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I 10 migliori film di Gian Maria Volonté

People For Planet - Ven, 11/22/2019 - 12:00

Gian Maria Volonté è stato uno dei migliori attori del cinema italiano. Un attore feticcio dallo sguardo sempre ribelle che ha consegnato alla cultura del nostro Paese personaggi di chi era contro sia nel ruolo del buono che in quello del cattivo. Egli è esattamente speculare all’italiano medio rappresentato da Alberto Sordi. Ha scritto Massimo Spila: “L’immagine complessiva proposta dalla galleria di personaggi di Volonté è la più complessa, ricca, e varia in assoluto: non ha paragoni con quelle di altri interpreti in Italia e forse nel mondo”. Un militante della politica e dello spettacolo, attore di teatro e di televisione, ma soprattutto di cinema. Scegliere i suoi migliori dieci film, impresa ardua ma necessaria, è un contributo alla sua Memoria e a quella della nostra cultura nazionale.

INDAGINE SU UN CITTADINO AL DI SOPRA DI OGNI SOSPETTO di Elio Petri, 1970

Nel pieno della strategia delle tensione che inizia a considerare Piazza Fontana strage di Stato, Elio Petri piazza una bomba culturale di grande effetto e conseguenza nel dibattito pubblico italiano. Volonté interpreta il capo della squadra omicidi che ad inizio film uccide la sua amante e che dissemina indizi contro di lui per mostrare che il Potere è sempre al di sopra di ogni sospetto. Con l’uso del grottesco Petri denuncia la deriva poliziesca italiana, quella psicologica del protagonista, la mostruosità della classe media. Volonté-Petri in modo sottile richiamano la figura del commissario Calabresi allora non santificata. Contributi tecnici superlativi. Florinda Bolkan indimenticabile. Oscar come miglior film straniero, premiato a Cannes, Nastro d’Argento per Volonté.

LA CLASSE OPERAIA VA IN PARADISO di Elio Petri, 1971

La magnifica accoppiata Petri-Volonté si ripropone a pochi mesi di “Indagine” con il film più compiuto sull’alienazione operaia. Lulù Massa è uno stakanovista che in seguito ad un incidente alla catena di montaggio diventa avanguardia rivoluzionaria di chi contesta padroni e sindacati. Per meglio interpretare il protagonista Volonté parlò prima del film con molti operai improvvisando poi sul set cadenze, tic, comportamenti. Avversato da tutti coloro che si occupavano di fabbrica e operai da qualsiasi posizione politica si ponessero. Lo scontento d’epoca è la cartina di tornasole di un film onesto, difficile, magnificamente perfetto nel suo indossarsi addosso a Volonté.

IL CASO MATTEI di Francesco Rosi, 1972

Il 1972 è l’apogeo della carriera di Volonté. A Cannes il film di Petri sulla classe operaia e quello che Francesco Rosi dedica ad uno dei primi misteri della Repubblica vincono ex aequo la Palma a Cannes e si assegna a Gian Maria una menzione speciale per aver recitato come protagonista nei due titoli d’oro. Prova titanica interpretare il celebre personaggio che modernizzò l’Italia pestando i piedi ai poteri forti nazionali e internazionali. Volonté supersonico, credibile, brechtiano. Indispensabile all’inchiesta di Rosi. Nel film emerge la novità di uno stile che intreccia con un magistrale montaggio il realismo del documentario e il fantastico.

SACCO E VANZETTI di Giuliano Montaldo, 1971

Film sulla tragica storia di due anarchici italiani mandati a morte negli Stati Uniti ingiustamente accusati di rapina e omicidio. Pellicola decisiva per la riabilitazione postuma di Sacco e Vanzetti.. Montaldo aveva visto lo spettacolo teatrale dove Gian Maria Volonté e Riccardo Cucciolla, futuri protagonisti del film, avevano ruoli diversi. Questa volta il premio a Cannes è per Cucciolla. Ma la coppia è perfetta per tempi e intesa. Un piemontese e un pugliese come erano Sacco e Vanzetti. Nella colonna sonora anche la celebre canzone di Joan Beaz.

TODO MODO di Elio Petri, 1976

La premiata coppia Petri-Volonté alle prese con il romanzo di Leonardo Sciascia. Mentre infuria un’epidemia, un centinaio di notabili del partito-Stato che governa l’Italia da 30 anni si richiude in un albergo-convento per degli esercizi spirituali che sono una copertura per spartirsi il potere. Accadranno diversi omicidi In un cast pazzesco, Volonté è il protagonista, il Presidente. Lo modella perfettamente sulle movenze e i discorsi di Aldo Moro. Per questo motivo il film non viene mai programmato in televisione. Volonté sarà Moro anche nel film di Giuseppe Ferrara dedicato al rapimento delle Brigate Rosse vincendo l’Orso d’argento a Berlino come migliore attore. Ma il Moro di Petri è nettamente superiore. Una maschera da cabaret espressionista.

PORTE APERTE di Gianni Amelio, 1990

Ancora Sciascia tratto da un libro meno noto ma molto potente. Il Volonté adulto ed esperto nella riuscita regia di Gianni Amelio per interpretare un giudice siciliano che durante il fascismo davanti ad un assassino conclamato si batte per evitare la condanna a morte. Splendida sceneggiatura di Vincenzo Cerami che fa emergere il coraggio sciasciano della ragione contro il regime. Volonté stoico e meditabondo come personaggio “del film diventa un vero coautore, condizionandone il taglio narrativo, il ritmo, lo stile”.

LA MORTE DI MARIO RICCI di Claude Goretta, 1983

Un grande regista internazionale chiama Volonté ad una nuova grande prova d’attore. Questa volta è un reporter televisivo che va in Svizzera ad intervistare un esperto di fame nel mondo. Ma la morte di un immigrato italiano stravolge lo stato delle cose in un atmosfera che ricorda i libri di Durrenmatt. Identificazione totale con il giornalista pensoso che rianalizza la vita interiorizzando l’inutilità del suo mestiere impegnato. Volonté adagia la sua malattia fisica (due anni prima gli avevano asportato un polmone) a quella del suo personaggio Bernard Fontana che non fa più reportage in terre lontane. E sarà ancora una volta Palma d’oro come migliore attore a Cannes.

BANDITI A MILANO di Carlo Lizzani, 1968

Volonté aveva iniziato con il film di genere a da il meglio di sè forse nel miglior poliziesco di Carlo Lizzani. Istant film girato a poche settimane delle tragiche gesta della banda Cavallero che a Milano trova il capolinea nella sanguinaria rapina al Banco di Napoli di largo Zandonai e una conseguente serrata caccia ai rapinatori. Gian Maria è Pietro Cavallero, torinese deluso dal Pci e proletario in armi offre straordinarie sfaccettature del protagonista. Al film sfugge completamente il personaggio di Sante Notarnicola che in carcere entrerà nella lotta armata militante e mancano sfumature politiche non ben note all’epoca. Tra i rapinatori c’è Don Backy, primo ruolo da commissario per Tomas Milian. Incassò quattro miliardi di lire al botteghino.

PER QUALCHE DOLLARO IN PIU’ di Sergio Leone, 1965

Volonté era già stato Ramon il cattivo in “Un pugno di dollari”. Ma è ancora più cattivo l’antagonista di Clint Eastwood e Lee Van Cleef del secondo episodio della Trilogia. L’Indio è un meticcio drogato che uccide sotto effetto di marijuana. Paranoico e femminicida. Il suo rifugio in una chiesa sconsacrata e una sua inquadratura, definita michelangiolesca da Ennio Morricone, ispira l’uso dell’organo nella celebre partitura. Campione d’incassi di stagione. Volonté resterà molto deluso di non avere ancora il ruolo del cattivo nel terzo episodio della celebre saga.

QUIEN SABE di Damiano Damiani, 1966

Metti Volonté con Lou Castel e Klaus Kinski nel Messico della rivoluzione diretti da Damiano Damiani, e soprattutto sceneggiati da Franco Solinas che ha nella testa e negli occhi “Viva Zapata” di Elia Kazan, e registri la nascita del western politico ispirato da Che Guevara. Niente a che vedere con quello di Leone anche se girato nelle stesse location. Volonté impareggiabile nel ruolo di El Chuncho. Problemi con la censura per i dialoghi che andavano a sdoganare un turpiloquio necessario all’atmosfera picaresca. Problemi anche tra regista e Volonté che vennero alle mani durante una lavorazione molto difficile durata quattro mesi. Nacque un genere di successo.

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Bambini vittime di abuso e sfruttamento sessuale, nuovo bando da 5 milioni

People For Planet - Ven, 11/22/2019 - 09:00

Quarantacinque giorni per partecipare, quattro linee di intervento, cinque milioni di euro stanziati tra cui finanziamenti da 70 a 200mila euro per progetti di enti locali, associazioni, scuole. Sono questi, in breve, i numeri del nuovo bando pubblicato dal Dipartimento per le Politiche della famiglia per i minori vittime di abuso e sfruttamento sessuale.

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Quattro linee di intervento

L’obiettivo, si legge nel bando, è quello di promuovere interventi a favore dei minori vittime di violenza e delle loro famiglie. Quattro le linee di intervento previste: prevenzione del fenomeno della violenza tra pari, perpetrata anche attraverso l’uso delle nuove tecnologie ; sostegno alla genitorialità ed alle famiglie di minori vittime di violenza e minori abusanti; prevenzione e contrasto dello sfruttamento sessuale dei minori; prevenzione, protezione e supporto alle vittime di violenza e maltrattamento in ambito sportivo.

Cinque milioni di euro

Alla realizzazione delle quattro linee d’intervento è destinato un finanziamento complessivo di 5 milioni di euro ripartito tra le quattro linee d’intervento. I progetti, della durata di 18 mesi, potranno avere una richiesta di finanziamento compresa fra i 70mila e i 200mila euro e il finanziamento garantirà l’intero costo della proposta. Il bando è rivolto a enti locali, enti pubblici territoriali e non territoriali, al mondo associazionistico e alle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado, singole o organizzate in reti di scuole. Le proposte dovranno pervenire, pena l’irricevibilità, entro giovedì 2 gennaio 2020.

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E-bike: guida all’acquisto “for dummies”

People For Planet - Ven, 11/22/2019 - 07:00

Il mercato delle biciclette a pedalata assistita è ormai uscito dalla nicchia dei pochi e la vendita delle due ruote con annesso motorino elettrico sta registrando una tendenza in continuo aumento.

I motivi che portano all’acquisto di una e-bike sono vari, e tutti ovviamente validissimi: dall’abbandonare l’auto per gli spostamenti cittadini alle scampagnate fuori-porta, dalla volontà di intraprendere un piano di allenamento per chi pratica agonismo alla semplice voglia di tenersi in forma.

Quindi la decisione è presa: compero una e-bike!

Da dove cominciare? Per prima cosa dal tipo di bicicletta, e dunque dall’uso che se ne vuol fare: e quindi partiamo da qui, senza spingerci in dettagli troppo tecnici.

La city-bike

Se gli spostamenti sono soprattutto in città, la bicicletta avrà anzitutto un telaio con seduta comoda, parafango, cestino portapacchi, magari possibilità di installare il seggiolino per bambini.
E così, ben equipaggiati, si potrà facilmente destreggiarsi ogni giorno anche tra il traffico cittadino (assenza di piste ciclabili permettendo…) e su medie distanze.

La bicicletta da trekking (o da cicloturismo)

Scelta “obbligata” per gli amanti delle escursioni fuori porta, anche di più giorni, purché su percorsi non impegnativi: più robuste di una bicicletta cittadina quanto a telaio, ruote e pneumatici, forcelle, freni, ecc. e tuttavia dotate di accessori – parafanghi e portapacchi in primis – che le rendono pratiche e comode.

La mountain bike

Scelta indispensabile per chi ama percorrere sentieri fuori strada, che al momento dell’acquisto potrà decidere se optare per una mountain bike (o MTB) a uso turistico o per mountain bike più “estreme”, vale a dire da trail o enduro.

Pedalata assistita: non sono tutte uguali

A queste descrizioni si aggiunge, ovviamente, l’anima della e-bike: il motore elettrico, che “assiste” il ciclista nella pedalata con possibilità di scelta di più livelli di aiuto. Ed è soprattutto qui che il neofita teme di sbagliare, dal momento che le caratteristiche possono variare tantissimo, e con esse anche il costo del modello finale.

Sensore di rotazione o sensore di sforzo?

Diciamo subito che anche con la pedalata assistita si fa “fatica”: perché si attivi il motorino elettrico è necessario pedalare. Si smette di pedalare, il motore smette di “aiutare”. Se così non fosse il velocipede sarebbe classificato come ciclomotore elettrico (sulla differenza tra l’uno e l’altro si legga qui).

Questa assistenza può essere di due tipi diversi: «Quando è montato il sensore di rotazione, il motorino elettrico si attiva senza tenere conto del tipo di pedalata – ci spiega Francesco, che alle porte di Perugia assieme all’amico David gestisce con passione un’attività di noleggio, vendita e manutenzione di sole biciclette elettriche. – In questi casi la pedalata può anche essere del tutto simbolica: basta girare i pedali e il motore fa il resto… Ovviamente questo vale finché non ci si trova in salita, perché allora la pedalata deve essere più decisa. Questo tipo di assistenza, quindi, può andare benissimo sapendo che i percorsi che si andranno a fare non sono particolarmente lunghi né impegnativi, oppure quando si metta in conto che si dovrà compiere un maggior sforzo per aumentare la durata dell’autonomia o per superare salite oltre il 4-5% di pendenza.»

Ideale, pertanto, per chi fa della bicicletta un utilizzo non propriamente “sportivo”, quindi per spostamenti in città o per gite non particolarmente difficoltose. Insomma: siete agli inizi, o avete ripreso la vostra due ruote dopo anni di “fermo-bici”? Questo è probabilmente il sistema che fa per voi.

Il sensore di sforzo invece “sente” il tipo di pressione sul pedale. «Quando si pedala lentamente, il motore in questo caso aiuta poco; – continua Francesco – se si vuole andare più veloci o se si deve affrontare una bella salita sarà necessario imprimere più forza alla pedalata. Solo così il motore offrirà maggiore potenza. Guidare una e-bike dotata di questo sistema dà un’impressione di pedalata più normale, più reale.» E, aggiungiamo, permette – dosando con intelligenza sforzo e livello di aiuto – di mantenere più autonomia alla batteria che alimenta il motorino elettrico.

La batteria

Assieme al motorino è il “cuore” della e-bike. Quali caratteristiche deve avere?
«Le più comuni sono le batterie da 250 a 600 W, con una concentrazione maggiore per quelle da 400 W. Questi dati di potenza indicano l’autonomia: maggiore è il valore e più chilometri si potranno percorrere – spiega Francesco, che aggiunge: – Una domanda che ci viene sempre posta è quella relativa alla durata di una carica. “Quanti chilometri posso percorrere?” è però una domanda a cui, in astratto, non posso rispondere, perché le variabili sono troppe: oltre alla potenza della batteria c’è il peso del ciclista, il modello di bicicletta, il tipo di strada, la potenza di pedalata, il vento …»

Quindi l’unica è provare, ed è una regola d’oro se siete orientati a comperare la vostra prima e-bike: provatela, dovete sentirla addosso come un vestito su misura.

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Le migliori App contro gli sprechi di cibo (Infografica)

People For Planet - Ven, 11/22/2019 - 07:00

Nel solo 2017 in Italia sono stati buttati nella spazzatura alimenti per più di 15 miliardi di euro. Una follia. Oggi ci sono app per smartphone che possono aiutare a smaltire il cibo o ottenere forti sconti comprando ciò che i supermercati getterebbero, tipo i prodotti troppo vicini alla data di scadenza.

Per vedere l’infografica più grande clicca qui

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https://www.peopleforplanet.it/come-ridurre-lo-spreco-i-consigli-di-andrea-segre/
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Milano chiude al traffico le strade davanti alle scuole e protesta per lo spreco-libri

People For Planet - Gio, 11/21/2019 - 15:55

Auto bandite dalle strade davanti alle scuole di Milano, in occasione della Giornata dell’infanzia, per dare spazio allo sport e alla creatività, grazie alle iniziative di Genitori Antismog, Fiab Milano Ciclobby e Massa marmocchi, recentemente insignita tra l’altro dell’ambrogino d’oro.

In particolare, l’associazione Mongolfiera ha organizzato un laboratorio con i bambini, in via Bergognone, per sensibilizzare la comunità sullo spreco della carta. Si protesta contro un sistema che costringe a cambiare volumi ogni anno – aggiornati per una foto o un titolo diverso rispetto all’anno precedente – con un ingente spreco di risorse private, dopo la prima media, o pubbliche (fino alle medie il costo dei libri è sostenuto dallo stato), che si aggira intorno ai 300 euro

L’enorme spreco ha ovviamente anche ripercussioni ambientali, che vanno dalla produzione della carta, alla stampa, alla distribuzione e fino a corretto riciclo che – se anche dovesse avvenire in modo impeccabile – ha comunque un ovvio costo ambientale rispetto alla possibilità di riusare un testo.

In via Borgognone mamme, papà, bambini e insegnanti hanno sfruttato decine e decine di volumi utilizzati l’anno scorso e destinati alla raccolta Amsa per fare laboratori creativi con i bambini.

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Carta “bloccata”: il paradosso dell’eccessivo riciclo
Economia circolare: parliamo di carta

Foto Moskvin_photo

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La trappola delle assicurazioni online false

People For Planet - Gio, 11/21/2019 - 15:00
Assicurazioni online false: cosa sono

Le assicurazioni online false sono assicurazioni proposte sul web o via social, Whatsapp, Sms da finte società di assicurazioni a tariffe apparentemente molto vantaggiose. Quando il sottoscrittore, dopo aver pagato la polizza, cerca di avvalersene, scopre che è cascato in una truffa e, non avendo una copertura assicurativa, si trova esposto direttamente: per esempio, crede di avere l’auto assicurata e se provoca un incidente scopre di dover pagare personalmente i danni.

È una trappola in cui sono cascati migliaia di utenti italiani truffati con un giro di affari annuo per le finte società di assicurazione che l’Ivass (l’Istituto di Vigilanza sulle Assicurazioni) stima in diversi milioni di euro.

Insomma quello che racconta il film Panama Papers (2019, regia di Steven Soderbergh, protagonista Meryl Streep) è una realtà che tocca anche molti italiani.

Assicurazioni online false: quante sono

Negli ultimi mesi sono stati oscurati oltre 200 siti per la sottoscrizione di assicurazioni false online dal Nucleo Speciale Tutela Privacy e Frodi Tecnologiche della Guardia di Finanza ma le società fantasma che li aprono continuano a generarne di nuovi, non è quindi possibile stimarne il numero. A puro titolo indicativo qui di seguito gli elenchi di società irregolari pubblicati dall’Ivass in 3 mesi (agosto-ottobre 2019). Come si può vedere assieme a nomi di fantasia si trovano anche nomi contraffatti che evocano società di assicurazione effettivamente esistenti.

Assicurazioni false online Ottobre 2019

www.prontopolizza.online: sito internet irregolare
www.assicurafacile.net: sito internet irregolare
www.assicurazionimancini.com: sito internet irregolare
WWW.DELTABROKER.NET: sito internet irregolare
WWW.PRONTOASSICURAZIONI.EU: sito internet irregolare
WWW.KINGASSICURA.COM: sito internet irregolare
WWW.POLIZZASICURA.ORG: sito internet irregolare
WWW.ASSICURAVELOCE.IT: sito internet irregolare
WWW.ASSICURAZIONIMONTELLA.COM: sito internet irregolare
WWW.CLICKANDGO.ONLINE: sito internet irregolare
WWW.ASSICURALARCA.IT: sito internet irregolare
WWW.VETTIASSICURA.IT: sito internet irregolare

Assicurazioni false online Settembre 2019

www.pintobroker.com: sito internet irregolare
www.polizza24.eu: sito internet irregolare
WWW.ASSICURAZIONIRANIERI.COM: sito internet irregolare
WWW.CONTIASSICURAZIONI.COM: sito internet irregolare
WWW.ASSICURALATUARCA-AUTO-MOTO.COM: sito internet irregolare
WWW.ASSICURAZIONITORO.IT: sito internet irregolare
WWW.AXAPOINTITALIA.IT: sito internet irregolare
www.assicuratisicuri.com: sito internet irregolare
www.polizzainrete.com: sito internet irregolare
www.polizzagenius.com: sito internet irregolare

Assicurazioni false online Agosto 2019

www.assicurazionifutura.net: sito internet irregolare
www.agenzia-assicurativa.com: sito internet irregolare
www.polizzafacile-economicaonline.com: sito internet irregolare
www.polizzepertutti.it: sito internet irregolare
www.polizzaistantanea.it: sito internet irregolare
www.polizzasicura.net: sito internet irregolare
www.flashassicurazioni.it: sito internet irregolare

Assicurazioni online false: come difendersi

1) Ultimamente le truffe viaggiano principalmente sui sistemi di messaggistica (Whatsapp, Messenger, Sms) e riguardano soprattutto assicurazioni di breve durata. Bisogna controllare prima di pagare il premio che i preventivi e i contratti siano riferibili a intermediari o imprese regolarmente autorizzati dall’Ivass.

2) L’Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni sottolinea che i pagamenti di premi effettuati a favore di carte prepagate o carte di credito ricaricabili sono sicuramente irregolari.  

3) Avvalersi esclusivamente di siti noti e riconosciuti, sia per la comparazione delle assicurazioni, sia per l’acquisto diretto.

Foto di Markus Distelrath da Pixabay

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Sanità, Italia nona al mondo per la qualità dei servizi

People For Planet - Gio, 11/21/2019 - 14:06

Il servizio sanitario nazionale italiano risulta al nono posto per qualità e accesso alle prestazioni a livello mondiale. L'”attestato” arriva dall’analisi effettuata dal “Global Burden of Disease (GBD) Study 2017“, pubblicata sulla rivista Lancet Public Health e coordinata dall’IRCCS Materno-Infantile Burlo Garofolo di Trieste.

Aspettativa di vita tra le più alte

Il GBD Study ha raccolto i dati per l’Italia relativi a malattie, cause di morte, anni vissuti con disabilità, aspettativa di vita alla nascita e all’età di 65 anni, indice di accesso e qualità delle prestazioni sanitarie. E ha decretato che attualmente in Italia sia l’aspettativa di vita che il punteggio relativo all’accesso e alla qualità delle prestazioni sanitarie sono tra i più alti al mondo. L’aspettativa di vita alla nascita nel 2017 ha infatti raggiunto gli 85,3 anni per le donne e gli 80,8 anni per gli uomini, classificando l’Italia ottava a livello globale per le femmine e sesta per i maschi. Quanto all’indice di accesso e qualità delle prestazioni sanitarie, il punteggio registrato è stato di 94,9 ed è valso all’Italia il nono posto nel mondo.

Diminuiscono le malattie cardiovascolari

Il GBD Study ha anche confrontato i dati più recenti della sanità italiana (2017) con quelli risalenti al 1990 per rilevare eventuali cambiamenti: ed è emerso che tra il 1990 e il 2017 i tassi di mortalità per le malattie cardiovascolari (malattie ischemiche del cuore come l’infarto acuto del miocardio e l’angina pectoris e malattie cerebrovascolari come l’ictus ischemico ed emorragico) sono diminuiti di quasi il 54% e le neoplasie del 28%.

Invecchiamento e demenza

Non mancano però alcuni punti critici. L’alta aspettativa di vita comporta elevati tassi di invecchiamento della popolazione che stanno causando un aumento del carico di malattie legate all’età come problemi alla vista e all’udito, malattie neurodegenerative come il morbo di Alzheimer e altre forme di demenza: basta pensare che gli anni di vita con disabilità legati ad Alzheimer e altre demenze sono aumentati del 78% dal 1990 al 2017.

Modificare lo stile di vita è la prima forma di prevenzione

Modificare lo stile di vita rimane, precisano gli autori dello studio, la prima forma di prevenzione contro diverse malattie, soprattutto quelle cardiovascolari e le neoplasie: dal GBD Study emerge infatti che nel 2017 più di 44 mila decessi per cancro sono stati attribuiti al fumo, 12 mila al consumo di alcol e 9500 a sovrappeso e obesità, mentre 47 mila decessi dovuti a malattie cardiovascolari potrebbero essere attribuiti a elevati livelli di colesterolo alto LDL, quasi 29 mila a diete povere di cereali integrali e quasi 16 mila al poco movimento fisico.

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Una bella storia

People For Planet - Gio, 11/21/2019 - 11:26

Erano 400 i rom nella baraccopoli di via Rubattino a Milano e furono sgomberati a forza la mattina del 19 novembre 2009.

E non era la prima volta: per alcune famiglie era il ventesimo in un anno con grave disagio per i bambini che andavano a scuola costretti a cambiare 8 scuole in tre anni.

Troppo per non suscitare una sana indignazione sulle famiglie milanesi di buona volontà e allora ecco che la Comunità di Sant’Egidio, le maestre e le mamme si mettono d’accordo e decidono di ospitare i bambini in classe dando loro la continuità didattica. Lasciandoli con i loro amici, soprattutto.

Finita l’emergenza, il clamore dei giornali, il rumore delle ruspe, di queste famiglie rom la maggior parte degli italiani non ha saputo più niente come spesso accade.

Oggi Vita.it pubblica un bellissimo articolo dove si racconta che: “Dieci anni dopo, il 19 novembre 2019, la quasi totalità di quelle persone (73 famiglie) vive in casa. È finito il tempo delle baracche e dei topi, in ogni nucleo almeno un adulto lavora, il 100% dei minori frequenta le scuole dell’infanzia, primarie e medie, molti ragazzi studiano alle superiori e fanno volontariato.”

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Perché i bugiardini dei farmaci sono scritti così in piccolo?

People For Planet - Gio, 11/21/2019 - 07:00

Confesso, ho la mia età e per leggere devo usare gli occhiali, di fatto ne ho tre paia: uno per guidare e guardare la televisione con una gradazione minima, uno per lavorare al computer con una gradazione intermedia e uno per leggere con una gradazione più alta. Dura la vita dei presbiti.

L’altro giorno vado in farmacia per acquistare un farmaco, niente di che, semplice acetilsalicilico.

La dottoressa mi consegna una bella scatolina bianca con 30 bustine di Cardirene. Sono contenta perché è proprio la quantità che devo prendere per un mese: una bustina al giorno. Poi mi viene un dubbio: quando è meglio assumere il farmaco? Ok, è banale aspirina ma hai visto mai… e lì il dramma del bugiardino.

Lungo e illeggibile

Srotolo un metro e mezzo (forse due) di foglietto accuratamente piegato in più punti e riesco a leggere a fatica i titoletti in grassetto: cos’è, a cosa serve ecc. ma sfido chiunque abbia più di 60 anni di riuscire a decifrare il testo senza una lente di ingrandimento.

Corpo 4, al massimo 5, a voler essere ottimisti. Niente da fare, anche sforzandomi, anche accendendo una lampada che farebbe invidia in una scena da poliziesco anni ’30 – presente quando interrogano il sospettato? – non riesco a distinguere le parole.

Che fare?

Mi viene in aiuto la mia amica tecnologica che mi suggerisce di fotografare con il cellulare il malefico foglietto e poi di allargare l’immagine.

Detto, fatto, funziona!

Ora so quello che già sapevo sull’aspirina e soprattutto so come risolvere il problema la prossima volta. Però mi chiedo… perché non fare diversamente? Negli Usa sono le stesse farmacie che stampano i foglietti illustrativi per i farmaci venduti sfusi, come si racconta sull’articolo Una legge facile da fare subito: i farmaci sfusi

“Negli Stati Uniti per esempio le pillole nella quantità indicata dalla prescrizione vengono contate in farmacia da un macchinario sterile. I farmaci sono inseriti automaticamente in un contenitore di plastica sterile sigillato, su cui viene stampata un’etichetta con data di scadenza, nome del farmaco, posologia, ecc. In più viene stampato e consegnato il foglietto con tutte le istruzioni (quello che da noi è chiamato ‘il bugiardino’)”.

E scommetto che sono scritti in carattere leggibile da tutti.

Presbiti, unitevi, non abbiamo niente da perdere se non le nostre diottrie!!!

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Foto di Michal Jarmoluk da Pixabay

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Cani, arriva il metodo scientifico per valutarne l’età

People For Planet - Mer, 11/20/2019 - 16:03

Per paragonare l’età del tuo cane a quella di una persona c’è ora una nuova formula che si basa sulle variazioni di DNA nel tempo.

È il risultato ottenuto dai ricercatori dell’Università della California che hanno elaborato una formula precisa per calcolare l’età dei cani, in anni umani. Applicandola per esempio a un cane di 18 anni ne risulterebbe che ne ha 77, mentre uno di 2 anni ne ha 42.

La formula consiste in: età umana = 16 x logaritmo naturale dell’età del cane + 31.

Per calcolare il logaritmo naturale dell’età del cane si possono usare dei calcolatori online, come questo, a cui basterà poi aggiungere 31 e moltiplicare il tutto per 16. Per esempio se il nostro amico a quattro zampe ha 7 anni, moltiplicando il logaritmo naturale di 7 (1.9459) per 16, e aggiungendo 31, il risultato sarà 62 anni.

La formula esamina le variazioni del DNA nel tempo, in particolare i “gruppi metilici“, che sono molecole che si aggiungono al DNA a un ritmo costante nel corso della vita dell’animale. Sono utilizzati per misurare l’età nel cane, ma anche nell’uomo, in un processo noto come orologio epigenetico.

La durata della vita dei cani varia da 6-7 anni per le razze più grandi fino a 18 anni per i cani di piccola taglia ma, nonostante la differenza di durata della vita, hanno una diversa fisiologia. Il team ha scoperto che ci sono periodi nella vita dei cani in cui l’orologio non corrisponde a quello degli umani, soprattutto durante la pubertà poiché maturano prima rispetto agli umani.

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Photo by Jamie Street on Unsplash

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Green wedding, il matrimonio che salva il pianeta

People For Planet - Mer, 11/20/2019 - 15:56

È stata lanciata il 1° luglio 2019 dopo un anno di studio, ricerca e analisi di mercato, con un’offerta mirata ai valori e ai bisogni delle spose green: un supporto all’organizzazione totale, una pianificazione del progetto e una consulenza per le più indipendenti, e sta avendo una crescita esponenziale.

“Ogni giorno ormai tutti facciamo scelte green, ma, in occasione di eventi eccezionali come i matrimoni si chiude sempre un occhio. A volte si pensa che scegliere carta piantabile per le partecipazioni o regalare piante come bomboniere possa aiutare, ma c’è molto di più da poter fare, per ridurre l’impronta climatica del matrimonio. È tempo di trasformare il bianco in verde!”, dichiara la fondatrice di Viridi Donatella D’Anniballe.

Viridi è nata dalla voglia di fare la differenza, creando valore green nel settore del wedding planning e dal desiderio di concedere a ogni sposa il diritto di viversi i preparativi del matrimonio senza stress e senza inquinare l’ambiente.

Un matrimonio tradizionale da 100 persone produce 5 tonnellate di CO2, per questo l’obiettivo primario di Viridi è dimostrare che è possibile organizzare un green wedding, riducendo la CO2 senza ridurre il gusto, lo stile e i sogni della coppia.

Donatella D’Anniballe
Tel.: +39 3703692007
Mail: info@viridiwedding.it / donatella.danniballe@gmail.com / donatella.wedding@pec.it

Sconto per possessori della tessera “amici di People For Planet”: 1 ora di consulenza gratuita per 1 coppia di futuri sposi green.

Sito web: www.viridiwedding.it

Contatti Social: Facebook / Instagram / Pinterest: @viridi.wedding – Linkedin: Donatella D’Anniballe

Certificazione:
Attestato di partecipazione al corso di formazione di Wedding Planning, Tecnica Fondamentale;
Attestato di partecipazione al corso di formazione di Wedding Planning, laboratorio pratico avanzato all’Accademia degli Eventi di Roma; certificato di Wedding Planning & Management e certificato del Green Wedding Professional Course.

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Giornata dell’infanzia e dell’adolescenza. Onu: in Italia ancora troppe disuguaglianze

People For Planet - Mer, 11/20/2019 - 15:00

In Italia ci sono ancora troppi bambini in povertà assoluta, troppe inefficienze nel campo dell’assistenza sanitaria dedicata alla popolazione pediatrica e troppe carenze nel settore educativo della prima infanzia. E il giudizio del Comitato Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza non si è fatto attendere, pubblicando al termine dell’ultimo monitoraggio dell’applicazione nel nostro Paese della Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza le proprie osservazioni e richiamando le nostre istituzioni ad adoperarsi per arrivare a soddisfare entro il 2023 le raccomandazioni espresse.

Cream and Gold Geometric Pattern Background High School Diploma Certificate

È quanto emerge dal 10° Rapporto di aggiornamento sul monitoraggio della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia, redatto dalle 100 associazioni aderenti al Gruppo di monitoraggio dell’applicazione della Convenzione Onu nel nostro Paese, pubblicato oggi in occasione della Giornata mondiale dell’infanzia e dell’adolescenza e dei trent’anni dall’adozione della Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, documento che per la prima volta ha riconosciuto i bambini come aventi diritti civili, sociali, politici, culturali ed economici.

Per i bambini si deve fare di più

Adottata nel 1989, in Italia la Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza venne ratificata un anno e mezzo dopo, il 27 maggio 1991. «Da decenni si celebrano varie giornate in favore dei bambini, in consigli comunali e regionali, ma prima e dopo c’è il niente – commenta Alberto Ferrando, presidente Associazione pediatri liguri (Apel) e consigliere dell’Associazione culturale pediatri (Acp), che partecipa al monitoraggio sull’applicazione della Convenzione Onu in Italia -. Il numero delle nascite continua a ridursi. La povertà educativa aumenta come sono in aumento patologie legate agli stili di vita indotti da interessi commerciali. Dobbiamo stabilire delle alleanze tra operatori della sanità e del sociale e delle famiglie. Dobbiamo dare visibilità ai problemi dei bambini e delle famiglie, a partire dal razionamento dei consultori e dal pesante ingresso dei privati nella sanità».

Le raccomandazioni dell’Onu

Entro il 2023 l’Italia dovrà rendere conto all’Onu dei cambiamenti apportati. Tre anni e poco più, quindi, per cercare di migliorare la vita dei bambini nel nostro Paese. I settori in cui è possibile fare passi in avanti – e in cui l’Italia è chiamata dall’Onu a fare progressi – sono diversi. Basta pensare che in Italia oltre 1,2 milioni di bambini – vale a dire un bambino su otto – vivono in povertà assoluta, che l’assistenza sanitaria per la popolazione pediatrica non è omogenea sul territorio nazionale e che i servizi per l’infanzia (asili nido, micronidi, sezioni ponte, ecc.) sono carenti, soprattutto in alcune Regioni. E infatti tra le raccomandazioni all’Italia da parte del Comitato Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza c’è proprio “l’adozione di misure urgenti per affrontare le disparità esistenti tra le Regioni relativamente all’accesso ai servizi sanitari, allo standard di vita essenziale, a un alloggio adeguato e all’accesso all’istruzione di tutti i minorenni in tutto il Paese”.

Sanità: il 60% delle Regioni funziona male

In ambito sanitario per l’area pediatrica si rileva un’erogazione dei servizi a macchia di leopardo, con differenze significative nei dati relative a mortalità infantile, obesità e sovrappeso, numero di parti cesarei e coperture vaccinali. Inoltre una recente analisi preliminare del ministero della Salute ha evidenziato che ben il 60% delle Regioni (12 su 21) non sarebbe a oggi in grado di garantire prestazioni in almeno una delle tre aree di assistenza (ospedaliera, prevenzione e distrettuale).

Educazione: asili nido solo per 1 bimbo su 4

In ambito educativo permangono importanti differenze tra le regioni per quanto riguarda i servizi per l’infanzia: nell’anno 2016/17 solo 1 bambino su 4 (il 24%) ha avuto accesso al nido o ad altri servizi integrativi per l’infanzia e, di questi, solo la metà (12,3%) ha frequentato un asilo pubblico. Inoltre si ravvisa un grande divario tra le Regioni del Nord e del Centro e quelle del Sud: nelle prime si sfiora l’obiettivo richiesto dall’Unione Europea di accogliere almeno 1 bambino su 3 nelle strutture per la prima infanzia, mentre nelle seconde ci sono posti disponibili mediamente per l’11,5% dei bambini (ma in alcune Regioni la percentuale scende di parecchio) e la carenza dell’offerta di servizi educativi per l’infanzia si traduce in molti casi nell’ingresso anticipato alla scuola dell’infanzia, che però è inadeguata ad accogliere i bambini sotto i tre anni.

Leggi anche: In Italia asilo nido pubblico per 1 bimbo su 10

Violenza sui bambini e minori non accompagnati

Un altro tema importante è la protezione dagli abusi e dalla violenza a danno dei minori, con particolare attenzione alla prevenzione di questi eventi: il Comitato Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza ha richiamato l’Italia per non aver istituito un sistema nazionale di raccolta, analisi e diffusione dei dati e ha rilevato che non è stato reso noto il monitoraggio del “Piano nazionale per la prevenzione e il contrasto dell’abuso e dello sfruttamento sessuale dei minorenni”, per il quale erano stati anche previsti appositi stanziamenti. C’è poi un argomento di cui si parla ancora troppo poco, ma riguardo al quale l’Italia ha ricevuto ben 23 raccomandazioni dal Comitato Onu: la situazione dei minori migranti non accompagnati (MNA). È infatti in aumento del 30% rispetto al 2018 il numero di quelli che risultano irreperibili poiché allontanatisi spontaneamente dalle strutture di accoglienza. Un aumento indicativo, oltre che del loro desiderio di portare a termine il proprio progetto migratorio, della precarietà delle condizioni in cui versano le strutture stesse.

Leggi anche: Bambini vittime di reati: in Italia sono sempre di più

I 7 bisogni irrinunciabili dei bambini

«Oggi, nella Giornata mondiale dell’infanzia e dell’adolescenza voglio ricordare i 7 bisogni irrinunciabili dei bambini secondo Berry Brazelton, professore della Harvard Medical School – commenta Federica Zanetto, presidente dell’Associazione Culturale Pediatri, Acp, che partecipa al monitoraggio sull’applicazione della Convenzione Onu in Italia -. Sono l’amore, la protezione, la possibilità di vivere esperienze modellate sulle differenze individuali del bambini, fare esperienze appropriate all’età, avere limiti e regole, godere di una comunità stabile di appartenenza, avere un futuro».

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Sindrome di Stargardt: lo zafferano rallenta la degenerazione della vista

People For Planet - Mer, 11/20/2019 - 14:05

Scoperta da un team di ricercatori tutto italiano un trattamento semplice e senza effetti collaterali per una rara malattia genetica che provoca una grave degenerazione della capacità visiva, la sindrome di Stargardt: gli studiosi della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli-IRCCS e dell’Università Cattolica di Roma spiegano dalle pagine della rivista Nutrients che a essere efficace contro questa patologia degli occhi è lo zafferano.

Mantiene stabile la vista

I ricercatori coordinati da Benedetto Falsini, professore associato dell’Istituto di Oftalmologia all’Università Cattolica e specialista presso l’UOC di Oculistica della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli, in collaborazione con Silvia Bisti dell’Università degli Studi dell’Aquila, hanno testato per la prima volta su 31 pazienti l’assunzione per bocca di 20 milligrammi al giorno di zafferano in compresse per sei mesi. Gli stessi pazienti hanno poi assunto una sostanza placebo per i successivi sei mesi: i ricercatori hanno così potuto rilevare che la funzione visiva si era mantenuta stabile durante i mesi di trattamento mentre si era deteriorata nei mesi di assunzione del placebo.

Leggi anche: Stress doppio per gli occhi

Spezia dagli effetti terapeutici potenti

Gli effetti terapeutici dello zafferano sulla vista sono allo studio da anni, non solo in Italia. Sugli animali, ad esempio, è stato dimostrato che sia in grado di rallentare la progressione del processo neurodegenerativo della retina. Sull’uomo l’efficacia del trattamento a base di zafferano era già stata dimostrata da Falsini e colleghi, e poi confermata in trial clinici di altre università e Paesi, in pazienti con degenerazione maculare legata all’età (DMLE) in fase iniziale o mediamente avanzata non essudativa, producendo effetti benefici sulla funzione visiva e sulla progressione della malattia.

La malattia di Stargardt

La malattia di Stargardt è una degenerazione ereditaria della macula (il centro della retina). I sintomi consistono soprattutto nella riduzione della visione della parte centrale del campo visivo che inizia durante l’adolescenza o comunque entro i vent’anni. I pazienti con la malattia di Stargardt possono lamentare disturbi nella percezione dei colori (discromatopsia), macchie nere nel campo visivo (scotomi centrali) e intolleranza alla luce (fotofobia).

Leggi anche: Bambini giocate all’aria aperta e salvate la vista

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Cosa stanno dicendo questi animali?

People For Planet - Mer, 11/20/2019 - 10:00
Due uccelli a Donja Zdenčina, Croazia © Vlado Pirsa/The Comedy Wildlife Photography Awards 2019

Lei: Te l’ho detto mille volte!?!? Tu non mi ascolti mai!?! Devi portare fuori la spazzatura?!?! Io mi faccio un mazzo così?!?! E tu sei sempre seduto sul divano a guardare le partite?!?!…. ad libitum
Lui: (chissà se ci qualifichiamo ai mondiali ‘sto giro)

Due volpi a Amsterdam, Paesi Bassii © Alastair Marsh/Comedy Wildlife Photo Awards 2019

Visto che con le orecchie non senti ti parlo al culo e vediamo se capisci!

Uno scoiattolo all’Università del Michigan © Corey Seeman/Comedy Wildlife Photo Awards 2019

C’è nessuno? No, perché mi sarei un po’ incastrato, aiuto!

Un pinguino Papua a Bleaker Island, una delle Isole Falkland © Elmar Weiss/Comedy Wildlife Photo Awards 2019

Dove caspita è finita la tavola?

Un pinguino reale in Georgia del Sud © Eric Keller/Comedy Wildlife Photo Awards 2019

Io la mollo, tanto non se ne accorge nessuno…

© Geert Weggen/Comedy Wildlife Photography Awards 2019

(Subito dopo): Etciù!!!

Una lontra di mare al largo di Seward, Alaska © Harry Walker/The Comedy Wildlife Photography Awards 2019

Mi son dimenticata di pagare l’IMU!!!

Una marmotta in Austria © Martina Gebert/The Comedy Wildlife Photography Awards 2019

E io rinascerò! Cervo a primaveraaaa!

Un cervo a Richmond Park, Londra Mike Rowe/ The Comedy Wildlife Photography Awards 2019

Il cosplay “Foresta” per il Lucca Comics dell’anno prossimo mi pare perfetto.

Un macaco giapponese © Roie Galitz/The Comedy Wildlife Photography Awards 2019

Le domeniche d’agosto quanta neve che cadrà!

Un pinguino reale e un’otaria orsina antartica in Georgia del Sud © Thomas Mangelsen/The Comedy Wildlife Photography Awards 2019

Non possiamo continuare a vederci così

Uno scimpanzé al parco nazionale del Gombe Stream in Tanzania © Thomas Mangelsen/The Comedy Wildlife Photography Awards 2019

Nella Critica della Ragion Pura Kant non aveva tutti i torti

Un’egretta e un rinoceronte al parco nazionale di Nairobi, in Kenya © Tilakraj Nagaraj/The Comedy Wildlife Photography Awards 2019

@#‹&]¶#!!!

Un macaco giapponese © Txema Garcia Laseca/The Comedy Wildlife Photography Awards 2019

Lo so che non si fa la pipì in piscina ma mi scappava tantissimo!

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Prodotti sfusi a domicilio, è boom

People For Planet - Mer, 11/20/2019 - 07:00

In tutto il Pianeta si sta facendo largo il ritorno all’acquisto di prodotti sfusi, unito alle consegne a domicilio e incoraggiato dalle app di delivery. Vengono in mente i vecchi milkman (il lattaio di una volta, che lasciava il latte fresco vicino allo zerbino) e il vuoto a rendere, ma oggi non si consegna più soltanto latte, bensì tutti quei prodotti che possiamo evitare di acquistare nei supermercati racchiusi in inutili contenitori di plastica. Da un lato, nascono nuove piattaforme, dall’altro le fattorie e i produttori riacquisiscono un ruolo fondamentale.

In tutto il mondo si diffondono gli e-shop per acquistare prodotti sfusi

“Ripulire gli oceani dalla plastica non è abbastanza. Dobbiamo tornare indietro fino a rivedere l’idea dell’avere a disposizione prodotti usa e getta”, ha tuonato Tom Szaky, CEO di Terra Cycle, la società del New Jersey che si occupa di riciclo e che compare alle spalle di Loop, una delle tante nuove piattaforme di acquisto che consegna a domicilio prodotti come shampoo e detergenti in contenitori riutilizzabili. Questi vengono poirecuperati ancora una volta a domicilio – quindi senza spostamenti da parte del consumatore per riconsegnarli – vengono lavati e riutilizzati.

Loop è stata presentata al World Economic Forum, segno lampante che questa “moda” di sbarazzarsi della plastica superflua non è soltanto una mania nata per soddisfare una manciata di consumatori ambientalisti. Ovunque nel mondo sembra che si stia tornando agli anni Cinquanta: il produttore è anche colui che possiede il flacone che lascia sulla soglia e che, dunque, passa a riprendere una volta vuoto. Tra i partner di Loop spiccano nomi quali Nestlé, Procter & Gamble e PepsiCo, evidentemente consapevoli di quanto questo meccanismo potrebbe essere per loro fatale se non ne facessero parte. La P&G ha come obiettivo quello di rendere tutti i packaging riutilizzabili o riciclabili entro il 2030, ma le consegne a domicilio sono una trovata più sostanziosa e che supera ancora meglio la questione della plastica in eccesso nel sistema di consumo. Al momento Loop è in fase sperimentale, con l’obiettivo di allungare sempre di più la lista dei prodotti acquistabili, che appunto possono provenire anche da grandi brand (non sempre in prima linea per la sostenibilità, diciamolo).

Intanto, sempre negli Usa, persone provenienti dalle esperienze più diverse si danno da fare. Tamara Lim ha fondato il Wally Shop, altro e-shop di consegne a domicilio che promette l’utilizzo di packaging riutilizzabile. È una sorta di fattoria online, creata da un’ex manager di Amazon stanca di sentir chiedere dai clienti perché prodotti piccolissimi fossero recapitati in imballaggi giganteschi. Il suo è un progetto relativamente piccolo, copre soltanto Brooklyn per ora, ma è un altro esempio di ciò che sta accadendo: piccoli negozi online di delivery stanno rivoluzionando il sistema e stanno lottando contro la plastica ogni giorno. In questo caso, si consegnano pasta, ortaggi, pane attraverso corrieri che poi tornano a recuperare i contenitori.

I produttori si attrezzano per tornare a essere milkman

Si sono attivati intanto anche i produttori, che così riescono a potenziare la loro rete di vendite senza dover passare dagli intermediari. Accade anche in Italia, dove gruppi di acquisto o singoli consumatori sono tornati negli ultimi anni a riscoprire i vantaggi di rivolgersi direttamente ad agricoltori ed allevatori per fare la spesa ed essere certi di una maggiore qualità e genuinità dei prodotti. All’estero però, soprattutto nei Paesi anglosassoni, è sempre stata più marcata la tradizione dei milkman e quindi oggi il loro ritorno in versione moderna fa clamore. Sui quotidiani locali le storie si moltiplicano. Ad Auckland aziende come la Bella Vacca Jerseys hanno modificato la loro attività riconvertendola alle consegne di latte a domicilio, al punto che hanno dovuto vedersela con le bottiglie di vetro che scarseggiavano in tutta la Nuova Zelanda e hanno dovuto rallentare la diffusione capillare di questo business. La strategia è diventata allora quella di iniziare dalle botteghe che già vendevano i prodotti dell’azienda; intanto la domanda di latte saliva, così entro Natale l’azienda si doterà di un pastorizzatore più grande, sempre mentre è impegnata a pianificare un sistema di consegne a domicilio efficiente, che partirà ufficialmente nel 2020. Al momento la Bella Vacca consegna già circa 1000 litri di latte 3 volte alla settimana ai bar e alle botteghe di Auckland. Se anche solo l’1% della popolazione della città comprerà un litro di latte alla settimana, le consegne a domicilio saranno di 2000 litri al giorno. Occorre iniziare quando si è preparati ad affrontare una mole di lavoro simile. Una mole di lavoro che porterà benefici all’ambiente, ai produttori, alle comunità locali e genererà posti di lavoro nel settore agricolo.

I Millennials hanno innescato la rivoluzione inglese

Il caso di Londra dimostra che la fascia dei Millennials, molto attenta alle questioni ambientali, ha innescato un cambiamento rapidissimo grazie alle pressioni implicite esercitate attraverso le scelte d’acquisto. I Millennials hanno iniziato ad utilizzare le bottiglie di latte in vetro e questo ha reso evidente la necessità di un ritorno repentino dei milkman (e delle milkwoman, ovviamente). Non è una sensazione, è tutto confermato dalle aziende che producono bottiglie in vetro e che hanno ammesso un aumento della domanda da parte di famiglie e giovani, disposti a pagare un prezzo maggiore purché il loro latte fosse imbottigliato. Non è un dato ufficiale, ma si parla di un +25% di consegne a domicilio nel Regno Unito negli ultimi 2 anni, oltre ad un aumento generalizzato delle vendite di latte. Ci stanno guadagnando tutti: i produttori, le aziende di delivery, l’ambiente. È diventata praticamente una moda, un po’ come accade con le borracce in alluminio (anzi: in acciaio!): le bottiglie di latte sono un’icona, la plastica non lo è più.

Leggi anche:
Cannabis light: il nuovo trend è la consegna a domicilio
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Ma quale plastic free? In Italia oltre 2 milioni di imballaggi alimentari in confezioni inquinanti
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Buche, allagamenti, il maltempo svela i veleni sotto l’asfalto del Nord

People For Planet - Mar, 11/19/2019 - 15:00

Voragini, non buche, da cui riemergono veleni di ogni tipo. Doveva essere concrete green, un conglomerato cementizio di calcestruzzo, prodotto da impianti al 100% di energia rinnovabile e composto da almeno il 10% di materiali riciclati, invece è veleno. Per essere ecologico, doveva costare in media 242 euro al metro cubo, invece veniva venduto a 17 euro. I segnali c’erano tutti, bastava scavare, non molto, poco, giusto fino al sottofondo stradale. Tre le Regioni del Nord coinvolte (Lombardia, Emilia, Veneto) e molte le città, anche capoluoghi di Regione: Bologna, Ferrara, Modena, Mantova, Verona, Padova, Rovigo. Dal processo giudiziario, iniziato nel 2019, è emerso che sarebbero 120 i Comuni con tratti di chilometri di strade avvelenate e territori circostanti a rischio di contaminazione per lisciviazione. 

Come sia possibile che certi siano capaci di contaminare i luoghi in cui vivono è quesito per maghi, materia di divinazione, certo è che, nonostante l’operazione promossa dalla procura Distrettuale antimafia di Venezia sia ancora all’inizio, già lascia sgomenti. Perfino il presidente della Commissione parlamentare antimafia, Nicola Morra, si dice incredulo

«Questo fenomeno ha conosciuto un primo momento di incredulità, al solo pensiero che i criminali potessero arrivare ad avvelenare interi pezzi dove loro stessi vivevano e vivono (…) Molte volte grandi opere pubbliche hanno avuto il sospetto di interramenti di rifiuti di ogni genere. Lo stesso nel privato: bisogna procedere serrando i controlli ma aiutando le piccole imprese nello smaltimento corretto dei rifiuti.»

Sono due le questioni che necessitano di soluzioni urgenti: l’agevolazione sia pubblica che privata dello smaltimento dei rifiuti, oggi ostaggio di posizioni più ideologiche che fattuali, e l’aumento dei controlli, che, come sottolinea il giornalista Luca Rinaldi, «sono gestiti in parte dall’acquirente e in parte dal produttore, ma vi anche una forma di controllo di terzo livello, il cosiddetto audit di terzo livello. Tale controllo è operato da un soggetto terzo, nella specie, un funzionario dell’ARPA Veneto, che però non ha avuto alcun tipo di efficacia.»

In tutto questo, il Governatore della Regione Veneto, dov’era?

Andrea Zanoni, consigliere regionale, se lo chiedeva già l’anno scorso«Zaia venga nel Vietnam dei rifiuti pericolosi», diceva riferendosi a una zona di confine tra Paese, Morgano e Treviso, dove venivano e vengono stoccati illegalmente rifiuti pericolosi, tra cui amianto e asfalto tossico.

«20 mila tonnellate di rifiuti tossiconocivi stoccati illegalmente e mai messi in sicurezza nella discarica Sev, montagne di amianto coperte malamente nella stessa discarica, un impianto di produzione di asfalto considerato di categoria insalubre di prima classe», nonostante le ben due interrogazioni parlamentari volute dal consigliere Zanoni. Una terra cancerogena, quella intorno alla cava di Paese, dove Luca Zaia non ha mai messo piede. Affine al leader del suo partito, Matteo Salvini, Luca Zaia, in tre anni di amministrazione, ha partecipato a soltanto al 3,4% delle votazioni complessive dell’aula.

Venezia, una meraviglia del mondo indifesa dall’Italia, dicono, che tuttavia con ogni probabilità riceverà fondi, donazioni, mobiliterà, appunto, il mondo. È così chic per un americano sostenere il restauro o rimessa a norma degli argini di Venezia. Meno chic è interessarsi a una strada statale, con le buche, magari percorsa da operai, contadini, braccianti, prostituteE chissà che non siano proprio queste a rimpolpare le casse dei Comuni e a spingerli a controllare meglio e a fare di più per l’ambiente, vista la proposta del Veneto, sempre più pressante, di istituire un albo per le prostitute di ogni Comune. Una regolarizzazione che prevedrebbe di esercitare anche in “forme associate” ma senza turbare “la quiete, la sicurezza, e l’ordine pubblico”. Che tradotto significa solo una cosa: sfruttamento, purché nel rispetto della quiete pubblica. Questa sì controllata con strenua aderenza alle leggi. Altro che i rifiuti interrati e l’amianto. 

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Alimenti confezionati per bambini: troppi grassi e zuccheri in 7 su 10

People For Planet - Mar, 11/19/2019 - 14:55

Quantità eccessive di zuccheri, sale e grassi e poche fibre. La maggior parte degli alimenti preconfezionati venduti su larga scala nell’Unione Europea non soddisfa gli standard nutrizionali stabiliti dall’Ufficio regionale europeo dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms Europa) e dall’UE Pledge, organizzazione privata che guida le aziende alimentari a modificare il modo in cui la pubblicità di prodotti alimentari si rivolge ai bambini con l’obiettivo di orientare le scelte dei genitori in modo sano, a cui hanno spontaneamente aderito aziende come Coca-Cola, Kellogg’s, McDonald’s, Ferrero, Danone e Unilever.

Inammissibili al commercio 7 prodotti su 10

La notizia arriva da uno studio pubblicato su Plos One che ha esaminato un database con informazioni commerciali e nutrizionali di 2.691 prodotti preconfezionati di cinque categorie di prodotti (cereali per la colazione, piatti pronti, carni trasformate, frutti di mare lavorati e yogurt) destinati alla vendita in 20 paesi dell’Unione Europea. Dallo studio è emerso che tra i prodotti analizzati sono risultati “non ammissibili per la commercializzazione ai bambini” il 68% secondo gli standard stabiliti dall’Oms Europa e il 48% secondo i parametri dell’EU Pledge. Le soglie dei criteri più spesso non soddisfatte erano quelle degli zuccheri totali (troppi in molti cereali per la colazione e in diversi yogurt), del sale (quantità eccessive nelle carni lavorate, nei frutti di mare trasformati e nei piatti pronti) e delle fibre (troppo poche, nei cereali per la colazione). Anche i criteri di grassi totali e saturi hanno svolto un ruolo sostanziale nel rendere “inammissibili” alcuni prodotti a base di yogurt, mentre il criterio energetico lo ha fatto per i pasti pronti al consumo.

Occhio all’alimentazione dei bambini

Sebbene lo studio non riguardi il consumo di questi alimenti, ma solo la loro vendita, i ricercatori spiegano che i dati ottenuti sono molto importanti per tenere alta la guardia circa la non salubre alimentazione dei bambini europei dal momento che, data la notevole quota di mercato di molti di questi prodotti, è probabile che vengano consumati dai bambini ampiamente e, in alcuni casi, regolarmente.

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Usa, i punk Trash Pirates smistano rifiuti ai concerti

People For Planet - Mar, 11/19/2019 - 13:30

Giovani, americani e molto punk. Sono i Trash Pirates, i “Pirati della spazzatura”, il gruppo attivo nello smistamento dei rifiuti in luogo di grandi eventi e festival. I fondatori, Caleb Robertson e Kirk Kunihiro, hanno 26 e 29 anni e si sono inventati quello che poi è diventato un business ma soprattutto uno stile di vita. Cercando modi alternativi per entrare ai concerti senza pagare, hanno iniziato a offrirsi per aiutare a ripulire le montagne di rifiuti prodotte dopo grandi eventi. Da allora sono passati ormai 6 anni.

La missione dei Trash Pirates è di assicurarsi che gli eventi siano il più sostenibile possibile, attraverso le corrette pratiche di riciclaggio e compostaggio. Nel reportage del New York Times, la base del gruppo racconta di come la maggior parte di loro inizi a occuparsi di spazzatura come volontario, per poi avere quello che chiamano “il momento spazzatura”, un’epifania che trasforma il volontariato in vocazione e carriera. Oggi sono ingaggiati in molti grandi festival per smistare la spazzatura e ridurre l’impatto ambientale di questi grandi eventi, anche favorendo il riuso e il riciclo creativo.

Il problema dello smaltimento della spazzatura ai festival, non è da poco. Solo il Coachella del 2017 ha generato 100 tonnellate di rifiuti di cui solo il 20% correttamente differenziati negli appositi contenitori. Molti di questi eventi stanno cercando di diventare sostenibili sotto più punti di vista, e negli USA l’azione dei Trash Pirates sta dando ottimi risultati. Come per l’ultima edizione del Joshua Tree Music Festival, per il quale sono riusciti a smistare e riciclare il 77% dei rifiuti prodotti.

L’organizzatrice del Joshua Tree Music Festival, Sara Renner, li ha conosciuti nel corso dei quattro anni in cui i Pirati hanno lavorato per il suo festival, e con ammirazione li ha definiti come ragazzi “in missione per cambiare il modo in cui le persone pensano ai rifiuti”. Infatti non solo si occupano di recuperare e destinare i rifiuti nei giusti centri di riciclo, un lavoro sporco, unto e pericoloso, ma cercano anche di educare i partecipanti dei festival su come riciclare e compostare i rifiuti correttamente. Attività che portano avanti anche sulla loro pagina Facebook, dove condividono consigli e istruzioni pratiche, da come creare coriandoli compostabili alle difficoltà di ripulire le strade dallo ‘scintillio’ tipico dei Gay Pride.

Per il 2020 arriveranno a coprire quota 30 eventi, un grande lavoro a cui i Trash Pirates cercheranno di affiancare, oltre ai festival, altri progetti della comunità di Los Angeles, ben consapevoli del fatto che i festival sono solo l’ago nel pagliaio e che bisogna cercare di puntare su politiche e azioni ambientali di più ampio raggio.

Leggi anche:
https://www.peopleforplanet.it/per-eliminare-i-rifiuti-una-scuola-australiana-ha-bandito-i-cestini-della-spazzatura/
https://www.peopleforplanet.it/legambiente-analizza-i-rifiuti-i-sacchetti-di-patatine-i-piu-abbandonati-nel-verde/

Foto: Trash Pirates al Joshua Tree Music Festival/Facebook

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Progetto Rapkour

Comitato Nobel Disabili Onlus - Mar, 11/19/2019 - 10:54

Il Nuovo Comitato Il Nobel per i Disabili Onlus è partner del progetto Rapkour, finanziato dal programma Erasmus+ dell’Unione Europea.
Di seguito una breve descrizione del progetto.

Recentemente il Museo dello Sport di Torino ha inserito il Parkour, attività sportiva con una valenza artistica, urbana e sociale, tra le discipline in mostra; un settore del nuovo progetto architettonico parigino “Les Halles” di Parigi è stato dedicato a questa disciplina ed inaugurato nell’aprile 2016. ЯAPKOUR vuole porre in essere un’iniziativa in favore dei giovani e dei formatori operanti nelle associazioni giovanili che integrino quelle che sono 2 attività artistiche e sportive quali il rap e il parkour, ossia manifestazioni che hanno trovato vita e sviluppo ”in mezzo alla strada”, secondo regole proprie, non sempre codificabili, spesso marginalizzate e praticate da gruppi ristretti di persone. Rap e Parkour hanno un’audience vastissima, specialmente nel mondo giovanile, sebbene continuino ad essere praticate da gruppi di ragazzi svantaggiati sotto l’aspetto economico, etnico, urbano, culturale, implicando il diffondersi di valori e comportamenti poco educativi: la linea tra arte, esibizione e vandalismo è sempre sottile. Inoltre, spesso si riscontrano tra i giovani praticanti il parkour iniziative spontanee che se non adeguatamente preparate e svolte secondo pratiche sicure, possono generare incidenti gravi.

La sfida del progetto ЯAPKOUR è quella di poter creare una metodologia integri la creatività dei giovani nelle comunità locali, al fine di impostare un percorso educativo che rafforzi la condivisione e la valorizzazione degli spazi urbani, la creatività, l’attività fisico-sportiva. L’intento vuol essere quello di promuovere le attività di rap e parkour in percorsi corretti, legali e portatori di valori positivi, incoraggiando l’espressione artistica e la partecipazione, sviluppando le competenze civiche e sociali.

Il coinvolgimento di giovani in situazioni di marginalità, di disagio sociale e culturale, attraverso discipline “della strada”, permette di sfruttarle per veicolare messaggi quali l’inclusione sociale, la lotta alle discriminazioni, il dialogo interculturale favorendo la condivisione di idee, conoscenze ed abilità attraverso un percorso di apprendimento non-formale e informale. In questa maniera si utilizzano i nuovi linguaggi espressivi giovanili, come risorsa per la comunità, valorizzandoli in quanto capaci di innovazione culturale ed economica. Il lavoro sul campo ha permesso di constatare che alcune attività di parkour svolte nei parchi e/o luoghi degradati hanno favorito attività di pulizia e riqualificazione del luogo da parte dei praticanti.

Continua su https://rapkour.com/it/progetto/

 

 

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No all’ora solare tutto l’anno

People For Planet - Mar, 11/19/2019 - 09:29

Ce lo chiedeva l’Europa e abbiamo detto no, niente alternanza tra ora solare e ora legale, resta tutto come prima: a fine marzo porteremo le lancette dell’orologio indietro di un’ora e a fine ottobre le riposizioneremo avanti di un’ora.

E come ogni anno avremo il dubbio: ma le lancette si spostano avanti o indietro? e come ogni anno sarà il nostro smartphone a dirci che ora è il mattino della domenica. E come ogni anno nei vari social ci sarà chi è contento e chi si lamenta. Tutto come al solito, insomma.

La position paper dell’Italia (cioè la presa di posizione) depositata a giugno a Bruxelles dice che la: «posizione nazionale è contraria all’iniziativa». Il Governo Conte uno non è stato smentito dal Governo Conte due.

C’è della coerenza, almeno su questa questione (sarcasm).

Le motivazioni del rifiuto sono tre
  1. Nel documento si parla di: «mancanza di una valutazione d’impatto dalla quale si possa evincere, in modo esaustivo, il quadro dei vantaggi e degli svantaggi». In pratica, non ci sono prove scientifiche attendibili sul fatto che il cambio del fuso orario provochi squilibri psico-fisici.
  2. La seconda motivazione è di carattere prettamente economico: un’ora di luce in più d’estate permette un notevole risparmio sulla bolletta della luce. Terna, il gestore dei tralicci dell’alta tensione, quantifica questo risparmio in 100 milioni di euro l’anno. Mica bruscolini.
  3. Ultima perplessità riguarda il caos dei fusi orari. Nella motivazione si legge: «singole scelte degli Stati membri possano creare un mosaico di fusi orari, con il rischio di non garantire il corretto funzionamento del mercato interno».

La questione non è chiusa: nei prossimi mesi Bruxelles avvierà la discussione sull’ora legale nelle sedi del Parlamento e dalla Commissione europea.

I Paesi del Nord sono contrari all’ora legale perché da loro d’estate fa buio più tardi e i Paesi del Sud, come l’Italia, con l’ora legale guadagnano un’ora di luce d’estate e ne recupera un’altra nelle mattine d’inverno.

Ai posteri…

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Foto di Birgit Keil da Pixabay

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