Vacanze estive alla Libera Università di Alcatraz

dario fo nobel

Dario Fo e Il bacio della sordomuta

Carissimi,
in questi giorni mi sto occupando di un lavoro veramente piacevole. Per un progetto molto interessante di cui spero di parlarvi prestissimo sto rivedendo tutti i corsi di teatro tenuti da Dario Fo in questi anni ad Alcatraz.
Chi li ha frequentati ricorderà che Dario creava con i ragazzi una sorta di bottega artigianale: insieme agli allievi discuteva, raccontava il progetto a cui stava lavorando al momento. Ecco quindi che ogni seminario era diverso dal precedente perché lo era l’argomento principale.
In particolare ieri pomeriggio mi sono riascoltata un corso del 2010 e quell’anno si parlava di Gesù e le donne. (http://www.commercioetico.it/libri/69/Dario-Fo-Franca-Rame/Gesu-e-le-don...)
Il libro è la riedizione di un altro testo scritto da Jacopo Fo e Laura Malucelli ( http://www.commercioetico.it/libri/833/Jacopo-Fo-Laura-Malucelli/Gesu-am...).  
Qui Dario ha aggiunto le sue straordinarie tavole e altre storie che dimostrano l’incredibile rapporto tra il Cristo e le donne del suo tempo.
Come dice Dario stesso: “Sono convinto che Gesù sia esistito davvero e possedesse straordinarie doti di fabulatore.  Come avrebbe potuto altrimenti catturare l’attenzione appassionata di migliaia di uomini e donne, per non parlare dei bambini?  Le folle non lo seguivano solo per i suoi miracoli, ma per la commozione e la gioia che sapeva comunicare con le sue storie.
 Di San Francesco si diceva che “di tutto il suo cuorpo facea parola”.  Questo valeva anche per Gesù. Egli portò ai disperati l’agape, Ovvero l’amore, e di questo amore gran parte ne regalò alle donne. (...)

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Il Deus ridens di Dario Fo

Carissimi,
questa settimana parliamo di un libro di Dario Fo, scritto con Giuseppina Manin e uscito a marzo di quest’anno: si tratta di Dario e Dio, a cui Micromega dedica un bellissimo articolo di Michele Martelli. Ne pubblichiamo una parte e di seguito un brano del libro stesso.
Buona lettura!

Il Deus ridens di Dario Fo
di Michele Martelli

Dario Fo era ateo, l’aveva dichiarato ripetutamente, nato e cresciuto in una famiglia di tradizioni laiche e socialiste, mai stato credente: un ateo anarchico pronto a sbeffeggiare ogni forma e tipo di potere, come recita la motivazione del Premio Nobel attribuitogli nel 1997: «Perché, seguendo la tradizione dei giullari medioevali, dileggia il potere restituendo dignità agli oppressi». Non era stato cacciato, insieme a Franca Rame, dalla tv di Stato democristiana nel 1962, colpito da anatema nel 1977 dal cardinal Poletti e dal Vaticano, esecrato da preti e deputati dc come un guitto nemico dei valori cattolici e religiosi? Mistero buffo, il suo capolavoro? Un’opera da Indice dei libri proibiti, un autore eretico da mandare, in altri tempi, al rogo. (...)

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Il mio (strano) Dario Fo

di Simone Canova

Negli ultimi giorni ho ascoltato decine di persone che mi raccontavano i loro ricordi su Dario e Franca. Per alcuni sono stati un'ispirazione, per altri veri e propri maestri, tanti mi dicevano: “A me facevano ridere”, che è un complimento bellissimo!
Per me Dario e Franca erano strani. Gli strani più meravigliosi che io abbia mai conosciuto.
Era una sera ultimi anni del secolo scorso, io ero di servizio al bar di Alcatraz. I soldi del premio Nobel, un miliardo e seicento milioni di lire erano stati destinati in beneficenza con la creazione del Comitato Il Nobel per i disabili, decine di mezzi di trasporto attrezzati erano stati distribuiti ad associazioni e Dario e Franca avevano iniziato a vendere stampe d'arte e litografie per raccogliere nuovi fondi e continuare le attività del Comitato.
Dario era in sala ad Alcatraz e ritoccava una litografia quando mi chiama: “Simone, portami un caffè per favore”.
Io arrivo con il mio bel vassoietto, la zuccheriera, il piattino, il cucchiaino, la tazzina e un fumante caffè.
Dario sorride, intinge il pennello nel caffè e inizia a “dipingere” lo sfondo della litografia. Intorno al tavolo rimaniamo tutti senza parole.
Dario: “Ora mi serve un altro colore, del rosso...”
Io, sussurrando: “Le rape rosse?”
Dario: “Sììì, le rape! Portami delle rape!”
Arrivo con un piattino e delle rape rosse precotte tagliate a pezzi, Dario ne afferra uno e ricolora il vestito della figura femminile al centro dell'opera.
Franca: “Ma Dario!”
Dario alza la tavola e la porge alla persona che l'aveva appena comprata, chiaramente incredula.
Il cartoncino profumava di caffè e aveva attaccato tutti i pezzettini di rapa rossa che Dario aveva spiccicato sopra.
Se il proprietario di quella tavola sta leggendo questo numero di Cacao sappia che ha un'opera unica, indimenticabile!

Il mio Dario Fo era strano. Siamo sempre nei primi anni del duemila, Dario deve andare da Alcatraz a Cesenatico, da solo, e io ho il grande onore di fargli da autista lungo la E45 direzione Cesena. Durante tutto il viaggio Dario gioca a raccontarmi cosa significano i nomi dei paesi, Ramazzano Le Pulci, Città di Castello, Sansepolcro, Mercato Saraceno.
Ad un certo punto ci fermiamo, pausa caffè. Mentre il barista ci serve, Dario prende La Repubblica, la guarda qualche secondo, poi mi dice: “Non vedo, leggi tu per favore?”
“Tutto il giornale?!?”
Lui ride. Gli leggo tutta la prima pagina, titoli, occhielli, incipit, articoli. Vicino a noi passano diverse persone che, ovviamente, si fermano ad ascoltare. Io che leggo il giornale ad alta voce vorrei solo diventare piccolo piccolo, sono giovane e mi vergogno tantissimo. Solo ora mi rendo conto che per cinque minuti ho recitato con Dario Fo, il mio strano Dario Fo.

Ciao Maestro!