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Cerca i santi e lascia stare i Pokemon

Le Buone Notizie di Cacao - Lun, 10/29/2018 - 12:03

Si chiama Follow JC Go e pare, si dice, si mormora, che sia stata accettata anche dal Papa. Praticamente è come Pokèmon Go ma al posto dei mostricciattoli bisogna cercare i santi, i beati e i personaggi della Bibbia per le vie della città.
Non è che si fanno catturare, individuati entrano nell’“evangelization team” del giocatore e vince chi ne ha di più. Se poi si vuole proprio il Paradiso il gioco permette di fare dotazioni in denaro “vero” a varie opere pie. Belzebù non c’è, pare non abbia rilasciato la liberatoria per lo sfruttamento dell’immagine dichiarando: “Non c’è più religione”.
(Fonte: Repubblica)

Elizabeth Sombart: «La mia musica tra (e contro) il dolore»

People For Planet - Lun, 10/29/2018 - 01:48

«Com’è iniziato tutto?». Elizabeth Sombart ripete la domanda, e in quel ripeterla c’è l’elastico che la spinge indietro a scavare nell’album dei ricordi e poi in avanti, a trovare le parole per rispondere. Nella sua voce c’è la cadenza francese, che poi però sembra tedesca, a volte anche russa, tante quante sono le origini dei suoi genitori e prima ancora dei suoi nonni. Lei è nata a Strasburgo, è una pianista di fama mondiale, internet dice che ha sessant’anni ma ha lo sguardo da ragazzina e la saggezza plastica che, guardandola, potresti attribuire a una pianta secolare. Cammina a piedi nudi nella sede italiana di Résonnance, la fondazione con cui da anni porta la musica classica là dove la musica classica, da sola, non arriverebbe mai. In mezzo alle guerre, tra profughi e rifugiati, negli ospedali, nelle carceri. E negli orfanotrofi, come il luogo in cui tutto è iniziato.

«Bussai alla porta di un orfanotrofio di Parigi e chiesi di parlare con la direttrice», racconta Elizabeth. «Poi, alla direttrice, chiesi di poter suonare e insegnare gratis la musica a quei bambini. “Ma tra i nostri programmi non abbiamo la musica”, mi rispose. “Inseritela”, dissi io. E lei, di rimando: “Comunque non potremmo farlo con lei. Collaboriamo con associazioni, mica con il primo che bussa alla porta”. Tornai qualche giorno dopo essermi messa al lavoro. Bussai e chiesi di nuovo della direttrice. “Ancora lei?”, mi disse. No, stavolta non sono io. Sono un’associazione». Era nata Résonnance. Era nato il progetto di portare la musica classica nei luoghi della sofferenza e nel dolore. Un piccolo passo per Elizabeth, un grande passo per l’umanità.

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I Bimbi svegli vanno a scuola nel bosco e imparano dalla natura

People For Planet - Lun, 10/29/2018 - 01:45

Si fa tutto con il gioco, ma niente per gioco: potrebbe essere questo il motto della scuola dei Bimbi svegli, l’esperimento portato avanti da 12 anni da un manipolo di insegnanti illuminati a Serravalle d’Asti, dove due classi di bambini dai 6 agli 11 anni si sporcano le mani nei boschi, imparano a rispettare il prossimo, non fanno compiti a casa, non hanno lo zaino, e passano più tempo ad ascoltare favole e osservare la natura che a ripetere poesie a memoria.
È l’anarchia totale? «No, nient’affatto», ride Giampiero Monaca, 46 anni, insegnante di scienze, storia, inglese, arte, musica, tecnologia, ma anche di eco-didattica, paleoantropologia sperimentale, cittadinanza attiva e partecipativa.

Leggi su Corriere.it l’intervista a Giampiero Monaca

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Perché non vengono utilizzati i fondi europei

People For Planet - Lun, 10/29/2018 - 01:13

Gesù dà il pane a chi non ha i denti” è un modo dire per sottolineare che le opportunità capitano a chi non sa sfruttarle.
In questo caso il “pane” è rappresentato da decine di miliardi messi a disposizione delle imprese (quelli che non hanno i denti) e non utilizzati. Soprattutto il Mezzogiorno d’Italia è beneficiario di tantissimi fondi che poi non vengono erogati alle imprese. Ed è inutile girarci intorno: questa volta le banche non c’entrano nulla!
La responsabilità di tale spreco è solo dell’informazione (che non c’è) e degli imprenditori del nostro Paese che si affidano a consulenti impreparati e spesso conniventi con il sistema delle clientele.
Stiamo parlando dei finanziamenti europei che costituiscono lo strumento principale dell’Unione europea per attuare una strategia di integrazione economica e sociale dei Paesi membri. L’Ue, ogni sette anni, infatti, predispone un programma di finanziamenti per lo sviluppo in vari settori: salute, tecnologia, agricoltura, imprenditoria giovanile, start up, e così via. Si tratta in sostanza di contributi a fondo perduto assegnati dal Consiglio dell’Unione ai progetti operativi ritenuti meritevoli. Si possono distinguere due tipi di finanziamenti europei:
i finanziamenti europei diretti gestiti direttamente dalla Commissione europea
i finanziamenti europei indiretti (anche detti fondi strutturali) la cui gestione è affidata direttamente agli Stati membri.

Nel caso della gestione indiretta o decentrata (fondi strutturali), le risorse del bilancio dell’Unione europea vengono quindi trasferite agli Stati membri interessati e gestite prevalentemente dalle Regioni. Queste, poi, sulla base dei propri programmi operativi, ne dispongono l’utilizzazione e l’assegnazione ai beneficiari finali.

Sebbene la maggior parte dei consulenti conosca solo i fondi strutturali, capita però molto spesso che le Regioni debbano restituirli perché non vengono richiesti o utilizzati nei tempi previsti. I motivi sono vari. Innanzitutto le Regioni non sempre sono in grado di predisporre i bandi per erogare i fondi. Per accedere ai fondi europei occorrono professionisti preparati sul fronte del diritto comunitario e poliglotti, mentre spesso queste funzioni vengono affidate a fedelissimi del governatore di turno. In secondo luogo, laddove riescano a predisporre i bandi, non si raggiunge quasi mai l’accordo sulla nomina dei componenti delle commissioni di valutazione. Infine, laddove si riesca a effettuare il finanziamento, all’obiettivo finale del progetto arrivano pochi spiccioli. Perché nessun Paese ha tante società di consulenza (o pseudo-tali) sui fondi europei indiretti come l’Italia. Significa che, una volta ottenuto il finanziamento, questo spesso si disperde in mille rivoli. E spesso con tempi lunghi a causa delle lentezze burocratiche.

Peraltro nel nostro Paese c’è la brutta abitudine di vincolare la richiesta di finanziamento a un fondo strutturale alla presentazione di garanzie idonee (come la fideiussione) mentre nei fondi diretti tali garanzie non vengono in alcun modo richieste. Ma questi ultimi sono poco conosciuti (e quindi poco utilizzati). Sapete perché? Perché i canali istituzionali esistenti in Italia evitano di fare una trasparente pubblicità ai fondi diretti e le Pmi vengono quindi strategicamente incanalate verso le fonti di finanziamento indiretto. Ma in un Paese dal disperato bisogno di investimenti e occupazione meglio non combattere con politici incompetenti, burocrazia invadente, consulenti collusi senza scrupoli. Molto meglio rivolgersi ai fondi diretti.

Per i fondi diretti, infatti, è direttamente la Commissione europea con sede a Bruxelles a stabilire i criteri di funzionamento dei diversi programmi comunitari senza intermediazioni da parte di enti amministrativi territoriali. Sono quindi svincolati da metodiche e tempistiche clientelari tipiche del contesto politico italiano. Nei fondi diretti non assistiamo al gioco di scambio di favori e la valutazione del progetto viene fatta da esperti esterni indipendenti, accreditati presso l’albo della Commissione europea, che garantiscono imparzialità e competenza. I finanziamenti a gestione diretta riguardano le politiche settoriali, l’oggetto del finanziamento è il settore. Sono gestiti direttamente dalla Commissione europea e sono attuati tramite i programmi comunitari. Ogni programma riguarda uno specifico settore: per esempio ricerca e innovazione, ambiente, cultura, formazione, politiche sociali, gioventù…
Non occorre più sprecare tempo: oggi più che mai l’accesso ai fondi europei rappresenta per i piccoli imprenditori un’opportunità da non perdere, un’occasione per poter realizzare progetti imprenditoriali virtuosi con una ricaduta sul territorio non solo dal punto di vista economico ma anche sociale e occupazionale.

 

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Zucca e Halloween: il perché di una strana amicizia

People For Planet - Lun, 10/29/2018 - 01:11

Fine ottobre: le zucche intagliate, illuminate, con le loro fattezze un po’ orrorose adornano vetrine di negozi, balconi, davanzali. E’ così ormai da anni e lo è anche in questi giorni. Per chi qualche decennio fa era un bambino, sembra ancora un’abitudine un po’ esotica, una di quelle stranezze importate dagli Stati Uniti. E invece forse non tutti sanno che la zucca di Halloween, nel mondo anglosassone chiamata anche Jack O’Lantern, trova le proprie radici in Europa, per la precisione in Irlanda.

Un’antica leggenda celtica vuole infatti che una sera, in un’osteria, Jack, un fabbro fannullone, astuto e ubriacone, riuscisse a ingannare il diavolo che gli era apparso – alcune versioni raccontano che l’inganno venne perpetrato per ben due volte – ed evitare che alla propria morte il demone potesse appropriarsi della sua anima di peccatore. Ma quando, anni dopo, Jack morì, non trovò accesso né in Paradiso, né all’inferno, dove il diavolo, ancora memore della beffa, si rifiutò di accoglierlo costringendolo a vagare senza meta per l’eternità. Al momento di scacciarlo il diavolo gli tirò un tizzone ardente che Jack inserì all’interno di una rapa cava e che da quel momento avrebbe usato a mo’ di lanterna.

Quando, verso la metà dell’800, l’Irlanda visse la sua prima ondata emigratoria verso gli Stati Uniti, la leggenda celtica attraversò l’oceano con chi lì cercava fortuna: se e in quanti l’abbiano poi trovata non sappiamo; di certo nella nuova patria non trovarono rape grandi abbastanza da riproporre l’usanza di inserirvi una candela dopo averne tolto la polpa.

In America abbondavano però le zucche: di qui al “The Great Pumpkin” (che nelle strisce dei Peanuts è poi diventato “Il Grande Cocomero”) il passo è stato davvero breve.

La notte “All Hallows’ eve” era la vigilia di tutti i Santi, o Notte di tutti gli spiriti sacri, che presso il popolo dei Celti rappresentava il passaggio verso l’inverno e durante la quale si accendevano fuochi e si indossavano maschere spaventose per allontanare gli spiriti maligni.

Ed è anche la notte in cui si ricorda all’anima di Jack di stare lontano dalle case in cui è appesa la lanterna illuminata.

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L’Unione Europea ci offre 72 miliardi e noi diciamo “no grazie”?

People For Planet - Dom, 10/28/2018 - 02:15

Più di 70 mila milioni di euro dell’Unione Europea destinati a noi italiani sono in pericolo. Se non riusciamo a impegnarli entro il 2020 se li beccheranno i polacchi, i portoghesi, i tedeschi, cioè i Paesi europei che riescono a compiere il miracolo di spendere la quota di denaro che l’UE assegna loro.

L’Italia è il secondo Paese come dotazione dall’UE, preceduto solo dalla Polonia, ma è al ventitreesimo posto sui 28 Paesi come capacità di spesa.

Nel passato recente abbiamo perso circa il 45% dei fondi europei. Prima la situazione era anche peggiore.

Pensa a Berlusconi, Prodi, D’Alema, Monti, Letta, Renzi, Gentiloni, che dicono alla loro mamma: “Ho perso un baule pieno di banconote…”
“Ma caro come hai fatto?”
“Non so ero lì e mi è sgusciato via!”
“Figlio mio, un’altra volta devi stare più attento!”

Cavolo! Se fosse capitato a me di perdere un baule di euro mia madre mi pelava vivo! Sono fortunati questi ragazzi!

Loro se la sono cavata facile: “Mamma non è colpa mia! È l’Europa che è stata cattiva! Mamma, ma ti pare giusto che i soldi che non riusciamo a spendere se li riprendono?”

Tanto per rendersi conto di quanto siano 70 miliardi: corrispondono a quasi tre volte quel che il governo sta per investire nel reddito di cittadinanza e per le pensioni anticipate.

I fondo strutturali ammontano a 73,67 miliardi. Sono stati stanziati nel 2014 ma finora ne sono stati spesi circa 2,5. Cioè mentre milioni di persone erano senza lavoro e l’economia languiva avevamo in tasca più di 71 miliardi che si riposavano. Fonti vicine ai governi precedenti spiegano: “Erano stanchi morti per il viaggio da Bruxelles a Roma! Poverini…”

Non lo trovi allucinante?

Per questo danno epocale non possiamo neanche dare la colpa alla disonestà. Avrebbero avuto tutto l’interesse a riuscire a spenderli: avrebbero fatto una bella figura!
Se fossero stati ladri efficienti li spendevano e così riuscivano a papparsene un po’.
Se i soldi li restituisci vuol dire che non sei riuscito neanche a rubarli!

Quindi, almeno in questo caso, la disonestà non c’entra. Non sono stati ladri, sono stati incapaci! E sarebbe ora di rendersi conto che in Italia gli incapaci fanno più danni dei disonesti.

Ma prepàrati perché adesso te ne dico una grossa. Giorni fa ero ad Agorà insieme a Sabino Cassese, grande giurista, giudice emerito della Corte Costituzionale, e di fronte alle telecamere gli ho chiesto se secondo lui è vero che ci sono 71 miliardi che non riusciamo a spendere. Mi ha detto: sbagliato! Sono 150 miliardi!

CENTOCINQUANTA MILIARDI?!? Evidentemente lui calcola tutta una serie di rivoli di denaro di regioni, province, comuni, enti vari, che a prima vista sfuggono all’osservazione…

Cioè abbiamo milioni di poveri e di disoccupati e non spendiamo 150 miliardi di euro?!?!

Mi dispiace dirtelo così tutto in un colpo. E spero che ti incazzi!

Se poi ragioniamo su come quel che viene speso contribuisce veramente alla ricchezza dell’Italia c’è da farsi rizzare i capelli!

Di sicuro i finanziamenti alle imprese in molti casi non arrivano a chi ha le idee migliori e maggiori capacità di realizzarle ma a chi ha il commercialista più furbo.

Trovo il bla bla televisivo assurdo. Torrenti impazziti di parole sull’ultimo twitter, sul punteggio della partita tra M5S e Lega, su quanto l’Europa è malvagia, sul pericolo immigrazione, sugli speculatori finanziari, sulle minacce dell’UE e sui decimali dell’indebitamento di stato rispetto al pil…

Quando sentirai di nuovo queste chiacchiere ricordati che sono armi di distrazione di massa. Se spendessimo il denaro che abbiamo in tasca il pil aumenterebbe del 10% e tutte le storie sui decimali di indebitamento sparirebbero. Stanno evitando di dirti che siamo pieni di soldi e li lasciamo marcire o li buttiamo al cesso. Il nostro problema sono gli incapaci e la burocrazia.

Riusciremo a venirne fuori?

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