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Le fatiche di Ercole e i suoi amori

Carissimi,
questa settimana vi ripresentiamo l'ultima fatica letteraria di Dario Fo. Si tratta de “L'osceno e' sacro”, edito da Guanda.
Il libro oltre ad essere ricchissimo di immagini e disegni di Dario, vede alla cura del testo, come sempre, Franca Rame.
Questa settimana vi parliamo di Ercole, praticamente un Rambo di altri tempi.
Buona lettura!

Le fatiche di Ercole e i suoi amori
Libri Dario Fo Franca RameMi e' spesso capitato di trovare racconti nati in paesi dove il linguaggio e' normalmente impastato da una forte trivialita', anche fine a se stessa, e di scoprire, in mezzo a quelle conte gratuitamente oscene, un episodio espresso con alto senso poetico e sottile ironia.
I poeti romani, per esempio, sempre con le dovute eccezioni, non si possono definire costantemente eccelsi, e lo stesso Catullo in piu' di un caso si lascia andare a componimenti di gusto triviale e poveri di originalita'. Analoga sorte tocca ad Ovidio, che sovente incappa in forme facili e risolte in modo sbrigativo, soprattutto prive di umore. Nella sua raccolta dedicata alle Metamorfosi propone il famoso dramma di “sangue e passione” svoltosi fra Ercole, l'Eracle dei Greci e Deianira, la sua giovane sposa. Osserviamolo.
Sulla riva di un fiume che stanno per attraversare, Ercole e Deianira incontrano il centauro Nesso, che si offre di traghettare la donna. Giacche' l'acqua scorre impervia, l'eroe accetta l'aiuto: lui attraversera' nuotando, la sposa invece cavalchera' il possente centauro. Ma nella traversata ecco che Nesso tenta di approfittare della figliola, che sgomenta urla chiedendo aiuto. Giunge lo sposo, che subito lancia una freccia intrisa del veleno dell'Idra di Lerna e colpisce a morte il violentatore.
Prima di esalare l'ultimo respiro, il centauro fa dono a Deianira di una tunica bagnata del proprio sangue e avverte che l'indumento possiede un grande potere: quello, se indossato, di fare innamorare qualsiasi uomo della donna che gliene ha fatto dono.
Ercole s'e' da poco innamorato di una schiava, figlia di re, fatta prigioniera in una delle sue ultime imprese. Per riconquistare il marito Deianira dona la tunica magica a Ercole. Ma e' una trappola. Appena la veste avvolge il corpo dell'eroe ecco che emana un calore insopportabile: Ercole si sente ardere in tutto il corpo, cosi' si getta nel fuoco preparato per bruciare il corpo di Nesso. La sposa impazzita si lancia a sua volta nel rogo.
Insomma, un melodramma risolto con sequenze quasi meccaniche, di effetto tragico ma piuttosto scontato.
Abbiamo scoperto invece un altro testo, piu' o meno dello stesso periodo, che manda all'aria la chiave narrativa di Ovidio e propone situazioni davvero inconsuete, inattese, coinvolgenti.
Prima di tutto l'autore in questione, naturalmente anonimo, unisce in un sol ruolo i due personaggi femminili della storia, cioe' Deianira e Iole, la schiava-regina sottratta al re Eurito, suo padre. Costui, come nella leggenda di Medea, sottratta al padre da Giasone, scatena una vera e propria caccia ai due fuggitivi, inviando navi cariche di guerrieri: l'ordine e' di catturare la figlia e genero ad ogni costo, vivi o morti.
Ercole conduce la sposa in una sua isola conosciuta da pochi intimi. In quel rifugio sperduto nel Mediterraneo i due si amano gioiosi ma, ahime', Giove interrompe brutalmente l'idillio. Il padre celeste chiede al possente figliolo di tornare a compiere un certo numero di imprese: scannare mostri, strozzare serpenti, distruggere draghi e qualche idra, tanto per gradire. Deianira-Iole e' disperata, ma che il suo amato non puo' disobbedire a Iupiter, l'immenso. Anche Ercole e' sconvolto e, oltretutto, a chi puo' chiedere di prendere il suo posto nel proteggere la sua donna? C'e' un unico personaggio di cui si fida, sia per l'amicizia che li lega sia per la fama di lealta' di cui puo' far vanto: si tratta di Nesso il centauro, che e' stato suo maestro di vita e di ogni altro sapere, compreso quello delle armi.

Come andra' a finire questa storia?
Il resto alla prossima puntata oppure qui http://www.commercioetico.it/libri/dario-fo-e-franca-rame.html


Il Ritorno del Lupo

Audioracconti Stefano Benni
 

Carissimi, questa settimana vi presentiamo un cd audio un po' speciale, si tratta de "La Terra desolata" di Thomas Stearns Eliot letta da (udite, udite) STEFANO BENNI mentre  le musiche (riudite, riudite) sono di UMBERTO PETRIN espresse insieme a Niclas Benni e Carlo Garofalo.
E potremmo finirla qui. Ma siamo buoni e in spirito natalizio, quindi vi riportiamo uno stralcio della presentazione del CD partendo dalle parole del nostro amato Lupo Benni

“Nella mia vita ho sempre sognato di poter leggere in teatro quattro libri: Lolita di Nabokov, Moby Dick di Melville, ed e' gia' avvenuto. Mi mancava La Terra desolata di Eliot. Ora l'ho fatta, e spero che ascoltandola la gente capisca perche' amo tanto questa poesia.
Il quarto libro non ve lo dico, ma un giorno chissa'...”

E se non bastasse, dice Petrin:
“Da decenni inseguo la Poesia anche attraverso i Suoni. Eppure mi ha nuovamente sorpreso rileggere da altra prospettiva questo capolavoro: e' stato come scardinare un forziere pieno di voci.”

Alla realizzazione ha partecipato per la parte tecnica anche Fabio Vignaroli e cosi' si e' ricomposto il magico trio del Seminario La Voce Narrante che ogni anno si tiene qui ad Alcatraz.

Che altro dire? Niente, proprio per lasciarvi la curiosita', la sorpresa della magia dell'incontro tra un grande poeta del secolo scorso e la musica dei suoni, delle parole e della sensibilita' di due grandi del nostro tempo.

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Scappo dalla città - Manuale pratico di downshifting, decrescita, autoproduzione

Scappo dalla citta' - Manuale pratico di downshifting, decrescita, autoproduzioneCari amiche e amici,
il libro che vi presentiamo questa settimana e' senz'altro un po' particolare, lo si capisce gia' da come e' intitolato: "Scappo dalla citta' - Manuale pratico di downshifting, decrescita, autoproduzione", di Grazia Cacciola - ed. FAG.
Particolare, dicevamo ... e non solo per la suggestione di quel titolo, fin troppo attuale in queste settimane di dibattiti pre e post "Vieni via con me"... Il fatto e' che qui il cambiamento del proprio stile di vita da cittadino ad agreste, da molti spesso solo immaginato come un sogno irrealizzabile, viene presentato come un'opportunita' alla portata di tutti e raccontato da una straordinaria Grazia Cacciola che il "salto" lo ha gia' fatto. Come si legge sulla retrocopertina, "questo e' il manuale che lei avrebbe voluto avere una decina di anni fa, per pianificare meglio dove andare, come organizzarsi e quali errori evitare".
Il libro e' suddiviso in sei "capitoli" che trattano del desiderio del cambiamento, delle questioni legate al lavoro e al sostentamento, dei luoghi da eleggere come nuova residenza, delle questioni legate alla casa e alla famiglia. E, in chiusura, Grazia racconta alcune esperienze di personaggi piu' o meno conosciuti che hanno scelto di vivere lontano dagli stressanti ritmi della citta'. E indovinate un po' chi ritroviamo tra questi?!? Esatto: proprio Jacopo Fo e Nora!
Insomma, sara' perche' anche noi ci sentiamo felicemente migrati in collina, sara' l'entusiasmo contagioso per la costruzione dell'ecovillaggio di Jacopo, sara' il ritrovare, tra le pagine del libro, emozioni e sensazioni vissute (e molte ancora da sperimentare), per questi e tanti altri motivi a noi il libro e' piaciuto. E oggi siamo felici di presentarvelo, con qualche stralcio tratto dall'introduzione. Buona lettura!

"... Nella realta' non deformata da un'organizzazione sociale distorta, il tempo di vita dovrebbe essere maggiore e qualitativamente migliore di quello lavorativo. Si cita sempre il mito dei paesi del nord Europa dove si e' capito da lungo tempo che le trenta-trentacinque ore settimanali di lavoro non diventano, se non in casi sporadici, le quaranta-quarantacinque piu' una decina di pendolarismo a cui siamo ormai abituati in Italia. Il risultato e', non a caso, una societa' piu' sana, piu' presente, meno stanca. La pressione della competizione, i consumi percepiti come necessari, la corsa al lusso, la paura della perdita del lavoro, la sicurezza di uno stipendio, la necessita' indotta di dover diventare qualcuno o di realizzare a tutti i costi qualcosa di importante sono falsi miti ai piedi dei quali molti di noi sacrificano tre quarti abbondanti della propria vita, per poi ritrovarsi con ben poco in termini personali. Una delle grandi realta' di queste ultime generazioni e' invece che abbiamo perso l'abitudine di scegliere, il diritto di decidere cosa fare della nostra vita  e dove farlo. Certo, scegliamo se fare l'avvocato o il dentista, ma non scegliamo se lavorare o non lavorare. E' scontato che dobbiamo lavorare, altrimenti non possiamo nutrirci, riscaldarci, prenotare l'iPad. Ma ne siete proprio sicuri? C'e' chi sceglie di vivere in un appartamento e chi in una villetta a schiera, ma non scegliamo il luogo: e' il lavoro che lo sceglie per noi. [...] Siamo mossi da un falso mito, quello dello stipendio. Siamo convinti che solo lo stipendio possa farci sopravvivere, che senza saremmo persi, moriremmo di fame e di freddo. Siamo convinti che per avere un chilo di frutta dobbiamo dare in cambio dei soldi, decurtati dal nostro stipendio, provenienti dalla vendita del nostro lavoro a terzi. Non e' un grande affare, se ci pensate bene. Sul vostro lavoro ci deve guadagnare prima di tutto il vostro datore di lavoro. Sul chilo di frutta che comprate in citta' ci deve guadagnare il coltivatore, il mediatore, il grossista, il trasportatore, il supermercato. In pratica, tra voi e il vostro chilo di frutta c'e' un esercito da mantenere.
Con il vostro stipendio.
Non e' un grande affare, no? Non starete lavorando per troppe persone?

[...]

Mi sono allontanata da Milano a piccoli passi. Oggi vivo sull'Appennino Tosco-Emiliano, ho un lavoro indipendente, un orto, sono autosufficiente per molti aspetti e per altri preferisco compiere scelte eco-sostenibili delegando la produzione. Non so se domani saro' in una comune autarchica in Umbria o in un ecovillaggio in Spagna o una eco-casa sulla spiaggia di Shark Bay in Australia. O se saro' ancora in questo posto magnifico perche' magari scampera' alla colata di cemento che si sta abbattendo sull'Italia. Di una cosa pero' sono sicura: non saro' in un condominio in citta', non avro' un badge da strisciare tutte le mattine."

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Inarrestabile Dario Fo: L'osceno è sacro

Libro Dario Fo Osceno è sacroNon riusciamo a stargli dietro, sforna un libro dopo l'altro, fa cinque ricerche contemporaneamente, ha stuoli di assistenti, grafici, pittori che lo guardano sfiniti e con le occhiaie blu dalla stanchezza, mentre lui, fresco come una rosa, sorride e continua a macinare disegni su disegni, testi su testi...
E non e' da meno la moglie, che tra una partita e l'altra di burraco online corregge, commenta, impagina, rivede, risponde al telefono... Ma quante mani, orecchie, occhi hanno?
Stiamo parlando di Dario Fo e Franca Rame, i nobel del nostro cuore.
Quasi ogni mese a Merci Dolci arriva la notizia in anteprima: e' uscito un nuovo libro di Dario! E corriamo a vedere, comperare, leggere. Ogni volta ci stupiamo della qualita' delle ricerche e dei disegni, ogni volta restiamo sorpresi ed estasiati. Grande Dario, straordinaria Franca!

Questa settimana vi presentiamo "L'osceno e' sacro. La scienza dello scurrile poetico", un titolo che e' tutto un programma.
In questo libro Dario ci parla del triviale, dell'osceno che sono parte del valore lessicale di ogni popolo, e del fatto che esiste nella storia un "grande libro dello scurrile poetico" mai veramente considerato. I suoi autori hanno nomi a volte ignoti, altre volte noti e celebrati: in questo libro ci sono tutti.
Insieme al testo, 133 disegni di Dario, bellissimi.

Ci sembra proprio un bel regalo da fare a Natale... magari un po' controcorrente, e senz'altro molto, molto divertente.
E poiche' si guarda gia' alle festivita' natalizie, anche noi a Merci Dolci vogliamo fare un regalo: a coloro che acquisteranno quest'ultimo lavoro di Dario Fo verra' inviata in omaggio una sua opera teatrale.

Come sempre vi proponiamo uno stralcio dall'introduzione. Buona lettura!

Shakespeare e Marlowe, gia' nel XVI secolo, tanto in scena quanto nella vita, si esprimevano dicendo parolacce: l'ebreo di Malta inveiva dando della "testa di fallo" ai suoi persecutori, addirittura, in italiano, "cazzo".
Il "fool" del Re Lear usava espressioni come "culo" e "chiappe", con varianti d'appoggio, a ogni occasione. Nel testo originale, Amleto fa allusioni chiare e provocatorie al sesso femminile. Dialogando con Ofelia, sdraiato con lei presso il palco degli attori, chiede: "Potrei distendermi col viso sul boschetto che tieni in grembo... o e' gia' prenotato?" In un'altra scena Ofelia, impazzita, raccogliendo dal canestro piccoli fiori, canta: "Nel mio canestrino non si deposita piu' il tuo pettirosso. Che me ne fo di questo piccol nido amoroso? Piu' non respira e gemiti non ha. Non mi resta che buttarlo intrammezzo ai rovi".
Espressioni al limite dello sconcio recita Moliere nel "Medico per forza" e nel "Don Giovanni".
La "Celestina" di Rojas e' contrappuntata di oscenita' a ogni pie' sospinto. D'altra parte, non bisogna dimenticare che quella lenona, personaggio chiave della commedia, si vantava d'essere in grado di ridare la verginita' anche a putte di lungo mestiere [...]
Attraverso il lessico impiegato da una comunita' si possono individuare la cultura, le doti positive e negative, l'origine di un certo comportamento o carattere. Semplificando, si potrebbe sentenziare: dimmi le parolacce che usi e ti diro' chi sei, da dove vieni, da quale popolo sei stato educato o negativamente condizionato. Cosi', dalla nostra indagine, dagli abitanti di una data citta' o regione scopriremo pronunciare espressioni critiche di saggezza miste a luoghi comuni di bassa qualita', proverbi eleganti e perfino raffinati ad altri banali o addirittura razzisti o triviali. Egualmente, ci capitera' di ascoltare detti ripresi dal Vangelo o dalla Bibbia alternati a adagi mutuati da massime antiche, di gusto che oggi diremmo liberale o, al contrario, conservatore o reazionario.

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Anticancro, di David Servan-Schreiber

 Anticancro Prevenire e combattere i tumori con le nostre difese naturaliCarissimi,
grazie, grazie, grazie.

Il libro “Guarire. Una nuova strada per curare lo stress, l'ansia e la depressione senza farmaci ne' psicanalisi” che abbiamo presentato la settimana scorsa ha riscosso uno straordinario successo. Ne siamo molto orgogliosi perche' e' un libro che abbiamo molto amato, e che da' una prospettiva diversa dalle solite sull'ansia e la depressione.
Farmaci e psicanalisi fatta nel modo tradizionale ci rendono tutti vittime, esseri incapaci di guarirsi dando dignita' al nostro corpo. Abbiamo tutti gli strumenti per farlo.
Ecco quindi, come promesso, l'altro libro di David Servan-Schreiber: Anticancro, Prevenire e combattere i tumori con le nostre difese naturali.
A trentun anni David Servan-Schreiber scopre di avere un cancro al cervello e - brillante ricercatore nel campo delle neuroscienze - comincia a chiedersi che cosa accomuna le persone che sopravvivono a questa terribile malattia. Le sue competenze di scienziato lo aiutano a stabilire cosa permette di sconfiggere il cancro e cosa invece lo alimenta. E scopre che occorre, nella lotta contro un tumore, mettere in campo quello che gia' possediamo: le nostre difese naturali.
Il libro e' straordinariamente semplice senza trascurare tutte le informazioni utili a capire. Servan spiega bene quali sono le caratteristiche del cancro, parla dello stato di infiammazione che lo accompagna, ci fa capire come si sviluppa e perche'. Soprattutto ci da' alcuni strumenti essenziali per la sua prevenzione e cura. Uno per tutti: l'alimentazione. Tabelle esplicative ci parlano di quali sono gli alimenti che aiutano nella cura. Molto semplicemente, dice Servan: il cancro ha bisogno di certi alimenti per svilupparsi, se non lo nutri muore di fame.
Ma non solo, ci sono mille tecniche che possiamo mettere in atto per aiutarci in questa lotta per la vita. Supporti eccezionali alle terapie convenzionali. Servan non dice MAI che non bisogna fare radioterapia o chemio e dedicarsi alla meditazione e basta. Ma spiega come aiutare queste terapie, come salvarsi dalle recidive, studia tutti i paesi dove certi tumori non esistono e si chiede il perche' e allora scopre che nei paesi dove c'e', per esempio, un gran consumo di curcuma il cancro non si sviluppa, in altri dove il tasso di inquinamento e' minimo i casi sono rari. E cosi' via.
E, inoltre, cosa molto importante a nostro avviso, fa sentire il malato protagonista della propria guarigione, lo aiuta a combattere insieme ai medici, non lo fa sentire solo una vittima in balìa di terapie invasive e dolorose, ma parte attiva del proprio essere, della propria vita.
Ci piace questo medico.
Qui di seguito un estratto dal libro. Buona lettura e buona vita.

Tutti abbiamo un cancro che dorme nascosto dentro di noi.
Come ogni organismo vivente, infatti, il corpo umano fabbrica in continuazione cellule difettose, ed e' cosi' che nascono le neoplasie. Il nostro organismo e' pero' dotato anche di vari sistemi che gli consentono di individuarle e contenerle. In Occidente, una persona su quattro morira' di tumore. Ma tre su quattro no: nel loro caso i meccanismi di difesa saranno riusciti a tenere il cancro in scacco.
Io ho avuto un cancro, diagnosticato una prima volta quindici anni fa e trattato con metodi classici. Poi ho avuto una recidiva, ed e' stato allora che ho deciso di spingermi oltre le terapie convenzionali per studiare tutto cio' che potesse aiutare il mio corpo a difendersi.
Come medico, ricercatore e direttore del centro di Medicina integrata dell'Universita' di Pittsburgh, ho avuto la fortuna di poter accedere a informazioni preziose sui metodi naturali che si sono rivelati utili per prevenire o curare il cancro. Da sette anni, ormai, mi considero guarito, e con questo libro intendo raccontare tutto cio' che ho imparato nella mia vicenda dal punto di vista umano e da quello professionale.
Ebbene, dopo essere passato attraverso la chirurgia e la chemioterapia chiesi al mio oncologo che precauzioni avrei dovuto prendere per evitare una nuova recidiva. “Nulla in particolare, faccia la sua vita di sempre, Eseguiremo degli esami a intervalli regolari e, se il tumore dovesse riformarsi, lo individueremo allo stadio precoce”, fu la risposta di quel luminare della medicina moderna.
“Ma non ci sono esercizi utili, alimenti consigliati o sconsigliati? Non dovrei lavorare anche sull'approccio psichico?”
“Veda lei, male non puo' farle. Ma non abbiamo prove scientifiche che si possa prevenire un recidiva con precauzioni di quel genere.”
Superata la perplessita' iniziale, capii che per quello specialista l'oncologia era un settore talmente complesso e in vertiginoso sviluppo che lui aveva gia' il suo bel daffare per tenersi aggiornato sulle tecniche diagnostiche e i trattamenti chemioterapici e farmacologici piu' recenti, e non gli rimaneva tempo per documentarsi in altri campi di studio. Nel mio caso, avevamo gia' fatto ricorso a tutti i farmaci e a tutte le cure disponibili per un tumore come il mio, e si sapeva ben poco sul rapporto tra cancro e alimentazione o fra mente e corpo.
Questo dell'aggiornamento continuo e' un problema che conosco bene anche io come psichiatra e docente universitario. Anche nella mia specialita' e' difficile stare al passo con le ultime scoperte, pur se pubblicate in prestigiose riviste come Science o Nature, finche' non vengono testate in studi clinici su vasta scala. Un peccato, perche' potremmo almeno iniziare ad autotutelarci prima che quelle ricerche sfocino in farmaci o protocolli nuovi.

Sono convinto che sia importante mettere a disposizione degli altri, di chiunque possa trarne giovamento, le informazioni di cui ho beneficiato io”.

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Guarire. Una Nuova strada per curare lo stress, l'ansia e la depressione senza farmaci ne' psicanalisi

LIBRI: GuarireCarissimi,
questa settimana vi presentiamo un libro molto interessante. Si tratta di Guarire. Una Nuova strada per curare lo stress, l'ansia e la depressione senza farmaci ne' psicanalisi.
La prima e piu' importante cosa da dire su questo libro e' che David Servan-Schreiber, l'autore, e' un medico e un ricercatore noto a livello internazionale. Membro attivo di Medici Senza frontiere e professore per molti anni di Clinica Psichiatrica presso l'Universita' di Pittsburgh, un medico occidentale che non ha niente a che fare con la ormai passata new-age, con guaritori improponibili, guru e quant'altro.
Servan non ha fedi assolute, non propone miracoli, ogni sua affermazione e' correlata da decine di studi accreditati sull'argomento. Servan fa parte di quei medici che finalmente si stanno accorgendo che ogni malattia richiede un approccio olistico e che il nostro corpo ha tutti gli strumenti per combattere la malattia se solo lo aiutiamo a farlo, con comportamenti, alimentazione e tutto quanto serva a “parlare” con il linguaggio adeguato al nostro organismo.
Servan e' anche l'autore di un altro straordinario libro che ha venduto piu' di un milione di copie nel mondo: Anti-cancro. Prevenire e combattere i tumori con le nostre difese naturali, di cui pubblicheremo un estratto la settimana prossima ma che se volete potete gia' trovare in linea qui.
Qui di seguito alcuni brano del libro, buona lettura!

Una nuova medicina delle emozioni
Dubitare di tutto o credere a tutto: ecco due soluzioni ugualmente comode, per non dover mai riflettere.
(Henri Poincare', La scienza e l'ipotesi)

“Ogni vita e' unica, ogni vita e' difficile. Spesso cosi' difficile che ci troviamo a invidiare quella altrui: vorremmo avere la bellezza di Marylin Monroe, o il talento Marguerite Duras e l'esistenza avventurosa di Hemingway. Certo, in quel caso non avremmo piu' i nostri problemi, ma ne avremmo altri: i loro!
Marylin Monroe, la donna piu' sexy, piu' famosa e piu' libera, desiderata persino dal Presidente degli Stati Uniti, annega la propria disperazione nell'alcool e muore per overdose di barbiturici.
Kurt Corbain, il cantante dei Nirvana, diventato dall'oggi al domani una star mondiale, si uccide prima di raggiungere i trent'anni. Suicida muore anche Hemingway, al quale ne' il Premio Nobel ne' la vita straordinariamente intensa hanno potuto risparmiare una profonda sensazione di vuoto esistenziale. E Marguerite Duras, intelligente, capace di suscitare grandi emozioni, adulata dai suoi amanti, si e' distrutta con l'alcol. A rendere l'esistenza piu' facile non sono ne' il genio, ne' la gloria, ne' il potere, ne' il denaro, ne' l'adorazione delle donne o degli uomini.
Eppure esistono persone veramente felici. Quasi sempre il sentimento che le accomuna e' che la vita sia prodiga di doni. Sanno apprezzare chi le circonda e i piu' piccoli piaceri quotidiani: il cibo, la serenita' della natura, la bellezza della citta' in cui vivono. Amano creare e costruire, si tratti di oggetti, di progetti o di relazioni interpersonali, non appartengono a nessuna setta o religione particolare e si incontrano in tutto il mondo. Alcune sono ricche, altre no; alcune sono sposate, altre vivono sole; alcune possiedono un talento particolare, altre sono assolutamente comuni. Tutte, indistintamente, hanno pero' conosciuto sconfitte, delusioni, momenti difficili, perche' nessuno vi sfugge. Ma, nell'insieme sembra che sappiano affrontare gli ostacoli meglio di altri; si direbbe che abbiano un'inclinazione a rimettersi in piedi di fronte alle avversita' e a dare un senso alla propria esistenza, come se intrattenessero un rapporto piu' intimo con se stessi, con gli altri e con la vita che hanno scelto.
Perche' queste persone sono cosi'? Dopo vent'anni passati a studiare e praticare la medicina, soprattutto nelle grandi universita' occidentali ma anche al fianco di medici tibetani o sciamani amerindi, ho scoperto alcuni segreti per essere felici che si sono rilevati utili per i miei pazienti e per me stesso, Con mia grande sorpresa, pero', non li ho appresi nel corso degli studi universitari: infatti non si tratta ne' di farmaci, ne' di psicanalisi.”

E cosi' il libro continua, spiegando bene come e da dove nascono le emozioni, come funzionano gli psicofarmaci e perche' non possono essere assunti per anni. E, soprattutto, racconta quali sono i modi piu' efficaci per uscire dalla depressione (e per non soffrirne) senza usare farmaci dannosi o psicanalisi eterne.
Nessun miracolo, tutti dati scientifici, ricerche comprovate, poco conosciute e poco pubblicizzate... chissa' perche'.

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Distruggete la Masanto

Libri Jacopo Fo Distruggete la MasantoDa non perdere!!!
Il nuovo, inedito, appassionante, straordinario romanzo di Jacopo Fo: "Distruggete la Masanto".
In esclusiva mondiale per i lettori di cacao il primo capitolo.
Buon divertimento!!!

Un romanzo d’azione
(Se hai un’anima non ti fa dormire la notte)

Non dovevi far arrabbiare le madri.
Le madri non ti mollano.
Soprattutto se ci sono di mezzo i loro figli.
E se sono madri che fanno parte della rete ribelle allora peggio per te.
Sono madri femministe, ecologiste, cooperanti e solidali.
Hanno amiche ovunque. Anche all’inferno.
Mangiano solo verdure biologiche ma possono fare uno strappo alla regola e mangiare carne. La tua.
Non c’e' pieta', non c’e' limite, non c’e' sosta.
Le madri ti verranno dietro come cani feroci fino a che avrai vita. E probabilmente anche dopo.
Non esiste piu' nessuna regola.
La Masanto ha peccato contro l’Amore.
La Masanto deve morire.

Capitolo 1
Agguato

Aveva l'anima nera come le unghie dei suoi piedi.
Puzzavano di putrefazione. La sua anima e i suoi piedi.
Bussarono alla porta della sua baracca.
Lui si sveglio'.
Dov'era? Aveva la bocca impastata e il naso seccato dalla cocaina.
Era ancora nella giungla. In una maledetta foresta, in qualche cazzo di punto tra la Colombia e il Brasile. Li', le linee dei confini erano state tracciate cento anni prima con una penna con la punta larga. La mappa non era molto grande e, fatte le debite proporzioni, quelle linee disegnate occupavano una striscia larga due chilometri. E nessuno aveva mai avuto il tempo di andare da quelle parti con uno strumento ottico adatto a fissare sulla terra il confine tra i due Stati.
In quel luogo perduto sotto la linea d'inchiostro che segnava il confine, forse, stava la baracca di Luis Duarte de Corbez de Altamira principe di Belgioioso e di Turez.
Si stropiccio' la faccia, da fuori una voce insisteva.
“Duarte! Duarte! Svegliati. Duarte! Stanno andando alle rovine! Duarte!”
Era quel rompicoglioni di Manuel Testa di Cazzo. Cosi' penso' Duarte.
Manuel insisteva, con la voce sempre piu' lamentosa. Duarte tiro' fuori la Beretta Kombat a diciassette colpi, che giaceva nel cinturone buttato per terra. Stava per sparare un colpo alla porta. Manuel si sarebbe pisciato sotto. Poi penso' al rumore della pistola. Non l'avrebbe sopportato. Non prima del caffe'.
Mondo bastardo! Si alzo', si schiari' la voce e disse con il tono piu' sveglio possibile: “Adesso arrivo, non rompermi i coglioni.”
Dopo due tazze di caffe' e un generoso tiro di coca che avrebbe galvanizzato un'intera squadra di football, erano in marcia verso le rovine.
“Maledetti studenti merdosi!” Stava pensando Duarte.
Avrebbe fatto pagare loro anche quella camminata di merda. Quegli stronzi si erano portati nella giungla perfino delle ragazze. A lui piacevano le ragazze europee. Erano eleganti.

Alberi enormi, foglie enormi, per migliaia di chilometri. E ovunque era pieno di animali selvatici che facevano tutti i suoni possibili. La foresta pluviale, al mattino, era umida e sgocciolante e il caldo si preparava a diventare soffocante.
 Amanda si godeva l'acqua accumulata dalle foglie nella notte, che le sgocciolava sul viso e sulle braccia.
Per tutta la notte le era sembrato di sentire dei bip bip metallici che potevano essere emessi solo da un'astronave aliena che atterrava a fianco della sua tenda di goretex.  Al mattino le avevano spiegato che ci sono degli uccellini piccolissimi che fanno proprio quel rumore.
Amanda aveva i capelli rossi e riccioluti, raccolti con un fazzoletto, indossava una camicia rossa XXL con le maniche arrotolate fino al gomito e un paio di pantaloni di tela doppia, molto larghi. Ma si vedeva comunque che aveva il corpo talmente asciutto e tondo che i ragazzi, quando la guardavano, deglutivano.
Due giorni prima, Juan e Rita erano tornati entusiasti da una delle solite esplorazioni che andavano avanti gia' da un mese. Finalmente avevano trovato un gruppo di rovine antichissime e avevano giurato che sulla chiave di volta di un arco in pietra era ancora ben visibile l’incisione di una spirale posta tra un toro e un serpente. Poteva essere tradotta come un augurio: doppia felicita'. Era un simbolo molto diffuso presso le culture matriarcali di tutto il mondo. Ed era quello che cercavano.
Illustri docenti universitari avevano sbeffeggiato gli studi che ipotizzavano l’esistenza di una cultura agricola in grado di costruire notevoli opere con pietre scolpite, nell’Amazzonia di novemila anni fa. Secondo i luminari della preistoria, a quei tempi in Sud America e nel resto del mondo c’erano solo cavernicoli brutali e incolti.
L’idea di dimostrare che era esistita una fiorente civilta' pacifica di contadini era all’origine della spedizione, organizzata da colombiani e italiani e sostenuta economicamente da un centinaio di organizzazioni che aderivano alla Lega Mondiale degli Ecovillaggi, la rete ecologista che pretendeva di salvare il mondo.
Appena Juan e Rita erano arrivati a portare la buona notizia, il gruppo aveva smontato il campo, per trasferirsi alle rovine e iniziare uno studio preliminare.
Amanda gia' immaginava il luogo come doveva essere stato al tempo delle asce di pietra, abitato da donne che per parlare con la Dea Madre facevano l’amore, donne guerriere che combattevano al fianco dei loro uomini, donne che navigavano su minuscole barche di giunchi e attraversavano gli oceani seguendo le stelle. Nei giorni di festa, camminavano per le vie delle citta'-tempio abbigliate con tessuti coloratissimi, adorne di gioielli, con i seni scoperti e i capelli raccolti in elaborate acconciature. Amanda riusciva a vederle nella sua mente.

BANG!

Un boato la scosse violentemente dai suoi pensieri. Ci mise un attimo a capire che si trattava di un colpo di arma da fuoco.
La fila di corpi davanti a lei scomparve. Paralizzata, vide un uomo in tuta mimetica e cinturone puntarle addosso un mitragliatore grosso come la zampa di un elefante.
Amanda senti' la paura che le rivoltava lo stomaco.
L'uomo urlava in spagnolo insulti e minacce.
Sbucarono altri uomini in tuta mimetica con mitragliette e fucili d’assalto.
 Amanda ricevette uno spintone, si giro' e vide un uomo con un berretto dei New Yorker e una cicatrice che gli divideva orizzontalmente la faccia al livello del labbro superiore.
Rideva e la cicatrice fungeva da amplificatore.
Poi un'altra mano pesante sbuco' dal fogliame e le afferro' il seno sinistro stringendoglielo fino a farle male. Lei grido'. Un grido terrorizzato da agghiacciare il sangue e gli animali tutto intorno si zittirono. L’uomo lascio' la presa sul seno e la colpi' sul viso con uno schiaffo. Lei si piego' e il colpo arrivo' a colpirle di striscio la testa facendo cascare il fazzoletto blu che le teneva raccolti i capelli. I suoi riccioli ebbero un attimo di gloria esplodendo di colore e ricadendole lussuriosi e rossi intorno al viso.
Due ragazze del gruppo si rimisero in piedi. Una era Carmen, una psicologa di Barcellona, l’altra era Rita, un'ex prostituta di quarant'anni, che indossava enormi orecchini d’oro. Carmen si mise tra il bandito e Amanda urlando: “Pezzo di sterco! Tua mamma e le tue nonne preferirebbero mangiare merda che tenerti in braccio!”
Un tipico insulto da manuale di autodifesa psicologica in caso di aggressione.
L’uomo urlava: “Cagne! Troie! Puttane!”
Rita gli rispose a voce bassa ma stranamente udibile: “Tocca ancora questa donna e il mio spirito verra' a strapparti gli occhi dalla faccia mentre dormi.”
Anche tutti gli altri si erano alzati, riacquistando dignita' davanti agli aggressori. Una ventina di pacifisti disarmati contro una dozzina di bandidos.
Rita l’aveva minacciato in spagnolo con l'accento dei peggiori quartieri di Bogota', dove le mammane vendono ossa di morto grattugiate e pozioni per far marcire l'uccello dei mariti infedeli.
E questo non lo aveva letto in nessun manuale del cazzo. Rita non leggeva manuali. Tutto quello che sapeva, lo aveva imparato facendo a botte con la vita.
Il bandito continuo' a insultarla e le diede uno spintone. Ma qualche cosa nella sua voce era cambiata.
A quel punto, a Duarte giravano i coglioni.
Doveva essere un sequestro semplice.
Loro avevano le armi, quegli stronzi dovevano stare zitti e ubbidire.
Invece stavano urlando tutti.
Uno stronzo coi capelli lunghi e biondi, da culattone, stava davanti al mitra di Alonso con le braccia spalancate e urlava: “Matame! Matame!”
Stronzi europei di merda.
Luis penso' seriamente di ammazzare tutti gli uomini, poi violentare le donne e ammazzare anche loro.
Poi si ricordo' che aveva cinquecentomila dollari in una bella banca svizzera e che non doveva fare stronzate.
Doveva a tutti i costi sembrare un semplice rapimento.
“Niente stronzate, Duarte!” Gli aveva detto Pablo. Glielo aveva detto sorridendo, con la sua bella faccia da telenovelas. La faccia che usava quando sparava alla gente. Effettivamente Duarte non sapeva se lo stupro facesse parte delle stronzate. Forse avrebbe reso piu' credibile il rapimento a scopo di estorsione. Forse avrebbe fatto troppo rumore... Pero' almeno una la poteva prendere e poi uccidere. Avere venti ostaggi e farne crepare uno e' fare una stronzata? Avrebbe preso la rossa. Le si avvicino' e incurante delle altre due donne che urlavano, le mollo' un ceffone. La ragazza resto' impietrita, con i capelli che si muovevano appena.
Calo' il silenzio.
“Vamos!!!” Urlo' Duarte. E la colonna si mosse. I prigionieri in mezzo, i banditi davanti e dietro.
Per alcuni secondi Duarte senti' l'emozione di essere il protagonista di quel film. Una vampata di ossigeno emotivo gli arrivo' al cervello, la foresta era luminosa e lui era giovane, bello e alto. Poi gli venne voglia di farsi un altro tiro di coca.
La vita era una merda.

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Io, Nelson Mandela. Conversazioni con me stesso

Lasciamo al presidente Barack Obama l'onore di presentarvi il libro di questa settimana, una novita' che non poteva mancare nel LIBRI: Io, Nelson Mandelanostro catalogo di informazione libera e indipendente.
Io, Nelson Mandela. Conversazioni con me stesso” e' un libro straordinario, viene gia' definito l'evento editoriale dell'anno, ma non definitelo un'autobiografia.
Scrive Mandela in una lettera del marzo 1971: “Rimarro' fedele alla nostra promessa: non dire mai nulla di sconveniente sull'altro […] Il problema, naturalmente, e' che gli uomini di maggior successo sono inclini a qualche forma di vanita'. Arriva un momento nella vita in cui considerano ammissibile essere egoisti e vantarsi in pubblico dei loro successi, unici al mondo. Che simpatico eufemismo per 'elogio di se'' ha coniato la lingua! Autobiografia...”
Buona lettura!

Io, Nelson Mandela
Prefazione di Barack Obama

Come tanti altri al mondo, ho conosciuto Nelson Mandela da lontano, quando era imprigionato a Robben Island. Per molti di noi lui era piu' di un uomo: era un simbolo della lotta per la giustizia, l'uguaglianza e la dignita' in Sudafrica e in tutto il pianeta. Il suo sacrificio era cosi' grande da incitare ovunque le persone a fare tutto cio' che era in loro potere per il progresso dell'umanita'.
Nel piu' modesto dei modi, sono stato uno di coloro che hanno cercato di rispondere al suo appello. Ho cominciato a interessarmi di politica negli anni del college, unendomi alla campagna di disinvestimento e per la fine dell'apartheid in Sudafrica.
Nessuno degli ostacoli personali che mi trovavo ad affrontare come giovane uomo era paragonabile a quello che le vittime dell'apartheid vivevano ogni giorno, e potevo solo immaginare il coraggio che aveva portato Mandela a rimanere in quella cella per cosi' tanti anni. Ma il suo esempio contribuiva ad aumentare la mia consapevolezza del mondo e del dovere che tutti noi abbiamo di lottare per cio' che e' giusto. Con le sue scelte, Mandela dimostrava che non dobbiamo accettare il mondo cosi' com'e', che possiamo fare la nostra parte perche' diventi come potrebbe essere.
Nel corso degli anni ho continuato a guardare a Nelson Mandela con ammirazione e umilta', ispirato dal senso di possibilita' che la sua vita dimostrava e sgomento di fronte ai sacrifici necessari per coronare il suo sogno di giustizia e uguaglianza. Di fatto, la sua vita racconta una storia che si erge in netta opposizione al cinismo e alla rassegnazione che cosi' spesso affliggono il nostro mondo.
Un prigioniero e' diventato un uomo libero; un simbolo di emancipazione e' diventato una voce appassionata a favore della riconciliazione; un leader di partito e' diventato un presidente che ha promesso la democrazia e lo sviluppo. Anche dopo avere lasciato gli incarichi ufficiali, Mandela continua a lavorare per l'uguaglianza, l'ampliamento delle opportunita' e la dignita' umana.
Ha fatto cosi' tanto per cambiare il proprio Paese, e il mondo, che e' difficile riuscire a immaginare la storia degli ultimi decenni senza di lui.
Poco piu' di vent'anni dopo aver fatto il mio ingresso nella vita politica e nel movimento per il disinvestimento come studente di college in California, sono entrato in quella che era stata la cella di Mandela a Robben Island. Ero appena stato eletto senatore degli Stati Uniti. La cella era ormai stata trasformata da una prigione in un monumento al sacrificio compiuto da cosi' tante persone per una trasformazione pacifica del Sudafrica. Mentre mi trovavo in quella cella, ho provato a tornare indietro nel tempo, ai giorni in cui il presidente Mandela era ancora il prigioniero 466/64, quando la vittoria nella sua battaglia era tutt'altro che certezza. Ho cercato di immaginare Mandela – quella figura leggendaria che aveva cambiato la storia – come l'uomo Mandela, che aveva sacrificato cosi' tanto per il cambiamento.
“Io, Nelson Mandela” offre uno straordinario contributo al mondo, restituendoci proprio l'immagine dell'uomo Mandela. Presentandoci i suoi diari, le sua lettere, i discorsi, le conversazioni e altri documenti che spaziano attraverso un arco temporale cosi' ampio, questo libro di regala uno scorcio della sua vita, dalle banali abitudini che contribuivano a far passare il tempo in prigione, alle decisioni che adotto' come presidente. In queste pagine lo vediamo come studioso e politico, come padre di famiglia e amico, come leader visionario e pragmatico. Mandela ha intitolato la sua autobiografia “Lungo cammino verso la liberta'”. Ora, questo volume ci aiuta a ripercorrere i passi – e le deviazioni – che ha compiuto durante il viaggio. Fornendoci questo ritratto a tutto tondo, Nelson Mandela ci ricorda di non essere stato un uomo perfetto. Anche lui, come tutti noi, ha i suoi difetti. Ma sono proprio queste imperfezioni che dovrebbero essere d'ispirazione per ciascuno di noi. Perche', se siamo onesti con noi stessi, sappiamo che affrontiamo battaglie piccole e grandi, personali e politiche, per superare la paura e il dubbio, per continuare a impegnarci anche quando l'esito della lotta e' incerto, per perdonare gli altri e sfidare noi stessi. La storia raccontata da questo libro – e la storia della vita di Mandela – non e' quella di esseri umani infallibili e di un inevitabile trionfo. E' la storia di un uomo disposto a rischiare la vita per cio' in cui credeva e che ha lavorato incessantemente per condurre quel genere di esistenza che avrebbe reso il mondo un posto migliore.
Alla fine, e' questo il messaggio di Mandela a ognuno di noi. Per tutti ci sono giorni in cui sembra che cambiare sia impossibile, giorni in cui le avversita' delle nostre imperfezioni possono indurci a desiderare di imboccare un sentiero piu' facile, che eviti le nostre responsabilita' verso gli altri. Perfino Mandela ha vissuto giorni come questi. Ma anche quando soltanto un tenue raggio di Sole penetrava in quella cella a Robben Island riusciva a vedere un futuro migliore, degno del suo sacrificio.
Anche quando ha dovuto fare i conti con la tentazione di cercare vendetta, ha visto la necessita' di una riconciliazione e il trionfo dei principi sul mero potere. Anche quando ha raggiunto il meritato riposo, ha continuato a cercare – e continua tuttora – di ispirare i suoi compagni e le sue compagne a mettersi al servizio dell'umanita'.
Prima di diventare presidente degli Stati Uniti ho avuto il grande privilegio di incontrare Mandela e dopo la mia elezione ho parlato in varie occasioni con lui al telefono. In genere sono conversazioni brevi: lui e' ormai giunto al crepuscolo della sua vita e io devo affrontare il fitto programma di impegni che la mia carica mi impone. Ma sempre, durante queste conversazioni, ci sono momenti in cui traspaiono la gentilezza, le generosita' e la saggezza dell'uomo. Quei momenti mi ricordano che dietro la storia che e' stata scritta c'e' un essere umano che ha scelto di far vincere la speranza sulla paura e di guardare avanti, oltre le prigioni del passato.
E mi rammentano che, per quanto sia diventato una leggenda, conoscere l'uomo – Nelson Mandela – significa rispettarlo ancora di piu'.

Barack Obama, presidente degli Stati Uniti d'America


LIBRI: Il trucco della bellezza

Libri Nuovi Mondi Media al 50% di scontoCarissimi,
abbiamo deciso di anticipare il Natale offrendovi tutti i libri della Nuovi Mondi Media al 50% di sconto. Un'ottima occasione per fare la scorta di informazione indipendente.
Vi presentiamo in particolare un brano da Il trucco della bellezza dove si parla di miracoli pubblicitari.
Buona lettura.

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Il trucco della bellezzaIl carosello dei miracoli
Tanta pubblicita', nessun controllo sui prodotti, niente trasparenza. La vendita di prodotti di bellezza, gia' per sua natura vendita di illusioni, si regge su un carosello di promesse pubblicitarie non controllate. L’acquisto di un cosmetico e' un puro atto di fede, acquistiamo a scatola chiusa una promessa di risultato, senza avere nessuna prova, fidandoci solo della parola del produttore.
In parte perche' il nostro desiderio di essere belli ci porta a credere alle promesse, in parte perche' forse immaginiamo che qualcuno abbia controllato per noi. Immaginiamo che se un prodotto e' arrivato sugli scaffali del supermercato o della farmacia e se ha potuto proclamare sui poster o negli spot tv che elimina le rughe o che fa crescere i capelli, qualcuno avra' verificato la sua efficacia.
In realta' non e' cosi'. L’unica garanzia dell’efficacia di un cosmetico e' la parola del produttore e degli esperti e ricercatori suoi dipendenti. I cosmetici, infatti, sono posti in vendita senza nessuna autorizzazione, senza che le aziende produttrici debbano presentare prove della loro efficacia.
Per mettere in commercio qualsiasi prodotto cosmetico, e' sufficiente una notifica inviata con raccomandata al Ministero della Salute e all’assessorato alla sanita' della Regione. Poche pagine dove l’azienda dichiara di voler mettere in commercio il prodotto XY, fornisce l’indirizzo dell’officina di produzione, descrive le attrezzature utilizzate, la lista degli ingredienti, allega fotocopia del documento del rappresentante legale, marca da bollo e il gioco e' fatto. Passati 30 giorni, se il Ministero non ha osservazioni, il prodotto puo' essere commercializzato. L’azienda quindi non deve presentare nessun test, nessuna documentazione scientifica, nessuno studio, e nel modulo deve solo indicare la generica categoria di appartenenza del prodotto - per esempio prodotti antirughe, preparazioni per bagni e docce, prodotti per la pulizia dei capelli, creme emulsioni e oli per la pelle.
Quella che in pubblicita' viene presentata come potente crema anticellulite o crema che umenta le dimensioni del seno, al Ministero della salute puo' essere semplicemente notificata come crema per il corpo. Il sistema della notifica serve solo a verificare, sulla base di quanto dichiarato dal produttore, che tutti gli ingredienti siano ammessi dalla legge.
Se il sistema della notifica non pone problemi per saponette, fondotinta o smalto per unghie, (sembrerebbe esagerato chiedere al produttore di sapone di presentare un test che prova quanto sgrassa il suo sapone o quanto coprente e' un fondotinta) non sembra invece sufficiente a tutelare i consumatori nel caso, per esempio, di creme antirughe che promettono di influire sul DNA o di gel che promettono di tirare su il seno o di lozioni che fanno ricrescere i capelli. La legge tuttavia non distingue tra saponette e creme antirughe, e comprende tutto nella ampia categoria dei prodotti cosmetici e per l’igiene personale.
Succede allora, per esempio, che una crema antieta' della linea Cellular radiance de La Prairie possa essere venduta a circa 400 euro per un vasetto da 50 ml, inviando una semplice notifica al Ministero, mentre una specialita' dermatologica che costa meno, in quanto farmaco, otterra' l’autorizzazione alla vendita solo dopo un lungo e costoso iter, che prevede la presentazione all’AIFA di dossier e studi clinici sull’efficacia e sulla tossicita' effettuati seguendo protocolli standard stabiliti a livello europeo. In quanto cosmetico la crema potra' inoltre farsi liberamente pubblicita', mentre la reclamizzazione del farmaco sara' vietata qualora richieda prescrizione e controllata in caso di farmaco da banco.

Consumatori vulnerabili
Alla mancanza di controlli e di trasparenza del settore, si aggiunge la nostra particolare vulnerabilita' di fronte alle promesse di bellezza pronta in scatola. Esiste un rapporto molto peculiare tra vendita della bellezza e pubblicita': mentre come consumatori di scarpe, telefonini o automobili siamo piu' o meno razionali – proviamo, tocchiamo, facciamo confronti - quando si tratta di comprare bellezza siamo pronti a credere a qualsiasi promessa.
La crema antirughe ci coglie vulnerabili, la pillola per dimagrire ci conquista senza sforzo. Di fronte alla pubblicita' che promette di farci piu' belli, siamo psicologicamente deboli.
Per l’Antitrust, l’autorita' che si occupa della pubblicita' ingannevole, gli uomini che perdono i capelli, le donne con la cellulite, le persone sovrappeso sono “categorie protette”, consumatori particolarmente deboli, bersagli perfetti per l’inganno pubblicitario.
Anzi, piu' e' inverosimile la promessa piu' veniamo coinvolti per colpa di quell’effetto psicologico che ci porta a credere maggiormente a chi promette risultati ambiti con sforzi minimi. Cosa c’e' di piu' ambito che liberarsi della pancetta o delle rughe? Vogliamo crederci.
Vogliamo la crema dei miracoli.
Da una parte consumatori piu' deboli, dall’altra un mercato, quello della bellezza, che si presta piu' di altri alla vendita di illusioni. L’inganno del detersivo che promette di lavare piu' bianco, dell’automobile che garantisce molti chilometri con un litro o della pillola che toglie il mal di testa velocemente e' presto svelato. Ma come si fa a verificare la promessa di una crema che previene le rughe o di una pillola che infoltisce i capelli? E' piu' difficile misurare risultati di questo tipo.
E poi la pubblicita'. Tanta. Ci vuole piu' pubblicita' per vendere una crema di bellezza che una marca di scarpe o un paio di occhiali.
L’“indice di pressione pubblicitaria”, (rapporto tra investimenti pubblicitari e vendite) dimostra che, a parita' di fatturato, l’industria cosmetica spende piu' degli altri settori di beni di consumo.
Sara' per l’“esasperata diversificazione dei gusti del consumatore” o per il carosello di prodotti sempre nuovi messi sul mercato con tanta rapidita', fatto sta che le aziende per vendere devono spendere parecchio in “comunicazione”. Per convincerci a scegliere proprio quella crema antirughe, quello shampoo, quel dentifricio, tra le centinaia di prodotti simili in fila sugli scaffali, i venditori di bellezza devono contendersi la nostra attenzione a suon di affissioni, spot tv e pagine sui giornali. Ogni nuovo prodotto deve garantire qualcosa in piu' rispetto al precedente, piu' efficacia, risultati piu' eclatanti, piu' immediati, piu' evidenti, e tutto va comunicato con la pubblicita'. Per convincerci a spendere di piu' mantenendo alti i profitti in un mercato affollato, le aziende puntano sui prodotti masstige, a meta' tra prodotto di massa e prodotto prestige, che promettono gli stessi risultati dei prodotti di prezzo alto ma con una spesa piu' contenuta: una crema antirughe che reclamizza un effetto lifting, ma che si mantiene in una fascia di prezzo medio, per esempio. Per comprarla, saremo disposti a spendere un po’ di piu' che per una crema antirughe “semplice”, per venderla l’azienda avra' bisogno di piu' pubblicita' per spiegare la caratteristiche “prestige”.

Per leggerne un altro estratto clicca qui http://www.jacopofo.com/il-trucco-della-bellezza-cosmesi-pubblicita-inganno

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Ho 14 anni e non sono una stronza

Libri Jacopo Fo Ho 14 anni e non sono una stronzaCarissimi,
siamo lieti di comunicarvi che e' uscita la ristampa di “Ho 14 anni e non sono una stronza” di Jacopo Fo. Trattasi di un romanzo breve che racconta la storia di un gruppo di adolescenti che con pochi mezzi e tanta iniziativa riescono a mettere sotto scacco una grande multinazionale… come? Lo scoprirete solo leggendo.
E amori, pensieri, vita…
Vi anticipiamo il primo capitolo dove la protagonista si difende da accuse ingiuste con un’arringa degna del migliore principe del Foro.
Buona lettura!

Per acquistare il libro direttamente online clicca qui

Capitolo Primo
"Non sono una stronza. Ho 14 anni e non sono una stronza. Ve lo posso ripetere mille volte. Gli stronzi siete voi.
Al massimo posso ammettere di aver fatto un po’ di casino. Ma non e' colpa mia se il mondo e' cosi'.
Quando sono nata era gia' una merda. E non credo proprio di aver peggiorato la situazione."
"Signorina, moderi i termini!" Mi interrompe la professoressa Russomanno.
"Moderi i termini?!? Ma si rende conto? Mi stanno accusando di tutto! Pornografia, rapimenti, ci mancano sole le truffe azionarie e la droga! Ma si rende conto? Non ho fatto niente di male e mi piovono sulla testa queste accuse allucinanti?!? Ma come fate a credere che io possa restare tranquilla? Ma lo vede come va il mondo signora pro-fes-so-res-sa?
C’e' la guerra e i bambini vengono fatti morire di fame a milioni e nessuno si preoccupera' se la mia vita sara' travolta ingiustamente.
Quindi, se volete sentire le mie risposte alle vostre domande, eccole, sono semplici e chiare:
Io non ho niente a che fare con tutto quello che dite. Non ho visto film pornografici, non ho collaborato a far sparire nessuno, non ho spezzato una gamba al signor Cragnotti, non ho infranto nessuna legge.
Guardate il labiale signori, io non sono un adulto corrotto come il presidente degli Stati Uniti. Ho 14 anni e sono una ragazza pulita che dice solo la verita'.
E ora scusatemi ma ho altro da fare. Se avete dei problemi rivolgetevi ai miei avvocati."
Mi girai e me ne andai. La Russomanno e il Preside mi guardavano a bocca aperta. Sulla porta incrociai gli sguardi raggianti di Ada e Squiglia, due zie acquisite che si erano offerte di accompagnarmi per coprirmi la ritirata. Avevo pensato che la presenza di due adulti mi avrebbe tranquillizzato ma non avevo voluto mobilitare i miei genitori.
Mia madre sarebbe stata inutile perche' il suo principio morale di base prevede di non rivolgere la parola agli imbecilli.
Mio padre aveva troppa voglia di sgozzare il preside con una roncola arrugginita e poi bere il suo sangue (testuali parole. e' molto protettivo nei miei confronti da quando si e' lasciato con la mamma).
Le mie due zie Ada e Squiglia mi erano sembrate la soluzione piu' potabile. Hanno cinquant’anni, l’aria rispettabile, sono entrambe maestre di Shaolin, antica arte marziale cinese, e come attiviste del movimento lesbico, hanno sfidato la polizia di mezzo mondo inscenando streep-tease di protesta. Per loro affrontare il Consiglio d’Istituto del mio liceo era cosa da poco. Avrebbero potuto ucciderli tutti anche solo a colpi di tette.
Oltre la porta trovai un gruppetto di amici. C’era tutto il Club delle Rosse e Ariel, che mi viene incontro e mi abbraccia. E io mi stringo forte a lui e scoppio a piangere. Stronzi di merda. Scoppiano a piangere anche tutte le altre. Con gli occhi pieni di lacrime ci guardiamo, io e le mie inseparabili amiche… ci guardiamo… e scoppiamo a ridere in modo irrefrenabile. Si', forse, hanno ragione a chiamarci le streghe.
Ariel cerca di calmare le nostre risate. Per la prima volta in vita sua cerca di calmare qualcuno. Ma siamo travolgenti.
Il potere delle piccole donne e' grande.
Ma forse e' meglio che vi racconti tutto partendo dall’inizio.