fatto quotidiano

Quale punizione per i terroristi?

Mia madre fu rapita, seviziata con tagli di lamette e sigarette spente sul corpo e violentata da un gruppo di fascisti armati. Oggi sappiamo chi erano questi criminali, ma non verranno mai puniti grazie alla prescrizione.
Sinceramente non mi interessa il fatto che non scontino nessuna pena per quello che hanno fatto. Non è una questione di perdono. Io non perdono proprio niente. Ma credo che la punizione sia compito di Dio o, se preferite, delle leggi di natura. E sono certo che gente di quel genere ha vissuto perdendo la cosa più preziosa: la possibilità di essere sensibili alla vita e all’amore. Chi si macchia di crimini orrendi per riuscirci deve uccidere la sensibilità al dolore altrui, ma così perde anche la capacità di provare empatia per altri esseri umani. Cosa può esserci di peggio che vivere afflitti dalla sordità emotiva?

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La Casa del Popolo torni al popolo

Caro compagno Ferrero,
Siamo entrambi comunisti di vecchia data e spero si condivida l’impianto di fondo del nostro modo di essere e di pensare. Ti scrivo quindi per sottoporti una questione, della quale suppongo tu non sappia assolutamente nulla e che credo non sia dovuta a nient’altro che a meccanismi semiautomatici connaturati con organizzazioni complesse come un partito. Una questione che si potrebbe giudicare piccola senonché ci vanno di mezzo delle persone…
Vado al sodo. Trentun anni fa mi sono trasferito a vivere a pochi chilometri da Casa del Diavolo, ridente paese della Cintura Rossa a nord di Perugia. Una catena di paesi nati sull’antica strada romana che si sono sviluppati negli anni ’50 con i mezzadri che abbandonavano i latifondi dove si faceva la fame. Gente dura, 80% comunisti. C’era la Casa del Popolo e il c’era il Mulino Popolare.

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Salviamo Rimini

E’ da quando ero piccolo che vado in vacanza sulla riviera romagnola e da allora sento dire che un grande problema del turismo è la ferrovia, che passa troppo vicino alla costa, disturba il sonno dei vacanzieri e spacca in due le città balneari provocando enormi rallentamenti al traffico. Bisognava farne un’altra, più all’interno, liberando così immensi territori turistici.
E’ un problema che scende giù con la ferrovia costiera fino a Bari. Anche lì la città è spaccata e già, mi ricordo, trent’anni fa, sentii dire che era urgente spostare i binari per liberare il traffico dal cappio dei binari.
Nel frattempo milioni di tonnellate di carburante sono stati sprecati negli ingorghi, una montagna di denaro che ci avrebbe ripagato 100 volte della spesa per spostare la ferrovia.
Ora a Rimini e Riccione si è deciso di mettere un chiodo definitivo a questa idea di trasloco ferroviario.
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Si va a votare

Che si fa? Pare proprio probabile. E nonostante tutto rischiamo pure di riperdere le elezioni.
Le probabilità di andare al voto a primavera sono notevoli. Rischiamo di trovarci un’altra volta B.?
Sì. Un’altra ipotesi è un governo Fini-Casini con appoggio esterno interno del Pd. O con appoggio esterno interno di Fini. E magari 3 o 4 liste di sinistra sinistra verde + le liste di Grillo.
Insomma sembriamo proprio un movimento in declino. Incapace di trovare una grande unità che ci faccia andare al di là dell’atto di presenza, sul filo della lama del quorum.
Ma se si guarda la realtà sociale la situazione è ben diversa.
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Il cerchio sovrastrutturale

Di che parlano le intercettazioni tra il portavoce della Marcegaglia e il furbetto del Giornale? Ecco un tentativo di decodificazione.
Le intercettazioni tra Rinaldo Arpisella, di Confindustria e Nicola Porro del Giornale, sono di una gravità spaventosa. Ma sono anche preziose perché svelano quel che succede ai piani alti del potere. Un pezzo di verità che ci illumina finalmente sulla realtà del potere in Italia e sull’inciucio vergognoso coi media. Per inciso i due convengono che tutti i direttori dei giornali ubbidiscono ai loro editori. Segreto di Pulcinella qui da noi… Ma a proposito di questo sui giornali di stamattina c’è poco… Una verità scomoda.
Ma la domanda che rimbalza sui blog italiani è: che cavolo è ‘sto cerchio sovrastrutturale?
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Orrore tg killer

Nei prossimi giorni saremo costretti a subire la storia dell’ennesima ragazza uccisa. Non c’è niente da fare. Anche se appena la tv inizia a parlarne giri canale hai già sentito troppo. Solo pensare alla faccia della madre, che apprende che è stato lo zio a ucciderla mi fa star male. Una vertigine. Non sono fatti che la nostra mente può accettare. Sono storie che ci ributtano addosso l’inconsistenza della vita. Lo squilibrio. Quella sensazione di precarietà e di ingiustizia che ti viene addosso quando scopri di avere una malattia. Quando ti ricordi che prima o poi devi morire. Che carognata!
E’ questa la molla profonda di tutte le fughe, di tutte le tecniche di autoanestesia (droghe, alcol, fondamentalismo, videogames, pillole legali, sesso compulsivo, cibo compulsivo). Dietro a tutti i complessi, i traumi, le fobie, c’è la paura del dolore e della morte. Ti risparmio una facile soluzione del problema. Non ce ne sono.
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L’ecologia è per i ricchi?

Leggo vari commenti come quello di Umberto: “…realtà come il Movimento della Decrescita Felice rappresentano la parte a reddito più alto dell’Italia ‘alternativa’ (diciamo il 5-10% della popolazione?). L’Italia vera sta sotto e, credimi, pensa più al posto di lavoro, alla casa e alle spese per l’istruzione dei figli che non alle energie alternative o ai prodotti biologici”.

Sull’evidenza che le persone che si trovano in condizioni economiche drammatiche pensino poco all’ambiente non ci piove.

Ma questo aggiunge danno al danno.

E dovrebbe essere terreno centrale di iniziativa politica.

La situazione difficilissima di molte famiglie impedisce loro di vedere le opportunita’ e così si produce un ulteriore danno economico a chi già non riesce ad arrivare a fine mese.

Infatti proprio chi non ha soldi potrebbe ottenere grandi vantaggi economici immediati.

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Vince chi sorride – 2

Il grande Vittorio Zucconi ci racconta la storia quasi sconosciuta di Kate Miner, una ricchissima americana che aveva guadagnato miliardi gestendo una catena di boutique d’alta moda ed era convinta che un abito firmato può fare miracoli. 
Comprò un mega camper con rimorchio a due piani, lo attrezzò come un beauty center e iniziò a girare gli Usa. Con l’aiuto di un gruppo di femministe e di psicologhe avvicina le barbone, le porta nel super camper, offre loro un rapido restyling: pedicure, manicure, coiffeur, massaggio, trucco. Fa loro indossare abiti costosi, corredati da accessori di gran classe. Le mette di fronte a uno specchio e si complimenta con loro per la metamorfosi che hanno compiuto, da cumulo di croste e stracci a donna elegante. A questo punto le ex barbone vanno a un colloquio per trovare lavoro e a un incontro per affittare un appartamento. E riescono a ottenere entrambe le cose: una casa e un lavoro.
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Vince chi sorride!

Con queste facce serie non vincerete mai. Non l’ha detto Buster Keaton, lo ha detto un grande maestro di arti marziali ai suoi giovani focosi allievi. Io credo che questo principio valga anche in politica. Ai progressisti manca un po’ il sorriso. Molti oppositori al governo dello sfascio fanno a gara per apparire in televisione con la faccia più seria e incazzata possibile e a urlare a più non posso. Essere incavolati neri è la prova della sincerità e della forza del proprio impegno politico. Berlusconi invece fa il sorriso finto e vince.

Già sento scalpitare alcuni che mi massacreranno nei commenti a questo articolo: dici bene tu! Ma se fossi un operaio licenziato non avresti niente da sorridere! Allora vorrei raccontarti la storia di 100 milioni di donne che sono uscite dalla miseria insieme a 300 milioni di loro familiari senza dover fare la faccia scura e urlare, neanche per 10 minuti. Anzi hanno dovuto sorridere molto, perché hanno dovuto collaborare, mettersi d’accordo, darsi fiducia. E se non sai sorridere non ci riesci. Perché il sorriso è il cemento delle relazioni sociali. Non essere capaci di sorridere è una malattia relazionale grave: chi non sorride resta da solo (e perde le elezioni).

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Bersani mi fa paura!

Ho letto la lettera del Segretario del PD e la mia fiducia per il futuro si è incrinata.
Una cosa da panico. Veramente preoccupante.
Parte con una frase che sembra un gioco di parole: “/Ci si vuole trascinare ad un sistema dove il consenso viene prima delle regole e cioè delle forme e dei limiti della Costituzione…..”/
Una frase di rara nebbiosità che potremmo interpretare come negazione del diritto dei cittadini di decidere quel che vogliono. A me risulta che il consenso in democrazia permetta di approvare qualsiasi legge. Probabilmente Bersani si è sbagliato a scrivere. Scriveva a orecchio cercando belle parole e gli è venuto fuori un ingarbuglio. Ma poi Bers continua:/ “Il populismo infatti è, per definizione, una democrazia che non decide, specializzata com’è nell’usare il governo per fare consenso e non il consenso per fare governo.”/
E qui mi chiedo dove abbia studiato comunicazione Bers… Siamo all’inizio dell’articolo e dovrebbe cercare di accalappiare l’attenzione dei lettori. Invece continua a ribadire un’idea che comunque è debole. Qui ha perso già il 50% dei lettori. L’articolo parte veramente fiacco. E continua a peggiorare:/ “Il dato di fondo della situazione politica sta qui, mentre la questione sociale e quella del lavoro sono senza risposte e si drammatizzano ogni giorno.”/
Cavolo ti hanno catturato i marziani e ti hanno fatto la lavanda cerebrale? Ma come “Il dato di fondo… è tutto qui”? Il governare per il consenso invece che governare col consenso? Ma chi ti capisce?

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