13 ottobre 2017 - Torino: Omaggio a Dario Fo e Franca Rame

Dario Fo

Lettera di Dario Fo al Sindaco Marco Cavicchioli in occasione dell'allestimento della mostra su Darwin a Biella

Pubblichiamo di seguito la lettera scritta da Dario Fo al Sindaco di Biella, Marco Cavicchioli dove si stava allestendo la mostra dedicata a Darwin, inaugurata per la prima volta questa estate al Palazzo del Turismo Primo Grassi a Cesenatico.

Caro Marco,  
mi spiace di non averti potuto conoscere quando, nel 1974, venimmo con tutta la compagnia a Biella per un incontro davvero epico, giacché allora tu eri un bambino, avevi appena cinque anni. Nessuno poteva immaginare fin da allora che dopo quarant’anni saresti divenuto il sindaco di una delle città più vive del Piemonte. Ma di certo, qualche anno dopo quell’evento, ti avranno raccontato delle manifestazioni che, con Franca e l’intera nostra compagnia, abbiamo promosso insieme a tutta la tua città per ricordare la storia a dir poco straordinaria svoltasi nelle valli del biellese agli inizi del Trecento. Di sicuro, chi stava raccontandoti avrà partecipato a quella scalata che portò qualche migliaio di abitanti, provenienti da tutte le valli del Piemonte, fin sul picco del monte Rubello per ricordare la resistenza dei dolciniani, che lottavano contro duchi e i vassalli che, alleati col clero, imponevano da secoli la servitù della gleba, privando tutti della libertà d’azione e di pensiero. (...)

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Grazie a tutti...

 

Dario Fo e Franca Rame Cesenatico 1960Abbiamo ricevuto centinaia di telegrammi, email, telefonate, sms e messaggi sui blog e sui social network. Veramente tanti.

Biglietti, lettere e cartoline a raccontare ricordi bellissimi.

Rose rosse e bianche, piantine di peperoncino, fiori e canzoni, nasi rossi e maschere per ricordare un momento, un episodio, una vita o una parte di storia.

Tanti, tantissimi, i sorrisi, gli abbracci, le lacrime, le pacche sulla spalla e le strette di mano, che ci hanno accompagnato in questi giorni.

E' stato molto emozionante sentirvi vicini, anche se dall’altra parte del mondo. Vedervi arrivare alla camera ardente per un saluto a pugno alzato o per un minuto di silenzio, vedervi e sentirvi con noi sotto la pioggia battente per strada e in piazza Duomo.

Vogliamo ricordarvi uno a uno, ringraziarvi. E cercheremo di farlo presto.

Per ora un grazie enorme per la vostra vicinanza e partecipazione.

GRAZIE!

La famiglia, i collaboratori, la Compagnia Teatrale Fo Rame
 
L’idea di ritrovarmi, dopo, con Franca in un giardino, lei e io mutati in due begli alberi, il suo magari con le foglie dorate come erano i suoi capelli... sarebbe bellissimo.
Se un qualcosa dovesse esserci dopo, vorrei che fosse così.

Dario Fo in "Dario e Dio"

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Il mio (strano) Dario Fo

di Simone Canova

Negli ultimi giorni ho ascoltato decine di persone che mi raccontavano i loro ricordi su Dario e Franca. Per alcuni sono stati un'ispirazione, per altri veri e propri maestri, tanti mi dicevano: “A me facevano ridere”, che è un complimento bellissimo!
Per me Dario e Franca erano strani. Gli strani più meravigliosi che io abbia mai conosciuto.
Era una sera ultimi anni del secolo scorso, io ero di servizio al bar di Alcatraz. I soldi del premio Nobel, un miliardo e seicento milioni di lire erano stati destinati in beneficenza con la creazione del Comitato Il Nobel per i disabili, decine di mezzi di trasporto attrezzati erano stati distribuiti ad associazioni e Dario e Franca avevano iniziato a vendere stampe d'arte e litografie per raccogliere nuovi fondi e continuare le attività del Comitato.
Dario era in sala ad Alcatraz e ritoccava una litografia quando mi chiama: “Simone, portami un caffè per favore”.
Io arrivo con il mio bel vassoietto, la zuccheriera, il piattino, il cucchiaino, la tazzina e un fumante caffè.
Dario sorride, intinge il pennello nel caffè e inizia a “dipingere” lo sfondo della litografia. Intorno al tavolo rimaniamo tutti senza parole.
Dario: “Ora mi serve un altro colore, del rosso...”
Io, sussurrando: “Le rape rosse?”
Dario: “Sììì, le rape! Portami delle rape!”
Arrivo con un piattino e delle rape rosse precotte tagliate a pezzi, Dario ne afferra uno e ricolora il vestito della figura femminile al centro dell'opera.
Franca: “Ma Dario!”
Dario alza la tavola e la porge alla persona che l'aveva appena comprata, chiaramente incredula.
Il cartoncino profumava di caffè e aveva attaccato tutti i pezzettini di rapa rossa che Dario aveva spiccicato sopra.
Se il proprietario di quella tavola sta leggendo questo numero di Cacao sappia che ha un'opera unica, indimenticabile!

Il mio Dario Fo era strano. Siamo sempre nei primi anni del duemila, Dario deve andare da Alcatraz a Cesenatico, da solo, e io ho il grande onore di fargli da autista lungo la E45 direzione Cesena. Durante tutto il viaggio Dario gioca a raccontarmi cosa significano i nomi dei paesi, Ramazzano Le Pulci, Città di Castello, Sansepolcro, Mercato Saraceno.
Ad un certo punto ci fermiamo, pausa caffè. Mentre il barista ci serve, Dario prende La Repubblica, la guarda qualche secondo, poi mi dice: “Non vedo, leggi tu per favore?”
“Tutto il giornale?!?”
Lui ride. Gli leggo tutta la prima pagina, titoli, occhielli, incipit, articoli. Vicino a noi passano diverse persone che, ovviamente, si fermano ad ascoltare. Io che leggo il giornale ad alta voce vorrei solo diventare piccolo piccolo, sono giovane e mi vergogno tantissimo. Solo ora mi rendo conto che per cinque minuti ho recitato con Dario Fo, il mio strano Dario Fo.

Ciao Maestro!


Ciao Dario

Milano, 13 ottobre 2016

Il Maestro Dario Fo si è spento oggi 13 ottobre 2016 presso l’Ospedale Luigi Sacco di Milano, dove era ricoverato da qualche giorno a causa dell’aggravarsi delle sue condizioni di salute.

Il nostro Paese e il mondo intero perdono oggi un artista che per tutta la vita si è battuto contro l’affermazione secondo cui “la cultura dominante è quella della classe dominante”. Attraverso la sua intera opera Dario Fo ha lavorato affinché le classi sociali che da secoli erano state costrette nell’ignoranza prendessero coscienza del fatto che è il popolo a essere depositario delle radici della propria cultura.
Per questo suo impegno nel 1997 gli è stato conferito il Premio Nobel per la Letteratura “perché, seguendo la tradizione dei giullari medioevali, dileggia il potere restituendo la dignità agli oppressi”.
Insieme all’adorata compagna Franca Rame ebbe il coraggio di allontanarsi dai circuiti teatrali ufficiali, che lui amava definire “teatro borghese”, per portare i loro spettacoli in luoghi non convenzionali come fabbriche occupate, piazze, case del popolo e carceri.
Quando si appassionava a una storia e a un personaggio per prima cosa conduceva un’inchiesta approfondita, per imparare lui stesso in modo da poter trasmettere agli altri. La sua figura si distingue in questo, Dario Fo non ha mai avuto bisogno dell’etichetta di “intellettuale”, perché l’idea di cultura per la quale si è battuto non è né accademica né elitaria. I suoi lavori nascono dalla cultura popolare per essere restituiti al popolo.
Il suo modo di concepire la narrazione non era mai limitato, ma si allargava a tutte le forme artistiche cui amava attingere. Nel momento in cui scriveva una storia all’istante la vedeva, vedeva i personaggi, i volti, le scene, e li raffigurava sulla tela, per poi portarli sul palco, trascinando il suo pubblico in una straordinaria scatola magica.

I funerali del Maestro Dario Fo si sono svolti il giorno sabato 15 ottobre 2016 in Piazza Duomo alle ore 12.00.

Tutta la compagnia teatrale e la famiglia ringraziano per l’affetto ricevuto in questi giorni.

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Primo Festival dell’Arte Irregolare

Carissimi,
Martedì scorso dopo pranzo si è concluso il Primo Festival dell’Arte Irregolare.
Tutto è iniziato domenica 2 ottobre con l’inaugurazione della mostra. Nella palestra di Alcatraz, nella yurta e nella sala da pranzo facevano bella mostra di sé i quadri del Collettivo Artisti Irregolari di Bologna, dell’Associazione Step4inclusion, dell’Associazione La Tinaia di Firenze,  di Fuoriserie di Piacenza e dei Dipartimenti di Salute Mentale di Gubbio e Perugia.
Belli, belli, belli, e bello l’allestimento di Stefano, Armando e Simone.
Angela ha preparato un enorme forma di pane che rappresentava un viso sorridente, buonissimo il pane, bello il viso.
C’era tanta gente e anche il giorno dopo, giornata di formazione, in palestra non ci stavamo, continuavamo e mettere sedie e panche mentre i vari operatori, esperti e artisti si alternavano al microfono.
E questa è la secca cronaca di quello che è stato il Festival.
Ma vorrei parlavi di altro. Dell’insonnia dei giorni precedenti quando hai l’impressione di esserti dimenticata qualche cosa di fondamentale e senti l’ansia salire.

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Dario Fo ci racconta Darwin

Quest’estate ho accompagnato Jacopo a Cesenatico: andava a trovare Dario che stava allestendo una grande mostra su Darwin al Palazzo del Turismo.
Appena arrivati all’ingresso abbiamo visto un enorme dinosauro di cartapesta. Come inizio non era male, e poi la locandina della mostra mostrava una mamma scimmia amorosa che teneva in braccio un bimbo bianco. Bellissima.
La mostra prevedeva tutti i giorni una lezione su Darwin tenuta dallo stesso Dario e dai suoi collaboratori.
Quella mattina era tutto in pieno allestimento, c’erano pupazzi, grandissimi quadri e arazzi. Dario ci salutò appena, concentrato sul lavoro. Intorno a lui cinque ragazzi seguivano le sue istruzioni, alcuni operai stavano facendo un gran rumore con trapani e martelli.
E in tutto questo caos Dario era il più riposato e il più tranquillo, potenza del mestiere.
Perché proprio uno studio su Darwin?
Risponde Dario: “Ho voluto raccontare la storia delle scoperte che il più grande scienziato ha assicurato al mondo intero. Perché? Perché siamo ignoranti. Siamo in troppi a non sapere da dove veniamo e perché. Troppi hanno contrastato le teorie darwiniane per motivi religiosi, e tuttora ciò avviene. Darwin fa ancora andar fuori dai gangheri chi non crede nella scienza e si rifugia nell’oscurantismo».
Dalla mostra al libro… ed ecco a voi il primo capitolo edito da Chiare Lettere.
Buona lettura!

Gabriella

DARWIN
Ma siamo scimmie da parte di padre o di madre?

In principio era la Bibbia    
Addio paradiso terrestre

Avevo diciannove anni quando è terminata l’ultima guerra mondiale. Tutto si stava trasformando davanti ai miei occhi e a quelli dei ragazzi e delle ragazze che avevano più o meno la mia età. Scoprimmo che c’era un altro mondo che ci avevano nascosto. Straordinari scrittori e scienziati che per l’intera nostra giovinezza ci erano stati proibiti.
Scoprimmo per esempio che, a proposito della Bibbia, tutta la Genesi, cioè il racconto di Dio che crea l’uomo e la donna e li pone ad abitare in paradiso, soprattutto per quanto riguarda i tempi, era sbagliata.
Eppure fino a soltanto due secoli fa l’intera popolazione della sfera terrestre era più che convinta che il mondo in cui viviamo fosse stato creato dal Padreterno in sei giorni. E si conosceva persino l’età della Creazione, che uno studioso, naturalmente cattolico, come James Ussher, vissuto in Irlanda nella prima metà del Seicento, aveva fatto risalire con assoluta certezza, grazie ai suoi calcoli, al giorno 22 ottobre 4004 a.C., più o meno intorno a mezzogiorno, proprio l’ora in cui tutti vanno a mangiare. Oggi non c’è scienziato al mondo che non sorrida ironico quando gli si ricorda quella data tanto certa. E infatti noi ragazzi scoprimmo che la nascita dell’universo risaliva a più di tredici miliardi di anni fa.
Una bella differenza!

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