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Stretta della Francia sull’obsolescenza programmata

Le Buone Notizie di Cacao - Gio, 09/27/2018 - 12:10

Dal 2020 indice di riparabilità obbligatorio sui prodotti tech
A partire dall’1 gennaio del 2020 in Francia ogni prodotto tecnologico dovrà esibire un’etichetta che riporti l’indice di riparabilità. L’obsolescenza programmata ha i giorni contati.
Tutto si può dire dei francesi tranne che non sappiano fare le rivoluzioni e che non abbiano una particolare predilezione per il mese di luglio. (…)
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Finalmente gli IgNobel 2018!

Le Buone Notizie di Cacao - Gio, 09/27/2018 - 12:07

Giovedì 13 settembre sono stati assegnati i premi IgNobel 2018.
E come tutti gli anni dedichiamo a questo straordinario evento un numero monografico del nostro quotidiano.
Come già sapete, l’Università di Harvard organizza ogni anno questo evento che premia gli studi scientifici “strani”, divertenti anche se di indubbio valore scientifico. Alla cerimonia al Sanders Theatre hanno partecipato più di 1000 spettatori e i vincitori hanno avuto in regalo il diploma e una banconota da 10 miliardi di dollari dello Zimbawe (valore 40 centesimi di euro).
Come tutti gli anni a fine serata il presentatore ha rassicurato la comunità scientifica con la frase: “Se non avete vinto il premio stanotte – ma soprattutto se lo avete vinto – non preoccupatevi: avrete più fortuna l’anno prossimo”.

Antropologia
Premio a uno studio della Lund University in Svezia che dimostra che l’imitazione tra esseri umani e scimpanzé è reciproca almeno per il 10%. Dopo un’analisi allo zoo gli scienziati hanno scoperto che le scimmie ci imitano e anche noi imitiamo loro. In particolare i gesti più copiati sono battere le mani, baciarsi e colpire le finestre.
Colpire le finestre?!?

Letteratura: Leggete le istruzioni
Premio IgNobel per la letteratura a uno studio della School of Design alla Queensland University of Technology, in Australia, che ha dimostrato che i soggetti maschi giovani e ben istruiti di solito non leggono i manuali operativi dei prodotti che utilizzano.
E neanche le istruzioni per montare i mobili dell’Ikea.

Nutrizionistica: non mangiate il vicino di casa, è poco nutriente.
James Cole, della University of Brighton e il suo team hanno verificato che la carne umana è meno nutriente di quella di cinghiali e castori – dieta preferita dai Paleolitici. L’umano offre 300 calorie per chilo di carne contro le 900 del cinghiale.

Economia: neutralizzate il capo carogna con il vodoo
Uno studio condotto dall’équipe di Lindie Lang, docente alla Wilfrid Laurier University dell’Ontario, in Canada, ha svelato che costruire con le proprie mani una bambola vodoo del capo, trafiggerla con spilli, bruciarla e torturarla provoca un immediato senso di sollievo e una “minore percezione di ingiustizia”. E aumenta le prestazioni cognitive.

Biologia
Citiamo la motivazione: “A Paul Becher, Peter Witzgall e colleghi, per aver dimostrato che gli esperti di vino riescono a identificare senza sbagliare, basandosi solo sull’aroma, la presenza di una singola mosca in un bicchiere di vino”.

Chimica: la saliva è meglio di Mastro Lindo
Premio all’équipe portoghese di César Viana e colleghi: in uno studio pubblicato sugli Studies in Conservationnel 1990, gli scienziati hanno dimostrato che: “la saliva è il miglior prodotto per pulire le superfici testate, soprattutto in virtù dell’azione esercitata dagli enzimi che contiene e, più banalmente, per l’azione pulente dell’acqua”.
Sì, avete ragione, questo fa un po’ schifo.

Educazione medica: una colonscopia al giorno…
Vince il premio Akira Horiuchi, del Dipartimento di gastroenterologia allo Showa Inan General Hospital di Komagane, in Giappone, che ha pubblicato sulla rivista Gastrointestinal Endoscopy le sue osservazioni sulla autocolonscopia. Meglio da seduto, afferma, che non supino e continua: “l’auto-colonscopia si è mostrata essere non solo possibile, ma anche semplice ed efficiente”.
Non provateci a casa!


Qui il video con tutta la cerimonia.

Vino, cioccolato e caffè sono in via di estinzione?

Le Buone Notizie di Cacao - Gio, 09/27/2018 - 12:05

E non solo loro. Anche fragole, banane, miele e altri cibi potrebbero scomparire a causa dei cambiamenti climatici.
“Gli esperti (britannici) hanno recentemente stimato che il caffè potrebbe essere estinto già nel 2080 se non si interviene drasticamente” scrive Lifegate.
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La pista ciclabile di plastica riciclata

Le Buone Notizie di Cacao - Gio, 09/27/2018 - 09:54

E’ stata inaugurata a Zwolle, in Olanda, una pista ciclabile realizzata con il 70% di plastica riciclabile. L’equivalente di 28mila bicchieri monouso per 30 metri di strada permeabile e di facile installazione vista la composizione modulare.
E’ l’economia circolare, bellezza!
(Fonte: Repubblica)

L’origine del mondo ha una faccia

Le Buone Notizie di Cacao - Gio, 09/27/2018 - 09:53

Il famosissimo quadro di Gustave Courbet “L’origine del mondo” ha un viso e il resto del corpo. Si tratta di Constance Quéniaux, ballerina dell'Opéra. A rivelarlo è il ricercatore francese Claude Schopp.
Non era bellissima di viso, ma il resto ha fatto storia.
(Fonte: Corriere.it)

Nadia Toffa risponde alle polemiche sui social

People For Planet - Gio, 09/27/2018 - 04:19

Nadia Toffa, l’inviata de Le Iene, ha appena pubblicato un libro: Fiorire d’inverno. La mia storia, dove racconta la sua esperienza con il cancro.
Il popolo dei social si è scatenato, in particolare su una frase che la stessa ha postato su Instagram dove dice: “In questo libro vi spiego come sono riuscita a trasformare quello che tutti considerano una sfiga, il cancro, in un dono, un’occasione, una opportunità”.
E’ questa – più che il libro in sé, che probabilmente in pochi hanno letto – la frase che ha suscitato indignazione sui social, insieme a un’altra affermazione: “Se ci sono riuscita io può sconfiggerlo chiunque”.
Alle critiche la giornalista risponde così su Instagram in un post ripreso dal Messaggero di Roma:

«Gli webeti proprio perché ebeti continuano a ridere della parola dono – scrive – Non ho mai sostenuto di essere fortunata ad avere il cancro. Sono pazza secondo voi? Probabilmente chi non capisce e ride per fortuna sua non è mai entrato in un reparto di oncologia pediatrica. I Bambini lì sorridono e ridono non perché felici né perché si sentono fortunati di avere il cancro ma perché hanno spirito di sopravvivenza e sanno che la vita continua nonostante la malattia e così i loro genitori che sono con loro a sostenerli ogni giorno cercando di portargli allegria. Sono scemi? O si sono trovati in quella situazione e cercano di sopravvivere? Chiedetevelo davvero! Il cancro è un dono per loro? Avessero potuto scegliere cosa avrebbero deciso per i loro figli? Quel destino infame? Ne sono felici? O provano solo a essere sereni per dare coraggio ai loro piccoli? Tra l’altro sono gli stessi psicologi e medici a dire che un atteggiamento positivo aiuta. Motivo per cui esiste la clownterapia». E ancora: «Fin dall’esordio della mia malattia ho sostenuto che l’unica speranza che abbiamo contro il tumore è la medicina. Con radio e chemio…..uniche cure esistenti….Magari con la forza di volontà si potesse guarire…. non è ovviamente così ma di certo un atteggiamento positivo aiuta e questo lo dice la scienza non la sottoscritta. Dunque imparate a non giudicare e fatevi un giro negli ospedali o a casa dei malati oncologici. Non c’è un funerale in corso perché le persone sono ancora vive e sono felici di esserlo e così le persone che li assistono ovviamente, con dolore e strazio ma con resilienza. Non credo sia difficile provare a immedesimarsi. Provateci anche per poco. Fate uno sforzo su. Forse forse riuscite a capire. Sono stata in zone di guerra…in Iraq per la precisione e dove esplodono le bombe i bambini giocano a pallone. E le mamme preparano il te. La vita è più forte e sono convinta che quei bambini che giocano non offendono i soldati e nemmeno quelle mamme che preparano da mangiare ai loro figli».

La questione è veramente delicata e spinosa
Allora, iniziamo a dire che il cancro non è un dono, è una maledetta sfiga e stop. E’ una tragedia per le famiglie, un dolore immenso, un guaio grosso, e trovate voi tutti i sinonimi del caso.
Ognuno però lo vive come può e come sa, come se la può “aggiustare” meglio. Possiamo decidere di essere vittime delle nostre malattie, non solo del tumore, oppure prendere in mano la situazione, farla nostra e combattere per stare meglio, per contraddire la diagnosi tremenda che ci è stata gettata addosso come una mannaia.
Come quella di Nadia Toffa, potete leggere decine di testimonianze di persone che hanno combattuto e vinto, le chiamano “guarigioni miracolose” perché non spiegabili dalla scienza medica ufficiale, c’è chi guarisce con la preghiera, chi mangiando solo cereali, chi assumendo dosi massicce di vitamina C e gli esempi sono migliaia e i più disparati. Cosa guarisce queste persone? E chi lo sa.
La connessione mente-corpo ormai è cosa acclarata, la stessa American Cancer Society ha dichiarato che emozioni e sentimenti sono una parte importante nel far fronte a una diagnosi di cancro. E’ risaputo che conta moltissimo anche l’atteggiamento di medici e parenti. Un medico che dà fiducia, parenti che mostrano serenità e positività aiutano tantissimo un paziente in genere spaventato dalla malattia. Una sorta di effetto placebo? Sì, probabilmente, e sappiamo anche che il placebo può essere potentissimo.
Nel 1999 presentammo all’allora Ministro della Salute Rosy Bindi una petizione popolare che chiedeva di rendere obbligatorio un esame di barzellette alla facoltà di medicina perché molti studi confermavano che un medico triste deprime i pazienti con esiti disastrosi sulla terapia.
Questo, ovviamente, non significa che bisogna abbandonare le terapie convenzionali per dedicarsi a quelle alternative. Ma la consapevolezza e l’attiva partecipazione del malato e della famiglia al percorso terapeutico anche supportato da un buon atteggiamento mentale è fondamentale per aggiungere un punto a favore della salute. E, ripetiamo, ormai è una questione acclarata anche dalla scienza medica convenzionale.

Se ci sono riuscita io…
E allora quelli che non ci sono riusciti cosa sono? Colpevoli? E’ la prima reazione che ci viene in mente a una frase del genere. Sì, una frase proprio infelice. Perché tocca un tasto decisamente dolente, una malainterpretazione della psicosomatica o del pensiero positivo tout court.
Il pensiero distorto dice: tutte le malattie sono piscosomatiche e allora se penso positivo non mi ammalerò.
Fosse così semplice gli ospedali sarebbero vuoti e il ministero della Salute regalerebbe i soldi all’Inps. Purtroppo non funziona, o meglio, è molto più complicato di così.
Volersi bene, dare più importanza a quello che di positivo ci accade, ridere, frequentare gli amici, mangiare sano, fare movimento, dedicarsi alle proprie passioni… tutto questo insieme ad altre mille cose fanno quello che chiamiamo “salute” e malgrado questo probabilmente moriremmo anche noi. E il sentirci in colpa probabilmente è quello che ci farà sentire peggio.
Nel 1999 Patch Adams, il medico sciamano, venne ad Alcatraz, dove si teneva il Festival della Comicoterapia. Allora di clown da corsia si parlava appena e l’idea che il ridere fosse fondamentale per i pazienti era una nebulosa teoria new age.
Una giornalista fece un’intervista a Patch e continuava a chiedergli: “Quanti bambini ha guarito con la comicoterapia?” Lui rispose: “Non lo so, ma so che quando sono vicino a loro e li faccio ridere, racconto loro una storia, ecco, durante quell’ora i bambini non sentono dolore”.

La qualità della nostra vita forse dà un senso a tutto. Come diceva Marcello Marchesi: L’importante è che la morte ci trovi vivi.

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Eccellenze nella mobilità sostenibile in Europa (Infografica)

People For Planet - Gio, 09/27/2018 - 03:58

A Copenhagen una persona su due va a lavorare in bicicletta. A Budapest ci sono oltre 300 km di piste ciclabili, ad Amburgo 1.700!
Scopri alcuni straordinari esempi di mobilità sostenibile in Europa.

Per vedere l’infografica più grande clicca qui

 

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Capelli secchi e spenti? Curali con il miele

People For Planet - Gio, 09/27/2018 - 02:54

Se vuoi prenderti cura di te in modo naturale, tra i tanti prodotti per capelli da tenere in doccia, meglio non dimenticarsi del miele. Il miele è un elemento prezioso perché agisce direttamente sul cuoio capelluto e sui capelli per nutrirli e purificarli.
Il miele, è vero, è una sostanza appiccicosa ed è difficile immaginare che svolga un’azione purificante, eppure è perfetto per eliminare le cellule morte della pelle che tendono a ostruire i follicoli piliferi e impediscono la crescita del capello aumentando la possibilità di avere infiammazioni cutanee.

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Carta, ecco quanto guadagnano i Comuni dal riciclo (un sacco di soldi…)

People For Planet - Gio, 09/27/2018 - 02:46

Leader in Europa. Tra i non molti indicatori che vedono l’Italia primeggiare nel continente in un periodo di crisi come questo c’è un dato che ci può rendere orgogliosi: ogni minuto nel nostro Paese si riciclano 10 tonnellate di macero di carta e cartone.
Un numero che ci porta in vetta alla classifica di questa buona pratica, che parte dalla raccolta differenziata e che si traduce in concreto in tonnellate di anidride carbonica non emesse nell’atmosfera.
La filiera del riciclo della carta fa bene all’ambiente e produce lavoro», sottolinea Carlo Montalbetti, direttore generale di Comieco, il Consorzio nazionale per il recupero e il riciclo degli imballaggi a base cellulosica.
La seconda buona notizia che emerge dal rapporto annuale del consorzio è che si sta riducendo il divario della raccolta tra Nord e Sud.

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Le ricette di Angela Labellarte: cupola di pescespada con salsa allo zafferano

People For Planet - Gio, 09/27/2018 - 02:28

Ingredienti per 4/6 persone:

Carpaccio di pesce spada affumicato: 150 gr circa
Patate: 1 kg
Succo di ½ limone
Dragoncello: 1 cucchiaio
Olio EVO: 5 cucchiai
Sale: q.b.

Per la salsa
Olio EVO: 4 cucchiai
Farina: 2 cucchiai
Succo di ½ limone
Zafferano: qualche pistillo (0,1 gr)
Acqua: 200 ml
Sale: q.b.

Preparazione
Cuocere a vapore le patate e schiacciarle con uno schiacciapatate. Aggingere olio, sale, dragoncello tritato e il succo di mezzo limone e mescolare bene. Foderare una ciotola di 18 cm di diametro con la pellicola trasparente. Disporre le fettine di pescespada tutto intorno ai bordi e alla sommità della ciotola a formare una cupola e riempire poi con il composto di patate.

Per la salsa mettere in un pentolino l’olio, la farina, lo zafferano e mescolare. Aggiungere il succo di limone e l’acqua e mettere sul fuoco fino a ebollizione, ottenendo così una salsa morbida.

Disporre la cupola di pescespada e patate su un piatto di portata e aggiungere con un cucchiaio la salsa intorno. Decorare con fiori e fogli di dragoncello.

Photo Angela Prati

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Come pubblicare il tuo libro (terza e ultima parte)

People For Planet - Gio, 09/27/2018 - 02:14
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Festival internazionale della Robotica al via

People For Planet - Mer, 09/26/2018 - 02:49

“Non temete: automi semplificano la vita”

Medicina, chirurgia, industria, ma anche agricoltura, veterinaria, economia, etica, filosofia e giurisprudenza. Sono tanti i campi che coinvolgono o interessano lo sviluppo della robotica. Un futuro che è già realtà. C’è il robot che aiuta il chirurgo in sala operatoria, ma anche quello che consente di restaurare le opere d’arte, il robot direttore d’orchestra e, presto, anche quello che porterà la spesa a casa. Innovazioni e sperimentazioni che saranno al centro della seconda edizione del Festival internazionale della Robotica, in programma a Pisa da giovedì al 3 ottobre.
Una scommessa vinta dal professor Franco Mosca, un passato da pioniere dei trapianti e un presente da presidente della Fondazione Arpa, motore e anima del Festival. Ed è proprio grazie a questo mago del bisturi che Pisa si sta affermando nel mondo come Robot Town, la città dei robot.

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Ricostruire Comunità

People For Planet - Mer, 09/26/2018 - 02:35

“Noi interveniamo dopo la primissima fase dell’emergenza – dice Virginia, giovane geologa di origini spagnole – dopo il momento degli aiuti di prima necessità. Dopo che è passata l’ubriacatura delle donazioni, del paternalismo, della propaganda governativa. Dopo. Quando si comincia a dimenticare che oltre 80 mila abitazioni sono state danneggiate, di cui 22 mila in modo irreparabile, che migliaia di persone e famiglie sono rimaste senza casa, sussistenza, piegate dagli eventi, impaurite”.

A sei mesi dal drammatico sisma del 7-8 settembre 2017 che ha investito il Chiapas (e gli stati di Oaxaca e Tabasco), un gruppo eterogeneo di saperi professionali, quasi esclusivamente al femminile, si autoconvoca, sparge la voce, raccoglie adesioni e si costituisce in collettivo. Si chiama Bioreconstruye México Chiapas e, assieme ad altre associazioni, fa parte di un’ampia piattaforma di mobilitazione civile impegnata nella ricostruzione post-terremoto.

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Pellicce animali vietate a Los Angeles e scomparse dalle passerelle di Londra

People For Planet - Mer, 09/26/2018 - 02:17

Lo scorso 18 settembre 2018 il City Council di Los Angeles ha approvato il divieto di commercio e di produzione di prodotti di pellicceria. A partire dal 2020 nella città di Los Angeles, che con i suoi 15.620.000 abitanti su 6.299 di kmq di estensione urbana è la quarta città più grande del mondo, sarà vietato produrre, vendere e acquistare prodotti di pellicceria.

Prima della “città degli angeli” un’altra importante metropoli aveva già detto stop al commercio di pellicce, San Francisco, dove lo scorso marzo 2018 il consiglio dei supervisori municipali ha votato all’unanimità il bando di commercializzare pellicce, che entrerà in vigore a gennaio 2019.

La svolta, oltre a rappresentare per la città che deve il proprio nome al santo protettore degli animali un curioso caso di nomen omen, si inserisce in un cambiamento etico e animal-friendly ben più grande che riguarda l’intera California dove, grazie a una norma voluta dal governatore democratico Jerry Brown, a partire dal 2019 si potranno adottare cani, gatti e conigli solo provenienti da rifugi, cliniche veterinarie e associazioni animaliste. La compravendita di questi animali allevati in negozi – spesso vere e proprie puppy mills, “fabbriche di cuccioli”-  sarà proibita per legge, pena una sanzione di 500 dollari.

Buone nuove anche dal mondo della moda

La fashion week londinese appena conclusasi è stata completamente fur-free. Nessun prodotto di pellicceria è comparso sulle passerelle di Londra per le collezioni Primavera-Estate 2019 (sembra incredibile, ma sì, non si contano i designer che negli anni hanno proposto accessori in pelliccia a ornamento di chemisier, bikini e infradito). Una svolta ecosostenibile e cruelty-free senza precedenti quella di Londra, a testimonianza di una sempre crescente attenzione da parte dei consumatori e dell’opinione pubblica, che svolgono ruoli decisivi in un mercato fluttuante come quello della moda.

“Questo risultato sottolinea una tendenza che abbiamo già testimoniato negli anni passati, con sempre più case di moda desiderose di utilizzare materiali alternativi alle pellicce”, ha fatto sapere lo Chief Executive del British Fashion Council, Caroline Rush, tramite il quotidiano The Guardian.

Del resto, come già aveva ammesso Giorgio Armani nel 2016, quando, in accordo con Fur Free Alliance, decise di eliminare dalle proprie creazioni le pellicce animali: “il progresso tecnologico raggiunto in questi anni permette di avere a disposizione valide alternative che rendono inutile il ricorso a pratiche crudeli nei confronti degli animali”.

Ed è anche a fronte dell’alta qualità offerta dai materiali alternativi che la presidente dell’organizzazione no-profit in difesa degli animali Humane Society International, Kitty Block, ha lanciato una petizione online per chiedere al marchio Prada di sostituire le pellicce vere con materiali cruelty-free, seguendo l’esempio di altri nomi internazionali della moda come Vivienne Westwood, Stella McCartney, Armani, Gucci, Versace, Burberry, Micheal Kors, Hugo Boss, Donna Karan, e altri.

Prada, che ha chiuso il 2017 con un fatturato di 3,057 miliardi di euro, in calo del 3,6% sul 2016, tramite il proprio ufficio stampa si è difeso ribadendo che vigila sui fornitori, che le pellicce rappresentano meno dello 0,1% della produzione e che queste non compaiono nell’advertising ufficiale di Prada.

Non si è fatta attendere Pamela Anderson, da anni al fianco di Peta Usa, l’organizzazione no-profit a sostegno degli animali a cui la celebre attrice ha più volte prestato voce e volto in campagne di sensibilizzazione su vari temi legati alla sostenibilità. Pamela Anderson ha scritto una lettera aperta a Miuccia Prada dove fa notare che “una riduzione ‘graduale’ non è di consolazione per gli animali” e che “la pelliccia prodotta ‘eticamente’ è paragonabile a un omicidio misericordioso: non esiste”.  In attesa di conoscere gli sviluppi della vicenda, conforta constatare che all’interno di dibattiti accesi e di lotte anche violente, dove troppo spesso i protagonisti, da ambo le parti, si autoassolvono, giustificando la propria violenza in nome di questo ideale o di quella necessità, gli esiti possono dipendere da azioni di networking e da scambi civili, ma non perciò meno testardi ed efficaci.

Intanto in Italia è in attesa di essere inserita nel calendario dei lavori delle commissioni parlamentari la proposta di legge di vietare almeno l’allevamento di animali per la produzione di pellicce, fortemente voluta dall’Onorevole Michela Brambilla di Forza Italia, ma anche dall’Onorevole Chiara Gagnarli del Movimento 5stelle e dalla Senatrice Loredana De Petris di Liberi e Uguali.

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Barikamà: uno yogurt che fa bene al mondo

People For Planet - Mar, 09/25/2018 - 04:24

Barikamà, che in lingua Bambarà significa Resistente, è un “progetto di micro reddito gestito da ragazzi Africani: dallo sfruttamento nelle campagne, all’autogestione del lavoro e l’inserimento sociale” si legge sul loro sito internet.
Producono e distribuiscono a domicilio yogurt e ortaggi di altissima qualità. People for Planet è andato a conoscere questa realtà.

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Link di approfondimento: http://barikama.altervista.org/

 

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Salva mare, presto una legge nazionale avrà come esempio i “pescatori spazzini” di Livorno

People For Planet - Mar, 09/25/2018 - 02:59

La sperimentazione toscana che vede protagonisti i “pescatori spazzini” di Livorno, in grado di liberare il mare da oltre 16 quintali di rifiuti pescati con le loro reti in quattro mesi, sta facendo scuola a livello nazionale. Intervenendo su Radio 24 – a Si può fare, il buongiorno del week end sulla radio de Il Sole 24 Ore –, il ministro dell’Ambiente Sergio Costa ha confermato che verrà presentata a breve una legge sul tema.
«Sì, confermo che vogliamo cogliere l’esperienza toscana per farne una legge nazionale – ha dichiarato Costa – A me piacerebbe che si chiamasse Salva mare, giocando anche sulle parole, perché c’è mare ma anche amare, quindi si parla anche di amare il mare. Io la legge la deposito entro la prima settimana di ottobre, poi ovviamente deve passare per il Parlamento».

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Sconti sui preservativi per incentivarne l’acquisto

People For Planet - Mar, 09/25/2018 - 02:58

Mentre in Italia il tema del sesso è ancora largamente considerato un tabù, è in arrivo una proposta di legge sul “sesso sicuro” che mira ad abbassare l’Iva dal 22% al 10% sui preservativi.

L’obiettivo è quello di incentivarne l’uso soprattutto tra i più giovani così da prevenire la trasmissione di malattie e infezioni sessualmente trasmissibili.

La proposta arriva dal Movimento 5 Stelle, in particolare dal senatore Gaspare Antonio Marinello che riporta l’attenzione sul tema dichiarando che «le malattie e le infezioni sessualmente trasmissibili rappresentano ancora un’emergenza sanitaria, ma se ne parla, purtroppo, ancora troppo poco. L’uso del preservativo rappresenta l’unico metodo di prevenzione e il prezzo in Italia continua ad essere molto elevato a causa anche dell’Iva al 22%».

Ed è proprio così: la piaga delle malattie sessualmente trasmissibili non accenna ad arrestarsi. Sesso e infezioni vanno, purtroppo, sempre più a braccetto e, secondo le ultime ricerche, le Mst (Malattie Sessualmente Trasmesse) sono in costante aumento. La sifilide, ad esempio, in Italia è cresciuta del 400% dal 2000 e un picco di nuove infezioni di HIV si registra anche tra gli over 50. La gonorrea, invece, ha visto quasi raddoppiare i casi in Europa. Tra i più colpiti sono i giovani tra i 15 e 24 anni, che rappresentano la fascia di età molto più esposta allo sviluppo di queste patologie, oltre che più a rischio di gravidanze non desiderate.

Cosa prevede la proposta di legge? Attualmente in discussione sulla piattaforma Rousseau, è costituita da due articoli, che riportano l’attenzione su: “Disposizioni in materia di riduzione dell’aliquota Iva sui profilattici maschili e femminili”.  L’obiettivo è quello di abbassare il prezzo dei preservativi per incrementarne la vendita e conseguentemente innalzare il livello di prevenzione, diminuendo così notevolmente la percentuale di infezioni.

Un ddl snello e deciso, una misura per i giovani che ormai si avvicinano sempre più precocemente alla sessualità» precisa il Senatore Marinello.  Il trend allarmante è registrato anche nella “sintesi” di presentazione della proposta di legge dove, con riferimento agli ultimi dati diffusi dal Censis, è specificato che il 43,5% dei giovani italiani tra i 12 e i 24 anni ha già avuto rapporti sessuali completi, mentre la quota sale al 79,2% tra i 22-24enni. Inoltre, la distinzione tra contraccezione e prevenzione non è sempre chiara tra i giovani: il 70,7%, infatti, usa il profilattico come strumento di prevenzione, ma il 17,6% dichiara di ricorrere alla pillola anticoncezionale, collocandola erroneamente tra gli strumenti di prevenzione piuttosto che tra i mezzi di contraccezione. Numeri che rappresentano in parte la diretta conseguenza della mancanza di qualsiasi forma di educazione alla sessualità nelle scuole, e in particolare del tabù che continua a limitare l’uso del profilattico, unico metodo per prevenire tutte le malattie a trasmissione sessuale.

Il costo di questa iniziativa è stimato intorno ai 50 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2019. La cifra corrispondente verrà trovata “mediante riduzione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2019-2021, nell’ambito del programma ‘Fondi di riserva e speciali’ della missione ‘Fondi da ripartire’ dello stato di previsione del Ministero dell’Economia e delle Finanze”.

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Le tentazioni del dottor Velasco che fa il gesto dell’ombrello agli arbitri

People For Planet - Mar, 09/25/2018 - 02:33

Sarebbe piaciuta da morire a Federico Fellini la sfuriata post-partita dell’altra sera di Julio Velasco. Che al termine della partita di pallavolo vinta ai Mondiali dalla sua Argentina contro la Polonia, si è lasciato andare a un’esultanza che potremmo definire esuberante, con quattro gesti dell’ombrello ripetuti all’indirizzo degli arbitri. L’uomo che per circa vent’anni ha impartito lezioni di sportività agli italiani, saltava sul parquet e mandava a quel paese i direttori di gara. Come in un qualsiasi settore di uno stadio.

Antonio Mazzuolo

Fellini avrebbe riso compiaciuto e ci piace immaginare che avrebbe ripensato al suo Antonio Mazzuolo, il personaggio che lui e Flaiano (con Tullio Pinelli) avevano tratteggiato per un episodio del film Boccaccio70: “Le tentazioni del dottor Antonio”. L’integerrimo moralista che vuole censurare un mega manifesto pubblicitario da cui la giunonica Anita Ekberg invita a bere più latte. Immagine che diventa via via un’ossessione per l’ambasciatore del puritanesimo. Finirà con il dottor Antonio aggrappato al cartellone, ormai preda di deliri e perdutamente innamorato di Anitona. Prima che un’ambulanza passi a recuperarlo.

Icona della sportività

Ci è tornato in mente guardando quella scena di Julio Velasco, l’uomo che in Italia ha rappresentato un’icona della sportività. L’argentino creò la pallavolo italiana, la prima fortissima Nazionale di volley che vinse tutto tranne le Olimpiadi che restarono una maledizioni per il commissario tecnico argentino. Un formidabile allenatore. Ma Velasco è riuscito a lasciare il segno anche fuori da un campo di pallavolo. Conquistò tutti con le sue lezioni di sport e di vita. Sin dai remoti tempi del Maurizio Costanzo Show. Ha tenuto nel corso degli anni migliaia di lezioni nelle scuole e nelle aziende contro la cultura degli alibi, sull’importanza del sacrificio per raggiungere i risultati, sull’importanza dell’accettazione del verdetto del campo.

Vederlo lì, al centro del parquet, agitarsi come un indemoniato e ripetere il gesto dell’ombrello una, due, tre, quattro volte, è stato come rivedere il dottor Antonio dopo aver perduto ogni freno inibitore e provare in ogni modo ad amare la virtuale Anitona.

La forza dello sport

Ovviamente può capitare a tutti. È la forza dello sport. E della vita che ti prende e ti trascina, anche se hai costruito gran parte della tua esistenza su principi opposti. Nel post-partita Velasco non si è tirato indietro e ha spiegato la sua reazione: «Gli arbitri sono stati “un sacco” di tempo a parlare al microfono fra loro, sembrava che ci fosse da fare una votazione. L’arbitro fischia o così o cosà ed è finita. Non è possibile questo. E non è possibile che l’allenatore della Polonia tutte le partite faccia le stesse cose, che contesti tutti i palloni finché riesce a far cambiare la decisione e allora questa volta mi sono arrabbiato molto perché va bene tutto, però…».
Pare che abbia esclamato: “Questo non è sport”. È stato squalificato e l’ultima partita la sua Argentina l’ha giocata senza di lui.

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Intervista alla scrittrice Alice Basso (seconda parte)

People For Planet - Mar, 09/25/2018 - 02:30
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Assicurazioni sui crediti: le banche stravolgono anche le leggi macroeconomiche

People For Planet - Lun, 09/24/2018 - 02:44

Le piccole imprese, lo ripeto da anni, sono “l’agnellino più sacrificato sull’altare del profitto delle banche”.
Una delle ultime fregature si chiama «assicurazione contro i rischi dei crediti commerciali», un business alternativo per le banche che rivoluziona anche le leggi macroeconomiche.
L’invenzione geniale è piazzare alle piccole imprese affidate (cui sono stati o devono essere concessi finanziamenti), «anche se morose per difficoltà temporanea o addirittura in conclamata crisi» (“come è umano lei!” avrebbe detto Fantozzi), una polizza contro i rischi che le stesse hanno nei confronti dei loro clienti.
Spieghiamo con un esempio concreto il meccanismo diabolico.
La Vesuvio srl è una piccola impresa che produce borse in pelle per il mercato locale. Fornisce soprattutto negozianti di scarpe e di articoli di pelletteria che, con la crisi ormai imperante dal 2008, difficilmente sono puntuali nei pagamenti. Alcuni sono proprio morosi. Per cautelarsi contro il rischio di insolvenza, la Vesuvio, nel momento in cui i clienti (anche nuovi) fanno degli ordini, stipula una polizza – sotto suggerimento della banca – con una compagnia assicurativa che garantisce il credito e che restituisce alla Srl, in caso di insolvenza, quanto pattuito con il proprio cliente.
«Di solito tra l’80/90 per cento dell’importo della fattura», recita la circolare di un primario istituto di credito.
E fin qui nulla di strano; anzi consigliabile.
Ma assicurare i crediti commerciali conviene?
Il costo di queste assicurazioni, estremamente specialistiche e offerte da pochi dealers sul mercato, è molto alto ed è rapportato soprattutto al fatturato del fornitore, in questo caso della Vesuvio, e a certi parametri dei singoli clienti di quest’ultima.
“Mediamente per un’azienda con 10 milioni di fatturato il costo di una polizza assicurativa per i crediti commerciali si aggira intorno ai 42.000 euro. Una cifra esorbitante, da pagare subito in un’unica soluzione al momento della stipula del contratto», mi racconta un bancario whistleblower mostrandomi i dati. Un business che le banche non hanno intenzione di farsi sfuggire. L’istituto semplicemente «collocando», cioè vendendo il prodotto di una compagnia di assicurazione, guadagna il 24 per cento: nel caso della Vesuvio «10.000 euro tondi tondi».
E l’impresa che dipende dalla banca (per i fidi ottenuti) non può dire di no!
La cosa che, infine, mi fa inorridire, leggendo la circolare, è che «la durata della polizza è annuale con rinnovo automatico (sussiste sempre la possibilità di disdetta a scadenza)». Avete capito bene. Rinnovo automatico. E chi tra i clienti affidati darebbe una disdetta?
Nessuno. Le aziende che la stipulano sono sotto ricatto della banca: chiunque avrebbe paura di innescare una reazione a catena ritorsiva che porterebbe fino alla richiesta di rimborso immediato dei soldi prestati per un qualche imprecisato motivo. Questo i manager lo sanno benissimo, tanto che la possibilità di disdetta la riportano tra parentesi, quasi fosse un’informazione marginale.
Inoltre, non è rinegoziabile: un salasso continuo per svariati anni e con un solo sforzo di vendita, quello dei primi dodici mesi», prosegue la gola profonda.
Un altro aspetto che mi salta agli occhi leggendo la brochure di questa grande banca è la didascalia che specifica: «L’assicurazione dei crediti è una risposta concreta alle imprese che desiderano tutelarsi dal rischio di mancato pagamento dei propri clienti e, al tempo stesso, è un utile strumento per le aziende che ambiscono a sviluppare il proprio fatturato».
Chi conosce il mondo bancario sa che si tratta di un paradosso alquanto ridicolo visto che gli istituti con questo ultimo escamotage riusciranno a salassare doppiamente le varie «Vesuvio srl». Oltre all’esosa polizza, ci sono gli interessi applicati sul fido per anticipo fatture ovvero i ricavi ottenuti prestando all’impresa quegli stessi soldi assicurati. L’azienda, infatti, in attesa che il cliente paghi, ha comunque le spese correnti da sostenere quotidianamente e per farlo si deve far anticipare il denaro dalla banca. E ancora, altro paradosso, l’istituto trae profitto con interessi, commissioni e quant’altro su un rischio (e il fido lo è) che non è più tale perché annullato da una polizza assicurativa venduta dalla stessa banca, che ci guadagna il 24 per cento.
«Fare banca», infatti, normalmente significa attenersi a un’equazione macroeconomica basilare: più rischio, più guadagno; meno rischio, meno guadagno.
«Normalmente», appunto, perché anche in questo caso gli istituti sono riusciti a infrangere le leggi dell’economia e a trovare la formula per loro più conveniente: meno rischio e più guadagno. Tanto paga sempre la piccola impresa.

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