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Capodanno nel mondo: le tradizioni più particolari e originali

People For Planet - Mar, 01/01/2019 - 01:04

Cominciamo dall’Oriente: in Giappone la tradizione buddista prevede il Joya no Kane. Alla mezzanotte del 31 dicembre i templi di tutto il Paese suonano le campane con 108 ritocchi a simboleggiare altrettanti peccati originali (così tanti?!?). In questo modo vengono perdonate le trasgressioni dell’anno appena trascorso. Una sorta di indulgenza plenaria.

Il Capodanno Cinese di Hong Kong è stato dichiarato dalla rivista Usa Forbes una tra le celebrazioni più spettacolari del mondo. La fine dell’anno si festeggia tra gennaio e febbraio, alla fine del calendario lunare cinese e a Taiwan si liberano in cielo centinaia di lanterne di carta con dentro preghiere.

La tradizione prevede che si inizi con la danza del leone, un’usanza risalente a 2000 anni fa. La danza è accompagnata da urla e schiamazzi vari per allontanare il mostro Nian.

In Nepal alcuni uomini si forano la lingua con un lungo ago in onore del dio Shiva.

In Thailandia, dove il Capodanno cade ad aprile, la gente si riversa in strada per farsi spruzzare addosso acqua, meglio se a farlo è un elefante. Un gavettone impressionante!

Passando poi in Sudamerica ecco che in Equador si costruiscono i pupazzi del vecchio anno che poi vengono bruciati in piazza. Addio al Viejos Anos! In Italia esiste una tradizione simile ma viene realizzata in piena Quaresima. In pratica si “brucia” l’inverno per celebrare l’inizio della primavera e propiziare buone cose. In origine la pira veniva benedetta dal sacerdote con acqua benedetta e si diceva che lo scoppiettare dell’acqua sul fuoco stava a significare la rabbia del demone che fuggiva.
Lasciamo a voi tutte le considerazioni sul fatto che la vecchia è una femmina…

Torniamo al Capodanno, in Brasile le persone si vestono di bianco e gettano fiori in mare per omaggiare la dea Yemaja.

E arriviamo alla nostra cara, vecchia Europa: a Edimburgo, in Scozia, è possibile ammirare una lunga fiaccolata dove uomini in abiti celtici con kilt d’ordinanza passano per le vie della città. Qualche temerario si getta poi nelle acque gelide del Forth Estuary.

In alcuni villaggi della Romania gli uomini si travestano da capre e altri personaggi per celebrare la morte del vecchio e l’arrivo del nuovo.

E in Italia? Anche le nostre tradizioni potrebbero essere viste dagli altri come strane o particolari.
Noi ci baciamo sotto il vischio, mangiamo le lenticchie per auspicare un anno di abbondanza insieme al maiale grasso, simbolo anch’esso di abbondanza, e poi 12 chicchi d’uva per chiamare la fortuna – usanza, questa, anche spagnola -, il melograno per la fecondità e l’amore, e per lo stesso motivo indossiamo biancheria rossa: e in pochi sanno che affinché funzioni davvero bisogna buttarla via il giorno dopo.

I fuochi d’artificio e i botti servono, con il loro rumore, a scacciare  gli spiriti cattivi.

In alcune regioni si gettano dal balcone le cose vecchie per liberarsi degli oggetti inutili e cominciare l’anno con nuove energie.

E a Capodanno usciamo di casa con un po’ di soldi in tasca. E’ un buon inizio.

Riti, giochi, scaramanzie: ognuno ha quelli del proprio Paese, e magari – per un giorno ritenuto così importante, per il momento che dà inizio a un nuovo anno – vi aggiunge qualcosa di personale.

Se avete voglia scriveteci le vostra “tradizione”, e in tutti i casi:

Auguri di buon 2019 a tutti!!!

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Le 70 foto simbolo del 2018: lacrime, muri ed errori dei potenti

People For Planet - Lun, 12/31/2018 - 09:00

Comincerei dagli occhi sbarrati della donna nera salvata dalle acque, occhi che hanno visto la Medusa mentre navigava alla deriva su una zattera di fortuna. Il Carnevale del potere con il leader nordcoreano Kim Jongun che incontra il detestato, e da lui più volte insultato, presidente americano: un summit dell’ipocrisia di una autorità che non risolve nulla e batte su Twitter l’avvenuto evento mediatico. Mark Zuckerberg davanti alla commissione del Senato americano a rendere conto delle manipolazioni attuate dalla sua preziosa creatura, Facebook.

VEDI LA GALLERY SU REPUBBLICA.IT

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Ora è tempo di Oradesign!

People For Planet - Lun, 12/31/2018 - 01:31

Oradesign è un’azienda di Messina specializzata nella creazione a mano di complementi di arredo e altri oggetti da materiali riciclati. Vecchi pneumatici, barattoli, stoffe, tutto può rinascere come oggetto di design.
Intervista a Lucy Fenech, fondatrice di Oradesign.

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Per maggiori informazioni http://www.oradesign.it/it/index.html

 

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Zootecnia sempre più green: Ue vieta l’uso preventivo degli antibiotici negli allevamenti

People For Planet - Lun, 12/31/2018 - 01:18

La zootecnia in Europa sta compiendo nuovi passi nella direzione del benessere degli animali d’allevamento: il Parlamento europeo ha infatti approvato un nuovo regolamento che vieta l’uso preventivo degli antibiotici negli allevamenti, riservandone l’utilizzo solo in caso di necessità e dopo parere del veterinario.

Indispensabile parere del veterinario

Il nuovo testo sui farmaci veterinari, che per diventare legge dovrà passare l’approvazione formale da parte del Consiglio dell’Unione, limita l’uso degli antibiotici negli allevamenti come misura preventiva in assenza di segni clinici di infezione e specifica che il trattamento dell’intero gruppo di animali in caso di un solo esemplare infetto sarà consentito solo quando il rischio di diffusione della malattia è elevato e non esistono alternative. Tutte decisioni che, comunque, devono essere prese solo dopo visita e diagnosi di un veterinario.

Importante vittoria

Secondo CIWF (Compassion In World Farming) Italia, membro dell’Alliance to Save our Antibiotics, coalizione di organizzazioni sanitarie, mediche, agricole, ambientali e della società civile di tutta l’Unione europea che organizzano campagne per fermare l’uso eccessivo di antibiotici negli allevamenti, si tratta di un’importante vittoria per il benessere degli animali, ma anche per la salute dei cittadini europei, che arriva dopo anni di campagne di sensibilizzazione sull’argomento. L’approvazione del nuovo regolamento da parte del Parlamento europeo “segna un importante passo avanti verso un uso più responsabile degli antibiotici negli allevamenti di animali – afferma Annamaria Pisapia, direttrice di CIWF Italia -. Quello dell’abuso di antibiotici negli allevamenti è un problema gravissimo e molto diffuso anche in Italia, come dimostra l’enorme quantità di antibiotici ancora destinato agli animali d’allevamento in Italia. Ci aspettiamo dunque che una volta arrivata la conferma da parte del Consiglio dell’Unione questo divieto dell’uso preventivo di antibiotici venga applicato rigorosamente dal nostro Paese”.

 

Ricetta elettronica per farmaci veterinari: Italia apripista

Intanto anche il nostro Paese si sta muovendo in favore di un maggior benessere degli animali, sia di allevamento che da compagnia: l’Italia si appresta infatti, a partire dal gennaio 2019, a fare da apripista nell’Unione europea nell’adozione della ricetta elettronica per l’acquisto dei farmaci veterinari. L’obiettivo, si legge nel nuovo provvedimento del ministero della Salute che entrerà in vigore dal 1gennaio 2019, prevede la tracciabilità dei medicinali e delle terapie cui vengono sottoposti sia gli animali da compagnia che quelli destinati alla catena alimentare. “Oltre alla possibilità di una tracciabilità completa del farmaco – spiega Arianna Bolla, presidente di Aisa (Associazione nazionale imprese salute animale) di Federchimica – avremo completa disponibilità di informazione sull’uso antibiotico, compreso il consumo per specie animale: particolare non da poco, perché a partire dalle caratteristiche del consumo per specie si potranno avviare maggiori controlli, più mirati, ma soprattutto maggiore formazione agli allevatori e ai veterinari. Tutte misure per allevare animali più sani“.

Photo by Annie Spratt on Unsplash

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Diritto alla vita e obblighi di soccorso e sbarco

People For Planet - Dom, 12/30/2018 - 08:00

Continuano le partenze dalle coste libiche: migliaia di persone, uomini, donne e minori, in fuga dagli “orrori inimmaginabili” – come sono stati definiti in un rapporto dell’ONU dello scorso 18 dicembre – che si ripetono ogni giorno nei centri di detenzione in Libia, e dagli abusi delle milizie che controllano le rotte migratorie, a terra e nel Mediterraneo. Quel che ormai da tempo si mostra agli occhi indifferenti dell’opinione pubblica italiana ed europea – uomini torturati, donne abusate, ragazzi resi ciechi per le botte, schiavi venduti all’asta – non può più essere chiamato “inimmaginabile”: avviene con il supporto dell’Italia e dell’Unione Europea al Dipartimento libico per il contrasto dell’immigrazione (DCIM) e alla sedicente Guardia costiera libica, organismo fittizio in uno Stato privo di un’unica autorità centrale di coordinamento e di governo.

CONTINUA SU ASSOCIAZIONE DIRITTI E FRONTIERE ADIF

Foto tratta da Comune-info.net

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Cop24, dall’inazione (politica) alla rivolta (sociale)

People For Planet - Dom, 12/30/2018 - 01:36

Sono numerose nel mondo le prese di posizione, gli scioperi e le manifestazioni organizzate per dire no ai risultati del summit contro i cambiamenti climatici, particolarmente timido, che si è appena concluso in Polonia. Azioni previste il 26 gennaio e dal 25 aprile, in tutto il mondo

La Conferenza Onu sul clima si è conclusa a Katowice senza grosse novità. I quasi 200 Paesi firmatari dell’accordo di Parigi – compresi Usa, Cina e Unione europea – avrebbero dovuto rendere operativi gli impegni presi, ma, con enorme fatica, tante pause e molti dubbi, compreso quello che riguarda la permanenza nell’accordo dell’America trumpiana (resterà teoricamente tra i firmatari almeno fino al 2020), nulla di decisivo è stato sancito. Salvo, al solito, rimandare: “faremo di meglio entro il 2020, quando presenteremo piani più rigorosi”, si è detto. Qualcosa che, più che inutile, suona derisorio, anche alla luce degli ultimi, catastrofici, allarmi lanciati dalla comunità scientifica internazionale.

In sostanza il summit polacco ha detto “faremo il possibile per contenere l’aumento di temperatura il più possibile vicino al grado e mezzo”, ma di impegni esatti nessuna traccia, mentre la strada che stiamo percorrendo porta dritta a un aumento di addirittura 3 gradi centigradi, che sarebbe uno scenario apocalittico. Ondate di calore, alluvioni e tempeste sono già oggi fenomeni estremi in buona parte del mondo.

Come ha detto May Boeve di 350.org al Guardian, l’unica speranza resta la società civile, la nostra voce sopra quella di una politica totalmente disinteressata a ciò che avverrà al di fuori del proprio mandato. E la società civile si muove a partire dai bambini, dalla svedese Greta Thunberg che ha parlato ai grandi del mondo e che scioperando da scuola ha dato vita a un movimento che ha mobilitato molte città in Australia, un Paese altrimenti piuttosto sordo, politicamente, al problema dei cambiamenti climatici e dell’ambiente in generale. Ma anche tra gli adulti, nella finanza, molto si muove: basti guardare al movimento gofossilfree che celebra ad oggi l’impegno di oltre mille istituzioni in giro per il mondo che hanno rinunciato a investire negli idrocarburi (carbone, petrolio e gas).

Xrebellion sta organizzando un giorno di protesta in 35 paesi del mondo, il 26 gennaio 2019, mentre la settimana dal 15 aprile sarà un altro appuntamento globale per chi sente di dover fare qualcosa per proteggere e migliorare la propria vita e quella degli altri. Purtroppo l’Italia non primeggia in consapevolezza ambientalista, siamo anche forse l’unico Paese d’Europa a non avere un partito di riferimento, che porti in Parlamento tematiche così urgenti e attuali, mentre invece già lo scorso week end le piazze in Gran Bretagna hanno ospitato manifestazioni di ogni tipo, anche per chiedere che l’ambiente abbia lo spazio che merita sui media: dal gesso gettato contro un edificio governativo a Bristol, alle dimostrazioni di massa a Cambridge, con volontari stesi a terra a fingersi morti, alla distribuzione di alberi a Glasgow, in Scozia. A Sidney i bambini hanno bloccato il traffico, e l’impatto è stato tale che il primo ministro australiano ha aperto bocca per invitare i giovani “ad essere meno attivisti”.

Quella dei bambini australiani ha dato energia ad altre proteste, e domenica scorsa una convention democratica è stata interrotta nella capitale dalle proteste contro le trivelle nei mari australiani. Secondo Abc News, il movimento che si prepara per l’ambiente sta per esplodere con enfasi paragonabile a quelli correlati alla guerra in Vietnam negli anni ’70. Sta a noi decidere se partecipare.

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Agroalimentare italiano top green in Europa, anche per la biocircolarità

People For Planet - Dom, 12/30/2018 - 01:03

L’agricoltura e l’agroalimentare sono i settori più green d’Europa. Lo sostiene il Rapporto GreenItaly2018 di Fondazione Symbola e Unioncamere (http://www.symbola.net/html/article/greenitaly2018), che rileva i punti di forza di questo primato sintetizzabili in: minor impiego di prodotti chimici irregolari, fatturato record di prodotti agroalimentari esportati (di cui parte rilevante appartiene ai prodotti biologi), grandi quote di recupero dagli scarti e primato anche per le indicazioni geografiche riconosciute.

Secondo il Rapporto, infatti, l’Italia:

  • è tra i grandi Paesi europei con la quota maggiore di materia circolare (la cosiddetta “materia prima seconda”) impiegata dal sistema produttivo: quasi un quinto del totale (18,5%);
  • è tra i Paesi al mondo con il minor numero di prodotti agroalimentari con residui chimici irregolari (0,4%), inferiore di 3 volte alla media UE (1,2%) e ben 12 volte a quella dei Paesi terzi (4,7%);
  • è stata la seconda nazione al mondo per export di prodotti biologici (1.910 milioni di euro) dietro agli USA (2.400 milioni di euro) e nettamente avanti ai competitor dei Paesi Bassi (928 milioni di euro), Vietnam (817 milioni di euro) e Spagna (778 milioni di euro);
  • è l’unico Paese al mondo che può vantare 296 indicazioni geografiche riconosciute a livello comunitario per i prodotti alimentari, 37 per le bevande spiritose e 526 per il comparto dei vini.

L’agricoltura italiana inoltre si posiziona al primo posto in Europa in termini di valore aggiunto prodotto: 31,5 miliardi di euro, e pari al 18% del valore complessivo dell’UE a 28. Dati che collocano l’Italia al vertice in Europa davanti alla Francia (28,8 miliardi) e alla Spagna (26,4 miliardi), con la Germania distanziata di oltre 14 miliardi (17,5 miliardi).

Come certifica Eurostat, l’Italia con il suo 18,5% di materia recuperata dagli scarti (la c.d. materia prima / seconda) si colloca nettamente davanti alla Germania (10,7%), unico Paese più forte di noi nella manifattura. Con 256,3 tonnellate per milione di euro, dato quasi dimezzato rispetto al 2008 e molto minore rispetto a quello della Germania (423,6), siamo il più efficiente tra i maggiori Paesi europei nel consumo di materia dopo la Gran Bretagna (che impiega 223,4 tonnellate di materia per milione di euro e che ha però un’economia più legata alla finanza).

Dai rottami di Brescia agli stracci di Prato alla carta da macero di Lucca, all’uso sempre più intenso che si fa degli scarti agricoli o agroalimentari nelle industrie cosmetiche, farmaceutiche o tessili, l’Italia, povera di risorse, ha sempre praticato forme di ri-uso della materia più efficienti, più intelligenti e innovative. Con l’economia circolare – gli scarti di un’impresa diventano la materia prima di un’altra – si intrecciano le filiere tra loro e si definiscono nuovi rapporti: dando nuove opportunità a quella capacità collaborativa già insita nei nostri distretti.

La maggiore efficienza che caratterizza le aziende “circolari” che recuperano materia “buona” dagli scarti” si traduce per l’Italia in minori costi produttivi, minore dipendenza dall’estero per le risorse e maggiore competitività e innovazione.

Per avere un’idea delle quantità recuperabili dal comparto agroalimentare, secondo il Gruppo Ricicla Di.Pro.Ve. dell’Università di Milano in Italia ogni anno si producono 12 milioni di tonnellate di scarti: di questi, la frazione esclusivamente organica ammonta a 9 milioni di tonnellate. Sono quantitativi importanti, reperibili spesso vicino e a bassissimi costi, che se trovano applicazione in altre filiere o comparti, forniscono materia prima di qualità ed evitano impatti ambientali significativi; anche perché in molti processi la frazione recuperabile è molto elevata.

Gli investimenti per il recupero di questi scarti stanno aumentando, e aumentano al contempo i settori in cui questi scarti trovano impiego, grazie anche alla Ricerca e Sviluppo (R&S) delle nostre aziende più innovative. Si riportano di seguito due esperienze interessanti di riuso degli scarti agricoli e agroalimentari, premiate entrambe per la loro innovazione Green: Pigmento, che produce coloranti naturali e Lajatica, linea di cosmetici a base di vinacce.

Pigmento – coloranti naturali

La start up Pigmento, azienda italiana che produce colorante al 100% naturale da scarti agricoli e scarti alimentari, ha partecipato alla fiera internazionale Ecomondo 2018, dedicata all’economia circolare, appena conclusa, ed è stata premiata tra le vincitrici del Bando Start2BeCircular 2017, grazie al sostegno di Fondazione Bracco e Fondazione MAI di Confindustria,.

“I nostri coloranti provengono da scarti agricoli e agroalimentari: da bucce di cipolla, spinaci, vinaccia e fondi di caffè” racconta Miriam Mastromartino, CEO e fondatrice di Pigmento “tutte matrici vegetali che per le aziende del comparto agroalimentare sono rifiuto da smaltire, con costi significativi e impatti sull’ambiente”.

Un ritorno all’applicazione di colorante naturale, come in passato, possibile perché l’azienda ha messo a punto una tecnica estrattiva di pigmenti che permette di velocizzare i tempi di produzione e ridurre i costi. I coloranti estratti dagli scarti vengono commercializzati in polvere o liquido e numerose sono le possibilità applicative; i coloranti possono essere destinati a vari settori tra cui: tessile, bioedilizia, alimentare e cosmetica. “La nostra azienda ha già attive collaborazioni con aziende del settore cosmetico e della detergenza per la casa, ma molte altre sono le applicazioni possibili e i settori che intenderemo coinvolgere” spiega Miriam Mastromartino.

Tra le applicazioni possibili, per dirne alcune, possono trovare spazio: le pitture murarie, le vernici ecologiche, la colorazione dei tessuti, i prodotti per la bellezza. Grazie alle modalità innovative di estrazione sviluppate da Pigmento, l’impiego in tutti questi contesti diventa attuabile anche perché riesce ad essere intenso e duraturo nel tempo. Infine, precisa Mastromartino: “la sostenibilità di questo processo è davvero significativa, il residuo della nostra produzione, in ultimo, può essere utilizzato come bioenergia o compost”, per un recupero totale dello scarto.

Lajatica – cosmetici dalle vinacce

Ha vinto il Concorso Oscar Green, il premio promosso da Coldiretti Giovani Impresa arrivato alla dodicesima edizione che punta a valorizzare il lavoro di tanti giovani agricoltori: si chiama Matteo Bacci, è un imprenditore agricolo discendente da una famiglia di farmacisti, e insieme al celebre tenore Andrea Bocelli e alla sua impresa vitivinicola, in collaborazione con il dipartimento di Farmacia dell’Università di Pisa e supportati dall’esperienza del laboratorio Speziali Laurentiani, ha sviluppato un accordo per la produzione di una linea di prodotti antietà.

La linea che si chiama Lajatica Bocelli 1831, nasce nel 2017, e prende il nome dal territorio della tenuta di Bocelli, contiene sostanze antiossidanti, rappresentate da bioflavonoidi e polifenoli, e le concentrazioni di queste, estratte dalle vinacce, è tale da poter considerare le vinacce stesse una vera e propria fonte di giovinezza. La linea utilizza il resveratrolo, un potentissimo anti-età estratto dalle vinacce e uno scarto di distillazione di rosmarino, che è appunto l’acqua aromatica.

E così, dallo scarto che diventa prezioso, nasce una linea agricosmetica a km zero, e anche questo è importante perché la produzione in sito dei cosmetici consente l’approvvigionamento delle vinacce entro poche ore dalla vendemmia. E la fase dell’incameramento rapido permette di lavorare le vinacce prima dello sviluppo della fermentazione alcolica, evitando l’alterazione dei principi attivi.

Presto il team che ha messo a punto Lajatica potrebbe presentare un’altra linea che sfrutta le proprietà dell’olio di oliva igp toscano. Lajatica è attualmente venduta in Spa internazionali e possono trovarla a bordo i clienti delle navi Msc crociere.

Infatti, grazie ad un accordo siglato dall’azienda di Bocelli (una multinazionale di molte società ormai che operano in svariati settori, non solo nel vino) con la compagnia di crociere MSC, quest’ultima propone ai suoi clienti trattamenti definiti “Vinotherapy” accorpando la linea LAJATICA ad altri derivati dai vini di Bocelli. Alcuni trattamenti prevedono l’uso di semi e acini di uva, altri una combinazione della pianta di Verbasco e olio essenziale di cipresso, altri ancora sfruttano le proprietà degli agrumi e degli impacchi di semi d’uva e vite rossa per allentare le tensioni e nutrire la pelle con un massaggio. Insomma, o scarti o derivati da materie prime di qualità, tutti ingredienti sempre da materie prime vegetali ottenute da processi produttivi rispettosi dell’ambiente, dove non sono ammessi prodotti irritanti o inquinanti come parabeni, solfati, paraffine, tensioattivi.

Altre Fonti:

http://www.symbola.net/html/article/100italiancirculareconomy

http://www.symbola.net/html/article/greenitaly2018

http://giovanimpresa.coldiretti.it/

https://openinnovation.startupitalia.eu/57932-20171227-sios17-le-vincitrici-start-to-be-cicular-fondazione-bracco

http://www.oscargreen.it/aziende/toscana/lajatica-il-cosmetico-a-km-zero-che-solca-i-mari/

http://www.bocelli1831.com/it/healthebeauty.html

http://iltirreno.gelocal.it/pontedera/cronaca/2018/11/19/news/lajatica-i-cosmetici-alla-vinaccia-prodotti-dai-bacci-e-firmati-da-bocelli-1.17478074

https://techprincess.it/vinotherapy-vino-spa/

Immagine di copertina: Fotomontaggio di Armando Tondo

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Botti di Capodanno, cosa fare e cosa non fare per salvaguardare la salute di cani e gatti

People For Planet - Sab, 12/29/2018 - 07:48
Capodanno e le paure degli animali

Ogni anno, la notte di San Silvestro rischia di diventare un incubo per cani e gatti, preda del terrore e tremanti per i botti e i fuochi d’artificio di Capodanno. Si stima che ogni anno, almeno 25 mila animali rimangano vittime – dirette o indirette – di quei rumori improvvisi e per loro assordanti

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Scontri alla partita Inter-Napoli: nulla cambierà

People For Planet - Ven, 12/28/2018 - 23:53
Nulla cambierà

L’importante è che sia chiara una cosa: nulla cambierà e quel che sta avvenendo sotto i nostri occhi è solo una delle tante pagliacciate che periodicamente contraddistinguono il calcio italiano. Domenica sera si è assistito all’ennesimo scempio razzista in uno stadio italiano: l’arbitro Mazzoleni non ha pensato di fermare la partita (il primo stop spetta al direttore di gara), il questore ha detto che è stato meglio non sospendere, la copertura giornalistica televisiva di Sky Sport durante la cronaca è stata deficitaria: quasi mai il focus è stato sugli ululati razzisti; chi era a casa, non ha potuto rendersi conto del clima che si respirava a San Siro. In ossequio al principio base che è quello di minimizzare sempre e comunque oppure, per dirla alla Caressa, non fare da cassa di risonanza a certi atteggiamenti. Questa è la premessa per chiarire qual è la sensibilità italiana alla piaga del razzismo.

Un patto di non belligeranza

Come ha giustamente scritto Fabio Avallone: gli stadi italiani sono ormai una zona franca e lo Stato non ha la benché minima intenzione di intervenire. La differenza non è tra juventini, milanisti, napoletani, interisti. La differenza è tra chi va allo stadio disarmato e per assistere a una partita di calcio e chi invece ci ha costruito un’ideologia che comprende la violenza e vive la partita come un rito non si sa bene di cosa. L’ideologia è trasversale, accomuna tutti gli appartenenti a questi gruppi. Al di fuori delle battaglie, sono persino solidali tra di loro. Sono i padroni incontrastati delle curve. Decidono loro dove ci si può sedere, quali bandiere portare, quali cori cantare. Lo Stato ha evidentemente ritenuto che fosse più comodo così: una sorta di patto di non belligeranza, addio scontri sanguinosi con loro in cambio di una modica libertà d’azione negli impianti. Ogni tanto, però, la situazione scappa di mano. Come per la finale di Coppa Italia che a Roma costò la vita a Ciro Esposito, oppure l’altra sera a Milano.

Ogni tanto nei discorsi fa capolino Margaret Thatcher il primo ministro inglese che all’indomani dell’Heysel cominciò ad approvare una serie di provvedimenti repressivi. Arrivò poi la strage di Hillsborough: tragedia non imputabile agli hooligans, ma alla disorganizzazione e all’insipienza delle forze dell’ordine che stiparono i tifosi del Liverpool su una gradinata troppo piccola e che non resse. Novantasei furono i morti. Uno shock per il calcio, non solo inglese, che non fermò la politica thatcheriana. Anzi. Un modello che ovviamente ha diviso: alcuni lo hanno apprezzato, altri no. Possiamo dire che oggi la violenza è stata completamente sradicata dagli stadi inglesi che secondo alcuni sono diventati luoghi più simili ai teatri. Per picchiarsi, i tifosi si danno appuntamento altrove.

Il Salvini quotidiano

Si può apprezzare o meno la politica Thatcher in merito al calcio, possiamo però paragonarla alle prime reazioni del ministro dell’Interno Matteo Salvini. Che conferma qual è la percezione che il governo e lo Stato italiano hanno del fenomeno violenza negli stadi. Con Salvini, ma anche prima di Salvini. In venti e passa anni, nulla è cambiato. E ieri, con le sue dichiarazioni a Tiki Taka, il leader leghista si è inserito perfettamente nel solco dei suoi predecessori. Col vantaggio di essere anche conosciuto nell’ambiente, come evidenzia la sua foto con il capo ultras del Milan Luca Lucci con precedenti per droga.

Salvini ha innanzitutto promesso che incontrerà i responsabili delle tifoserie organizzate. E già restiamo sconcertati. Li riconosce, conferisce loro uno status politico. Sarà interessante capire se saranno perquisiti al loro ingresso al Viminale, oppure no. Poi ha proseguito con la tiritera sulle società di calcio che devono investire nei sistemi di controllo. Una pagliacciata che va avanti da anni. Basta ricordare le parole di Andrea Agnelli in commissione Antimafia: spiegò come la Juventus – il più importante club italiano – si sentì sotto ricatto da parte degli ultras e avallò il bagarinaggio per non avere problemi negli stadi. E aggiunse che lo Stato li lasciò soli. Gli si può credere o meno, ma questa fu la sua versione.

Non è razzismo

Capitolo razzismo. Degli ululati, Salvini ha detto che “negli stadi cantano anche Milano in fiamme: è razzismo questo? Anche Bonucci, che è bianco, è stato ricoperto di buu a San Siro. Il razzismo non c’entra niente, è sano sfottò tra le tifoserie». Una linea, quella del sano sfottò, che spesso è stata sposata anche da commentatori nazionali di calcio. Una perfetta linea all’italiana. Leggerissima, impercettibile, la differenza con la Gran Bretagna dove i tifosi che si rendono protagonisti di episodi di razzismo, vengono individuati ed espulsi a vita dagli stadi.

A proposito di Koulibaly, Salvini ha saputo dire soltanto che lo vorrebbe al Milan. E ha aggiunto che Mazzoleni ha fatto benissimo a non fermare la partita: «Meno male, altrimenti pensate cosa sarebbe successo». Una difesa a spada tratta dell’esistente. Il morto di Milano, evidentemente, per lui è un incidente di percorso. Domani si gioca, tutto sarà dimenticato. Del modello Thatcher e delle omertà diffuse nel sistema calcio – dai tesserati ai media – si tornerà a parlare al prossimo casus belli.

Pubblicato per gentile concessione de Il Napolista – www.ilnapolista.it

Foto copertina: Spada/LaPresse

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