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In piazza con i Sentinelli, “in rosso come Aylan”

People For Planet - Dom, 09/30/2018 - 02:04

“Il 30 saremo in piazza per raccontare un clima preparato e alimentato in Italia e in Europa, che ha portato una deriva razzista, sessista, omofoba e antisemita. Da anni si seminano e si fomentano, nel nostro paese, odio e rancore. Ora però la violenza verbale e fisica pare senza precedenti. Parleremo in Piazza del Duomo, a Milano, di diritti faticosamente conquistati e di quelli ancora negati, di libertà, di nuovi cittadini e di tutte le famiglie. Della donne, delle persone di tutti gli orientamenti sessuali, politici e religiosi. Parleremo del nostro presente, fatto di esperienze concrete di integrazione e solidarietà, di diversità e mescolanze. Ricorderemo che la Resistenza ha la dote di non invecchiare mai, nell’80esimo dell’emanazione delle leggi razziste della dittatura fascista, e lo faremo in contemporanea ad altre città italiane ed europee in luoghi simbolici”.
Così Paola Pandolfi, fondatrice dei Sentinelli, assieme a un’altra quindicina di appassionati di Costituzione e diritti, presenta la manifestazione che oggi alle 15 partirà da Piazza Duomo a Milano e in concomitanza in altre città d’Europa, tra cui Parigi, Londra e Berlino, ma anche Catania e Sassari. Tutti, rigorosamente, in rosso, per mantenere alta l’idea lanciata da Libera di “un’emorragia di umanità”. Ma anche perché “i migranti spesso vestono di rosso i loro figli per renderli più visibili in caso di naufragio, come rossa era la maglietta di Aylan”, il bimbo affogato nel 2015 forse non del tutto inutilmente.

“Siamo un movimento laico e antifascista, nato per aggregazione spontanea nell’epoca in cui in Parlamento si discuteva di unioni civili, ci piace dire che siamo nati tra il serio e il faceto in una calda domenica d’ottobre milanese. Innamorati persi della laicità dello Stato, sempre con un plus di ironia”.

Perché partecipare?
Paola non ha dubbi. “Partecipo perché gli intolleranti sono oggi molto più visibili, pericolosi, sovversivi. Manipolano le notizie per alimentare un clima anti-democratico, mefitico per il nostro Paese e per la libertà. Ma non sono la maggioranza: hanno solo un’ampia visibilità. Per questo è fondamentale metterci la faccia per dire: io non ci sto, il Paese che voglio lasciare alle nuove generazioni è un altro, non voglio arrendermi alla barbarie del sopruso”.

Che la manifestazione abbia un respiro europeo non è un caso. “Sull’Europa in generale soffia forte il vento del sovranismo nazionalista e delle destre estreme. In particolare penso all’Italia, all’Ungheria, all’Austria. Ma guardo anche preoccupata alla Svezia, dove la maggioranza socialdemocratica, che ha portato diritti avanzati nel Paese e un welfare invidiabile, ha ceduto il passo alle ultime elezioni”.

E in Italia, quali segnali noti? 
“Mi hanno colpito diversi fatti, di diversa gravità ma sempre sintomo di una situazione di emergenza democratica in cui ci troviamo, perché le parole sono pietre e armano la mano. Penso agli spari sugli stranieri a Macerata; al tentativo di incendiare la casa di una coppia di giovani uomini a Verona, colpevoli solo di amarsi; al pestaggio di un ragazzo a Milano in attesa dei mezzi, poiché il suo atteggiamento è stato ritenuto indice di omosessualità, e quindi da punire… Penso alle continue aggressioni verbali sessiste a cui sono sottoposte le donne nelle loro uscite mediatiche, indice di quel clima che di fatto alimenta poi la violenza nei loro confronti, agli attacchi organizzati sui social alle pagine di chi si occupa di argomenti antifascisti antirazzisti, per far chiudere voci non allineate con l’intolleranza. All’utilizzo dell’immagine di Anna Frank sulla curva della Lazio come insulto verso la tifoseria avversa, così come in altre curve (la veronese per esempio). Potrei continuare per ore, perché purtroppo ogni giorno ci sono più episodi su queste tematiche. Vorrei solo sottolineare che tutto questo ha un legame diretto, e più volte evidenziato, con l’atteggiamento della politica. Da lì parte la negazione del fatto che si possa avere un’opinione diversa, si creano fake news e si mistifica tutto ciò che non è allineato. Il fatto di voler tornare indietro su diritti acquisiti, le dichiarazioni di voler abolire le unioni civili, ma penso anche al decreto allo studio sulle separazioni, all’incredibile vicenda della nave Diciotti… La cosa più pericolosa è la legittimazione del clima d’odio e di sopraffazione, la creazione di nemici a cui attribuire le colpe dei problemi dell’Italia, solo perché non si è in grado di dare una risposta”.

In piazza ci saranno esempi concreti di integrazione, portati come testimonianza. Ma anche diverse persone che hanno subito aggressioni di vario tipo, per testimoniare insieme a loro che la violenza non è una soluzione e che siamo tutti uniti nel contrastarla.

121mila contatti Facebook, oltre 12mila follower su Twitter, 7mila su Instagram dove sono sbarcati da poco.
La realtà dei Sentinelli è la storia di un successo enorme, anche social. Ma come è nata? “Il nome è stato scelto per caso, come presa in giro scherzosa delle “sentinelle in piedi” che protestavano in formazione schierata, direi quasi militarmente, leggendo testi vari, per impedire l’approvazione della legge che poi ha portato alle unioni civili. Io nella vita lavoro, sono un medico veterinario, ho due figlie, un compagno e sono consigliere comunale. Tutti noi Sentinelli ci dividiamo i compiti e dedichiamo alla causa il tempo che si riesce a ritagliare… Il nostro obiettivo? Ovviamente vogliamo cambiare il mondo! (ride, ndr)… E per farlo iniziamo con l’ottenere più diritti. Il bello dei diritti è che se qualcuno ne conquista uno nuovo… non li toglie agli altri che già li avevano. I diritti, come l’amore, si moltiplicano e non dividono. Il nostro metodo per ottenerli è appunto la leggerezza, unità alla trasversalità… anche interna: siamo in 30, abbiamo 40 visioni diverse e a volte ce lo diciamo vivacemente. Ma ci piace lavorare per ciò che ci unisce, trovando una mediazione su ciò che ci divide. Penso che abbiamo ottenuto attenzione per le nostre tematiche, alimentato un dibattito che era asfittico in questo paese, con tutte le opportunità che ci dà il fatto di non essere legati a una formazione politica particolare.

Il nostro successo, soprattutto su Facebook, ci lascia esterrefatti, perché gestiamo la pagina senza esperti, lo facciamo a turno, a seconda di quello che ci stimola. Questo fa capire perché la nostra pagina è costantemente sotto attacco nel tentativo di farla chiudere, perché questi numeri impensieriscono chi vorrebbe trasformare l’Italia in un Paese dal pensiero unico”.

E difatti lo stesso Facebook che segna il successo dei sentinelli, è anche fonte di forte preoccupazione. Il social ha rimosso il  simbolo dei Sentinelli senza motivo, e il portavoce ha subito recentemente pesantissime minacce rivolte a lui e alla sua famiglia. “Purtroppo è così. Riceviamo quotidianamente minacce da parte di fake sulla nostra pagina e in particolare, nei mesi passati, è stato preso a bersaglio il nostro portavoce con minacce e scritte intimidatorie”.

“A luglio la nostra pagina è stata chiusa, così come stata chiusa la pagina dell’osservatore sulle destre e una pagina di un Anpi provinciale”.

“Succede perché le segnalazioni su Facebook portano a sospensione dell’account prima ancora che venga effettuato un controllo per sincerarsi che effettivamente il contenuto pubblicato non sia idoneo. Questo era successo a noi. Di fatto vengono bloccati anche gli amministratori, i loro profili privati. Molto spesso Facebook tiene aperte pagine che inneggiano al razzismo, all’intolleranza, alla xenofobia e al sessismo; e anche quando vengono segnalate vengono identificate come idonee. È invece frequente veder chiudere pagine che si occupano di denunciarle”.

“C’è poi il fenomeno dei troll che si autorigenerano continuamente e su cui tutti noi dobbiamo prestare molta attenzione. Loro pubblicano contenuti non idonei per poi segnalarsi da soli e far chiudere la pagina. Ci sono poi anche le bufale, che vengono messe in rete per screditare chi sbugiarda i creatori di fake news, persone pagate per creare bufale che vengono rilanciate da pagine apposite e poi riprese dai singoli per alimentare l’odio. Come la bufala della migrante naufragata con lo smalto sulle mani, per intenderci. Noi continuiamo comunque, nonostante tutto, a vivere i social come un’opportunità per fare la nostra parte e sensibilizzare sulle nostre tematiche, sperando di rendere questo mondo più tollerante e civilmente avanzato”.

E di fatti questa manifestazione, che I Sentinelli stanno ideando da luglio, ha tantissimi riconoscimenti pubblici: si è mobilitato il mondo dello spettacolo, del giornalismo, delle associazioni non governative, dell’attivismo: basta dare un occhi ai messaggi pubblici lasciati proprio sulla loro bacheca Facebook. “Siamo molto emozionati di riuscire a portare in piazza le loro istanze, che sono il bello di questo Paese: ancora generoso nonostante le apparenze”.

 

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III Festival dell’Outsider Art – Arte IRregolare

Le Buone Notizie di Cacao - Sab, 09/29/2018 - 11:32

Dal 5 al 7 ottobre 2018 Ad Alcatraz! Clicca qui

Rieccoci, cadono le foglie, l’autunno si affaccia con colori caldi e castagne e il Nuovo Comitato Nobel per i Disabili organizza il festival dell’Outsider Art – Arte IRregolare per il terzo anno consecutivo.

E quest’anno, carissimi, è splendido.
Andiamo con ordine:
80 opere di artisti selezionati tra tutte le associazioni partner
(...) Continua a leggere CACAO del Sabato

La microplastica? La beviamo tutti i giorni

People For Planet - Sab, 09/29/2018 - 04:28

Sono frammenti di plastica inferiori ai 2 millimetri. Per quanto piccoli e non visibili a occhio nudo, contaminano le nostre tavole inquinando bibite e alimenti: se diverse ricerche hanno ormai constatato la presenza di microplastiche all’interno di diversi cibi (molluschi, pesci e crostacei, ma anche il sale marino), un controllo eseguito su 18 bottiglie di bibite tra le più vendute nei supermercati (cole, tè freddi, gassose, aranciate e acque toniche) ha messo in evidenza “una contaminazione al di là delle aspettative: la presenza di microplastiche non ha risparmiato alcun prodotto, tutte e 18 le bottiglie sono risultate contaminate, con valori che vanno da un minimo di 0,89 microparticelle per litro (mpp/l) a un massimo di 18,89 mpp/l”. La notizia arriva da un’inchiesta della rivista “Il Salvagente“, mensile leader nei test di laboratorio contro le truffe ai consumatori, che ha fatto eseguire le analisi nei laboratori del Gruppo Maurizi, società che opera nel campo della sicurezza alimentare, ambientale e dei luoghi di lavoro.

Nella catena alimentare
“In tutti i campioni sono stati trovate microplastiche – spiega Daniela Maurizi, amministratore delegato del Gruppo Maurizi – a conferma del fatto che l’inquinamento ambientale ha scalato le montagne fino a entrare nella catena alimentare, contaminando quello che mangiamo e beviamo”.

Tema attuale
Le ricerche internazionali sull’accumulo di microplastiche in alimenti e bevande sono molte, il tema è ormai all’attenzione di tutti e piuttosto scottante: c’è infatti da capire se e quanto queste microparticelle di plastica siano effettivamente dannose e che rischi possa comportare il loro accumulo nell’organismo.

Per approfondire: Leggi il nostro dossier sulle microplastiche

Importante il contributo di tutti
E mentre la consapevolezza sul problema aumenta, tanto che il parlamento europeo ha chiesto il divieto totale della presenza di microplastiche in cosmetici e prodotti per la pulizia e la messa al bando delle plastiche non riciclabili nè compostabili entro il 2020, sarebbe bene cercare, ognuno nel proprio piccolo, di ridurre al minimo l’uso di questo materiale nella vita quotidiana, ad esempio scegliendo di acquistare prodotti privi di imballaggio, utilizzando buste per la spesa biodegradabili ed evitando l’uso di plastiche “usa e getta”. E ricordando di differenziare i rifiuti.

La petizione del Wwf Italia
Contro l’uso di plastiche usa e getta il Wwf Italia ha lanciato una petizione on-line – change.org/plasticfree: “Abbiamo 7.500 buoni motivi (tanti sono i km di costa italiani) per chiedere di tutelare i nostri mari dall’inquinamento da plastica – si legge nella petizione del Wwf Italia -. Il 95% dei rifiuti del Mar Mediterraneo è composto da plastica, con impatti devastanti su specie e habitat. […] Nel Mediterraneo sono 134 le specie vittime di ingestione da plastica, tra cui tutte le specie di tartaruga marina, che scambiano i sacchetti di plastica per prede”.

Verremo sommersi?
Quanto alla raccolta differenziata, a livello mondiale si deve ancora fare molto. Secondo uno studio pubblicato nel luglio 2017 su Science Advances la quantità di plastica prodotta fino a oggi è di 8 miliardi e 300 milioni di tonnellate, ovvero un peso pari, per capirci, a quello di poco meno di un miliardo e mezzo di elefanti. Ma a essere sconcertante non è tanto la quantità di plastica prodotta – che pure è tutt’altro che rassicurante per il benessere del pianeta – ma, come spiegano gli autori dello studio, il fatto che solo 2 miliardi del totale della plastica prodotta è ancora utilizzato, mentre gli altri 6,3 miliardi di tonnellate sono già diventati “scarto” e, di questi, solo il 9% è stato riciclato. Il 12% è stato incenerito, mentre il rimanente 79% è finito nell’ambiente terrestre e marino.

Filtri anti-microfibre
Contro l’inquinamento da microplastiche possono aiutare anche i filtri per lavatrici anti-microfibre: firma la proposta di legge di People for planet

 

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20 designers rivoluzionano il tavolo

People For Planet - Sab, 09/29/2018 - 02:50

 

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In Olanda la pista ciclabile fatta con gli scarti della plastica

People For Planet - Sab, 09/29/2018 - 02:12

CINQUECENTOMILA bottigliette riciclate in 30 metri di pista su cui pedalare. Si chiama PlasticRoad la prima ciclabile realizzata con uno dei materiali più inquinanti della Terra recuperato e riusato. Per il 70% è fatta di quella stessa plastica che ormai ha invaso terra e oceani con 8,3 miliardi di tonnellate di rifiuti. La ciclabile “sostenibile” è stata inaugurata a Zwolle, nel Paese delle due ruote, dove è stata installata in poco tempo grazie alla sua struttura modulare.

A presentare il progetto pilota, prova su strada, i due creatori Anne Koudtaal e Simon Jorritsma, che a nome dell’azienda di infrastrutture stradali Kws ne hanno illustrato lo sviluppo dal 2013 a oggi. “Un grande passo verso la sostenibilità”, hanno dichiarato soddisfatti.
I moduli, cavi all’interno così da poter ospitare il passaggio di tubi o sensori che controllino lo stato e la temperatura della superficie – sono stati studiati per avere una durata tre volte tanto quella di una pista ciclabile tradizionale. Anche il peso del materiale stesso, risulta quattro volte più leggero di quello che viene in genere utilizzato per rivestire percorsi ciclabili.

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