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Petrini: “I giovani contro l’emergenza climatica? È un nuovo Sessantotto”

People For Planet - Ven, 03/15/2019 - 09:00

Il fondatore di Slow Food aderisce allo sciopero per il clima lanciato dai giovani di Fridays for Future: “Non stiamo parlando di un nuovo movimento ecologista: questa è la politica del futuro rispetto al genere umano”. E ritiene che i partiti, tutti, non siano in grado di recepire questo messaggio di cambiamento radicale: “Questi ragazzi reclamano un nuovo paradigma rispetto al modello economico-finanziario incentrato su un tipo di sviluppo che distrugge il pianeta” | La pagina Facebook di Fridays For Future Italia
intervista a Carlo Petrini di Giacomo Russo Spena 

“Non siamo parlando di un nuovo movimento ecologista o ambientalista: questa è la politica del futuro rispetto al genere umano. Suona strano constatare come il mondo progressista non intercetti il grido di questi giovani”. Carlo Petrini, storico fondatore di Slow Food, aderisce a Fridays For Future, la mobilitazione globale contro l’emergenza climatica indetta per venerdì 15 marzo e lanciata dalla sedicenne svedese Greta Thunberg. Una protesta nuova irrompe nello scenario internazionale. E Petrini – che da anni assegna un ruolo strategico al suolo e alla sua funzione fondamentale per la produzione di cibo, per il paesaggio, per l’assetto idrogeologico del territorio, per l’economia, per le comunità, per la bellezza e la cultura del nostro Paese – intravede in questa mobilitazione un enorme potenziale. Da non sottovalutare. 

Questi giovani chiedono ai governanti di abbattere del 50 per cento le emissioni di gas serra rispetto allepoca preindustriale del 2030 e raggiungere poi lo zero di emissioni nel 2050. Cosa ne pensa?

Siamo davanti a un fenomeno storico di grande rilevanza: parliamo di un movimento di proporzioni inimmaginabili che è destinato a lasciare un forte segno sia, appunto, per le dimensioni che per i contenuti unificanti. Molti anni fa, nel 1968, i giovani scelsero di lottare contro l’autoritarismo e al fianco della classe operaia. Questo fenomeno, invece, è partito in maniera autonoma grazie alla testimonianza di una giovane svedese ma ha avuto la capacità di diffondersi repentinamente. È figlio dei nostri tempi e di una comunicazione digitale che amplifica i messaggi e li diffonde. 

Mi sta dicendo che, secondo lei, siamo di fronte ad un nuovo Sessantotto che si focalizza, in primis, sulle questioni ambientali e climatiche? 

È proprio così, la sensibilità di questi giovani è strettamente collegata al loro futuro e alla loro esistenza. Alcuni studiosi ritengono che siamo entrati nella nuova era dell’antropocene dove i comportamenti del genere umano incidono fortemente sul clima, sull’ecosistema e sulla fertilità dei suoli. Stiamo distruggendo il pianeta. Poche settimane fa, la FAO ha dichiarato che la perdita della biodiversità rischia di compromettere le esigenze alimentari dei viventi. Ecco allora che i giovani fanno sentire la propria voce. 

Quando nel mondo avvengono alluvioni, nubifragi o monsoni si parla dell’eccezionalità dell’evento e dell’impotenza dell’uomo rispetto a questi fattori, quasi come fossero ineluttabili. I cittadini vedono l’emergenza climatica – a differenza del lavoro, ad esempio – come una questione lontana da loro, non trova?

Ed invece è una cosa vicinissima che coinvolge tutti. La questione del cambiamento climatico è determinata da scelte politiche nefaste e da un modello di sviluppo autodistruttivo che ha generato fenomeni come l’effetto serra e il conseguente surriscaldamento del pianeta. Per ogni grado di temperatura che aumenta sulla Terra, le coltivazioni si spostano di 150 km a nord e di 200 metri di altitudine. Questo cambio di coltivazioni genera degli sconquassi di tipo paesaggistico e produttivo. 

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Speciale ricette da Gela: i Sfingi

People For Planet - Ven, 03/15/2019 - 02:41

Ingredienti:

500 gr. farina 00
350-400 gr. acqua
15 gr. lievito
sale
zucchero o miele

Procedimento:
Fare sciogliere in poca acqua tiepida il lievito.

Aggiungere al lievito e acqua un cucchiaio di zucchero.

Setacciare la farina in una ciotola capiente.

Praticate al centro della farina una “fontanella”, versate il lievito preparato precedentemente, e mescolate accuratamente.

Continuate ad aggiungere, a poco a poco, acqua tiepida, il pizzico di sale e impastare in modo da ottenere un impasto fluido.

Coprire il recipiente e lasciare lievitare per circa 3 ore.
Trascorso il tempo necessario, l’impasto risulterà quasi raddoppiato e quindi pronto per la frittura.

Formate delle palline con un cucchiaio e versatele in un tegame con olio bollente.

Farle cuocere per circa 3-4 minuti, rigirandole, per farle dorare meglio.

Non appena pronte, estraetele dal tegame e disponetele in un piatto con carta assorbente, in modo da eliminare l’olio in eccesso.

Passarli, infine, ancora caldi, in un contenitore con zucchero o miele.

Altre foto su GelaLeRadiciDelFuturo https://www.gelaleradicidelfuturo.com/ricette-tipiche/i-sfingi/

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In palestra senza pesi: il Calisthenics

People For Planet - Ven, 03/15/2019 - 02:10

La parola Calisthenics deriva dal greco Kalos, bello, e Sthenos, forte. E’ una tecnica di allenamento full body (per tutto il corpo) che si può fare ovunque senza l’uso dei pesi tipici delle palestre.
Esistono due diversi tipi di Calisthenics: il fitness e lo sportivo, il primo tonifica e aumenta l’elasticità corporea, il secondo fortifica ed è più impegnativo.
Siamo andati a intervistare Giampaolo Sauchella. Istruttore di Calistenics a Perugia.

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Il popolo delle Ong, chi sono e quanti sono

People For Planet - Gio, 03/14/2019 - 16:48

Carlo, Gabriella, Matteo, Paolo, Maria Pilar, Virginia, Rosemary, Sebastiano, i nostri connazionali morti nel disatro aereo in Etiopia, rappresentano un pezzo d’Italia, quella capace di globalizzare la solidarietà invece dell’indifferenza. Oltre 20 mila occupati, più di 80 mila volontari attivi, 1,1 milione di individui donatori

Inutile cercare nelle parole dei messaggi che il nostro premier e i suoi due viceministri hanno rilasciato dopo la tragedia aerea dell’Ethiopian Airlines ad Addis Abeba un accenno a cosa facessero da quelle parti i nostri 8 connazionali, Carlo, Gabriella, Matteo, Paolo, Maria Pilar, Virginia, Rosemary, Sebastiano. Solo parole di cordoglio e di circostanza per l’evento luttoso. Peccato, un’occasione persa per sottolineare che c’è una parte d’Italia di cui andare orgogliosi, fieri.

Per fortuna ci ha pensato, una volta di più, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella a ricordare che “Il Paese guarda con riconoscenza al loro impegno professionale e di vita, speso sul terreno della cultura e dell’archeologia, della cooperazione, di organizzazioni internazionali a servizio dello sviluppo umano”.

Il profeta dell’“aiutiamoli a casa loro”, il nostro ministro dell’Interno Matteo Salvini anche oggi ha pubblicato una ventina di tweet (e sicuramente non ha finito): 3 su sgomberi/ruspe, 2 da Bergamo, 5 repliche insulti, 6 dalla Basilicata di cui uno dedicato al peperone crusco, 1 su legittima difesa, 1 dove manda un bacione a tutti. Non una parola su 8 italiani che lavorando per un mondo migliore, sono morti su un aereo in Etiopia.

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Greta, la 15enne seduta davanti al Parlamento svedese

People For Planet - Gio, 03/14/2019 - 15:26

Non può rimanere a guardare, non riesce a far finta di niente ed è certa che la sua protesta potrà cambiare le cose. Si chiama Greta Thunberg, è svedese e ha soltanto 15 anni ma le idee chiare, chiarissime. Dal 20 Agosto è seduta a terra, davanti al Parlamento di Stoccolma per protestare contro i cambiamenti climatici.
Niente scuola per lei, che non vede il futuro se i “grandi” della Terra non riusciranno a fare qualcosa per contrastare il riscaldamento globale.
La storia di Greta sta facendo il giro del mondo…

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Festa San Giuseppe

Gela Le Radici del Futuro - Gio, 03/14/2019 - 15:07

SAN GIUSEPPE: Storia, religione ed elenco delle attività a Gela

25 altari in città per la festa religiosa

In Italia la Festa di San Giuseppe coincide con la Festa del Papà (19 Marzo), una ricorrenza molto importante per i bambini (e per i grandi) che per l’occasione dedicano poesie e filastrocche all’amato babbo.

Nei paesi cattolici come l’Italia si associa la Festa del Papà a quella di San Giuseppe poiché è considerato il padre dei poveri, derelitti, degli orfani e dei bisognosi: il Patrono della famiglia.

I primi a celebrare la festa di San Giuseppe furono i monaci benedettini nel 1030, seguiti dai servi di Maria nel 1324 e dai francescani nel 1399, la festa divenne poi canonica per la Chiesa Cattolica nel 1621 grazie a Papa Gregorio XV.

Nella nostra città di Gela, la festa che omaggia questo Santo è molto sentita dai cittadini.

In occasione della festa del Patrono della famiglia, si susseguono una serie di ricchi eventi religiosi e non durante le due giornate del 18 e 19 Marzo.

Di seguito l’elenco delle attività organizzate nella Chiesa di S. Agostino.

il 18 marzo:

* la tavolata dei Pani di San Giuseppe, nel salone;

*Celebrazione Eucaristica ore 18.00 con la partecipazione dei fedeli della parrocchia di S. Giuseppe di Birkikara –Malta;

*18.45 nel salone: Conferenza “Gela celebra San Giuseppe” a cura del Rotaract club di Gela;

*“S.messa dei papà” presieduta dal nostro Vescovo Monsignor Rosario Gitana alle 20.30 ( la chiesa rimarrà aperta fino alle ore 2.00).

Il 19 Marzo:

*ore 8.30 celebrazione eucaristica;

*ore 10.30 Santa messa dei Patriarchi;

*ore 17.00 Oratorio S. Francesco: inizio del primo torneo di calcio “ San Giuseppe”;

*ore 18.00 solenne celebrazione eucaristica con distribuzione del pane benedetto di S. Giuseppe.

La festa di San Giuseppe a Gela non è solo caratterizzata dall’aspetto religioso ( la santa messa dedicata alle famiglie) ma soprattutto dall’aspetto popolare e folkloristico con la preparazione delle “ Cene” colme di buon cibo.

A Gela quest’anno saranno ben 25 le cene di San Giuseppe allestite da parte di privati cittadini ma anche d’ istituti religiosi e dell’Rsa Caposoprano.

Qui di seguito l’elenco:

Stefania Tuberosa via Juvara 33

Maganuco Concetta Irene, via Modigliani 44
Greco Francesca via Pavia 36
Cammalleri Salvatore via Tiziano 15
Tuberosa Stefania via Juvara 33
Ratto Nicola via Perugione 17/a
Pappalardo Vincenzo via Legnano 245
Napolitano Crocifisso via Margi 14
Pagano Teresa- Mendola Salvatore via Ara Pacis 6
Palumbo Grazia via Niccolini 5
Prodi Rosa- Giannone Elisabetta via haiti 3
Arizzi Gaetano via Buscemi 186
Fam. Sciascia Eva corso S. Aldisio 10
Ferrigno Grazia via Cesare Augusto 2
Fam. Ciaramella-Pacia via Puglia 45
Cascino Angela via Livorno 225
Istituto don Minozzi via Europa 54
Rsa Caposoprano via Francia 4
Parrocchia San Francesco d’Assisi
Parrocchia Santa Maria di Betlemme
Parrocchia San Sebastiano Martire
Parrocchia Maria delle Grazie
Parrocchia San Domenico Savio
Parrocchia San Rocco
Parrocchia San Francesco di Paola, Piccola casa della Misericordia
Chiesa Sant’Agostino

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Sigarette elettroniche, sottovalutato il pericolo per il cuore

People For Planet - Gio, 03/14/2019 - 15:00

L’uso delle sigarette elettroniche comporta lo sviluppo di problematiche per la salute cardiovascolare e mentale da non sottovalutare: secondo una nuova ricerca che verrà presentata alla 68° sessione scientifica annuale dell’American College of Cardiology che si terrà questo fine settimana a New Orleans (Louisiana, Stati Uniti), le persone che “svapano” hanno una probabilità significativamente maggiore di subire un attacco cardiaco, di sviluppare una malattia coronarica e di soffrire di ansia o depressione rispetto a chi non usa le e-cig (e, ovviamente, nessun altro prodotto a base di tabacco).

Quasi 100 mila soggetti coinvolti

Lo studio, che ha coinvolto un totale di 96.467 persone tra il 2014 e il 2017, è uno dei più grandi finora condotti sul rapporto tra l’uso della sigaretta elettronica e problematiche cardiovascolari ed è tra i primi a stabilire un’associazione tra questi fattori.

Rischio cardiovascolare sottovalutato

Dopo aver aggiustato i risultati ottenuti tenendo conto di altri fattori di rischio cardiovascolare come età, sesso, indice di massa corporea, colesterolo alto e ipertensione, dalla ricerca è emerso che gli “svapatori” rispetto ai non utilizzatori di sigarette elettroniche hanno il 34% in più di probabilità di avere un attacco cardiaco, il 25% in più di probabilità di avere una malattia coronarica e il 55% in più di probabilità di soffrire di depressione o ansia. «Finora si sapeva poco sulle problematiche cardiovascolari relative all’uso delle sigarette elettroniche. I dati che abbiamo raccolto sono un vero campanello d’allarme e dovrebbero spingere a una maggiore consapevolezza sui rischi che questi dispositivi possono comportare», spiega Mohinder Vindhyal, docente nella School of medicine-Wichita della University of Kansas e autore principale dello studio.

I dati colpiscono ancora di più se si considera che i partecipanti allo studio che usano le sigarette elettroniche sono più giovani mediamente di 7 anni rispetto ai non utilizzatori (33 anni di età media rispetto a 40), e che il rischio sussiste tanto per chi “svapa” tutti i giorni quanto per chi fa uso delle e-cig solo alcuni giorni a settimana. Alla luce di questi risultati particolare attenzione dovrebbe essere posta, spiegano i ricercatori, al fatto che l’abitudine di svapare – tutt’altro che innocua – è sempre più in voga tra i giovanissimi, anche tra quelli che non fumano.

Ottomila aromi

Le sigarette elettroniche sono dispositivi a batteria che riproducono l’esperienza del fumo di sigaretta. Sul mercato ne esistono moltissimi tipi: funzionano riscaldando un liquido contenente concentrazioni variabili di nicotina (alte, medie, basse o assenti), oltre ad acqua, glicole propilenico, glicerolo e sostanze aromatizzanti (vaniglia, cioccolato, menta, ecc), a una temperatura sufficientemente alta da creare un aerosol che viene inalato. Secondo uno studio pubblicato su TobaccoControl del gruppo BMJ Journals, nel 2014 esistevano ben 466 brand di e-cig, ognuno col suo sito, e 7764 aromi differenti. Ma i numeri oggi potrebbero essere molto più alti, considerando che nei 17 mesi di durata dello studio c’è stato un aumento netto, mese dopo mese, di 10,5 nuovi marchi e 242 nuovi gusti.

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Portare i propri contenitori al supermercato per banco pesce e gastronomia

People For Planet - Gio, 03/14/2019 - 12:00

Contro la lotta alla plastica e al sovraimballaggio in Francia, e in particolare nei supermercati Carrefour, sarà possibile portare i propri contenitori e sporte per pesce, salumi e altri prodotti serviti nel banco gastronomia.

I supermercati Carrefour d’Oltralpe da oggi accetteranno di servire formaggi, pesce, dolci e salumi nei contenitori portati da casa dai clienti che ne faranno richiesta. Una piccola, grande rivoluzione sul fronte della lotta al sovraimballaggio che riesce a superare le riserve “per motivi di igiene” che erano sempre state avanzate contro questo tipo di iniziative.

Chi lo desidera, quindi, potrà andare in negozio con il proprio contenitore riutilizzabile (scatole di plastica, di vetro, barattoli o buste richiudibili) in cui far mettere i prodotti venduti nei banchi del fresco come gastronomia, pasticceria, macelleria e pescheria. A patto però che questi siano puliti e asciutti.

“Per la vostra sicurezza, i vostri contenitori saranno controllati e ci riserviamo il diritto di rifiutare quelli che non sono puliti, asciutti o adattati” – si legge sul sito Carrefour francese – ma solo i prodotti degli stan per le vendite assistite possono essere serviti nei vostri contenitori”.

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Lo smog uccide più delle sigarette: 8,8 mln di vittime all’anno

People For Planet - Gio, 03/14/2019 - 12:00

ROMA – L’inquinamento uccide più del tabacco e fa il doppio delle vittime rispetto a quanto stimato finora (8,8 milioni nel mondo in un anno, pari a 120 morti ogni 100 mila persone; le sigarette uccidono 7,2 milioni di persone in un anno), principalmente contribuendo a causare malattie cardiovascolari. Sono 790.000 le morti stimate per l’intera Europa (133 ogni 120 mila persone) in un anno (dati 2015) e 659.000 decessi per l’Unione europea a 28 (129 ogni 100 mila). Lo dice un vasto studio pubblicato sull’European Heart Journal dal quale emerge che le morti da inquinamento sono nel 40-80% dei casi per malattie cardiovascolari (CVD), il doppio che per malattie respiratorie. Lo studio è stato condotto da Thomas Münzel, dell’Università di Mainz, in Germania: le morti da smog sono più di quelle da tabacco che, sottolinea lo scienziato, peraltro è un pericolo evitabile, diversamente dallo smog.

Guardando ai singoli paesi l’Italia si scopre tra quelli con più vittime in Europa occidentale, dopo la Germania che ha un tasso di morte per inquinamento di 154 per 100.000 (pari a una riduzione di aspettativa di vita per la popolazione di 2,4 anni in media), 136 vittime di smog per 100 mila in Italia (1,9 anni di vita persi in media), 150 in Polonia (2,8 anni di vita persi in media), 98 in Gran Bretagna (meno 1,5 anni), 105 in Francia (1,6 anni in meno di aspettativa di vita).

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La sponda degli scienziati a Fridays for Future

People For Planet - Gio, 03/14/2019 - 09:00

Dodicimila scienziati di Germania, Austria e Svizzera hanno dichiarato pubblico sostegno agli studenti del movimento contro il surriscaldamento climatico Friday for Future, nato sull’onda dell’attivismo della sedicenne svedese Greta Thunberg

Risposta all’appello

Secondo gli studiosi le motivazioni della protesta studentesca sono “lecite e ben motivate“, mentre le misure contro il clima prese fino ad ora dai governi “non bastano“. Il patto per il clima siglato a Parigi obbliga gli Stati a impegnarsi per mantenere la temperatura globale “chiaramente” sotto la soglia dei due gradi, ammoniscono gli esperti. Perché il limite non venga superato, è necessario agire ora per ridurre “velocemente” le emissione nette di CO2 e di gas serra, portarle a zero al massimo entro il 2040-2050, si legge nell’appello. 

La situazione

La Germania molto probabilmente non raggiungerà gli obiettivi per la protezione del clima nel 2020. Anche il raggiungimento dei paletti fissati dalla strategia di sostenibilità per il 2030 non è assicurato, ammoniscono gli esperti. L’Austria ha fissato obiettivi per il clima che non sono in lineacon il trattato di Parigi. La Svizzera ha ridotto solo leggermente le emissioni di gas serra dal 1990; e le emissioni generate all’estero sono aumentate in modo significativo secondo gli esperti. Il messaggio di questo incontro tra studenti ed esperti, ha sottolineato Luisa Neubauer, è che “non ci sono più scuse, il collasso ecologico non è un’opzione per la nostra generazione”. L’appoggio degli scienziati rende la protesta “più facile”, secondo Neubauer che insieme a migliaia di studenti in tutto il mondo è pronta a scendere in strada per la manifestazione globale del 15 Marzo.

Situazione grave

Secondo gli scienziati, il movimento Friday For Future ha capito la gravità della situazione, ora la politica deve prendersi la “responsabilità” di costruire le condizioni favorevoli alla difesa del clima. Tra i promotori del movimento Scientists for Future ci sono Maja Goepel, segretaria generale del comitato scientifico del Parlamento tedesco, il medico Eckart von Hirschhausen, l’esploratrice polare e ricercatrice Karen Wiltshire e il professore di sistemi rigenerativi energetici all’Università per le scienze applicate di Berlino, Volker Quaschning. Il sostegno degli scienziati arriva dopo che il leader del partito liberale (Fdp) tedesco Christian Lindner aveva sminuito la protesta dei ragazzi. La difesa del clima è una cosa da “professionisti” e non si ci può aspettare – aveva ammonito – che i giovani capiscano cosa sia “tecnicamente utile ed economicamente fattibile” per la difesa del clima.

FONTE: INTERRIS.IT

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Ho vinto il Green Alley Award! (Infografica)

People For Planet - Gio, 03/14/2019 - 02:32

Chi sono le aziende e i progetti che hanno trionfato nell’edizione 2018 del Green Alley Award per l’economia circolare?
Tra i finalisti anche un progetto italiano!

Per vedere l’infografica più grande clicca qui

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L’insostenibile pesantezza dell’All you can eat

People For Planet - Gio, 03/14/2019 - 02:00

Vi siete mai chiesti cosa c’è dietro ai ristoranti “All you can eat” (Mangia tutto quello che vuoi/riesci) dal punto di vista ambientale? Cibo fuori stagione, proveniente da chissà dove.
Ne abbiamo parlato con la Dottoressa Melissa Finali, Biologa Nutrizionista.

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Emily Graham: «Ho 6 anni e voglio cambiare il mondo»

People For Planet - Mer, 03/13/2019 - 16:02

Sempre più giovanissimi, infatti, dimostrano con determinazione di avere a cuore il nostro destino con vere azioni di denuncia e sensibilizzazione. Dopo Greta Thunberg, la 15enne svedese che ha fatto il giro del mondo con la sua protesta durata tre settimane davanti al Parlamento di Stoccolma e il suo successivo intervento in difesa dei cambiamenti climatici alla plenaria della Cop 24 di Katowice, adesso a esporsi contro i grandi è una bambina inglese di soli 6 anni: Emily Graham.

La storia di Emily è emozionante. Giovanissima e con le idee ben chiare, non ha avuto timore e la sua voce non ha tremato quando, di fronte a un gruppo di consiglieri comunali durante il consiglio della sua cittadina inglese Carlisle, ha esposto le sue preoccupazioni circa il disinteresse politico e la condotta mondiale rispetto agli ormai decisamente evidenti problemi climatici e ambientali: «Sono una consigliera scolastica della scuola elementare di Brampton e in futuro voglio diventare consigliera del nostro comune – ha detto la piccola Emily – Abbiamo 12 anni per interrompere la produzione di gas serra se vogliamo riuscire a fermare il cambiamento climatico. Se non agite ora, tra 12 anni, quando io ne compirò 18 e sarò abbastanza grande per diventare consigliera, sarà troppo tardi. E allora non avrò la possibilità di cambiare le cose. Il mio futuro dipende dalle decisioni che prenderete ora, in questa stanza. Per favore, date anche a me l’opportunità di cambiare il mondo».

I continui fallimenti della classe politica, che più che il bene comune perpetua i propri interessi, e le cattive abitudini di una grossa fetta della popolazione mondiale ci costringono oggi a convivere con gli effetti del global warming; espressione di un fenomeno urgente, che oggi mastichiamo come il pane quotidiano quasi dimenticandone il reale significato e le comprovate conseguenze.

Cerchietto tra i capelli biondi e maglioncino rosso, Emily ha chiesto soluzioni concrete per arginare emissioni, inquinamento ed effetto serra attraverso un “impegno immediato” perché non c’è più tempo da perdere. Le sue parole non sono state vane: la sua richiesta è stata presa seriamente e così Emily ha portato a casa la sua prima vittoria toccando nel profondo non solo i presenti ma raggiungendo milioni di cuori nel mondo. Il consiglio comunale si è impegnato a dichiarare l’emergenza climatica come fenomeno che richiede un’azione urgente, promettendo di adottare politiche per cercare di diventare carbon-free entro il 2030. Decisione che dovrà prendere corpo nero su bianco anche nei bilanci e nei documenti del prossimo consiglio. A budget sono state previste anche strategie e soluzioni concrete per cercare di mitigare i danni del surriscaldamento globale. 

Di fronte alla poca attenzione e serietà della politica oggi tocca alle persone normali, ai cittadini del mondo, intraprendere azioni reali per contrastare il fenomeno dei cambiamenti climatici, ed è anche grazie al coraggio delle due storie precedentemente citate che migliaia di studenti di tutto il mondo da mesi hanno iniziato scioperi e azioni di protesta per non permettere che si affievolisca l’attenzione su un tema che per primi li riguarda. La manifestazione #FridayForFuture di venerdì 15 marzo né è un esempio mondiale, centinaia di studenti saranno in marcia per chiedere a istituzioni e governanti misure concrete contro il riscaldamento globale.

Ci saremo anche noi.

Fonte imm: Repubblica.it

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Cene di San Giuseppe

Gela Le Radici del Futuro - Mer, 03/13/2019 - 13:03

La Cena di San Giuseppe in città è una ricorrenza molto importante per le famiglie gelesi.

Festa celebrata il 19 marzo, questo Santo è il patrono della famiglia, dei poveri e dei bisognosi.

Solitamente è preparata da fedeli per devozione o da chi vuol ringraziare Gesù Cristo per una Grazia ricevuta, preparando delle grandi tavolate (le cosiddette Cene), offrendo cibo a gente bisognosa e povera del quartiere che rappresenteranno proprio Gesù, Giuseppe e Maria.

Già dai primi di gennaio cominciano i preparativi: si gira casa per casa andando a chiedere offerte, il cui ricavato servirà per comprare gli alimenti necessari per “apparecchiare” le grandi tavole.

Poi, qualche settimana prima del 19, parenti amici ed il vicinato si impegnano ad allestire le  tavolate, cominciando dal montare l’impalcatura di legno che formerà dei gradini, da 5 a 7, tutti rivestiti da bianche tovaglie di lino decorate e ricamate, poi fiori e decorazioni variopinte.

Sullo sfondo, fa da cornice un lenzuolo bianco.

All’apice dell’altare viene posto un quadro rappresentante la Sacra Famiglia.

Negli altri scalini sono riposti doni e pietanze semplici che al termine della festa, saranno offerte alla Sacra Famiglia.

I doni più caratteristici e simbolici delle tavolate sono certamente” i “pani i San Giuseppe”.

Questi sono lavorati con grande maestrìa, cura e attenzione e se ne trovano in tantissime forme, ognuna delle quali ha un significato simbolico- religioso:

– le forme di bastone, serra, martello e la scala,  rappresentano gli arnesi di lavoro di San Giuseppe;

– Il cuore, la luna, la stella e la palma sono dedicati alla Vergine Maria;

– il galletto, la mano, il sole, la croce, e il cestino sono invece dedicati a Gesù Bambino.

Ma troviamo anche piatti caratteristici come “baccalà”, “polpette di riso “frutta e verdure che simboleggiano l’arrivo della primavera ;“frittate agli asparagi”,  uva passa, vari tipi di biscotti e dolci come “torrone”,”cicirieddi”,”mastazzola”, “ pignulata” “ cannoli” “ sfinci”; primizie ortaggi e fiori profumati.

Ecco che è così pronto “a tavulata di li vicchiareddi “ o dei “ povereddi”: una meraviglioso quadro colorato e decorato abilmente.

Per segnalare alla gente che in quel quartiere è stata allestita una tavolata per S. Giuseppe, sono riposte delle palme (da sempre simbolo di pace) esterne all’abitazione che ospita la Cena ma anche nei dintorni della zona.

Le cene sono visitabili da mezzogiorno del 18 marzo, si riceveranno ceci, fave o pane in segno d’abbondanza. In serata ci saranno canti e balli in strada.

Nella notte si recitano delle tradizionali preghiere fino ad aspettare “la palummeddra” intorno la mezzanotte, che simboleggia nella tradizione gelese lo Spirito Santo, benedicendo la cena.

Il giorno di San Giuseppe, dopo aver partecipato alla Messa nella Chiesa di Sant’Agostino (conosciuta come Chiesa di San Giuseppe), i tre personaggi che rappresentano Giuseppe, Maria e Gesù, verranno portati dalla famiglia devota alla cena.

Qui, a mezzogiorno la famiglia bisognosa busserà davanti la porta della Cena per tre volte.

Le prime due volte Giuseppe bussa alla porta, chiede ospitalità ma nessuno gli aprirà.

La terza volta, la porta si aprirà con un applauso e un grido: “ Viva Gesù Giuseppe e Maria”.

A questo punto la sacra famiglia entra e potrà mangiare tutto ciò che gli viene offerto: pasta fatta in casa con legumi, pesce fritto, uovo sodo, frutta e dolce.

Infine tutti i prodotti della cena e i soldi raccolti vengono distribuiti alle tre persone bisognose.

Ai fedeli che partecipano viene offerta una tradizionale pasta con i legumi o altro cibo per ringraziare tutti della collaborazione data.

Si ringrazia la pagina facebook ”Gela mille colori “  per le foto

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Abruzzo, arriva la tempesta

People For Planet - Mer, 03/13/2019 - 12:00

Un fenomeno atmosferico molto particolare, chiamato shelf cloud, è apparso tra i cieli di Pescara, Montesilvano e Francavilla al Mare, in Abruzzo.

La tempesta in arrivo, che ha fatto registrare anche il crollo delle temperature, si è manifestata con questa grande nuova a mensola, shelf cloud appunto, che ha affascinato molti abruzzesi. Tantissime le foto e i video postati sui social del fgenomeno che di solito si crea dallo scontro di formazioni fredde con masse umide più calde.

FONTE: REPUBBLICA.IT

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Difesaonline.it e ”le verità scomode delle auto ecologiche”

People For Planet - Mer, 03/13/2019 - 10:28

Il sito Difesaonline.it ha deciso, non si sa bene perché, di occuparsi di auto elettriche. E lo ha fatto non con un articolo, ma pubblicando una lettera di un lettore. Un lettore di cui non viene pubblicata la firma ma che dichiara di essere “un professionista del settore”. Di quale settore? Non lo possiamo sapere, perché è anonimo.

Difesaonline decide di dare alla lettera (archiviata qui su Archive.is) un titolo assolutamente sobrio e pacato e per nulla acchiappaclic: “La morte viaggia su auto elettrica: le verità scomode delle auto ecologiche”.

La morte, addirittura. E per illustrare la morte che “viaggia su auto elettrica”mostra incidenti di auto a pistoni.

Infatti basta usare Tineye per scoprire che la foto in testa alla lettera mostra un incidente fra due minivan (non elettrici) avvenuto negli Stati Uniti nel 2016. La seconda foto mostrata nella lettera, invece, è tratta da qui e mostra un vistoso tubo di scappamento. Neanche questa è un’auto elettrica. Cominciamo bene.

A tutti quelli che da un paio di giorni mi chiedono di debunkare queste presunte “verità scomode”ho rispostoricordando appunto che non si tratta di un articolo, ma di una lettera, e per di più anonima. Preferite fidarvi di un anonimo che non ha il coraggio di esporsi, o degli esperti che quotidianamente ci mettono la firma e la faccia?

In ossequio alla Teoria della Montagna di M*, non ho quindi intenzione di perdere tempo a smontare una per una tutte le baggianate scritte in questa lettera, che non solo è anonima, ma è completamente priva di qualunque pezza d’appoggio. Difesaonline.it vi sta chiedendo, insomma, di accettare ciecamente, sulla fiducia, le affermazioni non documentate di un anonimo. Valutate voi se sia il caso.

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Spreco di cibo: gli italiani buttano quasi l’1% di Pil nella spazzatura

People For Planet - Mer, 03/13/2019 - 09:00

Nonostante le tante campagne di informazione e la crisi economica, gli italiani continuano a sprecare il cibo.

La denuncia è arrivata a gennaio, in occasione della 6° Giornata Nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare, svoltasi nella sede FAO di Roma. I dati sono stati raccolti in uno studio del progetto 60 Sei ZERO dell’Università di Bologna – Dipartimento Scienze e Tecnologie Agroalimentari con il Ministero dell’Ambiente e la campagna Spreco Zero  di Last Minute Market, che con l’osservatorio Waste Watcher monitora dal 2015 i comportamenti relativi allo spreco.

I dati e la percezione

Nel solo 2017 in Italia sono stati buttati alimenti per più di 15 miliardi di euro. Per farci un’idea si tratta di una cifra pari a quattro volte quella stanziata per la riforma delle pensioni “Quota 100”, equivalente allo 0,88% del Prodotto Interno Lordo nazionale, secondo i calcoli del giornale economico “Valori”.

Il cibo viene buttato soprattutto nelle case, perché dai dati raccolti, gli sprechi di filiera ammontano a “soli” 3 miliardi di euro circa, pari al 21% del totale. Il restante 78% è spreco domestico, quasi 12 miliardi.

Fonte: www.sprecozero.it/

Esattamente il contrario di quello che viene percepito: il 20% degli intervistati dalla ricerca Waste Watcher-Swg dichiara infatti di pensare che si sprechi soprattutto nel commercio e nel pubblico. I dati invece, diffusi già nel 2018, e raccolti grazie al progetto dei Diari di Famiglia, hanno permesso di dimostrare come in casa ognuno di noi arrivi a gettare 36 kg all’anno di alimenti.  

Perché si getta il cibo? Perché è scaduto (44%) o ha fatto la muffa (41%), non ha un buon odore / sapore (39%) o era stato acquistato in quantità eccessiva (36%).

Il 63% degli intervistati dalla ricerca portata avanti con Swg ha dichiarato che capita di gettare del cibo al massimo una volta al mese. Il 15% sostiene di gettare cibo una volta ogni due settimane, mentre solo l’1% della popolazione ritiene di gettarlo quotidianamente o almeno 4/5 volte a settimana.

Andrea Segrè, professore di politica agraria dell’Università di Bologna e fondatore di Last Minute Market, in occasione della Giornata per la Prevenzione dello spreco alimentare ha consigliato: «Tutti possiamo dare il nostro contributo all’obiettivo famezero e sprecozero acquistando solo ciò che serve realmente, compilando liste precise che non cadono nelle sirene del marketing, scegliendo alimenti locali e di stagione, consultando etichette e scadenze, utilizzando al meglio frigo, freezer e dispensa per gli alimenti senza stiparli alla rinfusa».

Il lato positivo

Quelle degli sprechi sono cifre ancora importanti, ma bisogna notare che dal 2014, quando sono stati avviati i primi monitoraggi di questo tipo, qualcosa è certamente cambiato in meglio: solo 5 anni fa era ben un italiano su due a dichiarare di buttare cibo tutti i giorni, oggi solo uno su cento.

Obiettivi raggiunti attraverso le tante campagne di sensibilizzazione come la campagna SprecoZero di Last minute Market, il progetto di economia circolare fondato proprio da Andrea Segrè, un’iniziativa che compie 20 anni proprio nel 2019 (qui trovate un video dove ci siamo fatti raccontare cos’è questa iniziativa proprio dal suo fondatore).

All’impegno quotidiano dei cittadini si deve aggiungere quello delle istituzioni: «Al nuovo Parlamento Europeo, che entrerà in carica dopo le elezioni di maggio, e alla nuova Commissione europea rilanceremo la nostra richiesta di indire un Anno Europeo dedicato alla Prevenzione dello spreco alimentare. E chiederemo che la Giornata Nazionale del 5 febbraio possa diventare Giornata Europea di impegno sulla questione dello spreco di cibo. Anche in Italia possiamo migliorare, a cominciare dai banchi di scuola: l’obiettivo è che l’educazione alimentare e ambientale diventino parte essenziale di quella ‘Educazione alla cittadinanza’ richiesta dall’ANCI attraverso la recente legge di iniziativa popolare», ha dichiarato Segrè.

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Il cibo contaminato ogni anno fa più di 400 mila morti

People For Planet - Mer, 03/13/2019 - 02:37

Sostanze chimiche, tossine, batteri, virus e parassiti contaminano il cibo di cui ci nutriamo tutti i giorni e causano in tutto il mondo oltre 600 milioni di malati e 420 mila morti ogni anno.

Queste cifre preoccupanti sono state rese note il 12 febbraio 2019 durante la prima Conferenza internazionale sulla sicurezza alimentare, organizzata ad Addis Abeba da Fao, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, Oms, l’Organizzazione Mondiale della Sanità e l’Unione africana, l’organizzazione internazionale che riunisce tutti gli Stati internazionalmente riconosciuti del continente africano.

Durante la giornata si è ricordato che gli alimenti non sicuri impattano soprattutto sulle economie a reddito medio-basso, arrivando a costare circa 95 miliardi di dollari in perdita di produttività, sovraccaricando i sistemi sanitari e danneggiando le economie, il commercio e il turismo.

«Il cibo non sicuro è responsabile di centinaia di migliaia di morti ogni anno, ma non ha ricevuto l’attenzione politica che meritava», è il pensiero del dott. Tedros Adhanom Ghebreyesus, Direttore Generale dell’Organizzazione mondiale della sanità, riportato in una nota della Fao. «Garantire alle persone l’accesso a cibo sicuro richiede maggiori investimenti in regole più rigorose, in laboratori, nella sorveglianza e nel monitoraggio. Nel nostro mondo globalizzato, la sicurezza degli alimenti è un problema che ci riguarda tutti», insiste Ghebreyesus.

Parole confermate anche dal Direttore Generale della FAO, José Graziano da Silva, nel suo intervento: «Salvaguardare il nostro cibo è una responsabilità condivisa. Dobbiamo tutti fare la nostra parte. Dobbiamo lavorare insieme per aumentare la sicurezza degli alimenti nelle agende politiche nazionali e internazionali».

Hanno partecipato alla conferenza di due giorni ministri dell’agricoltura, della salute e del commercio di circa 130 paesi, oltre a esperti scientifici, agenzie partner e rappresentanti di organizzazioni di consumatori, produttori alimentari, organizzazioni della società civile e del settore privato.

Durante l’incontro si è sottolineato che i sistemi alimentari stanno diventando sempre più complessi e interconnessi e che le soluzioni a questi problemi richiedono un’azione internazionale intersettoriale e concertata. La richiesta e l’impegno sono quelli di identificare azioni chiave per rafforzare la collaborazione internazionale ma anche investimenti in tutti i settori, dall’adeguamento della legislazione alle capacità di laboratorio, di sorveglianza e monitoraggio, che devono essere supportati da adeguate campagne di formazione, istruzione e comunicazione. Un primo passo di coordinamento potrà essere il Forum internazionale sulla sicurezza degli alimenti e sul commercio, che si terrà a Ginevra in aprile.

Immagine di copertina: La sicurezza igienico-sanitaria degli alimenti deve essere un obiettivo fondamentale in ogni fase della catena alimentare, dalla produzione alla raccolta, alla lavorazione, allo stoccaggio, alla distribuzione, alla preparazione e al consumo. Fonte: Fao.org

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Cicogna bianca: racconto di un gradito ritorno alla Piana di Gela

Gela Le Radici del Futuro - Mar, 03/12/2019 - 21:54

Nel silenzio della pianura siciliana, tra innumerevoli sfumature di colori dei variegati campi, un bisbiglio si sentiva appena: “Coppia A arrivata, coppia B in cova …

Ero assieme ai volontari della LIPU Niscemi, impegnati nel censimento delle coppie di Cicogna bianca appena arrivate in Sicilia.

Fermi sul bordo del sentiero, osservavamo con il cannocchiale la serie di tralicci elettrici alle cui sommità spiccavano i voluminosi nidi degli anni passati, ancora fermi e intatti, stabili ed evidenti.

Un’auto si era fermata a pochi metri ed erano scesi due signori dall’aria incuriosita.

-Guardate le cicogne? Fantastico!–

Erano due agricoltori, proprietari dei terreni in cui erano posizionati i tralicci.

Mi accorsi che i signori erano molto interessati a conoscere le abitudini delle cicogne e si mostravano sensibili riguardo alle minacce e alle problematiche del territorio. Uno di loro era fiero di accogliere nella sua campagna turisti provenienti da ogni parte della Sicilia, arrivati lì per  godersi “in prima fila” lo spettacolo delle cicogne, simbolo della nascita e della felicità.

L’altro raccontava dei suoi sforzi per mantenere il laghetto artificiale pieno d’acqua nei mesi estivi: sapeva che le cicogne andavano lì per dissetarsi e cacciavano ratti e arvicole nei dintorni: “La Cicogna è mia alleata”, disse fiero.

Poi, uno dei due disse all’altro: – Piuttosto, tu quanti nidi di cicogna hai nel tuo terreno?-

– Quattro!- Rispose con molta sicurezza, certo di non essere smentito.

– Solo quattro? Da me 8 nidi e forse quest’anno ci sarà pure il nono!-  Ribadì il primo.

– Il prossimo anno ti batterò! – replicò e, rivolgendosi a me – Piuttosto, mi dai qualche consiglio per far occupare altri tralicci? Cosa devo fare?-

Dispensando consigli e salutando i due gentili agricoltori , ricordai agli altri volontari che, negli anni Novanta, la prima coppia di cicogne nella Piana era stata accolta con una raffica di piombo, da gente ignorante e senza scrupolo.

Se ci si crede, le cose cambiano.

di Manuel Andrea Zafarana, delegato LIPU Niscemi

FOCUS SULLA CICOGNA BIANCA

In Sicilia è presente la più grande popolazione di Cicogna bianca d’Italia: circa 80 le coppie nidificanti, principalmente nella Piana di Gela e nella Piana di Catania, ma anche nelle Province di Siracusa, Agrigento, Trapani e Palermo. La prime due coppie hanno nidificato nel 1992 a Lentini, dopo quasi 500 anni di assenza dalla Sicilia.

LE MINACCE

La Cicogna bianca ha un grande nemico in Sicilia: linee elettriche non isolate e non adeguate alle norme più recenti, rischiano di uccidere decine di giovani e adulti ogni anno. I volontari della LIPU di Niscemi seguono da anni la nidificazione della Cicogna bianca nella Piana di Gela e, durante i monitoraggi, hanno riscontrato la tendenza di questi animali ad alimentarsi nella vicina discarica di Timpazzo.

Proprio lì, il monitoraggio ha portato al ritrovamento di più di 100 uccelli morti folgorati, tra cui poiane, ghiandaie marine, cicogne bianche e nibbi bruni! Il numero di animali morti è allarmante se si paragona ai dati presenti in letteratura. Bisogna agire!

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