Vacanze estive alla Libera Università di Alcatraz

jacopo fo

Superman si è schiantato

Superman si è schiantato è il titolo del nuovo libro di Jacopo Fo edito da Guanda.
E’ un libro di quelli che ci piacciono tanto: divertente, illuminante, ricco di aneddoti, rivoluzionario.
Vi lasciamo con le prime pagine del libro che potete acquistare su commercioetico.it qui senza spese di spedizione.

Hai gravi problemi?
E` un male che ci accomuna tutti, ma voglio sperare che i tuoi guai non siano proprio gravissimi. (...)

CONTINUA a leggere CACAO del Sabato


La storia di Inanna – Prima parte

di Jacopo Fo

Oggi vi racconterò una storia che vi riguarda molto da vicino e che concerne il fatto che siamo stati vittime di una falsificazione globale della realtà. 
I primi testi sono dei sumeri, fino a un mese fa ero convinto che il primo testo dell’umanità fosse il Gilgamesh, un testo meraviglioso. Nel 1935 ci fu un grande convegno di glottologi, immaginatevi una sala con 500 glottologi americani, tutti vecchissimi con bastoni, deambulatori ecc e arriva un gruppo di scienziati che avevano tradotto per la prima volta il Gilgamesh, presentano questa scoperta e per la prima volta nella storia scoppia una rissa tra glottologi, si sono menati come degli spaccalegna bergamaschi. Di quale scoperta parliamo? Questo gruppo di scienziati affermava che nel Gilgamesh c’è il racconto del Diluvio Universale. 
L’uomo in questione non si chiama Noè ma Dio gli ordina di fare un’arca, le misure sono un po’ diverse ma vai a sapere… la storia però è la stessa: tutti gli animali sull’arca e poi viene mandato fuori un altro tipo di uccello. Differenze irrisorie e praticamente si sosteneva che Dio avesse copiato dai Sumeri, capite che era una cosa inaccettabile negli anni ’30 nell’America oscurantista e razzista e segregazionista. 
Insomma, una rissa incredibile e sono andato avanti per anni a dire che il Gilgamesh era l’opera più antica del mondo, e un mese fa scopro che non è vero perché c’è l’Epopea di Inanna, che si compone di vari testi e che è precedente al Gilgamesh, si parla di 5000 anni fa ed è incredibile che non si sia pensato che è un testo fondamentale, racconta una storia pazzesca. 
Inanna è la Dea madre, la più importante, la dea dell’amore e del sesso. Ama gli esseri umani e l’epopea contiene tutte le storie di tutta la letteratura. Inanna è una e trina, determina l’alternarsi delle stagioni. Inanna va dal dio sapiente, quello che crea l’acqua dolce e quindi la vita biologica ubriaca e lo seduce, una scena di sesso infuocato e mentre lui ha un orgasmo sconfinato lei lo convince a dirle i 100 segreti della conoscenza: l’astronomia, la medicina, l’architettura, la geometria, la matematica ecc. Quindi ruba tutte le conoscenze di questo dio e cosa fa? Le regala agli uomini. Una donna meravigliosa. E’ lei che rende le città vivibili, tutto quello che serve per vivere lo porta lei. Lo ruba per amore degli esseri umani.
Non solo, a un certo punto il suo amore viene ucciso e lei scende nel mondo dei morti, muore e dopo tre giorni resuscita. 
Nei testi antichi di gente che muore e dopo tre giorni risorge ce n’è un sacco e questo fenomeno ha una sua spiegazione logica, il fatto di essere materialisti e andare a cercare la concatenazione logica degli eventi è meraviglioso. 
Nel nostro cielo dal 22 al 25 dicembre c’è un fenomeno che è esattamente questo, non ce ne accorgiamo ma in quei tre giorni per un effetto ottico sembra che il Sole si fermi, c’è una ragione scientifica per questo ma se sei un primitivo che guarda il cielo hai l’impressione che il Sole vada avanti e indietro. Ecco perché troviamo sempre questa storia di un dio che muore e poi risorge dopo tre giorni. 
Questa storia di Inanna è anche un documento storico strepitoso su un momento della nostra storia che è fondamentale.  
Secondo alcuni storici c’è stato un periodo in cui l’umanità ha vissuto di pesca e agricoltura lungo i grandi fiumi e queste erano società in cui uomo e donna erano alla pari, la Riane Eisler nel suo libro Il Piacere è sacro le chiama società di “partnership”. Non conoscevano la guerra perché si è scoperto che vivevano in città senza mura, le sepolture di maschi e femmine erano uguali e da questo si deduce che fossero società pacifiche. 
A un certo punto queste città sono invase da allevatori guerrieri delle steppe auroasiatiche che erano diventati violenti perché avevano scoperto che potevano vivere allevando le pecore e di conseguenza avevano scoperto anche che le pecore sono facili da rubare perché hanno le gambe e quindi diventano agguerriti per difendere o rubare il bestiame. Quando inventano l’arco e la doma dei cavalli si spostano e invadono le grandi pianure.
Sono selvaggi e bravi a combattere e hanno vittoria facile su questi contadini che culturalmente però sono molto più avanti. Questi invasori non sanno niente di astronomia, di matematica, di scienze, di irrigazione, di ingegneria. Vivere sulle sponde del Nilo o del fiume Giallo significava saper fare un sacco di cose complicate.
E che storia troviamo nell’epopea di Inanna riguardo a questo periodo?
Inanna vuole sposare un contadino e il fratello le dice: “Ma no, sposa un guerriero pastore, sposa il vincitore”, ma lei non è d’accordo e risponde: “Il pastore? Non sposerò il pastore, le sue vesti sono rozze, la sua lana è ruvida. Sposerò l’agricoltore, l’agricoltore coltiva il lino per le mie vesti, l’agricoltore coltiva l’orzo per la mia tavola…”
E vanno avanti con questa discussione arrivando esattamente al momento in cui c’è l’integrazione tra i vincitori. Le società matriarcali erano molto brave a integrare gli stranieri. 
Arriva il re straniero che si chiama Dumuzi: 
“Perché parli dell’agricoltore? Perché ne parli? Se lui ti dà farina nera io ti darò lana nera. Se lui ti darà farina bianca io ti darò farina bianca…”.
Il re continua a magnificare quanto è bravo e una notte va a trovare Inanna:
“Inanna gli aprì la porta, all’interno della casa si parò splendente davanti a lui come la luce della Luna. Dumuzi la guardò esultante. Premette il suo collo contro il collo di lei, la baciò”
E qui inizia una scena… Io vorrei che voi tornaste alla vostra prima classe al liceo: siete lì e la professoressa di lettere inizia a leggere il punto clou della prima grande opera letteraria dell’umanità. 
Dopo che si sono baciati sul collo Inanna fa questa dichiarazione:
“Quanto a me Inanna, chi arerà la mia vulva? Chi arerà il mio alto campo? Chi arerà il mio umido terreno? Quanto a me, giovane donna, chi arerà la mia vulva? Chi disporrà il bue? Chi arerà la mia vulva? 
Dumuzi rispose: Grande Signora, il re arerà la tua vulva, io, Dumuzi, il re arerò la tua vulva!
Inanna disse: Ara dunque la mia vulva, o uomo del mio cuore, ara la mia vulva. 
In grembo al re si ergeva l’alto cedro, egli ha fatto scorrere le sue belle mani sui miei fianchi, il pastore Dumuzi mi ha inondato il grembo di panna e di latte, mi ha accarezzato il pelo del pube e innaffiato il mio grembo. Ha posto la sua mano sulla mia sacra vulva. Ha lisciato la mia nera nave con la sua panna. Mi ha svegliato la mia agile nave con il suo latte. Sul letto mi ha accarezzato.”
Io credo che qualunque classe di quindicenni mi darebbe tutta la sua attenzione e forse muoverei anche la passione verso la letteratura.
(Continua)


Quando la situazione si fa seria tocca farla ridere!

Per chi è deluso dall'umana insipienza, per chi è avvilito per la disumana scemenza, per chi dei sogni non riesce a farne senza,  ecco qualche cosa di completa differenza.

Stiamo radunando la banda dei teatrivi, comunicattivi, per dar vita alla più colassiale operazione dadaista di menti rinnovabili, spiriti atossici, fantasie biodinamiche, e mi fermo qui per non divenire prolesso.

L'obiettivo è formare un laboratorio creattivo permanente e immanente, ma anche un po' invadente, che produrrà inchieste rutilanti, video shock, buffonate flash mob, arte da asporto, filosofia da diporto.

Dopo i fasti del Male, dopo l'invenzione dei ristoranti biologici, dei corsi di scrittura creativa, i trionfi dei muscoletti vaginali e del parto dolce, dopo l'esplosione della comicoterapia nei reparti pediatrici, dopo lo sterminio delle lampadine ad incandescenza, dopo l'olio di colza andato a ruba nei supermercati e la scoperta dell'acqua calda solare... dopo il ritrovamento di Arlecchino in Africa, dopo il tripudio mondiale di Wiwanana cerchiamo volontari senza macchia e senza paura, per far vedere a Mark Zuckerberg che si può usare il web per fare qualche cosa di completamente diverso!

Chi cerchiamo
Esseri maschi, femmine e ibridi, di tutte le età, anche non muniti di titolo di studio, capelli, cappelli o altro, ma estremamente ricchi di dinamiche oniriche evolute, gente capace di entusiasmarsi, tramare, tremare, avere la pelle d'oca, passare le notti sugli aisberg a pelle d'orso, infiltrarsi nelle trincee della disinformazione fingendo di essere Pippo o Pluto (Paperino no perché è passato al nemico) e che contemporaneamente amino cooperare, collaborare, condividere, couorchizzare, sperimentalizzarsi.  

Chi siamo
L'Alcatraz Band, la più tosta unità d'assalto mediatico invisibile, attualmente in circolazione. Abbiamo passato questi mesi a tessere alleanze strategiche e a stabilire principi di coesistenza pacifica: aborriamo le assemblee perché nelle assemblee ci sono i leader e gli anti leader, quelli che parlano e quelli che no; abbiamo cassato il centralismo democratico perché crediamo che tutto funziona bene solo se la maggioranza si sottomette alle decisioni della minoranza, abbiamo sostituito i meccanismi di potere con la mansuetudine.

Siamo per la tempesta di cervelli estrema (che all'inizio cominci a parlare ma non sai neanche di che cosa) crediamo nella casualità creativa e nella coincidenza devozionale.

Quanto costa? Niente è gratis.

Non siamo qui per vendere e neanche per regalare.

Quel che cerchiamo e quel che offriamo non ha prezzo. Rilasciamo pure attestati di frequenza per sedare parenti e coniugi ansiosi e nella migliore delle ipotesi creeremo insieme un milione di posti di lavoro in professioni che al momento ancora non esistono come lo Spulciatore di Bufale, il Pettinatore di Bambole Bulimiche, il Pattinatore di Scie Chimiche, il Calzolaio per Millepiedi, il Succhiatore di Verdure, l'Orco Sinergico, lo Snocciolatore Semantico, il Grànfico, l'Azzappa Garbugli.

Se l'idea ti sollucchera e ti giuggiola martedì sera ore 21,30, sul mio FB in diretta video e possibilmente anche audio per non vedenti, con interazione chat, skyp, telephon. L'evento sarà disponibile anche in differita senza possibilità di intervenire retroattiva causa persistenza conseguenzialità temporale non iporesistente. Per tenersi informati registrati sulla meiling list degli amici di Alcatraz.

Ps
Mo' vojo vedé che trollano i troll su questo stesto!


Il potere della creatività – Quarta parte

Ci siamo lasciati a fine luglio raccontandovi di questo incontro avvenuto alla Libera Università di Alcatraz tra Jacopo e un gruppo di psicologi sul potere della creatività.
Riprendiamo a raccontarvelo partendo dalle domande del pubblico.

Pubblico: Quali aspetti della tua famiglia di origine porti avanti e quali, invece vuoi abbandonare nella gestione di questo luogo incantevole?
Jacopo: La mia famiglia era veramente strana nel senso che nel bene e nel male era una famiglia che aveva una compattezza incredibile, anche con tutti i casini di una famiglia…! I miei genitori litigavano a livelli spaziali, però c'era questa idea di unità e c'era anche una modalità molto particolare di motivare.
Il sistema educativo della mia famiglia si basava sul potere della fiducia, cosa che io poi ho cercato di portare avanti qui ad Alcatraz.
A diciotto anni ho smesso di andare a scuola e mio padre mi ha detto “Se non vuoi andare all'università, mettiti a lavorare” Ho risposto: “Ok” e lui “Va bene, allora fammi venti maschere di cartapesta, mi servono tra tre mesi”.
Ero sconcertato e ho protestato: “Papà, ma non ho mai fatto una maschera di cartapesta, come faccio?”
Allora Dario telefonò al suo amico Donato Sartori, grande fabbricatore di maschere e il giorno dopo partivo per Abano Terme.
Ho passato lì cinque giorni, ho imparato e poi le ho costruite e andavano anche bene.
Ecco il meccanismo, è una scommessa: se tuo padre ti mette in mano un progetto e tu sai che se non lo consegni in tempo non possono andare in scena con lo spettacolo pensi “Mio padre è convinto che io lo sappia fare”. E questo è determinante.

Non ho mai fatto corsi di teatro, si dava per scontato che io avessi guardato per tot anni come recitavano i miei.
Quindi chiedevo a me stesso: “Che cosa fanno? Cosa devo imparare?”
E questo mette in moto un meccanismo in cui ci si responsabilizza ed è molto potente, poi riguarda tutto... Devi fare arte perché è bellissimo e perché utile, è utile perché ci sono delle ingiustizie nel mondo e tu devi impegnarti contro queste ingiustizie. Ci sono delle persone in difficoltà e tu devi portare aiuto a queste persone e devi comportarti in una certa maniera perché se non ti comporti in quella maniera dai una ruota negativa al mondo.
L'ultimo ceffone che ho preso da mia madre (un ceffone vero, il famoso lavadenti...) è arrivato un giorno che Franca era malata. Era a letto e iniziammo a discutere perché la compagnia di mia madre, che era anche un’associazione politica, si era scissa e alcuni ragazzi che stavano nel mio gruppo politico (erano gli anni '70 e c'erano tante piccole organizzazioni) lavoravano con i miei. Avevano litigato con mio padre e mia madre e si erano comportati veramente molto male. Mia madre, mentre stava a letto moribonda, mi racconta di cosa era successo: un ragazzo del mio gruppo aveva insultato mio padre e io dico: “Beh cavolo, pazzesco, adesso voglio andare dai miei compagni e andare a sentire cosa è successo”.
PAM! (schiaffo)
Perché non si discute su quello che fa la famiglia... su che cosa ti devi informare? Se una cosa te la dice tua madre è la religione!
Benigni ha fatto una battuta meravigliosa. Mio padre negli ultimi anni ha iniziato ad attaccarlo in un modo feroce e l'ha distrutto quando è andato da Obama con Renzi. Quando hanno intervistato Benigni e gli hanno chiesto “Scusi, ma cosa pensa delle dure critiche che le ha mosso Dario Fo?” Lui ha risposto: “Dario Fo è come la mamma, non si discute quello che dice la mamma!”
L'ho adorato perché ha proprio fotografato un'impostazione quasi militarista...

Quando avevo sedici anni ero veramente uno sfigato pazzesco e stavo a Como. Como è una città drammatica perché la rivoluzione sessuale non è arrivata ancora oggi.
Era una situazione veramente terribile e io scoprii che a Milano invece c'era tutto un altro clima, lì viveva mia cugina con cui ero cresciuto e mi diceva che lì c'era un gran fermento.
Decisi di andare a Milano per vedere se trovavo una ragazza disponibile e incontrai una fanciulla meravigliosa, nacque una grande storia d'amore, la settimana dopo cercai di organizzarmi per tornare e mi convocarono a una riunione della federazione giovanile comunista italiana proprio quel pomeriggio di sabato in cui avevo in programma di andare a Milano dove c'era questa festa e forse l'avrei rivista.
Per me era un grosso problema decidere di tradire la rivoluzione comunista per andare a Milano, e alla fine andai a Milano e trasgredii ma fu un grande conflitto interiore. Per darvi un’idea… a undici anni vendevo L'Unità sulla spiaggia tutte le mattine, mi facevo i chilometri con la maglietta con su scritto: 'Io sto con i Vietcong'.
Terribile... ho avuto dei gravissimi problemi psicologici!

Ho una grande stima per quello che hanno fatto i miei genitori e continuo a farlo, quello che ho aggiunto di mio è che sto cercando di creare un’organizzazione culturale a rete, con persone che collaborano in maniera autonoma, senza assemblee, tutti rapporti a due, non è una struttura organizzata in modo piramidale: sono una serie di rapporti di amicizia come funziona poi in teatro. Sai che per fare quell'operazione ti serve un fonico, un attore, un regista, uno scenografo, se invece si tratta di organizzare interventi sull'ecologia, che è l'altro nostro grande settore d'intervento, ti serve un ingegnere, un meccanico ecc...  
Da questo punto di vista i miei erano più individualisti.

Pubblico: Quanto ti sei sentito in competizione con i tuoi genitori e di più con chi?
Jacopo: Beh, tantissimo con mio padre (avendo studiato psicologia, sapete benissimo come vanno queste cose!), però sinceramente la competizione non è stata il centro dei miei problemi, anche perché l'idea della competizione non era tra le persone ma nelle situazioni.
In vita mia ho totalizzato una quantità di fallimenti spaventosa e loro mi hanno sempre detto “Va bene, ok, non ha funzionato, insisti e vedrai che prima o poi ce la fai”.
Anche perché il problema è che competere con mio padre era complicato, non era certo una persona normale...
Scena: a Trieste, quattro del pomeriggio, ci fermiamo per chiedere indicazioni, mio padre scende dalla macchina, si rivolge a una ragazza e dice “Mi scusi, via tal dei tali?” Lei lo guarda, si gira e inizia a scappare. Noi che non riuscivamo a parlare a mio padre perché stavamo sghignazzando in maniera oscena perché a mio padre erano cascati i calzoni in mezzo alla strada...
Il futuro Premio Nobel era talmente disastrato che io ho avuto sempre un senso di superiorità rispetto a mio padre che invece per tutte le cose più semplici della vita era completamente negato. Per reazione sono diventato, prendendo da mia madre, più organizzativo, entro certi limiti... sono un casinista pazzesco però insomma… riesco a gestire un pochino di cose.

Pubblico: Se la creatività è anche un modo per mettersi in salvo, creando questo posto cosa hai potuto mettere in salvo di te?
Jacopo: Vengo da un'esperienza post-traumatica. Mia madre viene rapita e massacrata quando avevo 17 anni e io impazzisco.
La mia prima reazione è stata quella della ricerca della vendetta. Per un anno e mezzo mi sono solo posto il problema di come fare a beccare questi criminali e ammazzarli tutti.
Per questo sono caduto nelle spire dell'Autonomia Operaia con della gente adulta che mi diceva “Vieni con noi che noi siamo in grado di trovare i rapitori di tua madre”.
Presto mi sono reso conto che erano una manica di teste di cavolo… poi sono diventato pacifista, al momento vedevo semplicemente che questi erano pazzi, la loro concezione di come si fa un'inchiesta per trovare un colpevole, era demenziale... Per cui ho avuto un lampo di genio e me ne sono andato. A posteriori è stato molto interessante perché ho sperimentato cosa vuol dire la manipolazione di un gruppo su un soggetto. Queste organizzazioni hanno la stessa struttura di una setta religiosa. C'è un bombardamento quotidiano di “Ci stanno controllando, “Ci danno la caccia”,  “La polizia ci sta intercettando”, “Ti stanno seguendo” ed entri in uno stato di ansia che ti fa aderire all'organizzazione e l'organizzazione diventa sacra.

A un certo punto mi sono reso conto di essere impazzito. Un giorno mi trovavo con una ragazza con cui avevo avuto una breve storia d'amore ed eravamo ottimi amici, eravamo in Piazza del Perdono a Milano e anche lei faceva parte di Autonomia Operaia. Stavo parlando quando mi mette le mani sulle spalle e mi urla: “Jacopo! E' la quinta volta che me lo ripeti. Ho capito, son d'accordo, ma smettila!” Non mi ero accorto che ero entrato in un loop, tutta il giorno andavo in giro e ripetevo lo stesso discorso “Dobbiamo reagire, non è possibile, ci sono addosso, dobbiamo difenderci, dobbiamo attaccare”.
Ho preso il famoso schiaffo zen...
Poi nella vita ho capito che era tutta una follia. Per fortuna ne sono uscito prima di sparare a qualcuno, sono anche riuscito a uscirne portando con me 150 persone.

Ovviamente arrivare all'idea che non vale la pena ammazzare chi aveva aggredito mia madre è stato un transito lunghissimo.
Ho capito poi che queste persone non vivono, non sperimentano, non hanno il piacere della vita. Uno stupratore non è in grado di provare piacere e capisco che questo è un concetto difficilissimo da discutere con una donna che è stata stuprata però è così.
Se vi interessa ho fatto un lungo articolo in internet: “Lo stupratore è frigido”: vi è tutta una serie di articoli che citano una serie di ricerche, di documentazioni, di analisi.
Quando negli anni 90 sono venuti fuori alcuni nomi di coloro che avevano rapito mia madre, ho passato due giorni a meditare serenamente se era il caso di prendere un cacciavite arrugginito e andare a farli fuori in maniera lenta e dolorosa, poi ho pensato: “Ma chi se ne frega tanto... anzi che vivano il più possibile perché vivere in un vuoto pressurizzato, in assenza di emozioni, nell'incapacità di sentire se stessi, di avere empatia con gli altri... punizione più terribile di questa non c'è, non voglio ucciderli perchè farei loro un favore”.

Ma al di là di questo processo ho anche fatto una serie di cose che mi hanno fatto sfogare, tra cui gestire un giornale di satira violentissima. Mi sono tolto delle soddisfazioni nel fare provocazione, invece di reagire violentemente ho reagito come antagonista.
Il Male raccolse 186 denunce per oltraggio alla religione, al Capo di Stato... tiravamo secchiate di merda su tutti quelli che avevano potere, autorità. Di queste 186 denunce, 87 le avevo prese io, per cui... devo dire... mi sono proprio sfogato... della serie “C'ho un sassolino nella scarpa, adesso ve ne dico quattro perché siete un sistema di pezzi di sterco di elefante marcio!”


Il potere della creatività – Terza parte: Sulla trasgressione

Proseguiamo la chiacchierata che Jacopo ha tenuto ad Alcatraz in occasione dell’incontro con un gruppo di psicologi.

Domanda: Tu sei cresciuto in un ambiente molto creativo e la creatività è per te un'eredità familiare: quali sono allora le “trasgressioni” nella tua vita?

Jacopo: Io ho un grande lusso, quello di avere un lavoro che posso fare quando voglio. Quindi ci sono anche mattine in cui, se non ho un appuntamento (che tra l'altro cerco di fissare per pranzo perché mangiare e parlare per me è più facile), posso restare a letto o fare qualunque altra cosa che non sia già programmata.

Credo che nella nostra cultura sia presente un grosso “nodo”, che per me ha rappresentato un problema importante, vale a dire il fatto che noi abbiamo una concezione autoritaria del rapporto con noi stessi.
Un popolo che stimo tantissimo sono gli Oceanici: da che mondo è mondo non hanno mai combattuto una guerra, affermano che noi siamo un condominio e che la cosa migliore che possiamo fare è quella di mettere d'accordo le varie identità di questo condominio e usarle quando servono.
L'identità stupida ce l'abbiamo tutti, i famosi “5 minuti di mona” … se viene fuori a una festa può anche essere ok, ma se la usi per fare la dichiarazione dei redditi ti arrestano!

Quello che intendo dire è che bisogna distinguere... Io faccio grandi trattative tra me e me, e mi faccio delle concessioni... Per esempio, ritengo di essere una persona davvero noiosa per quanto riguarda l’alimentazione, e quando avevo tre bimbi piccoli prima   - la mia prima figlia e i suoi due fratelli -, e la mia seconda figlia dopo, ero sempre lì a dire: cosa mangi, cosa non mangi, quel prodotto non lo puoi comprare perché è tossico, quel prodotto non lo puoi comprare perché è prodotto dalle multinazionali che finanziano la guerra, ecc…  Al punto che mia figlia Jaele, quando era piccola ed eravamo al supermercato, mi chiedeva “Papà, queste cose le fanno i cattivi? Posso comprarle?”
Però ogni tanto c'era il Porky-party! Andavamo insieme nel paesino di Casa del Diavolo - a pochi chilometri da Alcatraz -, entravamo al bar e prendevamo tutte le schifezze possibili: merendine chewingum, caramelle, tutto quello che di più nefando c'era… ci chiudevamo in macchina e mangiavamo fino alla nausea, una cosa allucinante! Questa, secondo me è una trasgressione fondamentale, anche perché se ogni tanto mangi delle porcherie... ciccia!
Io sono vegetariano però la carbonara… non puoi dire “quella è carne”: quella è un'opera d'arte...  voglio dire, prima è stata invecchiata, poi è stata stagionata, poi affumicata, poi fritta... cioè... il maiale lì non c'è! E' un prodotto omeopatico!

Ecco, credo che, almeno per me, la trasgressione sia proprio questo ... Credo che sia giusto fare determinate cose, ma ogni tanto mi dico “ma chi se ne frega!”, faccio qualcosa di completamente diverso, mi dedico a qualche eccesso. E sono convinto che questo faccia bene!

Prendiamo la questione della dieta: decidi che devi metterti a dieta, prendi la tua identità golosa, la incarceri nelle cantine della tua anima, fai la dieta perfetta, inizi a dimagrire, tutto ok. Poi una notte ti addormenti, la tua identità poliziotta è stanchissima per questo controllo costante ed è in coma, l'identità golosa riesce ad evadere dalle segrete del castello e vai in cucina, apri il frigorifero e ti mangi il fabbisogno alimentare del Burkina Faso e tutto va a rotoli!

Allora, secondo me, molto meglio una cosa graduale... eliminiamo dal menù tutti i cibi chiaramente tossici, mi impegno a mangiare solo cose buonissime e mi impegno però a gustarle... Uno dei problemi delle persone sovrappeso (non penso di dire una novità) è che non masticano, perché non gustano, per cui non hanno soddisfazione.
Si può avere una soddisfazione maggiore con la stessa quantità di cibo se si mastica lentamente e lo si assapora, e non masticando in maniera compulsiva.
Se veramente mi dedico ad avere un rapporto spirituale con quello che sto mangiando perché è buonissimo, se mangio cose buone masticandole bene, sento molto di più il sapore!
Siccome il nostro stomaco manda i segnali di sazietà solo dopo mezz'ora, il punto non è quanto mangio, ma quanto mangio nella prima mezz'ora. Meglio ancora, poi, se mangio cose sempre più buone, me le gusto, me le godo, se sono davvero completamente lì a sentire quant'è buono questo cibo… E magari lo faccio in maniera conviviale, e non da solo guardando in televisione un telefilm di paura, perché così entro sotto stress e non sento le sensazioni!

Tornando al punto iniziale, dunque, io sono per la trasgressione metodica quotidiana: le trasgressioni di altro tipo non mi interessano tanto ...
Io ho una zia molto strana che a cinquant'anni ha scritto un libro dal titolo “La regina dei medò”, i medò sarebbero proprio gli orpelli maschili... Ebbene, lei diceva che fino a 5 persone è amore, e dopo è un'orgia... Sinceramente credo che già farlo in due abbia un suo perché! Per cui sono per una riduzione di questo tipo di trasgressioni!


Il potere della creatività – Seconda parte

Domenica scorsa abbiamo concluso la prima parte dove Jacopo, in risposta a una domanda sul potere della creatività, parlava dell’arte come mezzo di evasione, che attraverso l’emozione suscitata, ha la caratteristica di portarci in un'altra dimensione della mente. Riprendiamo da lì…

L’arte è evasione ma anche meditazione… Lo dicono ormai numerosi studi: io posso meditare facendo teatro, ballando, correndo, perché la meditazione attraverso gli esercizi yoga è solo una delle mille possibilità.
In tutte le attività che prevedono passione ho la possibilità di ascoltare le sensazioni che quelle suscitano, e questa è una forma di meditazione. Si entra in un'altra dimensione, e possiamo anche aggiungere che è una forma di evasione che fa bene alla salute, perché lo stato mentale della razionalità (pensare, preoccuparsi ecc..) per il cervello è molto oneroso e faticoso.
E invece abbandono questo stato per entrare in quello stato della mente in cui si agisce in maniera automatica. Spero che questo discorso dell'agire “in maniera automatica”, come se si perdesse il controllo di quello che si fa, sia chiaro… Voi tutti l'avete sperimentato migliaia di volte, anche se purtroppo se ne parla troppo poco se non praticamente per nulla…
Un esempio: quando accade che, mentre ballo, io non riesca a ballare? Quando penso ai movimenti da fare! Quand'è che ballo bene? Quando mi lascio andare, quando non so che cosa faccio, ma il mio corpo capisce la musica e anche se non l'ho mai sentita faccio “tac!” esattamente quando battono i piatti. Ah che bello! E' gratificante! E' straordinario, un viaggio!

Ecco, qualunque cosa io faccia cerco di farla con questo godimento, con le caratteristiche che ho descritto adesso: se gioco come un bambino, se faccio una scatola di legno con il black and decker, se faccio da mangiare… “entro dentro la cosa”, la vivo veramente, entro in contatto con le sensazioni che mi dà...
Ascoltare le sensazioni… se sono belle ovviamente, se sono brutte penso ad altro che è meglio!
Tutti proviamo belle sensazioni, ma non facciamo caso alla potenza di queste belle sensazioni: se ci pensate c'è proprio un enorme buco nella nostra cultura perché tutto questo - che poi è il godimento della vita – rimane nascosto.

Vi faccio un altro esempio: che cosa c'è di bello nel tramonto del sole? Guardate che è la cosa più difficile al mondo da spiegare.  Tu sei davanti, come succede a me con le gite scolastiche, a un adolescente quindicenne incazzato che dice ma sì... il tramonto... che me ne frega... il sole va su, va giù... non c'è nessun evento, è sempre uguale. Oggi un po' più rosa, ieri era un po' più giallo, chi se ne frega... vogliamo occuparci di queste cavolate da vecchi bacucchi?!
Ecco, cosa c'è di bello nel tramonto? Tutti dicono “che bel tramonto!” CLICK e vanno via...
No! Che cosa c'è di bello nel tramonto? Non me lo sai dire?! E' difficilissimo! Nella nostra cultura non c'è questo elemento, ed è pazzesco! Pensate che questo è il centro dell'educazione tra i cosiddetti “selvaggi” dell'Australia. C'è un rito in cui lo zio materno porta il ragazzino a fare un viaggio di dieci giorni e l'obiettivo del viaggio è fermarsi in alcuni punti del percorso, che sono tramandati da zio a nipote da secoli, che sono i punti dove il mondo è bello e dove vale la pena sedersi e guardare. Lo zio guarda, il nipote guarda, i neuroni a specchio... si comunica cosa? Uno stato d'animo di stupore rispetto al fatto che cambia quella colorazione di rosa che diventa sempre più rossa e mi crea una sensazione dentro e ascolto la sensazione di essere vivo. Mi si spegne il cervello e divento contemplativo, entro in uno stato meditativo, se vogliamo dirlo con un termine orientale, ma possiamo dire: “entro in uno stato di presenza mentale”.

Nella nostra vita sperimentiamo di continuo questi molteplici livelli: quante volte tornando a casa in macchina avete detto “ma... come sono arrivato a casa?!” Cosa stiamo affermando? Che abbiamo messo il pilota automatico, e allora vuol dire che per tutti noi è normale e quotidiano avere un'attività fuori dal controllo. In realtà, attenzione, non è fuori dal nostro controllo, è fuori dal controllo di una certa modalità di funzionamento della mente ed è dentro un altro meccanismo. Posso scommettere che nessuno di noi - o molti pochi se è successo a qualcuno - ha avuto un incidente mentre era in questo stato, perché in quella dimensione si hanno le reazioni della scimmia, che sono cinque volte più veloci.
Quando abbiamo un incidente d'auto, questo avviene perché siamo distratti, ma non distratti da questo vuoto meditativo, siamo distratti perché stiamo pensando intensamente a qualcosa che ci preoccupa, oppure che desideriamo ferocemente, oppure di cui abbiamo nostalgia. Cioè, stiamo pensando in senso attivo, razionale, stiamo mettendo energia, stiamo mobilitando la nostra attenzione su qualcosa che non è la guida. Quando io sono in quella posizione e guido e il mio cervello funziona per immagini, il pilota automatico controlla la guida: noi siamo lì... immagini... associazioni, ricordi, suoni, odori... E il bello è che non sappiamo neanche descrivere bene cosa succede nella nostra mente, perché quando ciò accade non siamo presenti a guardare cosa stiamo facendo...
L'arte è una grande evasione!
(Continua)