cacao della domenica

Abbiamo un grosso problema col mammut!

Quando una bestia molto pelosa, alta 3 metri e mezzo, ti dice che bisognerebbe fare urgentemente qualche cosa, e te lo dice con due occhi lacrimosi ed estremamente grandi, se non hai il cuore di pietra è probabile che ti senta smuovere dentro qualche cosa.
Se poi la bestia in questione è l’ultimissimo della sua specie ormai estinta, le sue parole potrebbero diventare cariche di significati sottintesi molto profondi. Forse troppo. Si rischia di cadere nel mistico.
Forse è per questo che la maggioranza delle persone evita di parlare di filosofia con i mammut.
Anzi molti negano addirittura la possibilità di farlo. Dicono che i mammut si sono estinti da tempo. E dicono pure che i mammut non parlano.
Cazzate.
Ma per dirti tutto devo cominciare dall’inizio.
Dunque…
Forse ti sono sfuggiti gli ultimi sviluppi degli eventi qui ad Alcatraz. Tutto è iniziato con il solito progetto esagerato: realizzare con la Bandabardò un film musical che racconti per filo e per segno la storia del mondo. E decidiamo di iniziare dall’età della pietra e precisamente dalla caccia ai mammut. Che per inciso è una bugia scolastica. Sono state trovate vicino a villaggi antichissime enormi colline di chiocciole di lumaca. Segno evidente che per secoli quei primitivi mangiavano lumache, altro che mammut. Il motivo è semplice: hai mai provato ad abbattere un mammut a sassate? E' un lavoro lungo e pericoloso.
Volevamo rendere l’idea di QUANTO  fosse pericoloso e per farlo avevamo bisogno di un mammut. Ci siamo informati innanzi tutto sulle questioni burocratiche perché in stalla la burocrazia è tutto (o tutto è burocrazia). Abbiamo chiesto alla Asl che tipo di domande dovevamo compilare per tenere in casa un mammut. Ci hanno risposto che era un problema perché il mammut non è nella lista degli animali domestici e neanche in quella delle bestie allevabili a scopi agricoli, alimentari, sportivi o circensi. Il mammut non è un animale contemplato legalmente. Quindi non potevano darci il microchip che è obbligatorio, perché non c’è la categoria e il microchip deve per forza essere impostato con la categoria corrispondente alla bestia posseduta.
A quel punto abbiamo capito che per avere il microchip per mammut avremmo dovuto scalare un percorso legale impercorribile. Un disastro insomma. Allora abbiamo rinunciato a informarci su quanto costa un mammut e i problemi relativi all’alimentazione e al trasporto perché, praticamente, possedere un mammut, anche non sessualmente, è una pratica non contemplata e quindi intrinsecamente illegale. Da noi è vietato tutto ciò che non è esplicitamente permesso.
Allora visto che noi, la Bandabardò e il gruppo di Alessandro Cofanelli, il regista, discendiamo da genie di lottatori incapaci di arrendersi ci siamo guardati negli occhi e ci siamo detti: ce lo si fa!
Detto fatto abbiamo lanciato urla strazianti sul Web alla ricerca di volontari disposti a compiere l’impossibile e si è radunata qui sulle colline un’orda di esseri umani che non conoscono il significato della frase: non si può fare.
Eleonora Albanese, una delle donne più belle dell’occidente cristiano, ha coordinato il look, Stefano Bertea ha costruito lo scheletro in puro legno di sandalo, Armando Tondo ha diretto un manipolo di cartapestatori e lo si è fatto, pelo per pelo, vertebra per vertebra, compresa la proboscide che da sola pesa 20 chili. E quando l’abbiamo costruito abbiamo pure girato il musical con la canzone del mammut che scorrazzava in su e in giù nel prato lungo il torrente, decinaia di selvaggi e altri effetti speciali inimmaginabili. Poi abbiamo caricato il mammut sopra un camion, e con la gru di Andrea Casciari lo abbiamo portato all’interno del capannone perché non prendesse acqua. Ed è stato a quel punto che ha preso a parlare.
Questa la storia, tale e quale a Pinocchio, solo molto più grossa.
La questione è che a differenza di Pinocchio il nostro mega burattino non combina marachelle. La sua testa di carta, colla e stracci, per qualche oscuro motivo, è presa dalle questioni esiziali del mondo.
Vuol parlare dei pensionati che Berlusconi gli aveva promesso 1000 euro e sono sotto i 500… Fa domande indisponenti tipo: “Ma se tutti gli Stati che hanno mandato i loro eserciti in Iraq avessero investito gli stessi soldi che hanno speso per fare la faccia cattiva in sviluppo economico e culturale, adesso l’Isis starebbe ugualmente demolendo Palmira? E i pacifisti europei dove sono finiti? Hanno terminato l’autostima o hanno perso il sogno di poter contrastare la guerra?” Un florilegio di interrogativi a dir il vero alla fin fine ammorbanti. Non è che ce lo deve venir a dire un mammut che siamo in un momento terribile…
A un certo punto non ho retto più e gliel’ho detto: “Ma se siete così intelligenti voi mammut, mi sai dire com’è che vi siete estinti?”
“Jacopo” mi ha detto lui, “Io non sono un mammut, io sono un burattino. Non lo sai che i mammut si sono estinti almeno 20mila anni fa?”.
Cioè, come ci discuti con un burattino sapientone? Vuol sempre avere lui l’ultima parola!
Quindi la domanda è: qualcuno vorrebbe tenersi in casa il mammut? Si chiama Tranquillo e non sporca. Mangia solo libri e giornali e come escrementi fa delle palle di cellulosa che si potrebbero usare per decorare l’albero di Natale. E non russa.

Jacopo Fo

 

Video Mammut

Gallery foto su FB alcatraz


Chi ha il potere?

Questa settimana vorrei farvi una segnalazione nepotista, a favore di un giovane autore teatrale che incidentalmente è mio padre. Dario ha ritradotto e recitato un testo del ‘500 di Étienne de La Boétie Trovo questo testo particolarmente bello ma anche molto interessante per chi desideri costruire un mondo migliore. Sostanzialmente La Boétie sostiene che i potenti cesserebbero immediatamente di dominare sui popoli se i cittadini rifiutassero di servire. La Boétie sostiene che ribellarsi al Re, organizzare insurrezioni e rivolte è completamente superfluo, oltre che pericoloso. Basterebbe che le persone fossero un po’ meno vili. Credo che sia essenziale comprendere questa realtà per organizzare un’opposizione pacifica: Martin Luther King e Gandhi la chiamarono disubbidienza civile. Per abbattere il re è sufficiente “Non servirlo più! Sì, avete capito bene… non si tratta di sottrargli qualche cosa… ma di non attribuirgli più niente… È sufficiente che non si faccia più nulla a suo vantaggio…”

Nel 1980 era ormai chiaro che il proletariato italiano non avrebbe fatto la rivoluzione. Riflettendo sulla situazione arrivai alla medesima conclusione di La Boétie, con una piccola aggiunta: rispetto al 1500 le possibilità del popolo di imporre il proprio volere pacificamente sono enormemente cresciute. Nel 1500 il potere era ancora in mano a una casta guerriera. E se è vero che questi aristocratici criminali non avrebbero potuto mantenere il potere se il popolo avesse rifiutato un rapporto di sudditanza, è anche vero che il re teneva saldamente in mano un esercito capace di sparare coi cannoni sui sudditi. In questi 500 anni il potere militare bruto ha via via ridotto la propria influenza a favore del potere derivante dalla capacità di produrre e dal controllo delle leve finanziarie. Ma contemporaneamente è aumentato pure il potere politico e la capacità di comunicare in mano ai popoli. Ma la trasformazione forse più grande è stata quella delle merci. Oggi non basta avere la forza produttiva per invadere i mercati. Oggi bisogna riuscire a intercettare i gusti della gente. La storia imprenditoriale degli ultimi 50 anni è una potente prova di quanto sto dicendo. Oggi alcuni degli uomini più ricchi del mondo devono la loro fortuna a questa capacità; Microsoft, Google, Facebook sono le imprese che hanno capitalizzato di più, nella storia del mondo, in una manciata di anni. Contemporaneamente molti dei colossi di 50 anni fa sono spariti perché non hanno capito in che direzione andavano i desideri dei popoli. Un’altra novità è che oggi esistono alcune centinaia di milioni di consumatori che hanno capito questo e che usano la propria capacità di acquisto come strumento di lotta politica: voti ogni volta che fai la spesa. E oggi milioni di persone devono la vita a questo modo di rifiutare ingiustizie e abusi. Quante vite ha salvato il boicottaggio finanziario delle case farmaceutiche che tenevano alti i prezzi delle medicine salvavita in Africa? Quante vite ha reso dignitose il commercio equo e solidale? Quanta natura abbiamo protetto scegliendo di mangiare cibi biologici? Quanto hanno migliorato il mondo i gruppi di acquisto, i sistemi di baratto e di condivisione?… Sta succedendo qualche cosa di più di quel che La Boétie sognava. Stiamo usando una leva straordinaria per combattere le multinazionali del dolore sul loro stesso terreno. Quando mai le aziende si erano preoccupate della loro immagine etica, ecologica, umanitaria? Molti lo faranno solo per convenienza, certo... Comunque lo fanno. È una nuova cultura che avanza, nuovi valori che crescono contigui all’economia del dono, che non è solo una cosa buonista: su internet i miliardi sono stati fatti soprattutto regalando servizi (Google e FB sono gratis!). E non si può dire che Bill Gates abbia regalato 35 miliardi di dollari solo per fare bella figura. Uno regala 10 milioni di dollari per fare bella figura. Quando si supera il miliardo ci devi proprio credere. E anche questo aspetto è interessante: oggi l’idea del valore sociale è talmente forte da portare dei miliardari, che magari hanno fatto ogni nefandezza per accumulare denaro, a cercare una redenzione regalando la maggior parte di quel che possiedono. Certo non rischiano comunque di morire poveri. Ma in ogni caso non era mai successo in tutta la storia del mondo. Anzi, una volta è effettivamente successo, in Danimarca, all’inizio del 1800 il re regalò tutte le sue terre ai contadini… (vedi sempre di Dario “C’è un re pazzo in Danimarca”). Quindi, signori e signore, abbiamo veramente modo di cambiare il mondo senza dover sparare un solo colpo e senza dover fare scontri di piazza. Basta colpire i potenti dove gli fa più male: il portafoglio. Fai soffrire i malvagi: non comprargli più un cazzo! PS: Nel 1980 pubblicai un libro dal titolo: “Come fare il comunismo senza farsi male.” Tutt’ora disponibile su CommercioEtico


Combattere la vecchiaia fin da giovani!

Alcuni giorni dopo aver compiuto i sessant'anni mi sono accorto che mi stavo muovendo più lentamente. Mi son detto: "Ma cosa sto facendo?"
Il problema è che la vecchiaia è un fatto fisico ma anche mentale. C'è una forma sadica di condizionamento che colpisce gravemente molti.
C'hai sessant'anni, e allora...
E allora che?
Io credo che sia importante dire che noi che abbiamo vissuto tante primavere non siamo vecchi. Siamo diversamente giovani.
Io ho la fortuna di vedere mio padre a 89 anni che è una furia umana... Lavora 8 ore al giorno 7 giorni su 7...
Chiaro che la mia idea della vecchiaia è particolare.
Ma io credo che mi aiuti anche il fatto che quando ero molto più giovane di adesso a un certo punto ho cambiato il modo di guardare quelli che fino ad allora consideravo vecchi.
È una cosa che consiglio di fare ai giovani. Dà benefici.
Perché nessuno resta giovanissimo per sempre.

Per diversamente giovani non intendo che uno deve scalare le Ande con uno zaino di 40 chili sulle spalle e andare poi a prendere a schiaffi i coccodrilli, che poi non sai neanche il coccodrillo come fa... Quella lì è un'altra cosa. In alcuni casi si arriva al negazionismo della maggiore età. Che è una cavolata pazzesca.

E poi è indiscutibile che con gli anni si diventa più tosti. C'hai meno tempo da perdere. Chi c'era alle Termopili? In 300 contro le orde imperiali persiane... I vecchiacci! Gente coriacea.
Perché diciamolo, arrivare oltre i 30 è già un bel risultato, per milioni di anni ci sono riusciti in pochissimi. È difficile, specie se la tua generazione sì è spiaccicata in massa contro il parabrezza della storia. È stata una strage...

Comunque una nota dolente c'è. Ho vissuto tutta la mia vita in un'Italia dominata dai Matusalemme e quando cavolo arrivo ad essere vecchio vanno di moda i quarantenni. Ma va fa un bagno, va!

Jacopo Fo


Non mi dite che non avete il wi-fi?!? :O


“Certo che lo abbiamo, non vede quanto ci siamo abbrutiti?” Risponderei io!
di Eleonora Albanese

Ebbene devo confessare che io il wifi in ogni luogo non lo voglio! E quindi tantomeno ad Alcatraz!
Perché fa male al corpo innanzitutto (toccherebbe informarsi un po’ di più a tal proposito, seria) ma principalmente fa male alle relazioni sociali “dal vivo”.
E di questo ne posso parlare assolutamente con cognizione di causa visto che da 20 anni siedo pasciuta e soddisfatta dell’umana altrui presenza, in uno dei salotti (assai spartano per la verità) più belli d’Italia. Quello della Libera Università di Alcatraz! :D
Passo dalla zona “Solarium” (4 sedie di plastica spiaccicate al muro di pietra davanti gli uffici. ebbene sì di plastica! Resistono nel tempo e quindi se avessimo avuto quelle di vimini le avremmo dovute ricomprare ogni anno), al centro “Trezeguet” (in onore di David) con altre 4/8 sedie di plastica sul prato e la scalinata (tra la palestra e il bar) che a me personalmente piace più di quella di Trinità dei Monti in Roma che è un capolavoro indiscutibile!
E poi il tavolo sotto al bazar e “sotto al tendone” dove d’estate si mangia e d’inverno si fuma in compagnia (unico posto al semichiuso dove è possibile farlo) puzzandosi spesso sia dal freddo che dall’odore di tabacco! Nel bar, in veranda, dietro la veranda sugli scalini davanti al tramonto che non è mai uguale…
Potete soltanto immaginare (e se siete già stati da noi e sopratutto se avete già conosciuto me e la mia chiacchiera cronica lo potete dar per certo) quale fiume di parole, concetti, progetti, idee bizzarre, fantasie, musica di chitarra, cantate libere (n.d.r. che però Alba chiara sinceramente ci ha dilaniato la… pazienza), giochi, abbracci, conforto, ascolto sincero, libero da pregiudizi, poesie… Insomma tutte cose che merita l’essere umano, dopo aver lavorato un anno intero e finalmente si è concesso una vacanza.

Quando non c'era il WIFI ad Alcatraz, appena arrivati gli ospiti, dopo 10 minuti, il tempo di capire che non erano capitati in una follia della natura, fuori dal mondo, già chiacchieravano tra di loro.
La facilità con cui gli esseri umani in vacanza, si approcciano quasi immediatamente tra loro, non avendo altro che loro stessi a disposizione, è straordinaria!
In un luogo che offre a primo acchito soltanto (come dicevo) tante sedie sparse in un giardino, una scalinata e qualche tavolo dove l'unica pare sia attendere il futuro possibile (ma senza neanche tanto preoccuparsene) visto che magari si è venuti per partecipare a un corso di Immaginazione con Benni o sta per iniziare il Festival della musica organizzato da Imad, teatro con Dario Fo, “Azz!” o “Cavolo! Farò finalmente sto Yoga Demenziale di Jacopo Fo (ne ho letto tanto su internet, dice che si ride, ma si riflette anche! Bene!)”
Insomma, un futuro direi piuttosto dignitoso per i prossimi 6 giorni!
Ma il valore aggiunto di un posto di vacanza pur se ricco di programmi goduriosi, sono la bellezza e lo spirito di tutti coloro lo condividono. Qui da noi se le persone non si conoscessero tra di loro, restando ognuno nella propria esperienza personale e peggio ancora nella propria pagina Facebook, non sarebbe così bello e concedetemelo, arricchente!
E poi se non avvenisse il conoscersi spontaneo tra tutti e con tutti, toccherebbe a me e ad altri due della casa a parlare mille e mille parole di più… ma che me volete fa morì?!? :D

Adesso invece, col WIFI aperto (richiesto in automatico all’arrivo in reception come primo bisogno fondamentale da sempre più ospiti) alcuni, si nota, ci mettono anche un intero giorno per entrare in relazione con gli altri. Togliendo a se stessi un giorno di vacanza in quel posto lì e agli altri la possibilità di conoscerli.
Ho visto tablet e cellulari in fila indiana là dove invece un tempo (e neanche tanto lontano) c'erano cerchi di sedie che brulicavano di parole, risate e occhi vivaci. Per fortuna ancora succede ma talvolta si attende me, notoriamente accentratrice di parole e confusione, perché avvenga da subito. Chiaro, io gioco in casa e so come accade poi ma a onor del vero devo dire, con gioia, che una grandissima mano me la danno gli amici che sono già stati qui e ne han fatto in pratica la loro seconda casa. :D
Mmmmm no no non voglio assolutamente che questa scena nella foto sotto diventi anche la mia realtà, qui poi, in un posto per vacanze.

Mi dispiace cari ospiti miei, possibili amici per sempre, con tutto l'amore e il sorriso, ma se vi dovete collegare col web, andate in ufficio per favore o sul soppalco, inserendo l'apposito cavo nel pc, come si può fare da anni.
Alcatraz ha sempre avuto la connessione ad alta velocità. Noi ci lavoriamo con internet. Jacopo sbancò oltre 15 anni fa con il suo articolo: “Internet salverà il mondo”.
Insomma noi amiamo internet però se abbiamo la possibilità di incontrarci da vicino, ebbè, lo sappiamo da sempre che non c'è paragone tra il guardare una persona da un video e poterlo invece fare di persona, magari stringendole la mano. Indiscutibilmente molto ma molto meglio la seconda opzione no?!
Ci sta una frase bellissima di un anonimo che dice: “Se non parli con gli sconosciuti ne sarai sempre circondato!” Verissimo.
Anche i tuoi amici ti erano un giorno estranei, poi ci hai parlato e via che è così che funziona! :D “Allarghiamo il giro delle amicizie!” E’ la frase che i miei amici di sempre conoscono troppo bene! :)
Non voglio dirvi di evitare di raccontare ai vostri conoscenti già fidati (che senz’altro avranno piacere di sapere che siete arrivati sani e salvi a destinazione) ciò che poi in realtà non starete vivendo appieno proprio perché distratti e proiettati nel virtuale. Ma mi piace ricordare che una volta, anche per le fotografie si doveva aspettare di rientrare dal viaggio, portarle a sviluppare e poi trovare occasione di vedersi con gli amici per farle guardare. E i racconti del viaggio, pieni di emozione e paura anche di non ricordare proprio tutto ciò che si era fatto di bello. Figuriamoci, quanta testa dovevamo riaccendere dopo esserci rilassati alla grande in vacanza. Ma poi capitava che ogni tanto riaffiorasse un ricordo perduto per tornare in quel posto dove vi eravate divertiti e via di sorrisi portati nel tempo possibile dei ricordi e di nuovi incontri per parlarne.
Insomma intanto si viveva la vacanza e poi in un secondo momento la si raccontava. Oggi, questo continuo restare in diretta, “ON AIR” (neanche avessimo stazioni televisive da dover mandare avanti per lavoro) è un po’ come viversi una storia d’amore lasciando però entrare in camera da letto gli amici che guardano. Nun se fa, dai!
Nel mentre che sto seduta a conversare con Gina io sto con lei e non penso di dirlo subito a Pina che intanto è da un’altra parte, e magari sta parlando con Tina e per cui distoglierei anche lei da nuove conoscenze.
Vivere (qualunque situazione) significa starci dentro!
In molti al loro ritorno qui ad Alcatraz, si sorprendono del fatto che io li riconosca, ovviamente pensando che non possa tenere in mente tutte le centinaia di persone che fanno vacanza qui. (certo è vero se non c’è stato uno scambio.) Ebbene, non ho un’altra risposta che: “Perché quando abbiamo parlato, riso, giocato assieme, semplicemente c’ero!” :)
Se io non vivo appieno non godo dello scambio che posso avere con l’altro e non memorizzo realmente né la situazione , né tantomeno chi mi sta davanti.
Se non sono presente nel momento che sto vivendo, non sto vivendo quel momento per quello che può essere. Reale e intenso come solo l'esperienza vissuta sa regalare.
Vi prego quindi, quando arrivate, chiedeteci piuttosto: “Quante persone ci saranno con me a condividere questi giorni di vacanza liberi dalla quotidianità che ci ingloba?” Questa è una bella domanda!
Chiedeteci magari: “A che ora si mangiano quelle delizie estreme cucinate con amore?”. “A che ora ci sarà il concerto da brivido di Fausto Mesolella?”. “La piscina d’acqua calda è già aperta?”
O anche, meglio: “A che ora della notte si finirà di ridere, cantare e scherzare con gli altri?”
Non conosceremo sempre la risposta ma vedrete che vi sarete concessi uno o più lussi che poi una volta a casa avrete voglia di raccontare e resterete in vacanza per ancora pur essendo rientrati da un mese.
Fidatevi che conoscere altre persone è fantasmagorico o anche solo piacevole, comunque di vitale importanza per ciascuno di noi. :)
Pensate che bello è tornare a casa da quelli di vecchia data e raccontare che avete conosciuto nuovi amici.


La via allo zen per i pigri


Il Movimento Totale Rallentato fa bene. Ma quanto totale?
Quaderni di Naturopatia Complementare 12

Da anni cerco di spargere in giro l’informazione che muovere tutti i muscoli del corpo dà straordinari benefici psicofisici.
Uno dei problemi del modo di vivere delle società ricche è che le persone, via via che l’età avanza smettono di compiere la maggioranza dei movimenti. Da bambini si rotola, ci si contorce, si salta, si fa la lotta. Dopo una certa età la maggioranza delle persone riduce drasticamente la tipologia dei movimenti… si apre la porta, si chiude la porta, si prende la borsa, si appoggia la borsa… Si cammina e poco più.

Il mio amico Francesco Cascioli scrisse un profondissimo saggio, che ahimè restò semi clandestino, in cui analizzava il rapporto tra mente e movimento a partire da una semplicissima osservazione. Gli esseri viventi inizialmente avevano un cervello che aveva solo la funzione di governare i movimenti e poco più. Quasi ogni parte del cervello era collegata a un muscolo. Solo più tardi si sono sviluppate funzioni percettive complesse, memoria, capacità di risolvere problemi, ecc… Tutte queste facoltà si sono evolute a partire dallo sviluppo di quel che esisteva già. Quindi ogni area del cervello è in qualche modo ancora collegata all’apparato muscolare. Se smetto di usare un muscolo non si atrofizza solo quello (che già è un gran danno per la circolazione sanguigna e un sacco d’altra roba), si atrofizzano pure le funzioni cerebrali connesse.
E sarebbe quindi da chiedersi se le malattie cosiddette senili non siano anche disturbi legati alla perdita di alcuni movimenti.

Negli ultimi anni questa idea si è fatta strada sotto varie forme.
Mi è stato raccontato di una ricercatrice svedese (offro una cena a chi mi sa dire il nome) che negli anni settanta si trovò a Parigi a vedere uno spettacolo del circo. Un claun faceva rotolare una biglia sul braccio tenendolo completamente immobile. La biglia addirittura saltellava. La donna, che era una fisiatra, andò poi a complimentarsi con il claun: “Che trucco formidabile!” Disse.
Ma il claun rispose che non era un trucco e le fece vedere che riusciva a muovere ogni singolo centimetro dei muscoli del braccio. Io ho visto un ragazzo farlo in tv… impressionante.
Da lì nacque una scuola che praticava il recupero dei movimenti possibili dimenticati.
Da quanto tempo non provi a muovere le dita dei piedi una per una? (1)
Se lo fai probabilmente ti si allargherebbe la mente oltre a migliorare lo stato del piloro (che è meglio).
“Piloro?” Dirà qualcuno. “Cosa c’entra il piloro?!?!”
Il piloro c’entra sempre. La medicina ufficiale e quella tradizionale cinese lo sottovalutano. Date retta a me che ho fatto il ’68!
(Ma non vi racconterò di quando mi presi una manganellata e mi si scioccò il piloro…)

Comunque, la situazione è codesta: non solo le facoltà cerebrali sono estensione della muscolatura primaria più primitiva, pure buona parte degli organi deriva dall’evoluzione della dotazione muscolare. Cioè… Hai presente la cellula? Ok. Mi dici dov’è che c’ha il buco del sedere? Quella c’ha una membrana osmotica, l’orifizio manco si immagina cos’è. E appunto la membrana è quel che fa muovere la cellula, la protomuscolatura.

Quindi, in sintesi, il mio spassionato consiglio è: prova a fare i più svariati movimenti. Non è difficile e non ci vuole neanche un maestro per imparare. Prendi ogni pezzo del tuo corpo e provi a muoverlo, sistematicamente in tutte le direzioni. Così scopri che sai fare un sacco di movimenti con la gola, i muscoli interni del naso, tutta la pancia dentro, e anche i muscoli della pancia pezzo per pezzo. E anche una quantità di muscoli della faccia. Puoi muovere perfino le orecchie. PRODIGIOSO! All’inizio non riesci a muovere una parte, ma se insisti un po’ improvvisamente vedi che si muove. È come se ti servisse un po’ di sintonizzazione per riconnettere con la mente quel pezzo di corpo. Una volta che l’hai riacchiappato il muscolo perduto ricomincia a muoversi con gli altri, anche quando non ci fai caso; così lo riattivi e ne segue beneficio.
Fine teoria.
Sono 40 anni che mi diverto un mondo a muovere tutta la schiera di muscoli che il buon Dio mi ha messo a disposizione. E più esploro la varietà di movimenti che posso fare, o almeno tentare di fare (che fa già bene) mi rendo conto che è proprio una gran ginnastica perché la puoi fare anche standotene a letto nel dormiveglia a impigrire e provare rimorso per chi s’è già alzato.
E anche la sera se non riesci dormire e inizi a muovere lentamente (ma molto lentamente al limite delle tue possibilità) il tuo corpo, ti accorgi che è molto piacevole (e ti addormenti a mattone in pochi minuti). E ti accorgi che puoi anche muovere solo fasce muscolari e aree. E muscoli in superficie e muscoli in profondità. E puoi allungarti (molto molto lentamente).
È un’esplorazione: visita al fantastico mondo interno al mio corpo (cioè io il mio, tu il tuo, non facciamo confusione). Meglio delle Seychelles. Garantito.

Nota (1): In realtà secondo me si dovrebbe dire “muovere i diti dei piedi”, perché dita si intende quando sono tutte insieme, diti quando sono considerati tutti ma singolarmente, cioè non in quanto attaccati alle mani. Ad esempio: “Prese i diti e li buttò dalla finestra!” Che schifo!
Comunque lo so che se scrivo diti poi Gabriella, che da decenni ha la pazienza di correggere i miei errori di senso e di ortografia, non me la passerebbe. Quindi fuggo nelle note. (Grazie Gabri!!!)

Jacopo Fo

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Susiteve! (Alzatevi!)


Eleonora mi ha raccontato una storia.
Un bambino va al circo e vede un elefante ammaestrato che esegue numeri difficilissimi. Evidentemente è un animale molto intelligente.
Dopo lo spettacolo gli spettatori possono andare a vedere gli animali da vicino.
L’elefante è fermo in un angolo legato a un piccolo palo.
Il bambino chiede: perché l’elefante, che è così grosso non sradica quel piccolo palo?
Ma suo padre non sa rispondere e neanche gli inservienti.
Il bambino insiste: “Perché l’elefante non strappa quel piccolo palo?”
Alla fine arriva il domatore che sembra il solo a conoscere la risposta.
Il domatore racconta: “Quando questo elefante era piccolo era legato allo stesso palo. E ha tentato mille volte di liberarsi. Ma lui era piccolo e non riusciva a sradicarlo. Ora è cresciuto ma si ricorda di non essere capace di strappare il palo e quindi non ci prova neppure.”

Jacopo Fo


Poesie per giorni strani

La Regina Nera così cantò:
“Oh cavaliere
Oh cavaliere vienimi a salvare!”
E il cavaliere così rispose: “Sto arrivando, resisti!”
E la Regina Nera: “Aspettandoti io resisterò!”
Ma il cavaliere,
il cavaliere,
non arrivò.
E la regina Nera in fondo al mare andò.

Sono forse 500, forse 700, forse MILLE!
Gridano i telegiornali e fanno faville
Con gli ascolti alle stelle
C’è molta commozione nella confusione
E molta confusione nelle commozione
Si scambiano le cause con gli effetti e i pregi con i difetti.
Chi è andato a casa d’altri a far danni?
Chi ha cominciato tutte le guerre?
Chi ha organizzato regole commerciali criminali?
Chi ha scommesso in borsa sui morti e sulle armi?
Chi mai ascolta questi discorsi noiosi sui perché?
“Chissenefrega, che stiano a casa loro!”
“Chissenefrega, voglio un altro paio di scarpe fabbricato da bambine con le dita molto piccoline”.
“Passami un altro bicchiere di sangue umano.
Che oggi mi sento strano!”

Jacopo Fo


Vuoi scrivere un libro sulle streghe con me?

L'idea che abbiamo della stregoneria deriva in gran parte dai verbali dell'Inquisizione che otteneva confessioni con la tortura.
La stessa idea di stregoneria è totalmente sbagliata: non è mai esistita come ce la raccontano.
I pazzi sadici dell'Inquisizione erano convinti di lottare contro sette demoniache che adoravano il demonio, si congiungevano simbolicamente con lui, a volte durante orge sfrenate, e praticavano una serie di riti blasfemi a base di crocefissi capovolti, ostie profanate e altre nefandezze.
Gli studiosi hanno da tempo dimostrato ampiamente che i riti demoniaci furono inventati dagli inquisitori e solo dopo che i verbali vennero resi pubblici ci furono gruppi che si misero a praticare i riti che venivano descritti; a imitazione quindi non delle reali pratiche delle cosiddette streghe ma di quanto la propaganda papalina raccontava su di esse.

Per capire chi erano le donne accusate di stregonerie bisogna raccontare la storia dell'impetuosa scalata al potere intrapresa dalla Chiesa Cattolica durante il crollo dell'Impero romano e nel Medioevo.
Dopo che il Cristianesimo diventò religione dell'Impero iniziò una lotta spietata contro le eresie. Il papato si dedicò alla distruzione di tutti i culti cristiani che non ne riconoscevano l'autorità e non si inchinavano ai dettami e ai dogmi via via proclamati dalla Chiesa di Roma.
La proporzione di questa scalata al potere religioso assoluto è poco nota nella sua interezza. Per secoli qualunque dissenso venne soffocato e si arrivò a muovere vere e proprie guerre contro i cosiddetti eretici accusandoli di ogni sorta di peccato e di blasfemia. Centinaia di migliaia di buoni cristiani vennero massacrati o torturati, incarcerati, privati di proprietà e diritti, spesso tacciati di essere adoratori del demonio.
Tanto per rendere l'idea della proporzione di questa lunghissima guerra alle eresie basti pensare che si arrivò a deviare una crociata organizzata per liberare il Santo Sepolcro in terra di Palestina indirizzandola invece nel sud-ovest della Francia allo scopo di sterminare gli eretici di fede catara, colpevoli solo di rifiutare l'idea che il potere fosse stato dato ai re da Dio.
Le ragioni di questa guerra non erano di certo religiose. Il Papato combatteva per accaparrarsi le ricchezze che derivavano dal monopolio dell'unica fede.
Non tolleravano le dissidenze cristiane, figurarsi se potevano restare inattivi di fronte alla sopravvivenza di culti pagani... Perché questo erano essenzialmente le streghe: donne che praticavano la tradizione sciamanica come sacerdotesse di culti antichi, spesso precedenti all'Impero Romano e alla sua cultura spietatamente patriarcale e ad esso sopravvissuti.
Ma a questo bisogno si aggiunse ben presto la necessità di far fronte a una colossale minaccia: le parole del Vangelo avevano infatti dato vita a un movimento che proponendo di vivere secondo gli insegnamenti del Cristo, propugnava la creazione in Terra di una società paritaria basata sull'amore, la solidarietà e la spiritualità. Quindi senza nobili che possedevano la vita dei contadini e ogni cosa, senza guerre, senza accumulo di ricchezze e miseria.
In tutta Europa centinaia di migliaia di persone si organizzarono in comunità, non riconobbero più i diritti dei feudatari e smisero di pagare le tasse. E ovviamente questi territori liberi conobbero enorme prosperità una volta sollevati dai soprusi dei nobili.
Quindi, come al solito, dietro alle questioni religiose si nascondeva la semplice difesa del potere.
La minaccia era grave: nell'alto Medioevo ancora sopravvivevano comunità "barbariche" amministrate da assemblee simili a quelle delle tribù celtiche e germaniche primitive.
Tale resistenza era tanto radicata che si arriva alla proclamazione della repubblica svizzera agli inizi del 1300 e il territorio libero del Dithmarschen, situato nel sud ovest della penisola danese (Jutland), una specie di repubblica contadina indipendente dal potere feudale, resiste fino alla metà del 1500. Quindi il pericolo che altre zone sfuggissero al potere feudale era assolutamente concreto.

La successiva caccia alle streghe aveva le stesse ragioni pratiche.
L'obiettivo era di sterminare le ultime sacche di resistenza dei cristiani comunitari.
C'era poi la volontà di eliminare anche i residui dei culti precedenti al Cristianesimo.
Ma vi era anche un'altra questione. In molte zone neppure la cultura maschilista dell'Impero Romano era riuscita a far sparire le tracce dell'antica cultura matriarcale. Qua e là le donne erano ancora le uniche depositarie delle conoscenze relative alla gravidanza e al parto. Ancora esistevano donne che erano una via di mezzo tra una levatrice, un medico shamano e la vecchia saggia del villaggio. Depositarie delle conoscenze mediche ed erboristiche ma anche persone influenti che prendono pubblicamente la parola nelle dispute.
Ed è contro questa categoria "professionale" in concorrenza con l'autorità dei maschi, dei medici e soprattutto dei preti, che l'Inquisizione si scatena, individuando in queste donne le ultime depositarie di una cultura altra, intrisa di rifiuto del potere e che rivendicava il diritto a un dialogo diretto con la divinità creatrice senza sacerdoti traduttori.
La repressione fu talmente dura che oggi pochi conoscono il modo di pensare di queste donne e il modello del mondo sul quale fondavano la loro pratica medica.

Mi piacerebbe mettere insieme le molte ricerche specialistiche su questo tema e realizzare un libro divulgativo.
Ti interesserebbe partecipare?
Come abbiamo già fatto per il libro sui Seminole e quello sulle rivolte degli schiavi neri in Brasile, organizzeremo un laboratorio via web, lavorando a distanza e incontrandoci poi qualche volta di persona. La partecipazione è libera e gratuita. Si richiede voglia di lavorare e di cooperare. Se come è successo per i lavori precedenti ci saranno guadagni verranno equamente divisi a seconda del lavoro svolto da ognuno.
Se ti interessa scrivi a elena chiocciola alcatraz punto it.

Jacopo Fo


Strage a Palazzo di Giustizia di Milano: avevamo dato l’allarme! Siamo rimasti inascoltati!

Dopo i morti si attuano ferrei sistemi di sicurezza. Perché non agire prima? Non c’era in Italia un sufficiente allarme terrorismo?
È addirittura del 2003 la denuncia che facemmo sullo stato risibile della sicurezza nel tribunale milanese e sulla facilità di introdurre armi e qualunque altra cosa all’interno (riporto sotto il testo).
E non fummo i soli: altri hanno continuato a denunciare questa situazione nei successivi 12 anni. Neppure l’allarme per le recenti azioni terroristiche e le chiare minacce all’Italia da parte dell’Isis hanno generato una vigilanza sufficiente. Intanto c’erano membri del governo e funzionari dello Stato che si sgolavano sostenendo che in Italia si era pronti a fronteggiare attacchi. Si è visto. A Palazzo di Giustizia mancava persino un piano di emergenza, tanto che dopo aver ammazzato 3 persone Claudio Giardiello ne ha ferita una quarta lungo le scale e poi è riuscito a fuggire.
Sarebbe meglio che in futuro si ascoltino i segnali di allarme, invece di liquidare come “il solito rompiscatole” chi si preoccupa per le inefficienze macroscopiche.
Ma non è solo una questione di autorità sorde. C’è da chiedersi perché anche le organizzazioni di categoria di giudici, avvocati e impiegati se ne stiano state zitte di fronte ad una situazione di abnorme mancanza di sicurezza.
In un paese normale ci sarebbe ora un terremoto e dimissioni a valanga di tutti quelli che avevano il dovere di occuparsi della questione e non lo hanno fatto. Alcuni di questi sono funzionari pubblici che hanno uno stipendio più alto di Obama…
In Italia si difendono dicendo: “Non si poteva prevedere…”
Invece si poteva prevedere. Si poteva fare molto. Non si è fatto.

Da Cacao della domenica del 30 marzo 2003
Vigilanza inefficiente al Palazzo di Giustizia di Milano
Per la gioia dei terroristi di tutte le tendenze è stata smobilitata ogni
 vigilanza al tribunale di Milano. 
Dire che le procedure di sicurezza sono una presa per il culo è un
 vezzeggiativo. Praticamente ci sono eccezionali misure di sicurezza 
all'ingresso principale con metal detector e corridoio blindato.
 Ma all'ingresso laterale c'è solo un metal detector e al lato della porta
vigilata da un solo agente ce n'è un'altra riservata teoricamente a avvocati
e giudici: è presidiata da un foglio di carta che dice: "Ingresso riservato a
avvocati e giudici esibire il tesserino". 
Già questa è un'assurdità perché un terrorista potrebbe procurarsi
 facilmente un tesserino falso oppure costringere un avvocato a trasportare
 armi... Comunque non ne avrebbe bisogno: di guardia c'è un solo agente adibito
al controllo e centinaia di persone che passano senza esibire un bel niente.
 Provo a entrare facendo la faccia da giudice, sono vestito come un teppista
 con giaccone e barba di tre giorni e nessuno mi chiede niente. Non ci posso
 credere. 
Riprovo il giorno dopo a entrare con una sporta della spesa con dentro una
 telecamera e varie attrezzature metalliche ma potrebbero essere bombe e
 pistole. Nessuno mi ferma. Inizio a riprendere l'ingresso libero con la
 telecamera. Solo dopo pochi minuti vengo fermato: non si può riprendere
all'interno del tribunale senza autorizzazione. Mi chiedono come abbia fatto
a entrare con la telecamera. Gli spiego che sono passato dall'ingresso per
gli avvocati. Mi guardano perplessi.
A questo punto parlo con uno dei due poliziotti e chiedo come mai le misure
di sicurezza siano così tenui. Mi spiegano sconsolati che è stata dimezzata
la vigilanza.

Fonte: alcatraz.it

Jacopo Fo
 


È la sfida dell'arte!

Servono 100 uomini dal cuore di fuoco e 100 donne dalle quali sgorga passione. E servono subito.

È iniziata. Nostro malgrado. Ce ne siamo accorti da segni particolari. Bellissimi. Increspature che l'acqua genera sul foglio di cotone. Svolazzamenti inusuali di pennuti che sembrano immobili nel cielo, sospesi a fili di sole. Gibigiane ordite da nuvole indecenti.
Ci siamo guardati in faccia io ed Eleonora, dopo settimane che non riuscivamo a tener ferme le mani, in preda a esaltazioni di comodini dipinti e inchiodati con legni trovati sulla spiaggia, cornici costruite con pezzi misteriosi finalmente riuniti, disegni, quadri, automobiline azionate da righelli, castelli medioevali di cartapesta... E dopo esserci guardati negli occhi, avendo peraltro notato che quelli di lei sono bellissimi, ordunque ci siam detti: è successo qualche cosa, tocca dirlo, tocca farlo.
Già avevamo deciso che ci saremmo dedicati ai laboratori creativi... Già si sentiva nell'aria che quella era la direzione. Poi siamo andati in crisi perché pareva che a troppo pochi interessasse buttarsi nel creativo estremo estatico, di lotta e di sgoverno, proprio sul finire dell'inverno. Tant'è improvvisamente decinaia di esseri umani semoventi hanno optato per Alcatraz, a Pasqua. Quindi ci siamo detti: si fa!
Che si fa? Giusto in quel momento mi telefona lo splendente Enrico della Bandabardò. E mi dice: ti ho spedito 3 canzoni. 3 canzoni del progetto che stiamo cullando da tempo: La Vera Storia del Mondo. Già ne pubblicai su Cacao uno stralcio. Si tratta nientepopodimenoché di un film musicale, con attori, danzatori, mimi e grandi scenografie. Un colossal mica bucatini (con tutto il rispetto dei bucatini).
Le canzoni non le possiamo ancora pubblicare. Sono un segreto custodito da orde di ninja pericolosissimi (abbiamo anche noi le nostre risorse...). Ma posso dire che per girare la prima canzone ci servono 2 mammuth e dentro ci vanno almeno 5 persone per mammuth. Il mammut si fa con lunghe aste, testone di cartapesta... va beh. La struttura sarà pronta per Pasqua, così che la possiamo dipingere e giriamo la prima scena del film.
La seconda scena è la storia di un guerriero di Alessandro Magno che dopo 5 anni di guerre sta attraversando il deserto e vede donne nude nelle nuvole. E bisogna costruire le nuvole che non è uno scherzo. Poi c'è il pezzo degli elvezi che abbandonano la Svizzera per invadere la Costa Azzurra e vanno a sbattere contro i romani di Giulio Cesare (che peraltro è una storia vera).
Ma a Pasqua costruiremo solo un paio di prototipi di armature... Poi sarà divertente farne 24... Impresa titanica? Se non è titanica non è impresa.
Ovviamente questo è solo un pezzo del laboratorio. Eleonora ha intenzioni fantasmagoriche: costruire con legno, elementi non identificati, colore e tessuti. Quindi quando vieni ricordati di portare tutti gli oggetti improbabili che hai in casa per usarli a scopi estetici. Poi, si spera, altri porteranno idee e si svilupperanno altre linee d'azione. Il tutto collegato via web tv con chi vorrà darsi da fare a inventare pur stando dall'altra parte del globo terraqueo.
Ma, tutto questo, vorrebbe essere solo l'iniziale palla di neve che inizia a rotolare giù dalla montagna. Questa è l'inizio del grande Happening di Primavera. Figuriamoci cosa metteremo insieme all'arrivo dell'estate.
Puoi rinunciare a tutto questo?
Non puoi.
Quindi poche chiacchiere, impugna la pistola sparachiodi, le pinze e il pennello, niente scuse. Ditelo anche a quelli sulle barelle. Fin che riesci a reggere in mano una biro sei abile all'arte.
Non è che ti devo spiegare che l'arte è indispensabile.
Non è che te lo devo ridire che siamo in mezzo a una crisi paranoica globale e che solo l'arte mette i fiori nei cannoni.
E che la satira è l'unico apriscatole che ti apre la testa senza ucciderti...
Lo sai già...
Adesso è il momento.
Ora.

P.s.: Per favore fai girare questo appello!
P.p.s: Vedi anche
Il tuo psicologo ti ha detto che hai bisogno della sfida dell'arte più del pane? Se non te lo ha detto cambia psicologo.