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Operazione riuscita, bimbo e peluche stanno bene

Le Buone Notizie di Cacao - Mar, 10/09/2018 - 10:31

Il chirurgo Daniel McNeely, dell'IWK Health Centre di Halifax in Canada doveva operare un bambino ma questi era molto preoccupato perché il suo adorato orsetto di peluche aveva uno strappo sotto l’ascella; e allora il medico ha operato entrambi.
“Nonostante la sua scarsa esperienza con gli orsetti, il chirurgo che si è prestato alla tenera richiesta del piccolo paziente, ha spiegato che ‘non era molto preoccupato’ di avere le qualifiche adatte” scrive La Stampa.
Ora bambino e peluche stanno bene e affrontano in serenità la convalescenza.

La prima mano bionica a un’italiana

Le Buone Notizie di Cacao - Mar, 10/09/2018 - 10:28

L’arto è stato costruito dalla squadra di Silvestro Micera della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa e dal Politecnico di Losanna, ed è stato allestito dall'ospedale Policlinico Gemelli di Roma dal team del neurochirurgo Paolo Maria Rossini.
Rispetto alla mano bionica costruita nel 2014, questa nuova versione permette alla persona che la indossa (in questo caso una paziente italiana) di uscire di casa poiché tutte le apparecchiature elettroniche necessarie al funzionamento sono inserite in uno zaino trasportabile.
Il prossimo passo, dicono i ricercatori, è miniaturizzare l’elettronica che "include il sistema che registra il movimento dei muscoli e li traduce in segnali elettrici, che vengono poi trasformati in un insieme di comandi per la mano bionica. Un altro sistema trasforma le informazioni registrate dai sensori nella mano in segnali da inviare ai nervi e quindi in informazioni sensoriali" ha spiegato Micera.

La prima mano bionica a un’italiana

Le Buone Notizie di Cacao - Mar, 10/09/2018 - 10:28

L’arto è stato costruito dalla squadra di Silvestro Micera della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa e dal Politecnico di Losanna, ed è stato allestito dall'ospedale Policlinico Gemelli di Roma dal team del neurochirurgo Paolo Maria Rossini.
Rispetto alla mano bionica costruita nel 2014, questa nuova versione permette alla persona che la indossa (in questo caso una paziente italiana) di uscire di casa poiché tutte le apparecchiature elettroniche necessarie al funzionamento sono inserite in uno zaino trasportabile.
Il prossimo passo, dicono i ricercatori, è miniaturizzare l’elettronica che "include il sistema che registra il movimento dei muscoli e li traduce in segnali elettrici, che vengono poi trasformati in un insieme di comandi per la mano bionica. Un altro sistema trasforma le informazioni registrate dai sensori nella mano in segnali da inviare ai nervi e quindi in informazioni sensoriali" ha spiegato Micera.

La prima mano bionica a un’italiana

Le Buone Notizie di Cacao - Mar, 10/09/2018 - 10:28

L’arto è stato costruito dalla squadra di Silvestro Micera della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa e dal Politecnico di Losanna, ed è stato allestito dall'ospedale Policlinico Gemelli di Roma dal team del neurochirurgo Paolo Maria Rossini.
Rispetto alla mano bionica costruita nel 2014, questa nuova versione permette alla persona che la indossa (in questo caso una paziente italiana) di uscire di casa poiché tutte le apparecchiature elettroniche necessarie al funzionamento sono inserite in uno zaino trasportabile.
Il prossimo passo, dicono i ricercatori, è miniaturizzare l’elettronica che "include il sistema che registra il movimento dei muscoli e li traduce in segnali elettrici, che vengono poi trasformati in un insieme di comandi per la mano bionica. Un altro sistema trasforma le informazioni registrate dai sensori nella mano in segnali da inviare ai nervi e quindi in informazioni sensoriali" ha spiegato Micera.

Niente referendum contro i matrimoni gay

Le Buone Notizie di Cacao - Mar, 10/09/2018 - 10:26

Non ha raggiunto il quorum il referendum indetto in Romania contro i matrimoni gay. L’affluenza è stata solo del 19,75%, il quorum era fissato al 30%. Le unioni tra persone dello stesso sesso rimangono senza riconoscimento, ma non verranno proibite dalla Costituzione.

Romania: fallisce il referendum per vietare i matrimoni gay

People For Planet - Mar, 10/09/2018 - 08:00

Sabato e domenica scorsi in Romania si è tenuto il referendum a favore della famiglia tradizionale e contro le nozze gay. Secondo i dati ufficiali l’affluenza al voto ha raggiunto il 20,4%, decisamente al di sotto del quorum stabilito al 30% per rendere valida la consultazione.

Per cosa è stato chiamato a votare il popolo rumeno?
All’elettorato è stato chiesto di decidere se modificare o meno l’articolo 48 della Costituzione il quale, nella sua formulazione attuale, afferma che “la famiglia è fondata sul matrimonio liberamente contratto dai coniugi”; con il referendum si è sottoposta alla popolazione la possibilità di modificare l’articolo precisando che il matrimonio dev’essere contratto da “un uomo e una donna”.

Promosso dalla Coaliția pentru Familie, la Coalizione per la Famiglia, formata da organizzazioni di destra e vicine alla Chiesa, l’obiettivo di questa mossa politica sarebbe stato quello di rendere impossibile il riconoscimento delle unioni fra persone dello stesso sesso. Non trovando alcun tipo di opposizione da parte del Partito Socialdemocratico al governo, non è stato difficile per la proposta arrivare al Senato e ottenere successivamente, con larga maggioranza, il via libera anche dalla Corte Costituzionale.

L’intensa campagna portata avanti dalla Chiesa e dalle destre politiche, come riporta anche Internazionale, è stata caratterizzata da vergognosi tentativi di mettere in ridicolo e in cattiva luce orientamenti sessuali differenti da quelli comunemente definiti come tradizionali, incoraggiando il popolo ad andare alle urne con anche mezzi intimidatori. Ne è una dimostrazione la prima pagina del Romania libera, uno dei principali quotidiani rumeni, dove, sotto il titolo “Nuovo ordine Lgbt”, è rappresentata una foto che mostra un soldato nazista in uniforme nera.

Nonostante questi discutibili tentativi, gran parte del popolo rumeno ha disertato le urne, di fatto boicottando la consultazione, non rendendola valida e impedendo così il rischio di discriminazioni e le ripercussioni che ne sarebbero conseguite verso le comunità omosessuali. La Romania ha visto l’abolizione del reato di omosessualità nel 2001, ma ancora oggi all’interno della società, come afferma la comunità Lgbt, le discriminazioni sono diffuse e, con buona probabilità, la modifica dell’articolo costituzionale sarebbe stata causa di un aumento delle intolleranze.

Non conosciamo le ragioni per cui solo una piccola minoranza si è recata al voto, ma sappiamo per certo che una larga maggioranza ha volontariamente deciso di non appoggiare questa manovra politica, percependo il rischio e il solo risvolto negativo: quello di ritardare un progresso democratico e civile che, in altri stati del mondo occidentale, è già inarrestabilmente in moto.
La società rumena ha spezzato le gambe alle correnti omofobe prima che queste potessero correre destabilizzando un Paese già instabile, e ha invece riconosciuto che una società dove i diritti vengono garantiti e dove si ha eguaglianza è una società migliore.

 

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Multe per chi vende l’acqua in bottiglie di plastica esposte al sole

People For Planet - Mar, 10/09/2018 - 02:46

Con la sentenza 39037 del 28 agosto 2018 la Suprema Corte ha confermato la condanna emessa dal Tribunale di Messina a un commerciante che vendeva le bottiglie d’acqua di plastica dopo che erano state esposte al sole nel piazzale davanti al negozio.

Anche le bottiglie di plastica contenenti l’acqua da bere, infatti, fanno parte di quelli che vengono chiamati “alimenti deteriorabili”: di qui la multa di 1500 euro al negoziante, malgrado questi si fosse difeso sostenendo che il tempo di esposizione ai raggi solari era stato brevissimo; breve ma evidentemente per i giudici sufficiente per mettere a rischio la salute dei cittadini.
Il problema dello stoccaggio delle bottiglie di acqua minerale non è nuovo all’autorità giudiziaria: due mesi fa i Carabinieri del Nas hanno sequestrato 3600 bottiglie che il responsabile di un supermercato aveva stipato sotto il sole (di luglio!).

Recentemente alcuni scienziati dell’Università della Florida hanno esaminato accuratamente i materiali con cui vengono prodotte 16 marche di acqua minerale in bottiglia di plastica e hanno rilevato che il tereftalato di cui sono composte, se esposto ad alte temperature, rilascia sia antimonio che bisfenolo A o BPA, nocivi per la nostra salute. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista scientifica Environmental Pollution.
Secondo la statunitense Food and Drug Administration (FDA), il BPA non desta più di tanta preoccupazione se i livelli sono molto bassi, come nel caso delle bottiglie “scaldate”, ma comunque viene posta attenzione sugli effetti sulla salute di anziani e bambini.

Fonte:

http://www.repubblica.it/ambiente/2018/08/31/news/cassazione_e_reato_vendere_acqua_in_bottiglie_di_plastica_esposte_al_sole-205329161/
http://www.lastampa.it/2014/10/01/scienza/acqua-in-bottiglia-se-si-scalda-pericolosa-per-la-salute-zRUujVT0e34CyY8B3pBEvJ/pagina.html
http://blogs.ifas.ufl.edu/news/2014/09/22/dont-drink-the-warm-water-ufifas-study-says/

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La mia chitarra è una scopa

People For Planet - Mar, 10/09/2018 - 02:35

Capone & BungtBangt è un gruppo musicale campano nato nel 1999. Hanno la particolarità di suonare strumenti autocostruiti utilizzando materiali riciclati. People for Planet è andato a conoscerli.

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Per maggiori informazioni http://www.caponebungtbangt.com/

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Riace non si arresta!

People For Planet - Lun, 10/08/2018 - 18:27
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Qui tutti gli articoli su Riace

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Il Nobel per chi non ha pace

Le Buone Notizie di Cacao - Lun, 10/08/2018 - 12:57

Il premio riporta i riflettori su storie da non dimenticare
Sono stati da poco annunciati i vincitori del Nobel per la Pace del 2018: Nadia Murad e Denis Mukwege, due personaggi che simboleggiano e ci fanno ricordare cose di cui troppo spesso ci dimentichiamo. Il premio ha avuto il merito di riportare le loro storie sotto i riflettori. (...)
Continua su People For Planet

Un robot mini che si attacca alla pelle

Le Buone Notizie di Cacao - Lun, 10/08/2018 - 12:56

Si chiama Skinbot ed è un mini robot inventato dai ricercatori del MIT per muoversi sul corpo umano e controllarlo. Si attacca alla pelle, ha due piedini con a piccole ventose alle estremità e può essere dotato di microscopi per monitorare la superficie corporea e segnalare l’insorgere di eventuali patologie.
E in più ti fa pure un massaggino.
Video
(Fonte: La Stampa)

Campioni del mondo!

Le Buone Notizie di Cacao - Lun, 10/08/2018 - 12:55

La nazionale italiana con la sindrome di Down italiana di basket ha vinto i campionati mondiali dopo aver battuto il Portogallo 22 a 13.
(Fonte: Ansa.it)

L’arte per superare la dislessia

Le Buone Notizie di Cacao - Lun, 10/08/2018 - 12:52

Siamo reduci dalla terza edizione del festival dell’Outsider Art – Arte Irregolare che si è tenuto ad Alcatraz nel fine settimana appena trascorso. Tante idee, tante storie e una valanga di emozioni, come sempre.
Tornati alla routine e a Cacao, ecco che stamattina su Repubblica.it leggiamo questa notizia: “Samuele Gamba ha 20 anni, vive a Mantova ed è dislessico. Disegna da sempre, soprattutto da quando da bambino, a scuola, veniva lasciato da solo in classe perché considerato "diverso", "non normale". Quelle parole che non capiva Samuele le ha studiate a lungo con tenacia: "Mi sono applicato molto per imparare a leggere e scrivere bene" racconta mostrando i suoi libri. Per gli insegnanti "non capivo nulla e non avrei mai combinato niente di buono". E invece, Samuele trova il suo riscatto nell'arte. E tutte quelle parole che prima faticava a comprendere oggi le riversa sulle tele. Qui il video con la sua storia.
Video

Isola di plastica riciclata su Lago d’Iseo: il varo ufficiale!

People For Planet - Lun, 10/08/2018 - 11:34

Verrà finalmente varata ufficialmente la prima isola di plastica riciclata d’Italia, sul Lago d’Iseo.

Clicca qui per leggere tutti gli articoli sull’isola di plastica

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Il Nobel per chi non ha pace

People For Planet - Lun, 10/08/2018 - 04:18

Sono stati da poco annunciati i vincitori del Nobel per la Pace del 2018Nadia MuradDenis Mukwege, due personaggi che simboleggiano e ci fanno ricordare cose di cui troppo spesso ci dimentichiamo. Il premio ha avuto il merito di riportare le loro storie sotto i riflettori.

Chi sono i Nobel
Nadia Murad è una giovanissima ragazza che vive nel Sinjar Iracheno, al confine con la Siria e fa parte della minoranza degli yazidi, che segue una religione particolare con radici antichissime. Nel 2014 gli uomini dell’Isis, che ritengono gli yazidi adoratori del diavolo, irrompono nei loro villaggi, uccidono gli uomini e le donne più vecchie e rapiscono le ragazze, che diventano schiave sessuali. Anche Nadia è tra queste, ma dopo qualche tempo riesce a fuggire e arrivare in Germania. Ha deciso di raccontare la sua storia alle Nazioni Unite, ha scritto un libro, perché il suo popolo possa avere pace e perché vengano puniti coloro che si macchiano di crimini, di stupri come armi di guerra, di traffico di esseri umani, in tutte le parti del mondo. Nel 2017, con l’assistenza legale dell’avvocatessa Amal Clooney, è riuscita ad ottenere una risoluzione Onu per cui una commissione indagherà sui crimini perpetrati dall’Isis. Dal 2016 è ambasciatrice Onu per la dignità dei sopravvissuti alla tratta di esseri umani.

Denis Mukwege è “l’uomo che ripara le donne“, come suggerisce il film che racconta la sua storia. Ha prestato assistenza fisica e psicologica a oltre 50 mila ragazze e donne congolesi vittime di violenze sessuali, in una regione, quella del Kivu, nell’est del Congo, dove lo stupro è un’arma di annientamento e di guerra utilizzata con terribile costanza. Nel suo ospedale ha creato un modello di assistenza anche giuridica ed economica per le donne che vengono curate, e che sta esportando anche in altri Stati africani.
Mukwege, che non cessa mai di denunciare anche l’impunità dei carnefici, è stato “il simbolo più importante e unificante a livello nazionale e internazionale della lotta per porre fine alla violenza sessuale in guerra e nei conflitti armati”, ha scritto l’Accademia norvegese nella motivazione del Nobel.

Le scelte dell’Accademia hanno il merito di aver riportato l’attenzione su queste regioni, sul traffico di esseri umani e sulla violenza sessuale usata come arma, troppo spesso perseguita dalla giustizia dei singoli paesi e internazionale con molta difficoltà. Speriamo che l’attenzione rimanga alta, che i giornali continuino a parlarne, e che il giorno che se ne parlerà di meno non sarà per la distrazione generale ma perché ce ne sarà meno bisogno.

Fonti immagini: EconomicTimes, TheirWorld

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Il delitto finanziario più atroce per le imprese: i derivati!

People For Planet - Lun, 10/08/2018 - 02:51

In finanza lo strumento derivato (o più semplicemente derivato) in finanza è un contratto o titolo il cui prezzo sia basato sul valore di mercato di un altro strumento finanziario, definito sottostante (come, per esempio, azioni, indici finanziari, valute, tassi d’interesse). Gli utilizzi principali degli strumenti derivati sono la copertura di un rischio finanziario (detta hedging), l’arbitraggio (ossia l’acquisto di un prodotto in un mercato e la sua vendita in un altro mercato) e la speculazione”.

Questa è la definizione di Wikipedia ma… chi ha capito alzi la mano!

Proprio nell’ignoranza e nella scarsa consapevolezza del cliente si annida la principale leva commerciale utilizzata dalle banche per compiere il piu atroce dei delitti finanziari: la vendita di uno strumento derivato alle imprese.
Come diceva il mitico Totò ai suoi clienti nel film Miseria e nobiltà, lui che, nel dopoguerra, interpretava il ruolo di uno scrivano marketing oriented, in una Napoli analfabeta: «Lei è ignorante? Bene, così si fa! E non mandi i suoi figli a scuola».
Chiaro! Perché se la popolazione si alfabetizzava, lui che faceva lo scrivano, perdeva clienti.

Si tratta di strumenti talmente complessi che fanno fatica a capirli anche gli stessi bancari di filiale che vengono sbattutti sul fronte a collocare questi prodotti senza la adeguata formazione.
I derivati sono studiati e preparati nelle torri cablate delle direzioni generali con la piena consapevolezza, in questo caso sì, del top management e della direzione finanziaria di una banca.
Ma allora perché un funzionario di banca, soprattutto se nel ruolo di gestore imprese, spinge affinché il cliente metta a repentaglio il proprio equilibrio finanziario?
Semplice, per puro guadagno: se una polizza assicurativa rende alla banca mediamente il 13% delle provvigioni, un derivato frutta anche il 50%.
E allora perché tentare di spiegarlo, questo complesso strumento finanziario, dal punto di vista tecnico?
I lettori, anche se fosse raccontato per farlo capire ai bambini, si annoierebbero.
Quello che occorre comprendere è la logica (o illogica) del prodotto.

Pedestremente sono una scommessa, né più né meno, come quella dei giochi: se si verifica una certa situazione si vince.
Solo che non abbiamo a che fare con un limitato numero di possibilità, ma con l’intero pianeta: puoi scommettere su qualunque cosa.

L’unico che veramente ci guadagna però… è chi te lo vende!
Paradossalmente si potrebbe creare un derivato anche sulla possibilità che la prossima settimana a Napoli ci sia la nebbia.
La scommessa nasce dal fatto che un soggetto ha venduto all’altro, contestualmente a un contratto, un’auto senza i fendinebbia.
Io scommetto dì sì, la controparte scommette il contrario e tra sette giorni vedremo chi vince e chi perde.

Il problema è che, continuando con lo stesso esempio, una delle due controparti – in questo caso la banca – è un colonnello dell’aeronautica specializzato in meteorologia e l’altro contraente – il cliente – è invece un cittadino che non legge neppure il giornale per vedere la rubrica ‘Domani che tempo fa’?
Tra i due scommettitori vige una ‘asimmetria informativa’: uno è molto più informato e tecnicamente preparato rispetto all’altro.
Probabilmente chi ha venduto l’auto senza fendinebbia sa, con ragionevole certezza, che la settimana prossima a Napoli ci sarà la nebbia (evento che può prevedere solo chi conosce bene la materia).
Ma non si preoccupa di avvisare la controparte che, senza fendinebbia, potrebbe andare a sbattere contro un guardrail.
Al massimo, gli consiglia di cautelarsi con un’ulteriore assicurazione contro l’eventuale rischio nebbia!
Il nome di questi prodotti viene proprio da questo: hanno un valore che «deriva» da qualcos’altro.
Può essere l’andamento di un indice di Borsa, del prezzo del petrolio, del cambio di due monete, del tasso di interesse.

Capita spesso, quasi sempre (ancora oggi, nonostante quanto successo negli ultimi cinque anni, senza limiti e senza vergogna) che un istituto bancario proponga un derivato (o, come sono solito dire per non spaventare, un’assicurazione!) in concomitanza con l’accensione di un finanziamento a tasso variabile a medio termine, apparentemente allo scopo di proteggere la società contro il rialzo dei tassi d’interesse.
Magari con l’obbligo, subdolamente fatto “percepire”, di sottoscrizione perché la direzione (fantomatica entità astratta che decide per gli altri) «ha subordinato a questa sottoscrizione il buon fine del rilascio della linea di credito concordata».

Spesso i funzionari della banca “spiegano e presentano” il contratto come un’assicurazione (si puo’ parlare del reato di truffa?), il cui contraente paga un premio, limitato, per assicurarsi contro un rischio potenzialmente illimitato.
Intellettualmente bello, ma tecnicamente fuorviante e impossibile, il rischio per chi emette un contratto derivato è sempre calcolato!
Ma soprattutto, e qui si ritorna alla prima puntata della nostra rubrica, attraverso la “manipolazione” del profilo di rischio del cliente.
Del resto le banche hanno paura. Hanno paura delle loro stesse azioni. Hanno paura che un certo modo di operare possa ritorcersi contro.
Perché sanno di avere la coscienza sporca, sanno di aver agito (e di agire ancora) in maniera opaca. E sanno anche che il cliente potrebbe rivalersi dei torti subiti se solo sapesse come stanno veramente le cose.

Ma di questo ne parleremo la prossima puntata!

Stay tuned

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Rifiuti elettronici: cos’è il Decreto 1 contro 0?

People For Planet - Lun, 10/08/2018 - 02:08

Scrive l’Ansa: “Il 73% degli italiani non sa che può consegnare gratuitamente i piccoli Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (RAEE) ai negozi più grandi (con superficie superiore a 400 mq), senza alcun obbligo d’acquisto.”
E’ quanto emerge da un sondaggio sul livello conoscenza del Decreto “Uno contro zero” realizzato da Ecodom, il principale Consorzio italiano per il riciclo dei RAEE.
L’indagine, svolta tra aprile e maggio 2018, ha coinvolto 10mila persone. Solo il 27,1% degli intervistati sa di questa possibilità ma la maggior parte di questi (il 67,1%) non l’ha mai sperimentata direttamente. I meglio informati sono invece gli abitanti del Veneto, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna.

Cosa prevede il Decreto 1 contro 0?
Entrato in vigore nel 2016, il Decreto n. 121 del 31 maggio stabilisce che il consumatore può consegnare i piccoli rifiuti Raee (apparecchi elettrici ed elettronici) gratuitamente ai rivenditori di apparecchiature elettriche ed elettroniche che hanno esercizi commerciali con superficie superiore a 400 metri quadrati, senza alcun obbligo d’acquisto di nuovi prodotti. Quindi tutti i Mediaworld, Euronics, Unieuro e così via…
Perché un Raee sia considerato adatto al ritiro “1 contro 0″ è necessario che almeno uno dei suoi lati abbia dimensione inferiore ai 25 cm.

Qui il link al Decreto 1 contro 0.

Quanto funziona il servizio?
Mediaworld, Euronics, Unieuro sono le catene più ricettive e in pochi minuti si può smaltire il proprio rifiuto elettronico.
Scrive l’Adnkronos: “Tra le altre criticità segnalate da chi ha provato il servizio, la richiesta (infondata) degli addetti del negozio di fare un nuovo acquisto in cambio. A volte i rivenditori si sono rifiutati di effettuare il Ritiro 1 contro 0 perché si ritenevano non obbligati a farlo; in altri casi nei punti vendita mancavano i cassonetti per la raccolta dei Raee.”

Fonti:

http://www.adnkronos.com/sostenibilita/risorse/2018/07/05/piccoli-raee-italiani-non-conoscono-decreto-uno-contro-zero_mZ6aK6x72yrVITBJYKsc6I.html

http://www.ansa.it/canale_ambiente/notizie/rifiuti_e_riciclo/2018/07/05/rifiuti-elettronici-73-italiani-ignora-consegna-a-negozi_fb88ba93-d741-479d-9165-d987b515a361.html

http://www.greenreport.it/news/rifiuti-e-bonifiche/rifiuti-gli-italiani-hanno-diritto-al-ritiro-1-contro-0-dei-raee-ma-il-73-non-lo-sa/

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Alcol e giovani, gli esperti avvertono: il binge drinking può portare alla dipendenza

People For Planet - Dom, 10/07/2018 - 02:34

L’abitudine molto diffusa tra gli adolescenti di assumere dosi elevate di alcolici in un breve lasso di tempo con l’obiettivo di ubriacarsi rapidamente, nota come “binge drinking” o “abbuffata alcolica”, può portare alla dipendenza da alcol. A sostenerlo è uno studio realizzato dalla Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS e pubblicato sulla rivista Scientific Reports, secondo cui il rischio permane anche per i ragazzi che non toccano alcol durante la settimana e che si limitano a bere solo nel fine settimana. E’ bene dunque, precisano gli esperti, tenere alta la guardia e non sottovalutare la reale pericolosità di questo comportamento: non è – come spesso viene definito – un “normale passaggio adolescenziale”, ma deve anzi essere considerato a tutti gli effetti un fattore di rischio per lo sviluppo dell’alcol-dipendenza.

Cinque unità alcoliche

Il binge drinking, definizione che in italiano può essere resa con “abbuffata alcolica” o “bere tanto tutto in una sera”, è una modalità di assunzione di alcolici che nell’ultimo decennio si è notevolmente diffusa nel nostro Paese fra i giovani e gli adolescenti. È caratterizzata dall’assunzione di oltre 4-5 unità alcoliche (drink) in un’unica occasione, in breve tempo e lontano dai pasti. Una unità alcolica, pari a circa 12,5 grammi di etanolo, corrisponde a circa 125 millilitri (ml) di vino a media gradazione (un bicchiere), a 330 ml di birra (una lattina) o a 30 ml di superalcolici (un bicchierino da bar).

Coinvolti quasi tremila giovani

Lo studio, coordinato da Giovanni Addolorato e Antonio Gasbarrini dell’Istituto di Patologia Speciale Medica dell’Università Cattolica e finanziato dalla Fondazione Roma e dalla Fondazione Italiana per la Ricerca sulle Malattie Epatiche (FIRE), ha visto coinvolti 2704 studenti delle scuole superiori della Capitale e di altre città del Lazio di età compresa tra i 13 e i 20 anni, a cui sono stati sottoposti questionari volti a individuare il consumo di bevande alcoliche, l’abitudine al fumo e all’uso di droghe, oltre che a delineare il quadro psicologico di ciascuno studente.

Abuso e dipendenza da alcol

Dai dati raccolti è emerso che circa l’80% del campione ha dichiarato di consumare bevande alcoliche e che la maggior parte dei giovani coinvolti nell’indagine non era mai stata informata (né dai familiari, né da personale sanitario) sui rischi connessi al consumo di alcol. In particolare il 6,1% dei soggetti intervistati presentava un disturbo da uso di alcol, mentre il 4,9% e l’1,2% presentavano rispettivamente diagnosi di abuso di alcol e diagnosi di dipendenza da alcol.

Danni anche sulla salute futura

Incrociando i dati i ricercatori hanno inoltre rilevato che il disturbo da uso di alcol, l’abuso di alcol e la dipendenza vera e propria sono risultati maggiormente frequenti nei giovani che più spesso facevano ricorso alla pratica del binge drinking. “Questi dati – spiega Addolorato – dimostrano che le abbuffate alcoliche rappresentano un fattore di rischio per lo sviluppo di disturbo da uso di alcol e in particolare per la dipendenza da alcol e indicano che, verosimilmente, fra qualche anno dovremmo confrontarci con un aumento di incidenza di patologie alcol-correlate nella popolazione oggi giovanile che, nel frattempo, sarà diventata adulta”.

Informare e sensibilizzare

Cosa possiamo fare per cercare di limitare danni? Informare e sensibilizzare sono due step fondamentali, spiegano gli esperti: “Per prevenire è auspicabile che vengano incrementati programmi informativi adeguati a divulgare agli adolescenti i rischi connessi al consumo di bevande alcoliche e al binge drinking”.

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Come imitare la dieta di Cristiano Ronaldo. Tanto rigore e qualche peccato

People For Planet - Sab, 10/06/2018 - 02:54

Non garantiamo sui connotati ma modellare un fisico perfetto non è così difficile. Con un po’ di organizzazione e tanta determinazione, presto lo specchio vi gratificherà più delle patatine fritte.
Le scelte del campione Cristiano Ronaldo corrispondono più o meno sempre a ciò che raccomandano le linee guida internazionali: tre porzioni di proteine al giorno (legumi, formaggi freschi, carne bianca), cereali integrali (riso, frumento, avena), una colazione salata assolutamente golosa (prosciutto, formaggio fresco, spremuta), tanti intermezzi di frutta, ma soprattutto zero zuccheri aggiunti. E’ lo zucchero, come confermato dalla ricerca scientifica in tempi abbastanza recenti, a confermarsi come l’alimento più temuto dai belli e dai bravi, e così è nella scaletta dietetica del campione portoghese – per come l’ha raccontata lo chef della relativa nazionale.
Quindi vade retro tutto ciò che contiene alte concentrazioni di zuccheri, anche “naturali”: yogurt alla frutta, succhi di frutta, gelato, marmellate ecc.
Nemico numero 2, l’alcol: ma come vediamo sotto, dalle foto Instagram del campione, senza negarsi l’eccezione (un bicchiere di vino rosso a Pasqua e una fetta di torta per il suo compleanno).
A cena, carne bianca o fagioli, sempre tanta verdura cotta o cruda.

Se volete provare anche voi a conquistare il 7% di massa grassa e il 50% di massa muscolare, il segreto pare stare nel dividere l’alimentazione in tanti piccoli spuntini: la pasta a pranzo ok, ma poche forchettate. Questo ci mantiene lucidi e attivi, e soprattutto mantiene attivo il nostro metabolismo. Se ci pensate è la scelta perfetta per chi lavora in ufficio: organizzando da casa due snack alla frutta da asporto, da mangiare a metà mattina e metà pomeriggio, il gioco è fatto.

Per pranzo, appunto, una leggera porzione di pasta o riso (integrale mi raccomando, così si evitano i picchi glicemici e gli attacchi di fame “falsa”), oppure una porzione di carne bianca e insalata. Questo evita la sonnolenza e non vi renderà solo più sani e più belli, ma migliorerà anche le vostre performance lavorative. Se provate a bandire l’alcol poi, gli effetti positivi di questa scelta sul vostro cervello li avvertirete da soli. La scienza lo dimostra: in caso di cambio dieta, ci si sente sotto sacrificio per un certo periodo, diciamo un mese, ma poi il corpo inizia a valutare i benefici, e il cervello inizia ad amare le scelte alimentari che lo fanno stare bene (lo si spiega qui).

Ora: lo sport, direte voi. Infarcire le vostre giornate di sport, quasi come un campione, non è solo possibile, ma è spesso più facile di quel che si pensi. Dieci minuti di stiramenti al mattino (magari con l’aiuto di una app), colazione, e poi via di corsa al lavoro in bicicletta: uno sport bello e notoriamente un killer per lo stress, che è spesso il motivo per cui non riusciamo a trattenerci a tavola. Ma fare sport prima di sedervi alla scrivania è anche un modo per evitare la sonnolenza e attivarsi per tutta la giornata. La palestra si può inserire almeno una volta a settimana in pausa pranzo, oppure si può scegliere di correre la sera, dopo il lavoro, e approfittare dei week end per la piscina, il calcio naturalmente, la pallacanestro o il tennis.

Il segreto per fare sport è trovare quello che vi piace, che vi diverte e vi regala spensieratezza (oltre che endorfine).

Alla lunga questo non vi renderà forse uguali uguali a Cristiano Ronaldo, ma di sicuro migliorerà molto (e allungherà) la vostra vita.

Disegni di Armando Tondo

 

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La prima auto elettrica italiana è del 1891

People For Planet - Sab, 10/06/2018 - 02:41

Le prime automobili erano lente, difficili da mettere in moto, ingombranti, oggetti di lusso non accessibili alle masse, almeno fino all’affermarsi della produzione in catena di montaggio, del motore a scoppio e del petrolio estratto dai giacimenti come carburante. Eppure già nel 1891 qualcuno aveva immaginato un’auto elettrica. Era il conte Giuseppe Carli di Castelnuovo Garfagnana, che insieme all’ingegner Francesco Boggio realizzò la prima auto elettrica italiana. E’ ancora possibile vederne una riproduzione: noi di People for Planet ve la mostriamo negli ultimi minuti di questo video girato durante EcoFuturo Festival a Padova a luglio.

Il conte Carli era uno sperimentatore, amante dell’innovazione, tra i fondatori del Club Alpino Italiano della Garfagnana e del Corriere di Garfagnana, nonché deputato alla Camera (anche se la sua elezione fu poi dichiarata nulla). La prima auto elettrica fu creata nello stabilimento dell’allora Fabbrica dei tessuti, anch’essa in piedi grazie agli investimenti del conte e affiancata da un impianto di produzione di energia elettrica. Quell’auto sembrò a Carli e all’ingegner Boggio talmente vincente che si iscrissero alla Parigi-Rouen del 1894 (Carli sarebbe stato il pilota in gara). Alcune questioni amministrative impedirono loro di superare la dogana.
In seguito, l’importanza dell’invenzione fu decretata anche dall’Enciclopedia dell’automobile, che nel 1967 la inserì nella parte storica.

Secondo le cronache del Corriere di Garfagnana del 1 ottobre 1891, l’auto del conte era leggera ma solida, realizzata con tubi d’acciaio verniciati e fissati sull’asse di 3 ruote di ferro. A bordo potevano salire 2 persone. Era lunga 1,80 m, larga 1 m, alta 1,20 m. Pesava 140 kg, batterie incluse. Il motore da 1 cv faceva 3 mila giri al minuto ma poteva arrivare a 15 mila e l’auto era dotata di un commutatore-regolatore da 8-12-16 e 20 volt. Le batterie erano formate da 10 accumulatori da 25 ampere-ore chiusi in cassette d’ebanite con potenziale accumulato di circa 2.000 watt. Sulla durata della batteria i numeri non sono concordi, si parlava all’epoca di 10 ore ma sembra irragionevole: è più probabile che alla Parigi-Rouen il conte Carli non sarebbe arrivato a tagliare il traguardo. O almeno non contando sulla carica elettrica. Un meccanismo a manovella avrebbe però consentito di convertire il motorino in dinamo; ricaricate nuovamente le batterie, il conte sarebbe arrivato a destinazione. Ma guai a immaginare gare come quelle attuali! L’auto del conte Carli viaggiava a 18 km/h.

Gli ultimi anni del conte Carli lo videro subire un tracollo finanziario e la vendita dei beni all’asta a seguito della sentenza di fallimento emessa dal tribunale. Ma agli annali resta la figura di un visionario, che contribuì a elettrificare le attività della sua valle, fabbriche e illuminazione stradale comprese. La sua auto viene esposta con orgoglio, simbolo di una mobilità primordiale ma modernissima, quella alla quale aspiriamo oggi noi, viaggiatori del 2018.

(Fonte:“Auto elettrica del conte Carli (1891)”
Ipsia “Simoni” e Iti “Vecchiacchi” di Castelnuovo di Garfagnana

Le auto elettriche in Italia oggi

La Fiat realizza il primo di una serie di prototipi di auto elettriche nel 1963. Bisogna attendere gli Anni Novanta per l’uscita sul mercato della Panda Elettra. Ma chi se la ricorda?

Secondo i dati del ministero delle Infrastrutture, in Italia il tasso di penetrazione delle auto elettriche a dicembre 2017 si attesta ad un poco convincente 3,5% sul totale dei veicoli, meno di 68 mila unità. Ma mese dopo mese aumentano le immatricolazioni di auto elettriche o ibride.

A dicembre 2016 si contavano 1.199 colonnine. Non molte. Enel X Mobility ha in cantiere di realizzarne 14 mila in 5 anni grazie ai 115 milioni di euro di finanziamento della Banca europea per gli investimenti.

Intanto un sondaggio di Lorien Consulting per Legambiente mostra che il 33% del campione comprerebbe un’auto elettrica se i costi di ricarica diminuissero, il 29% se fossero stanziati incentivi a copertura del 15-20% del valore, il 23% se fosse più semplice trovare punti di ricarica nelle città e il 21% se potesse ricaricare il proprio veicolo a casa.

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