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Scusi, lei è un Androide?

People For Planet - Gio, 04/26/2018 - 04:25

Secondo uno studio pubblicato da  Ian Pearson, futurologo, fondatore di futurizon.com e consulente di molte delle maggiori multinazionali planetarie, il numero di robot/androidi aumenterà nei prossimi 30 anni dagli attuali 57 milioni a 9,4 miliardi, superando così il numero degli umani.

Foto: Ian Pearson

Per Pearson ci avviciniamo a grandi passi verso un pianeta popolato da androidi capaci di svolgere le funzioni che siamo abituati siano svolte dalle persone. Del resto, a conforto della sua visione, gli esempi già attuali non mancano. Uno tra i tanti: già oggi Pepper, androide costruito in Giappone, parla 19 lingue e guida i parenti degli ammalati nei corridoi dell’ospedale AZ Damiaan di Ostenda, in Belgio.

Foto: Pepper

Un sondaggio condotto nel Regno Unito ci dice che il 71% delle persone ha paura dello sviluppo delle tecnologie legate all’intelligenza artificiale, il 59% crede che i robot siano una minaccia per l’umanità. Si teme che l’automazione di milioni di posti di lavoro possa provocare una crescita smisurata della disoccupazione, l’aumento della disuguaglianza e una riduzione dei salari, facendo scomparire molte figure professionali.

Sono timori fondati? Cosa ci aspetta? Riusciremo ad utilizzare la tecnologia a vantaggio della collettività, creando più ricchezza e benessere diffusi, oppure ci sarà un ulteriore impoverimento di massa e ancora più ricchezza concentrata in poche mani?

Vediamo cosa ne pensa Pearson, in una intervista rilasciata al sito spagnolo nobbot.com

Come sarà il mondo nel 2050 se pensiamo alla tecnologia e al modo in cui interagiamo con essa?

Penso che il principale progresso sarà l’apparizione di ciò che chiamo il superumano, un essere dotato di intelligenza artificiale collegata al cervello. Questo cambierà tutto. Non saremo uguali ad oggi perché i coefficienti di intelligenza saliranno alle stelle. Questo, ovviamente, porrà sfide gigantesche come ad esempio l’accesso delle persone all’intelligenza artificiale: sarà per pochi o per tutti? Inoltre appariranno nuovi rischi da cui proteggerci, come i batteri intelligenti dotati di componenti elettronici. Ci saranno anche spie microscopiche che atterreranno sulla nostra pelle e avranno accesso a qualsiasi cosa stiamo pensando. È una immagine piuttosto allarmante ma realistica.

– Lei sostiene che i robot svolgeranno un ruolo essenziale nella società. Che tipo di robot vedremo e che mansioni svolgeranno?

Naturalmente, ci saranno molte varietà di robot industriali, ma anche molti progettati per la casa o gli uffici. Ci saranno dai semplici robot agli androidi supportati dall’intelligenza artificiale collegati tra loro nel cloud che saranno in grado di fare quasi qualsiasi tipo di lavoro. Uno dei più importanti sarà prendersi cura di noi, dandoci compagnia, amicizia e, perché no, sesso. Gli androidi avranno elevate capacità emotive. E non avranno bisogno dell’intervento di essere umani per comportarsi come esseri umani.

Foto: Harmony, il primo sex-robot

I robot saranno una minaccia per l’occupazione, come spesso viene suggerito oggi?

Non li vedo come una minaccia ma come un modo di crescere. Alcuni lavori scompariranno, ma altri verranno creati. L’importante è vedere che più la tecnologia avanza, più è probabile che le persone si concentrino sul loro lato umano. Vedremo molte persone avere tempo per sviluppare abilità legate alle arti e ai mestieri. Alcuni sceglieranno di aiutare la società e altri semplicemente si rivolgeranno ai loro hobby. Un’economia in rapida crescita basata sull’automazione consentirà un reddito generoso per tutti.

Faremo ciò che ci piace e avremo abbastanza soldi per vivere comodamente. Se l’automazione si occupa di tutte le cose noiose, le persone potranno divertirsi. Alcuni lavori saranno mantenuti, come quelli relativi all’attenzione personale o quelli in cui l’interazione con gli altri è essenziale. Probabilmente, i robot possono anche farli, ma la gente preferirà trattare con un essere umano. Lavori come infermieri, insegnanti, artigiani, artisti o atleti sopravviveranno probabilmente perché preferiremo che siano eseguiti da esseri umani.

Pensa che gli androidi, o i proprietari degli androidi, per essere più precisi, dovrebbero pagare le tasse o la sicurezza sociale, come suggeriscono alcuni analisti ed economisti oggi?

Certo, dobbiamo assicurarci che tutti abbiano abbastanza per mantenere uno standard di vita decente. Bisognerà ridefinire la questione delle tasse e dello stato sociale. Sono a favore di un reddito di base universale, che è qualcosa che guadagna seguaci molto rapidamente. Le aziende devono restituire alla società ciò che la società ha dato loro. In questo modo, credo che nel 2050 saremo in grado di pagare a ciascuno dei cittadini di un paese un reddito di base equivalente al salario medio di oggi.

Lei ha detto che in futuro avremo il nostro corpo carico di microchip. Cosa faranno questi microchip per noi?

Penso che la maggior parte dell’elettronica che porteremo con noi sarà al di sotto della nostra pelle. Chiamo questa cosa “pelle attiva”. Negli strati più profondi, i dispositivi elettronici saranno in grado di controllare la composizione del sangue e l’attività dei nervi. Negli strati più superficiali, useremo dispositivi destinati a funzioni temporanee che scompariranno dopo una o due settimane. Inoltre, nel 2050, ci sarà un’elettronica che si collegherà con la parte più profonda del cervello, trasformando l’intelligenza artificiale in un’estensione della nostra testa.

Foto: Due “androidi” della serie Westworld

-Kaspersky, il fondatore della russa Kaspersky Lab Zao, specializzata in sicurezza informatica, ha messo in guardia sui rischi, anche fisici, di hacking di queste tecnologie. Quali sono le minacce a cui ci esponiamo in questa età bionica?

In effetti non dovremmo ospitare dispositivi non sicuri nei nostri corpi, e soprattutto nelle nostre menti. Altrimenti gli hacker sarebbero in grado in futuro di controllare il nostro corpo e trasformarlo in uno zombie. Ecco perché penso che continueremo ad aver bisogno di buoni specialisti della sicurezza.

Quale sarà l’aspettativa di vita nel 2050 e come si evolveranno le malattie. Il cancro sarà una malattia debellata entro quella data?

Nessuno lo sa davvero, ma alcuni scienziati pensano che raggiungeremo una aspettativa di vita tra i 120 e i 130 anni. Ma non importa molto quanto tempo il tuo corpo vive se sei in grado di connettere la tua mente al cloud. Perché quando il tuo corpo muore, il 99% della tua mente potrebbe essere nella rete. Quindi puoi comprare un androide, usarlo come un corpo di riserva, andare al tuo funerale e poi andare avanti con la tua vita. Credo anche che malattie come il cancro o il morbo di Alzheimer un giorno saranno completamente guarite.

Le informazioni sul genoma sono la chiave per salvare vite umane in futuro e combattere le malattie legate all’invecchiamento?

Le informazioni genetiche saranno importanti, ma lo sarà anche per l’inquinamento, lo stile di vita o la dieta. La tecnologia ci aiuterà a combattere le malattie, ma dovremo continuare a prenderci cura di noi stessi.

Ha anche detto che gli incidenti stradali e gli ingorghi nelle città un giorno saranno un ricordo del passato. Quando metteremo fine a questi problemi e come?

Con buoni sistemi di intelligenza artificiale le auto potranno muoversi a distanza di millimetri l’una dall’altra, il che aumenterà la capacità delle strade fino a 15 volte. In questo modo risolveremo la congestione del traffico in molte aree. E se ciò non bastasse, le auto senza conducente di prossima generazione saranno guidate elettromagneticamente da un’infrastruttura intelligente.

Come sarà l’educazione nel 2050?

Ci saranno diversi modi per accedere ai contenuti: immersione attraverso la realtà virtuale, educazione convenzionale o attraverso l’uso di dispositivi nanotecnologici. Ma se vogliamo accedere alla conoscenza senza sforzo, avremo bisogno di sistemi di intelligenza artificiale che fungano da intermediari e filtrino i contenuti del cloud, secondo i nostri gusti.

Sin qui l’intervista a Ian Pearson. Bisogna dire che il mestiere del futurologo è tra i più fortunati. Quando arriverà il momento, delle previsioni (siano essere giuste o sbagliate) nessuno si ricorderà più.

 

Foto di copertina: Sean Young nel ruolo di Rachael in Blade Runner, 1982, regia di Ridley Scott, distribuito da Warner Bros

 

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Silicio Cheap

People For Planet - Gio, 04/26/2018 - 04:15

Negli ultimi otto anni, infatti, il prezzo del fotovoltaico è calato del 62%: si tratta di una diminuzione che ha interessato l’intera filiera produttiva dei pannelli fotovoltaici e che ha permesso ad alcuni produttori d’energia elettrica di partecipare ad aste in Cile, nei Paesi Arabi e in Messico con offerte di 2 o 3 centesimi di dollaro a kWh. Un costo ampiamente inferiore a quello della produzione di elettricità basata sulle fonti fossili o sul nucleare.

Si tratta di un fenomeno in corso da oltre un decennio e che è dovuto alle economie di scala della produzione dei pannelli fotovoltaici. Mano a mano che si è incrementata la produzione dei pannelli, infatti, sono state ottimizzate sia la fornitura delle materie prime, sia la lavorazione industriale, con conseguente abbassamento dei prezzi.
Se guardiamo all’Italia e al decennio appena trascorso – fissando come base il 2007 che ha visto l’arrivo degli incentivi in Conto Energia – la diminuzione è stata del 75%.
In pratica il costo di un watt di picco (stiamo infatti parlando di potenza installata) è fortemente calato ma non in modo uniforme per tutte le tipologie di installazioni.

Se prendiamo in considerazione l’arco di tempo che va dal 2010 al 2017 possiamo rilevare come il fotovoltaico domestico sia passato da 7,24 a 2,80 dollari per watt di picco, mentre le installazioni commerciali fino a 200 kWp sono passate da 5,36 dollari a 1,85. Gli impianti a pannelli fissi utility scale (cioè su scala industriale) fino a 100 MWp sono passati da 4,57 a 1,03 dollari per watt di picco, mentre i sistemi della stessa taglia ma con pannelli mobili, ossia che inseguono il sole e perciò producono molto di più, da 5,44 a 1,11 dollari, sempre per watt di picco installato.

Chiaro quindi come sia diminuito, di conseguenza, il prezzo dell’elettricità prodotta, con il vantaggio della stabilità dei costi: il prezzo del sole, infatti, non cambia, è sempre gratis – e dunque il prezzo dell’elettricità rimane uguale per tutta la vita media dell’impianto, oggi di oltre venti anni.

Secondo uno studio della Oxford University e pubblicato su Research Policy, nei prossimi dieci anni i pannelli fotovoltaici manterranno un trend di calo del prezzo del 10% per anno: evidente che si tratta di una tendenza che a un certo punto dovrà per forza fermarsi, visto che non è ipotizzabile andare a costi negativi per i pannelli! Certo è il fatto che l’energia elettrica da fotovoltaico sarà commercializzata a prezzi sempre più bassi.

E’ necessario tuttavia considerare che questi sensibili cali di prezzo spesso, specialmente per quanto riguarda le categorie domestiche e commerciali, non sono percepiti in modo così netto, dal momento che i diversi anelli della filiera, come distributori di materiale elettrico, i grossisti, gli importatori e gli installatori, non sempre ribaltano sul cliente finale le diminuzioni dei costi.

Importante è inoltre la valutazione dell’aspetto qualitativo dell’intero impianto fotovoltaico, spesso non tenuto nel giusto conto: è invece fatto da considerare con molta attenzione visto che la durata utile del sistema fotovoltaico è di oltre venti anni, con tempi d’ammortamento, oggi, di circa sette anni. Ciò significa che meno si interviene in termini di manutenzione, meno si paga l’energia, mentre ogni anno in più dopo i venti anni è un anno d’elettricità assolutamente gratis: e ormai abbiamo in funzione sistemi installati trent’anni fa!
Oggi, a oltre dieci anni dall’avvio del Conto Energia per il fotovoltaico, iniziamo ad avere una letteratura tecnica interessante su ciò che non deve essere fatto quando si realizza un impianto fotovoltaico. La dinamica “imprevedibile” della legislazione italiana in materia, con un susseguirsi di diversi criteri d’incentivazione – i vari Conti Energia – che si sono avvicendati senza alcun piano organico che ne decidesse il percorso, ha portato chi investiva a realizzare impianti in fretta e furia, senza alcuna attenzione alla qualità dell’installazione, pur di aggiudicarsi un incentivo migliore. E ora a dieci anni di distanza se ne pagano le conseguenze con un parco d’impianti fotovoltaici con molti problemi, in un quadro normativo dove è diventato problematico anche intervenire con semplici riparazioni.

Ben diverso è lo scenario nel quale sono stati installati i nuovi impianti: poiché dal 2013 sono esauriti gli incentivi per il fotovoltaico, questi devono “reggersi sui propri elettroni” e generare più elettricità possibile “spremendo” la luce fino all’ultimo fotone. Cosa che si sta riuscendo a fare visto che in buona parte d’Italia il fotovoltaico è in grado di produrre elettricità, nelle migliori situazioni, a costi intorno ai 5 centesimi di Euro per kWh, quando il prezzo di cessione all’utente finale è intorno ai 9 centesimi di Euro per kWh.

Al crollo del prezzo del silicio si deve aggiungere ancora qualcosa affinchè il fotovoltaico sia veramente competitivo: l’accumulo. Già, perché fino a ora abbiamo parlato dei prezzi per kWh prodotto e non della continuità della produzione elettrica. Oggi, infatti, un impianto fotovoltaico non eroga energia elettrica con continuità se non è dotato di un sistema d’accumulo. Si tratta in pratica di batterie che, accoppiate ai pannelli fotovoltaici, ne aumentano l’efficienza consentendo l’erogazione durante la notte dell’elettricità non consumata di giorno; ma a questo aumento di efficienza corrisponde un incremento del prezzo sia dell’impianto che della manutenzione. Le batterie, infatti, hanno ancora un costo notevole, oggi tra i 500 e gli 800 Euro per kWh, ma è previsto un crollo anche per loro, che in parte si è già manifestato esattamente con le stesse dinamiche di quello dei pannelli.

Secondo le analisi di Bloomberg, infatti, tra il 2010 e il 2016 il costo delle batterie è sceso del 65%, con un 35% che si è concentrato nel biennio 2014-2015: secondo alcuni analisti si tratta di un trend che è accelerato e accelererà ancora. Le proiezioni più ottimistiche prevedono che si arrivi alla soglia “psicologica” dei 100 Euro per kWh nel 2020. Prezzo che, come quello dei pannelli, sarà frutto delle economie di scala, le quali tuttavia, in questo caso, saranno accelerate da un fatto che non c’entra con la produzione dell’elettricità ma con il suo consumo: la mobilità elettrica. Le auto elettriche, infatti, devono essere dotate di una grande capacità d’accumulo che deve essere concentrata in spazi e pesi limitati: questa circostanza genera una forte spinta verso l’innovazione sia del prodotto, sia del processo di produzione delle batterie. E tutto ciò in un settore che “languiva” da decenni.

Siamo di fronte, quindi, a una curva di diminuzione dei costi delle batterie molto simile a quella dei pannelli che in breve tempo porterà i sistemi integrati fotovoltaico/accumulo alla competitività con i prezzi di rete.
Ed è un fenomeno al quale credono anche alcuni governi, come quello tedesco (non invece quello italiano appena passato) che ha rinnovato gli incentivi per l’accumulo fotovoltaico domestico, superando le resistenze in seno all’esecutivo stesso: e ciò grazie al fatto che nel biennio precedente il calo di prezzo delle batterie per i piccoli sistemi d’accumulo domestico è stato del 20%, due punti in più del target degli incentivi, fissato al 18%. E un’ulteriore spinta arriverà dalla svolta elettrica del settore auto tedesco, che ha deciso di aumentare la capacità produttiva delle batterie Made in Germany per contrastare le leadership statunitense, giapponese e italiana nel settore. “Piccolo” dettaglio: sembra che noi non ci siamo accorti di avere questa leadership.

In definitiva, mentre stiamo assistendo al proseguimento del crollo del silicio per i pannelli fotovoltaici, ecco che è già in atto quello del litio per le batterie.
Il tutto per un nuovo modo di produrre, e consumare, elettricità.

Fonti:

Lo studio della Oxford University

La diminuzione del prezzo delle batterie

Gli incentivi per l’accumulo in Germania

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La ricette di Angela Labellarte: spaghetti alla Carbonara

People For Planet - Gio, 04/26/2018 - 02:07

Ingredienti per 4 persone

Spaghetti 400 gr
Formaggio Pecorino 5 cucchiai
Pancetta tesa tagliata sottile 8 fettine
Uova 4 intere + 2 tuorli
Sale q.b.
Pepe q.b.

Preparazione

Tagliate le fettine di pancetta in tre parti, disponetele in una teglia da forno e infornate tre minuti a 220 gradi. Così diventerà croccante. In una ciotola versate 4 uova intere e due tuorli, il pecorino, sale e pepe e mescolate bene. Cuocete gli spaghetti al dente avendo cura di conservare un po’ di acqua di cottura della pasta. Scolate e versate la pasta in una padella con la pancetta e il composto di uova e pecorino, aggiungete due cucchiai di acqua di cottura e saltate velocemente per amalgamare gli ingredienti. Impiattate gli spaghetti aggiungendo un po’ di pecorino e qualche fettina di pancetta dorata.

Questa è una delle tante versioni degli spaghetti alla carbonara, spero vi piaccia!

Ph: Angela Prati

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