – plastica, acciaio, alluminio, per esempio – e il fatto che ci siano siti nei quali questi materiali possono essere trattati assieme favorisce le economie di scala e la produttività, abbassando i costi del riciclo e rendendo la materia prima seconda più competitiva. Fatto dimostrato da una maggiore aggregazione delle imprese.

Nel 2016, infatti, vi sono state significative acquisizioni e aggregazioni territoriali che hanno ridotto la frammentazione del settore razionalizzandolo. Si tratta di fenomeni che nei prossimi anni faranno fare il salto di qualità al settore del riciclo in Italia. Le dinamiche degli ultimi anni dimostrano che quest’economia si sta avvicinando alle logiche di mercato, abbandonando quelle legate alla pianificazione territoriale. Tradotto: l’economia del riciclo si sta trasformando da obbligo per motivi ambientali a logica di mercato dove contano i dati economici. E ciò è un bene. Spieghiamoci meglio: da problema legato alle questioni ambientali, come è stato negli ultimi venti anni, il ciclo dei rifiuti sta diventando un’opportunità per le imprese. Ciò ha due, benefici, effetti. Il primo è quello di alleggerire il costo della gestione dei rifiuti per i cittadini e le istituzioni, visto che una parte sempre maggiore dei costi possono essere “assorbiti” dal valore prodotto nelle filiere industriali che usano il materiale proveniente dal riciclo. Il secondo è l’autonomia della crescita del riciclo: una volta raggiunte le giuste economie di scala, infatti, il mercato delle materie prime/seconde si sviluppa da sé, creando le condizioni per una crescita. Che fa bene a tutti. Cittadini, paese e, specialmente, all’ambiente.

Altre fonti:
http://www.althesys.com/
http://www.materiarinnovabile.it/

 

 

Esempi di economia circolare. Foto di Armando Tondo scattate durante l’edizione di “Fa la cosa giusta!” tenutasi a Bastia Umbra a Ottobre 2017

 

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Gli insetti, cibo del futuro. Potrebbero risolvere il problema della fame nel mondo?

People For Planet - Gio, 02/15/2018 - 09:33

Difficile parlare di boom, è piuttosto una possibilità che va ad aprirsi per consumatori e aziende di sperimentare nuovi gusti e nuovi cibi. Cibi che hanno anche un altro ruolo da non sottovalutare, essendo stati riconosciuti persino dalle Nazioni Unite come preziosi per un futuro più sostenibile e possibile soluzione realistica per combattere il problema cronico della fame del mondo.

Andiamo con ordine. Cosa accade in Europa, dunque? Esisteva già il regolamento n. 258, che imponeva il principio secondo cui un prodotto non potesse essere immesso sul mercato se non utilizzato “in misura significativa per il consumo umano nella Comunità prima del 15 maggio 1997”. Ebbene, il nuovo regolamento partirà da questa base e dall’elenco di alimenti a norma già costruito nel tempo; nuove autorizzazioni lo integreranno.

Insetti sulla tavole degli italiani?

Per noi occidentali nutrirci di insetti è soprattutto una moda o una sfida, tant’è vero che il 54% degli italiani li considera estranei alla cultura alimentare nazionale. Sono i risultati di un’indagine Coldiretti, secondo cui gli indifferenti sono il 24%, i favorevoli il 16%, mentre il 6% non fornisce una risposta. Un’altra ricerca, quella dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo (Cuneo) evidenzia un piccolo grande tabù: sono gli insetti consumati interi a destare maggiore repulsione, il campione che ha partecipato alla degustazione si è invece mostrato più propenso ad assaggiare prodotti che contengono insetti nel preparato. Farina di grilli o pasta fabbricata con farina di larve, per intenderci.

I più gettonati

Pare che tra gli insetti commestibili il più gettonato sia il baco da seta all’americana, ma la stessa Coldiretti cita i millepiedi cinesi al forno, le tarantole arrostite senza conservanti né coloranti provenienti dal Laos, i vermi giganti della farina dalla Thailandia; pare che questi ultimi, se arrostiti, non sarebbero molto diversi dalle patatine, con un vago aroma di pollo. E poi le farfalle delle palme dalla Guyana francese, le cimici d’acqua dalla Thailandia ricche di fibre, proteine e vitamine, ma anche i cosiddetti “aperinsetti”, da abbinare ad un cocktail, come alternativa alla frutta secca.

Le varianti per chi vuole provare cibi nuovi, esotici, lontani dalle nostre pietanze mediterranee, sono già molte.

Entomofagia: non è una novità di oggi

Il consumo di insetti, per quanto oggi sia anche materia di costume, ha origini lontane e potrebbe appunto aiutare a risolvere uno dei problemi più grandi per l’umanità: la fame nel modo.

L’entomofagia per molte culture non è nulla di strano né un tabù, come invece è al momento per la maggior parte degli occidentali in genere. D’altra parte l’essere umano nella preistoria, prima di imparare a cacciare e a coltivare, si nutriva anche di insetti: inserirli nella propria dieta non è in sé un’anomalia.

Al mondo sono già quasi 2mila le specie di insetti considerate commestibili e a consumarle sono almeno 2 miliardi di persone, dice la Fao. E alcuni insetti sono ricchissimi di sostanze nutritive, quindi non necessitano di essere abbinati ad altri ingredienti principali.

Senza saperlo, anche chi dichiarerebbe di non averne mai ingerito uno, mangia insetti da tempo. Negli Usa non si può superare il limite di 75 frammenti di insetto ogni 50 grammi di farina o di 30 larve ogni 100 grammi di salsa di pomodoro o di 1 chicco di caffè con frammenti di coleottero ogni 10. In Europa non c’è questa chiarezza di limiti. E poi pensiamo a coloranti come al rosso ricavato dalla cocciniglia, del tutto naturale proprio perché ricavato da un parassita. In quanti lo sanno?

Insetti come risorsa alimentare

I dati su cui fa leva la Fao si legano ad un’altra considerazione: i 9 miliardi di abitanti presenti sulla Terra nel 2050 dovranno trovare un modo per contrastare la scarsità di risorse alimentari. Se è vero che una parte di mondo è oggi abituata a una sovrabbondanza di risorse e purtroppo vive nello spreco, un’altra parte muore letteralmente di fame.

L’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura punta proprio sugli insetti come parte della soluzione perché contengono una grande quantità di proteine, vitamine e amminoacidi.

Inoltre, nutrire gli insetti costa relativamente poco, gli insetti possono nutrirsi di rifiuti organici (aiutando peraltro nello smaltimento). Allevare insetti consente poi un risparmio notevole di CO2. La produzione di 1 kg di cavallette senza ali e zampe genera emissioni 10 volte inferiori rispetto alla produzione di un kg di carne bovina; per sfamarle occorrono 2 kg di mangime contro gli 8 utili a produrre la stessa quantità di carne. Ma, soprattutto, le cavallette contengono il doppio delle proteine.

Ecco perché gli allevamenti di insetti potrebbero essere vere e proprie fabbriche di proteine. Inoltre, sono intensivi e occupano pochissimo spazio rispetto alle care vecchie stalle. Non servono pesticidi, né antibiotici, né conservanti.

Potranno gli insetti sfamare 9 mld di abitanti? No, non sono la soluzione definitiva, ma con altri aggiustamenti potrebbero certamente costituire un valido contributo. Basti pensare a quanto cibo viene destinato agli allevamenti e invece potrebbe essere cibo vegetale destinato alla nutrizione degli esseri umani. Ecco allora il mix vincente: risparmio di risorse, razionalizzazione del loro utilizzo e una più equa distribuzione, da un lato, riduzione degli sprechi di cibo dall’altro, uniti a nuovi regimi alimentari che prevedono anche la diffusione di cibi “nuovi” come gli insetti sulle tavole, fonte sostenibile di sostanze nutritive.

In Italia dovremo attendere ancora 

In Italia intanto a raffreddare gli animi è intervenuto il ministero della Salute con una nota ad hoc in cui si chiarisce che “al momento nessuna specie di insetto (o suo derivato) è autorizzata per tale impiego (novel food, ndr)” e che “in Italia non è stata ammessa alcuna commercializzazione di insetti e pertanto la commercializzazione come alimento di un insetto o di un suo derivato potrà essere consentita solo quando sarà rilasciata a livello UE una specifica autorizzazione in applicazione del regolamento (UE) 2015/2283”.

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Crowdsurfing in Scozia, e ad Alcatraz

Le Buone Notizie di Cacao - Mer, 02/14/2018 - 15:31

Alcune persone si sono sedute a terra una dietro all’altra e hanno invitato i passanti a lanciarsi sopra e “surfare”.
E’ un’esperienza bellissima e se volete provarla senza andare fino in Scozia venite a Pasqua ad Alcatraz!

CasaPound a Bologna non ha avuto grande successo

Le Buone Notizie di Cacao - Mer, 02/14/2018 - 15:30

Filippo Berselli, candidato di CasaPound a Bologna ha deciso di fare un comizio itinerante a bordo di una vecchia Land Rover munita di altoparlanti e bandiere.
Pover’uomo, non lo ha seguito nessuno, se si esclude un ciclista che gli ha pedalato dietro lanciando insulti.
E pure tu, Berselli, proprio a Bologna vai?
(Fonte: Repubblica)

Troppa Tv, Netflix si preoccupa

Le Buone Notizie di Cacao - Mer, 02/14/2018 - 15:29

Ha guardato 188 episodi della stessa serie tv The Office in una settimana e allora Netflix lo ha contattato chiedendo se si sentiva bene.
E no, il ragazzo statunitense non stava bene, era depresso e guardare quella serie lo aiutava a sentirsi meglio.
Pero, che carini quelli di Netflix…
(fonte: Ansa.it)

Quali partiti sostengono le nostre 3 leggi facili? C’è chi dice no, c’è chi dice sì, c’è chi dice forse…

Le Buone Notizie di Cacao - Mer, 02/14/2018 - 15:27

Diario semi-serio di un viaggio all’interno delle segreterie delle formazioni politiche
Ieri vi abbiamo parlato del metodo utilizzato nella nostra battuta di caccia, delle difficoltà nel reperire i contatti giusti, dei recall masochistici che abbiamo voluto portare avanti per non lasciare nulla di intentato; adesso passiamo al nocciolo della questione e ai tre punti portati a casa. E vi raccontiamo cosa ci hanno risposto i partiti…

Il mondo a portata di occhi

People For Planet - Mer, 02/14/2018 - 11:21

Una delle attrazioni più frequentate dell’edizione 2017 del Marker Faire tenutasi a Roma dal 1 al 3 dicembre 2017 riguarda gli stand dove si sperimentava la realtà virtuale.
La realtà virtuale ha moltissime possibilità, l’abbiamo vista applicata al gioco, all’esplorazione del mondo e dei musei più famosi.

Allo stand Eni, main sponsor per il quarto anno consecutivo della manifestazione, la realtà virtuale si trasforma in uno strumento didattico per addestrare tecnici e operatori che operano nelle strutture dell’azienda.

In particolare in questa edizione la multinazionale si è concentrata sui temi dell’innovazione e della digitalizzazione applicati all’ambito Health&Safety (Salute e Sicurezza) e abbiamo potuto vedere il training in Virtual Reality (VR) attraverso l’Operator Training System (OTS).

In pratica due operatori indossano un caschetto e si muovono all’interno di una centrale Eni fedelmente riprodotta, in una simulazione di addestramento che permette di apprendere le procedure operative di gestione degli impianti e delle eventuali situazioni critiche.

E’ facile comprendere la rivoluzione di questo sistema: non è più importante che l’addestratore e chi deve imparare siano vicini fisicamente, lo saranno nella realtà virtuale dove anche le barriere linguistiche possono essere abbattute dal “vedere” dove si mettono i piedi. 

Casco, guanti e maglietta: i wearable devices che ti salvano la vita

La collaborazione tra Eni e il MIT di Boston ha dato vita a un’importante progetto che mettendo insieme Machine Learning, Internet of Things, Intelligenza Artificiale, Realtà Aumentata ed Elettronica flessibile potrà contribuire a risolvere le sfide importanti in tema di salute e sicurezza dei lavoratori che operano all’interno di imprese dell’energia, migliorare la qualità di vita e prevenire malattie e infortuni.

Scrive Eni: “Nell’industria energetica del futuro queste tecnologie permetteranno ai lavoratori di essere più consapevoli dei rischi dell’ambiente di lavoro e più resilienti, grazie a soluzioni wearable avanzate che miglioreranno i loro sensi e aumenteranno la loro abilità nel prevenire gli incidenti”.

Nello spazio Eni al Maker Faire abbiamo potuto ammirare alcuni prototipi: un casco, anzitutto, il Deep Vision Shield, che attraverso sensori incorporati ultraleggeri e miniaturizzati raccoglie i dati provenienti dall’ambiente circostante (aria, luce, rumore). Registra inoltre i dati sullo stato di salute dell’operatore (ad esempio disidratazione), rendendoli disponibili, sempre all’interno del casco, grazie a un sistema di Realtà Aumentata. Fornisce inoltre una protezione attiva grazie a materiali intelligenti e avanzati per la prevenzione di traumi e pericoli sul lavoro.

E se non basta il casco ecco gli Active Glove, i guanti che attraverso sensori flessibili e miniaturizzati rilevano pericoli nelle vicinanze, quali superfici calde o alta tensione, e ne danno avviso all’operatore. Inoltre, il tecnico che li indossa può controllare a distanza i droni semiautonomi per la Robotic Inspection.

I Robot Inspection sono piccoli droni miniaturizzati che, controllati dall’operatore, possono entrare in ambienti pericolosi per l’uomo, magari perché invasi da gas tossici. Il drone analizza l’aria e permette di “vedere” lo spazio esaminato mandando le immagini raccolte attraverso telecamere ad alta definizione.

E ancora, se non bastano il casco e i guanti, ci sono anche la maglietta e le calze Sensing Suit. Attraverso l’utilizzo di sensori flessibili incorporati la maglietta monitora i segnali biologici dell’operatore tra cui temperatura corporea, frequenza cardiaca, idratazione e respirazione.

La t-shirt “intelligente” viene prodotta in due diverse versioni per fornire comfort termico sia in ambienti molto caldi che molto freddi: nei primi il materiale adattabile permette di far raffreddare l’epidermide mentre nei secondi l’aerogel fornisce un eccezionale isolamento termico. Le calze controllano invece la temperatura dei piedi per evitare congelamenti.

Sicurezza anche nella guida

In occasione del Maker Faire 2017 Eni, ACI e la Rivista Energia hanno promosso My Sustainable City, un contest per “individuare, supportare e diffondere la realizzazione di soluzioni tecnologiche innovative nell’ambito della mobilità sostenibile”.

A vincere i tre premi messi in palio dai promotori – un pacchetto ospitalità al GP di Monza di Formula 1, un pacchetto di lezioni di guida sicura e un abbonamento annuale alla Rivista Energia – sono stati gli ideatori di Smartphoners, una community che premia chi guida rispettando i limiti di velocità, senza parlare al cellulare e in generale guida in modo responsabile. Smartphoners è anche un’app navigatore che ci monitora nel viaggio e che se facciamo i bravi ci premia con buoni benzina.

In un anno 25.000 persone hanno scaricato Smartphoners percorrendo 2.700.000 chilometri senza toccare il cellulare mentre guidavano.

Se si tiene conto che, come ha dichiarato a Repubblica il Direttore Centrale delle Specialità della Polizia di Stato Roberto Sgalla: “è difficile quantificare il fenomeno, ma possiamo dire senza dubbio che il 30% degli incidenti ha come causa o concausa la distrazione. L’evoluzione degli smartphone insomma ci deve far riflettere”, la nuova app per la guida sicura ha evitato almeno 20 incidenti gravi e ha fatto risparmiare alla comunità 184.000 euro.

 

Foto di Angela Prati scattate al Maker Fair di Roma – 1 dicembre 2017

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Mangiare lentamente fa bene alla salute

People For Planet - Mer, 02/14/2018 - 10:55

Secondo ricercatori della Kyushu University Graduate School of Medical Sciences di Fukuoka, Giappone, le persone che mangiano lentamente tendono a pesare meno. Rallentare quindi il ritmo con cui consumiamo un pasto potrebbe aiutare a mantenere il peso forma. Nello studio, pubblicato sulla rivista BMJ Open, sono stati esaminati i dati relativi a circa 60mila persone con diabete tipo 2 monitorate per 6 anni. Nelle visite di controllo venivano poste domande circa le abitudini alimentari, tra cui il tempo che impiegavano a mangiare.
I risultati hanno mostrato che chi consumava i pasti a una velocità normale aveva il 29% in meno di probabilità di essere obeso e rispetto a chi mangiava rapidamente; le persone che avevano l’abitudine di mangiare lentamente avevano addirittura il 42% di probabilità in meno.
Consumare i pasti masticando almeno per 30 secondi gli alimenti è utile proprio perché il senso di sazietà arriva prima di aver consumato troppo cibo. Inoltre così si migliora la digestione e si gustano al meglio le pietanze.

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Quali partiti sostengono le nostre 3 leggi facili? C’è chi dice no, c’è chi dice sì, c’è chi dice forse…

People For Planet - Mar, 02/13/2018 - 22:46

Come anticipato ieri su queste pagine, la caccia è chiusa e siamo pronte a raccontarvi quali tra i partiti politici candidati alle elezioni hanno aderito al Manifesto di People For Planet.

Ieri vi abbiamo parlato del metodo utilizzato nella nostra battuta di caccia, delle difficoltà nel reperire i contatti giusti, dei recall masochistici che abbiamo voluto portare avanti per non lasciare nulla di intentato; adesso passiamo al nocciolo della questione e ai tre punti portati a casa.

Le adesioni
Al Manifesto di People For Planet hanno finora aderito:

1. 10 volte meglio;
2. Potere al popolo;
3. Free Flight to Italy;
4. Destre Unite Aemn;
5. Movimento delle Libertà;
6. SMS Stato Moderno Solidale
7. Liberi e Uguali;
8. Movimento Politico Patto per l’Autonomia;
9. Partito Comunista;
10. Lista del Popolo per la Costituzione;
11. Blocco Nazionale per le Libertà (non per le clausole capestro).
12. Siamo (solo telefonicamente)
13. Italia Europa Insieme (solo telefonicamente)

Il dettaglio e le menzioni speciali
Il premio all’adesione più veloce va a Free Flight to Italy, il cui rappresentante politico, Giuseppe Macario, ha letto, approvato e risposto alla nostra mail in 18′ netti.

La seconda adesione giunta è stata quella del Movimento Politico Patto per l’Autonomia: il segretario Massimo Moretuzzo si augura di poter lavorare sui temi del Manifesto (e non solo) insieme a noi.

Anche la Lista del Popolo per la Costituzione, molto attenta, nel programma, alle questioni legate alla salute e agli alti costi dei farmaci, ci ha prontamente risposto, aderendo con fermezza.

“Io ci sto”, ha entusiasticamente risposto Andrea Dusi, rappresentante politico di 10 volte meglio. Del resto chi più del suo movimento, che ha al primo punto del programma la “ricerca della felicità”?

Il Blocco Nazionale per le Libertà ha sottoscritto 2 proposte su 3: si è detto contrario alla istituzione di un’ennesima authority contro le clausole capestro trattandosi solo, secondo loro, di un nuovo carrozzone, stipendificio e luogo dove collocare gli amici degli amici.

Grande entusiasmo da parte di Potere al popolo, che ha precisato: “Speriamo che questa sia l’occasione non solo di sottoscrivere formalmente il Manifesto, ma di iniziare insieme una futura pratica concreta per la salvaguardia del nostro ambiente”.

Aderisce anche il Movimento delle Libertà. Il segretario nazionale, Massimo Romagnoli, ha trovato il tempo di risponderci al telefono e ragionare con noi sulla proposta, aderendo pienamente. Si tratterà anche di un piccolo movimento rispetto agli schieramenti di centrodestra e centrosinistra, ma forse essere a misura d’uomo e di cittadino non è proprio un difetto per un partito.

Risposta doppia dal Partito Comunista. Se da qualcuno non siamo riusciti ad avere neanche un sms, Marco Rizzo ci ha inviato sia una mail che un sms di adesione alle nostre proposte.

SMS Stato Moderno Solidale. Il capo politico, Silvana Arbia, aveva già aderito a titolo personale, ma ha voluto confermare l’impegno anche a nome del movimento.

Piena adesione al Manifesto anche da Destre Unite Aemn. Sia da parte del movimento che a titolo personale del segretario nazionale, Massimiliano Panero.

Liberi e Uguali è stato l’ultimo movimento ad aver aderito in linea temporale, ma si è manifestato concorde con il Manifesto dal primo giorno. Del resto è loro il progetto per un “grande piano verde”, per creare un’economia circolare che non produca più rifiuti inquinanti e che utilizzi esclusivamente energie rinnovabili.

Italia Europa Insieme. Un rappresentante del movimento ci ha contattate al telefono manifestando il desiderio di aderire, anche in virtù della stima verso Jacopo Fo, ma la lista non ha ancora avuto modo di inviarci una mail che suggelli l’adesione. Si tratta, per il momento, di appoggio solo verbale, ma dai propositori del “Green New Deal” (un modello economico-sociale in grado di rompere la tradizionale contrapposizione tra ecologia, economia, salute e lotta alla povertà, come si spiega nel loro programma), ci aspettiamo grandi cose.

Siamo. Dario Miedico in persona ha più volte confermato al telefono la convinta adesione del movimento al Manifesto, ma è stato finora impossibilitato ad inviarci una mail, un piccione o un messaggio di fumo.

Chi avrebbe voluto aderire, ma non l’ha fatto ufficialmente (ancora)
L’ufficio stampa di Fratelli d’Italia è stato chiaro: “Decide la Meloni. Al momento non siamo riusciti a sottoporle la questione, anche se sono tutti temi condivisibili e vicini al nostro spirito politico”. Aspettiamo fiduciose, dal momento che tra i partiti della coalizione di centrodestra sono loro ad aver messo maggiore attenzione all’ambiente.

Per il Partito Democratico ci è bastato inviare una mail alla segreteria del gruppo consiliare alla Camera per essere immediatamente ricontattate. Purtroppo, anche nel centro sinistra, la decisione finale su tutte le questioni inerenti al partito è appannaggio esclusivo del segretario, ma Matteo Renzi non sarebbe rientrato in sede prima dell’inizio di questa settimana. Attendiamo dunque anche la risposta del Pd, che parlando dell’ambiente nel suo programma lo definisce “non un tema da citare perché va di moda, ma la sfida cruciale per il futuro dei nostri figli”. Speriamo dunque che Matteo ci invii la sua mail di adesione pensando a Francesco, Emanuele ed Ester.

Il Fronte Friulano ci ha risposto che le proposte del Manifesto sono molto interessanti ma che il partito è occupato con le Regionali prima ancora che con le Politiche e che dunque non possono soffermarsi su temi così generici in questo momento.

I baluardi dell’élite politica
Non vogliamo fare una classifica dei buoni o cattivi e di certo non era nostra intenzione classificare i movimenti politici in base alla loro adesione o meno al Manifesto di People For Planet, ma alcune considerazioni sono d’obbligo.

Civica Popolare Lorenzin. Anche solo recuperare una mail ufficiale, in questo caso, è stato come camminare sulle acque. Figuriamoci ottenere una risposta, anche solo telefonica. E dire che di tentativi ne abbiamo fatti parecchi! Non mettiamo in dubbio che sia un periodo di intenso lavoro, ma ci chiediamo come mai tanti altri abbiano trovato il tempo di rispondere, quanto meno con un sms, e loro no.

Il Movimento 5 Stelle. Com’è possibile, ci chiediamo, che un partito che vive di web, non abbia, in rete, una traccia pur minima di un contatto telefonico o mail a cui rivolgersi? Forse sarà perché sono persone comuni e quindi le incontri normalmente per strada? Ma se vuoi contattare la segreteria? Nulla: non una mail valida, né un numero telefonico. Ma proprio perché il Movimento 5 Stelle è il movimento dei cittadini, grazie al nipote del vicino della cugina della signora che lavora facendo le pulizie siamo riuscite a ottenere il numero della segreteria del gruppo consiliare alla Camera e anche quello della responsabile della comunicazione. Purtroppo, pur avendo lasciato diversi messaggi, non siamo mai state contattate. Ci piace ricordare che il Movimento è autore di un documento di 180 pagine sull’ambiente, forse non ci hanno risposto perché erano impegnati a scriverne qualche postilla.
Registriamo però che tra le adesioni a titolo personale al Manifesto ci sono anche quella del senatore Gianni Pietro Girotto e di Bruno Giulio Misculin, candidato.

Il Popolo della Famiglia. In nome della famiglia, certo, ma una famiglia abbastanza chiusa. Di certo a noi non ha concesso di far parte dei parenti. Neanche quando abbiamo provato a scrivere personalmente a Mario Adinolfi su Facebook.

Forza Italia. È vero che il centrodestra ha messo la tutela dell’ambiente solo all’ultimo posto dell’accordo firmato tra i vari capi di partito, ma Berlusconi è il mantra della comunicazione: da lui ci aspettavamo non un’adesione, ma per lo meno fiumi di parole. Invece silenzio. Anche il Cavaliere ha creato intorno a sé un alone di solide guardie che rendono impossibile finanche avere una mail ufficiale del movimento. Ci chiediamo: esiste? O Berlusconi apre ancora solo le raccomandate?

Le altre risposte (e non risposte)
Maie (Movimento Associativo Italiani all’Estero). Il responsabile, Ricardo Antonio Merlo, è in Argentina, preso dalla campagna elettorale. La questione è delicata, secondo la segretaria, perché i cittadini italiani all’estero potrebbero criticare Merlo perché non si occupa in via prioritaria dei loro problemi ma dei temi ambientali. Potrebbe dunque rivelarsi controproducente soffermarsi sulla questione.

Le tematiche ambientali passano in secondo piano per la Confederazione Grande Nord, perché adesso la priorità è stare dietro ai ricorsi per l’esclusione dalle elezioni e per portare a termine, dunque, la campagna elettorale.

Singolare quanto ci è accaduto con il Mir Italia. La prima volta che chiamiamo, da noi sono le 14.30. La segretaria è in pausa pranzo e ci invita a richiamare in orario più consono perché sta consumando il pasto e non vuole essere disturbata. Lo facciamo il giorno dopo, in orario di ufficio, ma risponde sbrigativamente che ha trasmesso la richiesta al partito e che, se non rispondono, amen.

Per il Partito Repubblicano Italiano ALA, nonostante una mail in cui abbiamo persino indicato un link al nostro giornale e spiegato che People For Planet è il nuovo magazine di Jacopo Fo, siamo diventati un’associazione. “Cari amici – ci hanno scritto – troviamo molto lodevole ed interessante la vostra iniziativa e la diffonderemo volentieri tra i nostri iscritti per trovarne sostenitori a titolo individuale, in quanto, in qualità di partito politico, non aderiamo a manifesti di associazioni, al limite, perdonateci, li promuoviamo”. A nulla è valso fargli notare che People For Planet è un giornale e neppure chiedere conto delle modalità con cui avrebbero diffuso il Manifesto. Spariti nell’etere.

Unital Unione Tricolore America Latina non ha mai risposto alla nostra mail: in rete comunque non siamo riuscite a reperire alcun contatto utile, a parte la mail di Fabio Massimo Cantarelli, che non sappiamo se sia mai stata letta.

Anche per PPA Movimento Politico Pensiero Azione non è stato possibile trovare più di una mail, tra l’altro della segreteria nazionale. A nulla è valso contattare su Facebook il segretario Antonio Piarulli.

Idem per Partito Valore Umano: abbiamo inviato mail all’ufficio stampa, messaggi sul sito e sulla pagina Facebook, ma il valore aggiunto a una conversazione dal tono umano, appunto, non è mai stato dalla nostra parte.

Italia agli Italiani ha ricevuto tutto. Lo sappiamo perché siamo state richiamate più volte dalla segreteria. Da qui a ricevere, però, il loro parere sul Manifesto, ce ne passa.

Nessuna risposta neppure da Usei (Unione Sudamericana Emigrati Italiani). Solo una mail all’attivo: abbiamo inoltrato la richiesta due volte, è stata visualizzata perché abbiamo ricevuto il messaggio di conferma dalla nostra posta elettronica, ma mai un cenno dalla loro.

Noi con l’Italia Udc ci ha chiesto di richiamare, lo abbiamo fatto, ma senza esito alcuno: la persona con cui avremmo dovuto parlare non è mai stata reperibile al telefono.

Per il Movimento Politico Italia nel Cuore abbiamo parlato direttamente con Mauro Tiboni che per prima cosa ci ha chiesto come fossimo venute a conoscenza della loro esistenza. Poi un fuoco di fila di domande su quando avessimo inviato la mail, perché, come, per finire col dirci che una mail girata il lunedì non poteva ricevere risposta prima di un certo numero di giorni. Ci ha però confermato di aver ricevuto la mail. Di stare serene sul punto. Stop.

Per l’Unione Imprenditori e Lavoratori Socialisti Uils abbiamo ricevuto conferma dall’ufficio stampa che l’indirizzo di posta elettronica a cui avevamo inviato la mail fosse valido, ma poi non hanno mai più risposto al telefono.

Silvja Manzi, dell’Associazione + Europa, si è mostrata cortesissima nel rispondere ai nostri messaggi, anche su Whatsapp ma ci ha lasciate poi in attesa del responso della lista, chiarendoci che non è una decisione che spetta solo alla responsabile.

A Casa Pound abbiamo lasciato messaggi in segreteria e scritto più volte ma non è arrivata alcuna risposta ufficiale.
Idem nel caso di Per una sinistra rivoluzionaria, dove pure siamo ricorse a Whatsapp ma senza esito.

I nostri rimpianti
Con la Democrazia Cristiana abbiamo forse peccato di presunzione, dando per scontata l’adesione al Manifesto quando abbiamo letto tra i firmatari il nome di Angelo Sandri, segretario politico nazionale. In realtà abbiamo parlato con loro più volte, ma erano troppo impegnati per darci retta.
La LegaNord ci ha illuse con un primo approccio abbastanza semplice, poi però il dialogo si è arenato: non sappiamo se la nostra proposta sia mai arrivata sul tavolo di Matteo Salvini.

Come Annibale oltre le Alpi
Suedtiroler Volkspartei ha messo a dura prova la nostra pazienza. Abbiamo dovuto superare le barriere linguistiche: ci hanno risposto in tedesco e, per avere un indirizzo di posta elettronica, abbiamo avuto necessità di ricorrere allo spelling. Ma abbiamo sbagliato a registrare l’indirizzo, la prima volta, poi ci siamo riuscite, ma ugualmente non abbiamo ricevuto riscontro. Forse avremmo dovuto fare un corso accelerato in lingua.

Le porte restano aperte
Come abbiamo più volte precisato, la nostra non era una caccia secca e il termine per l’adesione era stabilito solo per darci modo, oggi, di comunicare ai cittadini/elettori i risultati.

Chi vorrà, potrà confermare il proprio appoggio al Manifesto nei prossimi giorni, sia a titolo personale che come partito: sarà nostro impegno aggiornarvi costantemente sugli sviluppi.

Adesso, però, 0-0 e palla al centro: aspettiamo le prossime adesioni e, soprattutto, di vedere cosa avverrà realmente dopo il 4 marzo.

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Indice dei tutorial 100 Blog

People For Planet - Mar, 02/13/2018 - 19:14

In questa sezione si trova l’indice di tutti i tutorial su come creare e gestire un blog e i rispettivi link ai video che saranno via via disponibili

 

TUTORIAL SULL’USO DELLA TECNOLOGIA

Video 1 COME CREARE UN BLOG parte 1 Durata 25.03
Creare un account di posta elettronica
Registrarsi su Blogger per aprire un blog

Video 2 COME CREARE UN BLOG parte 2 Durata 14,35
Inserire il primo contenuto

Video 3 COME CREARE UN BLOG parte 3 32,40
Il pannello di controllo

Video 4 Come comprare un dominio Durata 23,08

Video 5 Come installare l’app di Blogger.com Durata 4,24

Video 6 Cambiare tema e codice pubblicità Durata 10,7

TUTORIAL SUI CONTENUTI

Video 7 Come scegliere i contenuti del blog Durata 22,45

Video 8 Come far crescere le visite sul blog Durata 12,26

Video 9 che cos’è il seo (tecniche di promozione del blog) 13,46

Video 10 le statistiche del blog Durata 8,42
Interpretare i dati per migliorare i contenuti

Video 11 Come elaborare le immagini per il blog Durata 27,51
Disegni, foto, fotomontaggi alla portata di tutti

Video 12 i pericoli del web Durata 17,08
Aspetti legali ed etici dell’uso della rete

Video 13 Blog: casi di successo Durata 4,33
Altri ci sono riusciti puoi farcela anche tu

Video 14 Come monetizzare con il blog Durata 10,32
Lavorare in rete: le professioni del futuro che non hanno ancora un nome

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Come creare un Blog – FAQ

People For Planet - Mar, 02/13/2018 - 16:00

In costruzione. Risponderà il nostro esperto Nicola Delbono.

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Il basket è un gioco pericoloso

Le Buone Notizie di Cacao - Mar, 02/13/2018 - 15:03

Clairton, Pennsylvania, partita di basket contro il Monessen. Tutto bene fino a quando due giocatori hanno uno scontro e inizia la rissa: coinvolte più di 60 persone compresi amici e parenti, poi è intervenuta la polizia e ha calmato tutti con lo spray al peperoncino.
E’ finita a tarallucci e aglio e olio.
(Fonte: Repubblica)

Ce l’hanno fatta!

Le Buone Notizie di Cacao - Mar, 02/13/2018 - 15:00

48mila savoiardi, 400 kg di mascarpone e altrettanti di panna, 420 litri di caffè, 200 kg di zucchero, 3mila uova e 47 litri di marsala.
Un Tirami Su lungo 266 metri, alto 8 cm e largo 15.
Record omologato e felicità a chi ha gustato le 6mila porzioni di dolce a Gorizia.
Impennata dell’orgoglio e della glicemia.
(Fonte: Ansa.it)

Allarme OMS: i giovani non fanno abbastanza attività fisica

People For Planet - Mar, 02/13/2018 - 11:22

Globalmente si stima che il 23% degli adulti non faccia moto a sufficienza, valore che aumenta all’81% se si considera la fascia dei giovani.
Per affrontare il problema l’Oms sta per mettere in campo un “Global Action Plan” con l’obiettivo di ridurre del 10% il tasso di inattività fisica globale entro il 2025.
Qualche dato: l’Oms fissa la quota di movimento necessario in un’ora al giorno per la fascia di età 5-17 anni, e di 150 minuti a settimana per le persone dai 18 ai 64 anni.

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Come creare un Blog, parte 1 (VIDEO)

People For Planet - Mar, 02/13/2018 - 09:21

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Come creare un Blog, parte 2 (VIDEO)

People For Planet - Mar, 02/13/2018 - 09:20

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