People For Planet

Perché possiamo fermare l’apocalisse del clima

La storia ci insegna che l’umanità è capace di grandi balzi in avanti.

Tempeste, tornadi, innalzamento dei mari, sono una minaccia epocale; ogni anno migliaia di persone muoiono a causa dei queste calamità innaturali.

Nessuno può dire con certezza che riusciremo a diminuire drasticamente l’inquinamento atmosferico ma nessuno può dire con certezza neppure che non ci riusciremo.

Quindi sbaglia chi sostiene che ormai non c’è più niente da fare. La storia ci insegna che l’umanità è capace di grandi balzi in avanti.
Ho due buone notizie per te: abbiamo le tecnologie che possono fermare l’apocalisse ambientale e le stiamo usando per riuscirci!
I grafici che mostrano il veloce avanzare del cambiamento climatico e il non abbastanza veloce sviluppo delle tecnologie ambientali traggono in inganno.

Nel 2000 l’uso dei computer era ormai esploso da anni ma le più ottimistiche previsioni di crescita furono sbagliate alla grande. La diffusione degli smartphone fu enorme raggiungendo miliardi di persone e arrivando persino nelle aree economicamente più povere.

Nessuno lo aveva previsto

Le valutazioni sullo sviluppo delle ecotecnologie sono altrettanto sbagliate, perché fotografano lo stato attuale senza tener conto del ritmo di crescita possibile.

I grafici che mostrano l’aumento delle metodologie verdi negli ultimi anni, ci mostrano una curva talmente verticale che pare impossibile che questo ritmo di crescita vertiginoso possa aumentare ulteriormente.

Sfugge il fatto che si è ormai completata la preparazione del terreno che rende possibile un salto di qualità.
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Baci baci e buon anno nuovo!

La seconda rivoluzione ecologica è arrivata! Elettricità dal gas senza combustione!

Sì, hai capito bene: energia elettrica dal gas senza bruciarlo! E per giunta con un rendimento parecchio superiore rispetto alla combustione (si raggiunge un’efficienza del 60%).

Me l’ha spiegato Valerio Rossi Albertini, il fisico del CNR, all’ultima edizione di EcoFuturo, il festival delle ecotecnologie, dove abbiamo presentato il primo “reattore elettrochimico” di piccole dimensioni: grande poco più di una lavatrice e in grado di produrre un kilowatt e mezzo di energia all’ora; e può utilizzare il metano della rete.

È prodotto dall’italiana Solid Power di Trento e si chiama Blue Gen. La combustione è un processo caotico e molta dell’energia sprigionata va persa. Se invece scindiamo il gas in idrogeno e anidride carbonica, otteniamo un fenomeno chimico ordinato e quindi c’è meno dispersione e più resa. E nessun tipo di inquinamento, nessuna emissione nociva, nessun fumo! Macchine di questo tipo esistono da tempo ma erano enormi e quindi costosissime, adatte a grandi esigenze di consumo.

E forse c’è un’altra novità che completerebbe in modo perfetto il “sistema gas”, aumentando la nostra capacità di produrlo dai rifiuti organici. Si mormora che alcuni ricercatori, anch’essi italiani, siano riusciti a individuare un batterio capace di mangiare immondizia organica e produrre idrogeno. Ricombinando idrogeno e anidride carbonica si ottiene gas metano, che a differenza dell’idrogeno è facile da trasportare con i camion cisterna e può essere immesso nella rete che porta il metano nelle case. Dopodiché quella stessa immondizia può diventare nutrimento per un altro tipo di batteri che si mangiano tutto e poi scoreggiano biogas.

La convenienza incredibile del biogas dipende da un altro vantaggio:
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Femminicidi: diminuiscono! Molto lentamente ma diminuiscono

E qualcuno non ha voglia di dirlo.

I dati sono semplici e incontrovertibili e ne diamo qui ampia documentazione, di modo che tutti possano verificare quel che diciamo: nel 2000 le donne uccise furono 200, nel 2018 142, quest’anno siamo a 94 vittime nei primi 10 mesi dell’anno e quindi possiamo sperare che il 2019 sarà l’anno che vedrà quasi dimezzato questo orrore rispetto ai numeri del 2.000.

Dovremmo tutti gioire visto che dopo anni di battaglia perché si riconosca la gravità sociale e morale della violenza contro le donne, finalmente vediamo una netta diminuzione del numero delle donne uccise.

Ma qualcuno leggendo il titolo di questo articolo avrà fatto un sobbalzo: «Ma come! Tutti i media gridano che c’è un aumento! Perché qui si dice il contrario?!?»

Semplicemente perché una certa retorica ama ricorrere agli allarmi e crede che aumentare la gravità della situazione sia meglio che sottolineare i progressi ottenuti grazie all’impegno di milioni di donne e anche di uomini.

Anche un solo femminicidio è troppo e  tutti vorremmo vedere estirpato completamente questo crimine vergognoso. Ma perché non rilevare che ci sono progressi?

E come è possibile che alcune voci arrivino a sostenere che addirittura c’è un aumento delle donne uccise?
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Il barone ribelle (seconda parte)

Serafino Amabile Guastella e la poesia popolare

Leggi la prima parte e vedi il video qui

Vorrei leggervi alcune frasi di Serafino Amabile Guastella molto significative che mi hanno veramente affascinato.

Al tempo era un giovane appassionato di poesia, a casa aveva una libreria incredibile, racconta che alcuni testi li aveva letti più volte e dice: «Anch’io cercavo di scrivere poesie.

Soprattutto nelle sere d’estate, soprattutto di domenica, spesso sotto i balconi di casa mia o da lì poco discosto fermavasi qualche allegra brigata di contadini capitanata per lo più da una donna la quale cantava a voce acutissima una canzone d’amore o di gelosia o di risposta, secondo richiedea l’occasione, e la voce era accompagnata dalla chitarra battente e dai violini. I versi rappresentavano vivamente le sensazioni».
Guastella è sconvolto da queste canzoni popolari, dalla loro poesia e  pensa che sono  migliori della maggioranza delle poesie che leggeva nella biblioteca di suo padre e in particolare: «A dire vero quei testi rusticani [contadini] mi piacevano cento volte di più dei versi dei miei poeti più cari ma non osavo confessarlo a me stesso tanto quella preferenza mi parea sacrilega».

Via via Guastella si rende conto che questo popolo non è ignorante, non sta scimmiottando gli intellettuali paludati ma sta inventando una nuova cultura, è depositario di una tradizione secolare straordinaria e capisce che proprio lì troviamo l’ispirazione per rinnovare la cultura stessa: «Perché la poesia rusticana non servirà a rinfrescare il nostro Parnaso ingombro da piante parassite , perché non dovrà passarsi la spugna su quelle rifritture di argomenti sbadigliati di generazione in generazione sulla stessa solfa, perché non dare un calcio a quel preteso linguaggio poetico ormai rugoso per la vecchiaia?».

Insomma, Guastella è incavolato nero con la cultura dominante, coi professoroni, con i tromboni e li accusa di scopiazzare tra di loro, afferma che quando uno inventa qualcosa gli altri dietro come pecoroni tutti a copiare.
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Il barone ribelle

Serafino Amabile Guastella scoprì che la poesia popolare era meglio di gran parte della poesia “colta”.

Serafino Amabile Guastella, il barone ribelle di Chiaramonte (Ragusa), è l’uomo che nel 1800 scoprì che la poesia popolare era meglio di gran parte della poesia “colta”. Leggendo un suo libro mio padre trovò la storia della Nascita del giullare , un pezzo fondamentale di Mistero Buffo.
Qui di seguito il mio intervento al convegno a Chiaramonte, meravigliosa cittadina con 8mila abitanti e 9 musei. E anche un olio sopraffino. Quasi buono come quello di Alcatraz… è anche il paradiso degli amanti del maiale.

Cosa c’entra mio padre con Serafino Amabile Guastella?
Era il 1969 e venni qui vicino, a Siracusa, con i miei genitori per uno spettacolo, dopo molte contestazioni venne loro negato il teatro e quindi Dario e Franca finirono per recitare in una villa privata e quando uscirono gli spettatori trovarono le automobili danneggiate da un gruppo di fascisti che spaccarono i vetri, macchiarono le carrozzerie ecc. Insomma, era un periodo, il 69, molto vivace.

Quell’anno mio padre aveva appena debuttato con il Mistero Buffo e qual era l’idea fondamentale che lo muoveva insieme a un gruppo di ricercatori? Che la cultura accademica, quella dei signori avesse rubato la cultura del popolo.
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Carnival Row: quando una serie tv rischia di commuovere anche i leghisti

Trama avvincente, sceneggiatura potente e geniale, effetti speciali, costumi e scenografie grandiosi. Ma non è la solita serie tv spettacolare e vuota.

Si tratta di una astuta trasposizione del dramma del razzismo e dell’immigrazione in un kolossal fantasy.
Svariati tipi di esseri magici fuggono da guerre spaventose e arrivano nella Città Stato più potente del mondo, dove sopravvivono dedicandosi ai mestieri più umili, continuamente vessati da cittadini razzisti e poliziotti insensibili.

Il tutto avviene in un’epoca pseudo ottocentesca che descrive una società nella quale i neri sono ormai ben integrati ma dove il disprezzo si indirizza contro fatati volanti, fauni e una moltitudine di altre creature alcune delle quali alte un paio di spanne.
Su questo sfondo si stagliano un intreccio di storie avvincenti: amori, cospirazioni magiche, complotti tra i potenti e strenue lotte per ottenere rispetto da parte delle “sub creature”…
8 puntate da 60 minuti, che mi sono sparato in 3 giorni impaziente di sapere come andava a finire!
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Le società matriarcali erano avanti! Ultima parte

Fantastici i Seminole!

Prima parte
Seconda parte

E abbiamo anche un altro documento incredibile che racconta il primo incontro tra gli Spagnoli di De Leon che arriva con un gruppo di 600 guerrieri e il capo della guerra – i Calusa non avevano un re ma dei capi che venivano nominati soltanto nelle emergenze – e questo capo di guerra parla spagnolo perché dai naufragi non volevano soltanto imparato le tecnologie o prendere il Dna ma hanno voluto conoscere la lingua e abbiamo la cronaca di un cronista di questa spedizione che ci racconta il dialogo.

De Leon dice: «Sottomettetevi al re di Spagna, al nostro Dio» e il Calusa risponde: «Noi sappiamo chi siete voi perché già altri sono venuti e ce l’hanno detto, sappiamo che siete ladri e assassini e con voi non ci potrà essere pace, solo guerra e siccome sappiamo che siete bravi a combattere in campo aperto abbiamo deciso di attaccarvi con le imboscate e vi ammazzeremo tutti. E, per inciso, voi che venite qui a combattere, qui morirete e non lo state facendo per la ricchezza vostra e dei vostri figli ma per il Re di Spagna: siete dei coglioni».

Dopodiché li massacrano tutti e il Re di Spagna dopo 5 spedizioni che finiscono in un macello vieta la colonizzazione della Florida perché abitata da mostri.

E questa popolazione continua a ospitare indiani che scappano dalla conquista, neri che scappano dalla schiavitù, bianchi rinnegati, a un certo punto cambia nome e sono i Seminole, l’unica popolazione indigena di tutta l’America che non viene mai sconfitta.

Seminole invincibili

Negli anni ’70 scoprono che nei trattati di pace con gli Stati Uniti d’America c’è una clausola che dice che non devono rispettare le leggi nazionali ma solo quelle federali, quindi aprono dei Casino in tutti gli stati in cui è vietato aprirli e diventano ricchissimi. Oggi un terzo di Las Vegas è in mano ai Seminole, sono proprietari degli Hard Rock Cafè, del Tabacco Pueblo e American Spirit. I loro tre prodotti sono quelli che fanno molto male ai bianchi: gioco d’azzardo, alcol e sigarette. Perché loro sono ancora in guerra e sono invincibili.

Questo per raccontare quanto questa concezione sia esattamente il contrario di quella che abbiamo noi oggi: noi temiamo l’invasione degli extracomunitari, dei neri, degli arabi, abbiamo paura che ci colonizzino. Queste popolazioni sono partite dal contrario, hanno resistito per 5 secoli perché combattevano contro i bianchi ma se i bianchi si volevano unire a loro, rispettavano le loro leggi li accettavano, accettavano altre tribù che erano state loro nemiche, accettavano i neri, chiunque volesse vivere in pace con loro faceva l’amor con loro.
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Le società matriarcali erano avanti! Seconda parte

Intervento al convegno “Donne in evoluzione: tra il dovere, il volere e il piacere” tenuto il 26-27 ottobre a L’Aquila.

Leggi la prima parte qui

Il patriarcato si sviluppa sempre di più e i giovani maschi guerrieri si rendono conto che più i vecchi più praticano il sesso con le vergini e più si sentono in salute. E allora decidono che il vecchio può sì sverginare le ragazze ma solo con un fallo di legno, quindi si elimina il rapporto sessuale e la rottura dell’imene diventa una specie di rito in cui il simbolo fallico si piglia la maledizione e poi viene buttato via.

E anche questo rito viene abbandonato quando il maschio viene sostituito da una donna anziana fino ad arrivare all’eccesso opposto e la verginità diventa essenziale e l’anziana è colei che controlla che l’imene sia ancora intatto al momento del matrimonio.

Ma anche in questo caso abbiamo delle tradizioni che reggono per millenni. Sono andato a visitare un villaggio vichingo ricostruito perfettamente vicino a Stoccolma, si tratta di una specie di fortino quadrato costituito da grandi case, c’è la casa dei genitori, la casa dei figli maschi e la casa delle figlie femmine, la casa degli animali e la sala comune.
La casa delle femmine ha una piccola porticina rasoterra per permettere agli amanti delle fanciulle di entrare di notte senza essere visti dai genitori che si potrebbero imbarazzare. Il maschio deve entrare strisciando e se le ragazze non lo vogliono lo picchiano sulla testa ed è costretto ad arretrare. Presso i vichinghi le donne non potevano sposarsi se non erano già incinte, avevano capito che l’infertilità era più probabile fosse responsabilità dal maschio quindi volevano la garanzia che il matrimonio fosse fecondo. Poi che non fosse il marito il padre biologico del figlio non interessava a nessuno.
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Alieni? Orge sacre di massa? Risolto il mistero dei buchi di Nazca!

Più di 5.000 buche rivestite di pietre, profonde da 50 cm a un metro. A cosa servivano?

Da decenni ricercatori e appassionati si scervellano per capire perché gli antichi Nazca (o Natzca), oltre a realizzare immense figure scavando la crosta del deserto cileno, abbiano realizzato un’opera così notevole nella valle di Pisco sull’altopiano di Nazca in Perù. Sul culmine del fianco di una montagna completamente brulla, si staglia una striscia composta da migliaia di buche lunga 1,5 km e larga mediamente 19 metri. È orientata nord/sud.

Le ipotesi sono state varie: una specie di codice a barre visibile dalle astronavi. Oppure una gigantesca sequenza binaria che poteva variare significato a seconda di quali buche erano illuminate da un falò. Altri ancora hanno ipotizzato si trattasse di depositi dove accumulare derrate alimentari (interrandole?!?). Non sono mancate anche le interpretazioni più fantasiose e scandalose: erano luoghi dedicati a un culto simile a quello dionisiaco, ma con alcove separate per le singole coppie (un’orgia di massa con un po’ di privacy?).

Un’ipotesi diversa

Ora noi avanziamo un’ipotesi che va in un’altra direzione e parte da una osservazione su questo popolo che si è potuta realizzare solo dopo la copertura delle foto satellitari. Infatti sono state scoperte una serie di curiose costruzioni, chiamate Puquios, si tratta di strade che scendono a spirale nel sottosuolo, restringendosi sempre più e raggiungono un canale sotterraneo; sono abbastanza larghe da permettere il passaggio a tre persone che camminano spalla a spalla.
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La magia esiste: la caduta del Muro di Berlino

9 novembre 1989: cambia il mondo

In certi momenti ti viene da credere che la magia esiste
Me lo sono sempre chiesto: come mai nessuno ha sparato al primo matto che si è arrampicato sul Muro di Berlino?
Un alto papavero del regime della Germania Est aveva risposto in modo confuso alla domanda di un giornalista televisivo e dalle sue parole era sembrato che i cittadini potessero andare a Berlino Ovest. Così migliaia di persone si erano recate ai varchi di frontiera del Muro per vedere se era vero che si poteva passare liberamente. La frontiera era chiusa.
Però in città continuava a girare la voce che in realtà era aperta e arrivava altra gente.
A un certo punto lungo il Muro si era radunata una folla imponente: erano decine di migliaia.
Un ragazzo si arrampica sul Muro. La polizia di frontiera non reagisce. Com’è che non gli hanno sparato?
I soldati erano lì armati, con i mitragliatori spianati. Per quarant’anni tutti quelli che si erano anche solo avvicinati al Muro li avevano crivellati di proiettili senza problemi. Ma quella sera c’era tanta folla, e voci sulle dichiarazioni del ministro…
E quel pazzo si è arrampicato e si è messo a gridare. E il soldato più vicino non gli ha sparato, e l’altro soldato ha detto tra sé : «Se non gli spara lui non gli sparo nemmeno io.» E l’ufficiale che doveva tirare in testa al soldato insubordinato ha pensato: «Io non gli sparo
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