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Eutanasia, Welby e Cappato assolti | Italia: 5 anni a crescita zero | L’orso M49 è fuggito di nuovo

People For Planet - Mar, 07/28/2020 - 06:25

Corriere della Sera: Salvini senza mascherina al convegno sul Covid in Senato: «Non la metto. Il saluto col gomito la fine della specie»;

Il Giornale:Cinque anni a crescita zero“. La cupa ‘profezia’ sull’Italia;

Il Manifesto: La Tunisia, senza governo, promette di fermare i barconi;

Il Mattino: L’orso M49 è fuggito di nuovo, ha divelto la rete della gabbia: localizzato sul monte Marzola;

Il Messaggero: Meno tasse al Sud, governo pronto al pressing con la Ue. Il Mezzogiorno e l’esigenza di una strategia condivisa Pacchetto ristorazione, anche bonus consumi: in dl agosto proroga esenzione tosap e fondo garanzia affitti Bonus 100 euro, da luglio in busta paga. Verso proroga Cig Covid e stop licenziamenti;

llsole24ore: Istat: persi 500.000 posti di lavoro. Corte dei Conti: meno aliquote Irpef, rimodulare Iva – Perché il nostro welfare non funziona – Bonus del 100% sui neoassunti;

Il Fatto Quotidiano: Porto Empedocle, migranti in fuga: erano 520 in una struttura che doveva ospitarne cento. Lamorgese: “Militari per controllare i centri;

La Repubblica: Aiuto al suicidio: Mina Welby e Cappato assolti al processo per il caso Trentini;

Leggo: Uccide la compagna a coltellate e si lancia dal balcone di casa VIDEO FOTO. Mamma va in mare per il bagno: trovata morta poco dopo da marito e figlio Sei volte al Pronto soccorso: “Non è nulla“, invece era un tumore fatale;

Tgcom24: Bocelli ai ‘negazionisti’ in Senato: “Lockdown umiliante, trasgredivo perché avevo bisogno di sole e di vitamine” | Sui social pioggia di insulti;

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Diversamente aperitivo al Bar Balzo (VIDEO)

People For Planet - Lun, 07/27/2020 - 21:00
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Dal sito dell’associazione di solidarietà familiare Il Balzo: “Se cerchi un giovedì sera divertente e diverso, venire al Bar Balzo è la mossa giusta: un ricco buffet e un’allegra compagnia renderanno speciale e originale il solito happy hour milanese. Parlare del gruppo di giovani volontari e delle famiglie dell’associazione impegnate in questa attività non basterebbe a spiegare l’atmosfera del nostro bar, se non ci fossero i ragazzi del Balzo a impreziosire l’ambiente con il loro contributo. Infatti i 13 giovani disabili che compongono lo staff del Bar Balzo sono i protagonisti della serata, prestando servizio ai tavoli e contribuendo alla trasformazione della nostra sala in un locale da aperitivo.

http://www.associazioneilbalzo.org

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L’antropocene (Video 8)

People For Planet - Lun, 07/27/2020 - 18:00

L’antropocene è l’epoca in cui stiamo vivendo: in cui l’uomo ha modificato ormai quasi tutte le caratteristiche dell’ambiente in cui vive. Questo porterà la civiltà umana verso il baratro oppure abbiamo delle speranze di voltare il cambiamento in positivo? Roberto Paura, presidente dell’Italian Institute For the Future è ottimista.

L’Italian Institute For the Future è un’organizzazione no – profit nata a Napoli nel 2013 che si occupa di anticipare il futuro. Abbiamo raccontato cos’è in questo video.

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Come può il piccolo imprenditore conquistare l’attenzione del cliente

People For Planet - Lun, 07/27/2020 - 15:30

I piccoli imprenditori hanno una grave malattia che si manifesta in tutta la sua gravità durante i periodi di crisi: si innamorano troppo del loro prodotto, della loro offerta, senza “ascoltare” il mercato. Senza sapere cosa invece vogliono i potenziali acquirenti. E quando lo fanno, anche con metodologie artigianali e self-made, spesso si accorgono che i clienti adottano comportamenti molto diversi da quelli previsti dalle ricerche di mercato.

Il motivo è chiaro.

Gli esseri umani sono animali fortemente sociali e appartengono contemporaneamente a molti gruppi sociali, ognuno con una propria identita’ distinta.

Quando andate in chiesa probabilmente non vi identificate come un tifoso della Juventus o del Napoli, e all’inverso non vi sentite particolarmente cattolici mentre siete allo Juventus Stadium o al San Paolo.

Ed il gruppo sociale con cui, in quel momento, vi state identificando influenza le vostre reazioni che si modificano velocemente anche di fronte a sottili cambiamenti di contesto.

Come intercettare le reazioni dei clienti?

Immaginate di avere un’idea o un prodotto, ma nessuno tranne voi ne è a conoscenza. Quindi, voi e la vostra idea (o prodotto) non esistete nel mercato. Per essere percepiti si deve attirare l’attenzione dei destinatari. L’importanza di essere percepiti in modo efficace non è solo l’esperienza aziendale quotidiana di chi comunica, ma una caratteristica di base del mondo in generale. Attirare l’attenzione è un pre-requisito per fare business, per vincere le elezioni o per dare forma alla società. Nel mondo post-moderno contano solo le idee, le merci, le persone e le imprese che sono visibili e comunicano informazioni.

Ma quante sono le informazioni disponibili? Il numero di informazioni che ci raggiungono è aumentato in modo esponenziale negli ultimi quindici anni. E continuera’ ad aumentare. L’informazione è una risorsa potenzialmente infinita.

Ma se l’informazione non ha limiti di crescita lo stesso non si può dire della nostra attenzione che è una risorsa finita, probabilmente la più scarsa sul nostro pianeta, ed è contesa tra decine di attori. È stato Herbert Simon, premio nobel per l’economia, a notare già nel 1971 che l’overload di informazione disponibile genera scarsità di attenzione. L’informazione consuma attenzione e bisogna quindi allocarla in modo efficiente ma è anche difficile da ottenere. La prima conseguenza cognitiva dell’overload è l’impoverimento della nostra attenzione, perché siamo costretti a distribuirla tra tutte le fonti di informazione con cui viene a contatto. A farne le spese sono soprattutto  le marche e i prodotti dei piccoli imprenditori. Per le marche è sempre più difficile farsi vedere e farsi ascoltare, soprattutto per quelle che investono poco in formazione e comunicazione. Nei paesi anglosassoni l’equazione visibilità = vendita è espressa dal motto unseen, unsold. In effetti, non essere visti in un contesto comunicativo affollato è ben più che un rischio, è un suicidio.

Per essere visti occorre fornire al cervello informazioni di qualità, consapevoli che esso dispone di un filtro cognitivo capace di distinguere ciò che è rilevante da ciò che non lo è e lo conduca alla decisione con il minor rischio di errore.

In definitiva, un messaggio efficace dovrebbe essere narrativo, emozionale, privo di ambiguità e molto semplice, per consentire al cervello umano di raccogliere rapidamente le poche informazioni-chiave per elaborare un giudizio con il minor sforzo cognitivo possibile.

Poiché l’attenzione dei consumatori è diventata l’oggetto del desiderio di tutti, è importante capire che occorre una nuova metrica, la cosiddetta quota di attenzione, che consenta di verificare qual è la performance del prodotto nel nuovo mercato dell’attenzione. Non si tratta di una metafora o di un concetto riservato solo alle grandi imprese ma di una concreta possibilità di analisi per il micro-marketing. Costruire una nuova strategia dell’attenzione vuol dire, prima di tutto, comprendere quali sono le reazioni cognitive ed emozionali dei consumatori ad un messaggio e poi individuare che cosa attrae la loro attenzione e perché.

Occorre molto impegno e la disponibilità a saper usare con professionalita’ i nuovi strumenti (social, sito web, recensioni on line) per capire cosa muove l’interesse inconscio dei consumatori. Senza l’impegno non vi è alcuna possibilità di costruire un rapporto più profondo con i propri clienti, tanto meno vendergli qualcosa. Senza la consapevolezza e la conoscenza infatti non può esserci alcuna azione efficace e di successo.

Formarsi al riguardo è una necessità.

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Guai a chi propone ai milanesi di rendere Milano più ecologica!

People For Planet - Lun, 07/27/2020 - 12:30

Jacopo Fo lancia un articolo-provocazione su Milano, la città di riferimento del modello di sviluppo dominante in Italia. Può essere il punto di partenza per un dibattito sui temi dello sviluppo delle città, anche da posizioni diverse. Chi vuole può inviare il proprio contributo a redazione@peopleforplanet.it

Città, inquinamento e verde

Ormai è ufficiale: vivere nelle città inquinate fa male ma se aumenta il verde urbano migliora la salute fisica e mentale. In effetti sembra una banalità ma decine di indagini scientifiche dimostrano che nelle aree urbane con poco verde l’incidenza di alcuni malanni aumenta fino a 3 o 4 volte.

Le ricerche scientifiche in Italia sul rapporto tra verde e salute


Secondo una ricerca condotta dall’Università di Torino nelle aree con più verde i bambini con sintomi di bronchite sono 6 rispetto ai 20 dei quartieri con meno parchi e aiuole. Un rapporto di 3,5 volte. Nelle zone con più verde soffrono di asma solo 2 bambini, in quelle meno verdi i bambini malati sono 9. Dati analoghi sono il risultato di un’altra ricerca condotta da Cnr, Ingv, Arpa Emilia-Romagna e DepLazio, pubblicata su Environmental Health. E anche l’Università di MIlano conferma, dimostrando che questa differenza non riguarda solo malattie respiratorie ma anche infarti e ictus.

Cito queste ricerche perché sono italiane ma in rete se ne possono trovare molte altre. I risultati sono sempre gli stessi.

2006: il caso Milano

Aumentare  il verde urbano è difficile perché non c’è lo spazio? A volte però capitano delle occasioni. Milano nel 2006 era di fronte a una grande opportunità: decidere del destino di aree industriali e ferroviarie dismesse. Le proposte erano due: da una parte quasi tutti i gruppi di potere avevano l’acquolina in bocca già pregustando i soldi che avrebbero fatto con delle belle speculazioni edilizie. Dall’altra c’era il mio papà, Dario Fo, candidato sindaco alle primarie del PD, sostenuto da una team di urbanisti e ecologisti, insieme ai quali volevamo offrire ai cittadini più verde, aria più pulita, una vita migliore e più lunga. Alle primarie per scegliere il candidato sindaco per il Pd mio padre prese solo il 25%. Quindi manco quelli di sinistra erano favorevoli all’opzione più verde! Lo trovai incredibile.

Milano oggi: 72sima in Italia per verde per abitante

Oggi la gran parte di queste aree di Milano sono diventate grattaceli e palazzoni. Alcuni non sono stati ancora costruiti per sopravvenuti procedimenti giudiziari, ma prima o poi ci riusciranno. Oggi Milano, la città di riferimento del modello di sviluppo italiano , è settantaduesima in Italia per verde per abitante. Si sono fatte fuori linee ferroviarie che sarebbero state utili per il trasporto pubblico e si è rinunciato al verde… Quante persone sono morte prematuramente per questa scelta scellerata?Ai milanesi non interessa: sono entusiasti dei nuovi (per me orrendi) grattaceli. Sentono finalmente di vivere in una piccola New York.

Le prospettive. E non paghi gli amministratori della capitale morale dell’Italia hanno deciso di costruire ancora, sfruttando i 7 scali ferroviari dismessi: Farini, San Cristoforo, Porta Romana, Greco-Breda, Lambrate, Rogoredo, Porta Genova. Per fortuna tra il 65 e il 72% delle aree verrà lasciato a verde pubblico. Ma dopo l’ecatombe del covid amplificata dallo smog, veramente si pensa che la priorità di Milano sia costruire ancora?

Chi si oppone alla cementificazione? 

Ho fatto una ricerca sul web e non ho trovato nessuno che si opponga al progetto. Che tristezza. C’è da chiedersi se dietro questa situazione non ci sia una certa difficoltà a capire concetti tipo: l’inquinamento fa male al fisico. Poi scopri che una ricerca Usa dimostra che l’inquinamento e la mancanza di verde provocano depressione e malattie mentali.

Il che chiarisce molte cose: i milanesi non potranno rendersi conto che starebbero meglio con più verde fino a quando non ci sarà più verde che permetterà loro di far funzionare meglio il cervello.

Il caso della città di Curitiba

Secondo il sito Sustainable cities, una città con un ottimo rapporto di superficie verde per abitante è Curitiba, capitale dello stato del Paranà, in Brasile. Vuoi saperne di più sull’incredibile storia di Curitiba, una delle città dove si vive meglio al mondo?La racconto al LINK.

Può esistere una grande città con tanto verde? La risposta è sì.

Milano ha 17 mq di verde per abitante. Ecco invece quanto è il verde per abitante di altre città nel mondo:

  • Rejkiavjk (Islanda) 411
  • Auckland (Nuova Zelanda) 357
  • Bratislava (Slovacchia) 333
  • Goteborg (Svezia) 314
  • Sidney (Australia) 235
  • Praga (Repubblica Ceca) 223

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3 magie (facilissime) con un pennarello

People For Planet - Lun, 07/27/2020 - 10:00

Jack Nobile ci porta nel mondo della magia insegnandoci tre semplici giochi per divertirci e intrattenere amici e parenti in ogni momento!

Fonte: Jack Nobile

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Svizzera, focolaio in hotel: “Solo quelli con la visiera si sono contagiati”

People For Planet - Lun, 07/27/2020 - 09:00

La visiera non è un presidio sanitario efficace contro il Covid-19. Lo sostengono le autorità svizzere con riferimento a un focolaio sorto nel paese, nel cantone di Graubünden, in un hotel. Numerosi dipendenti e ospiti della struttura sono risultati positivi al coronavirus: comune denominatore l’uso della visiera e nessuna mascherina. Neppure un contagiato tra chi indossava la mascherina.

Casi in aumento nel Paese

Negli ultimi giorni il numero generale delle persone risultate positive al coronavirus in Svizzera è aumentato. Dall’analisi di quel contagio, le autorità sanitarie hanno sconsigliato a tutti “di utilizzare esclusivamente le visiere, dato che esse trasmettono una sensazione illusoria di sicurezza”. Se non è possibile rispettare la distanza di un metro e mezzo – la distanza minima considerata sicura nel Paese: superiore alla nostra che è stabilita in un metro – “è raccomandabile utilizzare mascherine facciali oppure adottare altre misure idonee”, ha concluso l’esperto.

Ancora nessun obbligo

Ai gestori di locali pubblici è stato raccomandato – ma per ora non imposto -di rivedere i loro piani di prevenzione sulla base di queste indicazioni.

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5 consigli per evitare che una scampagnata diventi un disastro ecologico

People For Planet - Lun, 07/27/2020 - 08:00

Tutti pronti a partire con amici e parenti con le giberne cariche di uova sode, frittata di maccheroni e 240 cotolette impanate per 6 persone?

Vi risparmiamo i consigli salutistici, solo poche cose per ricordarci di avere alcune accortezze per salvaguardare il pianeta e quindi:

  1. Usiamo contenitori riutilizzabili, anche di plastica ma che – svuotati – ci portiamo a casa, laviamo e riponiamo pronti per essere riempiti alla prossima gita.
  2. Piatti, bicchieri, posate rigorosamente 100% biodegradabili, in bioplastica o riutilizzabili.
  3. L’acqua portatela in borraccia, il caffè nel thermos.
  4. Si può arrivare alla nostra meta in autobus, in treno, o addirittura in bicicletta? Meglio, molto meglio, sennò organizzatevi con gli amici e riempite le macchine, nel tragitto potete sempre cantare Azzurro o la Canzone del Sole.
  5. Finito il pic-nic lasciate il posto più pulito di quando l’avete trovato, raccogliete l’immondizia vostra e altrui se c’è.

Tornate a casa satolli, riposati e con la coscienza immacolata. Che bella gita!

Foto di Pexels

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Fontana: il bonifico diventa caso politico | Covid: Corea del Nord primo caso ufficiale | Morta Olivia de Havilland di “Via col vento”

People For Planet - Lun, 07/27/2020 - 06:25

Corriere della Sera: Caltanissetta, 100 migranti in fuga da un centro di accoglienza;

Il Giornale: Quell’accordo Di Maio-Crimi per salvare governo e Conte. Il rischio Regionali si avvicina. E per questo Di Maio e Crimi stanno per siglare un accordo col Pd anche nelle Marche;

Il Manifesto: Fontana smentisce se stesso, il bonifico diventa caso politico;

Il Mattino: Baviera, 500 braccianti in quarantena: 170 casi in una grande azienda agricola. Coronavirus, primo caso sospetto in Corea del Nord e Kim dichiara «allerta massima» Gran Bretagna, quarantena obbligatoria per chi viene dalla Spagna. «Evitare viaggi non essenziali» «Il virus in Catalogna è sotto controllo», ma i tour operator sospendono i viaggi;

Il Messaggero: Insulti sessiti a Monica Lozzi (ex M5S): «Querelo e con i soldi aiuterò le donne a difendersi dalle violenze»;

llsole24ore: Test negli aeroporti, multe sulle mascherine: cosa prevede la stretta anti-contagio – Domenica 255 nuovi casi e ancora 5 morti -I dati e la mappa – Virus, mutazioni e vaccino: cosa sta succedendo;

Il Fatto Quotidiano: Piacenza, prime ammissioni di Montella al gip. La denuncia di una trans: “Minacciata più volte dal maresciallo e picchiata in caserma” ;

La Repubblica: Assegno per i figli a tutti, ma qualcuno ci perderà;

Leggo: Coronavirus, primo caso ufficiale in Corea del Nord: allerta massima, scatta il lockdown ;

Tgcom24: Morta a 104 anni Olivia de Havilland, interpretò Melania in “Via col vento”;

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Migrantour: la città raccontata da chi non ti aspetti

People For Planet - Dom, 07/26/2020 - 17:00

Venite con noi a conoscere la città di Napoli e il geniale progetto Migrantour della Società Cooperativa sociale Casba.
Visite della città accompagnati da cittadini immigrati, un modo di vedere la città in modo diverso, accompagnati da una cultura diversa. Due viaggi in una volta sola.
Tutte le info e i contatti qui https://www.coopcasba.org/migrantour-napoli/

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Russia: case incendiate, percosse, torture e arresti contro i Testimoni di Geova

People For Planet - Dom, 07/26/2020 - 11:17

Ad oggi sono state perquisite più di 1.000 case, 353 fedeli stanno subendo un processo penale, 176 sono stati arrestati e già 26 di loro condannati con pene fino a 7 anni di carcere. Le delegazioni diplomatiche statunitensi e britanniche denunciano la gravità senza precedenti raggiunta in Russia nelle persecuzioni portate avanti da anni contro i Testimoni di Geova, a una settimana dai 100 raid perpetrati dalle autorità russe armate nelle case di fedeli rei solo della loro convinzione religiosa.

Il picco di violenze

Secondo un comunicato stampa ufficiale diffuso delle stesse autorità della regione russa di Voronež il 13 luglio scorso, le forze dell’ordine, armate di fucili d’assalto, hanno fatto irruzione in un solo giorno in 110 case private di Testimoni di Geova. Nel video alcune delle testimonianze che si è riusciti a far circolare, con i commenti di esperti di diritti umani.

Le perquisizioni sono state condotte in almeno sette città, paesi e villaggi della regione. Almeno due religiosi, Aleksandr Bokov e Dmitrij Katyrov, sono stati insultati e picchiati con colpi alla testa e alle costole. Il giorno seguente, il 14 luglio, il Tribunale distrettuale Leninskij ha disposto la custodia cautelare per 10 Testimoni.

Un record dopo l’accusa di estremismo

Si tratta di un atto di violenza gratuito che segna un record e conferma il progressivo acuirsi delle persecuzioni ai danni di questa religione dal 2017.

Come si legge nel comunicato delle autorità di Voronež, i raid del 13 luglio sono una diretta conseguenza della controversa sentenza della Corte Suprema russa del 20 aprile 2017, con la quale venne disposto lo scioglimento degli enti giuridici della confessione religiosa in Russia con l’accusa di “estremismo”. Per quanto tale sentenza non abbia proscritto la religione dei Testimoni di Geova in quanto tale, le autorità russe continuano a condurre raid violenti ai danni di singoli fedeli e intere famiglie.

La risposta internazionale

La comunità internazionale, Italia inclusa, ha più volte espresso viva preoccupazione per questa persecuzione religiosa che viola fondamentali diritti umani. Il 17 luglio scorso l’USCIRF, una commissione indipendente e bipartisan del governo federale degli Stati Uniti che si occupa di libertà religiosa, ha pubblicato un rapporto che indica un collegamento diretto tra la persecuzione e le torture subite dai Testimoni di Geova in Russia e le attività delle cosiddette organizzazioni “anti-sette”.

Tali movimenti, molto attivi nella Federazione e fortemente sostenuti dalla chiesa di maggioranza, promuoverebbero una “continua ed efficace campagna di disinformazione contro le minoranze religiose”, agendo così da promotori della repressione anziché da difensori di diritti e libertà come invece vorrebbero apparire. Figura centrale nel diffondere la “logica perversa della propaganda anti-sette” sarebbe Alexander Dvorkin, vice presidente della potente organizzazione anti-sette nota come FECRIS (European Federation of Research and Information Centers on Sectarianism) e principale “esperto” di religioni del Ministero della Giustizia russo.

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7 trucchi per sgonfiare la pancia

People For Planet - Dom, 07/26/2020 - 10:00

Dal canale Youtube Detective Salute 7 utili consigli per una pancia tonica e piatta!

Ecco come raggiungere questo obiettivo senza grandi rinuncie seguendo un’alimentazione corretta durante i nostri pasti.

Fonte: Detective Salute

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Giraffe, elefanti e leoni: li vedi ovunque ma quelli veri spariranno a breve

People For Planet - Dom, 07/26/2020 - 08:00

…ancora al cinema, come peluche o nelle pubblicità. Ma in realtà sono condannati all’estinzione.

Giraffe, elefanti e leoni (e molti altri animali “famosi”) sono condannati all’estinzione in natura, anche perché Donald Trump non ha l’hobby del trophy hunting e dunque, in poche parole, chissenefrega.

Il trophy hunting è quell’attività regolamentata che consente a ricchi stranieri di andare in Africa a uccidere esemplari selezionati, magari anziani o malati, al fine di rimpinguare le casse dei parchi che ospitano gli ultimi animali-simbolo (detti anche big 5: leone, leopardo, giraffa, bufalo ed elefante). È una pratica tristemente fondamentale per la loro sopravvivenza, e presidenti Usa molto poco ambientalisti, ma pur sempre amanti del trophy hunting, hanno in passato agito al fine di evitare l’estinzione dei big 5. Il tema è fondamentale quando si parla di protezionismo. L’errore più grande che potremmo fare, da occidentali, è quello di disprezzare i bracconieri e accusarli di essere il male. Si tratta spesso di uomini e donne che semplicemente vedono nella caccia illegale l’unica possibile risorsa per sopravvivere. In Kenya, Mozambico e Zambia, nulla ha aiutato a fermare il bracconaggio come dare loro un’alternativa, ad esempio – paradossalmente – arruolarli come guardie forestali nei parchi: questo ha ridotto del 90% il numero degli animali uccisi (fonte: Earth.com). In fondo il turismo da safari fotografico è attualmente una delle poche ricchezze di quelle terre.

Per capire quanto poco manchi all’estinzione basta aprire la versione americana di Amazon, Ebay o Etsy: comprare un oggetto decorato con ossa di giraffa costa circa 200 dollari, visto che nessuna legge lo vieta, sebbene la popolazione delle giraffe sia diminuita del 40% negli ultimi 30 anni. La giraffa masai, la più nota, ha perso il 97% dei suoi esemplari nel giro di qualche anno, “il che è quasi un genocidio quando si parla di una specie e dei suoi geni”, ha spiegato il ricercatore Franck Courchamp su CNRSLeJournal. Per gli elefanti va un pelo meglio, hanno una popolazione minore ma il commercio di parti del loro corpo è proibito anche negli Usa, e la loro dipartita genetica è prevista in 50 anni.

Eppure ogni anno vengono venduti più peluche di giraffe di quanti bambini nascono in Francia (più di 700.000 nel 2016) e sicuramente ben più delle giraffe che vivono sul nostro pianeta. Negli Usa, 10 tra le specie considerate più famose o carismatiche corrispondono al 48% dei peluche venduti ogni anno su Amazon. Li vediamo molto, li vediamo ovunque, ma non sappiamo che stanno sparendo. Il ghepardo affronta un declino che arriva al 70% in Africa, mentre in Asia va molto peggio.

Si calcola che i rinoceronti saranno estinti in natura entro il 2025, tra sei anni. Poco migliore la situazione per i leoni, attualmente ne restano circa 20mila in natura, ed erano 200mila un secolo fa: l’estinzione sarà reale in meno di vent’anni. Secondo una recente indagine della Bbc stanno sulla stessa barca gli scimpanzé, i pinguini, i licaoni (un lupo un tempo diffuso nell’Africa sub-sahariana) e le tigri.

Come risolvere il problema? Probabilmente il problema non ha soluzione, sebbene l’uso dei big data e in generale l’approccio con tecnologie avanzate abbia dato alcuni frutti, il destino degli animali più famosi del mondo, quelli che popolano da sempre l’immaginario infantile e non solo, è segnato. Paradossalmente, pare essere proprio la loro fama a rovinarli. Secondo uno studio recentemente pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Plos Biology, e intitolato proprio “The paradoxical extinction of the most charismatic animals”, è proprio la loro costante presenza nei media, nel cinema, nei giochi e nella pubblicità a indurre la gente a dare per scontato che questi grandi animali stiano prosperando, o comunque se la cavino, allo stato selvatico. Ecco, niente di più sbagliato.

Immagini/Fotomontaggio di Armando Tondo

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Isole Svalbard al caldo: ecosistema a rischio| Scozia: la pandemia rafforza la voglia d’indipendenza

People For Planet - Dom, 07/26/2020 - 06:25

Corriere della Sera: Il sindaco di Lampedusa: «Troppi sbarchi, dichiaro io lo stato d’emergenza»;

Il Giornale: Il governo ha già finito i soldi Task force Ue per controllarci;

Il Manifesto: I pericolosi ritardi del governo, Bruxelles-Roma, andata e ritorno;

Il Mattino: Isole Svalbard al caldo:ecosistema a rischio;

Il Messaggero: Sorelle gemelle partoriscono due figli nello stesso giorno: entrambi maschietti;

llsole24ore: Regno Unito? Così la pandemia rafforza la voglia d’indipendenza della Scozia;

Il Fatto Quotidiano: “È una questione d’orgoglio”. Così il comandante di Piacenza spingeva i carabinieri a fare più arresti. Procura militare: “Basta encomi solo per questo”;

La Repubblica: Fontana indagato, i sospetti dei pm sull’eredità della madre;

Leggo: Bimbo di un anno precipita dal balcone e muore. La mamma: «E’ caduto dal letto» ;

Tgcom24: Super Lukaku, l’Inter torna seconda: Juve, per il titolo dovrai battere la Samp | Vincono Napoli e Parma;

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Salva un delfino dalle microplastiche del tuo calzino

People For Planet - Sab, 07/25/2020 - 17:00

Abbiamo iniziato con una proposta, un manifesto (clicca qui https://www.peopleforplanet.it/manifesto-people-for-planet/) e alla fine siamo arrivati a chi un filtro per le lavatrici in grado di bloccare le microplastiche che altrimenti finirebbero in mare lo sta studiando veramente, l’Istituto per i Polimeri, Compositi e Biomateriali del CNR di Pozzuoli. Intervista alla Dottoressa Mariacristina Cocca.

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Alexandria Ocasio-Cortez in Italia verrebbe fatta ancora più a pezzi

People For Planet - Sab, 07/25/2020 - 15:56

“Non mi hanno cresciuta per accettare abusi dagli uomini”: in dieci minuti di intervento in aula, la deputata democratica Alexandria Ocasio-Cortez ha prima distrutto l’attacco violento del repubblicano Ted Yoho, che lo scorso lunedì l’aveva apostrofata con un insulto sessista, bitch, “puttana”, poi ha sbugiardato il tentativo di scusarsi – o meglio, di non scusarsi – di lui. Nel discorso di “scuse” il deputato Yoho si era infatti appellato al proprio status di pater familias lasciandosi andare a un’arringa goffa e oltremodo retorica anche per il gusto degli americani, che quanto a retorica, notoriamente non scherzano.

discorso integrale della deputata Ocasio-Cortez

Ventotto anni, origini portoricane, proveniente dal Bronx e dichiaratamente socialista, un profilo in netta discontinuità col passato, atipico, non soltanto per i repubblicani di Donald Trump, ma anche per molti democratici del suo partito. “L’ostacolo più grande a una donna in politica non è all’opposizione, è nel proprio partito”, disse una una volta Tina Anselmi intervistata da Enzo Biagi, e mai frase fu più puntuale, perché ogni donna che faccia politica, sa che prima di tutto deve pararsi dal fuoco amico, è la regola, e per la Ocasio non ci sono state eccezioni o sconti dal suo partito.

Ciò nonostante, con una scalata inedita persino nella patria del self-made (sì, meglio se man però), Alexandria Ocasio-Cortez sta rivoltando il dibattito politico come un calzino. Non senza incongruenze, intendiamoci: pubblicamente protesta contro Nancy Pelosi, ma politicamente le dà il proprio voto alla camera. Presenta un Green New Deal talmente utopico da risultare palesemente irrealizzabile anche agli occhi di un bambino, al punto che i più maliziosi dicono lo abbia fatto per farsi un po’ di pubblicità in stile Al Gore ai tempi d’oro, tanto più che il Green New Deal della Ocasio mira a un’economia a zero emissioni (carbon neutral) nel giro di dieci anni, ma presuppone un’attuazione in deficit, e senza vietare il fossile. Chiede Aliquote al 70% per i patrimoni superiori ai 10mln e sanità pubblica per tutti, ma non dice come realizzarli, e così via.

Al netto di queste incongruenze, però, AOC (come viene definita da media e supporters) oltre ad assumersi il pesante fardello di next big thing della politica americana, sta portato avanti ideali socialisti come mai era avvenuto prima. Un socialismo, quello di Alexandria Ocasio-Cortez (e di Bernie Sanders) del tutto inedito per gli elettori americani, che invece complici fatti, accadimenti e rivolte, sono chiamati forse per la prima volta a una radicalità che, se dovesse funzionare, deflagrerebbe nel resto del mondo. Una radicalità così potente, da, magari, un giorno, portarsi via frasi come “fai più sesso” e “Stai zitta o ti violento”. Perché se è vero che in Italia manca una Alexandria Ocasio-Cortez, è altrettanto vero che, forse, è meglio. Meglio per lei. Perché qui alle donne ree di lanciarsi in politica si dà della puttana un giorno sì e l’altro pure, tanto nei bagni del Parlamento, magari in sottovoce, quanto nei consigli comunali delle province più sperdute, come quella di Frasi, in Puglia, dove il consigliere comunale Vito Zocco, alla collega Francesca Sodero, ha rivolto, nell’ordine, le seguenti frasi: “Fai troppo poco sesso”, “Sodero, se non stai zitta ti violento”, “Te ne sei andata a Roma a cercare i negretti”. Da noi le Ocasio-Cortez non avrebbero speranza di sopravvivere. O forse no, stiamo a vedere.

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Come piegare i vestiti per fare la valigia?

People For Planet - Sab, 07/25/2020 - 13:00

Dal canale YouTube Vivi con Letizia scopriamo come piegare i vestiti per fare la valigia perfetta. Attraverso la messa in pratica del metodo Konmari di Marie Kondo, impariamo a risparmiare spazio senza stropicciare i vestiti!

Consiglio: per evitare inutili consumi e sprechi di plastica è consigliabile sostituire i cosmetici con prodotti solidi e/o plastic free, oggi facilmente reperibili online e in negozi specializzati.

Prendiamoci cura e rispettiamo il nostro pianeta anche quando andiamo in vacanza.

Fonte: Vivi con Letizia

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I marchi della moda coinvolti nello sfruttamento dei lavori forzati in Cina

People For Planet - Sab, 07/25/2020 - 10:00

Più di 190 organizzazioni per i diritti umani di 36 paesi giovedì 23 luglio hanno invitato i principali marchi della moda a tagliare i legami con i fornitori coinvolti, direttamente o indirettamente, con i campi in Cina dove sono detenuti gli uiguri e altre minoranze etniche costrette ai lavori forzati per produrre cotone destinato ai capi di vestiario.

“I marchi della moda complici dei lavori forzati delle minoranze etniche in Cina”

L’accusa è molto grave. “Quasi l’intero settore della moda pronta beneficia del lavoro forzato di uiguri e musulmani di lingua turca” , afferma, in una dichiarazione rilasciata giovedì 23 luglio e ripresa da The Guardian , una coalizione di gruppi per i diritti umani.

In altre parole, aggiunge il New York Times , “uno su cinque capi di cotone venduti nel mondo contengono cotone o filati prodotti nello Xinjiang”.

Lì, in questa regione della Cina nord-occidentale, le autorità sono accusate di aver, in nome della lotta al terrorismo, istituito programmi di lavoro forzato e internamento su larga scala “che mirano a trasformare gli uiguri, i kazaki e le altre minoranze musulmane in lavoratori schiavi”.

I campi di “trasformazione attraverso l’educazione”

Ne sarebbero colpiti da uno a due milioni di persone. Molti dei detenuti sono costretti a lavorare in campi o fabbriche per i salari da fame, o addirittura senza nessuna retribuzione.

I campi di lavoro forzato sono chiamati in Cina campi “di trasformazione attraverso l’educazione”

Nel suo appello, riferisce The Guardian, la coalizione delle organizzazioni dei diritti umani afferma che “il sistema di lavoro forzato in atto nella regione è il più grande programma di internamento per minoranze etniche e religiose dalla seconda guerra mondiale” . Internamenti che sono spesso accompagnati da torture, separazioni forzate e persino sterilizzazioni forzate di donne uiguri.

Il più grande produttore di cotone al mondo

La Cina è il più grande produttore di cotone al mondo e l’84% della sua produzione totale proviene dallo Xinjiang, secondo il quotidiano britannico. Un cotone che viene spesso trasportato in fabbriche dove vengono confezionati i capi di abbigliamento in Bangladesh, Cambogia o Vietnam. Alcuni giorni fa, il New York Times ha rivelato che da queste fabbriche arrivano anche mascherine e altre attrezzature mediche a tutto il mondo .

I marchi coinvolti

Tra i marchi coinvolti secondo questa denuncia ci sono Gap, C&A, Adidas, Muji, Tommy Hilfiger, Lacoste e Calvin Klein. Ancor prima della pubblicazione del comunicato stampa, PVH , il gruppo che possiede Tommy Hilfiger e Calvin Klein, ha annunciato che stava rispondendo a questa denuncia “cessando tutti i rapporti commerciali con fabbriche e filature che producono abbigliamento e tessuti nello Xinjiang”, secondo il New York Times.

Ma l’elenco è lungi dall’essere esaustivo, sottolinea  The Guardian , citando Chloe Cranston di Anti-Slavery International: È molto probabile che molti marchi, anche del lusso, siano collegati a ciò che sta accadendo al popolo uiguro e alle altre minoranze oppresse in Cina”.

Foto:l’ingresso di un campo per l’internamento di uiguri  fotografato  il 4 settembre 2018.  PHOTO / REUTERS / Thomas Peter

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Riforestare il mondo

People For Planet - Sab, 07/25/2020 - 08:00

…che si mette in campo di fronte ai problemi legati al cambiamento climatico e alla deforestazione per motivi economici che affligge buona parte del Pianeta.

Si tratta anche di una pratica che sta prendendo piede nelle attività di utilizzo della biomassa, come l’uso della legna da ardere, l’estrazione della polpa di cellulosa per la carta e altre attività che prevedono lo sfruttamento del legno.
In Svezia, per esempio, dove vi sono imponenti foreste utilizzate a livello industriale, la legge impone la piantumazione di tre alberi ogni volta che se ne abbatte uno; in Italia, grazie a misure di protezione che vanno avanti da decenni, nell’ultimo secolo la superficie boschiva è raddoppiata (dati Ispra) e il 33% del nostro territorio è coperto da boschi. Si tratta di un quadro positivo che coinvolge anche altri paesi industrializzati e che tuttavia non è ancora sufficiente a invertire la tendenza inversa a livello mondiale: la diminuzione dei territori boschivi interessa quattro miliardi di ettari di foreste: nel solo 2016 sono stati abbattuti 29,7 milioni di ettari di foreste (quanto tutto il territorio italiano) con gravi effetti sulla biodiversità, sui cambiamenti climatici (le foreste sono uno dei grandi “sequestratori” di CO2 dall’atmosfera), e sull’inquinamento anche a livello locale (le piante sono in grado, in parte, di assorbirlo e renderlo innocuo). A livello mondiale la deforestazione avanza e uno studio del 2017 sulla rivista Science Advances ha verificato che, solo tra il 2000 e il 2013, la superficie delle foreste primarie è diminuita del 7,2% in tutto il Pianeta.
In Italia si abbattono meno piante ma sussiste il problema degli incendi, e anche alla luce di ciò che è successo nel Nord Europa durante l’estate 2018, dove vi sono stati incendi di vaste proporzioni a ridosso del circolo polare Artico a causa delle alte, e inusuali, temperature, dobbiamo correre ai ripari. Nel solo 2017 sono andati distrutti 150 mila ettari di boschi, in massima parte nel Sud Italia e nelle isole, zone che saranno sempre più a rischio, visti gli effetti già evidenti dei cambiamenti climatici a livello mondiale.

Fermare gli abbattimenti
Di fronte a questa situazione gli imperativi sono due.
Il primo: fermare la deforestazione alla radice scardinandone le cause; e il secondo: provvedere alla riforestazione per ripristinare le foreste.
Tropical Forest Alliance 2020, un’istituzione creata da Olanda, Norvegia e Regno Unito, punta su piani integrati per arginare la deforestazione indotta dalla produzione di materie prime d’origine vegetale quali l’olio di palma, la carne, la soia e la polpa di cellulosa. Un argomento che però è da utilizzare con attenzione. Se infatti è necessario limitare il consumo di olio di palma, specialmente nel settore della mobilità – visto che la soluzione esiste ed è l’auto elettrica -, una posizione troppo spinta potrebbe portare a limitare la bioeconomia fondata sulle materie prime vegetali che oggi stanno arrivando a una buona maturità tecnologica e di mercato.
Secondo la Fao per mettere a punto tutto ciò serve una pianificazione integrata del territorio nella quale si faccia sistema tra i vari attori. E in questo quadro è necessario mettere a punto politiche e tecniche di riforestazione. A parte il nord Europa, dove si utilizza l’imposizione legislativa per un utilizzo sostenibile degli alberi e i paesi dell’Europa meridionale, come l’Italia, dove l’aumento delle foreste è dovuto alla protezione del territorio attraverso le aree protette e all’abbandono dei terreni da coltivazione, sono diverse nel mondo le esperienze di riforestazione. Vediamone alcune.

Rinverdire Amazzonia e Africa
La principale riguarda il progetto brasiliano della Ong statunitense Conservation International che prevede nel giro di sei anni la piantumazione di 73 milioni di alberi in Amazzonia. L’operazione si svolgerà nella zona dove si è presente il 50% della deforestazione mondiale e dove la foresta pluviale è stata abbattuta per far posto a coltivazioni e pascoli. Una degli elementi più interessanti del progetto è il fatto che sarà utilizzata una nuova tecnica di piantumazione chiamata “muvuca” – dal portoghese “molte persone” – che prevede la semina di oltre cento semi nativi di varie specie per ogni metro quadrato. Si tratta di una tecnica che riproduce il meccanismo della selezione naturale, perché sarà la natura e non l’uomo a selezionare quale specie sia la più adatta a quella singola porzione del terreno. Con i sistemi tradizionali si riescono a piantare circa 200 piante per ettaro, mentre con la “muvuca” si arriva nella fase iniziale a 2.500 piante e dopo dieci anni a 5.000, mentre le specie vegetali seminate con questo metodo possono resistere fino a sei mesi di siccità. Una migliore copertura del terreno oltretutto a costi inferiori.
Non scherza nemmeno il governo del Kenia che vuole riforestare il paese, specialmente nelle zone montane, con venti milioni di nuovi alberi. L’iniziativa è stata presa dopo che si è calcolato che l’8% delle foreste keniote era andata perduta nel giro di un paio di decenni a causa dell’utilizzo energetico del legname. Cosa abbastanza comprensibile se si pensa che nel paese il 50% della popolazione è priva di elettricità. Gli alberi, tutti di specie autoctone, saranno piantati coinvolgendo le comunità locali, privilegiano i siti più degradati.

India da record
L’India invece punta al Guinness dei primati in tema riforestazione. Il 2 luglio 2017, in un solo giorno, il paese asiatico ha piantato 66.750.000 alberi, grazie alla straordinaria mobilitazione di 1,5 milioni di cittadini, nello stato di Madhya Pradesh. E’ stato così battuto il proprio precedente record, stabilito nel 2016, che era di “soli” 50 milioni di alberi, sempre in un giorno e con l’ausilio di “soli” 800 mila cittadini, nello stato dell’Uttar Pradesh. Totale: 116,75 milioni. Con questa cifra totale l’India rispetta uno degli impegni presi nel 2015 durante l’Accordo di Parigi: piantare 95 milioni di alberi al 2030. Obiettivo raggiunto con largo anticipo, che indica al paese asiatico quale sia la strada da seguire sul fronte del clima, visto che l’India produce oltre l’80% dell’elettricità utilizzando carbone. E se pensate che una mobilitazione di questa vastità sia stata semplice visto il numero di persone che popolano l’India – 1.324 milioni di persone – immaginate di mobilitare nel concreto 70 mila persone per la riforestazione in Italia nello stesso giorno.

Vichinghi abbattitori
Ma l’esperienza più particolare in materia di riforestazione arriva dall’Islanda, luogo che è stato quasi interamente disboscato dai vichinghi per questioni energetiche e dove non sono più ricresciute le piante a causa delle pecore, introdotte sempre dai vichinghi. All’arrivo di quel popolo, infatti, il 40% del territorio islandese era coperto da boschi mentre oggi lo è solo al 2%, nonostante sia quasi un secolo che si stia riforestando. Ora il governo islandese intende dare una svolta e ha deciso di intensificare l’opera rimboschimento con l’obiettivo del 12% di territorio boschivo entro il 2100, e lo fa piantando tre milioni di alberi ogni anno. Il processo sta andando a rilento perché le piante autoctone non sono più adatte al territorio a causa dei cambiamenti climatici; verranno quindi piantate specie non native, come gli abeti rossi, i pini e i larici, selezionati in regioni dai climi simili come l’Alaska. Il progetto, infine, è lo strumento che consentirà di abbattere le emissioni di CO2 dell’Islanda assorbendo il 15% residuo delle emissioni dovuto alla produzione di energia da fossili. Percentuale bassa visto che la nazione dei ghiacci produce da oggi l’85% dell’energia che usa da rinnovabili.

Imm: fotomontaggi di Armando Tondo, settembre 2018

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Zanardi, ancora in ospedale | AOC: il discorso è virale | Covid: morta bimba di 3 anni, è la vittima più giovane

People For Planet - Sab, 07/25/2020 - 06:25

Corriere della Sera: Film porno sullo schermo di piazza Maggiore: denunciato 24enne;

Il Giornale: Zanardi è di nuovo in ospedale “Sue condizioni sono instabili”;

Il Manifesto: Erdogan, il Sultano atlantico e i misteri di Santa Sofia;

Il Mattino: Covid, nuova ordinanza di De Luca: mille euro di multa senza mascherinaSei contagiati e tre guariti in 24 ore;.

Il Messaggero: Festini in caserma a Piacenza l’allegro lockdown dei carabinieri Montella, l’appuntato «sopra la legge»;

llsole24ore: Coronavirus, Rezza: molti focolai causati dagli arrivi da paesi a rischio – Oggi 252 nuovi casi e 5 morti – I dati e la mappa – Contagi dalla Romania, in Italia scatta l’allarme badanti;

Il Fatto Quotidiano: “Nella strategia stragista c’era anche la ‘ndrangheta”. Condannati all’ergastolo i boss Graviano e Filippone. “Nel 1994 fecero uccidere due carabinieri in Calabria”;

La Repubblica: Ocasio-Cortez: “Mi ha chiamato ‘fucking bitch’“. Il bellissimo discorso di AOC diventa virale;

Leggo: Belgio choc, bimba di 3 anni muore di Covid: è la vittima più giovane. «Nessuno è immune»;

Tgcom24: Milano, sparatoria in supermercato: colpita di striscio bimba di 4 anni;

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