dario fo

Dario Fo: Picasso Desnudo

Dario Fo Picasso Desnudo Commercioetico.itNon ricordo che anno fosse ma ricordo la mia emozione entrando nella casa dei Fo a Porta Romana a Milano.
“Porta Romana bella…” cantava Giorgio Gaber, e bella lo è davvero, poi a farmi digerire Milano non c’è riuscito neanche Dario che ne è innamoratissimo.
Sto divagando..., allora dicevo, entro in casa, timidissima, ci sono quadri di artisti famosi, statuette, un bassorilievo raffigurante una Madonna, non so più dove guardare. E quello che mi sconvolge proprio è una serie di ritratti di Franca, disegnati credo a carboncino, bellissimi e sotto una firma: Pablo Picasso. La firma è la sua, non ci sono dubbi, la conosco.
Non oso chiedere, e penso: sono pazzi, tengono dei Picasso così, attaccati alle pareti dello studio…

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Il mestiere dell’attore

Dario Fo e Jacopo Fo

Anche se non reciti può esserti utile scoprire come si fa, perché comunque parli, e parlare è essenziale per l’essere umano.

Contrariamente a quel che si può pensare non ho ricevuto molte lezioni da parte dei miei su come si recita.
Il metodo di famiglia è “guarda e impara”.
Mia madre l’hanno buttata su un palcoscenico a 8 giorni. E ha fatto la sua figura…
Era figlia di attori che girovagavano per i paesotti della Pianura Padana.
Ho assistito a centinaia di ore di prove, con i pezzi recitati decine di volte e i giovani attori che diventavano pazzi a furia di ripetere…
Quando avevo 19 anni mio padre mi disse: fai un cartone animato. Io protestai: non l’ho mai fatto!
E lui: ok, fallo!
È il famoso sistema: butta il bambino nel fuoco.
Il sottotitolo, non detto, è che non puoi neanche lontanamente pensare che non ci riesci.
Tutte le volte che ho dovuto affrontare un fallimento mio padre mi ha detto semplicemente: insisti, prima o poi ci riesci. La vita è una gara di resistenza.
Ovviamente questo non esclude critiche durissime a tutto quel che fai che non è PERFETTO.
Rifai tutto daccapo!

Un giorno Piera Poldi mi ha raccontato che durante uno spettacolo il suo primo ingresso in scena era camminando all’indietro con una coperta in testa che la copriva completamente. E il pubblico rideva.
Una sera viene sostituita da un’altra attrice che fa esattamente la stessa entrata nello stesso modo, e nessuno ride. Io non so spiegarmi questo mistero.
D’altra parte ho guardato decine di volte i miei e ho notato che in certi momenti il pubblico rideva senza alcun motivo. Non c’erano un gesto o un suono che potessero causare ilarità.
Vado da mio padre e gli chiedo come mai succedono queste cose. E lui: i francesi la chiamano attitude (attitudine).
Fine spiegazione (si suppone che tu sappia il francese visto che l’hai studiato e si suppone che tu possa comprendere il significato di questa parola, visto che fai l’attore).
Ma porco cane, me lo dici adesso? Dopo 20 anni che recito?
Provo a tradurre. L’attitude dei francesi non è un comportamento innato, che alcuni possiedono e altri no, è una specie di intenzione, di atteggiamento.
È cosa pensi quando reciti, come ti senti.
L’unica volta che mio padre mi ha fatto una lezione di teatro è stato mezz’ora prima che andassi in scena, la prima volta che ho recitato in un teatro vero. Erano anni che mi allenavo, a volte sotto falso nome, recitando nei luoghi più improbabili, dalle bocciofile in giù…
La sera del debutto “ufficiale” mio padre mi disse: “Prima di uno spettacolo è meglio se fai due passi intorno al teatro. Le volte che io ho recitato meglio è stato quando non ero troppo in ansia per lo spettacolo (per l’accoglienza del pubblico), quando sei un po’ distaccato è meglio. E poi ricordati che di fronte a te hai degli amici che sono usciti di casa apposta per vederti”.
Fine corso.
Mia madre non mi ha fatto neanche quello.
E comunque solo 10 anni dopo, alla fine di uno spettacolo, mio padre mi ha detto: sei diventato un attore.
Prima ero solo un conferenziere spiritoso…
Questa cosa dell’atteggiamento mentre reciti è pazzesca.
Da anni il mio sforzo per migliorare la recitazione va tutto lì.
E i salti di qualità li ho avuti scoprendo piccole asperità nella mia intenzione verso il pubblico.
Quasi tutti gli umani sono attori perfetti, eccelsi, quando raccontano un episodio che è capitato loro a un amico.
Nella mia famiglia si pratica il Teatro Epico, che è il teatro del racconto, si parla con il pubblico per narrare una storia. Esattamente come fai quando racconti a un amico.
Ed è il pubblico che ti dà il ritmo.
Per chi non recita questo è forse un concetto strano.
Non è l’attore che decide come recitare, è il pubblico.
Se ci pensi succede così in qualunque conversazione.
Mentre parli guardi la faccia di chi ascolta e capisci se quel che dici lo sta affascinando, se devi stringere una descrizione oppure è il caso di allargare un pezzo perché c’è interesse…
In teatro è solo più complicato perché hai di fronte 800 persone. In modo istintivo e misterioso scegli due o persone e il tuo sguardo passa dall’una all’altra. Sono i tuoi punti di riferimento. Poi ci sono le risate, i momenti in cui la gente si muove sulla sedia perché c’è un calo di tensione, i momenti nei quali non vola una mosca, gli applausi…
Questo fatto del pubblico, di ascoltare il pubblico è la cosa centrale. Quando vado a vedere uno spettacolo, la buona educazione impone, visto che sono un attore, di andare a salutare i colleghi in camerino e ringraziare. E tutte le volte, puoi star certo che la prima cosa che ti dicono è come è stato il pubblico quella sera. Questo tanto per far capire quanto il pubblico è al centro della tensione dell’attore. E non potrebbe essere altrimenti. Il pubblico è tutto a teatro. Da soli si recita malissimo. E un pubblico che “partecipa” rende uno spettacolo 10 volte migliore.
Mio padre dice che esistono 3 tipi di pubblico.
Gli spettatori degli spettacoli gratuiti partecipano poco, aspettano che tu li faccia ridere.
Poi c’è il pubblico degli abbonati, hanno pagato 6 mesi fa e magari quella sera non c’avevano voglia, sono lì a dire “Fammi ridere”. Il pubblico migliore è quello che ha pagato quella sera per quello spettacolo: ha scommesso su di te e ti sostiene.
Paolo Rossi mi ha raccontato che una sera si presenta da lui un signore anziano molto distinto e gli dice: “Buona sera, io sono un riditore.”
E Paolo: “Un riditore?”
E il riditore: “Lo so che lei non ne ha bisogno perché è un grande, ma magari una sera si sente stanco, oppure non sta bene… Io mi leggo il testo, mi studio dove ci sono le battute da ridere, e poi vengo allo spettacolo e rido. Sono capace di fare 20 risate diverse… E lei sa quanto una risata possa trascinare il pubblico a ridere… La risata è infettiva… In cambio le chiedo solo un po’ di biglietti in omaggio…”
Ci sono delle sere che scenderesti in platea a baciare una persona che con la sua meravigliosa risata scatena il pubblico… Ti sta facendo un regalo enorme. Moltiplica il divertimento, disinibisce i timidi (che poi quando iniziano a ridere magari lo fanno a gallina, o con lo strozzo, o con il rantolo e il sospiro finale post orgasmico… e fanno ridere più di te ma sei tu che ti pigli il merito…)

Segue la settimana prossima...

 


Un Nobel per i disabili

Stampe Dario Fo Comitato Un Nobel per i disabili

Carissimi,
vi presentiamo questa settimana le nuove stampe di Dario Fo a favore del Comitato Il Nobel per i disabili. Sono bellissime!
Si tratta di stampe a colori, su carta pregiata: un regalo straordinario da farsi e da fare a chi volete bene. Qui sotto vi raccontiamo la storia, un po’ travagliata, del Comitato.
Buona lettura.

Un Nobel per i disabili
Il 9 ottobre 1997 Dario Fo vince il Premio Nobel per la letteratura. Nella motivazione ufficiale il premio veniva esteso anche a Franca Rame per il suo ruolo fondamentale e l’Accademia di Svezia tra le altre cose scrisse che il premio veniva assegnato a Dario Fo, "figura preminente del teatro politico che, nella tradizione dei giullari medievali, ha fustigato il potere e riabilitato la dignità degli umiliati". Un grande momento ... e anche un corposo assegno di 1.650.000.000 lire. Che fare con questi denari? si chiede la coppia, c’è un sacco di gente che ha bisogno di soldi…

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8-14 ottobre: CORSO DI TEATRO CON FRANCA RAME, DARIO FO, MARINA DE JULI E JACOPO FO

Dario Fo e Franca Rame Corso di Teatro ad AlcatrazDall’8 al 14 ottobre grande corso di teatro con Franca Rame, Dario Fo, Marina De Juli e Jacopo Fo. Un seminario rivolto ad attori, registi e appassionati.

Presentare questo corso è difficile. Vien da pensare che qualunque descrizione sia superflua. Dario e Franca sono ormai universalmente considerati i massimi interpreti e rinnovatori della tradizione del Teatro dell’Arte. E dopo una decina d’anni tornano a offrire il loro bagaglio di esperienza in un corso della durata di una settimana. Si tratta quindi di un raro evento che siamo veramente contenti di poter proporre all’interno degli spazi verdi della Libera Università di Alcatraz. Le lezioni spazieranno dalla storia della commedia alle modalità del teatro epico: lo spettacolo nel quale si racconta cercando un rapporto diretto con il pubblico, in una situazione di empatia nel quale gli spettatori diventano una sorta di direttore d’orchestra collettivo, che dà tempi e ritmi all’attore, facendo nascere la magia del dialogo tra palcoscenico e platea.

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Dario Fo e Franca Rame ancora censurati

Da quando mio padre ha dato fastidio a Giotto (!) niente più Rai.
La storia del rapporto tra i miei e la Rai è molto sofferta. Dal 1962 per 15 anni i loro nomi furono banditi dalla tv di Stato. Avevano osato rifiutare le censure all’ultimo momento (su un testo già approvato). Lo scontro era stato provocato dal fatto che, presentando Canzonissima, che allora era la trasmissione di maggior successo della Rai, avevano mandato in onda uno sketch sulle morti sul lavoro e un altro sulla mafia… Pare assurdo ma è così, il pezzo recitato dai miei non portava accuse ai politici o ai colletti bianchi. Si diceva solo e unicamente che la mafia esisteva e uccideva. Nient’altro… Ma allora non si poteva parlare di mafia… Il senatore Malagodi, che poi diventò senatore a vita, affermò in Parlamento che “Si insultava l’onore del popolo siciliano sostenendo l’esistenza di un’organizzazione criminale chiamata mafia.”
I miei furono perseguitati legalmente per inadempienza contrattuale, avendo abbandonato la trasmissione per protesta
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Il Paese dei Misteri Buffi

Dario Fo e a Giuseppina Manin Il Paese dei Misteri BuffiCarissimi, questa settimana lasciamo la parola a Dario Fo e a Giuseppina Manin e al loro nuovo libro: Il Paese dei Misteri Buffi, edito da Guanda.
La retrocopertina è laconica: “Infiniti sono i misteri buffi di questo Paese, ma il vero mistero buffo sono gli italiani”.
Non è la prima volta che il nostro amato premio Nobel incontra la giornalista del Corriere della Sera Giuseppina Manin e le loro conversazioni sono sempre state molto interessanti e divertenti, come questa di cui vi anticipiamo un brano.
Buona lettura!

Prologo

Caro Dario,
era il 1969 quando, in un’aula dell’Università Statale di Milano, portasti in scena per la prima volta quel tuo Mistero Buffo nato per irridere i santi e i fanti secondo lo stile delle sacre rappresentazioni medievali, secondo lo sguardo dei diseredati, dei dimenticati. Una rivoluzione copernicana della storia e del linguaggio teatrale destinata a girare tutto il mondo, a conquistare platee nostrane ed esotiche, dall’Africa alla Cina, dal Sudamerica all’Australia. Fino a quella più esigente e inattesa di tutte, i serissimi giurati dell’Accademia di Stoccolma, che travolti dalla forza comica e narrativa del tuo grammelot, nel 1997 ti assegnarono il più folle e audace dei Nobel per la letteratura. Con il passar degli anni il Mistero è cresciuto, si è moltiplicato. Molte storie si sono aggiunte, attinte come sempre avete fatto tu e Franca Rame dalla cronaca “di giornata”, modificando i canovacci, aggiornandoli in diretta, sera dopo sera. Ma con il tempo gli eventi sono diventati sempre più vorticosi. I santi sempre più rari, mentre fanti e fantocci hanno prolificato come conigli. Guardando indietro, gli ultimi decenni evocano forsennate sarabande, visioni di infernali gironi di dannati. A questo nostro disgraziato Paese nulla sembra esser stato risparmiato. La mutazione antropologica che aveva previsto Pasolini si è compiuta, ogni valore, etico ed estetico, è allo sbando. Oltre ogni crisi di nervi e d’identità. Dibattuti tra lo sprofondare in un cupo baratro o tentare con fatica e coraggio di rialzarci, di ritrovare perduti meriti, antica dignità. Per tutto questo oggi, a quasi mezzo secolo da quel primo Mistero, sarebbe bello riprenderne le fila, ripensare ai tanti altri “misteri”, pochissimo buffi ma terribili e grotteschi, che ci hanno scosso, minato, devastato, proprio a partire da quel post ’68 così pieno di promesse e speranze.
Caro Dario, ripartiamo insieme da un viaggio nella memoria. Senza pretese storiche né sociologiche, solo con il gusto e la filosofia scanzonata del giullare che racconta a modo suo di un’Italia di nuovo “nave senza nocchiere in gran tempesta”. Quando ai versi che seguono, “non donna di province ma bordello”, lascerei perdere.
Giuseppina Manin

Cara Giuseppina,
la tua idea mi piace. Il tema è fin troppo vasto, ambizioso, tentatore. L’ultimo mezzo secolo è tale impasto di follie, menzogne, orrori, bassezze… Scandali e stragi, organizzazioni criminali pubbliche e private, traffici e infamie indegne, truffalderie ciniche che hanno rovinato milioni di cittadini oltre che la nostra reputazione nel mondo intero. Misteri tanti. Buffi pochissimi. Risolti nessuno. Una sarabanda di storie satiriche e tragiche insieme, dove personaggi degni di tutto rispetto si intrecciano con altri cialtroni, ruffiani, mezze calzette da comprare –vendere al mercato delle vacche. Donnette disposte a tutto e donne di grande coraggio. Uomini degni di questo nome, ma anche uominicchi e quaquaraquà di sciasciana memoria. Politici disposti a passare da uno schieramento all’altro alla prima offerta speciale. Sempre proni davanti al potente di turno. Insomma un parterre degno di una sequenza di giullarate.
Per quanto riguarda il metodo, preferirei non seguire una sequenza logica o cronologica, ma piuttosto andare allo scarampazzo, cioè improvvisando gli andamenti a seconda dello spasso che ogni storia riesce a procurarci. Per cercare di offrire uno spaccato di verità fra tante menzogne. Per recuperare qualche manciata di orgoglio e dignità- Già, perché bisogna provarla la mortificazione che produce il ritrovarsi all’estero e alla parola “italiano” veder spuntare immancabilmente sulle facce degli abitanti del luogo sorrisi misti di pietà e disprezzo, seguiti dall’immancabile domanda: “Ma voi come avete fatto a sopportare certi scandali, un Governo riunito intorno a una specie di satrapo, oltretutto barzellettiere triviale…?” Come ve la cavate con le ruberie e menzogne organizzate in spregio alla vostra intelligenza da politici che hanno imposto leggi ad hoc a unico vantaggio di colui che le ha fatte promanare a colpi di fiducia e decreti legge? E poi il riemergere della massoneria e delle caste criminali… Ma voi, come potete accettare tutto ciò senza batter ciglio, senza ribellarvi?”
Ehi, fratelli d’Europa, attenti, andateci piano con i luoghi comuni dell’italiota tira a campà, piagni e fotti! Fate attenzione, “italiano” vuol dire anche imprevedibile. Da noi all’istante tutto si può ribaltare e voilà! Quando tutti erano ormai convinti che nel pantano fossimo fino al collo, anzi ormai sommersi a fare glu glu, ecco che nella primavera 2011 qui da noi esplode un vero e proprio ribaltone politico-morale. Ci sono le elezioni amministrative e, inatteso, appare un movimento, con a capo i naviganti di internet, gli arancioni, le donne e gli eterni indecisi risvegliati all’istante, che mandano allo sballo totale Berlusconi, Bossi e i loro seguaci. Di botto ridotti come pugili suonati messi KO. Neanche il tempo di prender fiato e parte il referendum sull’acqua, il nucleare e il legittimo impedimento, sfide considerate velleitarie e perdute da tutti, a cominciare dai Democratici di sinistra e dai disgustati della politica che si battono sì, ma con poca speranza.
E invece miracolo! E miracolissimo pure le firme per il referendum successivo, per una nuova legge elettorale. Per tutta la destra parafascista, uno sconquasso. La prima vittoria per gli sfigati di sempre. E il seguito non si è fatto attendere. Perché tra i tanti misteri di questo Paese vessato, umiliato, deriso, quello davvero degno della maiuscola è proprio il suo popolo. Che al di là delle apparenze, l’aver dato credito più di una volta a imbonitori e furbastri, l’essersi fatto imbesuire da un cinico Volpone che sottoscriveva contratti fasulli in tv, si è di colpo ridestato dalla narcosi di massa con cui era stato stordito per tanti anni, Una rinascita ormai inaspettata, lenta ma costante, come quando si esce da una lunga malattia. Di nuovo pronti a reagire, a far fronte a ogni tempesta, a uscirne più forti e migliori di prima. Alla fine, il vero Mistero Buffo dell’Italia sono gli italiani.

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Dialogo fra due esseri umani

Dario Fo Dio è nero! Libro+DvdCari amici,
in questo numero di Cacao apriamo ufficialmente le celebrazioni e i festeggiamenti per i compleanni di Dario e Jacopo Fo. Per tutto il mese di marzo Commercioetico.it propone offerte, sconti e promozioni sui loro libri e sui dvd. 10% di sconto sui libri di Dario, un dvd in regalo per ogni dvd ordinato e i libri di Jacopo autografati con dedica animillesca. In più ci sono le confezioni di dvd scontate ancora più scontate!
Oggi parliamo del libro+dvd “Dio è nero”, di cui pubblichiamo un breve estratto. Buona lettura e buon compleanno Fo!

Dialogo fra due esseri umani
In proscenio esce Dario che si rivolge direttamente al pubblico.

Prima di iniziare voglio mostravi proiettate sullo schermo le immagini di quello che forse si può chiamare il primo dipinto realizzato da un uomo. Si tratta della sequenza di animali ritrovati nella famosa grotta di Trois-Frères, nel sud-ovest della Francia, eseguita su pareti rupestri. La pittura risale a circa tredicimila anni avanti Cristo, un'epoca di quasi cento secoli prima che avesse inizio l'età del bronzo. Su questi dipinti sono rappresentati vari tipi di caprini e bisonti e in mezzo appare anche qualche cacciatore, ma la cosa curiosa è che alcuni di loro sono travestiti da capre e calzano in volto maschere da quadrupedi e hanno il coperto da una pelliccia caprina. Quindi in una sola immagine noi abbiamo la descrizione di come, fra i metodi della caccia, gli uomini avessero inserito anche quelli del camuffamento, il tutto per riuscire ad entrare con l'inganno nel branco degli animali e catturarli. E ancora la pittura ci narra l'esistenza di elementi che fanno parte del rito e dello spettacolo teatrale.
A questo punto entriamo nella lezione vera e propria che ha un titolo, eccovelo (indicando la proiezione): Dio è nero.
A recitare il dialogo sono due esseri comuni.
“Eh...! Ma che faccia d'angosciato che ti ritrovi... che è successo?”
“Una disgrazia, e terribile anche. Ho fatto una scoperta che mi ha letteralmente sconvolto!” 
“Accidenti... che scoperta?”
“Dio è nero!”
“Cosa?!”
“Dio è nero!”
“Ma di che dio stai parlando?”
“Del nostro! Il Dio Santo che nei cieli... ed è nero!”
“Stai scherzando!”
“Nient'affatto! Ho scoperto che il primo uomo è venuto al mondo in Etiopia, come dire in Abissinia, quasi un milione di anni fa ed era, come tutti i suoi abitanti di oggi, di colore scuro, sul marrone.”
“Beh certo, se è nato in piena Africa...”
“Ma non è finita qui: analizzando i frammenti delle sue ossa si è dedotto che era alto poco più di un metro.”
“Noo... impossibile! Un metro? Un nano!”
“Sì, ma non buttiamola subito in politica! Dicevo questo nan... cioè voglio dire questo primo uomo corto, teneva peli dappertutto, viveva sugli alberi e si cibava di bacche, radici e insetti, compresi i bacherozzi crudi.”
“Ma tu guarda!”
“E' documentato! Ma aspetta, sta attento: dal momento che Dio ci ha creati a sua perfetta immagine e somiglianza, questo significa che anche lui, il creatore, a sua volta doveva essere nero, alto un metro e simile a una scimmia.”
“Un dio scimmia?”
“Eh sì, tanto che di certo saltava di albero in albero del Paradiso...”
“Ma è una bestemmia! Andiamo, Dio trasformato in Tarzan!”
“Vabbè, questa di Dio che zompa qua e là l'ho aggiunta io, dimentica, ma tutto il resto compreso il Padreterno nero e piccoletto è una sacrosanta verità scientifica!”
“Per favore, è assurdo! E poi la Bibbia non parla della statura di Dio. Poteva essere nero, ma alto anche un metro e mezzo... forse due.”
“Va bene. Iddio sarà stato un gigante, ma come immagine sempre scimmia doveva essere.”
“Beh come si è evoluto poi l'uomo si sarà evoluto anche Dio, tanto di aspetto che di colore, e oggi Dio di certo è bianco come noi e forse biondo.”
“Può darsi, insomma... si sarà sbianchito come Michael Jackson, ma sempre un nero rimane! E con questo la razza eletta va a farsi fottere. Di colpo noi bianchi evoluti siamo diventati razza minore e i neri la maggiore... anche se continuiamo a derubarla e a farle violenza... pensa un po', 'sti africani, che risate si fanno! Specialmente adesso che in America anche il Presidente degli Stati Uniti è di pelle scura. E il rettore massimo dell'Università di Boston, che insegna antropologia, è nero. Per non parlare della nazionale di basket e di football americano al completo... quelli sono quasi tutti neri!”
“E con questo?”
“Ma capisci che i teologi ci hanno presi in giro e sfottuti fin dall'inizio dei tempi? Ci avevano raccontato che la Bibbia è un libro sacro, dettato addirittura dal Padreterno in persona, e adesso si va a scoprire che tutto quello che c'è scritto nell'Antico Testamento è una balla!”

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DARIO FO IN MOSTRA A PALAZZO REALE

Dario Fo Mostra MilanoAprirà il 24 marzo 2012 la grande mostra antologica di Dario Fo e Franca Rame “Lazzi sberleffi dipinti” a Palazzo Reale di Milano.

Verranno esposte le opere realizzate a partire dagli anni di Brera agli ultimi lavori inediti di grande dimensione sulla satira contemporanea.


A ciascuno i suoi miti

Dario Fo Franca Rame TeatroAvrò avuto 8 anni quando Silvano, mio fratello, entrò trafelato in cucina con un libro in mano dicendo a mia madre che stava cucinando: “Senti qui!”
E si mise a leggere uno strano testo, in un assurdo dialetto lombardo-veneto, che parlava di un arcangelo e di un ubriaco, entrambi volevano raccontare la storia delle nozze di Cana. L’angelo era tutto impettito, rappresentava la storia ufficiale:
Angelo: (si rivolge al pubblico sollevando le braccia al cielo a imitazione degli oranti) Féite atensiòn, brava zèente, che mi vòi parlarve de una storia vera, una storia che l’è cominzàda…. (trad. Fate attenzione brava gente, che vi voglio parlare di una storia vera, una storia che è cominciata…)
Ubriaco (interrompendolo) Anco mi ve vòi ‘contare de una storia meravegiòsa… de ‘na ciùca belìsima che me son catàt! (trad. Anche io vi voglio raccontare una storia meravigliosa, di una sbronza bellissima che mi son preso!)
L’angelo si irritava e cercava di cacciare l’ubriaco, affermando che solo lui era l’oratore ufficiale e che solo lui poteva raccontare la storia.

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