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Tarassaco, tonico di primavera

People For Planet - Mer, 03/27/2019 - 11:04

Tra le erbe che annunciano la primavera c’è il tarassaco che col suo sapore spiccato, leggermente amarognolo, e il bel colore verde, non solo arricchisce i piatti di gusto ma regala anche un’azione depurativa e disintossicante

Tutti conoscono i fiori gialli e i soffioni che questa pianta dei prati produce nella primavera inoltrata, ma per l’uso alimentare occorre raccoglierla prima della fioritura. Il sapore amarognolo del tarassaco arricchisce le altre verdure a foglia come lattuga e spinaci o bietola per misticanze crude o cotte.

Proprietà del tarassaco

Il tarassaco contiene oltre ai salutari flavonoidi, ottime quantità di vitamina A, B1, B2 e C. depurativo, disintossicante, diuretico, è ideale per le diete primaverili, sia ipocaloriche che per eliminare tossine. Stimola delicatamente la produzione di bile, aiutando fegato e intestino nelle difficoltà digestive.

Consigli per l’acquisto

Il tarassaco è diffusissimo nei campi, è però da evitare la raccolta spontanea se c’è rischio di inquinamento, in quanto è una delle erbe che assorbe maggiormente piombo. In questo periodo si può trovare anche in vendita, come cespo verde, “immaturo”, senza fiori. Le foglie devono essere umide al tatto, integre, senza macchie brune, in particolare lungo la parte chiara centrale, che dal momento indicherebbero un lungo tempo trascorso dalla raccolta.

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Due oggetti per spargere in giro meno microplastiche

People For Planet - Mer, 03/27/2019 - 11:00

La settimana scorsa i paesi membri del Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (UNEA) si sono accordati su un impegno comune a «ridurre significativamente» l’uso di plastica usa e getta entro il 2030. Da molti mesi l’Unione Europea sta lavorando per vietare la commercializzazione di prodotti come stoviglie e cotton fioc di plastica. Questi sono solo alcuni esempi di come in tutto il mondo si stia cercando di limitare la diffusione della plastica, che è tra le principali cause di inquinamento dei fiumi e degli oceani. Secondo uno studio del 2017 più dell’85 per cento della plastica nei mari proviene da 10 fiumi, tutti in Asia o in Africa, ma questo non significa che una parte non arrivi anche da paesi come l’Italia: succede ad esempio attraverso le lavatrici.

In mezzo alle cosiddette microplastiche, cioè quei piccolissimi frammenti di plastica che si trovano a galleggiare sulle superfici degli oceani e che sono perlopiù formate dallo sgretolamento di rifiuti più grossi, ci sono infatti anche microfibre provenienti dai tessuti sintetici. Come ha scoperto a malincuore anche il blogger del Post Stefano Tartarotti, quando certi indumenti fatti di tessuti sintetici (dunque di derivati del petrolio, come la plastica) vengono lavati in lavatrice, perdono microfibre che finiscono nell’acqua di scarto delle case e da lì nei fiumi e poi nei mari. Succede ad esempio con gli indumenti fatti di tessuto pile. L’Università della California ha collaborato con l’azienda Patagonia per uno studio su 4 giacche sintetiche diverse, tre di pile e una di nylon con un’imbottitura di poliestere: in media ognuna delle giacche ha perso più di un grammo di microfibre a lavaggio, in quantità maggiori dopo essere state sottoposte a un trattamento di invecchiamento artificiale.

Per risolvere il problema della dispersione delle microfibre si potrebbero pensare tante diverse soluzioni. I produttori di lavatrici potrebbero integrare nelle proprie macchine filtri fatti apposta, ma di certo questa non è la soluzione più semplice né la più facilmente applicabile, anche considerando la durata di vita di una lavatrice e quante ce ne sono al mondo. Da qualche anno però chiunque può provare a ridurre la propria diffusione di microfibre nelle acque di scolo grazie a un paio di oggetti ideati a questo scopo. Uno dei due si può comprare in semi-esclusiva sul sito di Patagonia, che ha deciso di impegnarsi così per ridurre l’inquinamento causato dai propri prodotti.

Il sacco Guppyfriend
Il primo dei due prodotti in questione è un sacco bianco, largo 50 centimetri e lungo 74, in cui inserire i propri indumenti sintetici prima di metterli in lavatrice: l’acqua passa, le microfibre restano all’interno del sacco – per più del 90 per cento secondo tre test indipendenti fatti fare dai produttori a istituti di ricerca. Una volta finito il lavaggio le microfibre si possono raccogliere dal sacco e smaltire nell’indifferenziato. Guppy Friend, il nome del sacco, significa “amico della poecilia reticulata“, cioè di un piccolo pesce d’acqua dolce tipico delle zone tropicali: le microplastiche negli oceani vengono assorbite dagli animali che ci vivono, per questo sono dannose.

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Torna Rugby nei Parchi 2019 (se potete portateci i vostri figli)

People For Planet - Mer, 03/27/2019 - 07:00

Fino al 18 maggio torna “Rugby nei Parchi 2019”, ottava edizione di una manifestazione dedicata ai bambini e ragazzi tra i 5 e i 12 anni che porta la palla ovale e il gioco del rugby nei parchi e nelle aree urbane di alcune città italiane (vedi sotto il calendario).

Un’occasione per conoscere i parchi verdi della propria zona e fare uno sport che insegna umiltà, sacrificio e gioco di squadra, diventando un’ottimo strumento per combattere il bullismo.

L’iniziativa è aperta a tutti, maschi e femmine, vi dirò di più… all’ultimo 6 Nazioni di Rugby la nazionale italiana femminile è arrivata seconda, un risultato storico.

Chi scrive gioca a rugby. Nell’ambiente si dice spesso che l’amore per il rugby nasca dal fatto che è una straordinaria metafora della vita: si avanza nel campo passando la palla all’indietro, sono richiesti coraggio e forza ma anche rispetto per l’avversario, per i compagni e per l’arbitro. Quando finisce la partita si diventa amici nel Terzo tempo, un’amicizia che magari dura solo qualche ora, il tempo del terzo tempo, appunto, ma si ride e si scherza insieme, si mangia e si va via sempre con ricordi positivi.

Nel rugby si gioca nel rispetto dello sport stesso, se fai lo stupido offendi generazioni di piloni di mischia che hanno giocato prima di te e se conosci il rugby sai che i piloni non vanno mai fatti arrabbiare troppo.

Parte integrante del gioco è il “sostegno”, il rugby è un gioco molto di squadra, capita che un giocatore riesca a bucare la difesa a fare meta con una corsa personale ma sono casi rari: il grosso di una partita di rugby è avanzamento di squadra, conquista metro su metro del campo avversario.

Il rugby insegna a lottare poi nel mondo del lavoro, ti insegna che se cadi, ti rialzi subito e rincominci a spingere perché la squadra ha bisogno di te.

A volte la vita è dura ma a te passa, perché domenica hai la partita.

Mi è capitato di giocare con ragazzi che avevano appena perso un parente, minuto di silenzio prima della partita, e poi alla fine venivano a ringraziarti con le lacrime agli occhi per avergli regalato una bella partita, un po’ di distrazione, il coraggio di andare avanti. Ne girano tante di queste storie negli spogliatoi…

Quindi portate i vostri bambini a Rugby nei Parchi 2019 o cercate la società sportiva di rugby più vicina a voi e fate conoscere ai vostri figli questo meraviglioso sport.
Sempre nell’ambiente si dice che “rugbysti una volta, rugbysti per sempre”, non si dimentica.

Rugbyneiparchi.com

Prossime tappe Rugby nei Parchi 2019

Sabato 30 Marzo – Parma PARCO DELLA CITTADELLA
Sabato 13 Aprile – Ancona PARCO BELVEDERE POSATORA
Sabato 4 Maggio – Milano PARCO ALDO ANIASI (Parco di Trenno)
Sabato 11 Maggio – Padova PARCO IRIS
Sabato 18 Maggio – Genova FORTE BEGATO – PARCO DELLE MURA

Immagine copertina: Piazzadellenotizie

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Il divieto di utilizzo della plastica monouso conquista una parte dell’Arcipelago Toscano

People For Planet - Mer, 03/27/2019 - 02:13

Si diffonde tra i Comuni italiani la volontà di preservare le nostre coste e i nostri mari da quella che è ormai definita “emergenza plastica”; ultimi, in termini temporali, di una lista che si sta per fortuna allungando sono i Comuni dell’Isola d’Elba che hanno bandito la plastica monuoso sul proprio territorio: Marciana Marina e Porto Azzurro prima e più di recente Campo nell’Elba e Capoliveri.

Dal divieto proclamato con delibera comunale, a partire dal 1 maggio 2018, di utilizzo e vendita su tutto il territorio comunale di oggetti di plastica monouso nel territorio delle Isole Tremiti (le prime, e di cui si era dato notizia), altri Sindaci di isole italiane hanno seguito il buon esempio e legiferato analogamente.

Il Sindaco di Malfa, Isole Eolie, Patrimonio Unesco, Clara Rametta ha firmato un’ordinanza con la quale, a partire dal 15 luglio 2018 nel Comune di pertinenza è stata vietata la vendita e l’utilizzo di stoviglie monouso: bicchieri, posate, piatti, cannucce e sacchetti dovranno essere in materiale biodegradabile e compostabile.

E successivamente sono arrivate Lampedusa e Linosa. Salvatore Martello, sindaco delle due isole, ha annunciato infatti poco dopo: «Dal 30 agosto 2108 nelle isole è vietata la vendita e l’utilizzo di contenitori e stoviglie monouso non biodegradabili e degli shopper, i sacchetti per asporto merci in polietilene».

Torniamo alla Toscana: dal 1 gennaio 2019 è già in vigore il divieto di distribuire materiale plastico monouso su tutto il territorio comunale di Castiglione della Pescaia; poi, come si accennava, Marciana Marina, Comune dell’Isola d’Elba, che ha deliberato il divieto a partire da aprile 2019e, poco dopo, anche Campo nell’Elba che sarà plastic-free per il monouso da maggio 2019 e di recente (febbraio 2019) Capoliveri, dove il sindaco Ruggero Barbetti ha bandito la vendita di plastica monouso dal territorio del comune elbano a partire dal prossimo novembre.

I provvedimenti sono in linea – e anticipano – con le ultime direttive votate dal Parlamento europeo, tra e quali ricordiamo quella del 24 ottobre scorso che ha stabilito il divieto totale degli oggetti in plastica monouso a partire dal 2021 in tutta l’UE.

Bruxelles cerca in questo modo di arginare il flusso senza fine di inquinamento plastico che, una volta in mare, percorre anche grandi distanze grazie alle correnti oceaniche, inquinando luoghi anche lontani. Di certo c’è la pericolosità di questi rifiuti per la vita marina in tutte le sue forme, con conseguenze sull’uomoancora non del tutto chiare.

La plastica può essere mangiata dai grandi mammiferi come le balene, bloccando il loro sistema digestivo e uccidendole. Ma tutte le tipologie di animali marini ne subiscono pesanti conseguenze: per tartarughe e uccelli marini, per citarne due, sacchetti e reti abbandonate diventano vere e proprie trappole in cui rimangono impigliati.

Quando invece i rifiuti di plastica si rompono, i piccoli frammenti vengono ingeriti da altri pesci. Se sono sotto una certa dimensione, si parla di microplastiche (<5 micron), che sono state trovate anche nell’acqua che beviamo e nel cibo. Gli scienziati hanno trovato microplastichein 114 specie acquatiche e più della metà di quelle analizzate finisce sulle nostre tavole.

Per avere un’idea anche “visiva” delle dimensioni del fenomeno, basti ricordare una delle campagne d’informazione di Greenpeace fra le più efficaci (e allarmanti): “Ogni minuto, l’equivalente di un camion di plastica finisce in mare, sulle spiagge e sui fondali”.

Non vi è dubbio che ognuno di noi è chiamato a fare la propria parte nella quotidianità, con l’attenzione ai packaging al momento dell’acquisto dei beni, soprattutto alimentari, per esempio prediligendo i prodotti sfusi o confezionati con materiali totalmente biodegradabili.

Ma anche vietare il monouso è quanto mai urgente, ed è importante che non sia solo un’idea di Bruxelles o una buona pratica lasciata alla sensibilità dei singoli. Se ne stanno rendendo conto sempre più amministratori di territori sul mare o isole in Italia e in Europa. Sia per l’inquinamento, sia perché questi luoghi vivono di turismo e di pesca e il mare inquinato danneggia la loro economia.

Fonti:

Plastica monouso addio, il Parlamento europeo ha votato per il suo divieto dal 2021

https://www.lifegate.it/persone/news/stop-plastica-monouso-lampedusa-linosa

Immagini di Armando Tondo

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Da Genova a Bassora

People For Planet - Mer, 03/27/2019 - 01:01

Tra i progetti internazionali che vedono tra i suoi protagonisti l’Ospedale Pediatrico Gaslini di Genova ce n’è uno legato al miglioramento della struttura sanitaria di Bassora, in Iraq, realizzato in collaborazione con Eni. Il progetto prevede corsi di formazione per il personale, telemedicina, missioni periodiche sul territorio.
Nel video interviste a Paolo Petralia, Direttore Generale Istituto Scientifico Giannina Gaslini, Baldo Rosati, Direttore Dipartimento Staff Istituto Giannina Gaslini, Filippo Uberti, Responsabile Salute in Eni, Stefano Avanzini, Chirurgo Pediatra, Maurizio Miano, Medico Ematologo, Carlo Dufour, Direttore Polo Ematologia e Trapianto Istituto Giannina Gaslini, Sonia Bianchi, Coordinatore infermieristico Reparto di Ematologia Istituto Giannina Gaslini.

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Lorenzo Orsetti in Italia sarebbe stato un “sorvegliato speciale”

People For Planet - Mar, 03/26/2019 - 15:00

Il valore di persone come Lorenzo Orsetti non è argomento da snocciolare in 3500 battute. Forse, il valore di chicchessia non dovrebbe proprio diventare argomento di articoli di giornali o presunti tali.

Lorenzo è stato un combattente italiano delle Unità di protezione popolare (YPG) che rientrano nell’inquadramento delle Forze siriane democratiche (SDF). È morto in uno scontro a fuoco ravvicinato nell’area di Baghuz, in Siria, pochi giorni prima che venisse liberato dalle ultime tracce del sedicente Stato Islamico. Ancora due giorni e avrebbe festeggiato la liberazione di Baghuz.

Mustafa BaIi, portavoce delle Forze democratiche siriane, ha dedicato la vittoria alle «migliaia di martiri» e a tutti quelli che in questi anni hanno lottato assieme ai curdi siriani contro gli jihadisti dello Stato islamico.
Si stima che siano centinaia i combattenti stranieri che si sono uniti alle YPG nella guerra contro l’ISIS,  donne e uomini provenienti da diverse parti degli Stati Uniti e dell’Europa; ma intorno a loro l’opinione pubblica è divisa e molti, troppi, insinuano che non ci siano differenze tra loro e gli altri foreign fighters. La speranza è che i mezzi d’informazione nazionali che in questi giorni hanno fatto girare sulle pagine dei giornali o sui servizi in TV il testamento video di Lorenzo non soltanto mantengano viva l’attenzione su Lorenzo, ma approfondiscano i profili, i contesti e le differenze dei foreign fighters, perché ci sono. Nel suo video testamento, Lorenzo Orsetti si dice pronto a morire «con il sorriso». Nessuno muore con il sorriso, la morte è orrenda, sempre, e la sua continua reiterazione in ogni angolo non le toglie un grammo di orrore. È però con il sorriso che alcuni uomini andrebbero tenuti nel proprio animo. Non eroi, non morti, non fiori come canta quella certa canzone, ma uomini.

Se Lorenzo fosse tornato in Italia vivo, una procura avrebbe richiesto per lui la sorveglianza speciale con l’accusa di essere un soggetto «socialmente pericoloso».

Sfugge il motivo. Lorenzo Orsetti non ha violato nessuna legge dello stato italiano né alcuna legge europea. Le truppe del YPG con cui Lorenzo combatteva non rientrano fra le organizzazioni considerate terroristiche, né in Italia, né altrove. Le YPG non compaiono nella lista compilata dall’Italia, dall’Unione Europea o dal Consiglio di sicurezza dell’Onu. Le YPG fanno parte delle Forze siriane democratiche, alleate dell’Italia nella guerra contro l’Isis attraverso la Combined Joint Task Force voluta proprio dagli Stati Uniti che hanno lanciato la missione internazionale Inherent Resolve con l’obiettivo di distruggere l’Isis.

I successi dei combattenti curdi hanno però messo in allarme il Presidente turco Erdogan, che teme l’autonomia e l’unificazione dei territori curdi, da anni in lotta contro le forze di sicurezza di Ankara, alleata degli Stati Uniti. Recentemente Donald Trump ha annunciato  una drastica riduzione delle proprie forze militari a sostegno dei curdi (circa duemila uomini), e il timore è che lo abbia fatto per dare buon gioco a Erdogan per chiudere “la questione dei curdi”. Chiuderla con rappresaglie come quella del 2018 ad Afrin, nella Siria del Nord, quando l’esercito turco pro-jihadista, che fa parte della Nato, ha assalito la città violando qualsiasi legge territoriale siriana e trattato internazionale con l’obiettivo di distruggere proprio quelle YPG che si sono rivelate così indispensabili nella lotta contro l’Isis. Per tutti noi. L’Isis che combatteva Lorenzo e che continuano a combattere le forze del YPG è l’Isis che rivendica gli attacchi terroristici che tanto ci scuotono quando avvengono in Europa.

Perché l’Italia tratta come terroristi coloro che hanno combattuto e combattono contro i terroristi?

Lorenzo Orsetti, se fosse rientrato in Italia, sarebbe stato sottoposto a sorveglianza speciale. La sorveglianza speciale rappresenta una serie di provvedimenti estremamente limitanti: al sorvegliato speciale viene proibito di dimorare presso la propria città, viene ritirato il passaporto e la patente di guida, viene revocata qualunque licenza o iscrizione ad albo professionale, non può incontrare più di tre persone alla volta (non può partecipare a riunioni, conferenze, presentazioni di libri, manifestazioni, in una parola, gli è preclusa la collettività), ha il divieto di frequentare persone che abbiano avuto condanne (anche minori), ha l’obbligo di coprifuoco, eccetera.

Non ultimo, per chi ha rischiato la vita in nome della libertà del prossimo, la sorveglianza speciale è un tentativo di infamia.

Soltanto un semplice tentativo.

Perché a Lorenzo Orsetti, a Jacopo Bindi, a Davide Grasso, a Fabrizio Maniero, e a Eddi Marcucci diciamo grazie.  

Allo Stato italiano, chi per esso, diciamo invece che aspettiamo che faccia una telefonata al padre di Lorenzo.

E no, non è una questione di stile. 

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Autostrada elettrica: Brebemi a scuola tedesca.

People For Planet - Mar, 03/26/2019 - 15:00

“Faremo meglio di Svezia e Germania dove l’autostrada elettrica è già una realtà, ma ribadisco che noi  faremo di più perché l’energia sulla nostra infrastruttura sarà auto-prodotta con il fotovoltaico”. A parlare è Francesco Bettonipresidente di Brebemi, la società di gestione della A35 Brescia-Milano, durante una visita a Francoforte per imparare dall’esperienza dei tedeschi.

FiloTir sulla Brescia-Milano

Proprio sulla Brebemi, infatti, sta per essere realizzata la prima e-Highway d’Italia che consentirà ai camion di viaggiare agganciati a una linea elettrica aerea. Insomma, una sorta di filoTir, l’equivalente dei filobus per il trasporto merci, che nella fattispecie saranno mezzi pesanti, con alimentazione ibridae dotati di pantografi, prodotti dalla Scania.  

Autostrada pulita al 100%

L’iniziativa prevede la sperimentazione dei primi 6 chilometri dell’autostrada (3 chilometri su ognuna delle due direzioni di marcia) che entreranno in funzione nel 2021, nel tratto compreso tra Romano Lombardo e Calcio. “Proprio per questo abbiamo deciso di costituire una sorta di gemellaggio con Francoforte: vogliamo prendere spunto e copiare da chi ha già avviato questo progetto e magari fare anche di meglio perché, ripeto, l’elettricità che farà muovere i camion sulla nostra infrastruttura è da fonti rinnovabili“.

Esempio da Germania e Svezia 

In Germania, in particolare in Assia, l’autostrada elettrica è entrata in funzione da dicembre scorso: è stata realizzata nell’arco di circa 18 mesi, su 10 chilometri della A5, tra Francoforte e Darmstadt, una tratta dove il traffico merci rappresenta il 10% su un totale che si aggira intorno ai 130 mila veicoli al giorno. La sperimentazione durerà fino al 2022, dopodiché si deciderà se renderla definitiva ed estenderla ulteriormente (il governo federale ha dichiarato l’intenzione di elettrificare 4 mila chilometri di autostrade del Paese).

In Svezia, invece, la e-Highway dove i camion possono muoversi agganciati a un filo è in fase di sperimentazione dal 2016, su 2 chilometri della E16, tra Sandviken e Gavle.

Al lavoro team d’eccezione 

“Per questa prima sperimentazione spenderemo intorno ai 15 milioni di euro“, sottolinea il presidente Brebemi, “se otterremo i risultati sperati, l’idea è di estendere l’elettrificazione su tutti i 62 chilometri della Brescia-Milano nell’arco dei prossimi 5 anni, con un investimento di circa 130 milioni di euro (intorno ai 2 milioni a chilometro). Per il progetto, possiamo contare su un team d’eccezione, tra i cui componenti figurano il Politecnico, la Bocconi e l’Università Roma 3“.

Modello di sviluppo e ambiente

“Ovviamente sosteniamo appieno il progetto della Brebemi”, dichiara Claudia Terziassessore alle Infrastrutture della Lombardia, “in un territorio come il nostro, ad alto tasso d’inquinamento, ogni iniziativa che riduce le emissioni è la benvenuta”.

“Dobbiamo poi considerare che un quarto delle merci del Paese, circa 370 milioni di tonnellate l’anno, passa per la Lombardia”, conclude l’assessore, “quindi, un’opera innovativa come l’elettrificazione di questa autostrada è fondamentale perché sostiene lo sviluppo del territorio e al tempo stesso salvaguarda dell’ambiente“.

FONTE: LAUTOMOBILE.ACI.IT

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Quali frutti e verdure sono di stagione in Primavera? (VIDEO)

People For Planet - Mar, 03/26/2019 - 12:26

Oltre al vox populi abbiamo anche intervistato un agronomo che ci spiega come funziona la stagionalità degli ortaggi.

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Per vedere tutti i video con l’agronomo clicca qui

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Cosa sta succedendo in Mozambico dopo il ciclone

People For Planet - Mar, 03/26/2019 - 12:10

Dalla pagina Facebook di Medici con l’Africa Cuamm

«La rete sanitaria è gravemente compromessa: l’ospedale centrale di Beira, di 800 posti letto, funziona come un centro sanitario, tutta l’attività chirurgica e ortopedica è paralizzata. Il Cuamm si sta attivando su due versanti: l’aiuto umanitario, da una parte, portando cibo, acqua, protezione e riparo agli sfollati. Dall’altra parte abbiamo cominciato anche ad aiutare i servizi sanitari, mantenendo la nostra presenza con dei medici nella neonatologia dell’ospedale, dove i piccoli bambini appena nati sono stati trasferiti d’urgenza dal reparto che è a cielo aperto, dove piove, in pediatria».
Giovanni Putoto, responsabile della programmazione Cuamm che ha raggiunto il nostro team a Beira.

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I terrapiattisti verso l’Antartide alla scoperta del «bordo della terra»

People For Planet - Mar, 03/26/2019 - 11:00

Come nei migliori libri di Jules Verne, i terrapiattisti sono pronti a un viaggio di scoperta per arrivare ai confini della terra in Antartide dove una barriera di ghiaccio permetterebbe a cose e persone di non cadere oltre il bordo

Non c’è niente da fare: la terra è e continuerà a rimanere piatta per i terrapiattisti. Proprio non ne vogliono sapere di riconoscere la sfericità del nostro pianeta. Per dimostrare che la loro convinzione ha un fondamento, i terrapiattisti hanno deciso di usare tutte le carte a loro disposizione: un viaggio in Antartide per «vedere il bordo della terra». 

A prendere questa decisione è stato il controverso youtuber Logan Paul che ha deciso di intraprendere un viaggio ai confini del mondo. Il tutto accompagnato da un documentario chiamato: La terra piatta: ai confini e ritorno. Uno dei maggiori sostenitori della teoria della terra piatta ha recentemente partecipato, a Denver, a un incontro intitolato: Conferenza internazionale sulla terra piatta. Di recente ha dichiarato a Forbes di ritenersi «un uomo di verità, qualcuno che odia essere ignorante». 

«Non mi vergogno di dire che il mio nome è Logan Paul. Se voglio mettere il mio nome tra coloro che appoggiano la teoria della terra piatta, voglio conoscere i fatti. Ovvero, che non siamo mai stati sulla Luna e che la Luna emette luce propria». Presente alla conferenza anche uno dei maggiori credenti della teoria terrapiattista, Robert Davidson: «Quando guardi all’Antartide – ha detto – e prendi un globo e lo schiacci, l’Antartide finisce intorno alla Terra. È un pò come una spiaggia di ghiaccio molto, molto grande».

Insomma, stando alle sue parole, l’Antartide sarebbe come una grande barriera di ghiaccio che permette a cose e persone di non cadere fuori dai bordi della Terra, esattamente come quella di Jon Snow nel Trono di spade. Un altro illustre collega dei due luminari, Earther Jay Decasby, avrebbe aggiunto che i primi marinai erano in grado di dimostrare il modello di terra piatta prima che le Nazioni Unite istituissero il trattato Antartico che «essenzialmente rendeva illegale l’esplorazione indipendente e privata dell’Antartide».

FONTE: OPENONLINE

Immagine copertina: Beppegrillo.it

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Cucinelli ai dipendenti: staccate e vivete

People For Planet - Mar, 03/26/2019 - 11:00

Solomeo (Perugia), 25 marzo 2019 – Se c’è una persona che può discettare con cognizione di causa di come si può essere felici e disconnessi, di come liberarsi dall’ossessione dello smartphone senza rimpianti, questi è Brunello Cucinelli, il re del cachemire. Basta ascoltare uno dei suoi haiku preferiti: “Bisogna avere una parte di vita che sia segreta per il tuo smartphone”. 

Cucinelli, è questo il consiglio che dà a tutti, non solo ai suoi dipendenti?

“Certo. Ognuno deve avere uno spazio riservato che non può essere invaso dalla tecnologia. Dovrebbe vivere una vita pubblica, una vita privata e una vita segreta. Un aggettivo senza connotazioni romantiche o risvolti penali, ma letto nel senso di spirituale, intima, una vita solo tua”.

Continua a imporre ai collaboratori della sua azienda il divieto di usare le mail nel weekend?

“A dir la verità il divieto scatta dalle 17,30 di ogni giorno e vale per tutto il fine settimana. I 1.700 dipendenti del mio gruppo lo sanno, vale la regola di San Benedetto. Devono trovare un equilibrio nelle loro vite. Tutti hanno bisogno di curare la mente con lo studio, anche l’anima ha bisogno di mangiare ogni giorno”.

Il divieto non provoca effetti sui fatturati e sul lavoro?

“Se c’è qualcosa di urgente mi possono telefonare. Sa quante mail ci vogliono per chiarire una cosa che con una telefonata diventa molto più semplice? Einstein diceva che si può essere concentrati al massimo 6 ore al giorno. In tutti i reparti io ripeto che basta pensare al lavoro nelle 8 ore del turno. Se non ti riposi, sei molto meno geniale”.

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Imperia ha il clima migliore in Italia, Pavia il peggiore

People For Planet - Mar, 03/26/2019 - 09:00

Sul podio del clima migliore in Italia ci sono Imperia, Catania e Pescara, con sei città del Sud e delle Isole nella top ten. Pianura Padana agli ultimi posti con Pavia, Vercelli, Novara e Lodi. Lo rivela una ricerca del quotidiano economico Il Sole 24 Ore, che ha messo a confronto le performance climatiche delle 107 città capoluogo di provincia in Italia. Il risultato è un indice del benessere climatico che tiene conto di 10 indicatori, come ore di sole, ondate di calore, umidità relativa, raffiche di vento, brezza estiva, giorni freddi, piogge e nebbia.

La top ten della classifica per il tempo più mite, accanto a Catania e Pescara, vede la presenza di altre sette città del sud e delle isole: Bari, Crotone, Barletta-Andria-Trani, Cosenza e Siracusa. Premiato in generale il clima marino e penalizzato quello continentale. Nella top ten tutte città che si trovano sulle coste italiane: oltre alle prime tre, anche Livorno, Bari e Barletta-Andria-Trani, Savona, Crotone e Siracusa.

Ad aggiudicarsi lo “scettro” di capitale del clima peggiore è Pavia: in generale la Pianura Padana si posiziona agli ultimi posti della classifica con Vercelli, Novara e Lodi.

Siracusa si distingue per le ore di sole, Perugia per la brezza estiva e le città liguri per minori ondate di calore.

Aosta e Sondrio tra le prime classificate (insieme alla già citata Imperia) per l’assenza di giorni di nebbia; Trend negativo legato alle città nelle valli e nelle pianure, in particolare negli indicatori legati al caldo: tra zone penalizzate c’è la valle interna di Caserta, la piana di Grosseto, il tavoliere di Foggia. Mantova, che si trova al 99posto, è la provincia che negli ultimi 10 anni ha registrato l’aumento più significativo della temperatura media dal 2008 al 2018, pari a quasi un grado centigrado.

Milano è tra le ultime dieci (96 posto), ultima tra le grandi metropoli, dietro Bologna (75), Roma (21), Napoli (43) e Firenze (51).

FONTE: ANSA.IT

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Trova le differenze tra il nuovo stadio della Roma e il nuovo stadio del Tottenham

People For Planet - Mar, 03/26/2019 - 08:01

“Trova le differenze” è il titolo di uno storico gioco de La Settimana enigmistica. I responsabili della pubblicazione non accetterebbero mai una puntata dedicata alle differenze tra il nuovo stadio della Roma e il nuovo stadio del Tottenham. Sarebbe troppo facile la soluzione. In realtà, le differenze sarebbero tra la realizzazione di un nuovo impianto in Italia e di uno in Inghilterra, a Londra.

Era il 4 settembre 2014 quando la giunta romana del sindaco Ignazio Marino approvava la delibera di interesse pubblico per il progetto che prevedeva la realizzazione dello stadio a Tor di Valle.

Cinque anni dopo, quasi cinque anni dopo, siamo più o meno fermi ancora a quella delibera. Sono cambiate molte cose. È cambiata anche l’amministrazione comunale: ora governano i Cinque Stelle e la sindaca Virginia Raggi ha modificato il progetto iniziale. Sono cambiate le cubature previste e anche i lavori previsti per l’area circostante. Non ci addentriamo nel progetto, sarebbe inutile. Fermo era cinque anni fa; fermo è adesso.

In più, la scorsa settimana è stato arrestato il presidente del consiglio comunale di Roma Marcello De Vito: è accusato di aver intascato un accomodamento in contanti per i Magazzini generali di Ostiense. Soprattutto, lo scriviamo qui incidentalmente, De Vito è protagonista di una intercettazione telefonica che potremmo definire spartiacque, al livello di quella di Ricucci per i furbetti del quartierino. Questa passerà alla storia come l’intercettazione della “congiunzione astrale” che ha dato anche il nome alla relativa inchiesta della Procura della Repubblica di Roma.

Fin qui, Roma l’Italia. A Londra, fronte Tottenham, le cose sono andate diversamente. Leggermente. Appena appena. Il Tottenham ha pensato bene di rifare lo stadio. Anche lì hanno incontrato qualche intoppo. Intoppi inglesi, ovviamente. Avevano previsto diciotto mesi per realizzare il nuovo impianto e invece ne hanno impiegati addirittura ventiquattro. Non ci sono più gli inglesi di una volta.

Sono partiti nel 2017, con due anni e mezzo di ritardo rispetto al progetto della Roma di Pallotta. Con la piccola differenza che mercoledì 3 aprile ci sarà l’inaugurazione ufficiale per la partita di Premier League tra Tottenham e Crystal Palace.

Lo stadio è costato circa 800 milioni di euro. L’impianto avrà 62mila posti a sedere e si sviluppa su nove piani.

Udite udite, ci sono due terreni di gioco. Entrambi retrattili. Uno utilizzato per il calcio. L’altro per il football americano. Il Tottenham ha stipulato un accordo con la Nfl – il campionato di football americano – che giocherà nel nuovo stadio almeno due partite all’anno. E non ci saranno polemiche per l’eventuale deterioramento del terreno di gioco: ne hanno realizzati due apposta.

Le novità non finiscono qui: il nuovo White Hart Lane sarà uno stadio in cui non circolerà denaro contante. Si pagherà soltanto con carte di credito o prepagate del Tottenham.

I bar non si contano, ce ne sarà uno col bancone più lungo d’Europa: 65 metri. Un sistema tecnologico all’avanguardia consente di riempire le birre inserendo il boccale sotto il rubinetto. Il sistema in grado di versare diecimila litri di birra al minuto.

Ovviamente – ci vergogniamo a sottolinearlo – il wi-fi è libero e gratuito, ed è garantita la copertura mobile dei quattro principali fornitori di reti del Regno Unito.

Ci sono sei maxi-schermi: quattro all’interno e due all’esterno. Due tra quelli all’interno sono di 325 metri quadrati: i più grandi esistenti in uno stadio occidentale.

Forse la differenza è che non sappiamo chi sia il presidente del consiglio comunale di Londra.

Fonte imm copertina: Calcio e Finanza

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Peter il francescano è il miglior professore del mondo

People For Planet - Lun, 03/25/2019 - 15:00

Il docente di Matematica e Fisica dice: “L’Africa produrrà scienziati, ingegneri, imprenditori i cui nomi saranno un giorno famosi”

“Parla meno e fai di più” è il motto di Peter Tabichi, 36 anni, francescano, insegnante di Matematica e Fisica in una scuola secondaria rurale del Kenya. E’ lui, dal tono falsamente sbrigativo che nasconde un uomo appassionato, concreto, mediatore e realizzatore di sogni altrui, il migliore professore del mondo. Lui, che dona l’80 per cento del suo stipendio alla comunità della Rift Valley e attraverso lo studio vuole combattere la povertà e l’abbandono scolastico.

Lo dice il Global Teacher prize, assegnato oggi a Dubai dalla Varkey Foundation. Tra i 50 maestri e professori finalisti scelti tra quarantamila candidati di tutto il mondo, era arrivato anche l’italiano Giuseppe Paschetto. 

Peter Tabichi, il docente da un milione di dollari, è figlio di maestri, insegna alla Keriko Secondary School vicino Nakuru, una regione arida, colpita spesso da carestie, dove il 30 per cento degli studenti vive al limite della sussistenza, dove tanti sono orfani, un pasto non è una certezza e la scuola, l’unica realtà che può cambiare il futuro delle nuove generazioni, sembra un lusso che pochi si possono permettere.

Con la vittoria della quinta edizione, a Peter è stato assegnato un milione di dollari: dovrà investirlo in attività didattiche nei territori dove insegna. Dal palco dove è stato premiato dall’attore Hugh Jackman, il professore keniano ha detto: “Ogni giorno in Africa si volta una pagina e si inizia un nuovo capitolo. Oggi è un altro giorno. Questo premio non riconosce me, ma i giovani di questo grande continente. Io sono qui solo grazie a ciò che i miei studenti hanno raggiunto. Questo premio dà loro una possibilità, racconta al mondo che tutto è possibile. Come insegnante che lavora in prima linea, ho visto la promessa dei miei giovani, la loro curiosità, il talento, l’intelligenza e la convinzione”. Il professor Peter dice che i ragazzi dell’Africa non saranno più trattenuti dalla mancanza di aspettative e ambizioni: “L’ Africa produrrà gli scienziati, ingegneri, imprenditori i cui nomi saranno un giorno famosi in ogni angolo del mondo. E le ragazze saranno una parte enorme di questa storia”.

Peter è uomo di entusiasmo, fede e pragmatismo. Ha accompagnato i suoi allievi alla Fiera della scienza e ingegneria 2018 in Kenya – dove gli studenti hanno esposto un dispositivo da loro ideato per consentire a ciechi e sordi di misurare oggetti -.  Giorno dopo giorno, tra didattica e dialogo – insegna ai ragazzi Matematica collegando emozioni e memoria, cucina e chimica -, Peter ha appassionato i suoi alunni, li ha spinti a dare il massimo fino a trasformare la scuola nella prima a livello nazionale tra gli istituti pubblici. Il team di Scienza e Matematica si è anche qualificato a partecipare all’intel International Science and Engineering Fair 2019 in Arizona, Usa, per il quale si stanno attualmente preparando. Suoi studenti hanno vinto anche il premio The Royal Society of Chemistry per aver saputo sfruttare la vegetazione locale per generare elettricità: “Usiamo pochissima acqua”.

 “L’austerità è il mio modo di vivere”, dice sorridendo quando gli chiedono come mai dona la maggior parte dello stipendio alla comunità. Quella è il suo centro, il suo fulcro. Peter Tabichi ha creato un “Club per la pace” dove insegna ai ragazzi a dialogare, discutere di sport e agricoltura. Con loro pianta alberi, “simbolo della vita e dell’amicizia”, ma assicura di abbracciare – nella didattica – “la tecnologia e i moderni metodi di insegnamento”.

Le storie dei vincitori delle quattro passate edizioni del premio organizzato dalla Varkey Foundation raccontano un mondo dove la scuola è un’occasione di cambiamento, di speranza. Da Hanan, nata e cresciuta in un campo profughi tra violenza, soprusi e tensione quotidiana, diventata insegnante “per crescere una generazione che sappia vivere in pace”. A Maggie MacDonnel, canadese che insegna in un villaggio oltre il circolo Polare Artico usando lo sport per salvare giovani persi in un mondo che vede la fine delle loro tradizioni e un futuro a rischio disoccupazione. Ad Andria Zafirakou, l’inglese vincitrice l’anno scorso che ha nel suo nome il simbolo dell’integrazione che porta avanti in una delle scuole più difficili di Londra.

FONTE: REPUBBLICA.IT

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Mandorle, alleate della salute

People For Planet - Lun, 03/25/2019 - 15:00

Le mandorle hanno molteplici proprietà benefiche per la nostra salute. Da oltre 30 anni ricercatori, medici e nutrizionisti sottolineano le virtù salutifere di questo frutto.

In questo senso la dietista Ambra Morelli dell’Associazione Nazionale Dietisti Italiani, in occasione di ‘Spazio Nutrizione’, a Milano, ha parlato diffusamente del ruolo della frutta secca nella dieta mediterranea per il consorzio Almond Board of California.

Dieta, mandorle: istruzioni per l’uso

La dietista spiega che la dose ideale giornaliera è di circa 28 grammi o 23 mandorle. L’esperta sottolinea che le mandorle sono indicate quando si è affamati e si ha bisogno di una pronta carica di energia. In particolare la presenza del magnesio aiuta a ridurre il senso di affaticamento. Inoltre sono ricche anche di calcio, potassio, non hanno colesterolo e rappresentano anche una buona fonte di Vitamina E. La dietista sottolinea anche che numerosi studi hanno messo in evidenza che questo frutto è in grado di prevenire patologie importanti quali diabeteobesità e le patologie cardiovascolari.

Mandorle: quante consumarle al giorno

Come detto, nonostante gli effetti benefici di questo frutto, non bisogna eccederne nel consumo. Pertanto in linea di massima non si dovrebbe andare oltre i 30-40 grammi al giorno che corrispondono a circa 20-25 mandorle. Questo perché le mandorle, come tutta la frutta secca, sono un alimento piuttosto calorico. In particolare una porzione da 100 grammi porta 581 kcal.

Mandorle: caratteristiche nutrizionali e benefici per la salute

Le mandorle forniscono un ottimo apporto di vitamina E, proteine e fibre. L’elevato contenuto di vitamina E rende le mandorle un ottimo alimento anti-ossidante, pertanto possono contrastare il processo di invecchiamento cellulare. In quanto alimento anti-ossidante, le mandorle mantengono in salute pelle e capelli.

Sono indicate anche nell’alimentazione degli sportivi o per chi segue una dieta vegana o vegetariana. Contengono anche sali minerali quali magnesio, rame calcio e fosforo. Il buon contenuto di fibre favorisce il buon funzionamento dell’intestino. Grazie alla presenza dell’acido linoleico aiutano a mantenere il colesterolo entro livelli normali.

FONTE: KONTROCULTURA.IT

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L’altoparlante Bluetooth realizzato riciclando la plastica non riciclabile

People For Planet - Lun, 03/25/2019 - 12:00

Si usa dire che la plastica flessibile tradizionale non sia riciclabile, e che perciò l’unico destino per gli oggetti realizzati in questo materiale sia il sotterramento nelle discariche. Ma neanche questo risolve il problema, dato che la plastica non è biodegradabile e resiste nell’ambiente per secoli.

È per questo motivo che, per esempio, i sacchetti di plastica dei supermercati sono stati da qualche tempo sostituiti per legge con sacchetti realizzati in un materiale che invece è completamente riciclabile o, almeno, biodegradabile.

La britannica Gomiha deciso di affrontare di petto il problema e tentare di riciclare anche la plastica nominalmente “non riciclabile”.

Ha avviato il proprio progetto nel 2018, ricevendo un finanziamento di 10.000 sterline dall’Environment Now Program e ulteriori fondi dalla Santander Big Ideas Competition.

L’obiettivo dell’azienda è realizzare prodotti di elettronica di consumo in plastica altrimenti destinata a non essere riutilizzata, e il primo prodotto nato da quest’idea – oggetto di una raccolta fondi su Kickstarter– è un altoparlante Bluetooth 4.0 costruito a partire da buste di plastica di diversi colori.

Il materiale arriva dai rifiuti: non solo sacchetti, ma anche confezioni per pallet e materiale per imballaggi.

Il risultato è un apparecchio modulare, che alla fine della propria vita utile può facilmente essere smembrato e riciclato a sua volta, ma anche di buona qualità, dato che lo sviluppo è stato condotto con l’assistenza di professionisti nel campo dell’audio.

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‘Bed-in’, i 50 anni della luna di miele politica di Yoko Ono e John Lennon

People For Planet - Lun, 03/25/2019 - 10:10

Cinquant’anni dopo quella luna di miele così speciale, il gesto di Yoko Ono e John Lennon è ancora attuale. Il 25 marzo del 1969 la coppia di neosposi inscenò ad Amsterdam il cosiddetto “bed-in”, la luna di miele a letto, una delle loro più celebri proteste nonviolente contro la guerra. Si erano sposati pochi giorni prima, il 20 marzo, ed erano arrivati  all’Hotel Hilton da Parigi in una Rolls Royce bianca, lì avevano svuotato la stanza 902 di tutti i mobili lasciandovi solo il letto e invitato la stampa mondiale a registrare per 12 ore al giorno la loro protesta contro il Guerra del Vietnam, fino al successivo 31 marzo. Ora, a distanza di 50 anni, alcune delle immagini più famose di Lennon e Yoko Ono sono esposte all’Hilton, insieme a una mostra delle opere dei due e una sala video che racconta la storia della loro protesta senza precedenti.

Tutte le testimonianze dell’epoca raccontano di come i fan, i curiosi e la stampa guardassero con attenzione alla protesta della coppia, immaginando che sarebbero arrivati a gesti clamorosi quali fare sesso in pubblico, conoscendo la loro bizzarria. Tuttavia, i due rimasero fermi in pigiama per tutto il tempo, destando sotto molti aspetti ulteriore curiosità. La forma di protesta venne replicata dai due coniugi il maggio successivo a Montreal, in Canada, dopo che gli Stati Uniti avevano negato l’accesso nel Paese a John Lennon per precedenti giudiziari dovuti all’uso di cannabis.

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Anche i btp sono rischiosi. Basta saperlo

People For Planet - Lun, 03/25/2019 - 08:19

Non sono certi e sicuri.

Lo stabilisce un decreto che il ministero dell’Economia e delle Finanze ha emanato il 7 dicembre 2012, in attuazione della norma comunitaria del 2 febbraio 2012 che ha istituito il fondo salva-Stati. La legge stabilisce che tutti i Paesi europei che si trovano in difficoltà finanziarie tali da non poter onorare gli impegni assunti (restituire capitale e pagare interessi sui titoli di Stato venduti ai cittadini) sono obbligati ad applicare le cosiddette Clausole di azione collettiva (Cac) sui titoli pubblici di nuova emissione (mercato primario).

Praticamente, le Cac sono clausole vessatorie previste per titoli con scadenza superiore ai 12 mesi che consentono a uno Stato in crisi sul debito pubblico (cioè che ha difficoltà a pagare interessi e restituire capitale) di rinegoziare unilateralmente (quindi imporre) con gli investitori interessi e scadenze o proporre agli stessi uno scambio con titoli diversi. In altri termini se, per esempio, acquisto oggi un Btp a cinque anni che mi rende una cedola annua del 3% potrei trovarmi tra tre anni, allorché lo Stato italiano si trovi in difficoltà a pagarmi, a dover accettare un interesse solo del 1% e magari subire anche lo spostamento della restituzione del capitale di altri cinque anni. A tal proposito ricordiamo che, nella classifica dei Paesi più indebitati al mondo, l’Italia è tra i primi 10 posti con debiti per circa 2.371 miliardi di euro e ha un rating di S&P pari a BBB- (peggiore del Bangladesh e della Bolivia).

Ma chi sono i creditori dello Stato italiano? Il nostro debito pubblico è detenuto per il 40% circa da investitori stranieri, per il 44% da banche, assicurazioni e altri investitori tricolori e per il 6% da famiglie. È ipotizzabile allora che prossimamente possano verificarsi le condizioni per attivare il meccanismo delle Cac? Vogliamo quantomeno riflettere sul fatto che alcune ataviche certezze sono crollate? Sarà data la giusta comunicazione al momento della vendita di questi prodotti? Per lo Stato Italiano non rispettare i patti iniziali e cambiare le carte in tavola ora è possibile. Per legge.

È possibile quindi immaginare uno scenario in cui, per la prima volta nella storia del nostro Paese, ci sia scarsa appetibilità di fronte alle emissioni di Bot (con scadenza oltre 12 mesi), Btp, Cct e Ctz da parte delle famiglie già scottate da anni di truffe bancarie e di mancanza di trasparenza informativa. E poi mi chiedo: le banche italiane (che detengono l’altro 44% di debito pubblico), con i loro bilanci già sanguinanti, sarebbero disponibili a fare altri accantonamenti (praticamente dei costi da iscrivere in conto economico) per i rischi sui crediti (acquistare Bot o Btp significa prestare soldi allo Stato) nuovi? Sarà molto difficile.

Ma ancor di più faccio fatica a ipotizzare che si possa replicare l’attrazione di quel 40% di investitori stranieri. Che interesse avrebbero ad acquistare titoli pubblici le cui condizioni potrebbero essere cambiate in corso d’opera? Nessuno

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La nazionalità come aggravante

People For Planet - Dom, 03/24/2019 - 15:00

Un uomo nato in Francia, di cittadinanza italiana, ha sequestrato e ha dato fuoco a uno scuolabus con a bordo 51 bambini. Un italiano di origine senegalese ha incendiato un autobus con a bordo una scolaresca a San Donato Milanese. Un autista con precedenti penali ha sequestrato un gruppo di studenti. Un uomo di origine straniera ha minacciato di uccidere una scolaresca in cui c’erano molti ragazzini stranieri.

È la stessa notizia, ma quando si attribuisce così tanta importanza alla nazionalità o al colore della pelle, il senso può cambiare molto. Il ministro dell’interno Matteo Salvini, sbagliando, ha definito l’attentatore “un senegalese con la cittadinanza italiana” e ha promesso di fargli togliere la cittadinanza grazie al decreto sicurezza (se sarà condannato per terrorismo).

In effetti il decreto che porta la firma del ministro, e che è entrato in vigore nell’ottobre scorso, per la prima volta ha introdotto in Italia la possibilità di revocare la cittadinanza (solo ai cittadini che l’hanno acquisita) per reati legati al terrorismo. Questo punto legittima un principio: sarebbe stato meno grave se la tentata strage di San Donato Milanese fosse stata compiuta da un italiano, figlio di cittadini italiani.

È l’idea secondo cui i reati compiuti da stranieri o da italiani di origine straniera sono più gravi di quelli compiuti da italiani di origine italiana, un principio che permea l’intero impianto della legge su immigrazione, asilo e cittadinanza chiamata decreto Salvini. Molti esperti hanno suggerito che proprio questa parte della legge, quella sulla revoca della cittadinanza, è incostituzionale, vìola diverse convenzioni, ma soprattutto l’articolo 3 della nostra costituzione, quello che stabilisce l’uguaglianza di tutti davanti alla legge. Eppure l’idea di una legge differenziale, che vale in modo diverso in base alla categoria a cui si appartiene, fa sempre più breccia nel dibattito pubblico e si ripropone a ogni caso di cronaca nera.

C’è l’idea secondo cui gli stranieri e i discendenti di stranieri debbano “meritare” di appartenere alla società in cui vivono

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Foto: L’autobus incendiato a San Donato Milanese, il 20 marzo 2019. (Mourad Balti Touati, Lapresse)

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Truffe Online, dalle Ping Calls allo sniffing

People For Planet - Dom, 03/24/2019 - 11:00

Una email su due nasconde un tentativo di frode (anche quando sembra certificata). Persino WhatsApp è a rischio. Dai Wi-Fi fake agli squilli «sconosciuti»: le contromisure per evitare le trappole della Banda Bassotti versione Internet

Pericolo truffa (digitale)

Sempre connessi e pronti a leggere messaggi e commenti, non ci accorgiamo di essere continuamente pedinati da hacker e criminali informatici. Quelle email periodiche che ci chiedono di inviare soldi al vecchio parente che ci ha lasciato un’eredità in Venezuela per sbloccarla, sono solo alcuni degli esempi di truffe che circolano in rete. Secondo gli ultimi dati dei Kaspersky Lab, la quota di spam nel traffico delle email nel 2018 è stata pari al 52,48% del totale, con un aumento del 4,15% rispetto al 2017. In pratica, un messaggio di posta ogni due ha rappresentato un tentativo di frode, con la Cina in cima ai paesi da cui lo spam proviene.

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