green town

Ecovillaggio Solare di Alcatraz e Green Town

Ecovillaggio Solare di Alcatraz e Green Town

Questa settimana torniamo a parlare di Ecovillaggio e di Green Town per invitarvi al prossimo incontro per visitare, parlare, confrontarci, toccare con mano le nostre ecotecnologie e le nuove costruzioni e i nuovi cantieri all'Ecovillaggio Solare. Ci vediamo dall'8 al 10 maggio. Per info e prenotazioni potete chiamare Alcatraz allo 075/9229938-39 oppure scrivere a info@alcatraz.it.
Se in quelle date siete impegnati potete comunque venire a visitare l'Ecovillaggio quando volete telefonando per un appuntamento ad Alcatraz. 

Perché un Ecovillaggio e una Green Town?
Qui di seguito riproponiamo un articolo di Jacopo Fo che parla del progetto della Green Town, buona lettura!

Si può guadagnare usando il denaro per salvare il mondo?
Il movimento progressista italiano ha sempre avuto grossi problemi con i soldi.
La moralità cattolica si è fusa con quella comunista creando un mix micidiale: il cattocomunismo.
Uno degli assunti di questa sub filosofia è che chi ha denaro è sempre cattivo.
Questo perché il cattocomunismo è fermo alla struttura economica di un secolo fa, i ricchi sono unicamente i padroni col cappello a cilindro e le mani sporche del sangue operaio.
Questa visione del mondo non tiene conto che vi sono oggi molti ricchi e ricchissimi che non hanno mai sfruttato il lavoro altrui. Artisti, inventori, sportivi... Dove sta la colpa se sono riusciti a far fruttare il proprio ingegno? A chi hanno nuociuto?
E ci sono anche molti imprenditori che hanno scelto di avere un rapporto di rispetto ed equità verso i lavoratori. Non si può equiparare un Cucinelli, che dà 6 milioni di euro di partecipazione agli utili ai suoi dipendenti, con il padrone delle ferriere ottocentesco.
A causa di questo razzismo culturale in Italia non hanno avuto fortuna giganti come Olivetti, che solo recentemente si comincia a considerare...

CONTINUA A LEGGERE CACAO DEL SABATO


Si può guadagnare usando il denaro per salvare il mondo?

Ecovillaggio Solare di Alcatraz

Il movimento progressista italiano ha sempre avuto grossi problemi con i soldi.
La moralità cattolica si è fusa con quella comunista creando un mix micidiale: il cattocomunismo.
Uno degli assunti di questa sub filosofia è che chi ha denaro è sempre cattivo.
Questo perché il cattocomunismo è fermo alla struttura economica di un secolo fa, i ricchi sono unicamente i padroni col cappello a cilindro e le mani sporche del sangue operaio.
Questa visione del mondo non tiene conto che vi sono oggi molti ricchi e ricchissimi che non hanno mai sfruttato il lavoro altrui. Artisti, inventori, sportivi… Dove sta la colpa se sono riusciti a far fruttare il proprio ingegno? A chi hanno nuociuto?
E ci sono anche molti imprenditori che hanno scelto di avere un rapporto di rispetto ed equità verso i lavoratori. Non si può equiparare un Cucinelli, che dà 6 milioni di euro di partecipazione agli utili ai suoi dipendenti, con il padrone delle ferriere ottocentesco.
A causa di questo razzismo culturale in Italia non hanno avuto fortuna giganti come Olivetti, che solo recentemente si comincia a considerare… Uno che è stato sempre isolato da cattolici e comunisti perché aveva la colpa di aver praticato una rivoluzione nella concezione dei prodotti, della comunicazione e del rapporto con i dipendenti riuscendo contemporaneamente a far quadrare i bilanci. Uno che nel 1930 già organizzava e finanziava cooperative di autocostruzione delle case, percorsi di formazione gratuiti, asili nido e vacanze al mare per i bambini…
Una grande utopia concreta che ha trovato intorno a sé un muro.
La dominazione culturale del cattocomunismo ha impedito che il movimento progressista italiano si dotasse di strumenti di progresso che richiedono di stabilire la collaborazione tra chi ha progetti e chi ha denaro e la voglia di investirlo in cause giuste.
La stessa idea che si possa guadagnare praticando una finanza etica risulta incomprensibile. L’idea corrente è che se vuoi guadagnare devi mettere i soldi nella finanza imperialista, se invece vuoi essere etico devi rinunciare a qualunque guadagno. Riprova di questo è che in Italia non esistono fondi di investimento o altri prodotti finanziari che investano in progetti progressisti e al contempo diano dividendi.
Sono dieci anni che faccio tentativi in questa direzione senza trovare interlocutori validi…

Che cosa succederebbe invece se chi ha un po’ di disponibilità economica togliesse i suoi soldi dalla finanza crudele e li spostasse su progetti che funzionano economicamente ma hanno anche ricadute positive sull’umanità e sul pianeta?

Perché non esiste modo di investire, ad esempio, sulle decine di aziende che in questo momento in Italia hanno in mano brevetti ecotecno strepitosi e impazziscono per riuscire a trovare i mezzi finanziari per farli arrivare sul mercato?
C’è la crisi, c’è la disoccupazione e nessun partito o ente si preoccupa di far rendere invenzioni straordinarie…
Parlo ad esempio delle caldaie a ultrasuoni brevettate dalla Kwant, azienda che ha addirittura chiuso il suo sito internet. Parlo dell’eolico senza pale, dell’idrico a basso impatto, della bioplastica, della pirolisi… Le aziende italiane sono leader mondiali dal punto di vista delle idee, ma devono lavorare senza aver dietro una struttura finanziaria al livello della loro qualità…
Questa è la più grossa partita in corso: riuscire a finanziare l’innovazione…
Ma trovatemi un partito o un movimento italiano che abbia tra le sue azioni portanti quella di costruire un sistema di finanziamento alle ecotecnologie. Trovatemi dove c’è scritta una sola parola su questo argomento!
Zerototale!

Per fortuna l’Italia sta in mezzo al mondo…
E dall’estero ci arrivano potenti sollecitazioni.
Il premio Nobel Mohamad Yunus, dopo lo straordinario “Il banchiere dei poveri” ha scritto un altro libro rivoluzionario: “Un mondo senza povertà” (Feltrinelli).
Yunus teorizza la necessità improrogabile di costruire, a fianco del movimento caritatevole (che offre il primo soccorso) e al movimento per l’economia etica (ad esempio il microcredito che presta a tasso minimo e non riconosce utili agli investitori) anche una terzo tipo di iniziativa.
Yunus parla di Capitalismo Etico.
Ad esempio, il colosso multinazionale Danone ha investito 150 milioni di euro in una società realizzata insieme alla banca dei poveri di Yunus. Obiettivo della società era quello di sviluppare un cibo per neonati a basso costo che potesse evitare la strage che avviene dopo lo svezzamento a causa di un’alimentazione troppo povera. Yunus capì che questo dramma si poteva eliminare veramente non attraverso la carità ma creando un nuovo prodotto, che fosse alla portata delle famiglie povere del Bangladesh.

I punti del progetto erano:
- Produrre un integratore alimentare con un prezzo bassissimo (risultato che richiedeva enormi spese iniziali per studi, sperimentazione e realizzazione degli impianti produttivi).
- Creare un’azienda che producesse utili in quantità sufficiente da poter restituire nel tempo alla Danone i soldi investiti, rivalutati (e quindi desse la possibilità di chiedere alla Danone di reinvestire nella produzione di altri prodotti innovativi capaci di migliorare le condizioni di vita dei più poveri).
La cosa ha funzionato grazie a una soluzione geniale: uno yogurt arricchito distribuito senza il circuito del freddo. Lo yogurt viene consegnato in giornata, quello che avanza viene regalato. Niente frigoriferi per raffreddarlo alla fonte, per trasportarlo, per conservarlo per giorni… Viene distribuito da venditori in bicicletta e costa la metà di quello refrigerato.

E Danone non ha solo prestato i soldi guadagnandoci solo la rivalutazione, ha avuto un vantaggio pubblicitario enorme che si svilupperà nel tempo modificando l’immagine dell’azienda… Perché Danone ha salvato la vita a migliaia di bambini e questo fa piacere ai consumatori e ai dipendenti.

L’idea centrale di Yunus, che noi sosteniamo da 30 anni, è quella di creare nuovi prodotti capaci di offrire alle persone possibilità migliori. Quello che impedisce alle persone di vivere meglio è innanzi tutto la qualità dell’offerta del mercato. Non riesci a produrre la tua energia elettrica se non ci sono pannelli solari in vendita.
E il semplice meccanismo dell’interesse economico impiega un tempo lunghissimo per mettere in produzione i prodotti di cui abbiamo bisogno per vivere meglio.
Io ho comprato il primo impianto fotovoltaico nel 1982, ma costava uno sproposito e funzionava malissimo. Oggi sono riuscito a installare impianti che producono 28 KW e sono veramente felice di avere una bolletta zero e di incassare ogni mese denaro dalla vendita di energia.
Costruire prodotti che permettano alle persone di migliorare la loro esperienza di vita è stato da sempre il nostro lavoro.
Abbiamo aperto un nuovo tipo di centro culturale residenziale, nel verde, con annesso ristorante biologico… In questi 32 anni decine di migliaia di persone hanno potuto frequentare corsi di formazione basati su una diversa visione della didattica, hanno potuto partecipare a produzione di libri e spettacoli realizzati con una logica collettiva, hanno potuto incontrare persone che non avrebbero mai incontrato…
Oggi stiamo costruendo un prodotto completamente nuovo che risponde a un’esigenza di molti ma che sul mercato non c’è: la possibilità di comprare un appartamento e un terreno all’interno di un ecovillaggio a bolletta zero, che offre ampie possibilità di condivisione attraverso alcuni spazi e servizi condominiali (dalla sala multifunzionale, alla lavanderia, la piscina, il gruppo d’acquisto, le auto elettriche condominiali e un sistema di telefonia e connessione web autonomo e condiviso).
Mai come oggi è possibile creare servizi, prodotti, sistemi di consociazione dei consumi.
Si tratta di un processo che cambierà la quotidianità delle persone, che farà risparmiare molto denaro alle famiglie e che produrrà cambiamenti nel modo di pensare (perché cooperare è meglio!). Ma più cresce l’importanza di quel che vogliamo realizzare più ci rendiamo conto della necessità di trovare i mezzi finanziari per costruire queste nuove opportunità.
Eppure si tratta di iniziative che sono concepite per stare in piedi economicamente, gestite in modo professionale e che offrono una tale convenienza da poter retribuire gli investitori.
Ma oggi in Italia, grazie all’odio cattocomunista verso il denaro in sé, non esiste nessuna struttura dedicata alla raccolta di denaro di investitori che desiderano far fruttare i loro soldi investendoli al contempo in qualche cosa di sensato e positivo per la collettività.
Io credo che questo sia un fronte di iniziativa essenziale perché se trovassimo il modo di finanziare ecovillaggi, ecotecnologie, un sistema di consociazione nazionale per prodotti e servizi (facciamo la nostra compagnia di telefonia cellulare!) potremmo dare un’accelerata meravigliosa al cambiamento, offrire vantaggi alle famiglie, creare nuovi modi di vivere le relazioni.
Fino ad oggi siamo andati avanti (molto avanti) grazie al fatto che un ristrettissimo gruppo di persone ha messo denaro e lavoro.
Con i mezzi a nostra disposizione siamo arrivati a dimostrare cosa vogliamo fare e che è possibile farlo. A questo punto sarebbe bello offrire a chi è interessato a investire in ecovillaggi la possibilità di comprare quote di un fondo di investimento etico. Ma creare un fondo è complesso e molto costoso e non è alla portata di un piccolo gruppo come il nostro. Allora ci siamo messi all’opera per trovare un’alternativa alla nostra portata.
Nell’ultimo anno abbiamo messo a punto, con avvocati e commercialisti, e abbiamo sperimentato con un gruppo di investitori, una sistema artigianale ma efficiente che permette di aderire al progetto di Città Verde, cioè la fase 2 dell’Ecovillaggio Solare. Stiamo creando il sistema di abitazione del futuro, il più grande villaggio europeo della cultura, dell’arte e delle ecotecnologie.
Oltre all’Ecovillaggio Solare, dove i muratori stanno ultimando la terza casa (per un totale di 19 appartamenti) abbiamo individuato e in parte già acquistato una ventina di ruderi di case e di capannoni, che possono essere ristrutturati e diventare appartamenti e spazi di incontro e di attività lavorative. Si tratta ora di finanziare la fase iniziale: completare gli acquisti, realizzare la progettazione e chiedere le autorizzazioni edilizie, per arrivare alla vendita “su carta”, cioè senza affrontare la ristrutturazione degli immobili. Venderemo i ruderi, e i progetti relativi, a famiglie che vogliono ristrutturare e abitare le case.

Cerchiamo quindi persone che vogliano associarsi con noi nell’acquisto dei ruderi, che oggi hanno una quotazione molto bassa a causa della crisi, e che vogliano rivenderli da qui a qualche anno traendo vantaggio economico dalla rivalutazione del mercato. E tanto più si svilupperà il progetto di Città Verde tanto più il valore degli immobili crescerà.
Dal punto di vista tecnico questo si realizza semplicemente con un compromesso di vendita tra me e la persona che vuole investire, perché credo che un rapporto personale con me piuttosto che con una società, dia maggiori garanzie oltre ad avere costi inferiori.
Insieme al compromesso chi decide di associarsi a questa impresa, firma un mandato a me per vendere la proprietà a un prezzo che dia un utile del 5% all’anno. Cioè si vende solo quando il mercato risale.

Non si tratta quindi di acquistare un titolo o un’azione ma direttamente una quota di un rudere e del terreno circostante. Quindi terra e pietre, cose solide che negli ultimi 2000 anni hanno continuato a incrementare il loro valore e che non sono in un posto qualsiasi ma nella valle dove abbiamo costruito Alcatraz e dove già esistono molte offerte turistiche e culturali tanto solide da aver navigato bene anche nel pieno della più grande crisi del capitalismo moderno. Una valle nella quale oltre a noi ci sono una decina di agriturismi, scuole e centri culturali. Cioè un luogo dove spontaneamente si è già creato un notevole concorso di professionalità, sogni e investimenti.
E possiamo ragionevolmente sospettare che il flusso dalle città asfissianti verso luoghi in mezzo alla natura, in aree ad alta vivacità sociale e culturale non solo continui nei prossimi anni ma si intensifichi.

L’unico limite di questo sistema è che il tempo richiesto dalla stipula di un compromesso e le spese di registrazione annullerebbero il vantaggio per piccoli investimenti. Quindi abbiamo fissato la quota minima per aderire al progetto di 2.000 euro.
La quota massima non l’abbiamo fissata, perché se domani arrivasse qualcuno chiedendoci di contribuire con 1 miliardo di euro ci piglierebbe un colpo ma, tecnicamente, non ci sarebbero problemi, ovunque in Italia ci sono costruzioni fatiscenti e abbandonate, in luoghi bellissimi, che potremmo trasformare in ecovillaggi…
Se la proposta ti interessa scrivi a gabriella@alcatraz.it oppure telefona allo 0759229776.

Altre info sul progetto Città Verde clicca qui

 


Scusa, hai duemila euro? Vuoi entrare in società con me?

Stiamo costruendo la prima Città Verde italiana.

Credo sia possibile immaginare un posto dove vivere diversamente, in mezzo al verde e a gente mediamente interessata alla collaborazione e all’ecologia.
Un luogo dove sperimentare nuovi modi di lavorare, consumare, avere relazioni.
Ci interessa vivere vicino a persone interessate a condividere alcuni spazi, servizi e opportunità, cose tipo gruppi d’acquisto, banche del tempo, sistemi di baratto circolare e di lavoro in rete…
Noi abbiamo iniziato a costruire questa Green Town da tempo. La valle di Alcatraz, con un parco di 4,5 milioni di metri quadrati, 200 abitanti, diverse associazioni culturali, agriturismi, scuole, è già un luogo particolare da più di 30 anni. Ora siamo arrivati a costruire le prime 2 case dell’Ecovillaggio Solare e stiamo ultimando la terza. Per un totale di 17 appartamenti che ospiteranno entro qualche mese il primo gruppo di abitanti.
Ma in questo momento ci scontriamo con il blocco del credito e i conseguenti alti tassi di interesse.
Mentre le banche prestano a tassi superiori all’8% poi a chi deposita il proprio denaro non danno quasi nulla di interesse.
Con commercialista e avvocato abbiamo quindi studiato una soluzione che potrebbe essere vantaggiosa: coinvolgere altre persone nella proprietà dei terreni e delle case diroccate all’interno della valle di Alcatraz, offrire cioè la possibilità di firmare un compromesso di acquisto per quote di immobili che oggi sono di mia proprietà, ed entrare così di fatto e di diritto in comproprietà per poi avvantaggiarsi insieme dello sviluppo del progetto nel suo complesso.
Abbiamo scelto questa soluzione perché ci sembra più lineare, semplice e trasparente di altre e anche perché in questo modo chi diventa comproprietario, ha un rapporto diretto con me e non con entità astratte, il che spero possa dare una maggiore garanzia.
In questi mesi ho sperimentato e rodato questa soluzione con alcuni soci che hanno deciso di partecipare con quote di investimento consistenti e visto che il sistema funziona vogliamo ora dare la possibilità di partecipare anche a chi dispone di cifre più piccole, a partire da 2.000 euro.
Se la proposta ti interessa puoi contattare Gabriella Canova: e-mail - tel: 0759229776.

 


C’hai mica 30 mila euro? Cioè… Può capitare…

Progetto Green Town AlcatrazPuta caso che nonostante il dissesto economico nazionale e nonostante il pessimismo dilagante c’hai ancora un bel po’ di soldi e credi ancora che stiamo cambiando il mondo (lentamente) …
Se sei in tale meravigliosa condizione abbiamo una proposta da farti: entra in società con noi e contribuisci allo sviluppo del più grande progetto del mondo di Città Verde… Quel che gli inglesi chiamano Green Town.
Dopo 30 anni di lavoro stiamo finalmente sviluppando questo sogno: un modo diverso di collaborare, di vivere in mezzo alla natura e alla cultura.
E visto che abbiamo visto molte primavere siamo anche realisti, quindi a chi vuole partecipare a questo progetto non diamo solo una pacca sulla spalla e tante grazie. Abbiamo studiato il modo di rendere redditizia economicamente la partecipazione a questa impresa.
Perché è giusto che chi rende possibile una cosa importante per tutti, tragga dal suo impegno un equo vantaggio.
Quindi se credi che sia importante sperimentare e diffondere l’ecologia, sperimentare nuove forme di cooperazione, creare un posto dove sia possibile incontrarsi, studiare e lavorare in modo creativo, se credi che i cambiamenti si costruiscono realizzando esempi concreti, che funzionano veramente anche fuori dal mondo delle idee, e se hai dei soldi che ti dà fastidio tenere bloccati in banca, allora forse ti potrà interessare saperne di più su quel che stiamo costruendo in questa valle meravigliosa.  
Per ora la quota minima di partecipazione è di 30.000 euro, per motivi tecnici, ma stiamo studiando anche quote di partecipazione più basse.
Se vuoi maggiori informazioni scrivi a gabriella@alcatraz.it.

Per leggere tutti gli articoli sul progetto Green Town clicca qui

 


Ultime dalla Città Verde

Alcatraz Rudere Pianelle

A Pianelle resta un solo appartamento disponibile!
(a breve iniziamo i lavori...)

L'Ecovillaggio Solare non è l'unico progetto che stiamo sviluppando nella valle di Alcatraz. Qualche mese fa abbiamo lanciato la proposta di acquistare quote di casali che non fanno parte dell'Ecovillaggio Solare. L'idea delle quote ha avuto poco successo (solo una quota prenotata) in compenso sono stati acquistati 4 appartamenti di Pianelle, casa diroccata vicino ad Alcatraz, con 230 mila mq di terreno.
Ci manca ora di vendere un solo appartamento (o qualche quota di appartamento) per poter iniziare i lavori. Infatti i tempi per l'approvazione del progetto di restauro sono relativamente brevi (tre mesi dovrebbero abbondantemente bastare). In questo modo potremo anche usufruire della detrazione Irpef per la ristrutturazione fino a 48.000 euro per ogni appartamento.
Il che rende la possibilità particolarmente vantaggiosa. Se hai soldi in banca che ti danno preoccupazione trasformali in un sogno.
Un sogno con i piedi per terra (tanta terra).
Per informazioni gabriella@alcatraz.it oppure 0759229913.

 


Green Town per rilanciare l’agricoltura di qualità

Se vogliamo riportare i giovani a lavorare la terra dobbiamo immaginare un nuovo modello sociale.

Molte associazioni stanno conducendo una grande campagna per il rilancio dell’agricoltura come elemento essenziale della costruzione di un modello sano ed equo di sviluppo.
Crediamo che sia una battaglia fondamentale.
Di fronte alla grande disoccupazione dei giovani, all’inquinamento e all’alienazione urbana, il ritorno alla terra è certamente una via che può dare prospettive a migliaia di giovani disoccupati.
L’agricoltura di qualità è altresì essenziale per liberare i consumatori dai cibi senza sapore e senza sostanza (i cibi coltivati con forzatura chimica hanno la metà degli elementi nutrizionali più preziosi).
La cultura del buon cibo è poi centrale per far crescere il gusto della vita e della convivialità e noi crediamo che questa non sia una questione secondaria. Nello scontro tra cibo di qualità e fast food c’è molto di più di una mera questione culinaria o dietetica. C’è una diversa idea della vita, delle priorità, della scala di valori. È la cultura consumista contro la cultura della qualità, dell’amore verso il pianeta e verso gli esseri viventi.
E non si tratta certo di questioni secondarie, le iniziative intraprese in questo campo da organizzazioni come Slow Food o Sefea (che riunisce le banche etiche europee) hanno mostrato che si possono anche creare decine di migliaia di posti di lavoro interessanti e remunerativi.
Negli Usa sono nate, anche grazie a Slow Food, centinaia di aziende agricole, birrifici artigianali e laboratori che producono formaggi. In Francia le banche etiche hanno finanziato l’acquisto di più di 80 grandi aziende agricole, affidate a cooperative di giovani.
Libera ha fatto altrettanto con la gestione dei terreni confiscati alle mafie.
E possiamo anche ricordare l’enorme lavoro con migliaia di cooperative, realizzato dal Commercio Equo e Solidale che  mette insieme la cultura del buon cibo con il pagamento di prezzi equi ai contadini poveri del terzo mondo.

Ma uno degli aspetti interessanti di questa via agricola al miglioramento del pianeta, è il fatto che essa induce comportamenti sociali diversi, dando vita ai mercatini biologici e ai gruppi d’acquisto, diventa un elemento straordinario di creazione di aggregazioni sociali, fondamentali in una società malata di solitudine e individualismo.

In Italia esiste un’enorme possibilità di sviluppo dell’agricoltura di qualità.
In tutto il mondo adorano i cibi italiani.
In un momento di crisi come questo il mercato dell’alimentare italiano è tra i pochi in crescita, con un 4% di aumento complessivo, e punte che arrivano a un + 35% come nell’esportazione di vini in Francia.

Abbiamo un gran numero di agronomi disoccupati.
E abbiamo anche enormi estensioni di terreno agricolo collinare abbandonato.
Ci sono interi paesini completamente disabitati e un patrimonio di case vuote che sicuramente supera le centomila unità (ed è una stima per difetto).
Abbiamo i lavoratori potenziali, le competenze, le case e i terreni. Cosa ci manca?

Ovviamente manca la determinazione della classe politica nel dare priorità a questa strategia.
Ma bisogna sviluppare anche una progettazione della vita in campagna che sia appetibile.
È inimmaginabile che migliaia di giovani tornino a vivere in mezzo ai boschi, in totale isolamento, tagliati fuori da socialità ed eventi, come succedeva 50 anni fa.
Le colline sono meravigliose ma alla lunga possono essere estremamente noiose e inibire la vivacità mentale che solo una vita sociale intensa ti può dare. Inoltre, vivere in collina di sola agricoltura è veramente difficile.

Per trovare una soluzione a questi problemi in tutto il mondo si sta sviluppando una visione del ripopolamento delle campagne basata sulle Green Town, le città verdi.
L’idea è quella di creare aree nelle quali le attività agricole e quelle culturali siano integrate: agricoltura, cultura, formazione e turismo sono i 4 elementi che agendo in modo sinergico possono creare le basi materiali per lo sviluppo di un nuovo tipo di città.
Città dove il 99,99% del terreno è costituito da boschi e coltivazioni ma dove, al contempo, ci sono attività non esclusivamente agricole.
Oggi ci sono decine di professioni che grazie a internet si possono svolgere a distanza, senza abitare per forza in città.
Ecco quindi che si può unire la migrazione di nuovi agricoltori con lo sviluppo di attività nel settore del terziario domiciliate in mezzo alle colline. E la contiguità tra agricoltori di qualità e professionisti di diversi settori può diventare il fulcro di una forma diversa del vivere nel verde.
Il che vuol dire attirare fuori dalle metropoli tutta una serie di attività come la formazione professionale, momenti di progettazione aziendale e in generale tutte le attività che hanno una forte connotazione creativa; attività che naturalmente trovano vantaggio nello svolgersi in mezzo al verde, con il condimento di cibi e bevande deliziosi.

Un esempio di questa visione la stiamo costruendo nell’Ecovillaggio Solare di Alcatraz, che è concepito come un piccolo centro di aggregazione, con la piazzetta, i portici e i negozi. Uno spazio sociale capace di diventare rotore delle attività di molti che hanno ristrutturato case nei dintorni, dando vita alle attività economiche più disparate.
Già ora nella nostra valle vivono 200 persone che hanno creato spontaneamente una serie di collaborazioni incrociate fonte di una grande vivacità di eventi culturali, spettacoli teatrali, concerti, produzioni televisive. L’inaugurazione del nuovo ecovillaggio, che avverrà quest’estate con la consegna dei primi 19 appartamenti, porterà un ulteriore sviluppo di questa vivacità.
In modo sempre spontaneo e senza imposizioni, ovviamente: non siamo una comune o una comunità, non ci sono regole, oltre a quelle ovvie del rispetto degli altri; ma è evidente che l’arrivo di decine di famiglie che si trasferiscono a vivere qui porterà un aumento della ricchezza relazionale e delle possibilità operative: l’unione fa la forza.

Per noi immaginare una Green Town non vuol dire pensare solo a case ecologiche, atossiche, ad alta efficienza energetica (bollette zero) e a opportunità di sinergie lavorative, vuol dire anche immaginare un’economia verde collaborativa, completamente diversa da quella urbana.
Proprio per la natura relativamente isolata della vita in collina, qui è più facile, e viene quasi spontaneo, sperimentare forme spinte di gruppi di acquisto.
Noi non ci limitiamo a comprare insieme i cibi, abbiamo contratti “di gruppo” anche per il telefono, il gas, le biancheria per gli agriturismi, l’energia elettrica da fonti rinnovabili e la realizzazione di impianti fotovoltaici e termici. E periodicamente si svolge un mercatino itinerante di prodotti agricoli, artigianali e del baratto. Ogni mese il mercato si fa in una casa diversa e anche questo diventa un modo di sviluppare relazioni sociali, scambi e collaborazioni.
Il prossimo passo sarà quello di creare un sistema autonomo di allacciamento a internet via etere e dotarci contemporaneamente di cellulari a doppia banda, che permettano di telefonare gratis in tutta la zona e usare le compagnie telefoniche solo quando si esce dall’area della Green Town.
E vorremmo anche che l’Ecovillaggio si dotasse in futuro di un sistema di car-sharing con auto elettriche.
Aggiungi la condivisione di servizi come la lavanderia, la sala feste, la piscina calda e ottieni un sistema che determina diversi modi di consumare, usare il tempo libero, incontrare gli altri e lavorare.

Cosa si potrebbe fare per incrementare lo sviluppo delle Green Town?

Anche qui fortunatamente gli esempi positivi non mancano.
Già negli anni ’70 gli illuminati amministratori della regione trentina capirono che se volevano conservare la ricchezza dei territori dovevano immaginare un diverso modello di sviluppo.
Individuarono l’agriturismo come un mezzo per portare nuova ricchezza e dinamismo culturale nelle campagne e per indurre gli agricoltori a indirizzarsi verso la produzione alimentare di alta qualità.
Investirono quindi denaro ed energie nella creazione di una serie di strutture che dessero maggiore attrattiva turistica ai territori montani. Laddove vi era un sufficiente numero di agricoltori interessati a intraprendere l’attività agrituristica costruirono piscine, maneggi, laghetti per la pesca, e diedero vita a una serie di eventi culturali che avrebbero attirato turisti. Insomma, crearono delle aree omogenee con una serie di servizi condivisi da più agriturismo.
Un esempio geniale di questa politica è stata la creazione del Parco Sella, un grande museo all’aperto dove, lungo un percorso di alcuni chilometri, si susseguono grandi opere d’arte biodegradabili, in mezzo ai boschi.
Questo tipo di iniziative portarono rapidamente il Trentino ad essere una delle regioni italiani con maggior sviluppo turistico.

La nostra idea è che si debba seguire questo approccio, costruendo strutture che offrano, nelle aree di nuova immigrazione, i servizi essenziali per creare ricchezza di opportunità.
Senza lo sforzo di dotare di servizi i territori abbandonati non è credibile pensare a una consistente immigrazione.
Oltretutto così si ovvierebbe al disastroso degrado dei territori abbandonati, per il quale paghiamo ogni anno un odioso tributo di morti e danni economici per frane e alluvioni.
Ma non si può pensare alla cura dei territori senza pensare a come rendere vivibili oggi quelle terre.

Si tratta quindi sostanzialmente di replicare il modello sperimentato in Trentino non limitandolo al turismo ma immaginando le Green Town come dependance teleconnesse del tessuto urbano, retrovie delle città, aree di sosta mentale dedicate al benessere, alla creatività, al riposo, alla crescita culturale e relazionale.

Certamente si tratta di proporre una grande rivoluzione degli stili di vita a migliaia di persone che potrebbero avere grande vantaggio a lasciare il caos delle città. E si tratta ricreare migliaia di nuovi posti di lavoro.
Ma io credo che questo stia già da tempo avvenendo in sordina, in molte zone d’Italia. Già ora centinaia di migliaia di cittadini sono diventati campagnoli.
Si tratta solo di diffondere l’idea di un modo ancor più interconnesso e solidale di vivere in campagna.
Se dimostriamo che funziona esso avrà una forza attrattiva potente.
Anche perché è proprio vero che in mezzo al verde, mangiando cibo delizioso e fresco in buona compagnia, si vive meglio.

 


Partecipa al progetto Green Town

Ecovillaggio Solare AlcatrazCerchiamo investitori astuti e ecologici che vogliono comprare una quota di due ruderi, vicini ad Alcatraz, e guadagnare enormemente rivendendo fra qualche anno.
Oltre all’Ecovillaggio ci sono altre case (ruderi) che per il momento aspettiamo a ristrutturare… Meglio fare una cosa per volta. Questi ruderi fanno parte del grande progetto Green Town, che comprende Alcatraz, l’Ecovillaggio Solare e altre strutture che sono ancora in fase di progetto. Abbiamo fatto un notevole sforzo per acquistare tutte queste case e i boschi circostanti, salvandoli dal taglio intensivo, e ora cerchiamo persone che vogliano unirsi a noi in questo progetto: comprare oggi una quota delle proprietà, tenerla ferma per 3-4 anni e poi vendere gli appartamenti sulla carta, avvantaggiandosi dell’aumento di valore che si otterrà con lo sviluppo del progetto e la ripresa del mercato immobiliare.
Si tratta di un investimento a basso rischio visto che il valore degli immobili in questo momento è ai minimi termini, quindi è difficile che i prezzi diminuiscano. Oltre al vantaggio economico, questo investimento permette di contribuire a sviluppare un progetto ecologico di grande portata che potrà essere un esempio concreto della possibilità di abitare in modo diverso, risparmiando denaro e salvaguardando l’ambiente.
Scrivi a gabriella@alcatraz.it per ricevere ulteriori informazioni oppure leggi qui


Vuoi acquistare una quota di case e terreni nella più creativa Città Verde italiana?

Vuoi acquistare una quota di case e terreni nella più creativa Città Verde italiana?Siamo giunti alla fase cruciale della costruzione della nostra Eco Town che è già un centro di produzione culturale e di formazione, una fucina di idee e di possibilità per un modo diverso di vivere e di creare nuove relazioni.
Una città con il 99,99% di alberi e lo 0,01% di costruzioni. Una valle verdissima dove ci sono, oltre alla Libera Università di Alcatraz e al nascente Ecovillaggio Solare, una decina di altri centri, agriturismi, scuole, luoghi di produzione teatrale e artistica. Un progetto che è il frutto di 30 anni di esperienza e ha una storia di eventi di successo nel settore della comunicazione, della diffusione delle ecotecnologie, dei gruppi d’acquisto e dell’economia etica. Una scommessa generazionale dove tentare soluzioni alternative e concrete.
Ora la costruzione dell’Ecovillaggio è avviata, con una casa restaurata, arredata e già utilizzata, e due case quasi ultimate.
È arrivato il momento di completare il progetto iniziando il recupero degli altri poderi che abbiamo acquistato.
Quindi abbiamo deciso di cedere queste proprietà, e, per facilitare la partecipazione al nostro progetto siamo disponibili a una cessione del diritto di proprietà anche in forma percentuale limitata, e così cerchiamo persone che vogliano partecipare con il loro denaro a questo progetto di sviluppo, ottenendone un equo vantaggio.
Quindi per queste proprietà che mettiamo in vendita si può creare un’azione di sviluppo immobiliare per reimmeterle sul mercato.
Proponiamo l’acquisto di quote di 2 ruderi, posti in una splendida posizione, con 20.000 metri quadrati di boschi, oliveti, prati pascolo e seminativi. Questi due poderi sono limitrofi ad Alcatraz e all’Ecovillaggio Solare.
La partecipazione all’investimento avverrà tramite la cessione di quote di proprietà a chi intenda partecipare con noi a questa iniziativa, con tutti i crismi di legalità e quindi anche procedendo all’intestazione formale dei diritti che si acquistano.
La quota minima di partecipazione è di 30.000 euro.
Questo per motivi tecnici. Ci piacerebbe in futuro creare un sistema più flessibile, che permetta di partecipare anche con quote più piccole, ma questo sarà possibile solo in una fase più avanzata di sviluppo del progetto nel suo insieme. Solo allora si potrà pensare a formule più flessibili di investimento etico.
Chi fosse interessato all’iniziativa può contattare via e-mail gabriella@alcatraz.it.