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Covid: fine del turismo di massa? |Giallo su salute Kim Jong-un | Guariti immuni? Zero prove

People For Planet - Dom, 04/26/2020 - 06:25

Leggo: 25 Aprile, Conte alle Fosse Ardeatine: «Per non dimenticare»;

La Repubblica: Mattarella solo e con mascherina sull’Altare della Patria. “Rinasceremo come allora” video RepTv Frecce tricolori in volo sui silenzi di Roma;

Il Sole 24 Ore: Dal bonus vacanze al tax credit: ecco il piano del governo per l’estate. Chi abita al mare può fare già il bagno – Il coronavirus metterà fine al turismo di massa? – Così Airbnb cerca di rilanciarsi per il dopo Covid-19;

Tgcom24: Meno malati per il sesto giorno di fila, per la prima volta scendono anche quelli in isolamento domiciliare | Altri 415 morti, 163 in Lombardia ma i dati migliorano;

Il Fatto Quotidiano: Mondo – Gran Bretagna, oltre 20mila vittime. Usa, 1.258 morti in 24 ore: minimo da 21 giorni. “Staff Trump vuole stop a briefing quotidiano”;

Il Messaggero: Bill Gates pronto a finanziare vaccino Virus, in Europa oltre 120.000 morti;

Il Giornale: Virus, spunta nuovo allarme “Guariti immuni? Zero prove”;

Corriere della Sera: Proteste anti lockdown: 100 arresti a Berlino. Spagna anticipa l’allentamento delle misure. Mascherine: sarà fissato un prezzo massimo;

Il Mattino: Corea del Nord, giallo su salute Kim Jong-un;

Il Manifesto: Dieci mesi a digiuno, Mustafa se ne va 20 giorni dopo Helin.

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Incentivi per la bici, “la nuova carta igienica”

People For Planet - Sab, 04/25/2020 - 20:00

“Nel prossimo decreto legge, ci saranno incentivi per l’acquisto di bici, bici elettriche e monopattini”, così la ministra delle Infrastrutture e dei Trasporti Paola De Micheli al Corriere della Sera rispetto alle prospettive per la fase 2. La cosa è fondamentale: da un lato permette di limitare l’uso dei mezzi pubblici, dall’altro consente di farlo senza ricorrere all’uso in massa dell’auto privata, fonte di polveri sottili, tanto pericolosi con e senza covid-19. Tuttavia, che le bici continuino a non essere considerate strategiche dalla nostra politica è stato evidente da subito. Da quando, in pieno lockdown, i meccanici potevano stare aperti per garantire ai lavoratori essenziali la possibilità di spostarsi in auto, ma non in bici (nei fatti i negozi di ricambi per bici non potevano aprire e sono tutt’ora chiusi).

“La nuova carta igienica”

Come ha scritto il Guardian, l’Australia sta facendo fatica a fronteggiare il boom di richieste di bici. La chiamano “la nuova carta igienica” perché in molti Paesi anglosassoni – nessuno ha mai capito esattamente perché – la paura della pandemia ha portato ad esaurire le scorte di carta igienica. Allo stesso modo, si vive adesso la gran corsa ad accaparrarsi le bici. Il mezzo è considerato perfetto per fronteggiare la crisi e il post-crisi. Solitario, distanziante, veloce, pratico. Un altro Paese non particolarmente avvezzo all’uso della bici e che vi sta ricorrendo in massa è il Regno Unito: già a inizio marzo la Bbc elencava le bici come una delle poche industrie in forte crescita a seguito della pandemia. Insieme ai giochi da casa, al materiale per orto e giardino, libri elettronica e caffè, è boom di biciclette anche in Uk.

Boom anche negli Usa

Come riporta il New York Times, stessa storia nella patria dei suv. Le vendite crescono, soprattutto le bici per bambini e ragazzi, ma anche per professionisti di ogni tipo, medici compresi, che vogliono un’alternativa alla metropolitana. E possibilmente un’alternativa in linea con la diffusa voglia di salute, benessere e rispetto reciproco. Secondo il giornale americano, la cosa ha già gonfiato i prezzi oltreoceano, dove una due ruote è passata dal prezzo medio di 500 dollari a 800. Motivo in più per apprezzare gli incentivi in arrivo, ma anche per non aspettare troppo a scegliere.

Leggi anche:
Come non farsi rubare la bici: i consigli di un ladro Marche, la destinazione dell’anno (in bici)

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I dati mondiali al 25 aprile e l’anomalia della Lombardia: letalità al 18,3%!

People For Planet - Sab, 04/25/2020 - 18:00
Le statistiche della Johns Hopkins University

La Johns Hopkins University raccoglie i dati di casi confermati, morti e ricoverati in tutti i paesi. Secondo i dati ad oggi, 25 aprile, sono gli Stati Uniti ad avere il più alto numero di casi accertati e di morti, l’Italia  è terza per numero di casi ufficiali e seconda per  numero di morti.

Complessivamente nel mondo si registrano 2.812.000 casi (553.000 in più rispetto a 7 giorni fa) e 197.000 morti (42.000 in più rispetto a 7 giorni fa)

Negli Usa 21.000 morti in più nell’ultima settimana

Continua l’impressionante escalation di casi negli Usa, dove nell’arco di una settimana si è passati da  707.000  a 905.000  Nello stesso periodo il numero dei morti per Covid-19 in Usa è cresciuto da 31.000 a 52.500.

New York City da sola conta ad oggi quasi17.000 morti e, assieme alla Lombardia, rappresenta il principale focolaio del covid-19 nel mondo.

Nonostante questi numeri impressionanti, Trump continua la sua polemica contro i governatori di vari stati Usa che hanno ordinato il blocco delle attività e suggerisce le sue soluzioni estemporanee per combattere il virus, come ad esempio iniettarsi del disinfettante nel corpo.

L’apparente anomalia dell’Italia

Anche dalle statistiche della Johns Hopkins si conferma l’apparente anomalia dell’Italia che avrebbe un tasso di letalità molto superiore a qualsiasi altro paese. Confrontando casi accertati e numero di morti dichiarati da ciascun paese in Italia il tasso di letalità sarebbe del 13,5% contro una media mondiale di tutti gli altri paesi escluso l’Italia del 6,5%.

Gli strani numeri della Lombardia

L’anomalia italiana è in realtà tutta concentrata in Lombardia, dove con circa 71.000 casi confermati (7.000 in più rispetto a una settimana fa) e circa 13.000 morti (1.000 in più rispetto a 7 giorni fa) il tasso di letalità è addirittura il 18,3%! Al di fuori della Lombardia il tasso di letalità italiano è simile a quello di altri paesi dove il coronavirus è molto diffuso, come ad esempio la Spagna. È in Lombardia quindi che i conti non tornano. Se poi si ricorda che è ormai pacifico che nella regione i morti per Covid-19 sarebbero stati finora molti di più di quelli attribuiti al virus (vedi la strage nelle case di riposo, con tanti morti per “polmonite”), il pensare che i casi presenti nella regione siano molti di più di quelli ufficiali è più che un sospetto e questo spiegherebbe un tasso di letalità altrimenti incomprensibilmente così elevato.

E le proposte di riapertura delle attività in Lombardia il 4 maggio sono oggi fonte di preoccupazione da parte di molti, come confermato da un sondaggio realizzato pochi giorni fa da People For Planet tra i residenti nella regione.

Le classifiche ufficiali

Di seguito le classifiche dei primi 10 paesi con i dati in migliaia in base alle statistiche ufficiali riferite a: casi confermati; morti.

I segni (+) e (-) indicano le variazioni nella posizione in classifica rispetto a 7 giorni fa.

Casi confermati
  • 905.000 Stati Uniti
  • 220.000 Spagna
  • 193.000 Italia
  • 160.000 Francia
  • 155.000 Germania
  • 145.000 Regno Unito
  • 105.000 Turchia (+)
  • 88.000 Iran
  • 84.000 Cina (-)
  • 69.000 Russia (+)
Morti
  • 52.000 Stati Uniti
  • 26.000 Italia
  • 23.000 Spagna
  • 22.000 Francia
  • 20.000 Regno Unito
  • 7.000 Belgio
  • 6.000 Germania (+)
  • 6.000 Iran (-)
  • 5.000 Cina
  • 4.000 Olanda
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Italiani depressi e neri coraggiosi

People For Planet - Sab, 04/25/2020 - 18:00

Vedi la prima parte qui

Scartammo l’idea di incollare i peli della barba di William sul mio viso. L’idea ci fece ridere ma non era attuabile: viaggiando seduti vicini ad altri viaggiatori il trucco sarebbe stato visibile. Dovevamo escogitare qualche cosa d’altro.

Poi fummo sopraffatti da tutte le difficoltà che avremmo incontrato e che parevano insormontabili: non sapevamo nulla della strada che avremmo dovuto percorrere per arrivare al nord. Una volta arrivati a Savannah forse saremmo potuti salire su un piroscafo… Ma quanto sarebbe costato il biglietto? Quanti giorni sarebbe durato il viaggio? Quanto avremmo speso per mangiare? Sarebbe stato necessario fermarsi in un albergo per dormire? Come potevamo procurarci gli abiti adatti ad un padrone bianco?

Nei giorni successivi, con molta cautela, iniziammo a raccogliere informazioni.

Nella bottega dove William lavorava arrivavano a volte dei viaggiatori, e al mercato di Macon si incontravano schiavi che attendevano i loro padroni vicino all’albergo, girando tra i banchi della frutta, seduti sotto il portico o sdraiati a riposare sul fieno di una stalla insieme ai cavalli. William chiedeva loro da dove venissero e cercava di portare la conversazione sul percorso che avevano fatto, sul costo dei biglietti, sulle locande dove dormire.

A nord di Savannah c’era la grande città di Charleston, per arrivarci dovevamo prendere una nave…. Da lì bisognava prendere un’altra nave per Philadelphia, e lì finalmente saremmo stati fuori dal territorio schiavista, ma il nostro viaggio doveva poi continuare. La strada per arrivare in Canada era ancora lunga ma non avevamo trovato informazioni sul percorso che avremmo dovuto prendere da lì in avanti…

Un bianco molto malato

Poi un giorno trovammo la soluzione per nascondere il mio viso femminile.
Avrei finto di essere un bianco molto malato. Avrei cosparso il mio mento e il labbro superiore con un impiastro medicamentoso coperto da una fasciatura.
E per rendere ancora migliore il camuffamento decidemmo di procurarci un paio di occhiali. William riuscì a comprarne un paio con le lenti verdi.

Poi una schiava che avevo incontrato in un emporio di Macon, frequentato dai neri, mi raccontò il suo viaggio da Washington a Macon, insieme ai suoi padroni, che avevano dormito in un albergo. Riuscii a farmi descrivere l’albergo e con rammarico scoprii che era usanza firmare un registro per essere ospitati. E io non sapevo scrivere. Era vietato qualsiasi insegnamento per gli schiavi. La punizione per chi imparava era la frusta e i bianchi scoperti a insegnare dovevano pagare una multa di 250 dollari.

Ma anche per questo problema trovammo la soluzione: visto che ero un bianco molto malato avrei avuto anche il braccio e la mano destra avvolti in bende e medicamenti.

Dovemmo lavorare sodo per mesi per ottenere dai nostri padroni il permesso di assentarci per due giorni per fare visita a mia madre, poco prima di Natale. Così avremmo avuto un po’ di tempo prima che la nostra fuga venisse scoperta e iniziassero a darci la caccia. Ma non avevamo idea di quanti giorni avrebbe impiegato l’allarme a diffondersi e quanto lontano sarebbe arrivato.

Andiamo!

Avevamo racimolato 107 dollari, una cifra enorme per due schiavi. Avevamo nascosto i miei vestiti da uomo nella mia stanza, dentro un comò che William aveva costruito per me, avevamo comprato un barattolo di Opodeldoc, un intruglio estremamente puzzolente fatto con sapone, alcool, acqua, canfora, artemisia e rosmarino. Avevamo gli occhiali con le lenti verdi… eravamo pronti a gettarsi in quella folle avventura!

Il 21 dicembre 1848, prima dell’alba, uscivamo dalla mia stanza, io già vestita da uomo bianco malato. La grande casa era ancora immersa nel sonno. Quando arrivammo alla porta che dava sul retro io fui colta da un’ondata di terrore e scoppiai sommessamente a piangere. Nella mia testa correva l’orrore di quel che avremmo dovuto subire se ci avessero presi. William mi abbracciò e mi tenne contro il suo corpo. Dopo poco mi ripresi e dissi: “Andiamo!”

Impiegammo più di un’ora a raggiungere a piedi la stazione di Macon. Avevo il sangue che mi batteva in testa mentre compravamo i biglietti per il treno.

Salimmo accomodandoci in uno degli scompartimenti del quarto vagone.
Attendevamo con ansia il momento della partenza. Per raggiungere Savannah avremmo percorso più di 200 chilometri, quasi 8 ore di viaggio.
Essere arrivati su quel treno ci sembrava già un miracolo.
Poi mi si gelò il sangue quando vidi che sulla banchina c’era il falegname per il quale William lavorava. Anche lui lo vide. Il falegname avanzava lentamente guardando dentro ogni scompartimento del treno, come se cercasse qualcuno. Cosa era successo? Possibile che la nostra fuga fosse già stata scoperta? William si schiacciò contro la parete della carrozza. Ora il falegname era a due scompartimenti dal nostro, pochi metri e avrebbe guardato noi. Il mio cuore non batteva più. Poi sentimmo il fischio della locomotiva  e il treno partì.

Poco dopo un bianco si sedette di fronte a me. Ero ancora scossa per il passato pericolo ma mi resi conto che un’altra minaccia era incombente. Riconobbi l’uomo, era il signor Cray, un amico di famiglia degli Smith che mi conosceva fin dall’infanzia; due sere prima aveva cenato con i miei padroni alla villa, e io lo avevo servito. Mi avrebbe riconosciuto?
Poco dopo la partenza il signor Cray si rivolse a me dicendo: “È una splendida mattina!” Avevo paura che se avessi parlato lui avrebbe riconosciuto la mia voce. Feci finta di non sentire e continuai a guardare fuori dal finestrino.
Il signor Cray ripeté la domanda e allora io decisi di fingermi sorda e di non poter parlare a causa della fasciatura. Mi girai verso di lui e indicai il mio orecchio con l’indice della mano sinistra, scuotendo la testa. William capì al volo le mie intenzioni e parlò per me: “Il mio signor padrone è sordo, signore.”
Anche questo sotterfugio sembrò funzionare perché il signor Cray rinunciò a fare conversazione con me. Sentii alcuni altri viaggiatori commentare che era una grande menomazione essere sordi.
Il viaggio fino a Savannah continuò senza altre difficoltà. I bianchi parlarono animatamente dei soliti argomenti: negri, cotone e abolizionisti.

Arrivammo ​​a Savannah all’imbrunire

Una grande carrozza collettiva, tirata da 4 cavalli, una corriera, ci portò insieme ad altri viaggiatori fino ad una locanda dove tutti scesero per mangiare qualche cosa. Io restai sulla corriera per evitare rischi e William andò a prendermi un vassoio con una tazza di the e una fetta di torta di mele. Dopo un’ora la corriera ripartì e di lì a poco arrivammo al porto dove comprammo i biglietti e salimmo sul vaporetto diretto a Charleston, South Carolina.
Quando salimmo a bordo notai che il capitano dell’imbarcazione e gli altri passeggeri mi guardavano con sospetto. Mi ritirai subito nella mia cuccetta, William prese le bende e l’Opodeldoc e andò nella sala dove c’era una stufa per riscaldare le fasce cosparse di  unguento. Così ebbe modo di spiegare ai passeggeri che lo interrogavano che ero molto malato e che stavamo andando a Philadephia nella speranza di trovare una cura per i miei reumatismi. La puzza dell’Opodeldoc sembrò convincere i signori bianchi che ero veramente molto malato. Mentre William scaldava l’unguento in un pentolino uno dei passeggeri disse: «Che cos’hai lì?». Lui rispose: «Opodeldoc, signore».
Un uomo con una grande pancia commentò: «Questa puzza è sufficiente per uccidere venti uomini!».
William mi portò le bende intrise di Opodeldoc e poi andò a dormire sul ponte della nave, con gli altri schiavi. Per fortuna la notte era calda.

Consigli non richiesti

La mattina dopo uscii dalla mia cuccetta per andare a fare colazione assistita dal mio schiavo. Il capitano della nave si informò gentilmente sulla mia salute. Ebbi l’impressione che a causa della mia infermità provasse pena per me.
Mentre mangiavo William andò sul ponte. Il capitano allora mi disse: «Signore, lei ha un ragazzo molto attento; ma faccia attenzione quando arriverà al nord. Ora si comporta bene ma tutto potrebbe cambiare quando sarete in mezzo agli abolizionisti. Ho conosciuto persone che hanno perso i loro schiavi appena sono arrivati».
Prima che potessi rispondere un bianco con un panciotto ricamato con colori vivaci, il mento ispido, gli occhi iniettati di sangue e la bocca piena di pollo è intervenuto consigliandomi di vendere subito il mio schiavo. Me lo avrebbe comprato lui in cambio di buoni dollari d’argento.
Cercando di parlare con la voce molto bassa e profonda risposi: «Non voglio venderlo, signore, è uno schiavo fedele e non posso andare avanti senza di lui.»

Allorché quello esclamò: «Mi fa sempre impazzire sentire un uomo parlare di fedeltà dei negri. Non ce n’è uno che non taglierebbe la corda se ne avesse la possibilità!»
Un ufficiale dell’esercito, che viaggiava anch’esso con uno schiavo mi disse: «Mi scusi, signore, credo che lei rischi di rovinare il suo ragazzo. Ho sentito che gli ha detto grazie. Vi assicuro , signore, niente rovina uno schiavo così presto come dirgli grazie. L’unico modo per mantenerli al loro posto è farli tremare come foglie. Come ha visto quando parlo al mio scatta come un fulmine, e se non lo fa lo scortico a frustate».

Cambio di programma

Arrivammo il giorno dopo a Charleston, il molo era pieno di gente e scendemmo per ultimi dal vaporetto per paura di incontrare qualcuno che ci riconoscesse. Andammo all’ufficio del porto dove chiedemmo di comprare i biglietti per Philadelphia, ma scoprimmo che in inverno le navi passeggeri non facevano servizio. Comprammo allora due biglietti per Wilmington, North Carolina.

Il capo dell’ufficio chiese sospettoso chi fosse William. Lui rispose che era il mio schiavo. Dovevamo firmare il registro di viaggio e io dissi che avendo la mano dolorante non potevo scrivere: «Potrebbe registrarmi lei? Io mi chiamo William Johnson». Ma il capo dell’ufficio portuale disse che lui non avrebbe scritto nulla per me, perché non mi conosceva. Alzò la voce dicendo che non potevamo imbarcarci se non avevamo documenti per me e il mio schiavo. Proprio in quel momento entrò nell’ufficio l’ufficiale che aveva viaggiato con noi. Era lievemente alticcio ma questo non gli impedì di capire subito la situazione e senza pensarci su disse: «Io conosco bene quest’uomo!» Il giovane capitano del piroscafo diretto a Wilmington sentendo che l’ufficiale dichiarava di conoscerci  disse: «Mi prendo io la responsabilità di firmare il registro». Così ottenemmo il permesso di imbarcarci e io mi chiusi subito in cabina mentre William dormiva sul ponte.

Il treno per Richmond

Arrivammo a Wilmington il mattino successivo e lì prendemmo il treno per Richmond, Virginia.

Su quel treno c’era uno scompartimento riservato alle famiglie più agiate e agli invalidi e il capotreno mi fece accomodare lì, mentre William si dovette sistemare altrove. Nel mio scompartimento si sedettero anche un uomo molto ben vestito con un abito di flanella color cachi e le sue figlie che portavano ampi scialla di lana rosa. Mi interrogarono sulla mia malattia e sulla destinazione del mio viaggio e io dissi che soffrivo di reumatismi e che andavo a Philadelphia per curarmi. L’uomo parve preoccuparsi per il mio stato di salute, mi raccontò di conoscere bene la sofferenza che danno i reumatismi, mi consigliò un medico di sua conoscenza e mi regalò anche un piccolo libro, che presi ringraziandolo e poi misi subito nel panciotto senza aprirlo per il timore di sbagliarmi e guardarlo tenendolo al contrario.

A un passo dal traguardo

Poi mi offrirono da bere e da mangiare, e io accettai ringraziandoli. Vedendomi stanca le sorelle si tolsero gli scialli e ne fecero un cuscino. Mi invitarono a sdraiarmi e a usarlo per stare più comoda appoggiandoci la testa. Lo feci e finsi di addormentarmi. Quando pensarono che dormissi una delle sorelle disse: «Povera me, in vita mia non mi sono mai sentita così emozionata vicino a un gentiluomo!» Dentro di me tirai un sospiro di sollievo, evidentemente il mio camuffamento funzionava se riuscivo a passare per un uomo tanto bene da far innamorare una ragazza!

Arrivati a Richmond abbiamo dovuto cambiare treno e abbiamo raggiunto la costa poco oltre Fredericksburg dove abbiamo preso il piroscafo per Washington e poi ancora il treno fino a Baltimora, ultima città in territorio schiavista.

Ma quando stavamo per arrivare alla stazione è entrato nel nostro scompartimento il capotreno che mi ha detto che per continuare il viaggio oltre Baltimora dovevo esibire i documenti che provassero che lo schiavo che era con me era effettivamente mio. Io dissi che non avevo con me l’atto di acquisto del mio schiavo perché non pensavo di averne bisogno per raggiungere Philadelphia. Così arrivati alla stazione fummo accompagnati nell’ufficio del capostazione il quale ribadì che se non avevo l’atto di proprietà del mio schiavo non potevo proseguire perché se lo schiavo non era mio il legittimo proprietario poteva richiedere alla ferrovia di essere risarcito perché si era concesso a uno schiavo senza documenti di uscire dai territori schiavisti.

Liberi!

Io trovai il coraggio di rispondere con decisione che non potevano trattenermi. Ma intanto il terrore mi faceva tremare l’anima perché vedevo infrangersi il nostro sogno a un passo dal traguardo.
Nell’ufficio c’erano altri passeggeri che iniziarono a protestare dicendo che viste le mie pessime condizioni di salute il capostazione doveva lasciarmi proseguire il viaggio. La discussione andò avanti per alcuni minuti durante i quali non avevo il coraggio di guardare il viso di William per timore che la nostra disperazione trasparisse.
Poi il capostazione si mise le mani nei capelli dicendo agli altri passeggeri: «Non so proprio cosa fare! C’è un regolamento da rispettare!» Alla fine dopo altre insistenze da parte dei presenti accettò di lasciarci andare. Così salimmo sul treno per Philadefhia. Quando la campanella suonò annunciando la partenza, sospirai trattenendo le lacrime: forse ce l’avevamo fatta.
Erano le otto di sera. La mattina successiva arrivammo finalmente a Philadelphia. Era il giorno di Natale e noi eravamo liberi!

Post scritto
Ellen e William Craft non andarono in Canada. Entrarono in contatto con i gruppi antischiavisti, di Philadelphia e parteciparono a incontri pubblici del movimento raccontando la storia della loro fuga. E si sposarono ufficialmente.
L’anno successivo venne approvata dal Senato degli Stati Uniti una legge infame che prevedeva che gli schiavi fuggiti negli stati non schiavisti venissero arrestati e riconsegnati ai loro proprietari.
I Craft fuggirono allora a Londra, dove, nonostante il forte razzismo diffuso, poterono vivere del loro lavoro, William faceva il falegname, Ellen la sarta. Ebbero 5 figli.
Scrissero un libro sulla loro fuga: Correre mille miglia per la libertà. Questo libro ebbe un certo successo ed essi parteciparono a molte manifestazioni abolizioniste e tennero conferenze in diverse città. Nel 1870, dopo l’abolizione della schiavitù, tornarono negli Stati Uniti; con il denaro raccolto grazie all’aiuto del movimento antischiavista comprarono un podere di 1800 acri, a Woodville, Georgia, dove fondarono una scuola per neri la Woodville Co-Operative Farm School. La scuola dovette chiudere però nel 1878 per mancanza di fondi. William si recò per 3 volte in Africa, nel Dahomey (oggi Benin) dove fondò una scuola e sostenne altre iniziative per lo sviluppo sociale ed economico. Cercò anche di convincere il re a vietare il commercio degli schiavi. Non ebbe successo. Ellen morì nel 1891 a 67 anni, William nel 1900 a 78 anni.

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Foto di Andrew Martin da Pixabay

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Sondaggio WWF: il 90% degli asiatici vuole chiudere i mercati di animali selvatici

People For Planet - Sab, 04/25/2020 - 17:27

Il 7 aprile, nella giornata mondiale della Salute, il Wwf ha pubblicato i dati di un sondaggio d’opinione sul Covid-19 e sul mercato di animali selvatici condotto in 5 aree asiatiche: Hong Kong, Giappone, Maynmar, Thailandia, e Vietnam. Che il mondo sia alle prese con la peggiore pandemia del recente passato è un fatto. Ma mentre sul legame tra il COVID-19 e le malattie zoonotiche (cioè trasmesse dagli animali all’uomo) il parere degli esperti è unanime, non c’è alcun dubbio, sulla possibilità di eliminare i mercati di fauna selvatica, riducendo così le malattie zoonotiche e i virus che ne derivano, l’opinione pubblica si divide. O meglio, noi occidentali siamo portati a credere che gli asiatici siano restii a interrompere quella che noi reputiamo una tradizione alimentare. Le abitudini sono “dure a morire”, si dice, senza provare a chiedere il parere dei diretti interessati. Lo ha fatto il WWF, sia pure su un campione di 5000 persone, e no, gli asiatici non sono affatto contrari alla chiusura dei mercati di animali selvatici, anzi, il 93% di loro è propenso a sostenere gli sforzi dei governi e dei ministri della Sanità locali per chiudere tutti i mercati illegali e non regolamentati che vendono animali selvatici.

Metodologia del sondaggio

Tra il 3 e l’11 marzo 2020, GlobeScan, per WWF, ha intervistato 1.000 individui in ciascuno dei 5 mercati analizzati. I 5.000 intervistati sono stati selezionati online casualmente, con campioni rappresentativi di genere ed età della popolazione di ciascun mercato. In Myanmar, trattandosi di un nuovo mercato di indagine, il campione era costituito prevalentemente da giovani. L’adesione alla chiusura dei mercati si registra in Giappone, dove il 59% della popolazione ha dichiarato che non ci sono mercati di fauna selvatica nel Paese e il 54% si è detto favorevole alla loro chiusura. Stando così le rilevazioni, le medie delle risposte sono state calcolate sui 4 mercati, escluso il Giappone.

Nelle interviste, per “animali selvatici” si è inteso “animali terrestri non addomesticati e non allevati, con esclusione di insetti e di animali acquatici”.

Altri dati emersi dal sondaggio

Il 9% degli intervistati da GlobeScan ha dichiarato di aver acquistato o di conoscere qualcuno che ha acquistato fauna selvatica negli ultimi 12 mesi in mercati di animali, ma l’84% dice che è improbabile o molto improbabile che acquisterà prodotti derivanti da fauna selvatica in futuro. E negli ultimi 12 mesi, quali animali ha acquistato?

Lo stop della Cina è solo temporaneo, passata l’emergenza non si deve tornare indietro

Il 24 febbraio il governo cinese ha imposto il divieto assoluto di consumo di animali selvatici. “La Cina ha fatto un buon passo in avanti vietando la caccia, il commercio, il trasporto e il consumo di animali selvatici e il Vietnam sta lavorando a provvedimenti simili”, ha affermato Christy Williams, direttore regionale del programma Asia Pacifico del WWF. “Altri governi asiatici devono seguire l’esempio cinese, chiudendo i mercati di fauna selvatica ad alto rischio e mettendo fine a questo commercio una volta per tutte: questa è una strada obbligata per salvare vite umane e contribuire ad evitare che i drammi sociali e le turbolenze economiche che tutto il mondo sta subendo si ripetano ancora”. Peccato che il divieto sia temporaneo, non permanente, come inizialmente si era detto, e molte testate giornalistiche, italiane e internazionali, hanno scritto che, passata l’emergenza, sui banchi dei mercati cinesi sono ricomparsi animali vivi.

Petizione di Animal Equality all’Onu per chiudere i wet market

Chiudere i wet market, subito. La petizione per la messa al bando dei wet market lanciata con una campagna mondiale il 2 aprile dall’associazione Animal Equality ha raccolto oltre 200 mila firme in pochi giorni, di cui più di 100.000 solo in Italia. “Questi punti di vista rappresentano ormai la maggioranza crescente di esperti scientifici e legislatori che chiedono la chiusura immediata dei “mercati umidi”, si legge nella petizione.

Non solo Covid-19: il 61% dei patogeni umani è di origine zoonotica

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha riferito che l’attuale pandemia di COVID-19, insieme ad almeno il 61% di tutti i patogeni umani, ha origine zoonotica. Il commercio di animali selvatici contribuisce ad aggravare la diffusione delle zoonosi, lo si è visto con altre recenti epidemie: SARS, MERS, Ebola, tutte ricondotte a virus che si diffondono dagli animali alle persone.

I mercati di animali selvatici: dopo la distruzione degli habitat, rappresentano la seconda minaccia per la biodiversità

Il commercio insostenibile di animali selvatici è una gravissima minaccia diretta alla biodiversità a livello globale, seconda solo alla distruzione degli habitat. Dal 1970, le popolazioni di animali vertebrati (mammiferi, uccelli, rettili, anfibi, pesci) sulla Terra sono diminuite in media del 60%. A dirlo non è la facinorosa ong animalista di turno, ma l’Intergovernmental Science-Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services (IPBES) che a conclusione del suo ultimo rapporto, riferito al 2019, scrive nero su bianco che il 25% delle specie animali globali rischia l’estinzione.

Ormai è chiaro, sul tavolo non ci sono soltanto le “abitudini alimentari”, ma le tutele di tutti. Tocca solo scegliere, e gli asiatici sembrano decisi a fare la scelta giusta.

FONTI ARTICOLO
Sondaggio completo WWF su Covid-19 e mercati dei animali selvatici in Asia (italiano)
Report su biodiversità (inglese)

Video girato di Animal Equality (attenzioni, immagini forti!!!)

Leggi anche:
Covid19, la Cina vieta il commercio di animali selvatici e fa la storia
Los Angeles vieta gli animali selvatici ai party dei vip
Giornata dei Diritti degli Animali, in Italia il 90% degli allevamenti è intensivo

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“Nessun partigiano colpito da Covid”: intervista al Presidente del Museo della Resistenza di Torino

People For Planet - Sab, 04/25/2020 - 16:30

Sul finire degli anni Novanta, quando ancora nessuno si sognava di dire che il 25 aprile fosse una festa divisiva, la città di Torino fu sollecitata dalle associazioni della Resistenza affinché si dotasse di un museo dedicato alla storia della Seconda Guerra Mondiale e delle sue conseguenze, la Resistenza e la Deportazione. Era importante che si edificasse lì, nell’ex città sabauda, un luogo in cui ricordarsi le difficoltà del farsi grandi, liberi e repubblicani, così nacque il Museo Diffuso della Resistenza, della Deportazione, della Guerra, dei Diritti e della Libertà. Perché la resistenza, è un concetto diffuso e da diffondere. Abbiamo scambiato due chiacchiere con Roberto Mastroianni, Presidente del Museo e da sempre promotore di iniziative culturali e artistiche.

Ha notizia di qualche partigiano ammalato di Covid? 

A quanto mi risulta nessun partigiano è stato colpito dal Covid, anzi, a Torino abbiamo Bruno Segre, ex partigiano, avvocato e campione della lotta per i diritti civili per tutta la storia repubblicana, che oggi, a 102 anni, è ancora con noi ad animare attività culturali e politiche in difesa di diritti e libertà. Mi sembra un buon esempio di quanto la resistenza sia anche resilienza.

Come commenta la proposta di sostituire il 25 aprile con una giornata dei caduti del Covid19? 

Come si potrebbe commentare l’avanspettacolo o il cabaret. Il 25 aprile è, insieme al 2 giugno, la data più importante del nostro calendario civile: è festa di liberazione, perché si festeggia l’elemento fondante della nostra storia e identità repubblicane. La liberazione infatti è la rottura storica che permette di fondare l’ordine repubblicano e riscattare la barbarie nazi-fascista, ricucendo un territorio e una collettività. Non c’è storia repubblicana, non c’è democrazia e non c’è Italia, senza liberazione. Francamente trovo imbarazzante che ci siano ancora esponenti politici che mettono in discussione la storia repubblicana, senza avere il coraggio di farlo apertamente e inventandosi delle boutade da avanspettacolo come questa. Strano paese l’Italia, unico in Europa, in cui ci sono ancora politici che rifiutano un elemento fondante dell’identità nazionale ed europea, definendosi patrioti. Strano paese sul serio.

È una guerra il Covid? 

No! È un’epidemia e dovremmo finirla di usare la metafora bellica, che non solo non è utile cognitivamente, culturalmente e politicamente, ma crea problemi nell’azione di contrasto del fenomeno. Le epidemie sono eventi tragici e traumatici, a volte di portata maggiore delle guerre, forse ancora più traumatici e imprevedibili delle guerre aggiungerei e per nostra sfortuna non facilmente gestibili come invece in qualche modo sono i conflitti bellici. La guerra in fin dei conti ha una sua razionalità geopolitica, mentre le epidemie si ascrivono ai fenomeni naturali, insondabili e ingestibili nelle loro logiche ed è per questo che ci fanno ancora più paura. 

Quindi il Covid è peggio di una guerra.

Michel Foucault, un grande filosofo francese del secolo scorso, scriveva negli anni Settanta che le epidemie sono ciò che di più sconcertante esista, in quanto mettono in crisi i nostri sogni modernisti di controllo e dominio della realtà. Ed è interessante, in questa prospettiva, che pochi stiano ricordando che l’epidemia della spagnola produsse in Europa nel secolo scorso più morti che entrambi i conflitti bellici. Forse usare la metafora bellica è una forma di esorcismo, che però rischia di divenire retorica politica utile a forme di controllo.

Anziani, cura degli anziani, cura del passato. Come conciliare passato e futuro, oggi?

Nell’idea di persona e di libera espressione della persona umana, che si trovano così bene espressi nell’articolo 3 della nostra Carta Costituzionale; nella necessità di mettere assieme passato e presente, memoria e innovazione. Per questo non possiamo che pensare a un welfare che tenga assieme giovani e anziani in una prospettiva di conciliazione. 

Un pensiero resistente per oggi? 

Resistere è volontà di non essere governati. Nel senso di non essere governati da apparati e forme di governo che non siano capaci di permettere la libera espressione della persona umana.

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25 aprile 2020: una grande piazza virtuale. La diretta su People For Planet

People For Planet - Sab, 04/25/2020 - 15:17

CLICCA QUI PER VEDERE IL VIDEO

In streaming su People For Planet, la manifestazione consegna un ideale testimone al Bella Ciao dell’Anpi cantato dai balconi di tutta Italia che seguirà subito dopo.

Leggi anche:
25 Aprile, lontani ma vicini grazie a un grande evento online (dove disponibile il testo dell’appello a cui hanno aderito oltre 1300 protagonisti italiani della cultura, della società civile, dello spettacolo e dello sport, tra cui Jacopo Fo, direttore creativo di People For Planet)

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Il rastrellamento del Quadraro: per non dimenticare

People For Planet - Sab, 04/25/2020 - 15:15

Balena il nome in codice dell’operazione. In questo video l’appello di superstiti e attori per non dimenticare.
Video appello realizzato da QuadraroAprile44.

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I Rolling Stones a sorpresa cantano com’è vivere ai tempi del Coronavirus

People For Planet - Sab, 04/25/2020 - 15:00

“Living in a ghost town” è infatti il titolo del loro nuovo singolo (il primo dal 2012) e del relativo video, online a sorpresa dalla sera del 23 aprile. Registrata in parte l’anno scorso per un nuovo album che deve ancora vedere la luce, è stata completata ora, ed esprime molto bene come si vive nell’epoca del “lockdown”, chiusi in casa. Il video mostra immagini di città e strade vuote in tutto il mondo, da Londra a Kyoto a Los Angeles, mentre Jagger canta: “Sono un fantasma che vive in una città fantasma/ non sto andando da nessuna parte/zitto tutto solo/così tanto tempo da perdere/solo con lo sguardo fisso sul telefono/ogni notte sogno che tu venga/ e ti infili nel mio letto”. È bluesy, è rock, non manca un pizzico di reggae. È molto Stones. In attesa del vaccino vero e proprio, è un’ottima medicina per l’anima. 

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New York: la quarantena si “vive sui tetti” (Video)

People For Planet - Sab, 04/25/2020 - 14:00

Dai balli più disparati, fitness di ogni tipo, pulzie di casa, musica o anche solo un momento all’aria aperta per respirare e rimanere assorti nei proprio pensieri… fino al volo degli aquiloni.

In questo periodo di quarantena gli abitanti di New York (USA) stanno riscoprendo i tetti delle proprie case per poter svolgere delle attività all’aria aperta. Ecco il breve video con una compilation delle idee più diverse e bizzarre.

The culture of roof activity in nyc is changing in this time of social distancing.
My apt building towers over other buildings in the neighborhood (which I like to brag about as a short person who’s never experienced this feeling).
From my window, I see a whole new canvas. ⁣

@jerm_cohen

Roof Culture during Quarantine in NYC pic.twitter.com/uO2tREheMu

— Jeremy Cohen (@jerm_cohen) April 18, 2020 Twitter: @jerm_cohen

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Yoga demenziale con Jacopo Fo: MUSCOLI E EMOZIONI

People For Planet - Sab, 04/25/2020 - 12:00

E’ una disciplina che ha scelto, come maestri spirituali, la gioia e il piacere. Via i sensi di colpa che ci bloccano, via le paure che ci paralizzano e ci avvelenano la vita: dentro di noi abbiamo tante energie belle, lucide e sane. Impariamo a liberarle per poi poter godere a fondo dei piaceri spirituali come di quelli fisici.

Lo Yoga demenziale, messo a punto da Jacopo Fo, accoppia il meglio della civiltà occidentale (un sano laicismo, il rigore della sperimentazione, il training autogeno) con quello delle civiltà orientali (la meditazione trascendentale, le arti marziali, le tecniche yoga). Perché tutta la saggezza dei due mondi può essere riassunta in una gigantesca risata.

L’obiettivo? Raccontare cose semplici in modo semplice per risultati semplici. Come ci racconta Jacopo Fo “l’idea è che, se io sperimento e ascolto quello che succede, poi posso trarre le mie conclusione ed ottenere con questi esercizi dei vantaggi elementari”.

Lezione n°9 – Muscoli e emozioni

Pillole di Yoga Demenziale N.9: MUSCOLI E EMOZIONI

L’INCREDIBILE COLLABORAZIONE TRA CORPO, MENTE, SENTIMENTI.NONA PILLOLA DI YOGA DEMENZIALE.Pillola di Yoga Demenziale numero 91 prima parte e seconda parte Ridere fa bene (15 marzo)2 Il respiro (lunedì 16 marzo)3 Il movimento rallentato (17 marzo)4 sesso: la penetrazione morbida (18 marzo)5 Migliora la tua voce (19 marzo)6 meditazione Pigra (20 marzo)7 Lo zen e l’amore romantico (lunedì 23 marzo)8 Dove gode il maschio (24 marzo)9 muscoli e emozioni (25 marzo)22 pillole in 22 giorni per spostare il tuo punto di osservare bene alcuni aspetti della realtà che hai davanti agli occhi ma potresti non avere identificato

Pubblicato da Jacopo Fo su Mercoledì 25 marzo 2020

Lezione n° 9 – Discussione Muscoli e emozioni

Discussioni sulle Pillole di Yoga demenziale N.9Muscoli e emozioni

Pubblicato da Jacopo Fo su Mercoledì 25 marzo 2020

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Sottobicchiere fai da te con tappi di birra!

People For Planet - Sab, 04/25/2020 - 10:00

Dal canale YouTube unCome.it un brevissimo video tutorial per un’idea di riciclo creativo con i TAPPI DI BIRRA!

Come si legge sul canale: “Riciclare i tappi di bottiglie di birra è un’ottima idea, perché puoi ricavare sottobicchieri fai da te originali scegliendo i colori che più ti piacciono e abbinando i tappi di birra come preferisci!

Puoi anche liberare la tua immaginazione creando svariati oggetti come sottopentola, tovagliette, sotto pianta ecc

Fonte: unCome.it

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25 aprile. Ricordiamo la lezione di chi è caduto per la Liberazione

People For Planet - Sab, 04/25/2020 - 07:00

Il video che trovate in fondo a questo articolo è stato trasmesso dalla Rai il 25 aprile dell’anno scorso, ma merita di essere riproposto perché è bellissimo e sempre attuale: molti attori, da Favino a Bisio, rendono omaggio a targhe di partigiani. Moltissime città, da Napoli a Milano passando per Roma, Firenze, Torino e tanti altri centri grandi e piccoli, sono piene di queste targhe.

Io vivo a Milano e ne ho due a pochi passi da casa. Una la incontro andando dal giornalaio, in piazza Grandi, e ricorda Giuseppe Trezzi. Era un ufficiale di coordinamento delle Brigate Garibaldi. il 27 agosto 1944 venne falciato in quel punto da una raffica di mitra della brigata fascista Ettore Muti, tristemente nota per le sue nefandezze e torture.
Dall’altro lato della piazza, al n 18, viene ricordato Cesare Poli. Insieme ad altri due membri della Terza Gap, venne arrestato la vigilia di Natale del 1944. Tutti e tre furono torturati, ma nessuno parlò. Il giorno di Capodanno vennero fucilati al Poligono di piazzale Accursio.
Sono solo due delle oltre 400 targhe che in città ricordano i combattenti caduti per la libertà.

Altre targhe, più recenti, ricordano altri ragazzi, caduti negli anni Settanta perché si battevano contro il fascismo.
A qualche centinaio di metri da casa mia, verso Ovest, in corso 22 Marzo, c’è quella di Giannino Zibecchi, schiacciato da un blindato dei carabinieri il 17 aprile del 1975 mentre partecipava a una manifestazione di protesta. Protestava per l’uccisione di un altro ragazzo, Claudio Varalli, ammazzato il giorno prima dai fascisti a colpi di pistola in piazza Cavour.

Poche centinaia di metri verso Nord, in via Goldoni, un’altra targa ricorda Gaetano Amoroso, morto il 29 aprile dello stesso anno. Due giorni prima era stato assalito con due amici da una banda di fascisti, che li avevano presi di mira perché vestiti da “rossi”. Dopo averli massacrati di botte, mentre erano a terra, era comparso il coltello. I fascisti, una decina, se lo passarono di mano in mano, colpendo a turno, come in un rito.
I suoi due amici, feriti, sopravvissero. Gaetano dopo due giorni di agonia non ce la fece.
Anche questi caduti vengono ricordati dall’Anpi, per quella che alcuni chiamarono “Nuova Resistenza”.

Oggi, per fortuna, le nuove generazioni non hanno lapidi fresche da onorare. I fascisti non agiscono più con mitra, bombe o coltelli.
Ma la minaccia alla libertà è forte come non era da molto tempo.
Il risorgere prepotente del nazionalismo, oggi rinominato “sovranismo“, la ricerca costante di nemici, che siano gli immigrati o l’Europa, la richiesta di “pieni poteri”, il disprezzo ostentato verso la democrazia rappresentativa (tutti sono solo a “caccia di poltrone”), la crisi da Coronavirus che presto diventerà crisi economica, scatenando rabbie e voglia di trovare capri espiatori: tutto questo è alimentato e nello stesso tempo fa crescere una destra che non ha più timore a diventare sempre più estrema.

Ricordiamo chi è caduto per la libertà e ricordiamo la loro lezione.
I valori del 25 aprile e della Costituzione nata dalla Resistenza sono più attuali che mai, e oggi più che mai vanno difesi.
Perché i tempi che ci aspettano saranno molto difficili.

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Turismo, danni per 66 miliardi | Lockdown: crolla inquinamento, si teme con la Fase 2

People For Planet - Sab, 04/25/2020 - 06:25

Il Sole 24 Ore: Standard & Poor’s conferma il rating dell’Italia a BBB, l’outlook resta negativo – Svolta Bce: accetta anche i titoli «junk» – Il 90% dei trader perde soldi? I 6 errori fatali;

Il Fatto Quotidiano: 25 aprile – Quando nel ’36 la Lucchese arrivò settima in A con ebrei e comunisti in squadra. Bologna, i portici si popolano con foto di volti;

Il Mattino: Trump choc, è bufera negli Usa: «Iniezioni di disinfettanti contro il virus» Coronavirus, in Usa quasi 50mila vittime;

Il Manifesto: Gli indigeni brasiliani stretti nella morsa, tra virus e trafficanti;

Il Giornale: Cervello, polmoni e il cuore: ecco dove può colpire il virus;

Tgcom24: Nel lockdown crollo record dell’inquinamento: si teme il picco opposto con la Fase 2;

Leggo: Milano, la fase 2: limite di velocità a 30 all’ora e spazio alle bici. Tavolini nei posti auto;

Il Messaggero: Morto Aldo Masullo, filosofo e politico napoletano: aveva 97 anni;

Corriere della Sera: Non trema solo Ryanair,le compagnie: «Con le nuove regole qui si ferma tutto»;

La Repubblica: Turismo, danni per 66 miliardi. Sos dei sindaci: “Serve sostegno fortissimo”.

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Noam Chomsky: “I governi neoliberisti sono il problema, non la soluzione”

People For Planet - Ven, 04/24/2020 - 19:00

Continuiamo la pubblicazione su People For Planet di contributi sul “dopo coronavirus” – inaugurata con “Aspettiamo il dopo, in agguato come la tigre” e continuata con “Il ritorno dello Stato Sociale” e “I veri leader si vedranno adesso” – con questa intervista rilasciata da Chomsky a Cristina Magdaleno dell’agenzia spagnola EFE di cui riportiamo la traduzione di ampi stralci.

“Un colossale fallimento del neoliberismo”

Per il filosofo e linguista Noam Chomsky, la prima grande lezione dell’attuale pandemia è che stiamo affrontando “un altro enorme e colossale fallimento della versione neoliberista del capitalismo”

Dalla sua casa a Tucson e lontano dal suo ufficio presso il Massachusetts Institute of Technology (MIT), dove ha contribuito a cambiare la linguistica per sempre, Chomsky esamina le conseguenze di un virus che chiarisce che i governi liberisti sono “il problema e non la soluzione”.

Domanda: quali lezioni positive possiamo trarre dalla pandemia?

Risposta: La prima lezione è che stiamo affrontando un altro enorme e colossale fallimento della versione neoliberista del capitalismo. Se non lo apprendiamo, la prossima volta che accadrà qualcosa di simile sarà peggio. È ovvio dopo quello che è successo dopo l’epidemia di SARS nel 2003. Gli scienziati sapevano che sarebbero arrivate altre pandemie, probabilmente della varietà coronavirus. Sarebbe stato possibile prepararsi a quel punto e affrontarlo come per l’influenza. Ma non è stato fatto.

Le aziende farmaceutiche disponevano di risorse e sono super ricche, ma i mercati affermano che non vi è alcun vantaggio nel prepararsi in vista di una catastrofe proprio dietro l’angolo. E poi arriva il martello neoliberista. Gli stati liberisti stanno costituendo il problema e non la soluzione.

Gli Stati Uniti sono una catastrofe. Sanno come incolpare tutti tranne loro stessi, anche se sono responsabili. Ora siamo l’epicentro, in un paese così disfunzionale che non può nemmeno fornire informazioni sull’infezione all’Organizzazione mondiale della sanità.

D: Cosa pensi della gestione dell’amministrazione Trump?

R: Il modo in cui si sta svolgendo tutto è surreale. A febbraio la pandemia stava già causando il caos, tutti negli Stati Uniti lo hanno riconosciuto. Proprio a febbraio, Trump presenta un budget che vale la pena guardare. Tagli per il Centro per la prevenzione e il controllo delle malattie e in altre parti relative alla salute. Ha fatto tagli in mezzo a una pandemia e ha aumentato i finanziamenti per le industrie del carbone, le spese militari, il famoso muro con il Messico…

Tutto ciò ti dice qualcosa sulla natura dei giullari sociopatici che gestiscono il governo e che il paese sta soffrendo. Ora cercano disperatamente di incolpare qualcuno. Danno la colpa alla Cina, all’OMS … e ciò che hanno fatto con l’OMS è davvero criminale. Smetti di finanziarlo? Cosa significa? L’OMS lavora in tutto il mondo, principalmente nei paesi poveri, su questioni legate alla diarrea, alla maternità … Allora, cosa stanno dicendo? “Okay, uccidiamo un sacco di persone nel sud perché forse questo ci aiuterà con le nostre prospettive elettorali.” Questo è un mondo di sociopatici.

D: Trump ha iniziato negando la crisi, ha anche detto che era una bufala democratica … Potrebbe essere la prima volta che Trump è stato battuto dai fatti?

R: Trump è probabilmente l’uomo più sicuro di sé che sia mai esistito. È in grado di tenere con una mano un cartello che dice “Ti amo, sono il tuo salvatore, fidati di me perché lavoro giorno e notte per te” e con l’altra mano ti pugnala alla schiena. I suoi elettori  lo adorano indipendentemente da ciò che fa. Ed è aiutato da grandi media come ad esempio Fox News… che sono gli unici media che i repubblicani guardano.

Se un giorno Trump dice “è solo un’influenza, dimenticalo”, diranno di sì, è un’influenza e devi dimenticartene. Se il giorno dopo dice che è una pandemia terribile e che è stato il primo a notarlo, lo grideranno all’unisono e diranno che lui è la persona migliore della storia.

Allo stesso tempo, guarda Fox News al mattino e decide cosa dovrebbe dire. È un fenomeno straordinario. Rupert Murdoch e altri sociopatici della Casa Bianca stanno portando il paese alla distruzione.

D: Come appare la power map in termini geopolitici dopo la pandemia?

R: Ciò che sta accadendo a livello internazionale è piuttosto scioccante. C’è quello che chiamano Unione Europea. Sentiamo la parola “unione”. Ok, guarda la Germania, che sta gestendo molto bene la crisi … In Italia la crisi è acuta … Sta ricevendo aiuto dalla Germania? Fortunatamente stanno ricevendo aiuto, ma da una “superpotenza” come Cuba, che sta inviando medici. O la Cina, che invia materiale e aiuti. Ma non ricevono assistenza dai paesi ricchi dell’Unione europea finora. Questo dice qualcosa …

L’unico paese che ha dimostrato un autentico internazionalismo è stata Cuba, che è sempre stata sottoposta a strangolamento economico da parte degli Stati Uniti e per miracolo sono sopravvissuti per continuare a mostrare al mondo cos’è l’internazionalismo. Ma non puoi dirlo negli Stati Uniti perché ciò che devi fare è biasimarli per le violazioni dei diritti umani. In effetti, le peggiori violazioni dei diritti umani si verificano nella parte sudorientale di Cuba, in un luogo chiamato Guantanamo che gli Stati Uniti hanno occupato e si rifiutano di restituire a Cuba.

Una persona che segua le indicazioni di Trump dovrebbe incolpare la Cina, invocare il “pericolo giallo” e dire che i cinesi stanno venendo a distruggerci, sono meravigliosi…

C’è una richiesta di progressivo internazionalismo con la coalizione che ha dato il via a Bernie Sanders negli Stati Uniti o Varoufakis in Europa. Portano elementi progressisti per contrastare il movimento reazionario che è stato forgiato dalla Casa Bianca, per mano di stati brutali in Medio Oriente  o con persone come Orban o Salvini, il cui godimento nella vita è garantire che le persone che fuggono disperatamente dall’Africa anneghino nel Mediterraneo.

Metti tutto questa ondata reazionaria internazionale da una parte e la domanda è … saranno contrastate?

D: Sanders ha perso la corsa alle primarie…

R: Si dice comunemente che la campagna di Sanders sia stata un fallimento. Ma questo è un errore totale. È stato un enorme successo. Sanders è riuscito a cambiare la portata della discussione e della politica e cose molto importanti che non potevano essere menzionate un paio di anni fa sono ora al centro della discussione, come il Green New Deal, essenziale per la sopravvivenza.

I ricchi non lo hanno finanziato, non ha avuto il supporto dei media … L’apparato del partito ha dovuto coalizzarsi per impedirgli di vincere la nomination. Allo stesso modo che nel Regno Unito l’ala destra del partito laburista ha distrutto Corbyn, che stava democratizzando il partito in un modo che non potevano sopportare.

Erano persino disposti a perdere le elezioni. Ne abbiamo visto tante negli Stati Uniti, ma il movimento rimane. È popolare. Sta crescendo, sono nuovi … Ci sono movimenti simili in Europa, possono fare la differenza.

D: Cosa pensi che accadrà alla globalizzazione come la conosciamo?

R: Non c’è niente di sbagliato nella globalizzazione. Va bene fare un viaggio in Spagna, per esempio. La domanda è quale forma di globalizzazione. Quella che si è sviluppata è stata sotto il neoliberismo. È quello che hanno progettato. Ha arricchito i più ricchi e c’è un potere enorme nelle mani di corporazioni e monopoli. Ha anche portato a una forma di economia molto fragile, basata su un modello di business efficiente ma non efficace, facendo le cose al minor costo possibile. Questo ragionamento ti porta a dire che gli ospedali non hanno certe cose perché quelle cose in termini di profitto a breve non sono efficienti, per esempio.

Ora il fragile sistema costruito sta crollando perché non può gestire qualcosa che è andato storto. Quando progetti un sistema fragile e centralizzi la produzione solo in un luogo come la Cina … Guarda Apple ad esempio. Produce enormi profitti, di cui pochi rimangono in Cina o Taiwan. La maggior parte dei loro affari va dove probabilmente hanno aperto un ufficio delle dimensioni del mio studio, in Irlanda per esempio, per pagare poche tasse in un paradiso fiscale.

Come possono nascondere i soldi nei paradisi fiscali? Fa parte della legge naturale? No.

Tutto è stato progettato a vantaggio di pochi, sono decisioni che hanno avuto conseguenze che abbiamo visto negli anni e una delle conseguenze è ciò che è stato chiamato “populismo”. Molte persone erano arrabbiate, piene di risentimento e odiavano giustamente il governo. Questo è stato un terreno fertile per i demagoghi che potevano dire: io sono il tuo salvatore e gli immigrati questo e quello…

D: Questa pandemia può cambiare il modo in cui ci relazioniamo con la natura?

R: Dipende dai giovani. Dipende da come reagirà la popolazione mondiale. Questo potrebbe portarci a stati altamente autoritari e repressivi che espandono il sistema neoliberista anche più di adesso. Ricorda: la classe capitalista non si autocorregge, anzi. Nel mezzo della pandemia negli Stati Uniti sono state eliminate le regole che limitavano l’emissione di mercurio e altri inquinanti … Ciò significa uccidere più bambini americani, distruggere l’ambiente. Non si fermano. E se non ci sono contro-forze, questo è il mondo che avremo.

Foto di dino reichmuth

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È uscito il Decreto End of Waste per gli pneumatici fuori uso

People For Planet - Ven, 04/24/2020 - 17:27

Una filiera importante nel nostro Paese, considerato che ogni anno arrivano a fine vita circa 400.000 tonnellate di pneumatici (termine tecnico PFU, pneumatici fuori uso) e che ad oggi il settore già consiste in più di un centinaio di aziende con oltre 1.000 addetti.

I contenuti del Decreto

Il Decreto è stato firmato nei giorni scorsi e si avvia ora alla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. Si tratta di un altro decreto sul riciclo dei rifiuti, il primo era stato quello sui prodotti assorbenti, che ha comportato la nascita di una vera e propria nuova filiera di raccolta e riciclo di un prodotto altrimenti destinato solo allo smaltimento. E si parla anche qui di un quantitativo ingente di rifiuto che oggi viene riciclato per trovare larghi impieghi e non più incenerito. (Decreto end of waste assorbenti e pannolini People for Planet)

La disciplina contenuta in questa norma consentirà una più elevata qualità e sicurezza dei materiali in uscita dagli impianti, con un sistema di analisi, monitoraggio e trattamento obbligatorio che facilita i controlli da parte degli Enti preposti e diminuisce gli impatti ambientali di produzione.

Diventa infatti obbligo per le aziende e gli impianti di trattamento:

  • dotarsi di un sistema di lavaggio dei pneumatici fuori uso in ingresso, idoneo ad eliminare impurità superficiali;
  • l’istituzione di campionamenti e analisi su materiale riciclato in uscita;
  • la certificazione del produttore su ogni lotto di produzione di materiale riciclato in uscita, che nel Decreto viene definito non più gomma riciclata, ma “gomma vulcanizzata granulare”.
Quali saranno le possibili applicazioni?

Prima di tutto come componente per i nuovi pneumatici, poi un altro uso importante – per i quantitativi impiegati – è quello per gli asfalti. Asfalti definiti “modificati”, grazie al polverino di gomma, che consentono di ottenere pavimentazioni stradali che durano fino a tre volte più di un asfalto tradizionale e che riducono il rumore del passaggio dei veicoli.

Poi anche le superfici sportive, dove la gomma riciclata conferisce quella caratteristica di elasticità, resistenza ed assorbimento degli urti necessaria per le pratiche sportive. E anche i materiali per l’isolamento acustico (pannelli) e lo smorzamento delle vibrazioni (rallentatori stradali) o i materiali in genere per l’arredo urbano.

Perché è importante una disciplina nazionale per l’economia circolare?

Perché si ottiene così una nuova filiera di economia circolare che trasforma i pneumatici da problema di complessa gestione a risorsa preziosa. Un sistema che nel suo complesso riesce a garantire raccolta e recupero del 100% dei PFU.

Il poter contare su una normativa nazionale eliminerà le incertezze che tutt’ora sussistono e consentirà di superare quelle differenze che, nel regime di autorizzazioni “caso per caso” finora in vigore, potevano anche creare gap competitivi tra impianti di riciclo analoghi, ma situati in Regioni o Province differenti.

Attraverso riferimenti comuni, gli impianti di riciclo avranno invece la certezza di come verrà inquadrato il materiale riciclato in uscita dall’impianto e allo stesso tempo le aziende utilizzatrici di granulo e polverino di gomma potranno contare su una certificazione di ogni singolo lotto di materiale che ne garantisca qualità, caratteristiche e sicurezza.

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Decreti “End of Waste”

Copertina: disegno di Armando Tondo

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Fase2 con un mese di anticipo: ecco perché servono regole dure

People For Planet - Ven, 04/24/2020 - 15:01

Quando riapriranno bar, ristoranti e parrucchieri? Lo avevamo scritto oltre un mese fa, lo ha confermato di recente il virologo Pregliasco. La riapertura, per la scienza, andrebbe fatta come minimo a giugno. Ma il “sistema” – quello che ci permette di vivere nell’ordine attuale delle cose – imploderebbe. La contraddizione è talmente forte che, sui dubbi espressi anche dall’Oms sull’opportunità di riaprire, ha reagito male tutto il mondo finanziario con anche un crollo storico del petrolio, legato alla paura che questa non sia la scelta giusta. Ma si apre, e servono regole rigide.

Dal 4 all’aria aperta

Dal 4 maggio aprono cantieri e industrie del tessile e della moda. Nello stesso giorno ripartiranno anche Lotto e Superenalotto. Ci sarà l’allentamento dei divieti di spostamento, mantenendo l’autocertificazione e si potrà andare fuori dal Comune di residenza. Si potrà fare sport all’aperto anche lontano da casa, in bici o correndo, allenandosi da soli o a due metri di distanza dagli altri.

Dall’11 maggio si fa shopping in solitaria

Salvo improvvisi nuovi picchi nei contagi, dall’11 maggio riapriranno i negozi di vendita al dettaglio, abbigliamento, calzature e tutti gli altri negozi, mantenendo le restrizioni come distanziamento e dispositivi di protezione. Rimarranno invece chiusi i centri commerciali e i mercati rionali che non vendono alimenti.

Sanificazioni e distanze

Quaranta metri quadri è la dimensione limite dei negozi. Nei locali di queste dimensioni può entrare una persona alla volta, oltre a un massimo di due operatori. Se il negozio è più piccolo, si dovrà garantire il rapporto di un lavoratore e un cliente e la distanza di almeno un metro. Per quelli più grandi, l’accesso è regolamentato in funzione degli spazi disponibili, differenziando, ove possibile, i percorsi di entrata e di uscita.

Il personale dovrà naturalmente indossare mascherine e guanti usa e getta. Nei negozi di alimentari i clienti potranno toccare il cibo solo se hanno i guanti. Solo chi sta fuori in fila in attesa di rientrare è invitato (non obbligato) a indossare la mascherina. Altrimenti deve comunque mantenere la distanza di un metro. Questo naturalmente se non si abita in Lombardia, dove l’uso delle mascherine è sempre obbligatorio per uscire di casa.

Obbligatorio il disinfettante quando si paga

Sarà probabile trovare un dispenser con disinfettante all’ingresso dei negozi, ma non obbligatorio. L’obbligo è invece in prossimità delle casse, tastiere, schermi touch e sistemi di pagamento. Se si tratta di negozi di ampia metratura gli erogatori devono essere sistemati in angoli diversi, in più luoghi.

La sanificazione

Prima della ripartenza dovranno essere sanificati i locali dei negozi, compresi i pericolosi filtri dell’aria condizionata (pericolosi a livello batteriologico anche covid a parte). Quando l’attività sarà a regime, la pulizia sarà obbligatoria due volte al giorno: all’apertura e alla pausa. Si userà ipoclorito di sodio ed etanolo per camerini, maniglie, cassa, bagni, vetrine.

I vestiti

Se un cliente prova un vestito e non lo acquista questo va sanificato con del disinfettante. Questo punto spaventa i negozianti e produttori sia per i costi dei macchinari che per il rischio di rovinare i capi. Ancora c’è incertezza ma si pensa a una disinfezione più vaga: due volte al giorno.

18 maggio, bar e parrucchieri

Da ultimi, apriranno, quasi a fine mese, bar e ristoranti. Un metro dal bancone, due metri tra un tavolo e l’altro, mascherine e guanti per i camerieri. Da questa data, forse, se i dati saranno incoraggianti, sarà possibile spostarsi da una Regione all’altra.

Parrucchieri ed estetisti

Riapriranno solo su appuntamento e con un rapporto personale/cliente che dovrà essere di uno a uno. È un settore ad alto rischio, dunque tra gli ultimi a ripartire e con le regole più strette. La riapertura si prospetta tra l’11 e il 18 maggio, sempre se tutto va bene. Probabilmente la pulizia sarà obbligatoria più di due volte al giorno. Dispenser all’ingresso e vicino alle casse. Gli strumenti di lavoro dovranno essere disinfettati dopo ogni cliente. Obbligatorio per tutti – personale e clienti – mascherine e guanti. Stesso discorso per gli estetisti.

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Basta fondi pubblici agli allevamenti intensivi: la denuncia di Greenpeace

People For Planet - Ven, 04/24/2020 - 14:58

La diffusione del coronavirus ci ha fatto capire che, per evitare nuove epidemie, bisogna cambiare totalmente il nostro modo di vivere su questo Pianeta.

E’ ormai appurato che la presenza di allevamenti intensivi nel mondo è stata una delle cause che ha fatto scoppiare la piaga che ci vede prigionieri nelle nostre mura domestiche, costringendoci a rimanere in casa per non essere contagiati da un essere invisibile che s’insinua nei nostri corpi e ci impedisce di respirare:

Si stima che il 73% di tutte le malattie infettive emergenti provenga da animali e che gli animali allevati trasmettano agli esseri umani un grande numero di virus, come i coronavirus e i virus dell’influenza. Questo sembra particolarmente vero per gli allevamenti intensivi di pollame e suini, nei quali gli animali sono tenuti a stretto contatto e in numero molto elevato, oltre che movimentati su grandi distanze, possano far aumentare la trasmissione di malattie.”

Il nostro consumo di carne è insostenibile e questa pandemia ne è la conseguenza: è questa la denuncia di Greenpeace, l’onlus che da sempre si batte per i diritti degli animali, contro l’inquinamento e i cambiamenti climatici e, più in generale, per favorire la salute e il benessere di tutti gli esseri viventi. Questa volta l’associazione alza la voce chiedendo di porre fine alla cessione di fondi pubblici agli allevamenti intensivi, luoghi angusti in cui migliaia di animali vivono ammassati gli uni sugli altri, costretti ad “ingrassare”, per poi essere macellati e finire sulle nostre tavole. Si è arrivati a produrre una quantità di carne superiore rispetto al nostro reale fabbisogno e bisognerebbe porre fine a quest’attività che fa male al Pianeta, alle persone e agli animali stessi, in quanto siamo tutti esseri interconnessi: “la salute umana è indissolubilmente legata alla salute degli animali e della natura. Avremo un Pianeta e una vita sani solo se cambiamo drasticamente il modo in cui trattiamo gli altri esseri viventi, animali negli allevamenti intensivi compresi.”.

La proposta di Greenpeace

A tal proposito Greenpeace richiede che l’Unione Europea e i governi nazionali incentivino l’attività dei piccoli agricoltori e “smettano di sostenere gli allevamenti intensivi con sussidi pubblici”.

La crisi che l’Italia sta attraversando deve farci capire che bisogna aiutare e investire nelle attività locali e i piccoli agricoltori, ponendo fine al sostegno alle lobby del settore agricolo: “il settore zootecnico europeo, nell’ambito dell’attuale Politica Agricola Comune (PAC) riceve già, direttamente e indirettamente attraverso la produzione di mangimi, tra i 28 e i 32 miliardi di euro all’anno in sussidi pubblici dell’Ue, il 18-20% del bilancio totale dell’Ue”, mentre le piccole imprese continuano a scomparire.

A tal proposito, l’onlus ha lanciato una petizione per fermare gli allevamenti intensivi, poiché “quello che mangiamo oggi determina il mondo di domani: non mettiamo il Pianeta nel piatto!”.

Se vogliamo evitare la diffusione di nuove epidemie e cercare di far rinascere il nostro Paese, bisogna cambiare modo di vedere le cose, non solo diminuendo il consumo di carne e il numero degli allevamenti intensivi, ma investendo sui piccoli produttori e su attività più sostenibili e rispettose per l’ambiente e per gli animali; soltanto cambiando rotta potremo vivere in un Pianeta più sano, in cui tutti gli esseri viventi possano convivere in armonia.

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Angela Finocchiaro legge racconti per passare il tempo in quarantena

People For Planet - Ven, 04/24/2020 - 14:00

Questo è di Stefano Benni tratto dal suo libro “Bar Sport”: la riparazione del nonno .

PILLOLE DI LETTURA #1

Un racconto di Stefano Benni tratto da BAR SPORT DUEMILA: LA RIPARAZIONE DEL NONNO.

Pubblicato da Angela Finocchiaro su Venerdì 3 aprile 2020

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Il Consorzio Italiano Biogas sostiene il Banco Alimentare

People For Planet - Ven, 04/24/2020 - 14:00

Il CIB – Consorzio Italiano Biogas è una aggregazione volontaria che riunisce aziende agricole produttrici di biogas e biometano da fonti rinnovabili; società industriali fornitrici di impianti, tecnologie e servizi per la produzione di biogas e biometano; enti ed istituzioni che contribuiscono alla promozione della digestione anaerobica per il comparto agricolo.
Il CIB è attivo sull’intera area nazionale e rappresenta tutta la filiera della produzione di biogas e biometano in agricoltura, con l’obiettivo di fornire informazioni ai Soci per migliorare la gestione del processo produttivo e orientare l’evoluzione del quadro normativo per favorire la diffusione del modello del Biogasfattobene® e raggiungere gli obiettivi al 2050 sulle energie rinnovabili e la lotta al cambiamento climatico.

Il Consorzio in questo periodo ha deciso di sostenere il Banco Alimentare per aiutare le famiglie in difficoltà economica a causa del coronavirus e la conseguente quarantena.

Riceviamo dal CIB e molto volentieri pubblichiamo il comunicato che promuove questa lodevole iniziativa che termina il 31 maggio.

Per chi volesse contribuire questo l’Iban per il bonifico
C/C INTESTATO A: FONDAZIONE BANCO ALIMENTARE ONLUS
IBAN: IT 31 G 03069 09606 100000003513  – Intesa SanpaoloCAUSALE: AMICI CIB X EMERGENZA COVID

Cari amici,
i numeri dell’emergenza sanitaria che stiamo vivendo li conosciamo tutti. Meno note sono le conseguenze sociali che si stanno producendo. Molte famiglie e persone sono in difficoltà economica a causa della mancanza di lavoro, spesso senza capacità di acquistare beni primari.

Per fornire un aiuto concreto a queste realtà, i soci del CIB, un consorzio di aziende che quotidianamente recuperano gli scarti delle loro produzioni agricole, trasformandole in energia, si fanno promotori di una campagna di raccolta fondi a favore del Banco Alimentare che, grazie alla solidarietà dell’intera filiera, dai produttori alla distribuzione, è quotidianamente impegnato nel recupero alimentare e che, con l’assistenza capillare ad oltre 7500 strutture di carità distribuite su tutto il territorio nazionale, contribuisce ogni anno al sostegno di oltre un milione e mezzo di persone.

I valori umani e professionali del CIB, identificati dal concetto #cibeneficianotutti, sintesi del ruolo del biogas sul territorio e nel Paese, si traducono oggi nella campagna di raccolta fondi #cibeneficianoloro.

Un aiuto concreto alla portata di tutti: con una donazione di 15€ si copre il fabbisogno di cibo di una famiglia di 3 persone per un mese.
La raccolta si concluderà il 31 maggio.

Ricordiamo che le erogazioni liberali in denaro a sostegno delle misure di contrasto all’emergenza Covid-19 sono interamente deducibili dal reddito d’impresa (e non sono soggette all’imposta sulle donazioni) mentre, per le persone fisiche, possono essere detratte al 30% dalla dichiarazione dei redditi. (rif: Fisco Oggi – Ag. delle Entrate

Con Il CIB e il Banco Alimentare, questa volta #Cibeneficianoloro

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