fatto quotidiano

Si va a votare

Che si fa? Pare proprio probabile. E nonostante tutto rischiamo pure di riperdere le elezioni.
Le probabilità di andare al voto a primavera sono notevoli. Rischiamo di trovarci un’altra volta B.?
Sì. Un’altra ipotesi è un governo Fini-Casini con appoggio esterno interno del Pd. O con appoggio esterno interno di Fini. E magari 3 o 4 liste di sinistra sinistra verde + le liste di Grillo.
Insomma sembriamo proprio un movimento in declino. Incapace di trovare una grande unità che ci faccia andare al di là dell’atto di presenza, sul filo della lama del quorum.
Ma se si guarda la realtà sociale la situazione è ben diversa.
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Il cerchio sovrastrutturale

Di che parlano le intercettazioni tra il portavoce della Marcegaglia e il furbetto del Giornale? Ecco un tentativo di decodificazione.
Le intercettazioni tra Rinaldo Arpisella, di Confindustria e Nicola Porro del Giornale, sono di una gravità spaventosa. Ma sono anche preziose perché svelano quel che succede ai piani alti del potere. Un pezzo di verità che ci illumina finalmente sulla realtà del potere in Italia e sull’inciucio vergognoso coi media. Per inciso i due convengono che tutti i direttori dei giornali ubbidiscono ai loro editori. Segreto di Pulcinella qui da noi… Ma a proposito di questo sui giornali di stamattina c’è poco… Una verità scomoda.
Ma la domanda che rimbalza sui blog italiani è: che cavolo è ‘sto cerchio sovrastrutturale?
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Orrore tg killer

Nei prossimi giorni saremo costretti a subire la storia dell’ennesima ragazza uccisa. Non c’è niente da fare. Anche se appena la tv inizia a parlarne giri canale hai già sentito troppo. Solo pensare alla faccia della madre, che apprende che è stato lo zio a ucciderla mi fa star male. Una vertigine. Non sono fatti che la nostra mente può accettare. Sono storie che ci ributtano addosso l’inconsistenza della vita. Lo squilibrio. Quella sensazione di precarietà e di ingiustizia che ti viene addosso quando scopri di avere una malattia. Quando ti ricordi che prima o poi devi morire. Che carognata!
E’ questa la molla profonda di tutte le fughe, di tutte le tecniche di autoanestesia (droghe, alcol, fondamentalismo, videogames, pillole legali, sesso compulsivo, cibo compulsivo). Dietro a tutti i complessi, i traumi, le fobie, c’è la paura del dolore e della morte. Ti risparmio una facile soluzione del problema. Non ce ne sono.
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L’ecologia è per i ricchi?

Leggo vari commenti come quello di Umberto: “…realtà come il Movimento della Decrescita Felice rappresentano la parte a reddito più alto dell’Italia ‘alternativa’ (diciamo il 5-10% della popolazione?). L’Italia vera sta sotto e, credimi, pensa più al posto di lavoro, alla casa e alle spese per l’istruzione dei figli che non alle energie alternative o ai prodotti biologici”.

Sull’evidenza che le persone che si trovano in condizioni economiche drammatiche pensino poco all’ambiente non ci piove.

Ma questo aggiunge danno al danno.

E dovrebbe essere terreno centrale di iniziativa politica.

La situazione difficilissima di molte famiglie impedisce loro di vedere le opportunita’ e così si produce un ulteriore danno economico a chi già non riesce ad arrivare a fine mese.

Infatti proprio chi non ha soldi potrebbe ottenere grandi vantaggi economici immediati.

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Vince chi sorride – 2

Il grande Vittorio Zucconi ci racconta la storia quasi sconosciuta di Kate Miner, una ricchissima americana che aveva guadagnato miliardi gestendo una catena di boutique d’alta moda ed era convinta che un abito firmato può fare miracoli. 
Comprò un mega camper con rimorchio a due piani, lo attrezzò come un beauty center e iniziò a girare gli Usa. Con l’aiuto di un gruppo di femministe e di psicologhe avvicina le barbone, le porta nel super camper, offre loro un rapido restyling: pedicure, manicure, coiffeur, massaggio, trucco. Fa loro indossare abiti costosi, corredati da accessori di gran classe. Le mette di fronte a uno specchio e si complimenta con loro per la metamorfosi che hanno compiuto, da cumulo di croste e stracci a donna elegante. A questo punto le ex barbone vanno a un colloquio per trovare lavoro e a un incontro per affittare un appartamento. E riescono a ottenere entrambe le cose: una casa e un lavoro.
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Vince chi sorride!

Con queste facce serie non vincerete mai. Non l’ha detto Buster Keaton, lo ha detto un grande maestro di arti marziali ai suoi giovani focosi allievi. Io credo che questo principio valga anche in politica. Ai progressisti manca un po’ il sorriso. Molti oppositori al governo dello sfascio fanno a gara per apparire in televisione con la faccia più seria e incazzata possibile e a urlare a più non posso. Essere incavolati neri è la prova della sincerità e della forza del proprio impegno politico. Berlusconi invece fa il sorriso finto e vince.

Già sento scalpitare alcuni che mi massacreranno nei commenti a questo articolo: dici bene tu! Ma se fossi un operaio licenziato non avresti niente da sorridere! Allora vorrei raccontarti la storia di 100 milioni di donne che sono uscite dalla miseria insieme a 300 milioni di loro familiari senza dover fare la faccia scura e urlare, neanche per 10 minuti. Anzi hanno dovuto sorridere molto, perché hanno dovuto collaborare, mettersi d’accordo, darsi fiducia. E se non sai sorridere non ci riesci. Perché il sorriso è il cemento delle relazioni sociali. Non essere capaci di sorridere è una malattia relazionale grave: chi non sorride resta da solo (e perde le elezioni).

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Bersani mi fa paura!

Ho letto la lettera del Segretario del PD e la mia fiducia per il futuro si è incrinata.
Una cosa da panico. Veramente preoccupante.
Parte con una frase che sembra un gioco di parole: “/Ci si vuole trascinare ad un sistema dove il consenso viene prima delle regole e cioè delle forme e dei limiti della Costituzione…..”/
Una frase di rara nebbiosità che potremmo interpretare come negazione del diritto dei cittadini di decidere quel che vogliono. A me risulta che il consenso in democrazia permetta di approvare qualsiasi legge. Probabilmente Bersani si è sbagliato a scrivere. Scriveva a orecchio cercando belle parole e gli è venuto fuori un ingarbuglio. Ma poi Bers continua:/ “Il populismo infatti è, per definizione, una democrazia che non decide, specializzata com’è nell’usare il governo per fare consenso e non il consenso per fare governo.”/
E qui mi chiedo dove abbia studiato comunicazione Bers… Siamo all’inizio dell’articolo e dovrebbe cercare di accalappiare l’attenzione dei lettori. Invece continua a ribadire un’idea che comunque è debole. Qui ha perso già il 50% dei lettori. L’articolo parte veramente fiacco. E continua a peggiorare:/ “Il dato di fondo della situazione politica sta qui, mentre la questione sociale e quella del lavoro sono senza risposte e si drammatizzano ogni giorno.”/
Cavolo ti hanno catturato i marziani e ti hanno fatto la lavanda cerebrale? Ma come “Il dato di fondo… è tutto qui”? Il governare per il consenso invece che governare col consenso? Ma chi ti capisce?

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Più cripte per tutti!

Gentile signor Brunetta,

le scrivo perché c’è una falla assurda nelle nostre finanze che potremmo fermare in un minuto, senza spendere un soldo.
Sarebbe facile.
Quel che ha fermato tutti i governanti dall’intervenire è solo uno strano preconcetto, la paura di occuparsi di un tema tabù.
Mi sembra che lei abbia uno spirito tale che forse vorrà prendere in considerazione questa proposta.

Ogni anno l’Italia spende una cifra astronomica per le sepolture, in parte sostenuta dalle pubbliche amministrazioni in parte dai cittadini.
Sono 20 anni che periodicamente cerco di sollevare questa questione ma pare che appena si tocca l’argomento gli italiani cadano in una crisi di pruriti intimi (fanno scongiuri grattatori) e gli si chiude il cervello.
La spesa italiana è decine di volte superiore per ogni singola sepoltura di quella della maggioranza dei paesi del mondo.
L’Italia infatti si è data una legge sciagurata che prevede regole deliranti per le ultime dimore. Queste regole non hanno nessun senso scientifico, religioso o sanitario, tant’è che altre nazioni profondamente cattoliche, moderne e che tengono in considerazione la salute pubblica non conoscono normative analoghe.
In pratica quando si seppellisce una persona in quasi tutto il mondo si fa un buco per terra, si crea un fondo alla fossa con funzione sterilizzante, ad esempio un paio di sacchi di calce viva, e poi si interra il deceduto.
Lo si fa da millenni e non ha mai creato problemi.

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Gentile Ministro della Salute Fazio

Una volta tanto non le scrivo per criticarla ma per porgerle alcune osservazioni che mi sembrano basate sul semplice buon senso comune.

Questo perché credo che a volte sia giusto scontrarsi ma sarebbe un bene che si riuscisse anche a collaborare.

Mi sembra questa la base per mandare avanti un consesso civile degno di questo nome.

Quindi metto da parte le polemiche e mi occupo solo di piccoli fatti banali.

Una realtà assodata, che tutti gli specialisti che vorrà interpellare le confermeranno, è che un elemento essenziale nella guarigione è di tipo mentale.

Ne è prova l’efficacia dell’effetto placebo.

Quando viene sperimentata una medicina nuova la si dà a 100 malati e per provare l’attendibilità del test si prendono altri 100 malati e a loro invece della medicina si offre acqua distillata, cioè un placebo, una medicina finta.

Quel che si verifica è curioso: molti malati, a volte più della metà, guariscono col placebo.

Per maggiore precisione di indagine si tiene anche sotto osservazione un terzo gruppo di malati ai quali non si dà nessuna medicina.

Anche in questo terzo gruppo alcuni malati guariscono ma sono meno di quelli che guariscono con il placebo.

Cioè: il placebo funziona. Ovviamente meno delle medicine vere ma funziona.

Osservando questa realtà ho pensato a quante volte si interpella un dottore che pressato dall’ansia del paziente alla fine, mentre prescrive analisi approfondite, gli dà una medicina comunque. Anche cure di una certa rilevanza come antibiotici o cortisone. Non dico che lo fanno tutti i medici, ci sono di quelli ligi agli insegnamenti di Ippocrate, ma ci sono anche quelli che alla fine si scocciano per l’apprensione del paziente e gli scodellano una ricettazza azzardata. Alcuni (pochi per fortuna) poi incassano addirittura la percentuale dalla casa farmaceutica.

Allora mi chiedo perché non si lancia una direttiva ministeriale che chiede ai medici di cambiare sistema?

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Cara Gelmini, ti scrivo

Gentile Gelmini,

Le scrivo per porle un problema di fondo della scuola italiana. Quello dell’insegnamento.

Rinuncio qui ad affrontare altre questione cocenti che riguardano i lavoratori della scuola, le risorse, le modalità dei concorsi eccetera. Argomenti sui quali non ci troveremmo d’accordo.

Vorrei invece parlarle di quello che si insegna perché sono convinto che pur essendo di diversa fede politica potremmo metterci d’accordo su alcune questioni pratiche.

E penso che sul COME si insegna potremmo trovare dei punti di intesa.

Si tratta di un argomento discusso pochissimo al di fuori di ristretti ambiti pedagogici.

Invece io credo che dovrebbe essere un grande tema di dibattito.

La prima domanda che vorrei porre è: cosa fa crescere un adolescente?

Quando ero molto giovane me ne andai a vivere in una casa diroccata in mezzo ai monti.

Avevo vissuto una serie di esperienze traumatiche e non stavo molto bene di testa, tra depressione e stati di panico.

Un bel giorno arriva mio padre a trovarmi.

Non so se ha presente mio padre, detto fra noi non è uno abile a lavorare col trapano e il martello, meglio lasciar perdere, io non gli avevo mai visto piantare un chiodo.

Invece arriva e si mette a riparare la casa dove vivevo. Inchioda una porta, aggiusta una ringhiera.

Quando se ne è andato dopo una settimana io ero scioccato. Mi dissi: “Se mio padre è venuto qui e si è messo a riparare questa casa vuol dire che è veramente preoccupato per me e io sono proprio messo male.” E lì ho iniziato a decidere che era meglio smettere di essere depressi e cercare di combinare qualche cosa di buono nella vita.

Se mio padre mi avesse fatto una bella predica non avrebbe ottenuto niente. Invece è stato zitto e si è messo a lavorare e mi ha coinvolto. Perché ovviamente non potevo stare con le mani in mano mentre mio padre si dava da fare per migliorare la mia casa.

Io credo che il problema della scuola italiana sia innanzi tutto che si parla molto e non si fa quasi nulla di pratico.

L’insegnamento è astratto.

Questa era una cosa che mi dava enormemente sui nervi quando ero studente. Infatti ero un pessimo studente.

Ho iniziato a studiare con grande impegno solo quando ho lasciato la scuola e mi sono messo a lavorare. Sapere mi era diventato necessario per realizzare i miei progetti.

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