cacao della domenica

Per realizzare i tuoi sogni hai bisogno di giocare in squadra? Adesso puoi!

Per realizzare i tuoi sogni hai bisogno di giocare in squadra? Adesso puoi!

Questo articolo parla di nuovi portentosi sistemi per connettere le nostre esistenze e approfittare della rivoluzione della comunicazione. L’aumento della complessità ci induce a collaborare.
E parla anche di come organizzare un gruppo di amici appassionati, formare una macchina sociale e utilizzarla per abbellire il mondo.

Sono molto contento.
Quando 34 anni fa iniziammo a costruire Alcatraz non avevamo in mente solo un posto dove mangiare bene, dormire comodi e stare in mezzo al verde (che non è poco).
E non avevamo solo intenzione di organizzare corsi ed eventi e produrre spettacoli e libri.
Avevamo idee e progetti grandiosi ma ci rendevamo conto che non c’era spazio per il nostro modo di vedere il mondo: tutto era in mano a cricche di affari e potere: la tv, la distribuzione libraria, i teatri.
Per stare in piedi e produrre cultura alternativa non bastavano le idee. Avevamo bisogno di un nostro sistema di autofinanziamento, mettere insieme attività collaterali che portassero i soldi indispensabili per realizzare le idee.
L’attività di ospitalità e corsi di Alcatraz aveva bisogno di pubblicità che otteneva finanziando iniziative culturali. La realizzazione dei libri portava i soldi per mantenere attivo un gruppo di ricerca, scrittura e grafica.
Poi arrivò internet, lo svilupparsi di una grande comunity digitale oltre che fisica ad Alcatraz, Cacao, il quotidiano delle buone notizie, i siti web, un sistema di vendita di libri, le magliette, e servizi per gruppi di acquisto, permettevano l’esistenza di una rete commerciale via web che a sua volta finanziava la comunicazione. A questo sistema si è poi connesso il gruppo di lavoro sulle ecotecnologie, la cooperativa di autocostruzione dell’Ecovillaggio Solare…
Ma fino a un certo punto tutto questo era un sistema che viveva isolato al suo interno. Un piccolissimo gruppo di samurai dell’economia alternativa connesso con una banda di creativi situazionisti agricoli.
Poi negli ultimi mesi, progressivamente, questo gruppo strettamente interconnesso è entrato in uno strano stato di agitazione. Tutta una serie di percorsi personali, molto diversi, hanno trovato improvvisa convergenza, linee che si incrociano, si sovrappongono, corrono parallele.
E ci siamo così accorti che stava scattando un fenomeno sinergico. È un peccato che a scuola non parlino dei fenomeni sinergici. Se le persone fossero a conoscenza di questa possibilità, magari vivrebbero un’altra vita.

Per realizzare i tuoi sogni hai bisogno di giocare in squadra? Adesso puoi!

Io ho avuto la fortuna di essere testimone di un fenomeno analogo, tanti anni fa: un gruppo di persone che diventano una squadra nel senso più pieno del termine, un sistema, un meccanismo collettivo, sociale. Fu quando i miei genitori costruirono il primo palcoscenico smontabile, con tanto di piano sopraelevato e torrette per luci e amplificatori, e andarono a recitare fuori dagli spazi istituzionali per raggiungere chi non sarebbe mai entrato in un teatro. Oggi fare uno spettacolo in un palasport è una banalità: telefoni a un service e ti arrivano a montare tutto senza problemi. Ma 45 anni fa non esisteva niente del genere. Così mi trovai tra mio padre, un fabbro e un falegname intorno a un tavolo e vidi crescere il progetto… Io ero un ragazzino ma sentivo di essere testimone di una grande impresa… Quando non andavo a scuola seguivo i miei nei loro debutti. Arrivavamo nei posti più sperduti, in una bocciofila, in una balera, in un fabbrica occupata, con due camion, e aiutati da una ventina di volontari montavamo tutta la scenografia avvitando centinaia di bulloni a farfalla. Poi dopo lo spettacolo si faceva più alla svelta perché restavano ad aiutarci molti spettatori e si faceva il passamano con le centinaia di riquadri, tavole, trasversali e zampe, i costumi, le maschere, i fondali. Mi piaceva molto vedere la file delle persone che si passavano i pezzi; dal palcoscenico ai camion gli oggetti viaggiavano veloci, era lavoro ma era anche una specie di danza.
E c’era la sensazione che quando le persone si mettono assieme per uno scopo comune riescono a ottenere risultati incredibili…
E non si trattava solo di organizzare un balletto passamano.
In pochi mesi si creò dal nulla una rete di gruppi che trovarono gli spazi, fecero la pubblicità, vendettero i biglietti, organizzarono sei mesi di spettacoli per tre compagnie teatrali che giravano contemporaneamente. 
Poi arrivò il riflusso e raramente si riuscì a mettere in piedi iniziative così complesse.
Ci riuscimmo ad esempio quando organizzammo la trasmissione di Ubu Bas va alla guerra, spettacolo che cercava di opporsi alla disastrosa invasione dell’Iraq (come volevasi dimostrare). Uno spettacolo che fu trasmesso da 22 televisioni locali, due reti satellitari e Virgilio sul web; grazie all’appoggio di decine di migliaia di abbonati a Cacao e di molte associazioni pacifiste riuscimmo ad arrivare a più di due milioni di spettatori. 150 mila solo sul web (e allora avevano accesso a internet 5 milioni di italiani). Ma queste grandi mobilitazioni politiche, basate sul meraviglioso volontariato hanno un limite, tendono a perdere intensità col tempo.
Per questo abbiamo lavorato per consolidare un sistema basato sulla professionalità e capace di retribuire il lavoro. La domanda è: cosa succede quando si raduna una massa critica di professionisti passionalmente coinvolti in un progetto che è contemporaneamente lavorativo e ideale?
Stiamo iniziando a vederlo ed è un momento eccezionale. 
Se hai voglia di sapere cosa sta succedendo trovi su Facebook la cronaca fotografica degli incontri e delle attività.
Negli ultimi due mesi sono passati ad Alcatraz più di 200 tra musicisti, attori, mostri digitali, pittori, scrittori, terapisti ed ecotecnologi. 
Sono state incise canzoni, girati videoclip e documentari, realizzati spettacoli e flash mob, applicazioni per smartphone, quadri, mostre e libri.
Onestamente non ci si può credere… 
Qual è la chiave di questi avvenimenti?
Dove sta il trucco? Beh, innanzi tutto c’abbiamo lavorato negli ultimi 35 anni… e poi abbiamo scoperto che nessuna delle forme organizzative del lavoro di squadra proposte dal pensiero dominante (autoritario) combacia con il nostro spirito e il nostro modo di lavorare. Le strutture piramidali sono giganteschi sistemi per sprecare energie, se elimini la struttura verticistica moltiplichi per 4 la capacità di azione del gruppo e diminuisci il tasso di errore.
In pratica, stiamo sviluppando una modalità di lavoro che è direttamente figlia del mondo degli attori e dei cantanti.
Gli artisti girovaghi visti da fuori possono sembrare una congrega vanesia ma vige invece una disciplina ferrea. Nessuno può permettersi di non presentarsi in teatro due ore prima dello spettacolo, nessuno può evitare di recitare se è ancora vivo, a prescindere dal tasso di febbre, coliche, o altro. E se il giorno che ti muore tua madre hai uno spettacolo vai e reciti perché il rispetto per il pubblico che è uscito di casa per venirti a vedere sta in cima alla tua scala di valori…
Quando sei davanti al pubblico devi dare il massimo del massimo, se non ci riesci sei fuori dai giochi.
E in teatro ti devi fidare della gente con cui lavori e loro si devono fidare di te, e non parlo in modo teorico e sentimentale: quando una scena prevede che tu ti butti dal trampolino devi essere sicuro che sotto gli altri attori ti prendano. Sennò ti fai molto male.
Infine, ognuno è responsabile del suo pezzo di lavoro, sia un microfono da sistemare che un monologo da reggere. Mai in nessun caso puoi dare la colpa a un altro. Se sei tu il responsabile devi garantire che tutto funzioni a prescindere dalle condizioni atmosferiche, invasioni aliene e simili.

Oggi questo stile di lavoro lo stiamo applicando a un sistema che mette in connessione un ampio ventaglio di professioni.
E non abbiamo semplicemente assommato settori di iniziativa diversi per averne di più.
Quello che ci muove è la necessità di far fronte a un mondo nel quale la comunicazione evolve alla velocità della luce. 
Creare una macchina sociale, lavorativa e ideale non è solo idealmente bello è anche l’unica evoluzione capace di permetterci di affrontare la sfida del cambiamento e della complessità. Oggi si comprano pochissimi libri, c’è il digitale, le tv non pagano più quasi niente, a volte devi ringraziare perché ti trasmettono qualche cosa senza farti pagare. Sul web puoi fare 100mila utenti al mese e incassare 200 euro di pubblicità (al mese!)… Non esistono ancora sistemi che ti riconoscano una percentuale sui guadagni che i grandi contenitori percepiscono grazie ai contenuti che tu hai messo in rete. E d’altra parte il mercato digitale è ancora ai primi passi. È difficile trovare ingaggi per gli spettacoli, i teatri sono in crisi…
Una situazione complessa alla quale possiamo adattarci solo mettendo insieme risorse diverse, creando alleanze di nuovo tipo, ad esempio tra chi fa spettacolo e comunicazione e chi ha bisogno di far conoscere tecnologie innovative. Tanto più si riesce a rispondere a bisogni diversi tanto più si allarga la cooperazione, tanto più aumentano le possibilità. Nel suo complesso questo sistema si è assemblato spontaneamente e lo guardo come una creatura che ha preso vita da sé. Nei suoi primi passi sta caratterizzandosi per la capacità di connettere domanda e offerta nei settori più disparati, dalla formazione, ai gruppi d’acquisto di olio, case, auto ed energia elettrica, dagli spettacoli alle consulenze, alle certificazioni… E mi fermo qui perché la lista è troppo lunga.
Ad esempio: come fanno i musicisti adesso che non si vendono quasi più cd e simili? C’è stato un crollo del mercato con percentuali del 90%! Per trovare una soluzione devi collettivizzare il problema, mettere insieme più gruppi per ottenere una forza contrattuale maggiore, e devi mobilitare persone in diversi settori per affrontare il problema in tutti i suoi aspetti.
Puoi associare un disco a un album a fumetti, puoi arrivare ai concerti con un supermercato ambulante, puoi organizzarti tu la ristorazione, puoi diventare veicolo di comunicazione, puoi offrire corsi di musica, crociere concerto, costruire progetti per finanziamenti europei… Ma tutte queste cose ti vengono meglio se crei una rete di relazioni personali di qualità che contempla collaborazione per denaro, per passione e per baratto e che è costituita da esperti nei diversi settori.
Una band di musicisti da sola non ce la può fare…
Ed è difficile che riesca a realizzare grosse produzioni.
Ad esempio, girare con una compagnia di 30 elementi è oggi impensabile così come affrontare produzioni che prevedo decine di migliaia di euro per costumi e scenografie. Il testo di mio padre “Storia di Qu”, con Michele Bottini, regia di Massimo Navone, è andato in scena a Milano grazie all’alleanza tra una serie di scuole di teatro, musica, scenografia, maschere, costumi eccetera… 26 tra attori, acrobati e musicisti in scena e una quarantina di persone dietro le quinte. Quando si sono schierati tutti sul proscenio facevano impressione: un’orda!
Ecco, sono queste le cose che ci stanno succedendo intorno con sempre maggior frequenza e alle quali abbiamo modo di contribuire per quel che possiamo, con grande soddisfazione… (abbiamo scoperto che siamo bravi a creare connessioni, siamo dei valenti sensali…)
E chiarisco, ribadisco, non sto parlando di una qualche forma di organizzazione strutturata. L’aspetto essenziale è che, al di là degli accordi sui singoli lavori da fare assieme, non c’è nessuna forma di connessione strutturata o normata. Non ci sono assemblee, votazioni, maggioranze e centralismo democratico. Abbiamo la stessa forma istituzionale di un gruppo di amici in vacanza. Cioè, nessun vincolo formale. La rete è semplicemente un tessuto di relazioni di conoscenza e amicizia. Se ti telefono e mi dici che viene a giocare la partita alle 5 e poi non vieni ovviamente sei un infame. Ma per il resto la libertà e l’indipendenza sono la regola d’oro dell’amicizia. E così lavoriamo insieme, come una squadra sportiva. E una volta la palla la calcia in rete quello e una volta quell’altro. E tutti siamo ben contenti di fare la comparsa nel video di un altro. E tutti siamo ben contenti se in un’intervista possiamo parlare bene di un amico.
A ben guardare sto dicendo banalità ritrite sull’amicizia e la collaborazione. Ma val la pena di dirle visto che questa normalità per ora la trovi solo qua e là… Piccole isole… E proprio non si capisce perché le persone che la pensano come noi, che hanno scelto un altro stile di vita, che in Italia si stima siano circa cinque milioni, riescano a collaborare così poco insieme: non esiste una borsa del biologico, un sistema di rete tra i siti etici, un sistema di gruppi di acquisto su tutti i prodotti che compriamo, un sistema di fondi di investimento su progetti ecotecnologi e culturali, un’agenzia alternativa che aiuti a presentare domande di finanziamento a enti pubblici e privati, un sistema collettivo di contrattazione con gli spazi culturali, i server, i servizi web, la vendita di pubblicità… E mi fermo qui perché sennò facciamo sera…
Adesso sta sbocciando questa nuova esperienza. Ovviamente abbiamo di fronte rischi e difficoltà, stiamo muovendo i primi passi. E molto dipenderà dal sostegno che riceveremo. Il nostro punto debole è ancora la comunicazione. Una signora che guida il taxi a Milano, una della mia età che non aveva solo i capelli rossi, mi ha detto: dovreste pubblicizzarla Alcatraz, io ho scoperto che esisteva solo sei mesi fa… Dopo trent'anni che ce l’hai messa tutta per far sapere che esiste Alcatraz non lo è venuto a sapere neanche una che potrebbe essere mia sorella, che vede le cose come le vedo io… e ascolta Radio Popolare tutto il giorno… 
Questo è lo stato dell’arte… Nelle prossime settimane, se il cielo non ci cade sulla testa, inizieremo a mandarti dei regali, a farti delle proposte compromettenti, a chiederti se vuoi iniziare tu a portare le tue proposte dentro questo circuito.
Potresti iniziare a fare piani d’azione faraonici.
Noi progressisti in Italia siamo cinque milioni. Se ne mettiamo in rete mille e abbassiamo del 2% il tasso di sfiducia filosofico-cosmico, facciamo scintillare la notte (in questo momento 550 siti web hanno aderito allo scambio banner di stradaalternativa.it. Ma è solo l’inizio.)

Jacopo Fo

PS
Questa cosa potremmo chiamarla La Compagnia dei Servizi Globali.
Sostieni La Compagnia dei Servizi Globali
In cambio avrai servizi globali.
Ne hai estremamente bisogno!


È la fine delle guerre!

È la fine delle guerre!

Di fronte all'orrore quotidiano cerco un po' di speranza

La domanda è: quando finiranno le guerre?
Perché sono convinto che prima o poi dovranno finire.
L'umanità sta lentamente migliorando, arriverà un momento nel quale la vita sarà considerata un valore assoluto e la guerra un'assurdità del passato.
Ma credo che questo avverrà prima che la coscienza umana arrivi fino a comprendere l'enormità incommensurabile del dolore che le guerre provocano.
Questa coscienza fiorirà dopo che le guerre saranno finite.
Semplicemente quello che sta accadendo sotto i nostri occhi è che la guerra sta diventando impraticabile perché non è più conveniente.
Per millenni i popoli tecnologicamente più evoluti hanno lasciato che i potenti usassero le guerre per arricchirsi perché alla fin fine c'erano vantaggi per una buona fetta della popolazione. Il che è sotto i nostri occhi: la maggioranza degli italiani, nonostante la crisi, sta meglio della maggioranza degli indios americani...
Oggi però la guerra ha cambiato natura.
Dopo le terribili stragi dell'11 settembre 2001 alti dirigenti della Cia e dell'Fbi dichiararono che i terroristi avevano guadagnato miliardi di dollari scommettendo in Borsa sul crollo delle aziende danneggiate dagli attentati. E dissero che era necessario chiudere i paradisi fiscali che erano le porte attraverso le quali Bin Laden aveva potuto piazzare le sue scommesse sui future e poi accreditarsi il denaro guadagnato.
In quei giorni di terrore ci si era resi conto che l'occidente era vulnerabile ad attacchi distruttivi.
L'intelligence Usa temeva che gli aerei lanciati contro le torri fossero solo l'inizio di una campagna di terrore. Le tv si riempirono delle notizie su lettere all'antrace e su yogurt avvelenati nei supermercati.
E ci si rese conto che azioni di microterrorismo indiscriminato avrebbero potuto scatenare il caos e mettere gravemente in crisi il sistema Usa. Il panico avrebbe moltiplicato per mille l'impatto degli attentati.
Ma per fortuna i terroristi si accontentarono di un solo giorno di massacri e si scoprì che l'antrace e il veleno nei cibi erano azioni isolate di pazzi e scherzi macabri.
Probabilmente questi squilibrati dell'Isis non cercheranno di colpire in profondità la società occidentale... Ma è anche chiaro che il terrorismo sta assumendo un carattere sempre più folle e spietato. Probabilmente questa nuova ondata di recrudescenza dei fondamentalisti islamici sarà domata... Ma la tendenza è chiara.
Dopo l'11 settembre sappiamo che le grandi metropoli possono essere gettate nel caos con strumenti minimi, e sostanze facilmente acquistabili sul web per poche migliaia di euro.
La domanda non è se ma quando verrà fuori un gruppo terrorista che non vuole limitarsi a terribili azioni dimostrative ma decide di portare il terrore nei supermercati del ricco occidente. 
Ma il terrorismo non è l'unica minaccia per i paesi ricchi: la guerra sta spingendo milioni di profughi verso le grandi metropoli. 
L'Europa non ha modo di bloccare questo mare di disperati che fuggono dalla morte. Ma quelli che vorrebbero fuggire in Europa ormai sono decine di milioni... Somalia, Siria, Iraq, Libia... 
Certo che è giusto accogliere questi profughi ma è anche evidente che una migrazione di misura epocale, come quella che sta iniziando, creerà reazioni di rifiuto, semplicemente perché non è sostenibile. Ma se i paesi ricchi costruiranno muraglie invalicabili e si metteranno a sparare sui barconi otterremo solo altra disperazione e altro odio... 
C'è poi il problema sanitario: la miseria genera in continuazione nuove epidemie. Per adesso ci è andata bene... Ma più il mondo è interconnesso, con milioni di persone che viaggiano da una nazione all'altra, e più cresce la possibilità di diffusione di nuove epidemie... E siamo tanto furbi che continuiamo ad allevare nuove generazioni di batteri resistenti agli antibiotici grazie a un consumo smodato di queste medicine...
Ed esiste un'altra calamità planetaria che dobbiamo urgentemente disinnescare: la criminalità organizzata che sguazza e si arricchisce in mille modi in mezzo alle guerre e alla disperazione e che sta penetrando con ogni mezzo nel sistema finanziario mondiale acquisendo un potere che di per sé è una minaccia mortale per la civiltà.
In questo momento una buona parte dell'umanità è in possesso delle informazioni e della coscienza per capire che abbiamo di fronte una necessità improrogabile: dobbiamo fermare il terrorismo, fermare le migrazioni dei disperati, fermare il pericolo di pandemie e la criminalità. E abbiamo pure bisogno di un modello di sviluppo che non sia basato sulla distruzione del nostro pianeta.
Ok, è un incarico di una difficoltà allucinante e io mi sento anche un po' influenzato. Penso che andrò a dormire e mi addormenterò dopo aver pianto a lungo.
Poi penso a quanto è bella la Madonna di Barnaba da Modena e mi dico: "Porca patata dobbiamo riuscirci!"
Quindi mi sforzo le meningi e cerco di trovare qualche buona ragione per continuare a darsi da fare.
La prima è che questo è quel che conviene non solo ai popoli ma anche a gran parte delle multinazionali più ricche del mondo: Apple, Google, Disney, Coca Cola, Hp, Samsung, Microsoft, Facebook, sono aziende che sarebbero enormemente danneggiate da un'ondata di terrore. Questo è importante: non è più come 50 anni anni fa quando scommettere sulla guerra e la rapina era il modo garantito per fare più soldi. Oggi la comunicazione globale rende più del mercato dei carri armati e soprattutto dà più potere.
Quindi non siamo i soli a temere la guerra.
Ed è ipotizzabile anche che si diffonda l'idea che c'è solo modo evitare disastri: concentrare i nostri sforzi per aiutare i popoli poveri a uscire dalla miseria. Solo se i Paesi in via di sviluppo entreranno in una fase di benessere, pace e democrazia ci potremo salvare.
Lo sviluppo è l'unica medicina.
"Facile!" dirà qualcuno "Ma cosa vuoi che sviluppi quella gente... Non sono capaci! Sai quanti soldi si spendono ogni anno in aiuti umanitari? E quelli restano lì, sempre poveri..."
Questo pensa la maggioranza dei benestanti.
Ma non è vero: innanzi tutto i pochi aiuti ai paesi poveri hanno dato grandi risultati: la popolazione è aumentata ma contemporaneamente le persone che muoiono di fame sono diminuite del 75%. 
Ma c'è un'altra questione di importanza fondamentale: gli Stati ricchi danno piccoli aiuti, ma contemporaneamente continuano una selvaggia guerra di rapina.
La povertà non è frutto dell'arretratezza di alcuni popoli ma di precise azioni.
Le nazioni ricche continuano, ad esempio, l'azione di distruzione delle economie locali attraverso la vendita di prodotti agricoli sottocosto. Un crimine enorme di cui non si parla quasi mai. Le bancherelle dei mercati dei paesi poveri vendono la salsa di pomodoro italiana o cinese, il riso statunitense, la carne in scatola francese... E la gente compra questi prodotti perché costano pochissimo. Come è possibile che un pomodoro prodotto in Italia, inscatolato e trasportato per migliaia di chilometri costi di meno di un pomodoro fresco del Camerun, coltivato da un contadino che quando guadagna 3 euro al giorno è contento, e comprato in un orto che sta a 5 chilometri dalla bancarella?
Non è possibile!
Ma diventa possibile se i finanziamenti pubblici coprono una bella fetta del costo del pomodoro: detrazioni fiscali, sconto sui carburanti, finanziamento per l'acquisto dei mezzi agricoli e incentivi di vario tipo alla produzione. Non è una questione semplice da affrontare... Richiederebbe un cambio di sistema radicale... È chiaro che se l'agricoltura non venisse finanziata i prezzi andrebbero alle stelle e sarebbero i più poveri a stare peggio... Ma bisognerebbe impedire che i prodotti a basso costo dei paesi ricchi arrivino nel terzo mondo a prezzi inferiori di quelli della produzione locale. Questa concorrenza sleale fa più morti di tutte le guerre in corso, anche se fa poco rumore.

L'altro crimine che l'Occidente dovrebbe smettere di praticare è la discriminazione contro la produzione dei paesi poveri. L'Unione Europea determina quali banane sono importabili e quali no escludendo la maggior parte delle tipologie delle banane esistenti... Cioè, si pratica un libero mercato a senso unico: noi siamo liberi di esportare i nostri prodotti da voi, ma decidiamo noi cosa voi potete esportare...
L'altra tecnica che i paesi ricchi utilizzano per impedire lo sviluppo delle economie locali è l'appoggio entusiastico ai politici più corrotti e violenti... Saddam era un dittatore sponsorizzato dalla Cia perché faceva comodo la sua passione per gli ammazzanti di socialisti. E su questo non dico altro perché è una questione nota.

L'ultima domanda è: ci sono segnali positivi?

Innanzi tutto c'è da dire che (lentamente, molto lentamente) si sta agendo per chiudere i paradisi fiscali.
La maggioranza dei governi sta capendo che non è possibile fronteggiare il terrorismo e la criminalità organizzata (altra calamità primaria) se non colpendo il loro potere sul piano finanziario.
Uno dopo l'altro i paradisi fiscali si stanno regolarizzando e stanno accettando criteri di trasparenza, dalla Svizzera a Malta, dal Vaticano al Costa Rica... La rete della finanza nera e grigia sta perdendo i pezzi semplicemente perché va ormai contro gli interessi delle multinazionali...
E lentamente si sta capendo che anche la legalizzazione delle droghe è un passaggio essenziale per limitare il potere della criminalità.
D'altra parte sta crescendo la coscienza pacifista e solidale e la capacità dei consumatori di spingere verso un diverso modello di sviluppo attraverso il loro potere d'acquisto consociato (voti ogni volta che fai la spesa)...
Manca invece la coscienza diffusa dei meccanismi da demolire per favorire lo sviluppo. Ma contemporaneamente crescono le pressioni perché vengano ridotte le spese militari per poter aumentategli aiuti internazionali.

Ottenere un cambio di tendenza radicale non sarà però veloce e facile. Ma ci riusciremo perché non esiste un'altra via possibile.
Scartate le possibilità possibili restano solo le possibilità impossibili.
Jacopo Fo


Emorroidi solidali: guarire giocando con i videogames!

Emorroidi solidali: guarire giocando con i videogames!

Quello che sto per dirti è sconvolgente!

Grazie anche ai molti consigli ricevuti (grazie) sono riuscito in questi anni a ridurre progressivamente il disagio dovuto a questo malanno che molti considerano imbarazzante, ma non a eliminarlo.
Ma le mie care emorroidi mi hanno anche portato a una scoperta sensazionale (per la quale spero di ottenere il Nobel per la Pace: meno emorroidi, meno guerre).
Mi sono reso conto di un fenomeno stranissimo: la pratica che ha la maggiore e più rapida efficacia sulla mia irritazione intima è mettermi semisdraiato in poltrona, impugnare quell'aggeggio pieno di tasti e iniziare a giocare ai videogames.
Non videogames qualsiasi: serve roba tipo difendere la Città Sacra dall'attacco delle cavallette giganti, utilizzando meravigliosi lanciagranate rossi, oppure i giochi che corri come un pazzo e devi evitare burroni, ruote dentate con lame acuminate e lanciafiamme. Insomma parlo di videogames adrenalinici.
Ora la prima domanda è: succede solo a me? (attendo risposte)
La seconda domanda è, anche se succede a me soltanto perché ciò accade?

Sono anni che lavoro sulle qualità della muscolatura non razionale, sottospecie della muscolatura volontaria.
Mi riferisco a quella muscolatura che scatta quando istintivamente schiacci il freno dell'auto prima ancora che il tuo cervello razionale abbia capito cosa è successo.
Ma ora sto parlando di un altro livello muscolare, ancor più sconosciuto; mi riferisco ai muscoli che quando si muovono ci danno quelle strane sensazioni che poi chiamiamo "tuffo al cuore", "peso sullo stomaco", "tensione alle gambe"... C'è tutto un apparato muscolare, che coinvolge anche la pelle, la circolazione del sangue, ci fa diventare rossi in viso, ci si ghiaccia la nuca, ci si gela il sangue. Si tratta di un vasto territorio che va dal soprassalto emotivo quando vedi una persona che desideri molto, alla pelle d'oca...

E sono proprio questi "muscoli emotivi" a muoversi quando gioco ai videogames?... Il gonfiore delle emorroidi scatta tipo venuzza che viene strozzata da un muscolo (e si gonfia, la venuzza, tipo fistola) e questo a me succede in situazioni emozionanti... Anche positive... E con tutti gli esercizi di rilassamento e tonificazione che conosco ho difficoltà ad arrivare a decontrarre quel muscolo che mi strozza la venuzza... Invece se mi metto a giocare ai videogames, le emozioni del gioco mi fanno smuovere quel livello muscolare e arrivo al bloccaggio inconsapevolmente... Ci riesco a volte anche semplicemente ascoltando le sensazioni emotive... Se ti metti ad ascoltare senti che a volte scattano sensazioni simili a quelle dovute alle emozioni, anche senza emozioni... senti l'effetto senza la causa...
Credo che su questo terreno bisognerebbe fare ulteriori indagini perché mi sembra interessante. Sono graditi commenti pertinenti...

Vedi anche:
Della guerra e della frigidità emotiva
Una sperimentazione sulla riduzione della spasticità

Jacopo Fo


Per favore soccorrerete i miliardari!!!

Per favore soccorrete i miliardari!!!

Per favore soccorrete i miliardari!!!
Hai mai provato a metterti nei panni di uno che sta avendo un immenso successo?
Ti propongo un piccolo esperimento mentale che potrebbe provocarti alcune idee nuove. Inoltre far finta per 5 minuti di essere più ricco di Rockefeller fa comunque bene alla salute…

Immagina di aver realizzato un grandissimo lavoro, di aver profuso impegno e dedizione senza risparmio, 7 giorni su 7 per anni e ora ti trovi che stai per concludere l’affare epocale della tua vita.
Diciamo che hai il 97% di probabilità di ottenere un risultato capace di cambiarti completamente la vita. Ma la situazione è molto particolare perché devi aspettare ancora alcune settimane per sapere se la cosa funziona o no. In questo tempo che ti separa dal fischio dell’arbitro (partita inizia quando arbitro fischia) non puoi fare più nulla. Assolutamente nulla. Tutto quello che potevi fare l’hai fatto e ti pare di averlo fatto bene. Qualunque altra attività che tu svolgessi ora sarebbe solo un danno.
Praticamente è fatta ma un colpo di sfortuna potrebbe far saltare tutto.
L’aspetto che mi affascina e mi inquieta in questa situazione ipotetica è che se poi va tutto a ramengo cosa dici?
Potresti solo dire “sono cose che succedono (porca patata!)” perché onestamente non potevi fare di meglio di quanto hai fatto.
Quindi se non funziona non puoi darti del cretino. Ti può dispiacere, e molto, ma non si tratta di una situazione difficile da affrontare dal punto di vista psicologico. Di fronte a una sconfitta esiste una sola possibilità sensata: rialzarsi e riprovare.
Ma se putacaso la cosa funziona e il successo ti arride come la mettiamo? Al contrario di quel che comunemente si pensa non è una situazione facile.
Vedi finalmente il risultato, assapori il trionfo e poi cosa dici? Dici: “Sono stato bravo!”
Ma come fai a dirlo? Sì, è vero che ci hai lavorato tanto… Ma fino a un attimo prima non sapevi se era vittoria o sconfitta e le mille possibili varianti che avrebbero potuto deviare il pallone non le controllavi mica tu!
Allora bene, ci hai messo la tua parte, ma è la fortuna l’elemento che ha determinato l’esito positivo. O no?
Questa è la domanda che vale un milione di dollari e forse la tua vita stessa…
Quando ancora non conoscevi il responso, ti rendevi conto che il tuo merito non sarebbe stato l’elemento determinante. Certo a uno che non è capace a far nulla certe occasioni difficilmente gli capitano. Ma è pur vero che grandi persone hanno perduto, sono state frullate degli ingranaggi spietati degli eventi… E a volte non vince né il più bravo né il più determinato.
Questa trappola mentale del merito ti colpisce anche in un altro modo: in effetti dopo il primo successo è mediamente più facile averne un secondo per la famosa legge del piove sul bagnato…
Se hai già vinto una volta probabilmente conosci anche le persone giuste e possiedi pure la credibilità giusta… E ti è cresciuta l’autostima pure…
E siccome vuoi spasmodicamente credere che tu non perderai mai il tuo posto al sole ti attacchi a ventosa a quest’idea: ogni nuovo successo dimostra ancora una volta che sei migliore del resto del mondo…

Sì certo, se pensi positivo rendi più probabile che le cose vadano bene, cuor contento il ciel l’aiuta e la fortuna aiuta gli audaci. Ma senza una buona dose di culo non vai da nessuna parte… E la sfiga cosmica, una volta o l’altra tocca a tutti… E questo è meglio che te lo scrivi a fuoco sul palmo delle mani…

Io credo che vincere sia veramente molto difficile e pericoloso. In effetti nella mia vita ho visto molte persone andar fuori di testa dopo un grande successo.
Credo che sia proprio la sensazione dell’imponderabilità del successo a far saltare l’equilibrio mentale. Diventano tossicomani del successo, gli si attaccano spasmodicamente proprio perché al culmine di una fase positiva si rendono conto che il successo non si può possedere. Non esiste nessuna caratteristica umana che ti dia la sicurezza che funzionerà anche la prossima volta… Non sei neanche sicuro di arrivarci alla prossima volta… Al di là del fatto che potresti defungere, sai pure che dalle stelle alle stalle c’è una via breve, come un tombino, che ti ci trovi subito.

Quando sei uno sfigato e improvvisamente vendi 10 milioni di dischi e tutte le ragazze ti si vogliono fare, entri nel panico duro.
Qualcuno starà pensando: “Cazzate, se tutte le donne volessero venire a letto con me sarei proprio contento…” Certo, ma per i primi tre mesi… Poi ti accorgi che se tutte le ragazze vogliono far l’amore con te da quando hai avuto successo mentre prima facevi loro schifo, ribrezzo e noia, vuol dire che non sono interessate a te come essere umano (che continua a far schifo), a loro interessa il ruolo che tu hai la fortuna di interpretare in quel momento… Tu, umanamente non esisti al di là del tuo ruolo sociale… E il bimbo interiore ne risente e soffre… Povera bestia!

Allora ti inventi che tu sei superiore, che tu non ritornerai mai più ai piani bassi del mondo, e desideri spasmodicamente dimostrare a te stesso che possiedi questa superiorità. Ti sforzi di convincerti che quelli che hanno fallito non erano come te, tu sei più determinato, più sicuro, più carismatico. E soprattutto non farai nessun errore fatale.
Ma la grandiosità del mondo, la drammaticità del mondo, il mistero, sono gli elementi sublimi e terribili che danno spessore alla vita. In questo mondo niente è scontato e l’imprevedibile è ovunque… E uno dei grandi misteri insondabili è proprio perché, a parità di capacità, uno ce la fa e quell’altro no… Capire che il nostro merito è solo un quarto della torta dovrebbe insegnare la modestia, la gratitudine, lo stupore, la mansuetudine e la solidarietà con chi ha avuto meno culo.
Ma come sappiamo è pieno di teste di ravanello che dopo che son stati dalla De Filippi due volte smettono di salutarti perché dirti ciao gli sporca la bocca.

A questo proposito mi sovviene una battuta: “Dietro a ogni uomo di successo c’è una donna stupita”.

E siccome questa dominanza della fortuna nel nostro destino è un’evidenza (siamo sotto il cielo, come dicono i napoletani) allora cercare di negarla costa carissimo in termini energetici; finisce che molte persone all’apice del successo hanno bisogno di incentivi psicologici… e giù con alcol, coca, donne e panfili.
Credo che faccia parte del pacchetto “sostanze stupefacenti” anche l’ostentazione del lusso, l’irrefrenabile desiderio di frequentare posti esclusivi, indossare vestiti di pelle di dinosauro vergine, circondarsi di servitori… Sono uno dei tanti modi che usa chi sta ai vertici della piramide per ammansire il bruciante ricordo del fatto che la loro posizione al mondo è infinitamente più comoda di quella del disperato di Calcutta ma solo un pelo meno provvisoria.
Sono disposti a fare qualunque cosa pur di avere la sensazione di essere veramente, intimamente diversi dalla MASSA PEZZENTE al di sopra della quale sono emersi. E siccome a parità di massa corporea non esiste differenza tra un disoccupato di Bari e un miliardario di Londra, questo tentativo di affermare la propria diversità va poco lontano.

Credo che questo discorso sia molto importante per comprendere la storia dell’umanità.
Molti generali si sono rovinati e ci hanno rimesso pure la testa perché erano afflitti da un’insana mania del rischio.
Il gioco d’azzardo infatti è un’altra forma che assume la paura che il momento magico finisca. Le persone sono travolte dall’impulso di mettere alla prova la loro fortuna. Proprio perché sono alla ricerca della prova della loro superiorità.
E credo che siano connessi a questa nevrosi tutta una serie di altri comportamenti che sono dominanti nell’ambiente dei potenti: insensibilità emotiva, egoismo, egocentrismo, paranoia, mania di persecuzione eccetera.
E c’è poi l’aggiunta che se tu sei superstar c’hai grossi problemi di relazioni umane. Sì perché la maggioranza delle persone quando hanno a che fare con qualcuno che emana successo da tutti i pori, vuoi per interesse vuoi per l’emozione, vuoi per l’imbarazzo, ha difficoltà a comportarsi naturalmente…
Senza contare che quando c’hai fama e potere automaticamente diventi il bersaglio di tutta una serie di bastardissimi che ti vogliono sfruttare… Chi è ricco ha sempre paura che qualcuno gli rubi qualche cosa. Il che è una paranoia ma c’è chi si impegna con grande sforzo a dimostrarti che realmente TUTTI vivono solo per fregare te… Ti scotti talmente tante volte che poi ti convinci che sia meglio frequentare solo persone ricche come te così è meno probabile che vogliano fregarti. Il che è un doppio errore: tra i ricchi i nevrotici ossessivi son più della media nazionale quindi è più probabile che sia un ricco a volerti fregare piuttosto che un povero.
Inoltre, se ti riduci a frequentare solo potenti ti impoverisci mentalmente e spiritualmente perché tra i ricchi è maggiore il numero delle persone sprovviste di umanità, cortesia e qualche cosa di divertente da raccontare.

Insomma se le persone che sfondano NON capiscono che è stata la fortuna a determinare il loro successo (che quindi va preso con filosofia, con distacco) rischiano una serie di disastri psicorelazionali di proporzioni astronomiche.
Probabilmente se si riuscisse a parlare a queste persone trionfanti, e ammesso che abbiano voglia di ascoltarti, si otterrebbe di cambiare molte cose in questo mondo… Perché se la gente che ha il potere riuscisse a non farsi travolgere dal successo potrebbe combinare un sacco di cose buone. Che non è poi così difficile capire che è più bello per tutti se si vive senza fame, senza guerra e senza distruggere il mondo! (Ovvìa!)
Forse converrebbe perfino creare un’associazione onlus per soccorrere psicologicamente e umanamente i miliardari, che soffron così tanto, porellini!
Ma credo che sarebbe un’impresa con scarse possibilità di successo. Le persone mediamente preferiscono far la carità ai bambini magri che ai miliardari grassi.
Comunque noi, come al solito, ce ne freghiamo degli ostacoli e seguiamo la via che la nostra coscienza ci indica.
Quindi abbiamo creato all’interno del Nuovo Comitato Il Nobel per i Disabili il settore “Aiuta un miliardario sclerato e abbandonato!”.
Ovviamente accettiamo solo donazioni consistenti.

Jacopo Fo


Babbo Natale è cattivo! Il capitalismo è cattivo!

Babbo Natale è cattivo! Il capitalismo è cattivo!

Venetoespatriato” mi scrive che sua figlia di 7 anni ha repentinamente preso coscienza delle ingiustizie di questo mondo e ha radunato i suoi vecchi giocattoli per regalarli a bambini poveri. Evidentemente ha poi continuato ad elaborare ragionamenti e giorni fa è arrivata a una conclusione logica e inoppugnabile: Babbo Natale è cattivo perché non porta i regali ai bambini poveri.
Vorrei osservare che questa bambina è un genio. Ha costruito una trappola logica che non lascia soluzioni e il padre ha dovuto spiegarle come funziona veramente la storia di Babbo Natale. Che altro poteva fare?

Credo che sia opportuno che noi si riprenda a fare qualche ragionamento semplice sulla situazione, usando la logica piana e senza preconcetti. Questo perché la crisi economica ha offuscato la vista di milioni di persone. Spread, povertà, paura, disoccupazione, corruzione e risse politiche hanno confuso, annoiato, complicato il panorama e si finisce per perdere la bussola della logica.
Allora io vorrei cercare di fare un po’ di chiarezza.
Punto primo: il capitalismo è cattivo!
Non perché c’è Berlusconi. È cattivo e basta per ineliminabili cause strutturali. Il capitalismo è un sistema economico nel quale chi ha i capitali detiene il potere e inevitabilmente lo usa per fare più soldi fregandosene dell’etica e della giustizia. Questa mancanza di senso della collettività fa sì che la natura stessa della finanza sia quella di crescere speculativamente a dismisura e poi crollare. Deve crollare perché è un sistema che serve a rubare soldi alla gente. Ti convincono che le azioni argentine sono una figata e il giorno dopo crollano. Non è né una fatalità né un incidente di percorso: semplicemente ti hanno fregato i soldi con un gioco di prestigio. Le crisi fanno guadagnare un sacco di miliardi a molte persone che generalmente di mestiere non fanno gli operai.
In particolare il capitalismo fa 3 cose cattivissime:
1) usa la guerra per arricchirsi, depredando popoli, massacrando donne e bambini, distruggendo ricchezza e torturando. È la legge del mercato: produrre armi conviene, finanziare guerre conviene e quindi si trova qualcuno disposto a corrompere e fare lobbying per riuscire a fare la guerra;
2) crea barriere sociali per impedire il benessere dei popoli. Conviene a qualcuno che solo poche qualità di banane possano essere importate in Europa, conviene a qualcuno pagare una miseria i contadini e gli operai dei paesi poveri, conviene che prendere i finanziamenti pubblici sia così difficile, che solo se hai amici in Comune riesci ad aprire un supermercato o a concorrere per un appalto. Conviene che ci siano le mazzette, le raccomandazioni, gli amici degli amici, la burocrazia veloce o lenta a seconda dei casi, le liste d’attesa per una Tac a due velocità. Il capitalismo è basato sul Dio Denaro. E quindi scatena i più bassi istinti in una parte della popolazione che è ben dotata di capitali e quindi ha grandi possibilità di sfruttare in ogni modo i mezzi a disposizione ed è disposta a usare qualunque mezzo per mantenere il privilegio;
3) il capitalismo se ne fotte delle persone e se ne fotte dell’ambiente, quindi se distruggere conviene è disposto a fare qualunque cosa per difendere il proprio diritto a devastare e spargere veleno.

E noi siamo contro il capitalismo, la guerra, la povertà e la discriminazione sociale e l’inquinamento. E non vogliamo subire altre rapine a mano armata truccate da crisi economiche!

La buona notizia è che, storicamente parlando, il capitalismo è finito.
Al momento siamo nella merda fino al collo ma è solo perché gli effetti delle rivoluzioni storiche sono un po’ lente rispetto ai tempi microscopici della vita umana. Ma è bello annegare nella merda sapendo che si tratta solo di uno strascico del passato. Un dinosauro ti sta stritolando, è vero. Ma è meno terribile se hai la soddisfazione di sapere che il dinosauro è morto. Ti stritola perché ti sta franando addosso in quanto essendo morto non si regge più in piedi. E tu hai vinto perché hai continuato a vivere un secondo più di lui. E lui comunque si è estinto e tu no.

Il capitalismo sta scomparendo come è successo ai piccioni viaggiatori-postini  perché non conviene più. Anche la cavalleria composta dalla crema della nobiltà polacca è scomparsa quando l'hanno caricata con i carri armati. Sono scomparsi tutti. Morti.

Mentre alcuni capitalisti si arricchivano vendendo armi, altri più fantasiosi hanno accumulato montagne di soldi inventando il tempo libero, il consumismo, le canzoni d’amore, la moda, la spasmodica ricerca della felicità, il televisore, i libri tascabili, i computer, internet.

Così succede che la novità oggi è che abbiamo un’immensa quantità di informazioni gratis, comunicazione gratis, nuovi sistemi di connessione sociale, umana e culturale; le tecnologie digitali hanno fatto sì che il capitalismo stia vendendo a vagoni la possibilità di costruire reti solidali.
Incredibilmente il capitalismo ha costruito lo strumento che lo sta distruggendo: lo stile di vita e di pensiero basato sulle reti.
Il capitalismo ha generato la coscienza e l’esperienza che collaborare è meglio, regalare è meglio che vendere, vincere tutti è meglio che vincere in pochi.
Pochi si sono resi conto che oggi il sistema di gestione dei computer che sta diventando leader del mercato è stato creato da un gruppo di sviluppatori che hanno lavorato gratis a rete: Linux è lo spartiacque tra il nuovo e il vecchio mondo.
Oggi grazie ai social network si stanno sviluppando impetuosamente reti di persone che credono che collaborare sia gradevole e che stanno arricchendo la collettività per il gusto di farlo. Perché le canzoni d’amore ci hanno insegnato che certi piaceri  non si possono comprare si possono soltanto regalare!

Oggi centinaia di milioni di persone sono convinte che il vero lusso sia potersi permettere la condivisione. Wikipedia è la più grande enciclopedia che sia mai esistita.
Esistono al mondo almeno 500mila associazioni e gruppi solidali che si connettono freneticamente tra loro dando vita a un numero spaventoso di iniziative che vanno dai flash mob alle raccolte di firme per la difesa di singoli individui o gruppi che subiscono ingiustizie.
Mai nella storia del mondo è esistito qualche cosa di simile.
Quelli che noi oggi ricordiamo come i grandi movimenti culturali del passato non coinvolsero mai masse simili di persone.
E mai con una tale livello di partecipazione individuale.
Ogni singolo, con i suoi tweet e il suo profilo nei social network, è un sensore, un produttore di contenuti e un selezionatore di contenuti. Ogni individuo è uno snodo che moltiplica la potenza della rete relazionale mettendola in contatto con il proprio mondo di amicizie e conoscenze.
Molti non capiscono che questo fenomeno è appena iniziato. Non vedono le potenzialità spaventose di cambiamento.
Milioni di persone vivono già connesse, quasi costantemente, con la loro rete di amici, si scambiano continuamente immagini, parole e musica…
L’idea stessa di spazio si sta modificando e mai nella storia del mondo le persone hanno passato tanto tempo a parlare e quindi, bene o male, a usare il cervello.
E cosa succede se milioni di persone si scambiano messaggi forsennatamente, giudicano fatti e cose, creano sistemi di giudizio, li affinano, in una parola si confrontano e confrontano con altri le esperienze? Succede che cresce la coscienza. E appunto si sviluppa la voglia di essere protagonisti della propria vita, di raccontarla e quindi di avere qualche cosa da raccontare.
Molte persone sono spaventate dalle relazioni digitali.
È vero che c’è qualcuno che sclera. Ma se non ci fosse stato internet sarebbe andato fuori di testa in qualche altro modo.
Oggi milioni di persone usano internet per conoscere persone nuove che poi incontrano nella vita reale e a volte ci lavorano, diventano amici, fanno l’amore. Il web sta arricchendo la vita relazionale di centinaia di milioni di persone.
E cosa succede quando sai più cose, conosci più persone, hai più potere di comunicazione?
Succede che vuoi di più.
E succede che persino qualche capitalista preferisce venderti quello che vuoi e che ti serve veramente. Anzi te lo regala!
Perché la grande novità è che il mondo è talmente cambiato, perché sono cambiati gli stili di vita e di consumo, che regalare conviene: Google ti dà ricerche e posta elettronica gratis, le mappe della terra gratis, Facebook è gratis, YouTube è gratis!
Il futuro è il controllo di massa della qualità dei prodotti, lo sviluppo di un mercato fatto di consumatori informati e consociati che pretendono il meglio, compreso il fatto che i prodotti siano puliti: niente sangue, niente sudore di bambini schiavi, niente puzza di polvere da sparo.
Già ci sono reti di aziende che certificano il loro impatto ecologico e sociale: “Compra la mia automobile e salvo gli orsi dell’Alaska, i bambini poveri del Congo e ripulisco l’aria della tua città”.

Oggi il cittadino ha il potere di protestare, di votare e anche di scegliere cosa consumare e in che modo. Può condividere anche nella realtà spazi quotidiani, mezzi di trasporto, barattare, riusare, riciclare, consociare il risparmio in modo etico…

Quel che serve è che sempre più persone comprendano il grande potere che esercitano ogni volta che fanno la spesa.
Servono persone che desiderano stili di vita che ancora non ci sono e se li costruiscano. Serve costruire grandi sistemi digitali che aumentino la condivisione, sviluppino le reti e la cultura della rete.

Lo stiamo facendo ma se ce ne rendiamo conto lo facciamo meglio.
Stiamo creando il mondo migliore adesso.

Vieni al Festival EcoFuturo: abbiamo bisogno di parlarti. Vieni in tenda, in camper, in sacco a pelo, vieni a piedi a cavallo, in corriera, in elefante, ma vieni. La rete sta quagliando. La gioia sta arrivando! Partecipare costa solo 15 euro al giorno, dalla mattina alla sera, spettacolo continuato.

P.S.
Ovviamente attenzione alla caduta dinosauri. Cammina guardando in alto… Non si sa mai!

Jacopo Fo
 


Abbiamo bisogno di incontrarci per progettare il futuro

Abbiamo bisogno di incontrarci per progettare il futuro

Vieni anche tu all'Ecofuturo Festival!
(Un viaggio in un altro luogo spaziotemporale, per soli 15 euro al giorno!!!)

La tv non lo racconta ma è ormai in atto una rivoluzione epocale: una serie di novità scioccanti sta per modificare la vita e il modo di lavorare di milioni di italiani.
Una rivoluzione che non ha bisogno di vincere le elezioni per prendere il potere: lo fa e basta! Produciamo la nostra energia, riorganizziamo i nostri consumi collettivamente.
Pensi di poter vivere senza respirare il profumo di questo sconvolgimento epocale?
La nostra proposta di incontrarci per scambiarci informazioni, connessioni, idee e tecniche sta raccogliendo un grande interesse.
Hanno già aderito a Ecofuturo Festival decine di associazioni, aziende e ricercatori indipendenti, con la partecipazione di WWF, Legambiente, Acqua Pubblica e perfino del Politecnico di Milano; e poi Europa7 e la Tv del Fatto Quotidiano online oltre a una rete di emittenti web e satellitari più piccole.
La qualità dei partecipanti e le novità che presenteremo sia sul piano delle tecnologie sia per le iniziative che verranno lanciate in vari settori, dai gruppi di acquisto ai sistemi di certificazione ecologica, ci fanno sperare che da questo evento scaturirà un'ondata di rinnovamento spinta dal basso, da quel movimento poco visibile che è impegnato a costruire macchine e sistemi per un futuro migliore.
Possiamo scardinare il vecchio sistema perché è superato e antieconomico oltre che ingiusto.
E lo possiamo fare se ci mettiamo insieme a pensare e agire.
Non vogliamo fare un partito ma vogliamo connetterci in rete.
Ad esempio, una parte del festival sarà dedicata alle strategie che hanno funzionato portando alcuni (pochi) comuni a tagliare il 50% e più della bolletta energetica. Vogliamo mettere a discutere insieme Marco Boschini dei Comuni Virtuosi, Laura Puppato che pur essendo del Pd ottenne il riconoscimento di "Sindaco a 5 Stelle", e il sindaco di Parma, Federico Pizzarotti e vedere se c'è modo di creare sinergie tra gli amministratori che al di là delle bandiere vogliono migliorare le cose.
Lo stessa logica la proporremo al mondo dell'autocostruzione e delle stampanti in 3D, agli appassionati di auto e moto elettriche (convertire è possibile!), a chi vuole creare reti di turismo sostenibile e a chi lavora nel settore delle fonti rinnovabili (presenteremo nuovi sistemi fotovoltaici!).
Speriamo sia un evento che abbia la capacità di lanciare un'ondata di iniziative concrete in tutta Italia.
Inoltre questo festival non sarà "mordi e fuggi" e tutti i materiali prodotti resteranno on line su un portale dedicato e verranno via via sviluppati sulla nuova serie di Ecotecno.tv, rivista cartacea e digitale il cui terzo numero, di presentazione del festival, è già in distribuzione.
Di tutti questi risultati dobbiamo dare gran merito a Michele Dotti che è diventato il principale fautore di questa iniziativa ed è riuscito a realizzare una poderosa opera di connessione.

A questo punto la macchina organizzativa è partita a predisporre tende e tendoni, servizi, aree ristorazione, stand, esposizioni, laboratori. E a brevissimo sarà anche pronto il volantone in pdf con il programma. Ma ancor prima di partire con la comunicazione stiamo ricevendo segnali di interesse da molte parti e prenotazioni di gruppi che si stanno organizzando per arrivare con tutti i mezzi.
In questi giorni stiamo poi pubblicando una scheda per ognuno dei relatori e delle aziende presenti, che pubblicheremo quotidianamente qui, su Cacao e su tutti i siti del circuito e che vi invitiamo a ripubblicare sui vostri blog e pagine Facebook.
In questo modo otterremo un effetto di diffusione esponenziale.

A questo proposito vorrei sottolineare che nello spirito stesso di EcoFuturo abbiamo in mente di sviluppare Ecotecno.tv come rivista "multitestata", cioè proporre ad altre riviste digitali di mettersi in cordata con noi mantenendo ognuno la propria copertina, la propria autonomia totale ma alleandosi e "distribuendoci" tutti insieme, in modo tale da fare massa critica "unendo" il pubblico di ognuna delle testate che si "assorellano".
Detto questo vi saluto e vi faccio i miei auguri

Jacopo Fo

Per gli ospiti saranno disponibili anche spazi tenda o sacco a pelo, ingredienti e fuochi per cucinare autonomamente e piatti pronti italiani e arabi a partire da 5 euro.

Hanno finora aderito al Festival Ecofuturo
Associazioni, cooperative, istituzioni e società
Legambiente
WWF
Associazione dei Comuni Virtuosi
Rete Comuni Solidali
Italia che Cambia
La Nuova Ecologia
Qualenergia
Equologia
Mani Tese
Verdi Ambiente e Società
Transition Town
Progetto Teknes
Associazione Gaia
Mola Casanova

Esperti, docenti, ricercatori e divulgatori
Gunter Pauli
Marinella Levi
Pietro Laureano
Luigi Rambelli
Sergio Ferraris
Giannandrea Mencini
Corrado Giannone
Cristiano Bottone
Giuliano Tallone
Gianumberto Accimelli
Daniel Tarozzi
Carlo Giordano
Claudio Bertoni
Marco Boschini
Loredana Menghi
Giovanni Cimini
Maurizio Fauri
Federico Butera
Fabio Roggiolani
Claudia Bettiol
Mario Agostinelli
Giorgio Ruffini
Ascanio Tagliaferri
Maurizio Signorini
Sergio Los
Natasha Pulitzer
Daniela Ducato
Massimo Moretti
Fabrizio Zago
Michele Dotti
Mao Valpiana
Joshua Evangelista
Filippo Guerra
Giovanni Maiolo
Laura Puppato
Federico Pizzarotti

Tv e radio che trasmetteranno l'evento
LCN delle emittenti che trasmetteranno il Festival EcoFuturo a partire dal 27/07/2014 fino al 02/08/2014 in seconda serata alle ore 23.00 circa.
TVR VOXSON LAZIO LCN 72
TELEREGIONE TOSCANA LCN 114
ATV7 ABRUZZO LCN 91
Inoltre sarà trasmesso anche sul canale nazionale FLY, visibile sulla piattaforma digitale DVB-T2.

LA NUOVAECOLOGIA TV: LaNuovaEcologia TV trasmetterà pillole serali dal Festival
TELEAMBIENTE
ILFATTOQUOTIDIANO TV
TRASMISSIONI RADIO SU Reset Radio e RadioGamma5

Partner e sponsor
ECOR prodotti biologici e biodinamici
AAM Terranuova
I Bibanesi

Programma provvisorio

26/07/2014
Arrivo ospiti e partecipanti
Conferenza plenaria di benvenuto e presentazione festival di Jacopo Fo
21:30: Concerto di Luca Bassanese & La Piccola Orchestra Popolare

27/07/2014
Laboratorio con Mola Casanova
Laboratorio con Nicola Ulivieri (forni solari)
Laboratorio Ecopillole con Mamma Chimica
Laboratorio con Wasp Project (stampanti 3D)
Autocostruzione di blocchi in calce e canapa per tamponature di abitazione. A cura di azienda Agraia
Autocostruzione pannelli solari termici con materiali riciclati

Conferenza di Fabrizio Zago: Vuoi essere aquila o tacchino? L'impatto della detergenza sull'ambiente e sulla nostra pelle
Conferenza di Filippo Guerra (Recosol): Esperienza pilota di riciclo plastica in Sahel

Tavola rotonda: Biodiversità, una ricchezza da difendere e promuovere con Giannadrea Mencini (vice-presidente nazionale Associazione VAS - Verdi Ambiente e Società), Giuliano Tallone (presidente LIPU dal 2003 al 2011) e Gianumberto Accinelli (fondatore e presidente di Eugea s.r.l.).
Tavola rotonda con Marco Boschini, Laura Puppato e Federico Pizzarotti: Come riorganizzare le amministrazioni locali

28/07/2014
Laboratorio Oli essenziali con Barbara Pozzi
Laboratorio con Wasp Project (stampanti 3D)
Laboratorio di autocostruzione di blocchi in calce e canapa per tamponature di abitazione. A cura di azienda Agraia
Autocostruzione pannelli solari termici con materiali riciclati

Conferenza di Pietro Laureano: presentazione del progetto Toilette a diversione

Tavola rotonda con Progetto Teknes e la giornalista Loredana Menghi: La tecnologia appropriata e la cooperazione solidaria internazionale
Tavola rotonda con Giorgio Ruffini, Presidente di "Azione Energia Solare" e fondatore del Coordinamento FREE (Coordinamento Fonti Rinnovabili ed Efficienza Energetica) un'Associazione che raccoglie attualmente 29 Associazioni del settore rinnovabili.

Ore 21:30: Lu Santo Jullare Francesco, spettacolo teatrale di Mario Pirovano

29/07/2014
Laboratorio Ecopillole con Mamma Chimica
Laboratorio con Wasp Project (stampanti 3D)
Laboratorio con Mola Casanova
Laboratorio di autocostruzione di blocchi in calce e canapa per tamponature di abitazione. A cura di azienda Agraia
Autocostruzione pannelli solari termici con materiali riciclati

Conferenza di Luigi Rambelli sul turismo sostenibile: Il turismo fra green washing, sostenibilità e innovazione gestionale e strutturale
Conferenza Massimo Moretti di Wasp Project (stampanti 3D)
Seminario con Cristiano Bottone: Strade in Transizione, resoconto della prima sperimentazione in Italia di questa modalità di intervento "strada per strada" sviluppato in Gran Bretagna.

30/07/2014
Laboratorio Oli essenziali con Barbara Pozzi
Laboratorio con Wasp Project (stampanti 3D)
Laboratorio di autocostruzione di blocchi in calce e canapa per tamponature di abitazione. A cura di azienda Agraia
Autocostruzione pannelli solari termici con materiali riciclati

Seminario con Cristiano Bottone: RIECONOMY ALL'ITALIANA, ricostruire insieme l'economia del territorio
Intervista via Skype con Gunter Pauli sulla Blue Economy
Conferenza di Corrado Giannone: Come valorizzare le risorse agroalimentari del territorio nei servizi di ristorazione collettiva
Presentazione della prima collana fotovoltaica (Oreficeria D'Orica) con Gianpietro Zonta, Daniela Raccanello e Adriana Sasso

21:30: Spettacolo teatrale di Michele Dotti

31/07/2014
Laboratorio Ecopillole con Mamma Chimica
Laboratorio con Wasp Project (stampanti 3D)
Laboratorio di autocostruzione di blocchi in calce e canapa per tamponature di abitazione. A cura di azienda Agraia
Autocostruzione pannelli solari termici con materiali riciclati

Conferenza di Maurizio e Davide Signorini di Energetismo. Sostenibilità: la felicità dell'appartenenza
Conferenza di Maurizio Fauri: Efficienza energetica e incentivi

21:30: Spettacolo teatrale di Jacopo Fo

01/08/2014
Laboratorio Oli essenziali con Barbara Pozzi
Laboratorio con Wasp Project (stampanti 3D)
Lezione di musica con strumenti autoprodotti con Maurizio Capone e Bungt Bangt
Laboratorio di autocostruzione di blocchi in calce e canapa per tamponature di abitazione. A cura di azienda Agraia
Autocostruzione pannelli solari termici con materiali riciclati

Seminario Ass. Gaia: Presentazione progetto Educational e Wikigaia, il nuovo social commerce
Seminario Ass. Gaia: Acquaponica, presentazione del nuovo metodo di coltura a ciclo chiuso
Conferenza di Giovanni Maiolo (Recosol): Accoglienza migranti nella Locride
Conferenza di Giovannni Cimini: Leonardo System, un sistema innovativo di impianto fotovoltaico con accumulatore e inverter di ultima generazione

Tavola rotonda con Daniel Tarozzi: L'Italia che cambia
Tavola rotonda con Carlo Giordano: EconoMake, se vuoi un'economia diversa, falla!
Tavola rotonda con Daniela Ducato, Maurizio Signorini: Bioedilizia, le migliori esperienze italiane e gli scenari futuri

21:30: Concerto Maurizio Capone e Bungt Bangt

02/08/2014
Conferenza di Natasha Pulitzer e Sergio Los: L'ecovillaggio solare di Alcatraz, la bioclimatica e l'autosufficienza energetica
Conferenza di chiusura Festival con Jacopo Fo