Vuoi comprare un’auto con me?

Gruppo di acquisto auto ibride, elettriche a gas

I gruppi d’acquisto per non essere acquirenti passivi

Consociare gli acquisti è uno strumento fondamentale per migliorare il mondo. Si parla tanto di cambiare il paradigma per affrontare il drammatico momento di cambiamento che stiamo vivendo. Ecco non essere più consumatori isolati sottomessi alla volontà delle multinazionali è un modo per cambiare le carte in tavola.

La sfida che ci sta davanti rende indispensabile che i consumatori autogestiscano una parte del sistema di acquisti. Non più acquirenti passivi, in balia delle offerte di mercato e degli aumenti di prezzo dovuti ai costi di pubblicità e distribuzione che alla fine ricadono sulle tasche dei consumatori.

Far parte di un gruppo di acquisto è semplice ma ci permette di far valere il nostro potere di acquisto: forse lo strumento più potente in mano oggi ai cittadini.

Uno strumento per difendere i consumatori

Siamo in un momento di grandi cambiamenti e i gruppi di acquisto sono uno strumento formidabile per difendere i consumatori, ottenere cioè prezzi più bassi e maggiori garanzie. Ma sono anche uno strumento per determinare le scelte della grande industria.

I Bilanci di Giustizia, storico gruppo che ha consociato da anni gli acquisti primari (sopratutto alimenti), ha calcolato un risparmio annuo per ogni famiglia pari a uno stipendio mensile.

Quanto risparmierebbe una famiglia se riuscissimo a consociare le spese per servizi (gas, luce, telefonia, connessione) beni di consumo e acquisto di beni durevoli (auto, elettrodomestici ecc)?

Il gruppo d’acquisto per le auto

Ma facciamo un passo per volta, se vuoi comprare un’auto ibridaelettrica o a gas o trasformare in un’ibrida a gas la tua auto a benzina puoi farlo beneficiando di prezzi e condizioni particolari. L’auto la compri tu, è tua, ma le condizioni sono collettive e sicuramente sono le migliori che puoi ottenere oggi. Per offrirti questo risultato abbiamo stretto un accordo con Il Gai, Gruppo d’Acquisto Ibrido, che da anni ha un’esperienza di successo e ha permesso a più di 1.500 persone di comprare un’auto a condizioni vantaggiose. L’esperienza è stata positiva anche dal punto di vista del rapporto successivo all’acquisto con la concessionaria: se si verifica qualsiasi tipo di problema far parte di un gruppo che acquista centinaia di autovetture è ben diverso che trovarsi a trattare da soli con il concessionario…

Iscriviti al gruppo d’acquisto. È facile!

E’ molto semplice iscriversi al gruppo d’acquisto auto, basta compilare questo form > www.gruppoacquistoibrido.it

 

 


Quando noi italiani eravamo i negri

Quanto è facile dimenticare la propria storia

Negli anni 60 nell’Italia settentrionale i meridionali, gli immigrati provenienti dalle regioni del sud Italia, erano considerati inferiori e chiamati terroni. Si raccontavano molte storie sulla loro incapacità di capire le cose più elementari. Ad esempio si diceva che non sapevano cosa fosse il bidé e che lo riempivano di terra e ci coltivavano il basilico. Era comodo perché bastava aprire il rubinetto per dare acqua alle piante.

I meridionali vivevano una condizione simile a quella che avevano vissuto gli emigranti veneti, lombardi e piemontesi andando a vivere negli Stati Uniti.

Ma gli stessi emigranti settentrionali, una volta rientrati in Italia ripagavano dello stesso razzismo, gli italiani che dal sud andavano nella valle del Po’.

All’inizio degli anni ’80 mi trovai in una bar vicino a Perugia, gestito da una coppia che aveva passato 20 anni in Belgio e che ben conosceva il disprezzo diffuso versi gli italiani che arrivati lì “per rubare il lavoro”. Quando entrai c’erano davanti al bancone due neri, ancora rara avanguardia di una massa di diserederati che dall’Africa martoriata da colonialismo e guerre, erano venuti a cercar fortuna in Umbria. La donna mi chiese subito cosa desiderassi bere dando platealmente a me la precedenza sui neri che erano arrivati per primi. Mi misi a discutere con lei su questa mancanza di buona educazione ma sembrava che non vedesse nessuna analogia tra lei, 30 anni prima in Belgio e questi due ragazzi con la pelle nera.
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Gli Shang: quando i re neri dominarono la Cina

Erano un popolo matriarcale e la loro storia ha molti punti di contatto con quella degli Ebrei

Circa 5.500 anni fa l’inizio delle guerre di colonizzazione condotte dai pastori guerrieri e la nascita delle società servili schiaviste aprì un periodo molto turbolento. Le civiltà delle pianure irrigue vennero a più riprese sconvolte da ogni sorta di eventi violenti, e da processi di meticciato.

In particolare due popolazioni ebbero una storia molto particolare.

In Egitto si venne a creare una coalizione di diversi gruppi etnici che vivano sotto il dominio dei faraoni. La Bibbia narra la storia di Mosé che cappeggia la rivolta di questo gruppo al dominio del re e riesce a organizzare una fuga di massa verso la Palestina, alla ricerca di una terra nella quale vivere in libertà.

Marx e Freud erano convinti che gli ebrei fossero un popolo nato dalla fusione di tribù di origini diverse che si uniscono per fuggire dall’Egitto.

E che non fossero un popolo etnicamente omogeneo con tradizioni comuni lo dimostra il fatto che Mosé scendendo dalla montagna con le tavole della legge che Dio gli ha donato, trova un gran numero di ebrei che stanno adorando il toro simbolo di fertilità, va su tutte le furie e ordina ai suoi uomini più fedeli di massacrare tutti gli eretici: 3 mila persone vengono così uccise a colpi di spada.
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È amore o dipendenza affettiva?

 

DIPENDENZA AFFETTIVA:
Quando l’amore diventa dolore perché si perde l’autonomia e quindi anche la capacità di sedurre, si scatena l’ansia, che può diventare ossessione e si sperimentano livelli notevoli di depressione e insicurezza.

Intervista di Jacopo Fo alla psicoterapeuta Ilaria Fontana
 

Qui tutte le informazioni sul video corso “Lo zen e l’arte di far l’amore

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Immigrati criminali

Sono brutti, sporchi e cattivi. Ivece Al Capone era un gentiluomo

Indiscutibilmente tra gli immigrati il numero dei criminali è superiore alla percentuale presente nei paesi ospitanti.

Ma questo fatto varia enormemente da paese a paese.

La Francia e l’Inghilterra sono indiscutibilmente i due paesi dove la criminalità e il terrorismo sono più diffusi tra gli immigrati.

Possiamo ben dire che si tratta di nazioni con una fortissima tradizione coloniale dove l’atteggiamento verso gli immigrati di alcune etnie non è mai stato particolarmente ospitale. Il Canada e la Svezia sono invece esempi di una grande capacità di relazione con gli immigrati. Si è investito molto nell’integrazione e questo fatto ha dato i suoi frutti in termini di pace sociale e minimizzazione dell’incidenza delle tipologie criminali.
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Il numero di figli come arma di guerra contro la nostra civiltà

I musulmani ci stanno conquistando?

Il calcolo è semplice: se ogni due immigrati che arrivano in Italia nascono 5 figli, due milioni di immigrati. dopo qualche anno, sono 7 milioni, alla seconda generazione sono 12 milioni + 7 = 19 milioni, alla terza generazione sono 60 milioni. Intanto gli italiani diminuiscono. Quindi in 60 anni la maggioranza degli italiani saranno immigrati, neri, arabi, per lo più musulmani. Addio radiosa cultura dell’Occidente cristiano.

Questo ragionamento impressionante apparentemente non fa una piega. Ma non ha basi reali.
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I musulmani vogliono inquinare la nostra cultura?

La biodiversità culturale: conviene o è una minaccia?

La presenza di un gran numero di immigrati è una minaccia per il nostro stile di vita?

Milioni di musulmani che vengono a vivere nei paesi industrializzati corromperanno il nostro modo di concepire i rapporti con lo stato, all’interno della copia, nei costumi?

Innanzi tutto ad oggi la maggioranza degli immigrati non sono musulmani ma cristiani, anche se sono neri e provengono da paesi a maggioranza islamica.

Inoltre gli immigrati tendono a integrarsi molto rapidamente adottando costumi e modo di pensare del paese che li ospita. Anzi si osserva che gli immigrati di seconda generazione sono generalmente molto integrati nello stile di vita del paese ospitante.

Ma al di là di questo dobbiamo chiederci se realmente la contaminazione della nostra cultura con altri modi di vivere e pensare sia un danno.
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Il nero è un selvaggio

Cosa hanno fatto i neri mentre noi inventavamo balestre, antibiotici, razzi, romanzi, telefoni, sinfonie, televisori? Cosa facevano mentre noi ci spezzavamo la schiena a costruire strade, ponti, cattedrali, pitture meravigliose?

Se ne sono stati lì per migliaia di anni, nei loro tukul, nelle capanne di fango, a mangiare quel che cresceva sugli alberi, ingannando il tempo con danze sfrenate, oscene, agitate dai loro tamburi battuti in modo sempre uguale.

L’Africa nera non ha dato nulla al mondo e adesso vengono qui da noi a pretendere di avere il nostro stile di vita.

Un discorso che non fa una piega. Ma non è vero.

L’Africa nera è la fonte dello sviluppo umano, il motore primario del nostro progresso.

Innanzi tutto oggi è ormai provato dall’analisi del dna di decine di migliaia di esseri umani in tutto il mondo, che è l’Africa centrale il luogo dove un gruppo di ominidi ha compiuto il balzo evolutivo diventando homo sapiens. Discendiamo tutti da un gruppo di neri che abitavano l’area dei grandi laghi centomila anni fa.

Questi primi esseri umani hanno elaborato le soluzioni tecnologiche che hanno permesso un progressivo aumento della popolazione. Il linguaggio, il fuoco, gli strumenti di pietra, le asce, le lance, i raschietti, i contenitori, la lavorazione delle pelli, le corde, i cesti, le capanne, sono le invenzioni che hanno cambiato la condizione umana e allungato la vita. È la nascita della cultura stessa e dei racconti ad essa legati, il grande salto tecnologico che dobbiamo a questi nostri progenitori.
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