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A tree of you, con un gioco on line si piantano alberi veri

People For Planet - Mar, 07/10/2018 - 02:43

Si chiama “A tree of you“, (cioè un albero di te), ed è un gioco on line che si trasforma in un gesto concreto per la tutela del patrimonio forestale. In sostanza, consente di creare un albero virtuale e i primi 500 saranno davvero piantati.
L’impegno è dell’industria cosmetica Davines.

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Il sito di A tree of you

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Canapa Legale: cosa ne pensano gli italiani?

People For Planet - Mar, 07/10/2018 - 02:27

Il controverso tema della Cannabis light è ormai ricorrente in Italia; recentemente è stato ripreso dai media e discusso sui social per l’improvviso colpo di scena da parte del CSS (Consiglio Superiore di Sanità) che ha portato un clima di incomprensione e incertezza sul futuro di questo, ormai, business da milioni di euro. Ma andiamo con ordine:

Con la Legge 242 del 2016, viene autorizzata in Italia la coltivazione e creazione della filiera agroindustriale della cannabis sativa, purché essa:

  • Abbia un valore di THC non superiore allo 0,6%
  • Rientri tra le qualità ammesse dalla normativa europea (art. 17 direttiva 2002/53/CE del 13 giugno 2002).

Nel giro di poco tempo abbiamo assistito letteralmente a un boom, un’esplosione di una vera e propria New canapa economy”, un nuovo settore che vede coinvolte più di mille aziende, agricole e commerciali. Ad oggi, si contano circa 1300 ettari coltivati in Italia, numero tre volte superiore rispetto ai dati del 2013 e destinato a crescere. Stando ai dati, alla domanda e offerta del mercato italiano, si può affermare che siamo testimoni di un giro d’affari con un potenziale altissimo sia in termini economici che di posti di lavoro.

Cannabis light legale da fumare, ma anche olii al CBD, estratti e resine, cristalli, tisane, trinciati di canapa, aromi e liquidi per sigarette elettroniche… una scelta vastissima di prodotti disponibile non solo nei punti vendita ad hoc, ma anche online (come EasyJoint pioniere in Italia), e in tabaccherie e farmacie che si stanno recentemente affacciando a questo tipo di commercio.

A giugno 2018, dal CSS, organo di consulenza tecnico-scientifica del Ministero della salute, arriva un colpo ferale per un mercato in pieno boom. Un parere negativo sulla vendita della marijuana light, che mette in crisi consumatori e venditori e divide l’opinione pubblica.

Cosa pensano gli italiani della libera possibilità di vendere e acquistare Canapa Legale da punti vendita ufficialmente autorizzati?

Glielo abbiamo chiesto.

Nel mese di giugno, prima della divulgazione del parere espresso dal CSS, abbiamo pubblicato un sondaggio sulla pagina Facebook di People For Planet con la seguente domanda:

La Cannabis Light ha conquistato l’Italia a un anno dalla legge che ne ha legalizzato la vendita.
Sei d’accordo o è un rischio?

Dei quasi 200 utenti che hanno risposto il 90% del totale si è definito in accordo con la legalizzazione di questo commercio. Un campione piccolo, è vero, ma che rilascia un esito  significativo e decisamente schierato. A seguito di questo risultato, abbiamo deciso di approfondire chiedendo direttamente e in modo casuale alle persone.

Così mi sono recata per strada, vicino all’ingresso di uno shop autorizzato alla vendita di prodotti contenti CBD e THC, e senza fare troppe selezioni di genere e età ho deciso di fermare i passanti chiedendo di rispondere alla seguente domanda: Sei d’accordo con la vendita della Canapa Light?

A mia sorpresa ho riscontrato una buona informazione sul tema: “molti shop autorizzati hanno al loro interno materiale informativo, inoltre su internet trovi di tutto”- mi informa, ad esempio, una studentessa universitaria. Sulla base di questi sondaggi e ricerche, ho cercato di tirare le somme per riassumere quello che è il pensiero degli italiani a riguardo. Cosa è emerso?

Chi è d’accordo con la commercializzazione della Canapa Light ne fa un discorso per lo più di sicurezza del mercato, sia in termini di possibilità di conoscere la provenienza della filiera produttiva e quindi sapere dove viene coltivata e com’è trattata, sia in termini di efficace contrasto al mercato illegale.

I già consumatori della canapa illegale sono passati a quella venduta regolarmente anche per una maggiore facilità di reperibilità del prodotto e per non cadere nell’illegalità: “questa (indicando la busta appena acquistata) la compro sotto casa e non rischio nulla. Ti pare poco?”

Un argomento emerso in modo ricorrente è proprio quello del contrasto al mondo illegale, alle mafie che si arricchiscono dagli stupefacenti spesso alterati con altre sostanze estremamente nocive: “fumo saltuariamente Canapa legale perché non contiene sostanze psicoattive che ti sballano”- mi racconta Andrea, sulla trentina, libero professionista – “mi piace rimanere lucido, ma ogni tanto mi concedo una serata dove fumo per rilassarmi”.

Chi dice no invece ne fa una questione di salute: “non si ha la certezza di quali danni fisici, celebrali e comportamentali si possono avere, inoltre siamo sicuri non provochi dipendenza?”. Tra alcuni intervistati, è comune l’opinione che anche le forze dell’ordine potrebbero essere in difficoltà: “come si può riconoscere una bustina di erba legale da una non legale? Il lavoro diventa più complesso e il sistema si ingolfa di pratiche per accertamenti” riporta una coppia di mezza età. (Guarda lo sketch di People For Planet tra un carabiniere e un consumatore).

“Non sono d’accordo sul fumare in generale figurati se sono d’accordo sul fumare Cannabis. Ma ognuno è libero di fare quello che vuole e in più ormai per molti questo mercato è diventato un lavoro” – le ultime parole di una donna intervistata, la più anziana.

Sono diverse dunque le opinioni degli Italiani, a favore o contro, riguardo al tema della legalizzazione della Cannabis Light, e tutte sottolineano interessanti punti che meritano un approfondimento. Ma il dato che rimane è che questo commercio, della Canapa ad uso non solo ricreativo, ma anche medico, agricolo, ambientale, edile…  ha introdotto un vero e proprio nuovo business che, oltre a portare oggi nuovo lavoro, potrebbe portare in futuro nuove opportunità.

Fonti:

Wired.it
Inchiesta People For Planet

 

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People For Planet - 9 luglio 2018

Le Buone Notizie di Cacao - Lun, 07/09/2018 - 12:28

Via il monouso dalle mense: più salute, più ambiente, più soldi
Le plastiche usa e getta possono rilasciare interferenti endocrini nei cibi, e danneggiare la fertilità.
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Consigli per la scelta della Pensione Complementare
Seconda puntata del nostro viaggio nelle pensioni complementari
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Keep Calm

Le Buone Notizie di Cacao - Lun, 07/09/2018 - 12:27

Usa. L’ubriaco stava dando in escandescenze ma non sapeva, il meschino, che nel locale stava mangiando Matt Serra, campione dell’UFC, un’organizzazione di arti marziali miste statunitense.
Matt, con tutta calma, si è seduto sopra l’ubriaco e la storia è finita lì.
(Fonte: Ansa.it)

Addomesticami, disse la volpe

Le Buone Notizie di Cacao - Lun, 07/09/2018 - 12:26

Invece qui si tratta di uno scoiattolo che ogni giorno, alla stessa ora, va a trovare una ragazza, Ally, che vive in Ontario. Il roditore è stato battezzato Van Gogh perché gli manca un pezzetto d’orecchio. E malgrado questo è bellissimo.
(Fonte: Repubblica)

Le cozze hanno il microchip

Le Buone Notizie di Cacao - Lun, 07/09/2018 - 12:25

E’ una sperimentazione del Cnr di Verbania-Pallanza sul Lago d’Orta, in Piemonte. 2000 cozze hanno un microchip incollato sul guscio per monitorare lo stato di salute del lago.
Spiega Nicoletta Riccardi, scienziata che si occupa dei mitili e del loro rapporto con l’ambiente delle acque dolci: "Le bivalve hanno la straordinaria capacità di essere depuratori naturali: in ambienti ostili, sono in grado grazie a processi biochimici di “imprigionare” acque inquinate anche da sostanze tossiche, cromo, rame, nichel, confinandole nel guscio. Ciò che oggi vogliamo fare è dare la possibilità ai mitili della specie Unio Elongatulus di diventare “guardiane” del Lago d’Orta, segnalandoci in tempo reale lo stato di salute".
La cozza salverà il mondo, sempre detto noi.
(Fonte: La Stampa)

ECOFUTURO 2018 vi aspetta!

Le Buone Notizie di Cacao - Lun, 07/09/2018 - 12:24

Ecofuturo non è una semplice fiera, Ecofuturo è il luogo di incontro tra chi crede in un futuro ecosostenibile. Inventori ed eco invenzioni si distinguono per innovazione e altissima sostenibilità ambientale.
L'edizione di quest'anno è dedicata alla "CIODUE: come rimetterla in equilibrio tra cielo e terra".
I protagonisti hanno tutti una cosa in comune: sono innovatori e appassionati di ecologia proiettati al futuro. Ritroviamo nomi conosciuti come quello di Davide Benedetti, presidente di Decomar, Elly Schlein, europarlamentare, Giuliano Gabbani, professore univeritario, Annalisa Corrado, ingegnere meccanico, Ettore Valzania, presidente della Cooperativa sociale “Fratelli è Possibile", Fabio Brescacin, presidente di NaturaSì, Gianantonio Locatelli, fondatore del Museo della Merda.

Dal 18 al 22 luglio, a Padova, presso il Fenice Green Energy Park.

http://ecofuturo.eu/
http://ecofuturo.eu/programma/
https://www.youtube.com/watch?v=2cKGM-MC6nw

Commercial project: Poseidon

People For Planet - Lun, 07/09/2018 - 12:20

Un ragazzo di città prende un giorno libero per andare al mare, ma si dimostra troppo pigro per fare la cosa più semplice e naturale: buttare la spazzatura nel cestino. Ogni azione ha una conseguenza e quello che succede vi farà cambiare idea sui rifiuti.
POSEIDON è prodotto dall’ONG danese Plastic Change International, realizzato in diciassette settimane da un gruppo di studenti di animazione del secondo anno al The Animation Workshop.

 

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Islanda, scatta la parità di salari obbligatoria per legge

People For Planet - Lun, 07/09/2018 - 10:43

E’ scattata in Islanda la legge, la piú severa al mondo, che impone a istituzioni pubbliche e private, aziende, banche e a qualsiasi datore di lavoro con piú di 25 dipendenti di assicurare pari retribuzione alle donne a pari qualifica con gli uomini.
E Reykjavík, governata da una Grande coalizione a guida verde il cui premier è una donna, Katrin Jakobsdóttir, fa i primi bilanci.

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In autunno il varo dell’sola di plastica sul lago di Iseo

People For Planet - Lun, 07/09/2018 - 09:29

Si continua a parlare dell’isola di plastica riciclata sul lgo di Iseo. Leggi qui il progetto.

Leggi l’articolo online

 

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Via il monouso dalle mense: più salute, più ambiente, più soldi

People For Planet - Lun, 07/09/2018 - 04:38

Inquinano in modi non del tutto noti, e – non da ultimo – sono un grave spreco di denaro pubblico.
Perché fare lo sforzo di dotare scuole e ospedali di una lavastoviglie, e inserire negli appalti pubblici la clausola di servire le pietanze delle mense di scuole e ospedali nella ceramica, vetro e acciaio?

C’è un enorme risparmio di denaro pubblico. Marco Storchi, Direttore Servizi alla persona del Policlinico S. Orsola di Bologna, che ha introdotto i piatti in ceramica nel 2015, ha calcolato che solo riorganizzare la mensa, eliminando i piatti di plastica, e reintroducendo la ceramica e la lavastoviglie, si è ottenuto un risparmio che varia dai 60 ai 70mila euro in un anno. Solo per un ospedale.

Inoltre, con la ceramica c’è la sicurezza di un materiale sano, che non rilascia sostanze chimiche con le alte temperature; c’è la certezza di ridurre l’inquinamento da microplastiche, un dramma che ha ulteriori risvolti negativi per la salute pubblica. E poi si limita lo spreco di materie prime, la produzione e le relative emissioni di carta e plastica, il loro trasporto, mentre si riduce ovviamente anche la produzione e lo smaltimento di rifiuti.

Ci sono inoltre altri aspetti da non sottovalutare, che potremmo chiamare psicologici ed educativi: nelle scuole montessoriane – paradossalmente più diffuse all’estero che in Italia– il piatto in ceramica e il bicchiere di vetro si usano per responsabilizzare il bambino, aiutarlo a conoscere e capire il mondo che lo circonda sin dall’asilo nido, accrescere la sua autostima e renderlo autonomo. In più, usare un piatto lavabile educa le prossime generazioni al riuso, al rispetto dell’ambiente, allontanandole dalla cultura dell’usa-e-getta. Negli ospedali, il piatto in ceramica è una coccola, dà una sensazione di “casa” e di “bello” al paziente.

Eppure, ad oggi, nidi, primarie, elementari e ospedali hanno quasi sempre (pochissime le eccezioni, tipo Parma e altre piccole realtà) piatti e posate monouso, a volte in materiali compostabili, più spesso in plastica.

Serve un altro motivo per preferire la ceramica? E’ già successo – ed è successo a Roma – che piatti e bicchieri di plastica distribuiti nelle mense scolastiche fossero di qualità talmente scadente da sciogliersi completamente davanti agli occhi dei bambini.

Mentre si attende che tutto questo venga valutato a livello centrale – come ha fatto la Francia, che ha bandito l’usa e getta entro il 2020 – o imposto dall’alto anche a noi (L’Unione europea sta pensando di dimezzare entro il 2030 il consumo di plastica usa e getta) piccoli passi avanti li facciamo grazie ad amministrazioni e fornitori virtuosi. Tra gli ultimi c’è Poggibonsi, che si prepara a diffondere ovunque l’uso dei piatti di ceramica e bicchieri di vetro. La novità è stata introdotta nel servizio di mensa scolastica nell’ambito degli investimenti a cura di Cir Food, come previsto nel capitolato di gara. La spesa è ridicola rispetto ai vantaggi e comprende anche il rinnovo delle cucine del Comune (in totale 260mila euro) che saranno ripagati in breve tempo dal risparmio sull’acquisto di usa e getta (e comunque i costi sono per la ditta appaltante, come da accordi col Comune).

E poi c’è chi si è rifiutato di cambiare, di assecondare la “tentazione” di semplificare le cose, ma solo all’apparenza. Il Comune di Parma ha sempre mantenuto la “vecchia” tradizione delle mense scolastiche con piatti in ceramica, e oggi ne gode le conseguenze, anche di immagine. L’assessora Ines Seletti, alla Scuola e al Servizio di Integrazione Scolastica, è recentemente stata intervistata da Rai3, per un servizio che – come il nostro – ha potuto sottolineare l’attenzione ambientalista della giunta pizzarottiana, che non solo è uno dei più grandi Comuni a scegliere il riuso nelle mense scolastiche, allargandola agli ospedali, ma vi ha anche portato l’acqua in caraffa. Qualcosa che, di nuovo, permette ampi risparmi economici e ambientali e che è anche preferibile per la salute. L’acqua del rubinetto è generalmente più controllata di quella in bottiglia, accusata recentemente di nascondere microplastiche al suo interno. “Abbiamo assunto allo scopo una tecnologa – mi spiega l’assessora Seletti – che decide i tempi di sedimentazione dell’acqua e i controlli necessari, che mette in atto l’Asl come minimo una volta al mese”. Controlli serratissimi: ad esempio a Milano, dove pure si serve acqua in caraffa nelle scuole (ma piatti, posate e bicchieri sono interamente monouso), i controlli non sono previsti dall’amministrazione comunale. E’ la ditta che fornisce i pasti – Milano Ristorazione – a controllare sua sponte, ma solo una, due volte l’anno, l’acqua che eroga ai bambini.

“Abbiamo a Parma un procedimento preciso – mi spiega Annalisa Fortini, la tecnologa comunale, esperta in scienze e tecnologie alimentari. L’acqua viene raccolta dal rubinetto dopo averla lasciata scorrere per almeno 5 minuti. Poi deve evaporare almeno 15 minuti, meglio mezz’ora, che è il tempo di evaporazione del cloro. Il procedimento segue il capitolato d’appalto, e comprende anche regole come quella di svitare il frangiflutto, il piccolo filtro all’estremità del rubinetto, e lavarlo ogni giorno, perché è lì che più spesso si annidano le impurità, il calcare e i batteri. Tra le altre norme, bisogna far scorrere di più l’acqua dopo la chiusura delle scuole, controllarla ogni mese, su ogni scuola, con l’analisi di circa 15 parametri fisici, chimici e microbiologi. Se ci sono anomalie, viene sospesa l’erogazione in caraffa, si contatta la asl e si rifanno le analisi, si incrociano i risultati e si capisce se il problema è a valle o a monte. Questo in teoria, finora non ne abbiamo mai avuta la necessità, viste le regole preventive”.

Tornando alla questione piatti in ceramica, Fortini ci conferma che la soluzione è migliore anche dal punto di vista della salute. “C’è un range di temperature all’interno del quale usare piatti e posate di plastica, ammesso che si tratti di materiale a norma, non crea problemi di contaminazione del cibo. Al di fuori di queste temperature esiste un rischio che la plastica rilasci sostanze dannose“.

Oltre alle scuole, Parma ha portato piatti e posate di ceramica anche nel proprio ospedale. Ma ci sono ancora altri programmi a favore dell’ambiente e dell’economia. “Ad esempio abbiamo programmi per insegnare alle classi un uso corretto del cibo e l’abitudine a non sprecare”, ci dice Seletti. Caso più unico che raro, a Parma poi i bambini si servono da soli: decidono la quantità in base all’appetito, imparano l’autogestione ai fini anti-spreco e imparano come si impiatta con cura. “Inoltre il cibo in avanzo è dato alle mense dei poveri e all’emporio solidale, che potremmo chiamare il supermercato per non abbienti. Abbiamo programmi in partenza a settembre per imparare poi cosa è bene mangiare per stare in salute, mentre un equipe di genitori – che seguono un corso di preparazione apposito – fa sopralluoghi nelle mense per valutare scarti e freschezza del cibo. Il menù è totalmente bilanciato tra cereali e proteine vegetali. Per questo la qualità del nostro menù scolastico e ospedaliero ha un’ottima posizione nei ranking nazionali. Abbiamo un bando molto restrittivo, che prevede solo biologico e km zero, e siamo contro la logica di altre città che valutano solo la spesa economica quando scelgono la ditta che produce e distribuisce il cibo nelle mense. I nostri pasti ci costano 6.90 euro l’uno: una cifra che parla da sola rispetto a una media per le altre città che punta al ribasso e si attesta sui 3.5 euro a pasto mediamente”.

Qualità, e qualità che ripaga, nel breve e nel lungo periodo. L’Europa vuole ridurre entro il 2030 il monouso perché ogni anno sono 25 milioni le tonnellate di rifiuti che produciamo, solo noi europei, mentre ne ricicliamo appena il 30% (14% a livello mondiale). La Francia ha già organizzato il bando dell’usa-e.getta, il Regno Unito ha posto una tassa sui bicchieri monouso per disincentivarli, e si riscoprono servizi come il lattaio a domicilio che consegna in vetro e ritira i vuoti a perdere. Sistema che la Germania da tempo usa anche per festival e sagre: niente monouso ma vuoto a rendere.

“Si sa che le plastiche possono essere interferenti endocrini – ha spiegato a Rai3 Maurizio Simmaco, docente di Biologia Molecolare all’Università Sapienza di Roma, parlando proprio del caso-Parma – possono liberare sostanze che alterano i segnali alle cellule e il funzionamento di alcuni enzimi. Inoltre le plastiche disperse nell’ambiente si diffondono come microplastiche, inquinano le falde entrano nella catena alimentare e si accumulano nell’organismo. Non si conosce del tutto il loro effetto, ma è ben noto per esempio il danno alla fertilità maschile e femminile. Ci sono tanti studi in merito, e tutti arrivano alla stessa conclusione: è difficile capire quanta plastica viene rilasciata dai contenitori in plastica agli alimenti che contengono: non sappiamo quanto fa male, ma per un principio di cautela conviene considerarla qualcosa a rischio”.

 

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Consigli per la scelta della Pensione Complementare

People For Planet - Lun, 07/09/2018 - 02:36

La settimana scorsa abbiamo introdotto il tema della gravissima situazione in cui si trova il nostro sistema pensionistico e della necessità del ricorso a forme di previdenza complementare. Vista infatti la situazione in cui versa il nostro sistema pensionistico pubblico, per cercare di mantenere un livello di tenore di vita decoroso anche dopo il collocamento a riposo, i lavoratori devono guardare alla previdenza complementare come una valida soluzione. Nonostante esista da quasi 20 anni, il bilancio complessivo dell’introduzione del cosiddetto “secondo pilastro” non può essere considerato soddisfacente. Ma non voltiamoci indietro. Più che addentrarsi sulle cause della modesta adesione dei lavoratori, è forse più importante cercare di capire quali sono oggi i fattori rilevanti da valutare per una adesione consapevole e proficua.

Perché, ricordiamo, si tratta di districarsi in una giungla di offerte, istituti di credito, compagnie di assicurazioni, bancari e promotori.

Cominciamo dal ‘fattore tempo‘, che può essere vissuto dal potenziale aderente talvolta come un ostacolo, tralaltro come un vantaggio. Tenendo ben presente che, mentre da un lato il lavoratore ha la tendenza a non decidere rinviando la scelta («tanto c’è tempo» è il pensiero più diffuso quando si parla di previdenza complementare), dall’altro andrebbe ben considerato che il timing è la variabile più importante. Aderire da giovani a un fondo pensione consente di impegnare modeste risorse poco per volta e sfruttare la rivalutazione dei mercati finanziari, ottenendo così importi più rilevanti al termine della propria vita lavorativa. Lo stereotipo del risparmiatore previdenziale è quindi un “giovane” lavoratore, costante, tenace, consapevole e che vuole essere più protagonista del suo futuro. E qui per “giovane”, visto l’allungamento della età pensionabile, intendiamo un lavoratore con età massima di 50-55 anni e che quindi ha ancora a disposizione un periodo di tempo di almeno 10-15 per poter integrare la pensione pubblica.

Un’altra regola basica da tener presente nella scelta dei piani previdenziali si basa sul concetto che più si è lontani dalla pensione e più è necessario accettare il rischio. I fondi pensione sono particolarmente adatti alla calmierazione del rischio attraverso un’ attenta diversificazione imposta per legge. Da non sottovalutare al riguardo, visto quanto avvenuto per i risparmiatori di Etruria &Co, il fatto che i capitali investiti sono totalmente separati dai capitali (e i relativi rischi) delle società proponenti. A tal proposito l’approccio più corretto è il cosiddetto Life Cycle. Si tratta di un modello che rimodula nel tempo le varie componenti di attivo in base all’orizzonte temporale, diminuendo progressivamente la parte azionaria, fino ad arrivare a scadenza con il portafoglio investito al 100% sul mercato monetario. In sintesi, il rischio del portafoglio previdenziale andrà diminuito con l’avvicinarsi del momento della percezione della prestazione.

Per questo consigliamo specifici programmi pensionistici che vengono proposti dagli intermediari con l’offerta di fondi multicomparto che consentano a questa tecnica di sviluppare tutte le sue potenzialità. Nel Fondo pensione multicomparto sono previste più linee d’investimento (o comparti) che offrono differenti profili di rischio e di rendimento. I comparti sono classificati in base alle seguenti categorie:
– obbligazionario puro (solo obbligazioni con esclusione dell’investimento in azioni);
– obbligazionario misto (è consentito l’investimento in azioni, che assume carattere residuale e comunque non superiore al 30 per cento);
– azionario (almeno il 50 per cento del comparto è investito in azioni);
– bilanciato (in tutti gli altri casi).

Il lavoratore ha la possibilità di scegliere il comparto cui aderire in funzione del proprio profilo di rischio-rendimento, delle sue esigenze e dell’orizzonte temporale di permanenza nel fondo. Ricordiamo ai consulenti e promotori che, cosi come scritto in occasione del mio esordio a People for Planet, l’aggettivo possessivo «proprio» identifica il profilo originale del richiedente e non quello modificato secondo le esigenze commerciali della banca/assicurazione. L’imminente introduzione della normativa Mifid III imporrà ancor più che in passato gli operatorii di mercato a obblighi di trasparenza ex ante ed ex post vendita dovendo, attraverso i loro professionisti, verificare costantemente l’adeguatezza tra profilo di rischio del cliente e portafoglio d’ investimento, evitando così storture che sono quotidianamente sotto i nostri occhi.

Il risparmio fiscale è un’ altra importante opportunità; lo Stato infatti favorisce l’adesione a programmi di previdenza complementare attraverso la progressiva riduzione della pressione fiscale sulle prestazioni finali. Le aliquote applicate sono inversamente proporzionali agli anni di partecipazione al fondo pensione, passando da un massimo del 15% a un minimo del 9%. Più anni ci rimani, meno paghi di tasse.

Importante incentivo alla adesione a forme di previdenza complementare viene anche dalla deducibilità degli accantonamenti annui, fino ad un tetto massimo annuo di € 5.164 dal proprio reddito, secondo l’aliquota marginale Irpef (la più alta). Così come non è da trascurare il fatto che, in caso di scelta di una rendita vitalizia in luogo di un capitale in unica soluzione al momento del collocamento in pensione, questa non costituirà ulteriore reddito, rimanendo tassata solo per la parte della sua rivalutazione annua.

Per i lavoratori dipendenti poi va considerato un altro aspetto positivo: in Italia vanno in pensione almeno un anno prima degli autonomi e mediamente con pensioni superiori. Oltre a un’ aliquota contributiva previdenziale che mediamente è di un terzo in più, hanno a disposizione altri due strumenti importanti per potenziare il loro secondo pilastro previdenziale: il Tfr, che può essere convogliato verso il fondo pensione e, nel caso in cui venga stipulato un accordo collettivo aziendale, un contributo dell’azienda frutto della contrattazione;unitamente al contributo del lavoratore l’accantonamento annuo potrà così aggirarsi attorno al 10% della retribuzione lorda annua. Abituiamoci nella finanza previdenziale a ragionare in termini percentuali più che in valori assoluti. Si tratta di un altro elemento di accortezza che salvaguarderà la prestazione finale dagli effetti carsici dovuti all’inflazione.

Una pensione di 2.000 euro, oggi prevista per il 2032 e considerata coerente con il proprio stile di vita, potrebbe non avere lo stesso valore reale al momento della erogazione. Infine, una scelta così importante, una volta fatta, richiede anche un monitoraggio costante che non consiste solo nella rendicontazione annuale (peraltro in molti casi approssimativa), ma soprattutto dell’aiuto di seri professionisti che rappresentino società di provata tradizione in materia, che sappiano avvalersi di società di gestione con respiro internazionale e che tengano conto dei continui mutamenti normativi e finanziari, facendo dell‘innovazione anti obsolescenza il loro core-business.

Occhio quindi ai bancari (ma anche ai promotori finanziaria) che vogliono fare gli assicuratori (cosi come agli assicuratori che vogliono fare i bancari). Tutto ciò ovviamente ha un costo e i risparmiatori più consapevoli sanno che un servizio è buono quando funziona ed è accessibile ad un costo ragionevole.

Ne parliamo prossimamente.

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Una balena di plastica grande come un grattacielo

People For Planet - Lun, 07/09/2018 - 02:31

Il cetaceo sintetico si chiama Skyscraper e dà la dimensione del fenomeno: è stata costruita con 5 tonnellate di rifiuti in materiale plastico raccolti tra Pacifico e Atlantico da Studiocka, in collaborazione con Hawaii Wildlife Fund, in occasione della Triennale 2018 dedicata al tema “Liquid City”.

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Spiagge italiane in cui sono ammessi i cani

People For Planet - Dom, 07/08/2018 - 02:36

Quando arriva l’estate, tutti hanno voglia di spiaggia e di mare, compresi i nostri cari amici a quattro zampe. Anche i cani amano correre liberi sul bagnasciuga, tuffarsi, nuotare o semplicemente camminare nell’acqua. In questo articolo di AnimalPedia vogliamo aiutare tutti gli amanti dei cani e del mare elencando quali sono le spiagge italiane in cui sono ammessi i cani (elenco aggiornato al 2018).

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Benvenuti all’Eni Experience Store

People For Planet - Dom, 07/08/2018 - 00:17

Si trova in Corso Buenos Aires (angolo Via Felice Casati), a Milano, il primo Eni gas e luce Experience Store. Un luogo dove e possibile toccare con mano alcuni esempi di Smarthome, tecnologie che rendono la casa intelligente, più sicura, più confortevole e riducono i consumi di energia. Un’esperienza da provare!
Intervista a Mauro Fanfoni, Responsabile strategia e innovazione Eni gas e luce.

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Il Teatro come strumento di informazione sanitaria (in Mozambico)

People For Planet - Dom, 07/08/2018 - 00:17
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Pemba, Mozambico… Dopo il successo del progetto Il Teatro Fa Bene nella zona di Palma il regista  Iacopo Patierno e l’autore teatrale Felix Mambucho approdano a Pemba, poco più a sud, per un corso di formazione su riprese e montaggio video e sulle tecniche di comunicazione attraverso il teatro.
In una sola settimana gli attori della compagnia Novos Horizontes della Casa Provincial da Cultura di Cabo Delgado, riescono a preparare, portare in scena e riprendere un flash mob al mercato di Pemba.
Tema: conoscenza, prevenzione e cura del colera, un grave problema sanitario in Mozambico. Protagonisti due virus del colera, che riconoscerete facilmente: prima seguono la venditrice che non presta attenzione alla conservazione degli alimenti e poi la ragazza che, convinta, acquista i prodotti, li mangia e si sente male. Solo l’acqua pulita lanciata sui virus riesce a sconfiggerli!
Dopo il successo di questa prima esperienza ora continuano a lavorare per conto del Ministero della Sanità mozambicano per realizzare video su temi sociali.
Il progetto è stato realizzato da Jacopo Fo srl (Gruppo Atlantide) con il sostegno ideativo, organizzativo e finanziario di Eni Foundation.
Prendetevi qualche minuto per guardare il video… Il teatro può essere uno straordinario strumento di informazione, in questo caso sanitaria, ma si presta a qualsiasi settore. Perché il Teatro fa Bene, davvero!

 

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Fo e la rilettura di Pablo Picasso - Intervista a Mattea Fo

Il blog di Dario Fo - Sab, 07/07/2018 - 18:27

In una mostra a Sanzeno il premio Nobel per la letteratura racconta con i suoi quadri l'amore per il pittore catalano.

Articolo di Gabriella Brugnara pubblicato sul Corriere del Tentino venerdì 6 luglio 2018

"Mi sento attore dilettante e pittore professionista. Se non possedessi questa predisposizione naturale per l'arte del raccontare attraverso le immagini, sarei uno scrittore di testi teatrali, di favole e grotteschi satirici mediocre." Dario Fo (1926-2016), premio Nobel per la letteratura 1997, dava di sé questa immagine a chi gli obiettava che lui più che pittore era un attore e uno scrittore.

A Raccontarcelo è Mattea Fo, nipote di Dario e curatrice - insieme a Stefano Berretta per la Compagnia Teatrale Fo Rame e a Lucia Barison per il Centro Culturale d'Anaunia - di Picasso Desnudo. La storia dell'arte raccontata da Dario Fo. La mostra - che sarà inaugurata sabato 14 luglio alle 17.30 alla Casa de Gentili a Sanzeno e si potrà visitare fino al 14 ottobre - propone un acconto che ripercorre tutti i periodi del pittore catalano, dal rapporto di Picasso con la Commedia dell'arte, al profondo interesse che nutriva per l'arte italiana, soprattutto verso i grandi maestri del Rinascimento.

Un intreccio da non perdere: per la presenza dell'estetica picassiana e per l'arte originale espressa da Fo, raccontata proprio dalla nipote Mattea.

Attore dilettante e pittore professionista diceva Fo, perché?
Dario, in realtà, comincia la sua carriera da Brera come pittore e solo in seguito, quando inizia a raccontare in teatro delle affabulazioni con Parenti, si scopre anche attore. Nasce a Sangiano, un paesino in provincia di Varese. E' proprio dalla sua terra che trae ispirazione. In quei luoghi, i pescatori erano soliti raccontare aneddoti e in modo davvero originale, tanto che Fo stava fermo per ore ad ascoltare. Un incontro adolescenziale per il nobel che gli diede la giusta ispirazione per le origine della sua cultura teatrale. In realtà avrebbe desiderato fare molto di più il pittore.

Come era il rapporto teatro-immagini per Fo?
Aveva bisogno ogni giorno, e da sempre, di disegnare e di dipingere. Tanto che i suoi lavori teatrali nascevano spesso dai suoi lavori per immagini. Disegnava e poi scriveva. Faceva poi i bozzetti, mentre scriveva. Negli ultimi anni di vita dipinse molto di più grazie anche alla scoperta di riportare su tele di grandi dimensioni i bozzetti che realizzava in cartoncino,. Faceva e rifaceva tanto che l'idea di partenza non era mai quella finale. Per mettere in luce la sua poliedricità di approccio, più volte fu definito un artista sferico.

I suoi testi vanno letti prima di tutto come sequenza di immagini?
Come i cantastorie di ogni epoca e tradizione, la sua narrazione di avvale di supporti visivi, restando legata imprescindibilmente alla sua passione per le arti pittoriche. Accompagnava la scrittura con numerose immagini, quasi le usasse come uno storyboard. Anche le entrate sceniche degli attori a teatro, i costumi, le scenografie prima venivano rappresentate su carta. Numerosi vestiti che Franca, la moglie, indossava in scena, venivano poi da lui ripresi e dipinti sopra alla stoffa.

Perché questa sua predisposizione per Picasso?
Durante la lezione-spettacolo dedicata a Picasso, tenuta nel 2012 con la moglie, e dalla quale prende spunto la mostra, Dario lo racconta. Si tratta di un itinerario che rappresenta il racconto dell'incontro di Fo con Picasso, all'insaputa però del pittore catalano. Dario lo amava così tanto che andò a Parigi a pregarlo di venire in Italia a fare un'esposizione.

Una grande storia d'amore quella di Dario Fo e Franca Rame.
Era un rapporto meraviglioso. Dall'inizio alla fine. In tutte le opere. Quando Franca ci ha lasciato, troviamo sempre lei tra le ricche delle opere di Fo, come se non l'avesse mai lasciato.
Ecco perché la lezione-spettacolo dedicata a Picasso riveste così anche un valore simbolico perché fu quella l'ultima volta in cui Dario e Franca salirono insieme sul palco dall'inizio alla fine di una rappresentazione teatrale. In seguito hanno tenuto corsi di teatro, conferenze.
Alla mostra si potrà vedere il filmato della lezione, e ci sono varie parti in cui recitano insieme a botta e risposta. Franca, inoltre, interpreta la figura femminile delle numerose amanti di Picasso, e Fo è Picasso. Un filmato che dà emozione.

Che cosa vedremo nel percorso espositivo di Casa de Gentili?
Il percorso è allestito in 10 sezioni, per una quarantina di opere che sono la storia di Picasso. Sono una sorta di sintesi della lezione-spettacolo. In mostra ci saranno anche i bozzetti che Dario e Franca hanno usato nella lezione, accompagnati da pannelli descrittivi ripresi dal copione dello spettacolo. Le loro voci guideranno nella lettura dei vari episodi selezionati.

 

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Una maglietta rossa per fermare l’emorragia di umanità

Le Buone Notizie di Cacao - Sab, 07/07/2018 - 11:34

Indossare nella giornata di oggi una maglietta rossa, per fermare “l’emorragia di umanità”, per dimostrare simbolicamente che è il momento di fermarci a riflettere sul cinismo che sta pervadendo l’Europa.
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