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Air Italy chiude, la Sardegna resta a piedi

People For Planet - Ven, 02/14/2020 - 10:47

Gli effetti della crisi della compagnia aerea messa in liquidazione dagli azionisti Alisarda e Qatar Aiways si sono già fatti sentire da almeno un paio di mesi sul turismo sardo: «E già a settembre avevamo lanciato l’allarme» ricorda Paolo Manca, presidente di Federalberghi: «Chiedendo di dare alla vicenda l’attenzione che meritava: bisogna considerare che qui stiamo parlando del principale vettore turistico, perché Air Italy è arrivata a trasportare circa 2 milioni di passeggeri a Olbia, principale scalo turistico dell’Isola che in totale veicola 3 milioni di passeggeri.

Nei giorni scorsi alla fiera del turismo di Milano ho visto operatori con prenotazioni per oltre 100mila notti in Sardegna pronti a mandare tutto all’aria per mancanza di voli. Fioccano le cancellazioni delle prenotazioni di pacchetti di camere già bloccate. È già un disastro non solo per il turismo ma per tutta l’economia della Sardegna. E sono a rischio gli arrivi per le World Series di Coppa America a Cagliari di fine aprile e se non si troverà una soluzione in tempi a brevi saranno guai».

600 dipendenti a casa

«È a rischio il lavoro di quasi 600 dipendenti diretti dello scalo di Olbia e di altre centinaia nell’indotto, tutte figure professionali difficili da ricollocare», spiega il sindacalista della Cgil Michele Carrus. E se non bastasse sempre in aprile scade anche l’accordo sui biglietti scontati per i residenti.

«A Cagliari, l’altro scalo sardo, arrivano 4,5 milioni di persone, ma ‘solo’ 1 milione sono turisti», aggiunge Manca che poi spiega: “I flussi turistici viaggiano con 1 anno/1 anno e mezzo di anticipo, quindi questa incertezza ha già colpito duro: gli operatori prenderanno altre strade. Ci sono destinazioni nel Mediterraneo, a partire da Croazia, Turchia e Grecia, che possono contare anche su 10 voli al giorno da Milano o Roma e che si avvantaggeranno di questa crisi», conclude.

Coinvolgere Alitalia per garantire i voli

«La situazione di Air Italy era chiara da tempo. E noi abbiamo chiesto a vuoto decine di incontri a Regione e a Governo» continua Carrus.
«Per prima cosa il governo deve garantire i voli, prorogando la continuità territoriale oltre il 16 aprile anche se la Ue non è d’accordo, affidando il servizio ad Alitalia», propone Manca.

« La politica» conferma Carrus -«deve chiedere all’azienda di non sospendere l’attività. Poi deve trovare un soggetto disposto ad affiancare Qatar; Stato e Regioni devono usare le loro società operative. E anche Alitalia può scendere in campo a dare una mano». Il rischio è che senza continuità aziendale, i 600 dipendenti Air Italy di Olbia non siano nemmeno ammessi agli ammortizzatori sociali di cui godono i loro colleghi di Alitalia.

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Nuovo Coronavirus: vendita mascherine a +427%. Oms: stop ad acquisti incontrollati

People For Planet - Ven, 02/14/2020 - 09:36

L’Organizzazione mondiale della sanità chiede uno stop agli acquisti inappropriati di mascherine, aumentati a dismisura a causa della paura del contagio del nuovo Coronavirus: solo in Italia siamo arrivati a toccare quota 427% in più di quelle acquistate rispetto a prima del 20 gennaio, vale a dire il quintuplo. E a livello globale le scorte sono praticamente terminate.

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Acquisti quadruplicati

I dati arrivano da Iqvia, provider globale di informazioni in ambito sanitario e farmaceutico, che mette in evidenza come l’aumento delle vendite delle mascherine sia evidente su tutto il territorio nazionale: al Sud e nelle isole la spesa per questi dispositivi medici è aumentata da 35 mila euro nella settimana del 20 gennaio a 122 mila euro nella settimana del 27 gennaio, con un aumento del 250%; nelle regioni del nord-ovest si è passati da 13 mila euro nella settimana del 13 gennaio a 62 mila euro nella settimana del 20 gennaio (+377%); nel nord-est da 8 mila euro nella settimana del 13 gennaio a 33 mila nella seguente (+313%), mentre nelle regioni del centro da 9 mila a 50 mila euro (+427%).

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Tempi di rifornimento lunghi

L’Oms parla di “scorte globali di mascherine esaurite” e chiede dunque di evitare l’acquisto incontrollato da parte di persone che non ne hanno reale bisogno poiché i tempi di rifornimento per avere nuove mascherine potranno arrivare fino a quattro-sei mesi, ed è necessario che le poche rimanenze siano a disposizione soprattutto del personale medico e paramedico.  

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Cos’è il ritiro sociale in adolescenza: Hikikomori (Video)

People For Planet - Ven, 02/14/2020 - 07:00

Hikikomori significa “stare in disparte” e in Italia vengono stimati tra i 100 e i 120 mila casi tra i giovani sotto i trent’anni. Di cosa si tratta?

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Video di Martina De Polo e Francesco Saverio Valentino

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I 10 migliori film di Kirk Douglas

People For Planet - Ven, 02/14/2020 - 07:00

La recente scomparsa di Kirk Douglas, a ben 103 anni, ha testimoniato sui social quanto e come fosse amato da almeno tre generazioni di spettatori un divo di Hollywood dalle idee molto liberal, che ha legato la sua tipica fossetta sul volto a personaggi indimenticabili e spesso controcorrente, non convenzionali, cinici e anche spietati.

Figlio di uno stracciarolo bielorusso ebreo e di mamma ucraina, la carriera di Douglas è quella di una aitante giovanotto che con molta gavetta e grande personalità si guadagna le chiavi dello star system, non disdegnando di essere anche produttore per poter controllare e valorizzare il prorpio lavoro e difendere spesso le sue belle bandiere ideali.

Da opere tratte dal teatro, da romanzi di successo, a biopic molto impegnativi, segnante nel western come nel poliziesco, spesso al servizio di grandi registi e autori, la filmografia di Kirk Douglas con oltre novanta titoli in carriera mi ha impegnato in una rigorosa e accurata selezione affettiva e di valore per onorare al meglio la sua memoria con i suoi dieci migliori film. Dieci indimenticabili personaggi della storia del cinema e la consapevolezza di non aver potuto aggiungere Ulisse e il Capitano Nemo.

ORIZZONTI DI GLORIA di Stanley Kubrick, 1957

Il colonnello Dax è il volto e il corpo dell’antieroe che mette alla sbarra del cinema l’immonda carneficina della Prima Guerra mondiale rappresentata dall’inutile assalto al Formicaio tedesco. Quarto film di Kubrick. Pellicola finanziata da Douglas, che nella sua biografia, ricorda che esercitò il proprio potere nei confronti del regista che per motivi di incasso aveva modificato la sceneggiatura originaria piazzandoci un lieto fine. Il drammatico finale tratto da un libro ispirato a fatti realmente accaduti sul fronte francese ne ha preservato il ruolo di capolavoro antimilitarista che mette a nudo anche le differenze di classe. Il colonnello Dax non è solo un militare che combatte senza pensare al proprio interesse e alle proprie medaglie e che si oppone all’assalto inutile, ma è anche un avvocato nella vita civile e quindi si assume l’onere impossibile della difesa davanti alla Corte marziale dei tre fanti presi a caso nella folle vicenda. Due ruoli indimenticabili in uno straordinario personaggio simbolo del grande cinema che si schiera contro l’orrore della guerra levatrice della Storia. La Francia offesa non concesse le location del proprio territorio e impedì la visione del film fino agli anni Settanta.

ASSO NELLA MANICA di Billy Wilder, 1951

Charles Chuck Tatum con uno strepitoso Kirg Douglas (primo film che lo consacra al grande pubblico) è un giornalista privo di scrupoli, che a causa dei suoi vizi (è un forte bevitore e un donnaiolo) viene licenziato dai più prestigiosi quotidiani di New York, Chicago e Detroit. Va in provincia a sfruttare a proprio vantaggio il caso di un uomo nel pozzo. Billy Wilder realizza un capolavoro dimenticato dalle programmazioni ma invece anticipatorio e molto lucido sul cinismo dei media. Il film è “Asso nella manica” ma verrà successivamente ribattezzato “The big carnival” una sorta di profezia sul circo mediatico.

SPARTACUS di Stanley Kubrick, 1960

Non solo la maiuscola interpretazione dello schiavo che si ribella al potere di Roma ma anche un nuovo impianto produttivo concepito e costruito da Kirk Douglas. L’attore produttore in prima battuta aveva chiamato alla regia Antony Mann poi sostituito da Kubrick in un film forse poco kubrickiano ma in cui offre il meglio della sua arte e tecnica nelle scene di battaglia e di violenza e nella direzione degli attori in un cast che contempla Laurence Olivier, Peter Ustinov, Tony Curtis. Lo Spartacus Douglas mette nei titoli di testa del film lo sceneggiatore Dalton Trumbo perseguitato dal maccartismo. Quattro Oscar. Secondo Morandini: “Il migliore – e il più adulto – dei colossi storici di Hollywood”.

IL GRANDE CAMPIONE di Mark Robson, 1949

Energica interpretazione del pugile Midge Kelly, atleta senza redenzione ma che mette da parte valori e principi tradendo moglie e l’allenatore che lo aveva portato al successo. Usa chiunque pur di arrivare alla corona del Mondiale, le donne, la mafia e persino il proprio fratello disabile. Finale tragico. Douglas da caratterista diventa una star degli Studios. Prima nomination come migliore attore ma l’unico Oscar che prenderà sarà quello alla carriera.

IL BRUTO E LA BELLA di Vincent Minnelli, 1952

Il bruto è lui, Kirk nei panni di un produttore cinematografico senza scrupoli, Jonathan Shields, esponente di Hollywood  fermamente intenzionato a toccare l’apice del successo, abbandonando l’attrice Georgia, il regista Fred Amiel e lo scrittore James Lee Bartlow. Anche se l’uomo è un approfittatore, queste persone gli devono comunque una parte del loro successo. Metacinema assoluto. Secondo Mereghetti uno dei più bei film sul cinema che si racconta da dentro. Seconda nomination all’Oscar per Douglas.

BRAMA DI VIVERE di Vincent Minnelli, 1956

Una delle sfide più amate da Kirk Douglas. Il biopic di una figura enorme dove l’attore s’incarna nel mito. Qui genio e follie del pittore Vincent Van Gogh. L’attore restituisce al meglio i problemi mentali, la paura di fallire, l’incontro con Gauguin, la grande arte incompresa. L’aderenza del protagonista al complesso personaggio è di altissima levatura. Ennesima nomination ma questa volta l’Oscar era meritatissimo. Il migliore Van Gogh di sempre.

PIETÀ PER I GIUSTI di Wiliam Wyler, 1951

Il titolo italiano non rende onore al più adeguato originale “Detective story”. Kirk Douglas “in ottima forma” è il poliziotto James McLeod determinato a lottare contro ogni forma di sopruso. Il film si svolge nell’arco di un giorno in un commissariato di New York. Dinanzi alla volontà della polizia locale di chiudere le indagini contro Karl Schneider, un medico accusato di aver fatto morire un paziente, il detective oppone resistenza, fino a mettere a rischio la propria sicurezza e quella della famiglia intera. Tratto da un dramma teatrale e sceneggiato anche da  Dashiell Hammett.

SFIDA ALL’O.K. CORRAL di John Sturges, 1957

Numerosi western nella filmografia di Kirk. Le mie preferenze vanno a questo classico tratto dalla Storia. Douglas si cala benissimo nei panni del medico John Doc Hollyday accompagnandosi allo sceriffo Wyatt Earp (interpretato da Burt Lancaster) in una celebre sfida contro il cattivo di turno, non attendibile sul piano storico, ma John Ford, che sullo stesso episodio girò “Sfida infernale,” ci ha insegnato che nel West la leggenda prevale sulla cronaca. Un crescendo di vicende ben incastrate  prepara la sfida. Dodici minuti leggendari.

UOMINI E COBRA di Joseph L. Mankiewicz, 1970

Western della decadenza con una trama avvincente che consegna molte stelle al merito a Douglas, questa volta cattivo a suo agio nei panni del protagonista Paris Pitman. Storia di un bottino di una rapina nascosto in mezzo ai serpenti. Ma anche film carcerario con il direttore carogna e quello umanitario. Finale sbalorditivo.

SOLO SOTTO LE STELLE di David Miller, 1962

John “Jack” Burns è un cowboy della modernità degli anni Sessanta. Reduce delle guerra di Corea, è un solitario, un romantico, un idealista. Un senza tetto, né legge. Con il suo amico aiuta i migranti messicani a passare illegalmente il confine. Si scontra con la polizia violenta. Uno “sconsolato canto funebre” del genere western e di una “certa idea dell’America”. Infatti il cavallo è inseguito dall’elicottero e dall’automobile della polizia e finisce ucciso sotto un Tir.

L’immagine originale della foto di copertina è su Wikimedia

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San Valentino: 7 fiori perfetti per dire «ti amo»

People For Planet - Gio, 02/13/2020 - 15:56

Cosa ci può essere di meno romantico di un colorato mazzo di fiori morti per dichiarare amore al proprio partner a San Valentino? Oltre al decesso appurato, i fiori recisi sono – lo sappiamo – coltivati in serre che consumano enormi quantità di energia, spesso tirano dentro commerci poco limpidi che includono lo sfruttamento del lavoro. Se fuori stagione, come frutta e verdura, è molto probabile che siano stati trattati con pesanti quantità di fitofarmaci e che abbiano viaggiato per mezzo mondo, ovviamente in locali refrigerati, per giungere a noi a un prezzo assolutamente vantaggioso. Ma dove è il romanticismo in tutto questo?

Un messaggio d’amore sottile ed elegante prende in considerazione anche questi fattori, e sarà dunque più vicino alle piante in vaso, facili da coltivare e mantenere, dalla lunga e romantica fioritura, dal profumo intenso e reale.

Teoricamente eterni: proprio come la vostra unione. Ecco a voi la nostra scelta:

Poetici e “gonfi” d’amore: i giacinti Anche recisi, i giacinti sopravvivono particolarmente a lungo

Fiore poetico molto caro a Plinio, Virgilio e Teocrito, che spesso lo hanno citato nei propri versi. In Italia il bulbo del giacinto è arrivato per la prima volta alla fine del 1500 dall’Asia Occidentale, ma essendo amante dei climi temperati il sud Europa è divenuta oggi una sua zona di produzione e questa è la sua stagione. Il suo profumo è prezioso e molto ricercato. I significati attribuiti al fiore sono diversi e variano a seconda della colorazione: il giacinto rosso è simbolo di passione, quello blu di coerenza. In generale, il giacinto rappresenta il gioco e il divertimento: un messaggio ideale per la notte più appassionata dell’anno.

Il mughetto: il re del profumo (per un messaggio sensuale) Un inno alla dolcezza

Secondo il linguaggio dei fiori, il mughetto “riporta la felicità”: cosa di meglio per sottolineare il risultato di un’unione particolarmente speciale? Inoltre basta guardare questi piccoli fiori bianchi per essere assaliti da un oceano di tenerezza, avvolti dal profumo che li ha resi famosi in tutto il mondo.

I non ti dimenticar di me: un nome, una garanzia Quando le dimensioni non contano

Umili tra i fiori, eppure così speciali per quel particolare colore che li contraddistingue e quel nome, che da solo vale il più bel messaggio d’amore. Questi piccoli pegni sono tra l’altro facili da coltivare, sia in giardino che in casa.

Il ciclamino: semplice e chiaro Perfetto se avete fretta: si trova anche al supermercato!

Tra le più comuni piante invernali da fiore, che si trovano ovunque, in molti colori e sfumatore, c’è il ciclamino. I suoi petali sono piccoli cuori vellutati, la pianta è facile da mantenere e fiorisce fino a maggio.

Rosa d’inverno: che rosa sia (ma nera) Una scelta di classe

Se proprio rosa deve essere, che sia l’elleboro, la rosa d’inverno. Uno dei fiori più belli ed eleganti in assoluto, ama il freddo e scalda i cuori. Si mantiene benissimo all’aria aperta, sulla finestra della camera da letto ad esempio, e ha diverse tonalità, dal classico ghiaccio al rosa, al viola, fino al superbo nero.

Orchidea afrodite: un grande classico Una intramontabile compagna di vita

Un omaggio all’amore e un omaggio alla bellezza della vostra compagna, o del vostro compagno: dea tra le dee, l’orchidea – quasi esplicito simbolo dell’erotismo – è un particolare elogio alla dea greca della bellezza.

Il gelsomino: uniti per sempre Duro a morire, anche per chi è negato

Profumatissimo, capace di aricciarsi e aggrovigliarsi come pochi altri amanti al mondo riuscirebbero, resistente agli sbalzi di tempratura e perenne. Devo aggiungere altro? A primavera – tra poco – avvolge con un profumo inebriante, mentre il suo fiore ad elica crea vortici di passione.

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Energia, si ferma la crescita delle emissioni nel 2019

People For Planet - Gio, 02/13/2020 - 12:17

Questa, sì, è proprio una buona notizia. Le emissioni globali di biossido di carbonio legate alla produzione energetica hanno smesso di crescere, secondo i dati forniti dall’Aie (Agenzia Internazionale dell’Energia), pubblicati l’11 febbraio. La buona notizia sta soprattutto nel fatto che, invece, era previsto un aumento.

La tendenza era infatti chiara e da due anni le emissioni del settore erano in crescita. Nel 2019, invece, sono rimaste invariate a quota 33 gigatonnellate, anche se l’economia mondiale è cresciuta del 2,9 per cento.

Perché è successo

L’agenzia spiega la cosa con il calo delle emissioni della produzione di elettricità nelle economie avanzate, grazie al ruolo crescente delle fonti rinnovabili, ma anche con il passaggio del combustibile più diffuso dal carbone al gas naturale, e infine anche alla maggiore produzione di energia nucleare. Altri fattori includono il clima più mite in diversi Paesi (una conseguenza positiva dei cambiamenti climatici) e una crescita economica più lenta in alcuni mercati emergenti.

Cosa manca da fare

«Ora dobbiamo lavorare affinché il 2019 sia ricordato come un picco definitivo delle emissioni globali, non solo un’altra pausa nella crescita», ha commentato Fatih Birol, direttore esecutivo dell’Aie. «L’Aie sta costruendo una grande coalizione incentrata sulla riduzione delle emissioni, che comprende governi, aziende, investitori: tutti realmente impegnati ad affrontare la nostra sfida climatica».

Il merito è delle economie avanzate, soprattutto degli Usa

Affinché questa buona notizia possa farsi significativa nella lotta per il clima, mancano gli interventi delle economie emergenti. Questa riduzione delle emissioni è ascrivibile infatti alle economie avanzate, specialmente gli Stati Uniti, che hanno registrato il più grande calo delle emissioni su base nazionale, con una riduzione di 140 milioni di tonnellate, pari al 2,9 per cento. Le emissioni statunitensi sono ora diminuite di quasi 1 gigatonnellata rispetto al picco massimo, raggiunto nel 2000.

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Coronavirus: sulla nave in quarantena offerto porno gratis ai passeggeri

People For Planet - Gio, 02/13/2020 - 12:01

L’iniziativa viene considerata dai promotori una questione di solidarietà: sono in quarantena, poveracci, non possono sbarcare e anche tra di loro i contatti sono ridotti al minimo per evitare il diffondersi del contagio del nuovo Coronavirus: perché allora non offrirgli la possibilità di distrarsi guardando del porno gratis?

La (bizzarra) proposta, si legge sul giornale canadese Global News, è stata riportata dal sito Fox Business: un sito web per adulti con società con sede a Miami, CamSoda, avrebbe offerto l’accesso completo e gratuito ai propri servizi di webcam all’equipaggio e alle migliaia di passeggeri della nave da crociera Diamond Princess, ormeggiata nel porto di Yokohama in Giappone, in quarantena dopo che diverse persone a bordo sono risultate positive al nuovo Coronavirus.

Camming: spogliarelli e atti erotici live via webcam

«Non stanno solo affrontando la paura dell’infezione, il che è già di per sé terrificante, ma la noia – ha dichiarato Daryn Parker, vicepresidente di CamSoda – Noi amiamo le crociere, ma senza alcuna attività e senza interazione umana la noia deve essere paralizzante. È per questo che nel tentativo di distogliere la mente dal Coronavirus offriamo a passeggeri ed equipaggio della nave la possibilità di divertirsi in un ambiente sicuro e controllato con il camming». Il camming è una particolare categoria del porno che richiede l’esibizione live davanti a una webcam di un performer (uomo o donna, ma più spesso donna) che si esibisce in spogliarelli e/o atti erotici.

La notizia per ora non è stata confermata, ma nemmeno smentita: il giornale canadese scrive infatti che ha contattato la società che gestisce la nave da crociera per avere conferma, ma al momento della pubblicazione dell’articolo non aveva ricevuto risposta al riguardo.

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La solidarietà non è morta!

People For Planet - Gio, 02/13/2020 - 10:31

In un solo mese dalla nascita del primo Muro della Gentilezza a Milano sono 10.000 i capi di abbigliamento regalati dai cittadini, oltre a 1500 libri, centinaia di giocattoli e prodotti per l’igiene. Il Muro si trova sulla facciata esterna del Tempio del Futuro Perduto in via Luigi Nono. A diffonderli è l’associazione Nuovo Rinascimento, il collettivo di giovani che organizza e gestisce le attività culturali e solidali all’interno della struttura.

A usufruire di tanta generosità sia i privati che ne hanno bisogno che le associazioni che aiutano i meno abbienti.

A Riace riapre l’ambulatorio medico

Venerdì 7 febbraio è stato riaperto l’ambulatorio medico gratuito chiuso dall’attuale amministrazione filo leghista del sindaco a novembre. L’ambulatorio era nato nel 2017 grazie al sostegno dell’associazione Jimuel-Onlus e allo Studio radiologico di Siderno in collaborazione con il comune di Riace.

Ora grazie a Città Futura, l’associazione che a Riace ha avviato i progetti d’accoglienza, alla determinazione di Domenico Lucano, alla generosità dell’associazione Jmuel e del dottor De Napoli e ovviamente al sostegno della fondazione “È stato il vento” e di tutti quei tanti, tantissimi che vi hanno creduto, si è alzata la serranda del nuovo ambulatorio.

Non solo, a Riace hanno riaperto anche alcuni laboratori artigianali ed è nato un frantoio di comunità che produce un olio buonissimo.
Un pezzetto alla volta la Riace che ci piace ritorna a vivere.

Il pacco di mamma anche se stai all’estero

Potevano inventarselo solo due ragazzi napoletani, Flavio Nappi e Romolo Ganzerli.

Stavano studiando imprenditoria a Parigi e volevano comperare un pacco di Pavesini ma quando hanno visto che costava 7 euro hanno cominciato a pensare che doveva pur esserci un modo per portare la cucina mediterranea a chi viveva all’estero come loro a con prezzi giusti.

Ed ecco che così è nato Mammapack, un supermercato online che serve gli italiani all’estero offrendo i vari prodotti nazionali a prezzi bassi – perché acquistati in Italia – e con spese di spedizione contenute.

Non solo pasta o pomodoro, Mammapack offre oltre 10.000 prodotti e dopo un anno di inizio attività conta 4.000 clienti in 20 Paesi europei.

«Facciamo le veci delle mamme che vogliono sapere se il figlio lontano sta mangiando bene – raccontano Flavio e Romolo – così il nostro cliente tipo è lo studente, la mamma, ma anche il pensionato. Un amore particolare va alla cura del neonato e gli alimenti per i più piccoli».

Non solo cibo: nei pacchi si trovano cartoline d’auguri e a ogni riordino un copia di Topolino degli anni ’80-’90-2000.

Perché non di solo pane vive l’italiano all’estero.

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Foto di Gerd Altmann da Pixabay

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Outsider Art: l’arte di chi non è considerato artista

People For Planet - Gio, 02/13/2020 - 07:00

Outsider Art è un termine inventato nel 1945 dall’artista francese Jean Dubuffet che così la definiva: “Lavori effettuati da persone indenni di cultura artistica, nelle quali il mimetismo, contrariamente a ciò che avviene negli intellettuali, abbia poca o niente parte, in modo che i loro autori traggano tutto dal loro profondo e non stereotipi dell’arte classica o dell’arte di moda.

Conosciamo alcuni autori di Outsider Art del passato.

Per vedere l’infografica più grande clicca qui

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La plastica che hai riciclato forse è finita in una discarica abusiva in Malesia

People For Planet - Mer, 02/12/2020 - 15:00
1.300 tonnellate in 9 mesi

Nei primi nove mesi del 2019 più di 1.300 tonnellate di rifiuti in plastica sono state spedite illegalmente dall’Italia ad aziende malesi: è quanto ha scoperto l’Unità Investigativa di Greenpeace Italia nell’inchiesta condotta tra Italia e Malesia sul traffico di rifiuti in plastica.

«Con l’ausilio di telecamere nascoste», dichiarano a Greenpeace Italia, «abbiamo raccolto le testimonianze di alcune delle aziende malesi disposte a importare illegalmente i nostri rifiuti (plastica contaminata e rifiuti urbani compresi), e abbiamo documentato la presenza di rifiuti plastici provenienti dall’estero, Italia inclusa, abbandonati all’aperto senza alcuna sicurezza per l’ambiente e la salute umana.»

Su 65 spedizioni avvenute in questo lasso di tempo per via diretta, 43 sono state destinate a impianti privi dei permessi per importare e riciclare rifiuti stranieri, che operano quindi senza alcun rispetto per ambiente e salute umana.

Questa situazione conferma ancora una volta, dichiara Greenpeace, l’inefficacia del sistema di riciclo e la necessità di adottare misure urgenti per ridurre la produzione di quella frazione di plastica, spesso inutile e superflua, rappresentata dall’usa e getta.

La responsabilità del governo italiano

Il governo italiano è stato esortato da Greenpeace Italia a porre fine all’esportazione illecita di rifiuti di plastica in Malesia. L’Italia non dispone di procedure di riciclaggio per gestire tutta la plastica prodotta dal Paese e si basa quindi sulle esportazioni. Il governo ha però il potere di imporre divieti alle esportazioni verso i Paesi in cui si sa che il sistema non soddisfa gli standard legali.

Le importazioni malesi di rifiuti di plastica da Paesi ricchi sono aumentate notevolmente da quando la Cina, in precedenza il più grande importatore del mondo, ha imposto delle limitazioni a gennaio 2018.

«L’esportazione dovrebbe essere l’ultima ratio, una società tecnologicamente avanzata deve essere in grado di gestire i propri scarti; se non lo è, deve interrogarsi seriamente su quello che sta facendo», dichiara Paola Ficco, giurista ambientale e avvocatessa.

Cosa prevede la legislazione UE

La legislazione dell’UE stabilisce che gli Stati membri possono esportare rifiuti di plastica in paesi extra-UE solo se sono riciclabili e che le società di riciclaggio devono aderire agli standard ambientali e tecnici richiesti dagli impianti di trattamento in Europa.

Ma controlli molto aleatori fanno sì che un’enorme quantità di plastica contaminata e difficile da riciclare sia spedita fuori dall’Europa e finisca in fabbriche illegali.

Poiché quelle aziende non hanno la capacità di gestire la plastica contaminata e non riciclabile, gran parte dei rifiuti finiscono accumulati fuori dalle loro fabbriche, bruciati o in discarica.

Greenpeace Italia ha condotto un’indagine sotto copertura su fabbriche che non erano tra quelle indicate dalle autorità malesi come aventi il ​​permesso di riciclare i rifiuti di plastica. Il team ha trovato prove di plastica immagazzinata illegalmente e di lavoratori che vivono all’interno di fabbriche circondati da plastica bruciata.

YB Tuan Ng Sze Han, un politico nello stato malese di Selangor, ha dichiarato a Greenpeace che il contenuto delle spedizioni in arrivo nel Paese raramente corrispondeva a quanto dichiarato in dogana.

«Solo circa il 20 o il 30% può essere riciclato» ha affermato. «Il resto deve essere scartato, causando enormi problemi e inquinamento. La maggior parte degli occidentali non ne è a conoscenza. Pensano che i loro paesi stiano facendo un ottimo lavoro di riciclaggio; peccato che non sia affatto così

L’intervento delle Nazioni Unite

Lo scorso maggio le Nazioni Unite hanno annunciato che quasi tutti i paesi del mondo avevano concordato, nell’ambito di un emendamento alla convenzione di Basilea, un accordo volto a limitare le spedizioni di plastica non riciclabile verso i paesi più poveri.

A partire dal gennaio 2021, i paesi esportatori dovranno ottenere il consenso dei governi dei paesi che ricevono rifiuti di plastica contaminati, misti o non riciclabili.

Rifiuti e gioco delle 3 carte

La Malesia l’anno scorso ha iniziato a reprimere chiudendo 140 fabbriche di riciclaggio illegali e restituendo 150 container pieni di plastica provenienti da Paesi occidentali.

L’indagine di Greenpeace ha anche rivelato che da quando la Malesia ha iniziato la sua repressione, c’è stato un aumento del numero di broker, principalmente a Hong Kong, che organizzavano spedizioni.

«Stanno semplicemente facendo il gioco delle 3 carte», ha dichiarato a The Guardian Pierdavide Pasotti di Greenpeace Italia. «La spedizione viene legittimamente negoziata attraverso Hong Kong mentre il container dall’Italia arriva direttamente in Malesia. È possibile che l’esportatore italiano, consapevole della repressione in Malesia, stia usando questo escamotage.»

I produttori di rifiuti di plastica sono in ultima analisi responsabili di dove questi finiscono e basta che ricevano documenti attestanti che i rifiuti di plastica sono stati riciclati, anche se non è vero, per sentirsi legalmente sicuri.

Fonti: Greenpeace Italia, The Guardian

Fonte Immagine: Greenpeace

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Un orango allunga la mano per salvare un uomo

People For Planet - Mer, 02/12/2020 - 11:11

In una foresta protetta del Borneo, in Indonesia, un orango tende la mano a un uomo, probabilmente conoscendo il pericolo che sta correndo. Infatti nella riserva Borneo Orangutan Survival Foundation, il guardiano era sceso in acqua perché gli era stata segnalata la presenza di un serpente, pericoloso per gli orango. Un fotografo amatoriale, Anil Prabhakar, ha catturato la sequenza di immagini, che sta diventando virale sui social. Anila ha commentato su Instagram: «Posso aiutarti? Quando muore l’umanità nell’essere umano, gli animali a volte guidano i nostri principi».

Allo zoo di Vienna

La specie, a grave rischio, non è nuova a esternazioni di sensibilità.

Recentemente nello zoo di Vienna una donna che allattava il figlio accanto a una gabbia è stata avvicinata da una femmina di orango, che aveva da poco perso un figlio. Le due neo-mamme sono rimaste a lungo sedute vicine, divise dalla vetrata della gabbia, a osservare il piccolo mangiare. La donna ha deciso, dopo l’accaduto, di raccogliere fondi per sostenere questa specie a rischio.

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Strage di Bologna: ora sappiamo chi l’ha voluta

People For Planet - Mer, 02/12/2020 - 10:56

2 agosto 1980 ore 10:25, scoppia una bomba alla stazione di Bologna: 85 morti, 200 feriti. Il più grave attentato terroristico del dopoguerra.

Ieri, 11 febbraio, la Procura generale di Bologna ha chiuso le indagini sui mandanti, in sintesi: fu la loggia massonica Propaganda 2 a organizzare e finanziare la strage di Bologna. Dietro alla bomba alla stazione c’erano quattro menti nere: quelle di Licio Gelli, del suo braccio destro Umberto Ortolani, del potentissimo capo dell’ufficio Affari riservati del Viminale Federico Umberto D’Amato, e del piduista senatore del Msi, Mario Tedeschi. Tutti già scomparsi e speriamo passati a “peggior” vita.

Paolo Bellini, ex ‘primula nera’ di Avanguardia nazionale tra gli esecutori in concorso con i quattro estremisti neri già condannati: Giusva Fioravanti, Francesca Mambro, Luigi Ciavardini e Gilberto Cavallini. E Bellini è indagato anche con “altre persone da identificare” come si legge sull’avviso di conclusione delle indagini. Coinvolto anche l’ex generale del Sisde Quintino Spella e l’ex carabiniere Piergiorgio Segatel: accusati di depistaggio. L’amministratore del condominio di via Gradoli, a Roma, Domenico Catracchia risponde di false informazioni al pm.

La preparazione della strage, stando agli inquirenti, sarebbe iniziata nel febbraio del 1979 “in una località imprecisata”. I finanzieri hanno documentato flussi di denaro per alcuni milioni di dollari partiti sostanzialmente dai vertici della P2 e indirizzati ai Nar – I Nuclei Armati Rivoluzionari, un’organizzazione terroristica neofascista.

Cambia la storia d’Italia

«L’ipotizzato concorso in strage di Gelli, Ortolani, D’Amato e Tedeschi è una novità assoluta che ci fa ritenere che questo processo possa cambiare la storia di questo paese», dice l’avvocato dei familiari della vittime Andrea Speranzoni.

Paolo Bolognesi presidente dell’associazione dei familiari delle vittime ha dichiarato: «Sono passati 40 anni, se ne potevano risparmiare 10». Secondo Bolognesi l’avviso «È nella direzione dei documenti che avevamo predisposto noi per la Procura”, che riguardavano il processo sul crac del Banco ambrosiano di Roberto Calvi e dove si trovava un documento chiamato Bologna con il numero corrispondente a un conto corrente acceso alla Ubs di Ginevra dallo stesso Gelli. La prima movimentazione di denaro su quel conto è datata febbraio 1979, l’inizio della preparazione della strage.

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Gatti, chi li venera e chi li uccide…

People For Planet - Mer, 02/12/2020 - 07:00

Si fa presto, con un giro in rete, a trovare le peggiori stranezze che riguardano i gatti. Se avete da parte 30mila euro, ad esempio, potete clonare il vostro micio. Lo ha fatto di recente un affezionato cinese che si è rivolto a una società bio tech di Pechino per far impiantare in una madre surrogata l’embrione clonato dall’adorato gatto morto. 66 giorni dopo è nato un cucciolo, identico per caratteristiche fisiche e caratteriali al precedente animale domestico. È stata la prima volta in assoluto. L’azienda ha dichiarato che in futuro si potranno aggiungere al gatto anche personalità e ricordi del gatto morto: wow!

In Cina è esploso l’amore per i gatti

Notoriamente la Cina ha per tradizione e storia un rapporto molto diverso dal nostro con gli animali, che difficilmente entravano a far parte della famiglia. Adesso le cose sono molto cambiate, e l’amore per i gatti in Cina è esploso. Si parla di un numero crescente di persone schiavizzate dall’amore per il  gatto, e gli altri cinesi, quelli più vecchio stile, prendono in giro queste nuove abitudini definendo gli amanti dei gatti “quelli che si divertono a pulire la cacca”. Come dar loro torto? Eppure, la fetta di cinesi che non bada agli effetti collaterali è aumentata del 50% nel solo 2018, una percentuale molto maggiore rispetto agli ancora rari amanti dei cani o di altri animali domestici. Sono circa 40 milioni attualmente i gatti cinesi, e circa la metà abita in una casa, mentre 50 milioni di cinesi amano i gatti, specialmente i cinesi nati dopo gli anni Ottanta. Questo significa che magari non hanno un gatto, ma adorano tutto ciò che è correlabile a questo animale: poster, oggetti vari che li raffigurino, e i famosi video di gattini, noti anche da noi per il potere di fascinazione e lo spazio immenso che trovano sul web, al punto che oggi dire “video di gattini” significa, in gergo, video di cose frivole, in cui il gattino è divenuto appunto re.

I meme di gattini

I meme sono brevissimi video, in genere buffi o super teneri, oppure foto con una scritta che veicolano un pensiero o un’idea. I gatti dominano queste chicche in tutto il mondo e i social fanno da rimbalzo al loro successo. Ma il web è anche ricco di blog sui gatti, siti o gruppi social sui gatti, con annessi forum sui gatti. Sempre in Cina si raggiunge l’apice, con un blogger, Daodao, che da solo ha raggiunto 4 milioni e mezzo di follower. Un fenomeno pazzesco, che fa guadagnare loro moltissimi soldi in pubblicità, non solo di cibo e giochi per animali domestici, ma di qualsiasi cosa sia fotografabile accanto al loro gattino, e che venderà di lì a pochi minuti.

A proposito di vendere grazie ai gatti, Starbucks, la catena di caffetterie, ha messo in commercio una tazza in edizione limitata lo scorso febbraio in Cina, con il proprio marchio e una figura di gatto, ed è andata esaurita online in 0.07 secondi, con scene di isteria collettiva nei negozi per accaparrarsi gli ultimi pezzi. Prezzo 199 yuan, circa 27 euro. E poi, naturalmente, anche in Asia, ormai come e più da noi, ci sono i bar e caffè popolati da gatti, per chi lavora molto e non può permettersi di badare a un gatto ma ha tanta voglia di accarezzarne qualcuno, ogni tanto.

Chi mette una taglia sulla loro testa

Dall’altro lato, in Australia, è in corso da molti anni una vera e propria guerra ai gatti per un motivo molto serio che faremmo bene a prendere tutti in considerazione, visto il momento storico che stiamo vivendo. Come i ricercatori ci ripetono da tempo, siamo di fronte a un’estinzione di massa per molte specie, e i gatti, specialmente quelli selvatici, sono predatori pericolosi – cresciuti a dismisura grazie al nostro amore – per l’ecosistema e per specie a rischio di uccelli e piccoli mammiferi. Il governo australiano per questo motivo ha messo in conto di eliminare 2 milioni di gatti randagi, ovvero buona parte del totale, che si stima essere tra i 2 e i 6 milioni. Questo esercito è infatti in grado di uccidere in totale 1 milione di uccelli e quasi 2 milioni di rettili ogni giorno. Ricchezza di biodiversità tra l’altro gravemente danneggiata di recente, a seguito degli incendi che hanno colpito gran parte delle aree, anche protette, del Paese. Nello stato del Queensland, c’è addirittura una taglia di 10 dollari per ogni scalpo di gatto selvatico consegnato alle autorità.

In Nuova Zelanda c’è una situazione simile, e da quando sono stati introdotti dai coloni europei, hanno causato o fortemente concorso all’estinzione di oltre 20 specie animali. Sono considerati la peggiore minaccia per la biodiversità e quindi per la ricchezza naturalistica del Paese che, lo ricordiamo, possiede esemplari unici al mondo: l’80% dei suoi mammiferi e il 45% dei suoi uccelli non vivono in nessun altro luogo sulla terra. Per questo motivo non si possono possedere più di due gatti.

“I gatti sono gli unici veri sadici del mondo animale”, ha dichiarato un conservazionista alla Cnn, “sono killer seriali che torturano senza pietà”. Senza bisogno di arrivare a odiarli, comunque, è possibile consentire al proprio gatto di vivere serenamente rendendogli però impossibile la caccia. Il Regno Unito per esempio, dove si riflette da tempo su come contenere la strage di uccelli portata avanti dai felini di casa, ci sono diverse campagne che invitano a porre un semplice campanellino al collo dell’amato gatto. Una scelta d’obbligo se il nostro gatto ha la possibilità di uscire di casa e cacciare, anche solo sul balcone. Ce ne sono di piacevoli per l’uomo e non dannosi per il micio, studiati appositamente per produrre un suono non fastidioso.

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Non sei solo, Patrick George Zaky

People For Planet - Mar, 02/11/2020 - 15:00

Patrick George Zaky, 27 anni, è iscritto all’università di Bologna, studia farmacia, ma la sua passione sono la politica e i diritti umani. Ricercatore per l’ong Egyptian initiative for personal rights, da tempo si occupa dei diritti della minoranza cristiana, della comunità Lgbtqi, delle donne e in generale della libertà di espressione in Egitto. Aveva creduto nel rinnovamento durante le primavere arabe, era sceso in strada contro il regime di Hosni Mubarak. Poi, quando a Mubarak successe Mohamed Mordi, leader della Fratellanza musulmana, è sceso ancora in piazza. Seppur eletto democraticamente, Mordi stava assumendo i tratti del dittatore, e a Patrick questo non piaceva.

Per Shaimaa Sabbagh, poetessa

L’anno dopo l’elezione di Mordi, arrivò al potere al Sisi, che fece arrestare Mordi. Nella piazza di Rabaa al Adawya, l’esercito militare massacrò circa 2.000 persone che si opponevano al golpe del mese precedente di Al-Sisi. Quattromila persone rimasero ferite. Persone reali, con una sola vita a disposizione, come tutti. Con viscere, vene, peluria, mal di denti, odori, malinconie, e tutto. «Il peggiore omicidio di massa della storia moderna dell’Egitto», così Human Rights Watch definì la repressione di Al-Sisi contro i suoi concittadini. Dissidenti per lo più pacifici, che ciclicamente hanno protestato con tutt’al più un megafono in mano. Come Shaimaa Sabbagh, poetessa, socialista, attivista, uccisa dalla polizia con tre colpi di pistola il 24 gennaio 2015. Aveva 33 anni e un figlio di 5. 

Tutto ciò non piaceva a Patrick George Zaky, e ora la sta pagando cara

Venerdì 7 febbraio, alle 4 del mattino, la Sicurezza di Stato egiziana lo ha sequestrato al suo arrivo all’aeroporto del Cairo. Cristiano copto originario di una provincia del Delta, Patrick era rientrato in Egitto per una breve vacanza con la famiglia. Scomparso per circa 24 ore, durante le quali è stato torturato anche con l’elettroshock, come riferiscono i legali, Patrick è stato prima trasferito in una struttura degli agenti segreti del Cairo, poi mandato nella procura di Mansoura ovest, la sua città di origine, dove è stato iscritto nel fascicolo di inchiesta n. 7245. Lì lo hanno infine raggiunto gli avvocati. 

Nei suoi confronti è stata convalidata una custodia cautelare per 15 giorni, al termine dei quali, ci sarà una prima ordinanza e quindi  un’udienza per decidere se rinviare a giudizio  lo studente, se “prorogare di altri 15 giorni” la detenzione per supplemento di indagini o “nel caso più favorevole se disporre il rilascio”. Contro di lui pendono gli stessi pesanti capi d’accusa con cui lo Stato egiziano blocca i dissidenti, accusandoli di terrorismo.

Chi è terrorista?

Chi è accusato di pubblicare notizie false che possono “disturbare la pace sociale”. Chi è sospettato di ordire proteste che hanno l’obiettivo di “denigrare le autorità” e “disturbare pace e sicurezza”. Chi, si ritiene, promuova il rovesciamento del regime di Al-Sisi

“Ci siamo conosciuti nel 2008 – racconta un amico, Abdelwahab, al giornale AdnKronos – ed eravamo lì assieme anche per la rivoluzione egiziana del 2011. Come attivista, Patrick si è sempre battuto per i diritti, per chi è stato imprigionato ingiustamente, persone che troppo spesso vengono trattate solo come numeri”.

Abdelwahab ha lanciato su Change.org una petizione

Per chiedere al governo egiziano il rilascio di Zaky, petizione che ha superato in poche ore le 1.300 firme. “Patrick è uno dei più sinceri attivisti per i diritti umani in Egitto – ricorda l’amico – È sempre stato in prima linea nella battaglia contro l’oppressione in Egitto. Dai diritti per la comunità Lgbtq a quelli per le donne, fino ai diritti per i cristiani in Egitto e a quelli dei prigionieri politici”.

Come Giulio Regeni, Patrick George Zaky sembra insomma quel che si dice una “persona buona”. I buoni sentimenti e le biografie personali sono però ininfluenti: Lo Stato italiano e l’Unione europea devono intervenire anche se si trattasse di rilasciare l’ultimo degli infami. Tanto l’Italia quanto l’Unione europea, che intrattengono fitte relazioni commerciali con l’Egitto, abiurano la tortura.

È tanto semplice

Lo Stato italiano non deve intervenire perché Patrick è studente, ha la faccia tonda, buona, è amato dai compagni corso all’università e si occupa dei più deboli. Così come l’intervento sulla scomparsa di Giulio Regeni avrebbe dovuto essere tempestivo, strutturato e costante negli anni anche se, come qualcuno vocifera, il ragazzo fosse davvero stato “una spia” che “metteva il muso in affari non suoi”.

Nessuno tocchi Caino

Che si tratti di un dottorando, di una poetessa, o di un carcerato: fa lo stesso. 

Sabato 8 febbraio Amnesty International ha scritto una lettera all’ambasciatore egiziano a Roma esprimendo preoccupazione per la situazione e chiedendo “con fermezza” che a Zaky “vengano assicurate tutte le garanzie procedurali” e si proceda “quanto prima” con il suo rilascio. Dall’ambasciatore non è giunta nessuna risposta. 

Firma anche tu l’appello di Amnesty International a questo link: https://www.amnesty.it/appelli/liberta-per-patrick/

E la petizione lanciata dall’amico di Patrick su Change.org, qui: https://www.change.org/p/alma-mater-studiorum-universita-di-bologna-pressure-the-egyptian-government-to-release-the-student-patrick-george-zaki

Murales in copertina a opera dell’artista Laika, comparso a Roma, in Via Salaria, a pochi passi dall’ambasciata egiziana.

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Endometriosi, vi spiego cos’è. E vi racconto la mia storia

People For Planet - Mar, 02/11/2020 - 13:07

Buongiorno,

sono Michela, della provincia di Venezia, vi scrivo perché sono una donna di 34 anni affetta di endometriosi, che a causa della malattia e di un medico che mi ha rovinato la vita a 28 anni sono invalida al 75%, convivo con danni e conseguenze permanenti ad organi vitali e portatrice di neuromodulatore sacrale per vescica ed intestino neurologici e per il dolore pelvico cronico. Negli ultimi anni sono molto attiva nella lotta contro l’ endometriosi per farla conoscere…è una malattia molto diffusa quanto ignorata.

Nel mondo una donna su dieci ne soffre (circa 3 milioni in Italia, 14 milioni in Europa e 176 milioni nel mondo). La malattia è causata dalla crescita del tessuto anomalo al di fuori della cavità uterina. Si tratta di una patologia molto dolorosa e invalidante, che può colpire già dalla prima mestruazione. Non esiste una cura e per una diagnosi ci vogliono almeno dai 5 ai 9 anni, e quando la si scopre per tante potrebbe essere tardi. È necessario rivolgersi in centri specializzati perché chi non è esperto, purtroppo, non identifica la malattia. Una diagnosi tempestiva è fondamentale affinché l’endometriosi non possa provocare danni importanti a carico di organi vitali.

L’ endometriosi si ripercuote pesantemente sulla vita della donna…infatti invalida il normale svolgimento delle attività quotidiane, i rapporti interpersonali e di coppia.

Dolore pelvico, dismenorrea, dolore durante i rapporti sessuali, dolori lombari cronici, stitichezza alternata a diarrea, dolore nell’evacuare, sciatalgia, frequenza di urinare o difficoltà nel farlo, potrebbero essere tutti sintomi legati alla patologia endometriosica.

Di endometriosi se ne parla ancora troppo poco, ed è ancora poco conosciuta.

Il 28 marzo si svolgerà la settima Marcia Mondiale contro l’endometriosi a Roma e in contemporanea in più di 50 capitali nel mondo. La città si colorerà di giallo. Grazie alla marcia ed alle associazioni a gennaio 2017 l’endometriosi (3 e 4 stadio, quelli più gravi) sono stati inseriti nei Lea e hanno diritto all’esenzione per alcuni esami: visita, ecografia transvaginale, ecografia transrettale, ecografia addome e clisma opaco. Tutti ogni 6 mesi. È un buon inizio, un primo passo, ma noi non ci fermiamo qui, stiamo continuando a lottare per far sì che tutti e 4 gli stadi rientrino nell’esenzione perché tutte le donne affette hanno diritto di usufruirne…non è giusto che sia garantita solo a chi è grave e chi non lo è deve aspettare di peggiorare per poterla avere. E non solo, ma anche che vengano aggiunti più esami necessari e i farmaci. E non meno importante il riconoscimento della malattia come invalidante.

Per questo vi scrivo, per chiedervi se ne potete parlare in un vostro articolo.

Grazie a due mie interviste a Media 24 (una tv locale), ad altre interviste e ad articoli su riviste e giornali, oltre ai miei post di informazione su Facebook ed Instagram, sono riuscita a far conoscere un po’ di più questa malattia.

Vi lascio la mia storia (per farvi capire la gravità dell’endometriosi) e un link dove spiego un po’ la malattia (da condividere se volete): https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=10158005294889893&id=750304892

Grazie,

Michela Masat

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La piaga del Signore minaccia 20 milioni di persone

People For Planet - Mar, 02/11/2020 - 11:29

Una piaga divina, così l’umanità ha sempre spiegato un fenomeno devastante come pochi altri, e privo di una spiegazione chiara: l’invasione di locuste. Questi insetti, raggruppati a migliaia, radono al suolo tutto ciò che trovano, e stanno mettendo a grave rischio la sopravvivenza di intere popolazioni africane, oltreché degli altri animali. Secondo le Nazioni Unite siamo intorno ai 100-200 miliardi di esemplari, partiti dallo Yemen e arrivati adesso nell’Africa orientale. Kenya, Somalia ed Etiopia vedono “13 milioni di persone in una situazione di insicurezza alimentare acuta, di cui 10 milioni nei luoghi colpiti dalle locuste”, ha spiegato il capo degli affari umanitari dell’Onu, Mark Lowcock. Ma 20 milioni di abitanti si trovano in condizioni di insicurezza alimentare, ovvero appena un gradino sopra i primi, e dunque la situazione umanitaria potrebbe precipitare.

La richiesta di aiuto al mondo è quasi ignorata

Il direttore per le emergenze della Fao, Dominique Burgeon, ha spiegato che è stato lanciato un appello alla comunità internazionale da 76 milioni di dollari, e ad ora ne sono stati ricevuti solo 21 milioni.

Cosa sappiamo

Un recente studio dell’università di Oxford, Cambridge e Sydney – pubblicato sulla rivista Science – ha trovato forse la chiave per spigare come mai questo animale, normalmente pacifico e solitario, improvvisamente si scatena in vortice assassino non a caso utilizzato nella Bibbia per simboleggiare l’ira divina. Sarebbe invece un accumulo di serotonina nei nervi del corpo della locusta a provocare, nel giro di un paio d’ore, questo improvviso voltafaccia per la locusta, spinta a sciamare in modo inarrestabile.

Un animale che muta

La transizione di solito avviene dopo che la pioggia ha causato un’esplosione numerica di questi animaletti. I piccoli pezzetti di vegetazione rimanente diventano insufficienti per sopravvivere ed è questa mescolanza forzata che innesca il cambiamento fisico che da solitario rende l’insetto gregario, come ha spiegato su Nature Steve Rogers dell’Università di Cambridge. Essendo il mutamento indotto da una variazione della serotonina, la scoperta dei ricercatori apre la possibilità di interrompere questo processo molto prima che accada, bloccando l’azione dell’ormone.

Dove colpiscono

A livello globale ci sono circa una dozzina di specie di locuste che formano sciami, e succede tipicamente in una fascia che va dal Nord Africa alla Cina. Lo scorso novembre, uno sciame di locuste lungo 6 miglia ha devastato la produzione agricola in alcune parti dell’Australia e nel 2004 era successo in Mauritania.

Un altro effetto esacerbato dal clima

Secondo il direttore per le emergenze della Fao Burgeon, si tratta di un nuovo effetto dell’emergenza climatica. Infatti, l’innalzamento delle temperature limita le risorse vegetali a disposizione, aumentando la molla che – come spiega lo studio su Nature – porta la specie a raggrupparsi e agire in gruppo, in modo totalmente incontrollabile.

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Nuovo coronavirus: la principale via di trasmissione è respiratoria

People For Planet - Mar, 02/11/2020 - 10:16

Lo studio tedesco secondo il quale i Coronavirus resterebbero attivi sulle superfici contaminate per circa 9 giorni non deve creare allarme: è infatti un risultato ottenuto su altri Coronavirus e non sul nuovo Coronavirus cinese (esistono diversi tipi di Coronavirus: leggi qui), ed è un elemento nuovo ancora da dimostrare. A spiegarlo è Gianni Rezza, direttore del Dipartimento malattie Infettive dell’Istituto superiore di sanità: “Da quello che sappiamo rispetto alle precedenti malattie infettive respiratorie, Mers e Sars, il nuovo Coronavirus si trasmette molto più velocemente e la via di trasmissione da temere è soprattutto quella respiratoria, non quella da superfici contaminate“.

Leggi anche: Coronavirus: dieci cose da sapere

Coronavirus e igiene: i 3 dubbi più frequenti

Certo è che mantenere una corretta igiene delle superfici e delle mani è il primo vero metodo per prevenire il contagio.

Ecco le risposte ai tre dubbi più frequenti a proposito di Coronavirus e superfici contaminate:

L’alcol è efficace per disinfettare le superfici? Si, i disinfettanti contenenti alcol (etanolo) al 75% sono efficaci per distruggere il virus sulle superfici.

La candeggina è efficace per disinfettare superfici e pavimenti? Sì, i disinfettanti a base di cloro all’1% sono in grado di disinfettare le superfici distruggendo il virus.

Il lavaggio delle mani serve veramente per prevenire l’infezione da coronavirus? Il lavaggio e la disinfezione delle mani sono la chiave per prevenire l’infezione. Bisogna lavarsi le mani spesso e accuratamente con acqua e sapone per almeno 20 secondi. Se non sono disponibili acqua e sapone, è possibile utilizzare anche un disinfettante per mani a base di alcol con almeno il 60% di alcol. Il virus entra nel corpo attraverso gli occhi, il naso e la bocca: evita quindi di toccarli con le mani non lavate.

Leggi anche: Nuovo Coronavirus: dubbi su prevenzione e trasmissione? Le risposte dell’Istituto superiore di sanità

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Salva una tartaruga e guadagni 100 euro

People For Planet - Mar, 02/11/2020 - 10:04

100 euro al capobarca che soccorrerà una tartaruga in difficoltà e la porterà in un centro di recupero.

Il “premio” è stato deciso dal Consorzio di gestione dell’Area marina di Porto Cesareo (Lecce) per incoraggiare i pescatori a salvare i rettili che si impigliano nelle reti e spesso si feriscono: una sorta di riconoscimento del tempo che il pescatore perde per interrompere la pesca sino alla consegna della tartaruga alle autorità competenti.

«Lo speciale fondo di sostegno per i pescatori» si legge in una nota dell’Area marina protetta è un «fatto unico su tutto il territorio italiano».

Adotta una tartaruga

Ogni anno in Italia 10.000 tartarughe Caretta Caretta muoiono a causa di catture accidentali, ingestione di plastica e traffico nautico.
Nel Mediterraneo il numero arriva a 40mila esemplari.
Legambiente ha messo in luce il problema e fatto partire la campagna Tartalove  per adottare una Caretta Caretta e finanziare i centri di recupero, sensibilizzare pescatori e comunità locali, monitorare e sorvegliare i siti di nidificazione, Finora il sostegno di quanti hanno adottato una tartaruga ha contribuito a salvare e rimettere in libertà 1500 esemplari.

Il 14 febbraio verranno liberati in mare Harry e Megan, che come la coppia reale lasceranno il centro di recupero per tornare a nuotare in piena libertà in mare.

Auguri alla coppia di una lunga vita felice!

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Foto di David Mark da Pixabay 

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Robot, realtà aumentata, protesi: tra pochi anni il sesso senza un partner in carne e ossa non avrà confini

People For Planet - Mar, 02/11/2020 - 07:00

In un mondo che cambia rapidamente, anche il nostro modo di vivere la sessualità viene influenzato dalla tecnologia. Molti campi della scienza sperimentano soluzioni che, unendo una profonda conoscenza del corpo umano al progresso tecnologico, promettono di regalarci esperienze sessuali estremamente soddisfacenti. Piacere all’ennesima potenza, ma anche più sicurezza.

Già oggi possiamo comunicare con partner lontani, riducendo il peso delle relazioni a distanza, già oggi i nostri sensi vengono stimolati non soltanto da esseri umani ma anche da robot, già oggi possiamo vivere il sesso in mondi virtuali. Ma stiamo per assistere a trasformazioni che hanno dell’incredibile. Thefutureofsex.net individua cinque aree emblema dell’evoluzione della sessualità nel prossimo futuro: remote sex, sesso virtuale, robots, intrattenimento immersivo, realtà aumentata. I risultati sono notevoli, ma alla fine sorge una domanda: tutto questo potrà mai davvero soddisfarci quanto un rapporto sessuale “tradizionale” con partner in carne e ossa e in luoghi reali (e con imperfezioni reali)?

Remote sex

Il sesso può essere condiviso con una o più persone che fisicamente non sono nello stesso luogo (“da remoto”, appunto). Esistono già sex toys guidati a distanza da computer o da persone fisiche, dispositivi dotati di sensori che utilizzano informazioni per trasmettere sensazioni piacevoli, massimizzare il piacere fisico del destinatario o condividerlo. Questi dispositivi saranno migliorati nei prossimi anni, si lavora, ad esempio, perché i sensori vadano a stimolare tutto il corpo.

Alcuni prototipi di tute sono già pronti, con la stampa 3D si possono creare sex toys su misura o che replichino l’anatomia del partner. Dobbiamo aspettarci social network frequentatissimi dedicati al remote sex, in cui al posto di timidi messaggi di abbordaggio si potrà vivere un’esperienza immersiva a distanza. Aspettiamoci anche sex workers a interagire da remoto con i clienti, non soltanto via webcam ma attraverso dispositivi in grado di rendere l’esperienza molto più realistica.

Sesso virtuale

Per “sesso virtuale” si intende la connessione tra persone che condividono contenuti di tipo sessuale anche sotto forma di avatar come rappresentazione virtuale del sé. Nel prossimo futuro la divisione tra reale e virtuale sarà sempre meno netta, dato che le persone (o gli avatar) realmente “sentiranno” ciò che fanno. Nei giochi di ruolo per adulti si potrà dire addio a tastiere e mouse e diventeranno più popolari le già citate tute o sex toys molto sofisticati nella ricezione e nell’invio di sensazioni tattili. La masturbazione si avvia a diventare un’azione conviviale grazie a interfacce cervello-computer che tradurranno real-time pensieri e impulsi. Le esperienze sessuali virtuali diventeranno, dunque, più realistiche e questo influenzerà certamente le relazioni a distanza: si potrà dire di aver fatto del gran sesso anche se ci si trova in continenti diversi… o così promettono gli esperti. In questo senso, fare sesso con un avatar o con un essere umano potrebbe non essere poi così diverso.

Robot

I robot sono macchine progettate per rendere migliore la vita dell’essere umano. Gli androidi sono quelli corrispondenti al sesso maschile, le gynoidi sono quelle di sesso femminile.

Anche loro saranno proiettati in un mondo complesso in cui si intrecciano sesso, amore ed emozioni. Sono già state create sex-dolls estremamente realistiche e androidi che, in vari aspetti della vita quotidiana, affiancano l’essere umano: camminano, salgono le scale, sanno aprire porte e trasportare oggetti. La Geminoid F di Hiroshi Ishiguro ha persino recitato in un film.

Alcuni sviluppatori stanno perfezionando i cosiddetti “Seductive AI Software”, in grado di recepire e rispondere ai desideri umani; potrebbero diventare proprio la “mente” dei robots. Nella realtà virtuale aumentata, tra le varie implicazioni, potrebbero essere ricreati doppelgangers di ex partner dei quali si sente la mancanza o repliche di celebrità. Al di là di ogni considerazione etica, chi soffre di solitudine potrà contare sull’aiuto dei robot, non solo per cimentarsi nelle arti del sesso ma anche semplicemente per ricevere compagnia. Inutile dire che questi robot saranno dotati di organi genitali, che di fatto saranno gli stessi sex toys vendibili “singolarmente” o realizzabili direttamente a casa propria grazie a stampanti 3D. I “Robotic Sex Gurus Robots” saranno i più intelligenti, capaci di adattare le loro performance sessuali al partner umano e di migliorare memorizzando i gesti che l’umano gradisce di più.

Intrattenimento immersivo

Si tratta della tecnologia che lega il mondo fisico con quello virtuale o con i mondi simulati creati da computer. L’essere umano si sente del tutto parte dell’azione in un ambiente non-reale. Fa parte di questo ambito la realtà virtuale e la sua fruizione tramite dispositivi come un headset (cuffie). Nel prossimo futuro sarà comune sfruttare rappresentazioni olografiche, immagini 3D e performer che si muovono nel nostro spazio. Dobbiamo aspettarci un tipo di intrattenimento più interattivo: nei contenuti pornografici si potrà scegliere come evolverà la trama e da quale angolazione seguirla, gli spettatori saranno utenti attivi che interagiscono con il prodotto. Una delle evoluzioni più interessanti riguarda però l’educazione sessuale virtuale, che proprio grazie alle stesse tecnologie utilizzate per il sesso virtuale, acquisirà un numero maggiore di fruitori: non soltanto sesso come azione, ma sesso da comprendere, lezioni di sesso sicuro e simulazioni.

Realtà aumentata

La realtà aumentata migliora la capacità del corpo umano di compiere azioni attraverso protesi, dispositivi indossabili e superamento dei limiti biologici. La sfida di domani, se parliamo di sessualità, è quella di aumentare il piacere fisico grazie a questi dispositivi. È già a un buonissimo livello la chirurgia (ri)costruttiva dei genitali; la Wake Forest School of Medicine ha ricreato peni e vagine in laboratorio. Il biohacker Rich Lee ha creato prototipi di peni vibranti che si potrebbero impiantare sugli esseri umani; Clemens Bimek ha creato un impianto che blocca temporaneamente la produzione di sperma. Anche i preservativi diventano sempre più sottili e resistenti; in futuro saranno un contraccettivo sempre più sicuro ma la sensoristica li renderà dispositivi sofisticati per aumentare il piacere sessuale. Senza alterare il corpo umano, gadget e dispositivi indossabili misureranno le performance sessuali e la salute fisica, sincronizzati con smartphone e app. Cuffie in grado di decifrare lunghezze d’onda personali permetteranno di incontrare persone (virtualmente, prima di tutto) con pattern cerebrali simili e potenzialmente compatibili dal punto di vista sessuale. Siamo ufficialmente entrati nell’era del “Sexnet of Things”: sempre più oggetti sono connessi alla Rete e lo saranno anche i nostri corpi. Se poi non saremo ancora soddisfatti ci penserà l’AI, fornendoci un coach sessuale su misura per i nostri problemi.

La scienza e la tecnologia sono arrivate al punto da consentire questi progressi. Resta aperta una domanda: abbiamo bisogno di vivere una sessualità meno umana e meno perfetta di quella con cui ci confrontiamo ogni giorno?

Il sesso del futuro in dati
  • Nel 2028 oltre un quarto dei giovani vivrà un’esperienza sessuale a distanza
  • Nel 2025 le parti anatomiche del proprio partner stampate in 3D aggiungeranno realismo al sesso a distanza; si attiveranno toccandole
  • Nel 2024 potremo essere chiunque e con chiunque e metteremo in scena fantasie impossibili in mondi virtuali realistici
  • I primi appuntamenti in mondi virtuali saranno popolarissimi nel 2022
  • Entro il 2045 un adulto su 10 avrà fatto sesso con un robot umanoide
  • Nel 2033 i divi del porno e alcuni vip venderanno repliche di se stessi in versione erotica
  • Nel 2027 le interfacce brain-to-brain permetteranno a due o più partner di stimolarsi a vicenda fino all’orgasmo
  • Nei prossimi anni le persone faranno regolarmente uso di sex toys tattili e si immergeranno in realtà parallele dove fare sesso come forma di intrattenimento per adulti
  • Nei prossimi anni l’intrattenimento per adulti nella realtà virtuale frutterà 1 miliardi di dollari e sarà il terzo driver monetario dietro ai giochi in realtà virtuale e ai film
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Leghisti contro il razzismo

People For Planet - Lun, 02/10/2020 - 15:00

A Ferrara una signora va dal parrucchiere, al momento di farsi lavare i capelli si rifiuta di farsi toccare da una ragazza ghanese che si chiama Sandra. Qualche giorno dopo il sindaco leghista Alan Fabbri va nello stesso negozio e si fa fare uno shampoo dalla stessa ragazza. Un bel gesto di solidarietà che ha spiegato in un post su Facebook:

 “Care amiche e amici, vi ricordate la notizia apparsa sulla stampa nazionale e locale della signora che non voleva farsi lavare i capelli da una parrucchiera di colore qui a Ferrara? Oggi ho scelto volontariamente di esprimere a Sandra tutta la mia solidarietà a nome della città in questo modo. Penso che abbia più efficacia di qualsiasi altro comunicato“. 

La moda italiana

Negli stessi giorni appare sulla copertina di Vogue Italia la modella di Maty Fall Diba, 18 anni, nata in Senegal e cresciuta in Italia. Paolo Roversi l’ha fotografata mentre tiene tra le braccia la scritta Italia.

La cosa ha fatto infuriare Daniele Beschin, consigliere leghista di Arzignano, in provincia di Vicenza, che dopo aver letto che il sindaco di Chiampo si era detto orgoglioso dei successi come modella della propria concittadina ha dichiarato «Per me una chiampese doc è una ragazza solare, bianca».

A questo punto è intervenuto il sottosegretario al ministero dell’Interno, Achille Variati: «Non può esserci spazio per il razzismo nelle istituzioni della Repubblica italiana».

La reazione del gruppo consigliare di Arzignano è stata immediata: Beschin è stato espulso e la Lega stessa ha preso le distanze ufficialmente attraverso un comunicato della segreteria provinciale.

Da Ferrara a Vicenza il passo è breve, ancor più breve tra Vicenza e Padova, dichiarata Capitale Europea del Volontariato 2020 che prevede eventi, tavoli di lavoro, “Una rete solidale e integrata tra cittadini, associazioni, enti e istituzioni di un territorio in un’ottica di azione comune per la prevenzione del disagio chiamata ‘Lavoro di comunità’ come si legge sul sito ufficiale che comprende anche “Sostegni economici per la realizzazione di iniziative a favore della collettività e l’assegnazione di spazi e strutture per manifestazioni e il supporto nell’organizzazione di eventi”.

Padova inoltre gestisce 50 posti in accoglienza per i rifugiati, realizzando per ciascun accolto, in collaborazione con diverse associazioni, percorsi individuali di inserimento socio-economico con azioni di informazione, alfabetizzazione, accompagnamento. I richiedenti asilo impegnati in attività di volontariato ad oggi sono 41.
In una Regione governata dalla Lega un veneto su cinque pratica volontariato in prima persona.

Andiamo in Svizzera

Proseguiamo il nostro viaggio virtuale verso nord e arriviamo in Svizzera dopo che la popolazione della Confederazione elvetica ha votato, con il 63% a favore, per modificare la legge sulla discriminazione in modo da renderla applicabile anche all’orientamento e all’identità sessuale.

In pratica l’omofobia è stata equiparata come reato al razzismo. In questo modo la comunità Lgbt otterrà una maggior protezione nei confronti di chi insulterà, attaccherà o escluderà pubblicamente le persone per il loro orientamento sessuale.

«Oggi non sono solo i diritti di lesbiche, omosessuali e bisessuali ad essere rafforzati, ma quelli di tutte le minoranze», ha esultato la co-presidente dell’Organizzazione svizzera delle lesbiche, Salome Zimmermann, citata dall’agenzia di stampa svizzera Keystone-Ats.

Non tutte buone notizie

E poi a Torino sulla porta di casa di Marcello Segre è comparsa la scritta Jude – ebreo in tedesco – con una stella di David. Segre è molto conosciuto nel mondo del volontariato subalpino, presidente dell’Associazione italiana cure e rianimazione Lorenzo Greco onlus.

E va beh… la strada è ancora lunga ma siamo in cammino.

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