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Lettera aperta la sindaco di Porto Empedocle Ida Carmina

People For Planet - Sab, 12/01/2018 - 01:29

Gentile Sindaco,
mi rivolgo a lei per proporle di valorizzare in senso artistico la galleria sovrastante la super strada “Asse Urbano” (vedi foto). La magnificenza in stile simil egizio mi ha ispirato questa decorazione che potrebbe essere una occasione di promozione artistico-culturale della vostra bella città in tutto il mondo, oltre che un esempio di riciclaggio etico.
Trasformiamo gli incompiuti in esempi di bellezza! E potrebbe essere anche un modo di denunciare lo scempio causato dalla mala politica che l’ha preceduta.
Se tale decisione fosse presa People For Planet, la rivista della quale sono fondatore insieme e Bruno Patierno, sarebbe lieta di appoggiare con ogni mezzo (lecito) la ribellione al brutto di Porto Empedocle.

Sperando che la mia proposta possa trovare consenso presso la vostra città Le auguro buon lavoro

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Caro Governo, te li dò io gli 11 miliardi che ti mancano!

People For Planet - Sab, 12/01/2018 - 01:03

Riassumendo in due parole, la manovra del governo scatena le ire europee perché prevede un indebitamento dello 0,6% del pil in più del previsto.

Il pil Italiano nel 2017 è di 1.716 miliardi di euro. Lo 0,6% del pil sul quale si litiga sarebbero 10,2 miliardi di euro. Il pil nel 2018 è un po’ aumentato (circa dell’1,1%) quindi diciamo che la questione gira intorno a 11 miliardi di euro di indebitamento in più.

Servirebbe quindi che, mentre si preparano le Grandi Riforme, si riesca e mettere in campo un miglioramento, appunto, di 11 miliardi. Basterebbe aumentare un po’ il pil e tutto andrebbe a posto. Oppure potremmo ridurre un po’ le spese.

Il bello della situazione è che possiamo farlo alla svelta se riusciamo ad aumentare di un capello l’efficienza del sistema. Il ragionamento è semplice: intanto che si progettano le Grandi Riforme possiamo riuscire a far funzionare un po’ meglio quel che c’è? Ad esempio, il grande giurista Cassese ha dichiarato in tv che abbiamo 150 miliardi di euro stanziati dallo Stato e dall’UE che non si riesce a spendere e che rischiamo di perdere. Se riuscissimo a spenderne il 20% in più del previsto sarebbero già 30 miliardi di aumento del pil. Lo stato potrebbe incassare più soldi dalle tasse se finalmente si finisse di attuare la digitalizzazione dei dati, e fossero incrociate le informazioni del catasto, bancarie, societarie con le dichiarazioni dei redditi. È quasi tutto pronto ma ancora nessuno è riuscito a schiacciare il pulsantino che fa partire il sistema… Li incassiamo altri 5 miliardi?

E se si riuscisse ad abbassare del 5% il peso della burocrazia sulle piccole e medie imprese quanti investimenti si muoverebbero? La burocrazia è una tassa nascosta del 10%… Una decina di miliardi di pil li guadagneremmo?

I centri di assistenza per i disoccupati non funzionano. Non esiste neanche un censimento nazionale dei posti di lavoro disponibili e certi centri per l’impiego non sono neanche collegati. Se prima della grande riforma del sistema dell’assistenza ai disoccupati li colleghiamo riusciamo a ottenere un aumento dell’efficienza dell’1%? Quanto fa in pil?

E se facciamo come in Germania, Usa e Francia dove in farmacia ti danno le medicine nel numero esatto prescritto dal medico, è vero che risparmiamo almeno 2 miliardi di euro all’anno (è una campagna che da mesi ha lanciato www.peopleforplanet.it)?

E se si lanciasse una campagna di informazione che spiega che antibiotici e radiografie è meglio consumarli il meno possibile, quanti malati in meno per eccesso di antibiotici e raggi avremmo? Quanto si risparmierebbe?

E se organizziamo un sistema di sostegno alle nuove imprese con tutoraggio e formazione è vero che potremmo aumentare almeno dell’1% il numero delle imprese che sopravvivono?

E quanto risparmierebbe lo Stato se fosse finalmente reso operativo per tutte le spese della pubblica amministrazione un prezzario unico nazionale?

Fai le somme, caro Governo, e vedi che la rissa con l’UE dipende solo dal fatto che non si è messo mano ai piccoli miglioramenti ma solo al Grande Cambiamento. Ma non si è mai visto nella storia del mondo che un Grande Cambiamento avvenisse senza la realizzazione di tanti piccoli cambiamenti.

Oggi invece assistiamo a iniziative buone solo a suonare il trombone e la grancassa e che mirano alla parte irosa e disinformata degli italiani. C’è un solo modo di cambiare e andare nella giusta via: dimostrare agli italiani che apprezzano i fatti concreti una capacità artigianale di mettere assieme tanti piccoli miglioramenti che si possono realizzare realmente, ottimizzando e puntando sulle molte esperienze positive messe in campo da tanti dipartimenti dello stato che funzionano.

* * *

Una prima versione di questo articolo è comparsa su www.ilfattoquotidiano.it e ha già ricevuto oltre 3.800 condivisioni su facebook.

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Noi, cacciatori di plastica sull’isola del tesoro

People For Planet - Ven, 11/30/2018 - 09:44

ROATAN (HONDURAS). Scaviamo da due ore senza sosta e viene fuori solo plastica. Sembra un pozzo senza fondo, eppure è la riva di un paradiso: una spiaggia turchese dei Caraibi, in Honduras, sull’isola di Roatan.
Leggenda vuole che qui il famigerato pirata Henry Morgan nascose i suoi dobloni, ma oggi la sabbia nasconde un altro “tesoro”: migliaia di tappi, bottigliette, monouso, infradito di gomma, gambe di Barbie, teste di pupazzi, contenitori, un mappamondo. Sopra e sotto, è sconsolante.
Al nostro fianco, Chris Jordan, fotografo che ha mostrato al Pianeta i danni della plastica inghiottita dagli albatros, sembra quasi arrendersi. «Basta, ce n’è troppa», esclama mentre un paguro ai suoi piedi si trascina a fatica nel tappo di un dentifricio.

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L’orto vuole l’uomo… vivo!

People For Planet - Ven, 11/30/2018 - 03:09

A Firenze, grazie agli orti biottivi della Cooperativa Semele è possibile coltivare frutta e verdure ricche di sostanze nutritive anche per chi non ha spazio a disposizione vicino a casa. Ogni famiglia riceve una cassetta di ortaggi alla settimana, con una media di 6 kg di prodotti ogni 7 giorni. Il tutto di stagione e a km zero.

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Video di Martina De Polo e Francesco Saverio Valentino

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Violenza sulle donne: approvato il disegno di legge “codice rosso”

People For Planet - Ven, 11/30/2018 - 01:47

Corsia preferenziale per le denunce, attuazione in tempi rapidi di provvedimenti protettivi e indagini più rapide in caso di violenza sulle donne. E’ stato approvato dal Consiglio dei Ministri il cosiddetto “Codice rosso antiviolenza“, un disegno di legge per la tutela delle vittime di violenza domestica e di genere che apporta alcune modifiche al Codice di procedura penale, introducendo nuove disposizioni.

Maggiori tutele

L’obiettivo dell’intervento, che porta le firme dei ministri della Giustizia Alfonso Bonafede e della Pubblica amministrazione Giulia Bongiorno, è garantire maggiore tutela alle vittime: le denunce di maltrattamento, violenza sessuale, atti persecutori e lesioni commessi in contesti familiari o di convivenza saranno quindi comunicate dalla polizia giudiziaria direttamente al pubblico ministero, e viene garantito il diritto della vittima di essere ascoltata dal pm entro tre giorni.

Non solo. Il nuovo disegno di legge assicura anche la rapidità dell’adozione degli interventi cautelari o di prevenzione al fine di preservare l’incolumità delle vittime di violenza, attuando in tempi rapidi provvedimenti “protettivi o di non avvicinamento”.

Formazione specifica per le forze dell’ordine

Tra le altre novità presenti nel Codice rosso antiviolenza, viene resa obbligatoria la formazione specifica per gli operatori di polizia, dell’arma dei carabinieri e del corpo di polizia penitenziaria affinché acquisiscano le cognizioni necessarie a trattare i casi di violenza domestica e di genere.

I numeri della violenza di genere

Secondo l’Istat, che per la prima volta ha svolto l’indagine sui servizi offerti dai Centri antiviolenza in collaborazione con il Dipartimento per le Pari opportunità, le regioni e il Consiglio nazionale delle ricerche, in Italia le donne che si sono rivolte ai Centri antiviolenza nel 2017 sono state 49.152, vale a dire 135 al giorno. Numeri spaventosi. E, molto probabilmente, sono dati sottostimati perché c’è molto “sommerso”: non tutte le donne che subiscono soprusi, infatti, hanno la forza di denunciare.

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I tifosi della Stella Rossa mi hanno ricordato la bellezza del calcio

People For Planet - Gio, 11/29/2018 - 18:44
Come nei sogni di bambino

Il calcio come lo ricordavo. Il calcio come nei sogni di bambino. I novanta minuti di tifo incessante dei tifosi della Stella Rossa mi hanno riempito il cuore e fatto tornare alla mente perché, da piccolo, mi innamorai perdutamente dello stadio con i suoi tamburi, le sue bandiere, le sue figure di varia umanità le cui emozioni dipendevano da quel che accadeva sull’abbagliante prato verde.

La diversità rispetto al campionato

La Champions è il pass per un ambiente esclusivo dove poter ammirare le squadre più forti del mondo, calciatori straordinari che altrimenti vedresti soltanto in televisione. Ma anche tifoserie di altri Paesi, che continuano a vivere il calcio come tu lo hai scolpito nella memoria – forse distorta – di piccolo appassionato. La diversità è innanzitutto fisica. Ai tifosi delle squadre ospiti, al San Paolo, è giustamente concesso la parte superiore di quella che un tempo era la Tribuna laterale. Non sono stipati sotto, quasi invisibili, come avviene nelle partite di campionato (quando alle tifoserie avversarie è permesso di venire in trasferta a Napoli). Con le bandiere e i tifosi avversari allo stadio, usciamo dalla dimensione di ghetto che ormai ha assunto il calcio italiano, dove il confronto con l’avversario non è mai arricchimento ma esclusivamente scontro e scambio di nefandezze. Ed è stato bello ieri, per tutta la giornata, attraversa Napoli e sentire parlare in serbo.

La prima tifoseria avversaria che mi colpi fu quella del Bayern, nel lontano 2011, in quella che resta la Champions più bella mai disputata dal Napoli. Riempirono le gradinate con le loro bandiere, le loro sciarpe e i loro cori. Mesi dopo, li vidi invadere pacificamente Madrid dopo aver vinto ai rigori la semifinale col Real. E pensai: chissà cosa sarebbe successo in Italia, a Napoli come altrove. Dopo aver vinto i rigori, tifosi avversari festeggiare nella piazza più importante della città avversaria. Lo scorso anno mi piacquero i tifosi del Besiktas. Ma ieri sera quelli della Stella Rossa mi hanno proprio aperto il cuore. Mi hanno riportato all’età di  sei-sette anni, quando era impossibile guardare il campo perché lo spettacolo sugli spalti era decisamente più affascinante.

Non c’è paragone con le tifoserie italiane

Ultimi in classifica nel girone di Champions – torneo che non giocavano da 27 anni -, al seguito della loro squadra che aveva poche speranze di vincere e che sul campo ha preso tre gol di cui il primo dopo dieci minuti. Nulla ha intaccato la loro performance. Tamburi (tra l’altro suonati anche con cambi di ritmo), bandiere, canti, cori. Canti stentorei, quasi mai nenie autoreferenziali come quelle che oggi si ascoltano negli stadi italiani. C’era gioia nel loro tifo, non c’era rancore, non c’era spirito di rivendicazione (che pure non manca da quelle parti). Hanno mortificato il tifo del San Paolo, lo avrebbero fatto in qualsiasi stadio d’Italia. Il silenzio li colpiva giusto nel momento del gol subito, come se fosse una stilettata. La certificazione che la partita la seguivano eccome. Un secondo dopo, erano di nuovo a cantare a suonare e a saltare. E nel secondo tempo, oltre al gol confezionato da Hamsik e Mertens, l’aspetto più emozionante è stata Bella Ciao intonata in serbo per cinque minuti buoni, se non di più. Hanno idee politiche ben definite, come tutti sanno.

Con una tifoseria così, è impossibile non dare in campo tutto quello che hai. Se non lo facessi, ti sentiresti un ladro. A fine partita, i napoletani sono andati via. Il San Paolo è rimasto vuoto. Loro, come da disposizioni della polizia, dovevano rimanere lì. Hanno continuato a cantare, dopo aver perso 3-1 e le residue speranze di passare il turno. E regalato l’ultima chicca: “Bandiera rossa” in serbo. Sarei rimasto per ore ad ascoltarli. 

Se torno a nascere, nasco tifoso della Stella Rossa.

(Su gentile concessione de ilnapolista © – riproduzione riservata)

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L’Unesco ha deciso: il reggae diventa ‘patrimonio dell’umanità’

People For Planet - Gio, 11/29/2018 - 10:15

La musica reggae, il cui groove ha trovato la fama mondiale grazie a Bob Marley, ha conquistato un posto nella lista dei tesori culturali globali delle Nazioni Unite. L’Unesco ha infatti aggiunto il genere musicale originario della Giamaica alla sua lista di patrimoni mondiali immateriali dell’umanità, ritenuto quindi degno di protezione e promozione.

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Paesi Bassi: messa no stop per evitare l’espulsione di una famiglia armena

People For Planet - Gio, 11/29/2018 - 08:38

Una messa infinita, ma soprattutto un escamotage legale per evitare che una famiglia armena di cinque persone venga espulsa dopo che le autorità hanno rifiutato la loro richiesta di asilo, nonostante i cinque vivano in Olanda da nove anni.

In base alla legge olandese la polizia non può interrompere una funzione religiosa. Motivo per cui preti e fedeli provenienti da tutto il paese si alternano giorno e notte per continuare a celebrare la funzione e impedire alle autorità di avvicinarsi.

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I falsi amici della raccolta differenziata (gli errori più comuni)

People For Planet - Gio, 11/29/2018 - 02:26

Il cristallo, il polistirolo, i fazzoletti in che contenitori della raccolta differenziata dei rifiuti vanno gettati?
C’è addirittura un’app che ci può aiutare…

Per vedere l’infografica più grande clicca qui

 

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Transizione ecologica: perché il tifo va a Macron e non ai gilet gialli

People For Planet - Gio, 11/29/2018 - 01:41

29″Comprendo le paure dei cittadini ma non cedo alle violenze. Abbiamo fatto troppo poco sul clima”. Con queste parole il Presidente francese Macron ha presentato il suo piano per l’energia che prevede la chiusura di tutte le centrali a carbone entro il 2022, il passaggio dai combustibili fossili alle energie rinnovabili e pulite e la riduzione del 50%  entro il 2035 della quota di energia nucleare, che l’Italia importa a caro prezzo. La traduzione suona più o meno così: “gilet gialli, fatevi da parte, ché qui deve passare la transizione ecologica”.

C’è chi pensa che Macron stia facendo il lavoro sporco di cui la Francia aveva bisogno ma che nessuno era pronto a sostenere. È sceso in politica, ha preso i voti promettendo di cambiare le cose, lo sta facendo. Senza guardare in faccia nessuno, conscio che tale condotta gli varrà il congedo dalla carriera politica a fine mandato. Altri, più maliziosi, sottolineano che l’indice di impopolarità del Presidente è compromesso da tempo, perciò tira dritto, perché non ha nulla da perdere. Vero, solo in parte però. Macron non ha nulla da perdere, ma il proposito di imporre una tassazione sulle emissioni di CO2 di 56€ per tonnellata entro il 2020 e di 100€ per tonnellata entro il 2030 lo aveva annunciato già nel 2015, quando aveva eccome qualcosa da perdere. La decisione del governo francese di alzare le imposte nette (imposte/sussidi) di benzina e gasolio, nata per ridurre le emissioni di CO2 in un’ottica tanto nazionale quanto sovranazionale di salvaguardia del pianeta, è stata accolta con frustrazione dai cittadini francesi, già esasperati dall’aumento dell’IVA e della disoccupazione.

La vicenda, per chi se la fosse persa, è riassumibile così: il ministro dell’ecologia francese – il nuovo, perché il vecchio ministro si è dimesso, come hanno fatto il ministro dello sport e quello degli interni, che però, avendo puntando alla carica di sindaco di Lione, lo aveva dichiarato a suo tempo – ha varato una legge di stampo ‘ecologico’. Sulla base della teoria per cui se si aumenta il prezzo del carburante si accelera il passaggio alle auto ibride ed elettriche, la Francia ha aumentato di colpo la tassa sui carburanti di circa il 20%, e ora il prezzo del gasolio, che si aggirava sui 1,30 Euro al litro, è circa 1,55 Euro – cifra irrisoria rispetto all’Italia, dove ancora si attende il taglio sulle accise promesso da Matteo Salvini durante la campagna elettorale.

I francesi, specie quelli con redditi bassi e residenti fuori dalle grandi città, costretti a dipendere dalle automobili, si sono piuttosto arrabbiati, hanno indossato simbolicamente i gilet gialli – i gilet jaunes messi dagli automobilisti in caso di pericolo – e dato il via all’inferno. Impressionante il bilancio della manifestazione che lo scorso 17 Novembre ha coinvolto 287.710 persone e circa 5.000 agenti di polizia (in molti casi apertamente schierati a favore dei manifestanti): 355 persone interrogate, 157 arrestate. 409 feriti, di cui 14 in gravi condizioni. 1 morto.

A giudicare dai numeri, una transizione ecologica poco sociale quella avviata da Macron, che proprio su questo punto ribadisce via Twitter:

“Rifiuto che la transizione ecologica accentui la diseguaglianza tra i territori, questa è la paura espressa da molti dei nostri concittadini negli ultimi giorni, di essere lasciati indietro. Posso capire e condividere questa paura, ma sarà fatto di tutto per sostenere socialmente questa transizione, così che l’ecologia sia un’ecologia popolare”.

Se le previsioni del governo francese si riveleranno fondate, gli effetti positivi si vedranno sulla lunga distanza, con grande merito di Macron, che dimostrerebbe di avere capito che la morte della politica coincide con il pensare alle proprie elezioni. Quali saranno le soluzioni inclusive per compensare gli effetti negativi che la carbon tax riversa soprattutto sulle fasce economicamente più fragili, è tutto da vedere.

Perché la green economy smetta di essere un sogno per ricchi col vizietto del salotto, è necessario che le politiche ambientali si accompagnino a manovre sociali se possibile ancora più complesse, che sappiano creare lavoro e imprese intorno ai nuovi settori dell’economia, garantendo un ritorno economico a tutti, anche a quelli che oggi, a buon diritto, indossano gilet gialli.  L’unico modo che ha Macron di sedare queste persone è garantire loro degli indumenti verdi con proteggersi durante la ‘transizione’. È in difesa loro, dei gilet gialli, che il tifo va a Macron.

 

Foto di Xavier Leoty

 

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Transizione ecologica: perché il tifo va a Macron e non ai gilet gialli

People For Planet - Gio, 11/29/2018 - 01:19

“Comprendo le paure dei cittadini ma non cedo alle violenze. Abbiamo fatto troppo poco sul clima”. Con queste parole il Presidente francese Macron ha presentato il suo piano per l’energia che prevede la chiusura di tutte le centrali a carbone entro il 2022, il passaggio dai combustibili fossili alle energie rinnovabili e pulite e la riduzione del 50%  entro il 2035 della quota di energia nucleare, che l’Italia importa a caro prezzo. La traduzione suona più o meno così: “gilet gialli, fatevi da parte, ché qui deve passare la transizione ecologica”.

C’è chi pensa che Macron stia facendo il lavoro sporco di cui la Francia aveva bisogno ma che nessuno era pronto a sostenere. È sceso in politica, ha preso i voti promettendo di cambiare le cose, lo sta facendo. Senza guardare in faccia nessuno, conscio che tale condotta gli varrà il congedo dalla carriera politica a fine mandato. Altri, più maliziosi, sottolineano che l’indice di impopolarità del Presidente è compromesso da tempo, perciò tira dritto, perché non ha nulla da perdere. Vero, solo in parte però. Macron non ha nulla da perdere, ma il proposito di imporre una tassazione sulle emissioni di CO2 di 56€ per tonnellata entro il 2020 e di 100€ per tonnellata entro il 2030 lo aveva annunciato già nel 2015, quando aveva eccome qualcosa da perdere. La decisione del governo francese di alzare le imposte nette (imposte/sussidi) di benzina e gasolio, nata per ridurre le emissioni di CO2 in un’ottica tanto nazionale quanto sovranazionale di salvaguardia del pianeta, è stata accolta con frustrazione dai cittadini francesi, già esasperati dall’aumento dell’IVA e della disoccupazione.

La vicenda, per chi se la fosse persa, è riassumibile così: il ministro dell’ecologia francese – il nuovo, perché il vecchio ministro si è dimesso, come hanno fatto il ministro dello sport e quello degli interni, che però, avendo puntando alla carica di sindaco di Lione, lo aveva dichiarato a suo tempo – ha varato una legge di stampo ‘ecologico’. Sulla base della teoriaper cui se si aumenta il prezzo del carburante si accelera il passaggio alle auto ibride ed elettriche, la Francia ha aumentato di colpo la tassa sui carburanti di circa il 20%, e ora il prezzo del gasolio, che si aggirava sui 1,30 Euro al litro, è circa 1,55 Euro – cifra irrisoria rispetto all’Italia, dove ancora si attende il taglio sulle accise promesso da Matteo Salvini durante la campagna elettorale.

I francesi, specie quelli con redditi bassi e residenti fuori dalle grandi città, costretti a dipendere dalle automobili, si sono piuttosto arrabbiati, hanno indossato simbolicamente i gilet gialli – i gilet jaunes messi dagli automobilisti in caso di pericolo – e dato il via all’inferno. Impressionante il bilancio della manifestazione che lo scorso 17 Novembre ha coinvolto 287.710 persone e circa 5.000 agenti di polizia (in molti casi apertamente schierati a favore dei manifestanti): 355 persone interrogate, 157 arrestate. 409 feriti, di cui 14 in gravi condizioni. 1 morto.

A giudicare dai numeri, una transizione ecologica poco sociale quella avviata da Macron, che proprio su questo punto ribadisce via Twitter:

“Rifiuto che la transizione ecologica accentui la diseguaglianza tra i territori, questa è la paura espressa da molti dei nostri concittadini negli ultimi giorni, di essere lasciati indietro. Posso capire e condividere questa paura, ma sarà fatto di tutto per sostenere socialmente questa transizione, così che l’ecologia sia un’ecologia popolare”.

Se le previsioni del governo francese si riveleranno fondate, gli effetti positivi si vedranno sulla lunga distanza, con grande merito di Macron, che dimostrerebbe di avere capito che la morte della politica coincide con il pensare alle proprie elezioni. Quali saranno le soluzioni inclusive per compensare gli effetti negativi che la carbon tax riversa soprattutto sulle fasce economicamente più fragili, è tutto da vedere.

Perché la green economy smetta di essere un sogno per ricchi col vizietto del salotto, è necessario che le politiche ambientali si accompagnino a manovre sociali se possibile ancora più complesse, che sappiano creare lavoro e imprese intorno ai nuovi settori dell’economia, garantendo un ritorno economico a tutti, anche a quelli che oggi, a buon diritto, indossano gilet gialli.  L’unico modo che ha Macron di sedare queste persone è garantire loro degli indumenti verdi con proteggersi durante la ‘transizione’. È in difesa loro, dei gilet gialli, che il tifo va a Macron.

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Diesel, la sua fine è inevitabile. Ma non per le ragioni che ci raccontano

People For Planet - Mer, 11/28/2018 - 09:08

In effetti, ci sono ben altri motivi che spingono verso l’eliminazione del diesel per i veicoli privati e hanno a che vedere con il mercato internazionale del petrolio. Non è una cosa che si legge sui giornali o si sente dire in tv, ma la storia sta venendo fuori e ora provo a spiegarvi come stanno le cose, basandomi principalmente su uno studio recente di Antonio Turiel, a sua volta basato sui dati della Joint Oil Data Initiative (Jodi).

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Regali solidali: Medici con l’Africa- CUAMM

People For Planet - Mer, 11/28/2018 - 08:00

Fai un regalo solidale che vale doppio: sarà un pensiero gradito per chi lo riceverà e un aiuto concreto per una mamma e il suo bambino in Africa. Scegliendo uno dei nostri gadget solidali, supporterai il programma “Prima le mamme e i bambini. 1000 di questi giorni”.

E sono bellissimi!

Vedi qui tutti i regali solidali

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Alex Bellini, l’italiano che navigherà i dieci fiumi più inquinati al mondo

People For Planet - Mer, 11/28/2018 - 01:39

“Delle 8 milioni di tonnellate di plastica presenti nel mare, l’80% arriva dai 10 fiumi più inquinati del nostro pianeta. Questa plastica fa un lungo percorso: parte dai fiumi, arriva nei nostri mari per essere ingerita dagli organismi marini e finire poi nei nostri piatti. Possiamo fare qualcosa? Assolutamente sì! Ecco il perché del progetto #10rivers1ocean.”

Il mondo sta cambiando. Lo farà sempre. Sta cambiando anche per mano dell’uomo. In questa nuova era geologica, chiamata Antropocene, l’essere umano e la sua attività sono le cause principali dei cambiamenti territoriali, strutturali e climatici. Così si legge sul sito di Alex Bellini, esploratore italiano classe 1978, che proprio in questi giorni ha lanciato l’ultima sfida personale in perfetta coerenza con le sue imprese decisamente estreme: navigare i 10 fiumi più inquinati al mondo per ripercorrere il ciclo dei rifiuti che si accumulano negli oceani e cercare di sensibilizzare su questo tema che sempre più, giorno dopo giorno, sta diventando un reale problema, per l’uomo, gli abitanti dei mari e il pianeta intero.

Il video messo in rete per presentare il progetto 10 rivers 2 ocean e tentare di smuovere le coscienze sta letteralmente facendo il giro del web, trovando l’approvazione e l’indignazione degli utenti. Dati alla mano il conto da pagare per il disastro ambientale è sempre più salato e di questo passo non siamo più sicuri di poter saldare il debito che generazioni e generazioni di Homo Sapiens hanno lasciato in sospeso.

10 RIVERS – 1 OCEAN –

https://www.youtube.com/watch?v=4a7ObQP63f0

Spesso i nostri comportamenti sono in netta contraddizione con i nostri ideali. Ci definiamo ecologisti, amanti del pianeta, contro gli sprechi… ma poi, nella pratica, nella vita quotidiana quanti realmente fanno fede alle proprie parole? Ad Alex Bellini è bastata una semplice domanda durante la sua apparsa al TedxLakeComo, quando chiese al pubblico: «quanti si occupano di ambiente alzino la mano» così la maggior parte dei presenti ha fatto. Poi l’avventuriero ambientalista ha continuato: «quanti di voi da questa mattina hanno bevuto acqua da una bottiglia di plastica?» E le mani, le stesse mani, si sono nuovamente alzate, mettendo in chiara evidenza la contraddizione dei nostri comportamenti e sottolineando che, per quanto riguarda il consumo di plastica, tra le nostre peggior nemiche, qualcosa chiaramente non va.

Molto più recente mi viene da riflettere sull’appena passato Black Friday. Sono pronta a scommettere che molti “ambientalisti” di fronte a sconti, promozioni 3×2 e ingolositi dai prodotti d’impulso strategicamente posizionati, per un giorno hanno dimenticato il significato della parola consumo critico.

Il progetto di Alex Bellini vuole provare a farci cambiare prospettiva. Navigare i 10 fiumi più inquinati al mondo è un tentativo estremo, ma necessario per raccontare il problema della plastica (e non solo) e iniziare laddove tutto ha inizio ha un obiettivo ben specifico: favorire un nuovo senso di comprensione e rispetto per il nostro pianeta e l’ambiente più minacciato: l’ecosistema fiumi. La Spedizione servirà come motivazione per sbloccare l’urgenza di agire, ma creerà anche il giusto mix di autenticità e credibilità per presentare al mondo nuove ed entusiasmanti soluzioni per risolvere la nostra imminente crisi ambientale.

10 fiumi più inquinati del mondo e le isole di plastica

A vincere il primato del fiume più inquinato al mondo è lo Yangtze (Cina), conosciuto in occidente come Fiume Azzurro. Fiume più lungo dell’Asia e in terza posizione nel mondo, trasporta annualmente fino a 1,5 milione di tonnellate di plastica in mare, dimenticando così le origini del suo nome quando ancora le sostanze argillose presenti nel letto del fiume gli permettevano di riflettere invariato il colore del cielo.

La classifica continua:

L’80% della plastica negli oceani proviene da solo 10 fiumi, 8 dei quali si trovano in Asia e i rimanenti nello stato africano. La conseguenza è che ogni giorno circa 8 milioni di tonnellate di plastica entrano nell’oceano, accumulandosi nelle aree in cui convergono le correnti marine e andando a formare le famose Isole di Plastica, tra cui la più nota che è grande tre volte la Francia ed è situata nell’Oceano Pacifico tra la California e le Hawaii.

Augurando buona fortuna ad Alex Bellini per questa nuova sfida e speranzosi che attraverso questa testimonianza diretta e incisiva diverse coscienze si possano smuovere davvero, resteremo in attesa degli sviluppi sfatando l’antico proverbio Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare…

(Foto di copertina: Il Mekong, uno dei fiumi più inquinati al mondo – dal sito web di Alex Bellini)

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I capelli me li faccio color curcuma

People For Planet - Mer, 11/28/2018 - 01:00

A Milano, in via Mariotto Albertinelli, c’è il Gianna Longo Daily Spa, un salone di bellezza ecocompatibile. Qui le tinture per capelli sono prodotte esclusivamente con erbe naturali. Perché “in tutte le cose della natura esiste qualcosa di meraviglioso”.

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Video di Indi Mota, da un’idea di Margherita Aina.

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Dal carbone al solare

People For Planet - Mar, 11/27/2018 - 11:20

 

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Daniel Pennac

People For Planet - Mar, 11/27/2018 - 11:16

 

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Coop, stop finanziamenti ai partiti. Una tempesta in un bicchier d’acqua

People For Planet - Mar, 11/27/2018 - 11:00

A sorpresa è passato alla Camera un emendamento al ddl Anticorruzione che secondo il proponente, Giovanni Donzelli di Fratelli d’Italia spezzerebbe la relazione coop-sinistra, quel “rapporto morboso e poco trasparente” (ora la legge verrà vagliata dal Senato). Ma basta fare un semplice fact-checking per capire che non è proprio così.

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Jacopo Fo: “Si cambia solo con la cooperazione”

People For Planet - Mar, 11/27/2018 - 09:00

Ecco la seconda parte della nostra intervista a Jacopo Fo, realizzata qualche settimana fa alla Libera Università di Alcatraz (PG). Siamo partiti da una riflessione sul ‘68 e in particolare sul perché rivoluzioni di così ampia portata non siano riuscite a raggiungere pienamente gli scopi a cui ambivano, interrogandoci in seguito su cosa potremmo imparare oggi dalla storia per non ripetere ciclicamente gli stessi errori.

Non è un caso se l’abbiamo chiesto proprio a Jacopo: ex sessantottino, tuttora impegnatissimo nella “rivoluzione culturale” dei giorni nostri. Ne è venuta fuori una preziosa riflessione su cosa andrebbe fatto al giorno d’oggi per realizzare una vera rivoluzione, tanto sul piano culturale che su quello materiale.

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La casa del futuro è Domani

People For Planet - Mar, 11/27/2018 - 04:13

Ce lo spiega Marco Ruggeri, uno dei progettisti di “Domani”, una nuova concezione di modulo abitativo che si ispira a un’architettura semplice e circolare.
Il progetto è uno dei vincitori il concorso Eco_luoghi 2017/2018 e un prototipo di Domani è stato esposto al MACRO – Museo d’Arte Contemporanea di Roma. Siamo andati a vederlo!

Per maggiori informazioni https://www.casadidomani.it/

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