Centro Ghélawé

Le notizie e le ultime novità dal Centro Ghélawé in Burkina Faso www.centroghelawe.org

Ultime dal Centro Ghélawé

6 anni di scuola elementare finanziata per 104 bambini di tre villaggi del Burkina Faso.
Oltre 200 nuovi alberi piantati.
Due forni in pietra e terra e circa un centinaio di donne che hanno imparato come si preparano pane, pizza e marmellate di frutta.
2 orti e due pozzi, un pollaio, una stalla per gli asini, un bagno a secco con doccia e alcune strutture.
Per alcuni mesi siamo anche riusciti a far funzionare, piuttosto bene, una cooperativa di donne che produceva ogni giorno un centinaio di croccanti baguette. Guadagnavano un euro, un euro e mezzo alla settimana.

Questo e' il bilancio, finale, del progetto Centro Ghélawé. Un progetto durato quattro anni e che ora non siamo piu' in grado portare avanti, per un sacco di problemi, per un mare di difficolta', per una montagna di incomprensioni.
La mancanza di fondi economici, la scarsa collaborazione della comunita' locale burkinabe', la ridotta partecipazione da parte nostra (causa lavoro e “vita da bianco”), l'impossibile gestione di una corretta e trasparente contabilita' in Burkina Faso, ci hanno fatto decidere di fermarci.
A Loto, nel solo villaggio di Loto, serve un milione di euro per scolarizzare migliaia di bambini che non sanno leggere, scrivere, far di conto e parlare in francese.
Molti di questi sono orfani e sono condannati all'ignoranza.
Servono milioni di euro per portare energia elettrica, fognature, acqua corrente, impianti idrici e bagni nelle case e nelle capanne.
Servono scarpe per non maciullarsi i piedi e zanzariere per non rischiare la vita a ogni stagione delle piogge.
Servono migliaia di euro in aratri, utensili e macchine per coltivare.
Servono medici e pediatri, infermieri, assistenti e ambulanze.
Servono un sacco di soldi... e dedizione assoluta, servono anni per capire bene la cultura e le devastazioni subite da un continente depredato, schiavizzato, colonizzato e poi lasciato a morire. Un continente che ha confuso (nel senso di con-fondere) la tradizione con le scellerate politiche delle multinazionali che vedono nell’Africa un immenso mercato da sfruttare: la moderna colonizzazione.

Per poter fare tutto questo non basta una vita, bisogna essere li', ogni giorno cosi' che i ragazzi sappiano sempre quello che devono fare per mantenere l’orto, il pollaio, il pozzo in ordine.
Bisogna seguire il lavoro delle donne che cucinano, ascoltare tutte le loro domande, spiegazioni, sempre, continuamente.
Abbiamo pensato che sarebbero bastati alcuni viaggi nell'arco dell’anno (che facevamo a nostre spese, rubando tempo al lavoro, alle famiglie) per dare spinta al progetto, ma non e' stato cosi'.
Abbiamo pensato che l'entusiasmo di veder spuntare le zucchine in un orto avrebbe innescato qualcosa, eravamo pronti a qualsiasi cosa, ma non e' stato cosi'.
Abbiamo sperato che strutture pulite, in ordine, organizzate, avrebbero smosso almeno un piccolo commercio, ma non e' stato cosi'.
Una volta siamo riusciti anche a riempire uno dei granai e abbiamo festeggiato insieme. E' stata l'unica volta.

Non abbiamo tenuto conto della troppa diffidenza, del razzismo, dell’ignoranza profonda. E dico questo senza alcun giudizio. Ma bisogna guardare nella loro realta' e senz’altro questa esperienza e' stata un sano, proficuo bagno nella realta'.
Come si dice: abbiamo messo il culo nelle pedate e ne abbiamo prese tantissime.
A ogni viaggio trovavamo le cose esattamente come le avevamo lasciate, le attivita' ferme, tutto da ricominciare, alcuni nostri gesti, alcuni discorsi hanno offeso la comunita' e passavamo il tempo a scusarci senza riuscire a intenderci bene.
I burkinabe' hanno pensato che non valesse la pena capirci, dentro di loro probabilmente si chiedevano perche' dei bianchi facessero cosi' tanti sforzi per aiutare loro, perche' facessero tanta strada per un orto di cui non avrebbero mangiato i frutti… e la risposta era perche' forse si volevano lavare la coscienza dei tanti disastri compiuti dalla loro gente negli anni passati (neanche tanti anni in fondo, poco piu' di un secolo).
Un amico nero un giorno ci ha detto: “Un africano guarda solo ai soldi che puo' toglierti, dentro di se' pensa: ‘Vuoi ripulirti la coscienza bianco? Vuoi sentirti buono perche' aiuti chi hai distrutto? Pensi davvero che basti qualche sacco di riso a dimenticare milioni di deportati in schiavitu'? Di bambini uccisi col machete, di donne violate, di neonati condannati alla denutrizione con il tuo latte in polvere? Bene, vuoi sentirti buono e diverso? Vuoi risolvere la tua vita qui? Ok, allora paga.’ Gli africani imparano fin da piccoli che con i bianchi devi mentire, che loro si parlano nel culo e che tu devi prenderli per il culo”. Cruda, ma efficace.
Noi abbiamo pagato anche poco in realta', abbiamo costruito case e il pozzo, e soprattutto abbiamo mandato i bambini a scuola: saranno loro a iniziare un’Africa diversa? E’ la nostra speranza, migliaia di esperimenti ci hanno portato a credere che l’unica via e' l’istruzione che rimane in zona, che l’unico nemico vero e' proprio l’ignoranza.
Capisco perche' molta della cooperazione internazionale si ferma in Capitale o nelle grandi citta'. Sorvoli cosi' moltissimi problemi come l'acqua corrente e l'elettricita', ma anche le differenze di lingua, il livello culturale e' superiore e tutto e' un po' piu' facile.
Noi abbiamo cercato di fornire a persone del villaggio, che non avevano mai visto un progetto di cooperazione in vita loro, alcuni strumenti per vivere un po' meglio. Continuare ora sarebbe uno sforzo che non siamo neanche in grado di prevedere.

Durante la missione in Burkina Faso di gennaio 2009 la situazione e' definitivamente precipitata. Ci e' stato chiesto di cambiare radicalmente il progetto, inserendo, ad esempio, i fertilizzanti chimici nell'agricoltura cosi' da fare raccolti sicuri e di qualita'.
Ci e' stato chiesto di allargare il pollaio a dismisura per avviare un’attivita' di vendita delle uova ma senza tener conto dei pericoli che cio' comportava per la salute sia degli animali che, soprattutto, delle persone.
Abbiamo dovuto rispondere che potevano fare quello che volevano all'interno del Centro, il Centro Ghélawé e' stato sempre di loro proprieta' e libera gestione, ma che noi, a questo punto, avremmo chiuso la collaborazione.

Il capitale residuo del Centro Ghélawé, poche migliaia di euro, verra' interamente devoluto all'Associazione Tante Mani Per O.N.L.U.S. che continuera' e sviluppera' il programma di scolarizzazione gia' iniziato. (http://www.tantemaniper.org/website/index.asp), operante a Bobodiulasso, in Burkina Faso.

Ringraziamo tutte, ma proprio tutte le persone che ci hanno seguito mandandoci soldi, collaborando con noi a vario titolo, regalandoci preziosi consigli, o anche solo ascoltandoci quando in certi periodi riuscivamo a parlare solo di Burkina Faso.
E ringraziamo Sami, Issa, Sie, Teremi, Carole, Ahmed e tutti gli altri che per 4 anni ci hanno permesso di fare questa esperienza incredibile.
Siamo piu' ricchi oggi, affrontiamo la nostra vita con uno spirito diverso e orizzonti piu' ampi.
Ringrazieremo sempre per i doni ricevuti della gente di un paese dove il cielo e' piu' vicino alla terra.

 


Il Centro Ghelawe’ e’ sopravvissuto alla stagione delle piogge!

In Burkina Faso la stagione delle piogge, che va da giugno a settembre, e’ una tremenda benedizione.
Mais, miglio e sorgo crescono alti, gli orti danno frutti nel giro di 30 giorni e le papere, che fanno i piccoli solo quando piove, sfornano uova a ripetizione.
L'acqua compie veri e propri miracoli sulla terra, il panorama si tinge di verdeggiante vegetazione, aumenta l'umidita’ e arriva... la malaria.
Quest'anno l'hanno presa tutte e due le bambine piccole che “frequentano” il Centro e proprio qualche settimana fa Sami Ghelawe’ ha dovuto far ricoverare in ospedale la piccola Awa perche’, come mi ha detto al telefono: “Stava rischiando grosso”.
La piccola Pelagie e’ stata invece soccorsa dalla spedizione italiana di agosto.
Serge, presidente dell'associazione Centre Ghelawe’ in Burkina Faso, si era ammalato a fine luglio ma fortunatamente, per ora, disponiamo della possibilita’ economica di far visitare tutti da un medico e di comprare tutte le medicine necessarie per ottenere una guarigione completa (la malaria debilita parecchio e oltre ai farmaci a base di chinino sono necessari antibiotici e cure ricostituenti).
Ora la stagione delle piogge e’ finita, i ragazzi e le bambine del Centro Ghelawe’ ci sono tutti.
Posso concentrarmi sugli orti, il pollaio, e la Fabbrica del Pane...
Queste tre attivita’ sono diventate il fulcro centrale del nostro progetto, assieme al finanziamento della scuola per i bambini del villaggio.
Ai 5 ragazzi e 5 ragazze che ormai vivono al Centro si e’ affiancato un gruppo di donne del villaggio di Loto che oltre al pane partecipa anche alla gestione del pollaio e dell'orto.
Durante il mese di agosto abbiamo “animato” il pollaio acquistando i primi 40 animali e Paolo, agronomo, ha fatto un lungo corso per insegnare come si nutrono, come si tiene pulita la stalla, nonche’ come si suddividono e si vendono.
Inoltre ha avviato il secondo orto del Centro e riavviato il primo.
Oggi abbiamo parcelle con pomodori, patate africane, melanzane, fagiolini, zucchine, meloni, peperoni e peperoncino.
In un angolo e’ stata piantata l'aloe, un giorno ci faremo anche le creme di bellezza!
Le piogge hanno dato il colpo di grazia agli alberi, nel senso che ora sono maturi per crescere da soli senza problemi, gli anacardi dovrebbero dare presto i frutti (anacardi gia’ tostati, ricercatissimi nel mercato locale) e 120 nuovi alberi di tek sono stati messi a dimora.
Ogni mattina continua la preparazione del pane, l'attivita’ che fino ad oggi sta riscuotendo il maggior successo al Centro.
La produzione giornaliera e’ di 70/80 baguette, la qualita’ non e’ ancora delle migliori, ma le vendite vanno bene, al forno si alternano sette giorni su sette 21 signore suddivise in gruppi di tre, a loro volta affiancate dalle nostre “formatrici” Awa (madre della piccola Awa!) e Angel.
E' stata acquistata una bicicletta, nuove teglie, una pala da forno e grembiuli per migliorare le condizioni igieniche sul lavoro.
Nei prossimi mesi ci sara’ meno umidita’ e sicuramente il pane verra’ meglio. E poiche’ abbiamo concentrato l'attenzione su questa attivita’, il processo di formazione sara’ piu’ assiduo e intenso.
L'obiettivo a breve termine e’ far diventare la panificazione e la vendita dei polli fonte di reddito per i ragazzi e le donne del Centro e la produzione degli ortaggi fonte di sostentamento interno.
Saremo cosi’ a un passo dall'autosufficienza economica, cosa che ci permetterebbe di ridurre le spese fisse e dar vita ad altre iniziative, e, soprattutto, avremo imbastito un sistema per guadagnare soldi facendo un lavoro utile (prima di noi nel villaggio nessuno faceva il pane), organizzato, a volte faticoso (seguire un orto richiede molto lavoro, soprattutto nella stagione secca), ma comunque dignitoso e redditizio.
Tifate per noi!
Quest'anno il Centro Ghelawe’ sta finanziando l'istruzione per 94 ragazzini di tre villaggi e 4 scuole diverse. Molti di loro sono orfanelli.
Alcuni affronteranno la terza elementare, altri la seconda, una quarantina iniziano la prima classe - in Burkina Faso si chiama CP1 - con i loro nuovi zainetti.
Abbiamo consegnato al preside della scuola di Loto alcuni attrezzi per avviare un orto con i bambini e c'e’ in programma di piantare un centinaio di alberi da frutto nella scuola di Bamako, a 5 km dal Centro.
Sul blog del Centro Ghelawe’ http://centroghelawe.wordpress.com/ potete trovare le pagelle.
Da non perdere le nuove foto su http://www.centroghelawe.org/

nell'immagine la piccola Awa


In Burkina Faso c'e' un drago...

Al Centro Ghélawé sono terminati i lavori di costruzione del forno dragone che servira' per la formazione sulla preparazione del pane (vedi http://www.jacopofo.com/burkina-faso).
E' interamente realizzato in mattoni di pietra, legno, terra cruda e paglia, con cui e' stata fatta la coibentazione. La canna fumaria (il fumo esce dalla bocca del drago ovviamente), di cui ho personalmente curato l'esecuzione, e' realizzata con la tecnica del “torchis sotto il sole a 50 gradi centigradi”.
Guarda la foto

Fonte imm


Burkina Faso, il paese delle sorprese: le volte nubiane

Per vivere la nuova sorpresa messa in serbo dal Burkina Faso per me e Peppino, compagno di viaggio e architetto dell'associazione, dobbiamo spostarci dal Centro Ghélawé e dirigerci verso i villaggi di Wara e Karakasso Vige, a 40 km dalla città di Bobo-dioulasso.

Volte nubiane, architettura senza legno, solo mattoni in terra

Prima di concentrarsi sulla destinazione c'è da considerare che un viaggio, in Burkina Faso, è un elemento da non dare mai per scontato.
Partiamo in auto e decidiamo di percorrere la pista che collega Diébougou e Bobo, 160 km di strada sterrata invece dei 250 di asfalto rovente.
Ma stanno asfaltando anche la pista e c'è qualche centinaio di migliaia di deviazioni. Dopo 30 km la frizione dell'auto, una Renault 4, ci abbandona, soffocata dalla polvere. Innestiamo a forza la seconda e torniamo indietro.
Portiamo l'auto dal dottore e ripartiamo. In moto. Una sorta di Parigi-Dakar... Lungo il viaggio rischiamo di cadere, buchiamo una ruota, ci infiliamo in mezzo ad alberi, arbusti, sfioriamo animali e personalmente, stando seduto dietro, mi si è distrutto il sedere.
Arriviamo al villaggio di Wara completamente ricoperti di polvere rossa, che a sua volta si era mischiata alle lacrime provocate dall'aria, dalla velocità e da caschi di pessima qualità. Sembrava che avessimo pianto sangue ed era effettivamente un miracolo essere arrivati.
Nel villaggio di Wara l'associazione spagnola "Architetti Senza Frontiere" realizza strutture, da singole abitazioni a scuole per i bambini, senza usare un grammo di legno per i tetti.
La tecnica usata è quelle delle volte nubiane che, per l'appunto, prevede che il tetto sia realizzato in mattoni e sia autoportante (a volta), senza il bisogno di un'intelaiatura di sostegno, normalmente fatta con decine di tronchi di legno.
Le strutture a volte nubiane sono belle (le forme sono tonde e più "dolci"), solide (anni di esperienza ne hanno perfezionato le misure ottimali e la resistenza) e possono essere costruite utilizzando materiali locali e tradizionali, ovvero i mattoni in terra e paglia.
Architetti Senza Frontiere porta avanti il progetto delle volte nubiane da più di 12 anni, tutto il lavoro sul campo è gestito da muratori burkinabè che hanno fatto almeno due anni di formazione. Sono 150 i muratori "formati" fino ad oggi.
In ogni cantiere ci sono operai dell'associazione "Voute Nubienne" e muratori dei vari villaggi, che iniziano, o proseguono, il percorso di formazione.
L'idea che abbiamo proposto ad Architetti senza Frontiere e all'ass. Voute Nubienne, è di costruire alcune strutture al Centro Ghélawé, avviando così la formazione di 5 muratori locali. Tra novembre e dicembre di quest'anno costruiremo una struttura per gli studenti del Centro, utilizzando le volte nubiane e avviando la formazione di 5 muratori del nostro villaggio. Lavoreranno in collaborazione con 5 muratori specializzati dell'associazione Voute Nubienne per 40 giorni, riceveranno vitto e alloggio e il "corso di formazione" sarà gratuito.
L'Associazione Centro Ghélawé finanzierà i mattoni, pagherà i muratori delle volte e si occuperà di tutta la parte logistico-organizzativa.
Se funziona... sarà un successo e un'occasione unica per il villaggio di Loto.
Abbiamo preventivato una spesa totale di 2.000 euro, che porteranno alla costruzione di una struttura con 4 stanze e porticato.
Se dentro di voi c'è anche una sola briciola di architetto aiutateci a finanziare questa iniziativa...

Ritornati al Centro Ghélawé, dopo la visita alle volte nubiane, era quasi tempo di ripartire per casa, l'Italia.
Ogni giorno qualcuno mi chiedeva quando sarebbe stato il volo, quante ore di viaggio, dove si faceva scalo, a che ora, chi veniva a prenderci.
Nessuno invece chiede quando torneremo, strano.
L'ultimo giorno c'è però l'ultima sorpresa e a organizzarla non poteva che essere Issa.
Si fa dare un piccolo anticipo sullo stipendio e ci invita a pranzo a casa sua!
Ruba piatti, bicchieri, posate, tavolo e sedie dal Centro, per la cucina si fa aiutare da Ahmed e insieme comprano e preparano verdure, la pasta (costosissima), la carne e le bibite (due bottiglie di arancia e una di birra, per 6 persone).
Senza saperlo, Issa ha preparato un buffet.

Prima di concludere questi miei racconti un ringraziamento speciale a Sabrina e Tiziano, che hanno devoluto al Centro Ghélawé i regali del loro matrimonio equo e solidale.
Grazie a questo contributo finanzieremo alcune iniziative per migliorare le scuole dei villaggi di Loto e Bamako (vedi http://www.jacopofo.com/node/4885).
In particolare: iscrizione a scuola per 25 bambini (6 anni di elementari), finanziamento di un orto nella scuola di Loto e di un frutteto nella scuola di Bamako.
Finanziamento di materiale scolastico, penne, matite, quaderni, affinché tutti possano scrivere per tutto l'anno.
Finanziamento per la produzione di pane da regalare ai bambini. L'obiettivo è introdurre nelle scuole una cosa rivoluzionaria: la pausa merenda con merenda!
Grazie Sabrina, grazie Tiziano.

Per maggiori informazioni sul progetto http://www.centroghelawe.org/

Simone Canova


Burkina Faso: il paese delle sorprese (terza puntata)

La terza sorpresa non è stata piacevole, purtroppo.
Il Burkina Faso, per quanto bizzarro e colorito nei suoi usi e costumi, è e rimane uno fra i paesi più poveri del mondo e certi giorni questa realtà te la sbatte brutalmente in faccia.
Al Centro Ghélawé c'è un minimo di rispetto delle condizioni igieniche, abbiamo un bagno/doccia bellissimo, le strutture sono costruite per non far morire di caldo le persone che ci abitano, chi sta male viene curato e si mangia tre volte al giorno.
In un certo senso abbiamo creato una piccola isola felice in un mare di problemi.

Una sera chiedo ad Ahmed di accompagnarmi al villaggio di Bamako per far visita ad altri bambini a cui il Centro Ghélawé, grazie ai vostri contributi, finanzia l'istruzione scolastica.
La mattina dopo partiamo, qualche km in moto e arriviamo ad alcune strutture che disteranno, a farla larga, 5 metri dal bordo della strada.
La nuova strada asfaltata che collegherà le città di Diébougou e Bobodiulasso passa a pochi metri dalla scuola, se un'auto esce dalla corsia entra dritta nella terza elementare. Ad ogni passaggio di qualsiasi mezzo di trasporto si alza una nube di polvere che si divide tra la prima e la seconda classe.
E' ora di ricreazione e tutti i bambini ci accolgono festosi, soprattutto per i tre sacchetti di caramelle che teniamo in mano...
I 25 scolari da noi finanziati si rivelano subito, avvicinandosi e salutando uno a uno. 25 buongiorno, ci sono tutti.
Ci sediamo con gli insegnanti e passiamo subito al sodo. Non lo avessimo mai fatto.
Chiedo di conoscere Palenfo Nwènrou (http://centroghelawe.blog.kataweb.it/archives/110), una bambina amputata di un braccio e orfana, che abbiamo conosciuto e iscritto a scuola a novembre.
Quando arriva la guardo negli occhi ed è triste, si vede subito, sorrido, lei no. Le porgo la mano, la sua non stringe, le chiedo come sta, lei non risponde.
L'insegnante interviene e dice che è timida.
Palenfo si gira e se ne va, la perdo di vista.
Torno a parlare con il gruppo di insegnanti, la cui merenda è a base di chapalò, una birra di miglio, leggermente alcolica, che bevono per non sentire la fame.
Mi raccontano che c'è un bambino che da un mese non scrive perché ha finito il quaderno e i genitori non hanno i soldi (un euro) o l'interesse per comprarne uno nuovo.
Mi fanno vedere una bottiglia di plastica da mezzo litro, riempita per metà di To, la tradizionale polenta di miglio. Non c'è la salsa di pomodoro e per molti bambini quello è l'unico cibo per tutto il giorno. Mezza bottiglia di polenta di miglio imbevuta nell'acqua.
Altri mangiano solo un mango e fanno 3, 4, 5 km a piedi per andare a scuola. Dopo un'ora di lezione si addormentano sui banchi, sono deconcentrati, stanchi e fanno casino.
In prima elementare ci sono 97 bambini, 50 maschi e 47 femmine. Per far stare tutti hanno preso un'aula a 300 metri dal complesso scolastico. Tutte le strutture hanno porte, finestre e tetti in lamiera, fuori ci sono 40 gradi, dentro di più.

I bambini rientrano nelle loro classi e noi facciamo il giro per distribuire le caramelle, ritrovo Nwènrou. Sorrido, lei no, incrocio i suoi occhi pieni di tristezza e mi viene da piangere.
Per fortuna Ahmed è bravo, mi dice che qualche volta verrà a prenderla per portarla al Centro, farla mangiare bene e stare un po' in compagnia. Ne deve parlare con la nonna che ce l'ha in affidamento, ma non dovrebbero esserci problemi.
Problemi che invece continuano a valanga per quanto riguarda la scuola: non c'è un piccolo orto, nè un frutteto, sarebbero disposti a fare tutto ma non ci sono i soldi.
“Il governo?” chiedo.
“Qui non esiste”.
Mi raccontano che c'è un progetto di legge per abolire le tasse di iscrizione scolastica e distribuire nuovi finanziamenti agli istituti. La notizia è ufficiale ma di fatto non se ne è saputo più nulla.
Inoltre è in corso una “decentralizzazione”, che in Burkina Faso sembra voglia dire scaricare tutta una serie di problemi (acqua, scuola, sanità) sui villaggi, con sindaci analfabeti e senza soldi.
Parla e risponde Ahmed, io ormai sono fuori gioco.
Prima di andarcene lascio una banconota da mille franchi per acquistare un quaderno e una penna al bambino affinché, dopo un mese, possa ricominciare a scrivere.

(Continua la settimana prossima)


Burkina Faso, il paese delle sorprese: 5+4=9

La seconda grande sorpresa del viaggio di aprile e maggio in Burkina Faso e' stata sicuramente la capacita' di fare i conti di Teremi.
Quando l'abbiamo conosciuta, nel 2006, aveva un'eta' tra i 14 e i 16 anni, era introversa, non conosceva il francese, ed era analfabeta.
Oggi e' mamma di una bambina di 7 mesi, sta imparando a cucinare, ha coltivato una piccola parcella dell'orto e, grazie all'aiuto di Ahmed, sa calcolare quanto fa 5+4.

Al Centro Ghélawé e' sera, i ragazzi tirano fuori la lavagna e tre banchi di scuola.
"Facciamo il corso" mi dice Ahmed "matematica".
Il gruppo e' suddiviso in classi, a seconda del livello di istruzione. Alcuni sono ai primi numeri, li scrivono e riscrivono continuamente per giorni e giorni, Sie ormai scrive le cifre da 0 a 100 e le riconosce.
"Teremi fa le addizioni e le sottrazioni con numeri entro il 10, prova!"
Scrivo sulla lavagna:
5+4=
6-5=
7+3=
Teremi prende in mano il gesso, traccia due cerchi, nel primo conta 1,2,3,4,5 e disegna 5 bastoncini.  Nel secondo cerchio conta e scrive 1,2,3,4. Disegnati i bastoncini torna all'inizio e li riconta tutti, scrivendo poi il risultato dell'addizione.
Nel caso delle sottrazioni usa un gesso colorato. Conta e disegna 6 bastoncini bianchi, poi ne colora 5 di blu e conta i bianchi rimasti.
Ero commosso!
I corsi sono iniziati a meta' gennaio e Ahmed, studente universitario, tiene un paio d'ore di lezione praticamente ogni sera. Se con i bambini e' piu' facile perche' hanno una memoria molto attiva, con gli adulti e i ragazzi si puo' contare sulla forza di volonta': lavorano tutto il giorno e sarebbe comprensibile arrivare alla sera, al corso, stanchi. Tutti invece sono pronti e durante il giorno, nei momenti di pausa, ho piu' volte visto qualcuno mettersi a "studiare" e ripetere lettere e numeri.
Abbiamo discusso su come inventare giochi, per esempio contare i passi e cantare canzoni per ricordare meglio le lettere.
Teremi procede spedita nei suoi calcoli, legata dietro la schiena dorme la piccola Pelagie, che speriamo riceva vibrazioni matematiche.
Se Teremi e' stata la sorpresa piu' dolce, altrettanta gioia mi ha dato vedere Awa districarsi con abilita' fra i piu' e i meno. Anche lei era analfabeta, oggi conosce i numeri fino al 20, fa addizioni, sottrazioni e moltiplicazioni. E' veloce, non commette errori e scrive con una bella calligrafia.

Dall'altra parte della lavagna Angel e Kevin si dilettano con un "problema" matematico piu' complesso: un cliente e' venuto due volte ad acquistare il pane al Centro nel corso della giornata, si vuole sapere quanto ha speso e quanto ha guadagnato il Centro stesso.
La soluzione richiedera' 4 giorni di tempo, decisamente tantini ma alla fine i conti sono giusti.

Tall Issa scrive il suo nome!
Purtroppo, durante l'istruzione delle pratiche per la sua carta di identita', abbiamo scoperto che Tall non e' il suo vero cognome.
E' stato il primo a lavorare con noi, e' al Centro ormai da tre anni, e ha sempre lavorato come un animale (specie che lui rispetta tantissimo, visto che e' un peul).
Chiama Giuseppe "papa'", per via dell'anzianita', e per me prepara il te' tutte le sere.
Una mattina mi ha chiesto come stavo...
"Sono un po' stanco" - gli ho risposto.
Lui ha iniziato a contare, in francese: 1,2,3,4,5... 5 giorni che siete arrivati, no stanco...

Iniziamo la costruzione del pollaio, che ci portera' via un paio di settimane. Come al solito costruiamo usando solo mattoni in terra, terra e acqua. Legno e paglia per il tetto, come vuole la tradizione burkinabe'.
Rispetto ai pollai locali facciamo solo alcuni miglioramenti: un sistema di tubi per l'aerazione, un'organizzazione interna suddivisa in tre stanze per dare tranquillita' e differenti quantita' di cibo a pulcini, galline in cova, polli a fine carriera (poverini, si chiamano cosi').
Ci sono inoltre delle finestre che permettono di prendere le uova senza dover entrare nel pollaio.
Terminate le rifiniture, acquisteremo i primi polli, dando cosi' avvio all'allevamento e alla produzione/vendita di uova.

Finora abbiamo parlato di pane e uova, due prodotti che nel villaggio di Loto, dove ha sede il Centro, non si trovano, neanche nel giorno di mercato. Un po' di pane e di uova arrivano ogni 5 giorni da Diébougou (la cittadina di riferimento, a 5 Km), ma in quantita' limitata.
Di orti, al villaggio, io non ne ho visti. Ce ne sono di bellissimi a 10 km di distanza, nei pressi di una diga, ma al villaggio niente.
A Loto si trova la Coca Cola fresca, ma non un uovo fresco, una baguette, una zucchina, delle carote...
Il Centro Ghélawé mira a colmare questa lacuna.

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Temi: Centro Ghèlawè, Africa, Burkina Faso, solidarietà.


Burkina Faso: il paese delle sorprese

E’ il mio quinto viaggio in Burkina Faso, dal 13 aprile all'11 maggio, il periodo più caldo dell'anno perché è la fine della stagione secca.
Ed è il fuoco.
Scotta la terra, scotta la polvere, scotta l'acqua, scottano le lamiere dei tetti e il ferro dei bidoni. A volte non c'è un refolo di vento e scotta anche l'aria.
Migliaia di piccoli agricoltori sono piegati sulla schiena da ore a preparare i campi per la semina di metà giugno, quando inizierà la stagione della pioggia.
E' l'unico raccolto dell'anno, il più importante.

Centro Ghélawé Burkina Faso

Al Centro Ghélawé sono le 4,30 del mattino, siamo arrivati ieri pomeriggio e dormiamo all'aperto nel centro della corte.
Angel si alza, si lava il viso e accende il fuoco nel forno.
Inizia (di già!?!) la preparazione del pane.
Ogni mattina un gruppo di 5 donne lavora e impasta da 5 a 7 kg di farina producendo una media di 80/90 baguette di pane. E' il nostro primo vero, ufficiale, corso di formazione e vi partecipano, in totale, 35 donne che si alternano a gruppi di 5 una volta alla settimana. Le due formatrici (che prima hanno fatto un corso con noi a dicembre e marzo) sono Angel e Awa, impartiscono ordini, Awa ha composto una canzone per spiegare alle altre come lavarsi le mani col sapone e l'acqua pulita.
Delle 80/90 baguette prodotte, 13 le acquista il Centro Ghélawé stesso per fare la colazione, mentre 33, verso le 11,30, vengono regalate ai 66 bambini della prima elementare del villaggio. Molti arrivano a scuola da lontano e con poco da mangiare, sono affamati e non riescono a concentrarsi durante le lezioni. Il Centro porta una mezza baguette di pane al giorno e, quando c'è, anche la confettura fatta in casa.
Le restanti 30 baguette della produzione giornaliera vengono vendute dalle signore stesse, ne hanno un ricavo medio giornaliero di 4.000 FCFA (circa 6 euro). Da questi tolgono 2.500 FCFA per acquistare la farina e il lievito, il resto è guadagno, che va diviso per 5.
In una settimana una donna riesce a portarsi a casa 300 FCFA, loro lo chiamano “beneficio”.
Discutevo con Ahmed, un ragazzo molto intelligente che sta facendo il direttore delle attività al Centro, che 300 FCFA alla settimana (circa 0,50 euro) sono proprio pochini... “al contrario” - mi ha detto – ci sono donne che portano ogni giorno la legna in città, chili e chili di legna in testa da trasportare per 5-10 km. La vendono per 200 FCFA, bevono acqua per 50 FCFA, comprano un po' di miglio per 100 FCFA, tornano a casa (altri 10 km!) con 50 franchi.
A fine settimana arrivano a 350 e quanta fatica...
Se fra le partecipanti c'è una madre con un figlio malato, e allora si fa la “cotisation”, la colletta, ogni donna mette 50 franchi, per comprare le medicine.
Il “corso di formazione” (uso le virgolette perché non ci sono abituato) è iniziato da due mesi e continuerà almeno fino ad agosto, quando insieme a Paolo, Barbara e Doriana, le signore sperimenteranno il pane fatto con altre farine. Per ora devono concentrarsi sulla preparazione del pane semplice (farina bianca di grano e lievito istantaneo) e sull'attenzione alle condizioni igieniche (lavarsi le mani, disinfettare con acqua e aceto, usare abiti puliti). Ogni vendita viene annotata su un quaderno e a fine giornata si tirano le somme.

Le signore presenti tutte le mattine al Centro per preparare il pane (e intrattenerci con veri e propri spettacoli) sono state sicuramente la prima grande sorpresa che ci ha rivelato questo viaggio. Rispetto al mese di dicembre, data della mia ultima visita, la situazione è notevolmente cambiata: oggi il Centro Ghélawé fa la prima formazione, l'orto è ricco, zucchine, zucche, carote, meloni e gli alberi aspettano ardentemente la stagione della pioggia, ma si vedono i primi segni di crescita.
Il frutteto, con gli alberi di anacardi, pomme canelle, mango, è stato ripulito e decorato con delle pietre.
Il piccolo Sami ha scritto con i sassi il suo nome, così può vederlo il miliardario che in Burkina Faso fa le strade e che gira in elicottero. Gli deve dei soldi.
Il pollo che abbiamo mangiato a pranzo, l'unico che toccheremo del nostro allevamento per tutto il soggiorno, aveva un principio di sovrappeso. La carne era morbida e saporita, segno di una buona alimentazione.
Come avevamo chiesto, i ragazzi del Centro in questi mesi hanno nutrito loro stessi ma anche la terra dell'orto, gli animali e gli alberi.
Ora si iniziano a vedere i risultati ed è una gioia che prende lo stomaco: si può!
Si può fare, un gruppo di amici, bianchi e neri, che ama pensarsi parte di una grande famiglia, può rendere produttiva questa terra anche nella stagione secca e inventarsi un modo per guadagnare onestamente dei soldi.
Sono sempre stato convinto che sia tutto ciò di cui il Burkina Faso ha bisogno, il famoso “aiuto che leva il bisogno di aiuto” di cui parlava Sankara.
La strada sembra essere quella giusta, tanto che le “formatrici” vorrebbero incrementare e allargare il commercio. Ci hanno chiesto di incrementare i materiali da lavoro, servono tavoli, grembiuli, placche per fare il pane, guanti da forno, e due biciclette per permettere la vendita del pane anche nei villaggi vicini nei giorni di mercato.
Guardo Awa stupito, è la prima richiesta ufficiale che ricevo. Provvederò sicuramente!
Lei ride.
Per tutto questo materiale abbiamo calcolato una spesa di circa 500,00 euro, e vi chiediamo di finanziare questa iniziativa facendo una donazione al Centro Ghélawé.
Grazie, o come direbbe Awa, anitiè!

Sito internet dell'associazione: http://www.centroghelawe.org
Per vedere le nuove foto: http://www.flickr.com/photos/centroghelawe/

(Continua con la seconda grande sorpresa del viaggio)

Simone Canova


104 nuovi alberi in Burkina Faso!

E’ il risultato finale del censimento arboreo che abbiamo eseguito al Centro Ghélawé, in Burkina Faso (marzo 2008).
Dal 2006, grazie ai finanziamenti raccolti nella campagna “Pianta un albero” sono stati piantati e curati 104 alberi, suddivisi in due frutteti: 21 Manghi, 21 anacardi, 15 Caritè e 22 Neree, 14 Pomme Canelle, 4 Limoni, 1 Tamarindo, 3 Banani e 3 Baobab.
Attorno agli alberi di mango, le cui foglie sono prelibatissime per gli animali selvatici, sono state approntate recinzioni di protezione e gli alberi che ne hanno bisogno (i manghi stessi, ad esempio) vengono innaffiati una volta al giorno, tutti i giorni.

(Fonte: http://www.centroghelawe.org)


Le panificatrici del Centro Ghélawé

Non e’ il titolo di un film a luci rosse ma una buona notizia che arriva dal Burkina Faso.
In queste ultime settimane al Centro Ghélawé sono presenti Dario e Nadia, che stanno continuando il lavoro degli orti e degli alberi iniziato a dicembre.
Tra le altre cose hanno organizzato un “groupement” di donne che prepara e vende il pane. Da alcuni giorni, a rotazione, 4 gruppi di 5 donne ciascuno si recano al Centro Ghélawé la mattina di buonora, accendono il forno, preparano gli impasti e cuociono decine di baguette.
L’organizzazione, a quanto ha raccontato Dario, e’ stupenda, e il pane che arriva al mercato di Loto e’ superfresco: appena sfornato qualcuno va al villaggio, lo vende ancora tiepido e torna indietro. Il via vai di persone e’ continuo e il pane e’ ogni giorno piu’ buono e piu’ bello.
Martedi’ scorso il groupement ha guadagnato i primi 2.000 CFA, il capitale iniziale (lievito, acqua e farina) lo ha messo a disposizione il Centro al quale le “fornaie” riconoscono il 15% del loro incasso. A nostra volta utilizziamo questi fondi per preparare altro pane che regaliamo quotidianamente ai bambini della scuola: piu’ di un bimbo arriva da lontano, affamato e stanco e si addormenta... e lo studio?!?
Una volta a regime “le panificatrici” dovrebbero riuscire a produrre e vendere circa 200 baguette al giorno, ci sarebbero cosi’ i margini per pagare gli ingredienti e ricavare persino un buon guadagno.
Nel prossimo mercato del villaggio, che si tiene ogni 5 giorni, proveranno a fare anche la pizza e le bruschette: pane e pomodoro, altamente innovativo!
Per incrementare la produzione, ad aprile, quando scenderemo di nuovo in Burkina, proveremo a costruire uno o due forni solari.
Buona notizia nella buona notizia: le stesse signore ci hanno anche chiesto di poter avviare un orto presso il Centro, il nostro comodo pozzo inizia a far gola e facilita di tantissimo il lavoro e la resa delle piante.
Chi ha letto i diari dal Burkina Faso di dicembre ricordera’ che dal mio ultimo viaggio ho portato a casa una sacca piena di benedizioni multi-religiose per non perdere il coraggio e la forza di proseguire in questo progetto.
Una la rispedisco in Africa affinche’ questa iniziativa abbia successo e la fiamma della loro creativita’ non si spenga piu’.
http://www.centroghelawe.org


Fotografie dal Burkina Faso (quarta, e ultima, puntata)

di Simone Canova

Quando siamo arrivati in Burkina Faso, a meta’ dicembre, il Centro Ghélawé era “momentaneamente fuori servizio”.
E’ bastato dare una pulita, mettere in ordine, piantare, innaffiare, impastare e soprattutto parlare con questi ragazzi, e loro si sono riaccesi: il “motore” oggi, gennaio 2008, gira che e’ un piacere.
Sono emerse le difficolta’ tecniche e oggettive del costruire in un paese povero e ignorante, sono emersi gli errori che abbiamo commesso noi “cooperanti”, ma il Centro Ghélawé e’ vivo e la sua gestione familiare, a tratti comica, lo rende un posto particolarmente accogliente.
Prima di arrivare a un vero Centro di Formazione su agricoltura e allevamento, il lavoro da fare e’ tantissimo e lungo, ma gia’ si puo’ vedere qualche piccolo risultato: ci sono donne che nei giorni scorsi hanno fatto il pane per la prima volta nella loro vita. Abbiamo creato uno dei pochissimi orti del villaggio e i nuovi alberi piantati sono ormai una settantina. Abbiamo una toilette a secco stupenda (!), non puzza, non ci sono insetti e produce ottimo compost. Nella doccia il filtraggio dell’acqua (pietre, sabbia e un sacco di juta) funziona e possiamo riutilizzarla per innaffiare le piante.
La stalla per gli asini che abbiamo costruito in queste settimane e’ stata piu’ volte definita “bizzarra”. Loro per gli asini prevedono al massimo una tettoia, noi un monolocale con porte, finestre, sala da pranzo e sala da te’.
E quando abbiamo spiegato che una buona struttura era importante perche’ cosi’ gli asini venivano alimentati meglio (in Burkina Faso devono lavorare parecchio), e anche per tenere pulita la stalla senza tanta fatica, raccogliendo anche il compost, ci hanno guardato con aria divertita: e’ bizzarra!
Confido molto nella forza della comicita’: e d’altronde noi suscitiamo ilarita’.
Ridono quando diciamo loro di nutrire la terra con la merda e gli animali con il miglio e il mais (la base della loro alimentazione!), ridono quando dico loro che l’amore fa crescere l’orto piu’ velocemente.
Hanno riso quando ho raccontato che in Italia si sperimenta addirittura la musica classica nell’agricoltura (lo fanno in Toscana, l’uva cresce meglio e il vino e’ piu’ buono).
E hanno riso quando il primo gennaio abbiamo mangiato le lenticchie perche’ portano soldi!
Un giorno il piccolo Sami mi ha dato la benedizione piu’ grande, dicendomi: “Simone, voi mi fate ridere troppo!”.
Li avevo chiamati per mostrare loro che dopo pranzo l’asino era contento e fra le gambe posteriori aveva estratto una quarantina di cm di soddisfazione.
Anche la volta scorsa, a dicembre del 2006, avevo notato con piacere che si riusciva a procedere con i lavori proprio mantenendo sempre un’atmosfera di gioia e stimolanti risate.
E’ probabilmente per questo motivo che il Burkina Faso e’ considerato la culla d’Africa: danzano ai matrimoni come ai funerali, hanno un rispetto profondo per le loro tradizioni e sono famosi per l’ospitalita’. I loro auguri, i loro saluti, sono sempre molto gentili, chiunque incontri ti chiede come va la salute, come sta la tua famiglia e se hai ben dormito. Per non essere offensivo devi fare lo stesso e salutare tutti: a volte diventa estenuante ma e’ una straordinaria base per i rapporti sociali.
Se un giorno il Centro Ghélawé sara’ finito, spero che siano loro a venire da noi, a organizzare un progetto di sensibilizzazione al gusto di vivere la vita, anche se non si possiede nulla…

Progetti per il futuro
Per tutto il 2008 riusciremo a garantire una presenza piu’ o meno costante al Centro e questo e’ fondamentale. E’ infatti innegabile che le cose procedono a regime solo quando qualcuno di noi “bianchi” e’ li’.
In questa fase iniziale del progetto e’ assolutamente normale e ci vorranno anni prima che riusciamo a far marciare il “motore” senza dover intervenire con finanziamenti e soprattutto “insegnamenti”.
La stalla dell’asino e’ pressoche’ finita e dopo costruiremo il pollaio definitivo (che speravamo di fare a dicembre).
Amplieremo l’orto e col nuovo pollaio anche l’allevamento.
Nei prossimi mesi ci dedicheremo poi alla manutenzione e all’organizzazione di quanto costruito finora. Ci serve una cucina, mobili, tavoli, sedie e attrezzi per l’orticoltura.
Vogliamo costruire terrazze per far scolare l’acqua durante le piogge e un sistema per raccogliere l’acqua piovana dei tetti (da noi le chiamiamo grondaie). Vogliamo mettere piante e fiori per abbellire il Centro. Oltre che funzionale dovra’ essere anche esteticamente accattivante.
Infine vorremmo aumentare la produzione di pane e magari creare una piccola cooperativa che organizzi anche una vendita al mercato.
A naso, tutti questi lavori richiederanno l’intero 2008.
Molti ci chiedono di poter venire in Burkina Faso: ci dispiace ma al momento non siamo ancora pronti e sufficientemente organizzati per ospitare gruppi.
Oggi vi chiediamo aiuto per promuovere il progetto e raccogliere fondi.
Gli iscritti a Cacao sono 19mila, se ognuno donasse anche un solo euro all’anno potremmo fare tante belle cose.
Purtroppo non abbiamo un sistema di raccolta fondi via sms, ma, ad esempio, se fate acquisti su CommercioEtico potreste arrotondare il prezzo finale aggiungendo all’ordine una donazione con la carta di credito.
Il link e’ in fondo alla homepage di www.commercioetico.it .
Oppure potete regalare o regalarvi un batik di Bissiri o potete solo stampare il volantino dal sito e distribuirlo a amici e parenti.
Con questo sistema Emergency costruisce ospedali in zone di guerra, io voglio credere di poter finanziare un Centro di Formazione in Burkina Faso!
E credetemi, ce ne sarebbe bisogno…

Per maggiori informazioni sul progetto e per vedere le foto http://www.centroghelawe.org/