People For Planet

Creiamo una catena di solidarietà comica, artistica e amorevole

450 volontari sono al lavoro. Vogliamo segnalarti il meglio di quel che succede fuori e dentro la rete.

Stiamo attraversando un momento durissimo, drammatico, che però ha fatto germogliare in moltissime persone il desiderio di reagire, di dare un senso a questo isolamento.

Un movimento spontaneo talmente esteso che sta mandando in tilt le connessioni (prova a caricare un video su FB se ci riesci…).

Centinaia di migliaia di persone stanno pubblicando e realizzando dirette: poesietutorial, video, meme, vignette, racconti… Una ricchezza creativa mai vista…

Il nostro obiettivo è valorizzare le cose migliori dando loro visibilità.

Sono giorni strani, gravi, pesanti e a volta angoscianti. Sappiamo che il momento non è semplice, ne siamo consapevoli, ma occorre anche pensare positivo.
L’Italia intera si sta riempiendo di arcobaleni colorati dai bambini e messi sui balconi. Un simbolo di speranzaandrà tutto bene!

Cogliamo la necessità di alleggerire il momento lanciando l’idea di creare un contenitore in cui si possa trovare il modo per sorridere, distrarsi, riflettere, leggere, vedere e tanto altro e chiediamo l’aiuto della rete.
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L’incredibile storia degli indios del Chiapas e del Subcomandante Marcos

I Bandabardò sono andati a fare un viaggio tra gli zapatisti

Qualche anno Enrico e Finaz della Bandabardò sono venuti a trovarmi ad Alcatraz. E tra una canzone demenziale e l’altra ci siamo trovati a parlare del Chiapas. I Bandabardò sono andati a fare un viaggio tra gli zapatisti, per consegnare a loro direttamente i denari raccolti con gli spettacoli. E mi hanno raccontato cose da pazzi su quel popolo.  

Della rivoluzione zapatista è arrivata in Occidente perlopiù la griffe del Subcomandante Marcos, con la pipa e il passamontagna, la stella rossa e le brigate di indios, vestiti di blu carta da zucchero, che marciano in quadrato con i fucili in spalla.
Quello che hanno visto Enrico e Finaz è qualche cosa di completamente diverso.
E già questo è affascinante, dopo aver letto tanti resoconti e inchieste sul Chiapas scopro che c’è tutta un’altra storia che non è stata vista…
Come è possibile?
Questo è l’aspetto forse più interessante: quel che stanno facendo questi ribelli è talmente diverso, alieno, rispetto ai nostri modelli mentali che i giornalisti, pur avendolo davanti, spesso non lo vedono.

Come al solito la storia inizia da lontano
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Un decreto ci cancellerà tutti

La drammatica situazione turistica ai tempi del Covid-19. Un esempio per tutti

Alle sette della domenica mattina nel torpore di una giornata volta all’ozio un messaggio arriva direttamente dal MIUR e recita che tutte le GiteViaggi di Istruzione e assimilati vengono temporaneamente sospesi.

Per moltissime persone in quel decreto scarno, che sa quasi di bollettino di guerra, c’è un sospiro di sollievo nel vedere come il Corona virus venga bloccato nei luoghi della speranza e della cultura che la nostra gioventù frequenta, preservando così il seme del nostro futuro.

Ma non è per tutti così

Non lo è per Claudia che lavora da settembre a marzo per convincere migliaia di persone a venire in campagna e così vivere  esperienze in viaggio di istruzione, diverse dalla classica visita della città d’arte.

Non lo è per Osvaldo, maestro di sci, che prima ha il patema della neve che con la temperatura che abbiamo è sempre più rara, preziosa… e poi ci si mette anche il Corona a chiudere le piste.

Anche Alessio, con Dylan ed Enea che da un anno aspettano l’apertura dell’Hotel per cominciare col contratto a termine e ora sospeso con l’incubo che i giorni residui della stagione non siano sufficienti per avere la disoccupazione una volta chiusa la stagione.

Stessa cosa per Gabriella, Rosanna, Simona, Federica, Ludmilla, Serena , Sara e migliaia di altre persone che per decreto sono state cancellate.

La sicurezza Nazionale legata al Corona virus non permette lo scambio culturale che passa in secondo piano. Su questo non ci piove.

Ma piove su queste persone e su quegli imprenditori che come loro hanno il mutuo da pagare per l’hotel o il pullman e poi la Tari e tutto quello che attraverso il decreto viene cancellato.

Oggi ho fatto la riunione con il mio personale: dodici persone, con gli occhi sgranati di chi, come in guerra, ha solo la prospettiva di capire come le prossime dodici ore siano determinanti per il loro futuro.
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Salvate le profughe extra comunitarie norvegesi!!

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A pochi km dalla costa di Cesenatico i bagnini hanno portato in salvo un gommone di profughe.
http://bit.ly/salvate-le-profughe

 

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Soffri del morbo del musone solitario?

Sei tu che vai verso gli altri o sono gli altri che devono venire verso di te?

Se non ti vedi mai con nessuno, se i tuoi amici si contano sulle dita della mano di un falegname distratto, se l’ultima volta che hai visto più di 5 persone tutte insieme è stato il v2-day allora hai un grave problema.
Sei un essere solitario. E non è una cosa affascinante, è una malattia.

La domanda semplice che ti permette di diagnosticare quanto tu sia vittima del morbo è: sei tu che vai verso gli altri o sono gli altri che devono venire verso di te?

L’atteggiamento solitario è una malattia gravissima che né medici né psicologi “ufficiali” riconoscono e che pochi tra i terapisti alternativi hanno “fotografato”.

Parliamo della non capacità di passare del tempo a parlare con altre persone.

Punto uno: perché è una malattia grave. Psicologica e fisica.

Si tratta di una malattia molto più diffusa di quel che si crede.
Ma molti potrebbero non essere d’accordo con questa affermazione.
Starsene da soli è addittura considerato un segno di efficienza e forza!
Ma si tratta di un grave errore di valutazione.
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Giuseppe Da Re, il genio dei Bibanesi, non è più con noi

Ho avuto la fortuna di conoscerlo

Un giorno mi telefona chiedendomi se mio padre poteva essere disposto a disegnare una confezione dei suoi panetti. Mio padre lo richiama e si mettono d’accordo per incontrarsi; Giuseppe gli parla con un entusiasmo contaminante dei suoi grissini, dei prodotti che ci mette, di come ha organizzato la sua fabbrica… Mio padre realizza un disegno e glielo dà ma decide che non vuole soldi, lo fa per simpatia; lo aveva affascinato quest’uomo schietto, di una certa età ma con in testa una selva di capelli corti e bianchi.
E allora Giuseppe decide di fare una grossa donazione al Comitato il Nobel per i Disabili.
Mio padre si commuove e nasce un’amicizia.
Anche io lo incontro più volte, a Milano e a Cesenatico, e poi dovendo recitare vicino a Conegliano lo vado a trovare.

Giuseppe aveva iniziato a studiare volendo prendere la strada della pittura e della scultura. Ma ad un certo punto si rende conto che la sua famiglia è in una grave situazione economica e così abbandona tutto e si mette gestire la piccola panetteria fondata dal padre per riuscire ad appianare una montagna di debiti.
Ci impiega 10 anni di lavoro sfiancante. Poi prende un fiato e si mette a ragionare sulla vita che sta facendo lui e i panettieri che lavorano nel suo forno: lavorare di notte è pesante…
Gli viene l’idea di produrre qualche cosa che si possa cuocere di giorno e che non abbia l’urgenza di essere venduto immediatamente.
Nascono così i Bibanesi, dei grissini grassi e corti che però lui chiamava “panetti” e se gli dicevi che erano grissini ti guardava male.
Per riuscirci si mette a sperimentare per mesi, maniacalmente.

La fabbrica dei Bibanesi

Mi accompagna a visitare la fabbrica dove ha creato una tecnologia basata su un amore forsennato per il risultato.
Mi spiega come ha scelto l’olio, la farina, perché ha creato una specie di ferrovia in miniatura, che sale e scende seguendo tornanti fitti, dove la pasta del pane lievita, percorrendo quel dedalo lentissimamente. E poi i forni, ventilati e rotanti (dei mostri) che devono scioccare i panetti creando una corazza che li rende croccanti e impermeabili all’umidità, grazie a una dose esorbitante di olio d’oliva di quello vero.
E poi c’è la questione dei filamenti di glutine che se li fai strapazzare da una macchina poi si rovinano e il Bibanesi risulta privo di struttura. Dice proprio “struttura”… Ma è mai possibile che un grissino abbia anche la struttura? Io lo guardo e mi pare di ascoltare un extraterrestre del pianeta Sfilatino.

Ma lui con il glutine non ci scherza: i panetti li fa tirare a mano, con delicatezza, uno per uno e per questo poi sono tutti diversi. E siccome un’operaia può avere bisogno di assentarsi ma mica puoi fermare la linea produttiva, allora c’è sempre pronta un’altra donna per le sostituzioni. E siccome c’è il problema di sollevare le teglie, e sono pesanti, si inventa un portateglie con le molle grazie alle quali non ti devi mai chinare perché salgono da sole al livello del bancone e la sera non hai mal di schiena.

E poi c’è il fatto che una fabbrica senza fiori non mette allegria e allora riempie i reparti di piante e già che c’è anche di dipinti.
Infatti lui non ha abbandonato la passione per la pittura e la scultura. Durante le vacanze va in Africa a scavar pozzi per l’acqua e decorare le chiese con le sue sculture di Gesù… Hai presente quei cristiani che prendono sul serio quella sciocchezza dell’amare il prossimo tuo? Ecco quella cosa lì…
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Che meraviglia i neuroni specchio

Li ha scoperti il team del Professor Rizzolatti alla fine degli anni ’90.

La scoperta è stata realizzata dal team del Professor Rizzolatti dell’Università di Parma alla fine degli anni ’90.

Ne avevo sentito parlare ma non avevo minimamente capito l’importanza di questo evento.
Si tratta di una di quelle notizie da apertura di tutti i tg che invece è passata sotto censorio silenzio.
Come molte grandi scoperte è in gran parte dovuta a un colpo di fortuna. I ricercatori stavano monitorando i movimenti di una scimmia, mentre afferrava una banana; impiegavano dei sensori collegati al cervello.
In una pausa dell’esperimento uno sperimentatore prese una banana e la mangiò.
Gli strumenti registrarono l’attivazione delle stesse aree del cervello della scimmia che entravano in funzione quando lei prendeva realmente una banana.

Non era un caso!

All’inizio si credette a un errore degli strumenti ma ripetendo l’esperimento si verificò che la reazione era reale.
Con parecchi test si è poi dimostrato che anche l’essere umano ha meccanismi simili.
Se vediamo una persona compiere un’azione si attivano le stesse aree cerebrali che useremmo se compissimo noi quell’azione. Anzi, l’umano ha una super dotazione di neuroni specchio, presenti in varie aree della nostra materia grigia. Nessun animale ha questa capacità altrettanto sviluppata. E, come vedremo, essa amplifica le nostre capacità di comunicare e di creare collaborazione. Secondo alcuni proprio i neuroni specchio sarebbero tra gli elementi essenziali che ci hanno permesso di realizzare livelli di comunicazione così complessi.

Se mi sorridi, io sono contento

Siamo sensibilissimi da questo punto di vista: se una persona ci sorride o ha il viso triste noi riviviamo quelle espressioni del viso. Questo fatto ci permette di sentire profondamente le emozioni degli altri.
E spiega anche fenomeni curiosi come il fatto che chi dà un regalo ha una scarica emotiva positiva superiore a chi lo riceve. E questo innesca poi un’altra reazione affascinante: chi dà un regalo, infatti, sperimenta un notevole aumento di efficienza del sistema immunitario. Questo accade ogni volta che compiamo un’azione gradevole ed emozionante. Ma l’efficienza del sistema immunitario ha una verticalizzazione molto maggiore in chi dà il regalo rispetto a quella che sperimenta chi il regalo lo riceve.

Questo avviene grazie ai neuroni a specchio che ci permettono di vivere contemporaneamente il piacere di dare il regalo e quello che provochiamo in chi lo riceve.

Essere generosi conviene! Fa bene alla salute!

Siamo sostanzialmente in grado di vibrare emotivamente insieme agli altri. Accade un fenomeno analogo a quello che riscontro mettendo vicine due chitarre e pizzicando una corda di una chitarra
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Scienza: animali cooperativi, altruisti e dotati di senso morale

La natura sa essere amorevole e senza la simbiosi la vita non esiste 

L’elefantessa che difende una giovane femmina, ferita a una zampa, dall’aggressione di un maschio e poi si avvicina alla giovane femmina accarezzandole con la proboscide la zampa dolorante; i ratti che rinunciano al cibo se schiacciando il pulsante dell’erogatore causano una scossa elettrica a un ratto rinchiuso in una gabbia vicina; i ratti che soffrono se vedono un altro ratto provare dolore; i corvi che nutrono un loro simile cieco; le scimmie bonobo che dividono il cibo; le femmine bonobo che rifiutano il cibo più gustoso se le altre hanno ricevuto bocconi meno ricchi.

Il libro L’intelligenza morale degli animali di Marc Bekoff Jessica Pierce, raccoglie molti esempi di comportamenti solidali in molte specie animali e ipotizza che lupi, scimmie, balene, ratti abbiano addirittura un livello elementare di empatia e senso della giustizia, senso morale quindi. Questo testo offre un panorama di tutte le sperimentazione realizzate per comprendere il ruolo della cooperazione nella selezione naturale.

La concezione corrente, dell’evoluzione della vita, è oggi ancora incentrata sull’idea che la competizione per il cibo e per il sesso sia stata centrale.

Solo negli anni ’80 Lynn Margulis si rese conto che le cellule, e quindi la vita stessa, esistono grazie alla cooperazione tra il nucleo della cellula e i mitocondri, proto organismi capaci di trasformare gli zuccheri in energia.

Lynn Margulis osservò che i mitocondri esistevano già prima della nascita delle cellule. Essi hanno un loro Dna, diverso da quello della cellula e si riproducono con tempi loro.

Quindi la cellula non è, come mi hanno insegnato a scuola, “il più piccolo organismo unitario”, bensì il frutto di una simbiosi; il nostro corpo è formato da miliardi di invisibili cooperative: la Coop sei tu!
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La storia di Curitiba

Una delle più grandi esperienze di cambiamento sociale che sia mai stata realizzata

Pubblicavamo questo articolo nel Cacao della Domenica il 15 luglio del 2001, sconcertati dal fatto che la storia di Curitiba fosse sconosciuta ai più. Ancora oggi a raccontarla siamo in pochissimi, e ci piace riproporvela a dimostrazione che cambiare si può con un po’ di buona volontà, furbizia e idee illuminate.

Curitiba non è una piccola comunità alternativa. E’ una città di quasi 2 milioni e mezzo di abitanti. Si trova nel sud del Brasile. Non si tratta neanche di una storia nuova: va avanti da 50 anni. Nel 1971, in piena dittatura, una serie di casualità portarono alla designazione di Jaime Lerner come sindaco della città. Lo avevano scelto perché era un inoffensivo esperto di architettura. Un trentatreenne che non si era mai impegnato politicamente e che sembrò l’ideale per mettere d’accordo le diverse fazioni al potere.

Jaime Lerner ci mise un po’ a organizzarsi e nel 1972 decise di creare la prima isola pedonale del mondo. Sapeva di avere contro buona parte della città. I commercianti erano terrorizzati dall’idea che i loro affari fossero danneggiati dal divieto di accesso al centro delle auto. E gli automobilisti odiavano l’idea di dover andare in centro a piedi.

I maligni dicono che aveva paura che la sua iniziativa fosse bloccata con un esposto in tribunale. Resta il fatto che i lavori iniziarono proprio un venerdì, un’ora dopo la chiusura del tribunale.
Un’orda di operai invasero il centro della città e iniziarono a sistemare lampioni e fioriereripavimentare le strade e scavare aiuole piantandoci alberi. Lavorarono ininterrottamente per 48 ore. Quando il primo contingente crollò stremato fu sostituito da un secondo battaglione di operai e andarono avanti così. Il lunedì mattina quando il tribunale riaprì, i lavori erano finiti. Crediamo che nella storia del mondo nessuna opera pubblica fu mai realizzata altrettanto velocemente.
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