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Polestar, l’auto con interni vegani

People For Planet - Lun, 03/11/2019 - 09:10

Zero emissioni, massima sostenibilità e bando ai materiali di provenienza animale.

Da Polestar, il marchio nato nel giugno 2017 per volontà di Volvo, non ci si può che aspettare modelli all’insegna della sicurezza e dell’ecologia, karma storico della Casa svedese. A Ginevra si è ammirato il secondo modello, sicuramente non banale: una berlina cinque porte che evolve i concetti stilistici della Polestar 1. Ma all’insegna del tutto «green» si è andati oltre: la Polestar 2 propone, a differenza della coupé, un sistema propulsivo full electric. E in abitacolo non sono presenti elementi realizzati con materie animali.

Si può ben dire che siamo in presenza dei primi interni vegani su una vettura di serie, fermo restando che a richiesta i clienti potranno ordinare sellerie di pelle Nappa, abbinabili a inserti di palissandro e policarbonato «3D etched» per la plancia. Da notare che i nuovi materiali – studiati da Polestar – come il tessuto idrorepellente e antimacchia Weave Tech, hanno permesso di ridurre di 4 kg il peso dei rivestimenti interni (e sino a 8 kg per le versioni con sedili di tessuto). Il powertrain è composto da due propulsori (uno per asse) e arriva a sviluppare 408 Cv e 660 Nm di coppia, sufficienti per portare la berlina da 0 a 100 km/h in 4,7 secondi.

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Ritorno alla semplicità: il conto deposito

People For Planet - Lun, 03/11/2019 - 02:49

Sarebbe possibile, per le banche e gli intermediari creditizi in genere, offrire prodotti “semplici” tali da tutelare il risparmiatore nel momento in cui i rendimenti reali (al netto dell’inflazione)  degli investimenti in titoli di Stato e obbligazioni sono addirittura negativi e i mercati azionari, tra rally al rialzo e giornate di forti ribassi, sembrano muoversi senza criterio? La domanda, retorica, nasce da una considerazione in merito al solito processo commerciale, tuttora applicato sistematicamente dal nostro sistema bancario e che si basa sull’assioma: “O sottoscrive i nostri prodotti, oppure i suoi soldi non ci interessano”!

Quali sono questi prodotti? Come abbiamo visto in questa rubrica, per esempio obbligazioni che le banche sono libere di non rimborsare se si trovano in difficoltà. Un altro prodotto proposto in maniera ossessiva sono i fondi comuni di investimento, in cui l’unica certezza è il guadagno del collocatore e non sempre è dato sapere dove i nostri soldi vengono investiti. Infine le polizze assicurative che non sempre garantiscono il capitale versato, spesso decurtato da copiose commissioni iniziali, per cui possono occorrere diversi anni prima di recuperarlo. Una delle ragioni di questo comportamento è che la situazione di tassi a zero ha ridotto il loro margine di guadagno, dato dalla differenza tra quelli applicati sui depositi e quelli sui finanziamenti. La tendenza infatti è quella di proporre investimenti sempre più complessi, dove il meccanismo di remunerazione è legato a scommesse sull’andamento di indici, valute e panieri di titoli con l’obiettivo di confondere il più possibile il cliente e nascondere i costi.

Ci sono alternative per difenderci dalle perdite del potere di acquisto del danaro?

Il conto deposito, ad esempio, è uno strumento semplice, che può avere durata breve (anche pochi mesi), a basso rischio e non è soggetto a fluttuazioni di prezzo di mercato. Vengono stabilite in anticipo durata e remunerazione. Fondamentale è la valutazione del rischio di solvibilità della banca. Fino a 100.000 euro per intestatario e per istituto il deposito è garantito oltre che dalla banca anche dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi e nella gerarchia del bail-in non può venire intaccato. Anche guardando alle migliori offerte, su conti vincolati, raramente per le scadenze a 12 mesi si supera il 1,5% lordo cui va poi detratta l’aliquota finanziaria del 26%, che riduce il rendimento netto spesso circa all’1%. Il tasso di inflazione attuale nel nostro paese (gennaio 2019) oscilla intorno al 0,9% .

E’ uno strumento che non sempre le banche propongono volentieri perché poco remunerativo (per loro) in periodi di bassi tassi di mercato. La possibilità di apertura online e l’assenza (di solito) di costi sono altri vantaggi da tenere presenti.

Ma anche in questo caso, chi non ha dimestichezza con il web può ricorrere all’aiuto di consulenti finanziari indipendenti, non in conflitto d’interessi, in grado di consigliare il risparmiatore al meglio e con una panoramica completa sul mercato.

Alla prossima.

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Come funziona lo scooter sharing?

People For Planet - Lun, 03/11/2019 - 02:20

MiMoto è il primo servizio di scooter sharing elettrico attivo nella città di Milano, dal 2017 (dal 2018 sono anche a Torino). Un’app per lo smartphone con cui affittare e individuare il mezzo più vicino, due caschi a disposizione e tutto il piacere e il divertimento di girare per la città su due ruote senza inquinare.
Intervista a Vittorio Muratore.

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Acqua filtrata con l’osmosi: è un’acqua povera di sali minerali e costa cifre astronomiche

People For Planet - Dom, 03/10/2019 - 09:00

E quest’acqua è talmente pura che non ci sono dentro neanche i sali minerali che sono essenziali per la nostra salute. E se consumata a digiuno l’acqua filtrata con l’osmosi fa addirittura male. Tant’è che i filtri a osmosi per legge devono arricchire l’acqua. Nei piccoli impianti per ristoratori e domestici questo si ottiene rimischiando una piccola percentuale di acqua non filtrata, che comunque proviene dall’acquedotto comunale ed è quindi potabile.

Ma comunque l’acqua filtrata per osmosi è un’acqua povera di sali che sono essenziali per la nostra salute.

Molto meglio sarebbe applicare filtrare l’acqua potabile con filtri a carbone e argento, che tolgono eventuali impurità raccolte lungo le tubature e residui del sapore di cloro con la quale è stata disinfettata. Questi filtri contengono argento per la sua qualità battericida. Si ottiene così un’acqua di sapore perfetto con il giusto apporto di microelementi. L’acqua così filtrata è di gran lunga migliore della maggioranza delle acque minerali. E ricordiamo anche che in Italia vige l’assurdo che la qualità dell’acqua di rubinetto è molto più alta di quella minima accettata per l’acqua in bottiglia. Infatti nell’acqua in bottiglia si tollerano residui molto più alti di quelli ammessi per l’acqua potabile dei rubinetti.

I filtri a carbone convengono anche economicamente perché costano enormemente meno di quelli a osmosi.

Come si spiega allora il grande successo dei filtri a osmosi? Come mai così tanti ristoranti la servono armai al posto di quella minerale in bottiglia?

Questo fatto è causato da una furbata commerciale. Il prezzo dei filtri a osmosi è gravato da un’alta percentuale offerta ai venditori che sono quindi molto motivati a convincere i ristoratori che vendere acqua di rubinetto filtrata a osmosi è un affare… Anche se paghi il filtro a osmosi un botto poi ti rifai vendendo la TUA acqua minerale…

Aggiungi un pizzico di poca cultura scientifica e il fatto che “ormai così fan tutti” e il gioco è fatto.

Vedi anche: https://www.greenme.it/consumare/acqua/9903-depuratori-osmosi-inversa-bufala
 https://www.altroconsumo.it/alimentazione/acqua/news/inchiesta-depuratori

https://www.altroconsumo.it/alimentazione/acqua/news/inchiesta-depuratori

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Come cercare e raccogliere acqua nel deserto

People For Planet - Dom, 03/10/2019 - 02:03

Se digitate “acqua nel deserto” su Google il primo risultato che compare è una pagina di WikiHow (santi subito!) che spiega in modo dettagliato come procurarsi acqua se ci si trova nel deserto.

“La disidratazione può sopraggiungere velocemente nel deserto. Se ti sei perso in una zona arida puoi riuscire a estrarre acqua dal suolo o dalle piante grazie alla condensazione, usando le tecniche descritte in seguito.”

Si va dalla costruzione di un piccolo pozzo solare (buchi sul terreno riempiti di piante) al prelievo dell’acqua di condensazione su alberi e piante tramite un sacchetto legato a rami e foglie. “Il raccolto che produrrai sarà di un bicchier d’acqua per sacchetto grande – avrai bisogno di molti di questi sacchetti per sopravvivere.”

Un’altra pagina riguarda invece il “Come trovare l’acqua nel deserto” e spiega, sempre in modo dettagliato, come studiare il terreno (desertico) e la vegetazione per individuare zone umide.

Non fatevi attirare dai cactus, sono ricchi di acqua ma molti sono velenosi. Per fortuna qui ci soccorre la pagina “Testare se una pianta è commestibile”.

La tecnologia spiegata nel video è invece un progetto del MIT (Massachusetts Institute of Technology) e dell’Università della California Berkeley: una macchina capace di produrre acqua fresca potabile sfruttando l’umidità presente nell’atmosfera. Il segreto è il MOFs (dall’inglese “metal organic frameworks”), un materiale estremamente poroso che funziona come una spugna.

I primi test condotti a Scottsdale, in Arizona, dove l’umidità passa dal 40% di notte all’8% di giorno, sono incoraggianti: si riescono a produrre 200 ml di acqua fresca per ogni chilogrammo di MOFs.

Fonte: https://www.quotidiano.net/tech/acqua-1.3972542

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Disobbedire e dire parolacce: a volte è da premio

People For Planet - Sab, 03/09/2019 - 14:04

Ogni anno il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella premia al Quirinale alcuni italiani che si sono distinti per gesti di solidarietà, di promozione del bene comune e della comunità.

In queste due settimane ha premiato prima i ragazzi più giovani con titolo di “Alfiere della Repubblica“, “modelli positivi di cittadinanza ed esempi dei molti ragazzi meritevoli presenti nel nostro Paese” e poi gli “adulti”, con il titolo di “Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana”, “casi significativi di impegno civile, di dedizione al bene comune e di testimonianza dei valori repubblicani”.

Le persone premiate erano tante, per gesti coraggiosi e bellissimi, da chi ha donato il midollo mettendo da parte ogni suo impegno, a chi si è impegnata nel combattere il cancro in Africa, ai ragazzi che hanno creato gruppi ambientalisti, di difesa degli animali, ai veri e propri “gesti eroici”. Sul sito del Quirinale ci sono gli elenchi completi con le loro storie. Se vi sentite giù per come vanno le cose in Italia vi consigliamo di leggerle, vi tireranno su il morale (qui trovate le storie dettagliate degli “Alfieri”qui quelle dei “Cavalieri“). Ognuno di loro meriterebbe la prima pagina di un quotidiano, molti di questi gesti sono quasi universalmente riconosciuti come eroici e coraggiosi e giustamente il Capo dello Stato ha deciso di premiarli. 

Mattarella ha però deciso di premiare anche persone che hanno fatto dei gesti “diversi“: una bambina che ha iniziato un’amicizia disobbedendo agli adulti e una signora che ha dato dello “stronzo” a uno che in effetti lo era

La prima è Rebecca Maria Abate, la più giovane degli “Alfieri della Repubblica” premiati dal Presidente. Dodici anni, di Lucera (provincia di Foggia), dalla prima elementare ha iniziato a prendersi cura della sua compagna disabile, cominciando per prima a capire quando aveva bisogno, alzandosi per aiutarla anche quando le dicevano di stare al suo posto. Le maestre poi hanno capito che stava nascendo un’amicizia che poteva aiutare la bimba a uscire dal silenzio e tutta la classe a vivere in armonia e l’hanno favorita. È stato il preside della sua scuola a proporre la sua storia al Quirinale. 

È una bella storia perchè dimostra tante cose: che spesso i bambini possono insegnare molto ai grandi sulla giustizia e sulla solidarietà, che non sempre stare al proprio posto è la cosa giusta da fare, e che ci sono ancora persone che sanno cogliere il germe della bontà da un comportamento diverso e fuori dalle regole: le maestre di Rebecca e il Presidente Mattarella. 

Cosa hanno detto i genitori della bambina disabile, che Rebecca continua a frequentare? “Ci hanno ringraziato, si sentono lusingati – ha detto il papà di Rebecca nelle interviste – anche perché sono di origine marocchina, e in una realtà piccola come quella di Lucera non è sempre facile integrarsi”. Nella modestia di queste parole l’origine etnica è diventata un dettaglio, e così è stata trattata nel racconto di tutti, Presidenza della Repubblica compresa. Scelte linguistiche e narrative che oggi sono di per sè un atto di coraggio.

Nella sua sobria compostezza il presidente Mattarella ha scelto di premiare anche chi dice parolacce: Maria Rosaria Coppola, pendolare della Circumvesuviana di Napoli, oggi Cavaliere dell’Ordine al Merito perchè da sola ha difeso un immigrato dello Sri Lanka insultato da un ragazzo. “Tu non sei razzista, sei stronzo!”, la frase della signora aveva fatto il giro del web e lo stesso Mattarella l’ha definita “fulminante“. Anche qui, il commento di Maria Rosaria è significativo: “Quando ho visto la sala, la cerimonia, ho pensato subito a mio padre. Sarebbe stato fiero di me, dell’educazione che mi ha dato”. 

Insomma, educazione è anche questo: dare dello str… a uno che davvero lo è, e fermare un’ingiustizia. Lo dice anche il Presidente della Repubblica.

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Voi a scuola mangerete nel ripostiglio

People For Planet - Sab, 03/09/2019 - 09:00

Dal crocifisso al panino. C’è una similitudine inquietante tra il lungo processo che trent’anni fa ha sancito il diritto a non essere discriminati per i bambini che non si avvalgono dell’insegnamento religioso e quello che oggi consente a tutti di scegliere di mangiare a scuola cibi (non solo panini) preparati altrove invece che quelli delle mense. Allora era in gioco l’imposizione della fede, adesso ci sono 1.860 milioni di euro, che ogni anno finiscono nelle casse comunali, e di lì in gran parte a poche grandi ditte appaltatrici private. Gli arbìtri improntati all’onnipotenza dei dirigenti scolastici, così come le vessazioni verso chi non sceglie il menù “regolare”, sono spesso sconcertanti: dall’invito a mangiare nei ripostigli, sulle scale o contro il muro al rifiuto di lasciar utilizzare le caraffe dell’acqua che usano i compagni. A una bambina genovese che chiedeva perché non potesse mangiare a mensa insieme agli altri anche il pasto preparato a casa, una maestra ha risposto: “Perché se ti vedono, poi lo vogliono portare tutti”. Possiamo ribellarci ai ricatti e ai soprusi con ragionevole fermezza, perfino per via legale. Possiamo chiedere di far mangiare ai bambini, allegramente e tutti insieme, quel che sceglie per loro chi gli vuole bene

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L’Educazione come insegnamento all’amore, alla bellezza, alla fragilità

People For Planet - Sab, 03/09/2019 - 02:21

Che aggiunge: «L’educazione è una relazione tra due persone di generazioni diverse; un buon educatore deve essere fragile, la fragilità è la forza della relazione, l’ammissione della fragilità, l’accettare sconfitte e frustrazioni. Perché nella relazione coi bambini si deve sentire che c’è interesse per l’altro, si deve usare l’amore: come si misura l’amore di un padre per il figlio? Dal desiderio di stare con lui

E dunque si tratta di fondare relazioni affettive sul rispetto delle preferenze individuali, sulla generosità, e sulla cortesia, e anche di trasmettere il nostro amore per la vita, la nostra ricerca per la bellezza, la passione, la creatività e l’ottimismo. E non aver paura di essere visti come fragili.

Andreoli si sofferma spesso sul tema dell’unicità dell’uomo, che non può essere ridotto ad una sequenza di sintomi (in psichiatria), comportamenti o linee di sviluppo. In un’educazione che si basi sulla trasmissione del nostro amore per la vita, della nostra ricerca per la bellezza, questi elementi verranno fatti propri dai bambini e a loro volta modificati, a volte anche stravolti da come li intendevamo. Eppure, se i genitori saranno riusciti a trasmettere la “passione” il loro sforzo sarà produttivo.

Passione e stimolo della creatività, in particolare quest’ultima, secondo Ken Robinson, educatore e scrittore britannico, sono tanto importanti quanto l’alfabetizzazione e dovrebbero essere trattati nello stesso modo. Alla creatività si associa un pensiero fuori dagli schemi, il desiderio di innovare, di esplorare nuovi percorsi, di realizzare sogni. Creatività è una rielaborazione delle informazioni di base per dargli una funzione nuova e originale.

 “Se non sei preparato a sbagliare non ti verrà mai in mente qualcosa di originale”, asserisce sempre Robinson; i piccoli vi riescono naturalmente perché si buttano, non temono di sbagliare, mentre nei ragazzi va stimolata perché nel crescere queste capacità non coltivate si perdono.

“Educare alla creatività significa educare alla vita” per citare il pensiero di Erich Fromm.

La scoperta di una passione avviene quando, da bambini, si comincia a sapere di essere diversi dai propri genitori, indipendenti, ma anche simili. Le passioni allora vengono a galla, come bolle d’aria in un liquido, risalgono in superficie.

Una passione va offerta come un dono ai figli anche semplicemente fornendo “occasioni” di scoperta nella piena libertà della scelta: come preparare una torta e lasciarla lì, perché possano assaggiarla, se vogliono, senza pretendere che lo facciano e che scelgano proprio quella. Perché si deve fornire l’occasione e lo stimolo sempre, ma non si può imporre né la fame né il desiderio. Molte persone famose raccontano di aver iniziato fin da piccoli a praticare la passione che li ha portati al successo. Mozart compose la sua prima opera a cinque anni. Senza pretendere di avere figli geni, aiutarli a coltivare una passione fin da piccoli è davvero un grande regalo per il loro futuro.

A questo punto l’educazione diventa una crescita, perché educazioneè prima di tutto “facilitare, accompagnare la parte emotiva” dei figli, vedere le differenze delle intelligenze tra loro, dare prova di tenere in considerazione le loro preferenze, lasciar emergere le loro passioni, dandogli tutti gli strumenti e le occasioni per farlo. Perché è in famiglia che si impara il valore delle emozioni e la reciprocità: tolleranza, uguaglianza, rispetto, armonia. Se questo tipo di educazione non avviene, non c’è crescita, si sviluppa solo il livello impulsivo della coscienza, quelle che sono le reazioni di pancia e quindi il litigio e l’intolleranza.

Ma anche il valore delle diversità, che non è accettare le disuguaglianze, ma valorizzare specificità, originalità e particolarità che ci fanno unici, che come tali vanno incoraggiate e sostenute, perché se non c’è diversità si è deboli, disuniti e omologhi. E oggigiorno il rischio dell’omologazione, del “fare massa”, c’è e va tenuto ben presente perché è un grande problema sociale.

Si può coltivare anche l’ottimismo, anzi si deve, ricorda Robinson, perché proprio l’ottimismo si impara con “l’aria che si respira” in famiglia e fin da piccoli, con l’atteggiamento che trasmettiamo, ed è poi quando si esce dal nido che viene messo alla prova. È un altro dono bellissimo l’ottimismo, che è ancor più dell’entusiasmo per le cose nuove; un bambino ottimista è un bimbo che non ha paura di esplorare perché sa che la sua mamma e il suo babbo non si arrabbieranno se si sporcherà la tuta giocando con il fango o si bagnerà un po’ ‘tuffandosi’ in una pozzanghera. Se il grido “Attento stai per cadere!”, diventa “Forza mantieni l’equilibrio!” crescerà percependo la vita come una scoperta e non come un pericolo.

Sono aspetti importanti tutti, tanto quanto le “buone maniere”, da cui non si può prescindere. L’importanza di dire sempre grazie, di chiedere per favore o di dire buongiorno o buonasera va oltre la semplice cortesia perché si va a investire sulle emozioni, sui valori sociali e, soprattutto, sulla reciprocità. Per creare una società basata sul mutuo rispetto, nella quale l’essere civili e la considerazione segni la differenza, è necessario dare importanza anche a queste abitudini sociali. Perché la convivenza si basa sull’armonia, sulle interazioni di qualità fondate sulla tolleranza, delle quali ogni bambino dovrebbe fare esperienza fin dalla più piccola età.

Grazie, per favore e buongiorno, scusa se necessario. È interessante sapere che il “cervello sociale” di un bambino è molto ricettivo a qualsiasi stimolo, al tono di voce e anche alle espressioni facciali dei propri genitori, per cui è possibile far sperimentare a un bambino certi valori anche quando ancora non parla. Un bambino trattato con rispetto e che fin da piccolo viene abituato ad ascoltare la parola “grazie”, capirà velocemente che si tratta di un potente rinforzo positivo e, poco a poco, lo svilupperà a sua volta.

Nell’età compresa tra i 2 e i 7 anni, quella che Jean Piaget (psicologo, biologo, pedagogista e filosofo svizzero) denominava “stadio dell’intelligenza intuitiva”, i più piccoli, nonostante non comprendano il mondo degli adulti, risvegliano progressivamente il loro senso del rispetto, intuiscono quell’universo che va oltre le proprie necessità, per scoprire l’empatia, il senso della giustizia e della reciprocità.

Quando un bambino ascolta nel suo contesto che le cose vengono sempre chieste “per favore” e accolte con un “grazie”, niente è più uguale. Come impara la sua lingua madre, così imparerà il linguaggio dell’affettività.

È una cultura, una scelta di vita che lo accompagnerà per sempre, perché trattare gli altri con rispetto significa anche rispettare se stessi, agire d’accordo ai valori e ad un senso di convivenza basato sul pilastro sociale della reciprocità.

Sarà poi verso i 7 anni che i bambini scopriranno appieno tutti i valori che conformano la loro intelligenza sociale, cominciando a dare più importanza all’amicizia, a sapere ciò che implica questa responsabilità affettiva, a capire e a godere della collaborazione, a far fronte alle necessità degli altri e vivere insieme agli altri, non contro.

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8 marzo: le immagini di Milano

People For Planet - Sab, 03/09/2019 - 00:02

Decreto Pillon, femminicidi, lavoro negato o sottopagato, libertà paternalisticamente concesse, e via dicendo… la strada verso l’uguaglianza appare ancora lunga ma le donne (tante, e tantissime giovani!) si sono ritrovate nelle piazze di grandi e piccoli città per ricordare alla società tutta l’imprescindibilie valore dell’uguaglianza di gente e dell’eliminazione di ogni tipo di violenza.

A seguire alcune immagini della manifestazione che si è tenuta a Milano.

Ph: Angela Prati

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Festa della donna: il meglio dell’anno, ricordandone le origini

People For Planet - Ven, 03/08/2019 - 15:00

Non sono d’accordo con quella parte di donne che non vuole essere festeggiata in questa giornata, e commenta la Festa internazionale della donna con lo slogan “L’otto tutti i giorni”. Certo che lotto tutti i giorni, ma un giorno dedicato per ricordarlo non fa affatto male, anche tenendo presente la storia dell’8 marzo e le sue evoluzioni, e anche la possibilità che chi ti porge i propri omaggi ne abbia memoria.

In caso contrario: la giornata internazionale della donna è nata da un movimento sindacale per poi diventare un evento annuale riconosciuto dall’ONU. Tutto ha inizio nel 1908, quando 15mila donne marciarono attraverso New York chiedendo orari di lavoro più brevi, una paga migliore e il diritto al voto. Fu il Partito Socialista d’America a dichiarare la prima Giornata nazionale della donna, un anno dopo. Oggi lottiamo per le stesse cose, un po’ meno gravi forse: diritto al lavoro, parità di salario, parità di condizioni. Secondo i dati delle Nazioni Unite, solo la metà delle donne in età lavorativa è rappresentata da un sindacato, nel mondo.

L’idea di rendere internazionale la giornata venne alla tedesca Clara Zetkin che ne parlò nel 1910 durante una Conferenza di donne lavoratrici a Copenaghen. C’erano 100 donne lì, da 17 Paesi, e decisero di aderire alla proposta. Così, l’anno dopo, la giornata si celebrò anche in Austria, Danimarca, Germania e Svizzera e di anno in anno poi nel resto del mondo. Quest’anno festeggiamo la 108esima giornata internazionale della donna e il tema scelto è “Pensare alla pari, costruire con intelligenza, innovare”. Ma è anche l’occasione per guardare a quel che si è raggiunto: nella società, nella politica e nell’economia.

Per fermarci alla politica, la novità più gradita della Festa di quest’anno arriva da Berlino, dove la giornata sarà un festivo a tutti gli effetti dopo una mozione votata qualche mese fa dal parlamento della città-stato. Quindi niente lavoro per tutti e niente scuola. Nel frattempo, Franziska Giffey, ministra tedesca della Famiglia e delle donne, lo scorso giovedì ha lavorato in un sobborgo della capitale su un camion della spazzatura, per lanciare un messaggio chiaro e diretto e sfidare gli stereotipi di genere nei posti di lavoro ancora dominati dagli uomini.

 «Dobbiamo fare in modo che le donne possano non solo essere attive in posizioni di leadership, ma in ogni professione, dobbiamo essere sicuri che le professioni sociali siano apprezzate, dobbiamo fare in modo che si faccia di più contro la violenza domestica, specialmente contro le donne», ha dichiarato.

Ma il vero simbolo femminista dell’anno 2019 è Greta Thunberg, l’attivista 16enne svedese che scioperando da scuola per protestare contro il cambiamento climatico è arrivata a tenere un discorso disarmante di fronte alle Nazioni Unite. La tenacia del suo viso serio sembra concretizzare le parole di un’altra grande femminista, Michelle Obama, che a proposito di donne ha detto: «Il futuro del nostro pianeta è roseo quanto lo sarà quello delle nostre ragazze».

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Oltre l’8 marzo, un passo avanti

People For Planet - Ven, 03/08/2019 - 12:00

L’8 marzo, per il terzo anno consecutivo, mostra un movimento straordinario perché diffuso ovunque, perché in grado di connettere lotte (contro i femminicidi e tutte le forme di violenza di genere, ma anche contro muri e confini, distruzione degli ecosistemi e dei cambiamenti climatici) e punti di vista, ma prima di tutto perché modellato dal Sud in senso geografico e politico. Un movimento che “sta dando speranza e una visione per un futuro migliore in un mondo decrepito”,  probabilmente il principale “freno di emergenza capace di fermare il treno capitalista che corre a tutta velocità… verso la barbarie”, scrive un gruppo di femministe (tra cui Angela Davis, Lucia Cavallero, Verónica Gago, Nuria Alabao, Cinzia Arruzza, Nancy Fraser) in un appello che invita a un passo avanti: la convocazione di riunioni transnazionali e assemblee dei movimenti

Oltre l’8 marzo: verso una Internazionale Femminista

Per il terzo anno consecutivo la nuova ondata femminista transnazionale ha indetto una giornata di mobilitazione globale l’8 marzo: scioperi legali dal lavoro salariato – come i cinque milioni di scioperanti dell’8 marzo 2018 in Spagna e le centinaia di migliaia dello stesso anno in Argentina e l’Italia; scioperi selvaggi per le donne senza diritti e protezioni del lavoro, scioperi delle cure e del lavoro non retribuito; scioperi degli studenti, ma anche boicottaggi, marce e blocchi stradali. Per il terzo anno consecutivo, donne e queer in tutto il mondo si stanno mobilitando contro i femminicidi e tutte le forme di violenza di genere, per l’autodeterminazione fisica e l’accesso all’aborto sicuro e libero, per la parità di retribuzione a parità di lavoro, per una sessualità liberata, ma anche contro muri e confini, incarcerazione di massa, razzismo, islamofobia e antisemitismo, espropriazione delle comunità indigene e distruzione degli ecosistemi e dei cambiamenti climaticiPer il terzo anno consecutivo, il movimento femminista ci sta dando speranza e una visione per un futuro migliore in un mondo decrepito. Il nuovo movimento femminista transnazionale è modellato dal Sud, non solo in senso geografico, anche in senso politico, ed è alimentato da ogni regione in conflitto. Questo è il motivo per cui è anticolonialista, antirazzista e anticapitalista.

Viviamo in un momento di crisi generale. Questa crisi non è affatto solo economica; è anche politica ed ecologica. Ciò che è in gioco in questa crisi è il nostro futuro e le nostre vite. Le forze politiche reazionarie stanno crescendo e si presentano come la soluzione a questa crisi. Dagli Stati Uniti all’Argentina, dal Brasile all’India, all’Italia e alla Polonia, governi e partiti politici di estrema destra erigono muri e recinti di confine, attaccano i diritti e le libertà LGBTQ+, negano alle donne la loro autonomia fisica e promuovono la cultura dello stupro, tutto in nome di un ritorno ai “valori tradizionali” e alla promessa di proteggere gli interessi delle famiglie a maggioranza etnica. La loro risposta alla crisi neoliberista non è quella di affrontare le sue cause profonde, ma quella di colpire i più oppressi e sfruttati tra noi.

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Una squadra di artiste per riscoprire “Donna Circo”

People For Planet - Ven, 03/08/2019 - 11:00

Abbiamo un progetto ambizioso, quello di riportare alla luce un disco perduto, inciso nel 1974, ma mai distribuito. Si intitola ”Donna Circo” ed è il primo disco “femminista” italiano, ideato e realizzato da Paola Pallottino (testi) e Gianfranca Montedoro (musica e arrangiamenti).

A tre anni dall’enorme successo riscosso attraverso “4/3/43” – la canzone che Paola Pallottino aveva scritto per Lucio Dalla (insieme al quale realizzò altri brani, come “Il gigante e la bambina” e “Anna Bellanna”) – venne prodotto questo lavoro tanto ambizioso, quanto sottovalutato, mai distribuito probabilmente anche a causa della sua forte valenza politica, sociale e culturale. “Donna Circo” è un concept album che attraverso la metafora del circo si fa portatore di un messaggio di autoaffermazione femminile ancor oggi purtroppo estremamente necessario ed urgente, toccando inoltre i temi della violenza contro le donne, dei diritti sessuali e riproduttivi e dell’equità nelle relazioni di genere.

A quarantaquattro anni di distanza, un gruppo di artiste, stregate dalla forza e dalla straordinaria attualità di questo lavoro, ha deciso di far rivivere ”Donna Circo”, reincidendo e reinterpretando le dodici canzoni scritte da Paola Pallottino e Gianfranca Montedoro con il proprio stile e la propria sensibilità. Alice Albertazzi (Alice Tambourine Lover), Enza Amato (The Radiant), Angela Baraldi, Francesca Bono (Ofeliadorme), Eva Geatti (Cosmesi), Susanna La Polla De Giovanni (Suz), Nicoletta Magalotti (NicoNote, Violet Eves), Marianna Pellino (Sofaqueen), Francesca Pizzo (Melampus, Cristallo), Marcella Riccardi (BeMyDelay), Marzia Stano (Una), Valeria Sturba (OoopopoiooO, Vale and the Varlet) sono le dodici voci del territorio emiliano-romagnolo che parteciperanno a questo progetto, affiancate da una band che comprenderà Francesca Pizzo al basso, Valeria Sturba al violino, theremin e synth, Sara Ardizzoni (Dagger Moth) alla chitarra e, non ultima, Vittoria Burattini (Massimo Volume) alla batteria, il tutto sotto la produzione di Ezra Capogna (Casino Royale, Dub Pigeons) del No.Mad Studio di Torino, che si occuperà di confezionare tutti i nuovi brani rivisitandoli in una chiave più attuale.

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Firenze, ritratti di donne

People For Planet - Ven, 03/08/2019 - 09:30

Sono comparsi uno dopo l’altro. All’improvviso da lunedì nelle strade di Firenze. Senza un ordine preciso. O con un ordine che ancora non si riesce a decifrare. Ma quello che è chiaro è che l’anonimo street artist o l’anonima street artist, o il collettivo di street artist, sta facendo un omaggio alle donne in occasione dell’8 marzo. Le mani sconosciute utilizzano le finestre cieche.

Per esempio la principessa Leila è in via dei Cimatori, su una parete del Supercinema (dove fu presentato uno Star Wars in anteprima), una Sophia Loren de “L’oro di Napoli” è in Santo Spirito vicino a una polleria-macelleria,  Nefertiti è in via Toscanella. C’è anche una Margherita Hack. Le immagini si trovano su una misteriosa pagina Instagram, quella di lediesis o con #lediesis.

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A 103 anni diventa junior ranger del Grand Canyon

People For Planet - Ven, 03/08/2019 - 09:00

La donna è diventata la più anziana junior ranger del parco, il suo compito sarà quello di promuovere le meraviglie del Grand Canyon.

Quando Rose Torphy nacque, il parco nazionale del Grand Canyon, forse il più celebre parco statunitense, non era neppure stato istituito. La donna visitò per la prima volta il parco nel 1985, insieme al marito, e l’immensa gola creata dal fiume Colorado e i picchi rocciosi che la circondano le rapirono il cuore. Oggi, alla veneranda età di 103 anni, Rose Torphy è stata nominata junior ranger del parco.

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Architettura sostenibile e sobrietà

People For Planet - Ven, 03/08/2019 - 02:32

Il Professor Alessandro Rogora, del Dipartimento di Architettura e Studi Urbani del Politecnico di Milano è uno straordinario divulgatore: chiaro, semplice, conciso.
Siamo andati a parlare con lui di edilizia e architettura sostenibile, c’è differenza tra ecologia e sostenibilità ambientale?

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Latte in formula e violazioni della legge: come effettuare una segnalazione

People For Planet - Ven, 03/08/2019 - 02:20

Produzione, composizione, etichettatura, pubblicità e commercializzazione del latte artificiale devono rispettare precisi parametri per legge. Le sanzioni relative alle trasgressioni sono contenute nel Decreto legislativo 84/2011, che precisa anche gli importi dovuti violazione per violazione. Chiunque – singolo cittadino o associazione – può fare una segnalazione di presunta inosservanza della legge per avviare un procedimento sanzionatorio. Ma qual è il percorso da effettuare?

Segnalare a Ibfan Italia

Ibfan (International Baby Food Action Network) Italia, associazione senza fini di lucro che si propone di far avvenire miglioramenti duraturi nelle pratiche alimentari di neonati e bambini, si offre da anni di effettuare le segnalazioni delle presunte trasgressioni a partire dalle indicazioni di violazioni riscontrate dai singoli cittadini. Chiunque può effettuare la segnalazione di una ipotetica inadempienza di legge inviando a Ibfan Italia, via posta elettronica o via posta ordinaria: un campione oppure una foto, fotocopia, scansione digitale della presunta inosservanza della normativa vigente con una breve descrizione (che includa eventuali slogan o titoli del materiale prodotto dalle compagnie); quando è stata trovata la violazione (giorno/mese/anno); dove (luogo, città, stato, per i periodici e i giornali indicare nome e data della pubblicazione); eventuali osservazioni/ulteriori dettagli.

La proposta del Tavolo tecnico sull’allattamento

Una proposta di quello che potrebbe essere il percorso da effettuare nel caso in cui si voglia fare una segnalazione per avviare un procedimento sanzionatorio è arrivata nel 2015 dal Tavolo tecnico operativo interdisciplinare sulla promozione dell’allattamento al seno (TAS) istituito presso la Direzione generale per l’Igiene e la sicurezza degli alimenti e la nutrizione del ministero della Salute.

Il percorso di segnalazione ipotizzato dal TAS è piuttosto lineare, e chiarisce:

  • cosa si può segnalare: violazioni alle disposizioni previste nel DM 82/2009, relative a produzione, composizione, etichettatura, pubblicità e commercializzazione del latte in formula per lattanti e di proseguimento;
  • chi può segnalare: ogni cittadino individualmente o attraverso associazioni e/o gruppi professionali;
  • come segnalare: è sufficiente la semplice descrizione circostanziata della violazione;
  • a chi segnalare: secondo il TAS la figura istituzionale idonea a essere destinataria delle segnalazioni è il Sian, il Servizio di igiene degli alimenti e nutrizione del Dipartimento di prevenzione, struttura tecnico-funzionale delle aziende sanitarie locali, che prima di procedere verificherà l’appropriatezza della segnalazione).

Segui la nostra inchiesta! qui gli articoli già pubblicati:

Latte in formula e violazioni della legge: ecco le multe previste

Latte in formula e violazioni della legge: le sanzioni ci sono. Ma nessuno controlla

Prescrizioni illegali di latte artificiale: cosa ne pensa il ministero della Salute?

Latte artificiale ai neonati: molti ospedali indicano alle mamme la marca da usare. Ma è illegale

Prescrizione di latte in formula in dimissione dall’ospedale: è capitato anche a te?

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La dieta di Lancet per sfamare 10 miliardi di persone

People For Planet - Ven, 03/08/2019 - 02:01

Ad affermarlo sono 37 esperti mondiali di nutrizione, agricoltura e cambiamenti climatici che hanno studiato l’attuale situazione e proposto una “dieta” denominata flexitariana che privilegia verdura e legumi anche se non è totalmente priva di proteine animali.  

Attualmente 820 milioni di persone non mangiano abbastanza a 2 miliardi sono in sovrappeso. Negli ultimi 30 anni è raddoppiato il numero delle persone che soffrono di diabete.

C’è qualcosa che non va se inoltre si tiene conto che la produzione alimentare è il maggior emettitore di gas serra nell’atmosfera.

È un dato noto che per ottenere 1 kg di carne rossa (manzo) servono 5 kg di cereali e l’allevamento è responsabile da solo del 14,5-18% dei gas serra globali.  

L’agricoltura intensiva poi contribuisce all’emissione di metano e ossidi d’azoto, mentre il 70% delle risorse idriche mondiali se ne va per irrigare i campi e per produrre cibo nell’industria alimentare.  

Quindi la sfida è non aumentare i terreni coltivati e correggere gli errori alimentari che possono produrre il collasso del pianeta. Afferma Lancet: «I sistemi alimentari hanno il potenziale per nutrire la salute umana e sostenere la sostenibilità ambientale; tuttavia, stanno attualmente minacciando entrambi.» E continua: «Le diete malsane rappresentano un rischio maggiore di morbilità e mortalità rispetto al sesso non sicuro e l’uso combinato di alcol, droghe e tabacco.

La trasformazione in diete sane entro il 2050 richiederà sostanziali cambiamenti nella dieta, tra cui una riduzione superiore al 50% del consumo globale di cibi malsani, come carne rossa e zucchero e un aumento superiore al 100% del consumo di cibi sani, come le noci, frutta, verdura e legumi. Tuttavia, le modifiche necessarie variano notevolmente per regione.

I cambiamenti dietetici dalle diete correnti alle diete sane possono portare benefici sostanziali alla salute umana, evitando circa 6 milioni di morti all’anno, una riduzione del 6%».

Lo studio propone anche l’istituzione di nuovi organismi che si dovrebbero occupare di introdurre questi cambiamenti a livello mondiale. Speriamo che qualcuno all’ONU dia retta a questi scienziati: se la previsione che vede una popolazione di 10 miliardi per il 2050 è attendibile, il tempo per pensare a come sfamare tutte queste persone è davvero poco se non si prendono provvedimenti velocemente.

Immagine di copertina: Armando Tondo

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Il biologico cresce

People For Planet - Gio, 03/07/2019 - 17:00

“Ormai tutti o quasi hanno qualcosa di biologico nel carrello” notava mio marito l’altra sera. Eravamo in coda alla cassa del supermercato e intanto lui, senza farsi problemi, sbirciava le spese degli altri clienti. “Fine e circostanziata analisi!” ho scherzato io, ma gli ultimi dati Nomisma sulle vendite di prodotti bio, raccolti per Assobio e presentati a gennaio alla fiera Marca a Bologna, gli danno ragione.

Più 8% in un anno

La vendita dei prodotti biologici in Italia è cresciuta dell’8% solo nell’ultimo anno (per una spesa totale di 3 miliardi e mezzo di euro). La variazione si è vista soprattutto nei supermercati, sede del 45% della spesa bio. Il restante 55% si divide tra negozi specializzati e vendita diretta, con un calo nel canale specializzato. Nella grande distribuzione, inoltre, cresce il numero di referenze di prodotti certificati a marchio del distributore, tanto che oggi coprono il 41% della spesa di prodotti bio nella GDO.

Super, iper, negozio specializzato, vendita diretta…

Io sono tra gli italiani che fanno la spesa quasi 100% bio, e mi divido tra super e negozio specializzato (oltre, naturalmente, al mio Gruppo d’acquisto solidale e alla bottega del Commercio equo). Mi riconosco abbastanza nelle risposte che sono state raccolte dalla ricerca riguardo alle motivazioni della scelta dell’uno o dell’altro canale di vendita. Si preferiscono super e iper per questioni di comodità, e, in effetti, mi ritrovo spesso a fare un po’ di spesa al volo al supermercato vicino casa. Come seconda motivazione è stata indicata la convenienza. Il negozio specializzato, invece, vince per la varietà di referenze in assortimento e la fiducia in una maggiore qualità, motivazioni che condivido al 100%. Almeno fino a quando al supermercato non si troverà la stessa varietà e freschezza di frutta e verdura certificata. E certi prodotti rari ma, per gli appassionati (fissati?) come me, imprescindibili.

Quello che ancora al super non c’è

In effetti, negli anni ho visto allargarsi sempre più l’offerta di alimenti bio nella grande distribuzione. Una volta non si trovavano i prodotti per vegetariani, poi sono arrivati tofu & C. Mangio miglio da trent’anni ma una volta non c’era, come altri semi, dal grano saraceno ai semi di sesamo, o le erbe e le spezie. Stesso discorso con le tisane, i muesli e altri prodotti per la colazione, a partire dai dolcificanti alternativi. Ma sono ancora tanti i prodotti che trovo solo nei negozi specializzati, da tutti quelli con impronta macrobiotica, come il miso, il thain, e, la mia ultima passione, il meraviglioso sciroppo di dattero. L’avete mai messo nello yogurt? Dolce, saporito e colorato… Non potrete più farne a meno!

FONTE: CUCINA-NATURALE.IT

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Hiv: paziente inglese in remissione dalla malattia. E’ la seconda volta nella storia

People For Planet - Gio, 03/07/2019 - 14:29

La comunità scientifica ha compiuto un nuovo passo in avanti nella lotta all’Hiv, il virus dell’immunodeficienza umana. In un articolo pubblicato su Nature i ricercatori dell’University College London e  dell’Imperial College di Londra, in collaborazione con le università di Cambridge e di Oxford, spiegano che per la seconda volta nella storia un paziente affetto dal virus dell’Hiv è in fase di remissione dalla malattia. Gli studiosi non nascondono la soddisfazione, ma dichiarano anche prudenza: «E’ troppo presto – affermano – per dire che è guarito».

Il paziente di Berlino

Il primo caso al mondo – e unico fino a pochi giorni fa – di remissione dall’Hiv venne registrato nel 2007 in un paziente statunitense, Timothy Ray Brown, noto come “il paziente di Berlino” perché è nella città tedesca che, per curare la leucemia che lo aveva colpito, venne sottoposto a un trapianto di cellule staminali ematopoietiche ottenute da un donatore portatore di una rara mutazione genetica che inattiva il recettore CCR5, fondamentale per l’ingresso del virus dell’Hiv all’interno delle cellule, conferendo immunità naturale all’infezione. Da allora Brown è in “remissione spontanea” dall’infezione – ovvero nel suo organismo il virus non si replica nonostante l’interruzione della terapia antiretrovirale – e fino a pochi giorni fa risultava essere il primo e unico paziente al mondo di questa tipologia.

Il paziente britannico

Due giorni fa dalle pagine di Nature i ricercatori delle università britanniche guidati da Ravindra Gupta hanno invece segnalato un secondo caso di remissione spontanea dalla malattia: quello di un “paziente britannico“, che preferisce rimanere anonimo, sieropositivo dal 2003 e in terapia antiretrovirale dal 2012, che per la cura di un linfoma di Hodgkin avanzato non responsivo alla chemioterapia è stato sottoposto nel 2016 a un trapianto di cellule staminali con le stesse caratteristiche di quelle che vennero trapiantate a Timothy Brown, ovvero con assenza del recettore CCR5 e quindi geneticamente resistenti al virus dell’Hiv.

In remissione da 19 mesi

Dopo l’attecchimento delle cellule staminali trapiantate il paziente londinese ha proseguito la terapia antiretrovirale per 16 mesi, per poi interromperla. Trascorsi 19 mesi dalla sospensione delle cure, nel suo organismo non sono state riscontrate tracce di replicazione del virus. Diciannove mesi, spiegano i ricercatori, non sono tantissimi ma non sono neanche pochi e, sebbene sia precoce parlare di “guarigione“, le analogie con il paziente di Berlino inducono a pensare che non si tratti di una coincidenza.

La tecnologia genica

«Ottenendo la remissione in un secondo paziente con un approccio simile abbiamo dimostrato che il paziente di Berlino non era un’anomalia», ha affermato Gupta. I ricercatori spiegano però che il trapianto di cellule staminali – procedura lunga, complessa e dagli esiti difficili da prevedere – non è appropriato come trattamento standard contro l’Hiv, e che nuovi studi sono già in atto per capire se è possibile mettere “fuori uso” il recettore CCR5 utilizzando la terapia genica o altre tecniche molecolari.

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Biancospino e betulla: rimedi naturali contro la pressione alta

People For Planet - Gio, 03/07/2019 - 12:00

La pressione alta può essere contrastata in maniera efficace anche grazie a rimedi naturali, in particolare attraverso tisane a base di betulla o biancospino.

Di che cosa si tratta?
La pressione sanguigna misura il rapporto tra la quantità di sangue che il cuore pompa al minuto e la resistenza arteriosa, ovvero la pressione esercitata dalle pareti delle arterie sul flusso sanguigno.
Il valore non è costante, cambia a seconda dei bisogni e degli sforzi che il corpo fa durante la giornata. Se risulta essere troppo alta anche in una situazione di riposo, può indicare uno stato patologico, l’ipertensione, che va monitorata e tenuta sotto controllo.I valori sono troppo alti quando la massima è superiore ai 149 mm/Hgmentre la minima è più di 90 mm/Hg. I valori normali, infatti, in linea di massima si aggirano intorno ai 120 mm/Hg e 80 mm/Hg.

Le cause di questa condizione possono essere diverse, per cui anche la terapia può variare. Dato che non presenta sintomi specifici è anche molto difficile da diagnosticare, di solito si individua effettuando una misurazione durante altri controlli.

Per quanto riguarda le cure, oltre alla terapia farmacologica eventualmente prescritta dal medico, basta osservare i normali accorgimenti per uno stile di vita sano, con una regolare attività fisica e un uso limitato di alcool e fumo. Va ridotto il consumo di alimenti ricchi di sodio mentre bisogna preferire quelli che contengono potassio.

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