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Quale Bike Sharing scelgo a Milano?

People For Planet - Sab, 05/05/2018 - 04:09

Cosa significa “free floating” o senza rastrelliere?
La nuova frontiera del bike sharing anche in Italia è il “free floating”, il flusso libero, senza stazioni di prelievo o di parcheggio. Puoi lasciare la bicicletta dove vuoi, basta che non intralci il traffico.

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La babele dei costi negli ospedali

People For Planet - Sab, 05/05/2018 - 00:29

Stesso caffelatte la mattina, stessa pasta col sugo a pranzo, stessa pastina in brodo la sera… Come è possibile che nella stessa regione il menu possa costare 7,10 euro in un ospedale e 17,77 in un altro distante meno di venti chilometri in linea d’aria?

Interessante articolo di Gian Antonio Stella sul Corriere.it

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Il Maggio dei Libri (e dei DVD!) di CommercioEtico

Le Buone Notizie di Cacao - Ven, 05/04/2018 - 17:41

Quest’anno abbiamo quasi esagerato.
Non solo libri a 1 euro ma pure DVD con libro.
Oggi per esempio potete prendere un libro straordinario di David Servan-Schreiber: Anticancro. Prevenire e combattere i tumori con le nostre difese naturali.
(...) Continua a leggere CACAO del Sabato

Troppa pulizia fa male all’intestino (e al sistema immunitario): ecco perché

Le Buone Notizie di Cacao - Ven, 05/04/2018 - 11:32

Batteri buoni contro batteri cattivi, un nuovo capitolo della nostra inchiesta sull’eccesso di igiene.
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Le Hawaii dicono stop alle creme solari che uccidono i coralli

Le Buone Notizie di Cacao - Ven, 05/04/2018 - 11:29

Le barriere coralline si stanno sbiancando e lentamente morendo.
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Prova costume

Le Buone Notizie di Cacao - Ven, 05/04/2018 - 11:28

Qualche smagliatura e un po’ di cellulite non frenano certo l’entusiasmo di Ashley Graham, modella in una campagna pubblicitaria di Swimsuit For All che produce costumi da bagno anche per donne “curvy”.
Nessun fotoritocco quindi, tutta natura, un sacco di bellissima natura.
(Fonte: Repubblica)

Il mistero delle polpette Ikea

Le Buone Notizie di Cacao - Ven, 05/04/2018 - 11:27

Sono turche. "Le polpette si basano su una ricetta che Re Carlo XII ha portato a casa dalla Turchia nel 18esimo secolo" così afferma l’account ufficiale dell’azienda svedese. Pare che in un antico libro svedese ci sia anche la ricetta per farle da soli con l’aiuto di una brugola e di un po’ di truciolato.
(Fonte: La Stampa)

Le ricette di Angela Labellarte: pollo alla Kiev

Le Buone Notizie di Cacao - Ven, 05/04/2018 - 11:26

Involtini di pollo farciti con burro. Quando li tagli esce il burro fuso, buonissimi!!!
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1° Maggio: le bandiere rosse sono superate come i piccioni viaggiatori?

Le Buone Notizie di Cacao - Ven, 05/04/2018 - 11:25

Nell’era dei social media manager e degli operai che votano Lega, ha ancora senso la festa dei lavoratori? Di Jacopo Fo
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Fra i trecentomila oggetti in casa tua c’è un po’ di affordance?

Le Buone Notizie di Cacao - Ven, 05/04/2018 - 11:24

Trecentomila oggetti in una sola casa. Lo dice il solito “studio recente”, uno “studio americano”, e di più non è dato sapere – la notizia è stata pubblicata da riviste e siti internet senza troppe spiegazioni, ma il tono è allarmato: gli oggetti, pare, sono inutili, troppi, tolgono spazio e tempo a chi li possiede, è in dubbio perfino l’identità di chi li produce.
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Dipendenti alla cannabis

Le Buone Notizie di Cacao - Ven, 05/04/2018 - 11:21

Giacomo Arcaro, titolare dell'azienda "Black marketing guru" - che si occupa di gestione e commercializzazione web con sede all'interno di una chiesa sconsacrata di Rimini  - ha deciso d'inserire tra le indennità ai propri dipendenti i prodotti legali della cannabis leggera, come biscotti e tisane, così da aiutarli ad alleviare lo stress. La cannabis legale non è psicoattiva ma rilassante per le alte concentrazioni di cannabidiolo.
I trenta dipendenti ringraziano.
(Fonte: Dolcevitaonline.it, segnalata da Davide Calabria, grazie!)

Lo scarabeo Leonardo

Le Buone Notizie di Cacao - Ven, 05/04/2018 - 11:20

E’ notizia di pochi giorni fa che Leonardo Di Caprio è entrato anche nell’azienda guatemalteca Kingo che fornisce kit di energia solare a basso costo e off-grid alle comunità che non hanno accesso alla rete elettrica.
Ora gli studiosi della Taxon Foundation gli hanno dedicato una nuova specie di coleottero d’acqua scoperto nel Borneo in omaggio al suo impegno per la difesa della biodiversità.
Il nome preciso è Grouvellinus leonardodicaprioi, ma gli amici lo chiamano Grouvellinus leonardodicaprioi.
(Fonte: Greenme.it)

World Press Freedom Day

Le Buone Notizie di Cacao - Ven, 05/04/2018 - 11:18

Oggi è la giornata internazionale della libertà di stampa patrocinata dall’Unesco.
Secondo il rapporto di Reporter Sans Frontieres, per quanto riguarda la libertà di stampa nel 2018 l’Italia passa dal 52esimo al 46esimo posto, subito dopo gli Stati Uniti e prima del Belize.

La danza contro i sintomi del Parkinson

People For Planet - Ven, 05/04/2018 - 09:03

Simone Sistarelli ha inventato una nuova tecnica di danza che aiuta i malati di Parkinson a stare meglio. L’ha chiamata Popping.

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Troppa pulizia fa male all’intestino (e al sistema immunitario): ecco perché

People For Planet - Ven, 05/04/2018 - 03:59

Ormai il meccanismo, per quanto complesso, lo abbiamo afferrato: un’eccessiva pulizia porta, oltre che all’eliminazione dei batteri ambientali (esogeni) “nocivi”, anche alla riduzione dei batteri esogeni “buoni”, ovvero quelli che “insegnano” al nostro sistema immunitario come difendersi dagli agenti cattivi. Di conseguenza le nostre difese immunitarie si disorientano e iniziano ad andare alla ricerca di nuovi nemici da combattere individuandoli, spesso, tra le prime sostanze con le quali sono venute in contatto nella vita fetale – ad esempio gli alimenti assunti dalla mamma durante la gravidanza – dando vita a risposte infiammatorie (ovvero le allergie) verso sostanze che, invece, dovrebbero essere perlopiù facilmente tollerate.

L’importanza dei batteri endogeni
Se, da una parte, l’iper-igiene porta a un cambiamento nella composizione dei batteri ambientali con un aumento delle allergie soprattutto nei bambini, dall’altra parte le modifiche ai batteri esogeni si ripercuotono anche sui batteri che vivono nel nostro intestino (i batteri endogeni). A spiegare come questo meccanismo funzioni è Maria Rescigno, professore di Patologia generale dell’Humanitas University, group leader dell’Unità dell’immunologia delle mucose e microbiota dell’Humanitas Research Hospital: “Il nostro organismo è popolato da una miriade di microorganismi (complessivamente chiamati ‘microbiota’) che colonizzano tutte le superfici a contatto con l’ambiente esterno, come la pelle e le mucose (intestinali, boccali e vaginali). Il microbiota è composto da due tipologie di batteri: i simbionti, fondamentalmente buoni, e i patobionti, più aggressivi. E’ l’equilibrio tra queste due classi di batteri a garantire il nostro benessere”.

Squilibrio batterico=infiammazioni
Se il contatto con le sostanze chimiche è eccessivo e prolungato, soprattutto nei bambini che spesso vivono in un ambiente troppo pulito, continua l’esperta, “il microbiota intestinale può andare incontro a delle modificazioni importanti, come lo sbilanciamento tra i batteri simbionti e quelli patobionti. Quando questi ultimi prendono il sopravvento, perché magari più resistenti all’azione dei disinfettanti, il sistema immunitario può subire delle conseguenze come ad esempio lo sviluppo di reazioni infiammatorie. Inoltre lo sbilanciamento tra i batteri simbionti e quelli patobionti può far sì che alcuni batteri nocivi, purtroppo a volte anche molto pericolosi, trovino più facilmente ‘terreno fertile’ dove espandersi”. E’ quello che accade, ad esempio, nelle infezioni causate dal batterio Clostridium difficile: “I pazienti colpiti da questa infezione non hanno un numero sufficiente di batteri simbionti all’interno del proprio intestino in grado di tenere a bada il Clostridium difficile e, di conseguenza, questo si diffonde in maniera indiscriminata, causando infezioni spesso molto gravi”.

Il trapianto di microbiota intestinale
Spesso contratta in ambiente ospedaliero da persone con le difese immunitarie compromesse, l’infezione da Clostridium difficile negli ultimi anni è divenuta più frequente, più resistente al trattamento a base di antibiotici e mostra una maggiore tendenza alla recidiva, causando molti decessi ogni anno. “Attualmente per trattare questa infezione si sta sperimentando il trapianto di microbiota intestinale, che consiste nella infusione di materiale fecale prelevato da un donatore sano nel tratto intestinale del paziente, con l’obiettivo di reintrodurre la normale flora microbica intestinale in grado di neutralizzare e contrastare il Clostridium difficile. Ebbene, nei pazienti finora trattati questa metodica ha dimostrato un effetto sorprendente di cura completa nel 95% dei casi”. Il nostro intestino, quindi, ha i mezzi per difendersi, ma deve essere messo nella possibilità di farlo.

Copertina: disegno di Jacopo Fo

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Le Hawaii dicono stop alle creme solari che uccidono i coralli

People For Planet - Ven, 05/04/2018 - 02:54

La causa principale e nota viene attribuita al riscaldamento delle acque oceaniche che, raggiungendo temperature al di sopra della norma, mettono a rischio la sopravvivenza dei coralli. Non da meno e direttamente collegata alla causa sopracitata è l’aumento dell’acidificazione dei mari provocata da una maggiore concentrazione di CO2, che contribuisce a sciogliere lo scheletro di carbonato di calcio.

Ad oggi conosciamo una terza causa e colpa da attribuire totalmente alle azioni antropiche: le creme solari.

La notizia arriva dalle Hawaii. Nel gennaio scorso è stata presentata al Congresso statale una proposta di legge che si prefigge di bandire l’uso di creme contenenti oxybenzone e octinoxato, composti chimici molto diffusi all’interno dei prodotti in questione e utili per filtrare i raggi UV. Le due sostanze, contenute in oltre 3.500 marche commercializzate in tutto il mondo, sono sospettate non solo di essere responsabili dello sbiancamento (bleaching) e conseguente morte del corallo, ma di essere così altamente tossiche da danneggiare persino il DNA negli esemplari adulti e modificarlo nel corallo allo stadio larvale, impedendogli di svilupparsi adeguatamente.

Affinché il provvedimento sia approvato e messo in vigore dal 1 gennaio 2021 è necessaria solo la firma di David Ige, governatore delle Hawaii. Una data apparentemente lontana, ma che ritaglia un tempo sufficientemente necessario alle aziende di cosmetici e case farmaceutiche per trovare composti validi in grado di sostituire l’oxybenzone e l’octinoxato. Per quanto dannose per l’ambiente, sottolineano le case produttrici, le sostanze incriminate sono importantissime per la prevenzione di malattie cutanee come il melanoma, il più diffuso e letale cancro della pelle. L’esposizione ai raggi ultravioletti, di un sole che si fa sempre più aggressivo negli anni, senza uno scudo appropriato è pericolosissimo e la fretta di approvare una legge che bandisca le protezioni solari senza avere già pronta un’alternativa valida da immettere nel mercato può portare alla diffusione del messaggio che si può fare a meno delle creme solari, sbagliato e nocivo per la salute.

Di contro i numeri che emergono fanno rabbrividire, sollecitandoci a prendere seri provvedimenti in vista di un disastro ambientale senza possibilità di ritorno. Secondo i ricercatori, ogni anno, si riversano in mare tra le 6.000 e le 14.000 tonnellate di crema solare, con picchi di concentrazione ritrovate nei punti adiacenti alle barriere coralline dove si è soliti fare immersioni e snorkeling. È stato inoltre confermato che le creme protettive inquinano non solo al contatto diretto con le acque marine ma anche attraverso gli scarichi domestici e pubblici che finiscono poi nel mare.

“Le persone devono rendersi conto – spiega Laura Thielen, senatrice delle Hawaii – che quando si va a casa per farsi la doccia, l’acqua viene trattata e poi finisce nell’oceano. Non importa quindi se si usa la protezione in spiaggia o a casa, è allo stesso modo molto dannosa per il nostro corallo”.

Le Hawaii sono il primo stato al mondo a proporre una legge specifica su questo tema e già altri Governi di Stati insulari come Palau, le Isole Vergini britanniche e la Florida del Sud si stanno dimostrando interessate alla vicenda: le barriere coralline sono tra le loro principali attrattive e ci sono interessi non solo ambientali per proteggerle.

Cosa possiamo fare noi nel nostro piccolo per preservare biodiversità e gli habitat naturali che ci circondano? Cominciare a fare acquisti consapevoli preferendo prodotti con ingredienti naturali e, prima di tuffarci in acqua, toglierci i residui di crema rimasti sulla pelle.

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Il Sole conviene. Sempre!

People For Planet - Gio, 05/03/2018 - 04:17

Il 2013 segna l’anno del quinto e ultimo “Conto Energia”, il programma di incentivazione gestito dal GSE (Gestore Servizi Elettrici) che garantiva a chi produce elettricità da fonte solare mediante impianti permanentemente connessi alla rete elettrica di ricevere un contributo finanziario sui kWh prodotti dall’impianto. Per alcuni anni il mercato delle installazioni fotovoltaiche ha quindi registrato un arresto, coincidente con il momento del venir meno di quegli incentivi e dunque dell’immediata convenienza economica degli impianti. Oggi, complici il crollo dei prezzi di oltre il 75% in dieci anni, l’incremento, lieve, del rendimento dei pannelli, e le detrazioni fiscali di cui parliamo oltre, il vantaggio del fotovoltaico è nuovamente presente anche sotto al profilo economico e non solo ambientale.

Bisogna però considerare i casi specifici e valutare a che scopo si utilizza l’elettricità prodotta con il sole. 
Prima di tutto analizziamo il contesto d’utilizzo. Se si usa l’elettricità prodotta dal proprio impianto fotovoltaico in sostituzione di quella che arriva dalla rete elettrica, la soglia di convenienza è di 21 centesimi di euro per kWh, che è grossomodo la media del prezzo dell’elettricità dalla rete.
Attenzione però, perché vi è anche da considerare il fatto che è necessario consumare quell’elettricità nel momento in cui viene prodotta – dei sistemi d’accumulo parleremo successivamente – e quindi nelle ore centrali della giornata. 
Per fare un esempio pratico: per lavare un carico di bucato, la lavatrice consuma circa 500 Wh, ossia 10 centesimi di euro; la stessa quantità d’energia ceduta alla rete, invece, renderebbe 4,5 centesimi, visto che più del 50% del prezzo finale dell’elettricità è costituito dagli oneri di sistema.
Perché sia conveniente quindi bisogna azionare l’elettrodomestico nelle ore in cui l’impianto fotovoltaico produce e se in quelle ore siamo fuori casa è necessario automatizzare la procedura.

Il condizionamento d’aria estivo, magari di un ambiente nel quale si lavora, è più conveniente dal momento che le ore più calde della giornata corrispondono anche a quelle di massima produzione dell’impianto fotovoltaico. 
In inverno, se la casa è abitata durante le ore diurne, si può approfittare del fatto che alle nostre latitudini abbiamo stagioni fredde ma “assolate” e si può pertanto prendere in considerazione il riscaldamento a pompa di calore, che consuma poca elettricità, e magari anche lo scalda-acqua, sempre a pompa di calore, e la piastra a induzione in cucina: in questo modo si sfrutta al massimo l’elettricità generata dal fotovoltaico. 
Insomma, è necessario tarare al meglio i consumi in relazione alla produzione energetica che si possiede, e non viceversa, come siamo abituati a fare ora grazie al fatto che l’elettricità dalla rete è disponibile a tutte le ore.
L’accumulo, cioè lo stoccaggio dell’energia, aumenta le possibilità di autoconsumo dell’elettricità, ma anche il prezzo dell’impianto, ragione per la quale è necessario calcolare con attenzione i costi relativi all’ammortamento dell’impianto stesso.
I pannelli fotovoltaici sono garantiti per una durata minima di vent’anni, alcuni dopo trenta producono ancora all’80% della loro capacità, mentre le batterie hanno una vita media di dieci anni, per cui è necessario prevederne la sostituzione. Con ogni probabilità tra dieci anni costeranno meno della metà di oggi: lo afferma il mercato, che vede i prezzi in caduta libera (si veda il servizio “Silicio cheap”, sempre in questa sezione). C’è poi da tener conto che il fotovoltaico gode dell’ecobonus e che a livello fiscale, grazie alle detrazioni, in dieci anni si recupera il 50% del prezzo dell’impianto.

Il discorso cambia se a mettere i pannelli sul tetto è un’impresa. La produzione elettrica può essere sfruttata in maniera massiccia, in quanto l’attività dell’impianto avviene durante le lavorazioni; la dotazione di un impianto fotovoltaico aumenta il valore dell’azienda; inoltre nel 2018 è possibile ricorrere al super ammortamento.

La produzione elettrica a livello di utility scale, ossia la produzione con grandi impianti finalizzata alla rivendita dell’elettricità sul mercato elettrico, sta ripartendo anche in Italia. Su questo fronte il settore è maturo, anche senza incentivi. Nei primi mesi del 2018, infatti, si è assistito all’installazione di alcuni impianti fotovoltaici di grandi dimensioni e i costi di produzione dell’elettricità da fotovoltaico al di sotto di Roma, dove abbiamo un’ottima insolazione, si aggirano intorno ai cinque centesimi di euro per kWh, competitivi, quindi, con le fonti fossili.

Con il diminuire dei costi dei pannelli fotovoltaici e dei sistemi d’accumulo la competitività dell’elettricità dal sole aumenterà ulteriormente.

Tutto sarebbe ancora più conveniente e competitivo se l’Italia si decidesse a emanare una normativa autorizzativa un poco più semplice e chiara. Secondo le associazioni dei produttori di energia rinnovabile le procedure autorizzative italiane “pesano” per un buon 20% sul costo degli impianti e metterci mano sarebbe la classica mossa vincente a costo zero.

Fonti:

Il superammortamento del fotovoltaico per le imprese

Gli incentivi per il fotovoltaico 2018

Quanto consuma una lavatrice

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Le ricette di Angela Labellarte: pollo alla Kiev

People For Planet - Gio, 05/03/2018 - 02:43

Ingredienti

Petto di pollo 4 fettine molto sottili
Burro 50 gr.
Salvia 8 foglie
Sale q.b.
Pepe q.b.
Uova 2
Pangrattato q.b.
Olio q.b.

Preparazione

Disporre su un piano le fettine di pollo, condire con sale e pepe. Quindi disporre un pezzetto di burro e due foglie di salvia per ogni fettina e arrotolare il petto di pollo a formare degli involtini. 
Passate gli involtini nell’uovo e poi nel pangrattato per due volte (uovo-pangrattato-uovo-pangrattato) avendo cura di chiudere bene le estremità. 
Disponeteli poi su una pirofila oleata, cospargeteli di abbondante olio e infornateli in forno preriscaldato a 200° gradi per 12 minuti (potete anche friggerli in abbondante olio extravergine d’oliva lasciandoli asciugare su un foglio di carta assorbente).
Servite caldi ornando con una fogliolina di salvia.
La cottura avrà fatto sciogliere il burro all’interno dell’involtino e la salvia riscaldata manderà il suo fantastico profumo… senz’altro non è un piatto dietetico ma vi possiamo assicurare che è un piccolo peccato di gola che vi farà riconciliare con l’universo intero. E se lo offrirete durante una cena, i vostri ospiti vi adoreranno per l’eternità intonando peana in vostro onore.

Ph: Angela Prati

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Fra i trecentomila oggetti in casa tua c’è un po’ di affordance?

People For Planet - Gio, 05/03/2018 - 02:28

Lo dice il solito “studio recente”, uno “studio americano”, e di più non è dato sapere – la notizia è stata pubblicata da riviste e siti internet senza troppe spiegazioni, ma il tono è allarmato: gli oggetti, pare, sono inutili, troppi, tolgono spazio e tempo a chi li possiede, è in dubbio perfino l’identità di chi li produce.

Trecentomila oggetti sono tanti, forse troppi, ma il numero non è poi così allarmante se si considera che nel 1990, secondo lo psicologo Donald Norman, ogni individuo aveva quotidianamente a che fare mediamente con duecentomila oggetti.
Se i dati sono veri, ne consegue che dal 1990 al 2018 gli oggetti sono aumentati di un terzo, 10.000 oggetti in più per persona ogni anno. Tutto sommato, poteva andare peggio.
Il progredire della tecnologia infatti non ha solo moltiplicato gli oggetti, ma anche le loro funzioni, basti pensare a quante cose si possono fare con un cellulare: niente più calcolatrice, bilancia, taccuino, penna, fogli, registratore, fotocamera, eccetera. Nella società occidentale il concetto di multitasking è ormai così pervasivo da essere elemento imprescindibile per ogni Curriculum Vitae che si rispetti. A chiunque sarà capitato almeno una volta di definirsi o di cercare “una persona multitasking” durante un colloquio di lavoro. Poi per fortuna passa.

Tra noi e gli oggetti c’è sempre stato un rapporto dialettico. Noi diamo forma a loro, loro danno forma a noi, è una modificazione reciproca, un’oggettivazione già a suo tempo proposta da Hegel, che tutto si può dire, meno che fosse un materialista. La domanda è: come avviene questo processo? Sempre Norman cercò di rispondere al quesito immaginando due processi: l’incorporazione, vale a dire il meccanismo che in una cultura materiale e materialista come la nostra solleva l’individuo dalla preoccupazione di sapere come funzionano gli oggetti, e l’affordance, un concetto che lo studioso mutua dalle neuroscienze cognitive. Con affordance si intende la capacità dell’individuo di interpretare un oggetto, decifrare i segnali e i suggerimenti che contiene, per utilizzarlo più facilmente, e anche un po’ lasciarsi utilizzare.

Più che dipendere dai freddi numeri e dai toni sensazionalistici – o addirittura apocalittici – il rapporto rea soggetto e oggetto dipende da questo: la possibilità di incrementare l’intuito, la curiosità, l’attenzione, la sensibilità, nei confronti di ciò che sta al di fuori del soggetto e del suo “io”. Talvolta l’etimologia vale più di tanti numeri e ricerche. La parola “oggetto” deriva dal verbo obicere, composto da ob (ciò che sta di fronte) e iacere (gettare), infatti l’oggetto è qualcosa di cui avere piena conoscenza e al contempo distacco. Avvicinamento, utilizzo e allontanamento. I bistrattati e ordinari oggetti che affollano i cassetti delle case hanno concorso a processi di emancipazione impensabili. Oggi un’affermazione così suona come bestemmia, ma tra il 1900 e il 1930 le cucine, con i loro utensili inseriti in appositi spazi, furono fra i primi alleati del femminismo. Inseguendo una rinnovata “riorganizzazione degli spazi” le prime femministe americane poterono lavorare in cucina senza l’aiuto delle domestiche. Catherine Becker e Christine Frederick sono due delle tante donne che contribuirono all’emancipazione femminile scrivendo libri nei quali invitavano a riposizionare gli oggetti riordinando gli spazi. Non si tratta di semplice efficienza, ma di affordance, quella che forse oggi, fra tanti oggetti, sta venendo meno.

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Straordinaria vittoria: da UE stop all’uso di tre pesticidi nocivi per le api

People For Planet - Mer, 05/02/2018 - 18:58

Scrive Fabio Roggiolani su Ecquologia: “5 milioni di firme per mettere fuorilegge tre principi attivi (imidacloprid, clothianidin e thiamethoxam), noti come neonicotinoidi, ovvero pesticidi enormemente diffusi in agricoltura e che da ora si potranno utilizzare soltanto in serra.
Si tratta di una grande svolta, anche culturale, perché finalmente si afferma che la cosiddetta rivoluzione verde, che non è stata altro che la trasformazione degli antichi saperi agricoli in inquinamento chimico dei campi, non solo non dà più risposte alla fame del pianeta, ma minaccia le basi della biodiversità, di cui le api sono il fondamentale pilastro.”

Qui il link alla petizione di Avaaz

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