Gentile Signora Marcegaglia

Gentile Signora Marcegaglia,
forse le parrà strano che mi venga in mente di scriverle. E forse leggendo questa lettera si aspetterà di trovarvi critiche a Confindustria.
Ma io credo molto nel dialogo e vorrei compiere un tentativo in questa direzione. Quindi non le scrivo per evidenziare il mio dissenso ma per cercare un punto di unione possibile tra voi e noi, cioè gli estremisti sfegatati che non ci va mai bene niente di quel che voi fate e ogni occasione è buona per dare a voi la colpa di tutti i mali del mondo.
Spero che condividerà la sensazione che la situazione italiana sia un po’ bloccata. Sarebbe tedioso ragionare sul perché.
Trovo invece affascinante discutere su come si possa uscire da questo pantano economico e sociale.
Credo che questo sarà possibile solo se le diverse componenti della società metteranno in atto strategie di tipo nuovo che rovescino alcuni meccanismi del nostro sistema che danneggiano tutti: imprese, lavoratori e consumatori.
Non le sto proponendo la rivoluzione socialista, anche se devo ammettere che un po’ di socialismo in più non mi dispiacerebbe.
Vorrei invece puntare il dito sull’annosa difficoltà degli italiani a collaborare. Una questione che avvilisce le capacità di coesione della sinistra ma che credo danneggi anche gli imprenditori.

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