Cacao della domenica del 2005/09/11

Viaggio a Kililan
(Storie dell'invasione 2)
di Jacopo Fo

Premessa
In questa come in altre storie si narra della resistenza terrestre contro l'invasione che fu definita "extragalattica".
Le cronache di quel periodo oscuro, durante il quale quattro quinti dell'umanita' furono crudelmente sterminati, sono confuse, lacunose e contraddittorie.
I cronisti non sono d'accordo neppure sulla natura delle creature che attaccarono il nostro pianeta. Ne' le descrizioni degli esseri abominevoli che seminarono morte e distruzione sono concordi: mostri a sei zampe, Globuli, Siluri volanti, Topi lucertola. Ugualmente sono diverse le narrazioni di come vennero fermati. In molti si proclamano vincitori della grande battaglia che probabilmente fu combattuta in piu' luoghi e in modi diversi.
Tanto che parecchi storici si sono alla fine convinti che gli sterminatori furono di tipi diversi e vennero sconfitti in maniere differenti.
Per quanto ci riguarda ci limiteremo a raccogliere qui i diversi materiali reperiti lasciando ai lettori il compito di distinguere verita' da invenzione.
Compito che giudichiamo comunque arduo allo stato delle conoscenze.

Tale stato di confusione non deve peraltro stupire e va innanzi tutto compreso.
A partire dalla data nefasta del 14 ottobre 2011, nel giro di pochi giorni tutti i mezzi che coinvolgevano l'uso dell'energia elettrica smisero di funzionare e l'umanita' piombo' istantaneamente in uno pseudo medioevo tecnologico.
Nel giro di sette giorni forze potentissime si dedicarono a distruggere i viventi, tutte le forme di vita del pianeta, senza distinzioni: vegetali, animali e insetti.
Nel giro di dieci giorni 4 miliardi di esseri umani vennero sterminati, intere armate si immolarono inutilmente tentando di fermare quella carneficina.
In tali condizioni il modello stesso del mondo fu spazzato via dalle menti dei superstiti.
Non e' quindi incomprensibile l'ipotesi avanzata da eminenti storici che vede le cronache dei contemporanei all'olocausto inseguire l'impossibile bisogno di dare un nome all'orrore e descrivere l'Apocalisse con gli archetipi del mito.
Come descrivere altrimenti l'indescrivibile?

Cronaca del tempo del Non Tempo
Di Lorenzo Milazzo

Fuggivo.
Non pensavo ad altro che a fuggire.
I mostri stavano divorando il pianeta.
Erano alti 80 metri e demolivano le citta' trasformando ogni cosa, viva o morta che fosse, in sabbia nera. Fuggivo gli esseri umani perche' avevo capito che i mostri tendevano ad attaccare i gruppi piu' numerosi e perche', per mia natura, avevo sempre avuto pessimi rapporti con i miei simili.
Quanti sono morti?
Me lo chiedevo e la risposta mi faceva vomitare.
Arrivai sulle montagne. Avevo sfondato la finestra di un negozio di vestiti a un chilometro dalla superstrada cosparsa dalle carcasse delle auto. Poi avevo preso alcuni attrezzi in un negozio di ferramenta e uno zaino in una casa piena di gente che si era suicidata travolta dal terrore di essere uccisa dai mostri.
Poi iniziai a salire.
Speravo di trovare una grotta dove nascondermi. Sapevo che ce n'erano molte da quelle parti. Forse avrei continuato a vivere. Si', volevo vivere. Anche se fossi restato l'ultimo.
Ormai non mi importava. Tutti quelli che conoscevo erano morti. O forse qualcuno era ancora vivo... Stare da solo mi sembrava l'unico modo.
Marciai per un paio di giorni. Ormai ero dentro la foresta. Per fortuna non pioveva.
Solo il terzo giorno trovai un riparo.
Non era proprio una grotta. Solo un'insenatura nel fianco di pietra della montagna. Meglio di niente. Non potevo sperare a lungo nel bel tempo. Tirai su un paio di muretti a secco, allargai l'insenatura, ammonticchiai terra e frasche. Tappai le fessure con il fango, piantai alcuni pali ricavati dagli alberi abbattuti a colpi d'ascia. Lavorai due giorni e alla fine ottenni uno spazio riparato nel quale potevo stendermi e accendere un fuoco. Mi ero portato un foglio di cerata per tenere la schiena all'asciutto e ripararmi dal vento. Insomma avrei potuto sopravvivere come un cane in una tana.
Ma non gliela avrei data vinta. Avrei resistito.
Il quarto giorno avevo finito il cibo che mi ero portato. Iniziai a raccogliere radici erbe e bacche rinsecchite dall'autunno. In una casa abbandonata trovai dello scatolame, farina e pasta. Zucchero e caffe'. Poi trovai anche alcune pecore che pascolavano in un recinto.
Non sarei morto di fame.
Passarono altri giorni, non saprei dire quanti, ero in uno stato mentale piuttosto confuso. Esplorando la zona in cerca di altre risorse alimentari trovai un roveto. Guardando attraverso mi parve di vedere una spaccatura nella roccia. Con il macete mi aprii un passaggio. Si', c'era una grotta. Facendomi luce con una candela che portavo con me insieme a un bagaglio leggero di emergenza infilato nel marsupio da lavoro, iniziai a esplorarla.
Un cunicolo si addentrava nella montagna. Temevo la presenza di animali feroci. Ma non c'era nulla. Nessun odore acre. Solo un profumo di terra e tartufi. L'odore della femminilita' della terra. Camminai per una mezz'ora attraversando un paio di antri alti dieci metri almeno. Sembrava che qualcuno avesse spianato un sentiero che rendeva agile camminare tra le stalagmiti e le stalattiti.
La mia candela stava finendo. Ne avevo una seconda ma mi sarebbe servita per tornare indietro.
Proprio in quel momento scorsi un chiarore in fondo alla galleria che stavo percorrendo. Accelerai il passo e mi trovai in un punto nel quale le pareti di sasso della grotta erano sostituite da muri intonacati. La luce proveniva da bolle di plastica che emergevano dal muro. Poi, dopo una curva, il muro biancastro fu sostituito da pareti dipinte a colori vivaci: ero in un lungo corridoio sul quale c'erano decine di porte che si aprivano su camere da letto con mobili di legno colorato. In ogni camera c'era un'altra porta che immetteva in un bagno ricoperto di mosaici che rappresentavano animali fantastici.
Non c'era nient'altro, ne' qualche segno di presenza umana. Ispezionai molte camere senza trovare niente che mi facesse capire dove ero finito.
Ripresi a camminare lungo il corridoio. Dopo alcuni minuti vidi una donna. Andai verso di lei chiamandola. Lei si giro' a guardarmi, mi sorrise ma non disse niente. Raggiungendola mi accorsi che era nuda. "Dove siamo?" chiesi. Pur continuando a sorridermi non rispose.
Insistetti ma ottenni solo che si girasse e accennasse ad andarsene. La trattenni prendendola per il braccio. Lei mi guardo' intensamente, rise e poi mi accarezzo' il viso. Dopodiche' prese di mira le mie parti intime. Poi si inginocchio' davanti a me arrivando a consumare nei miei confronti un rapporto orale che in effetti ebbe un rapido sviluppo. Mentre ero sconcertato da quanto accaduto si alzo' e se ne ando'. La seguii. Entro' in una stanza e chiuse la porta. Quando entrai dietro di lei scoprii che era scomparsa. Cercai una porta nascosta aprendo l'armadio, spostando lo specchio e i quadri, guardando sotto il letto e dietro al divano e bussando sulle pareti ma non trovai nulla.
Ripresi la ricerca lungo il corridoio e iniziai a incontrare altri corridoi che partivano lateralmente. Era un luogo immenso. Dopo una lunga camminata arrivai infine a una caverna enorme che era il punto di arrivo di decine di tunnel disposti su vari piani, alcuni erano larghi e alti come strade.
Era uno spettacolo sconcertante, illuminato da quelle lampade dalla strana luminescenza, ovunque pareti di palazzi incastonati nella roccia, terrazze, scalinate, ponti e passerelle creavano un intreccio di percorsi e un caos di livelli diversi. Mi sporsi dal parapetto per vedere sotto, un gruppetto di donne stava chiacchierando. Le chiamai. Mi sorrisero ma non risposero. Scesi le scale e percorsi due ampi terrazzi prima di raggiungerle.
Anch'esse erano nude. Le avvicinai, domandai loro dove fossimo. Mi sorrisero senza rispondermi. Iniziai a urlare per ottenere qualche cosa ma si limitarono a circondarmi accarezzandomi, mi trovai sdraiato sulla pietra liscia e una di loro si sedette su di me e mi prese dentro di lei.
Evidentemente non erano mute. Durante quel rapido amplesso, molto intenso, sentii le donne emettere suoni di piacere insieme a qualche parola smozzicata.
Perche' non volevano dirmi dove eravamo? Che posto era quello? Cosa stava succedendo?
Mi appisolai.
Sognai di essere in una delle camere della citta' sotterranea. Una donna di una bellezza strana e asimmetrica mi stava parlando. Avevo la sensazione di conoscerla da tempo ma non mi ricordavo dove l'avessi incontrata. Mi disse: "Tu sei il centro di tutto. Non ne hai ne' merito ne' colpa. Semplicemente l'infinito concatenarsi delle probabilita' ha determinato che tu sia l'ago della bilancia, l'anello debole, la goccia che fa traboccare il vaso. Tu sei il territorio dove si combatte la fase decisiva della battaglia. L'invasione dei mostri puo' essere fermata solo estromettendo gli spettri dalla tua mente."

Mi svegliai con una sensazione di urgenza. Vicino a me era appoggiata una tazza di latte e una ciambella. Li assaggiai. Il latte aveva un sapore strano ma era squisito.
La ciambella aveva il gusto dei dolci che si mangiano nelle favole.
Ripresi la mia esplorazione incontrando ancora molte donne. A tutte chiesi che posto fosse quello. Nessuna rispose. Tutte mi sorridevano. Dopo ore passate a girare quel luogo assurdo trovai una piscina di acqua calda. Mi ci tuffai in cerca di refrigerio per la mia mente.
Alcune donne si avvicinarono e iniziarono a massaggiarmi delicatamente, cullandomi. Entrai in uno stato di sonnolenza nel quale restai a lungo. Non ebbi reazioni quando mi accorsi che molte mani mi prendevano formando un giaciglio sotto la mia schiena. Fui trasportato fuori dall'acqua, asciugato e massaggiato ancora a lungo fino a che il sonno non mi avvolse di nuovo.
Quando mi svegliai ero da solo in una grande stanza ovale. Vicino al letto c'era un vassoio con altro latte e altra ciambella.
Mangiai.
Mi sentivo frastornato. Avevano drogato il cibo?
Ripresi il mio cammino, per ore, per giorni.
Potevo accoppiarmi con qualunque donna, mi bastava prenderle per mano per ottenere all'istante i loro favori. Fui travolto dall'esaltazione e iniziai a correre per quei corridoi dedicandomi a toccare, baciare e penetrare tutte le donne che potevo.
Quando crollavo esausto venivo circondato da donne che mi massaggiavano riportandomi ogni volta a uno stato fetale di nullita' della mente.
Poi un giorno mi svegliai in una sala enorme ad anfiteatro dove erano radunate un migliaio di donne. Mi vennero offerti latte e ciambella. Mangiai mentre tutte mi guardavano in silenzio.
Una donna anziana si avvicino'. Mi guardo' negli occhi e mi sorrise: "Ora raccontaci la tua vita, dal primo ricordo.
Raccontai la mia vita. Impiegai un tempo lunghissimo.
E, via via che narravo, mi rendevo conto di quante difficolta' avessi incontrato, quanto dolore e quanta poca gioia. E capivo che raccontare a tutte quelle donne cosa mi fosse successo mi liberava da un peso incommensurabile.
Quando mi sembro' di aver raccontato tutto erano passati giorni. Era come se avessero sturato una diga immensa trattenuta dal mio silenzio di anni. Non avevo mai raccontato quello a nessuno. In effetti durante tutta la mia vita avevo parlato pochissimo di me ad altri esseri umani. Tutte mi ascoltavano con attenzione e vedevo nei loro occhi che la mia storia provocava emozioni.
"Ecco, vi ho detto tutto quello che mi ricordo." conclusi.
Una giovane donna si fece avanti. Aveva seni enormi che porto' a pochi centimetri dalle mie labbra. Poi si spremette il petto con entrambe le mani, due spruzzi di latte sgorgarono vigorosi bagnandomi il viso. Alcune gocce scivolarono tra le mie labbra e io capii che per tutto quel tempo mi avevano nutrito con latte di donna.
Poi tutte quelle donne si avvicinarono e io fui travolto da un mare di mani che mi accarezzarono. Non dico di aver avuto un rapporto sessuale con ognuna di loro, non sarebbe stato umanamente possibile ma tutte mi toccarono e mi baciarono in tutto il corpo. Entrai cosi' in uno stato di trans estatica sperimentando una strana forma di orgasmo leggero ma continuo. Poi crollai nuovamente nel sonno.
Quando mi svegliai la donna anziana mi disse: "I mostri si stanno ritirando. La razza umana e' salva."

Restai ancora sei mesi nella Citta' Sotterranea. Ora tutte mi parlavano.
Mi insegnarono l'aritmetica simbolica grazie alla quale avevano scoperto il modo di fermare l'invasione e individuato me come prescelto. Da loro imparai conoscenze sulla natura del corpo, dell'anima e dei pensieri.
Ma di loro non seppi nulla.
Un giorno mi dissero che dovevo tornare nel mondo reale. A malincuore accettai di andare dove la morte e la distruzione erano state seguite da una lenta rinascita.
Non ritrovai mai piu' l'ingresso delle grotte nonostante piu' volte fossi ritornato a cercarlo.
Ho memoria di quanto mi disse come ultima cosa la donna anziana: "Ricordati di celebrare la vita. E' comunque bellissima. E ricordati che placare la solitudine di un solo essere puo' salvare un intero mondo."

Jacopo Fo