Germania: asino mangia una supercar


E’ accaduto in Germania, nei pressi di una fattoria a Vogelsberg. Lo scorso 15 settembre Markus Zahn, proprietario di una McLaren Spider, ha parcheggiato la sua auto di uno sfavillante colore arancione e del valore di 300mila euro,. Un asino che passava di lì l’ha scambiata per una enorme carota e ha iniziato a morderla provocando 5.000 euro di danni alla verniciatura.
Il caso è finito in tribunale: il giudice ha dato ragione a Markus e condannato il proprietario dell’asino a pagare 5.800 euro di risarcimento danni. Emozionante l’arringa difensiva dell’asino.
(Fonte: Corriere.it)

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Quante balle ci raccontano…

Di Jacopo Fo

Riprendiamo il discorso lasciato in sospeso la settimana scorsa con la panoramica di tutte le balle che ci hanno raccontato su tutto.
Credo sia importante che si capisca che i giudizi che diamo sulla realtà spesso sono viziati dal fatto che partono da un’idea tecnicamente sbagliata.
La maggioranza di noi ha studiato al liceo che la cellula è il più piccolo organismo vivente unitario, perché la cellula è fatta da una sola unica entità. All’inizio degli anni ’80 una ricercatrice – la maggioranza di queste scoperte sono state fatte da donne – la dottoressa Margulis fa una cosa che hanno fatto centinaia di migliaia di biologi: ha preso una cellula e l’ha guardata con il microscopio. Guarda bene e ha un’illuminazione e ne ha quasi paura perché si chiede come mai nessuno si sia mai accorto di quello che lei sta vedendo: e cioè che quegli aggeggi che poi si mettono assieme e formano la cellula sono i mitocondri.
La Margulis si accorge che in ogni cellula umana c’è un mitocondrio e sono anche all’esterno della cellula stessa e quindi la cellula è una cooperativa. Dopodiché propone una nuova teoria evoluzionistica basata sul fatto che gli elementi fondamentali dell’evoluzione non sono la competizione e la capacità di connessione sessuale, ma il primo elemento è la capacità di cooperazione e sostiene che noi esseri umani siamo riusciti a evolverci in una certa maniera proprio perché la cosa che sappiamo fare meglio è la cooperazione.
Allora, vorrei che provaste a fare un esperimento: pensate in che misura vi vedete parte di un gruppo, se pensate alla famiglia, alla vostra squadra di calcio, a qualunque organizzazione, ente, gruppi di amici… fino a che punto vi sentite partecipi di queste persone, fino a che punto la vostra salute fisica dipende dal fatto che voi incontriate queste persone? Se state male, tra le ricette per stare meglio c’è l’andare a trovare i vostri amici o è meglio chiudersi in casa?
Esiste una disinformazione sull’importanza del contatto con gli altri esseri umani.
In televisione ci martellano con la pubblicità che vende prodotti che sterminano qualunque tipo di batteri in casa. Il grande ribelle di questa campagna pubblicitaria disastrosa è il nuovo dentifricio che dice: perché volete sterminare i batteri nella bocca? Ne avete tanti quante le stelle nel cielo, vi vogliono bene, usate un dentifricio che non stermina i batteri perché è una stronzata. Il nostro ammazza solo quelli cattivi.

La verità la dice la pubblicità dello Yogurt. Noi riusciamo a digerire perché abbiamo miliardi di fermenti lattici, di creature che demoliscono il cibo che mangiamo, non siamo in grado di assorbire il cibo se non ci sono i batteri. E non solo: intorno a noi ci sono miliardi di batteri che sono un esercito che ci adora, sono convinti che noi siamo Dio e farebbero qualunque cosa per noi.
Se arriva un virus o un batterio cattivo, je menano. Se il virus riesce a superare il primo muro ce n’è un secondo che sono i batteri che stanno sulla nostra pelle che sono straordinari con cui abbiamo rapporti intimi e non ce ne rendiamo conto. Abbiamo gli organi sessuali completamente coperti di batteri e quando sentite certi desideri c’è da chiedersi se vengono dal cervello o è la sfera batterica cha ha iniziato ad agitarsi e a creare delle situazioni particolari.
Alla luce dell’importanza dei batteri sono state fatte delle ricerche sui depressi. Non so se avete notato su voi stessi oppure su qualche amico che il depresso tende a lavarsi di meno. E’ uno dei primi sintomi della malattia.
Perché? C’è un motivo ben preciso. Gli scienziati hanno scoperto che dopo tre giorni che non ci si lava, sul corpo si sviluppa un certo tipo di batterio detto “zellosus” che sta bene quando c’è quel sudaticcio, appiccicaticcio, quei sali minerali essiccati, ecc. E questo porco, perché è il batterio più maiale che esista, è drogato fradicio di dopamina e ha scoperto (vorrei sapere come cavolo ha fatto) che noi la produciamo.
Allora quattro miliardi di batteri al quadrato si mettono d’impegno e fanno la danza della dopamina, le cellule sottostanti sentono il gran fracasso e mandano un segnale al cervello che dice “Dopamina! Dopamina!” e allora il cervello la produce e questi miliardi di batteri se la fanno in vena!
E il depresso sta meglio perché il cervello aumenta la quantità di dopamina prodotta.
E questa è la meraviglia del creato, è una cosa fantastica, andrebbe insegnata a scuola. E bisognerebbe anche insegnare che noi avremmo un crollo delle spese sanitarie se invece di permettere queste pubblicità che incitano a disinfettare tutto si facesse una pubblicità progresso che dice: attenzione, quando vi lavate risparmiate di pulirvi o un gomito o un ginocchio, che sono le parti meno puzzolenti del corpo, di modo tale che lì possa resistere una colonia di questi batteri maialoni che vi fanno produrre più dopamina.
I destini dell’umanità sono in mano ai batteri. Ognuno di noi ha una “fauna” batterica personale (dicono flora ma è sbagliato, quella è fauna, i batteri ruggiscono, alcuni hanno proboscidi lunghissime). Ed è tanto personale che la malavita è fottuta perché oggi la traccia batterica del criminale si può vedere anche dopo quattro ore dal fatto criminoso e non c’è modo di nasconderla. Per non emettere una traccia batterica bisognerebbe andare in giro con uno scafandro pressurizzato che non emette aria perché ne basta un filo, e olè!
La ricchezza batterica è incredibile tanto che per certe malattie intestinali che distruggono la fauna batterica hanno pensato che si possono trapiantare le feci. Il procedimento non è truce come si potrebbe pensare, le feci vengono trattate e si guarisce perché qualcuno ha donato i propri batteri.
Perché ci abbracciamo e ci baciamo? Perché noi italiani viviamo più di tutti i popoli del mondo eccetto i giapponesi? (Che poi bisognerebbe capire perché i giapponesi vivono così a lungo… ma è tutta un’altra storia).
Noi siamo longevi per due motivi semplicissimi: in Italia ce la pigliamo più calma, se fai una stronzata in Germania ti mettono in galera e non ne esci più. In Italia… “mo’ adesso vediamo…” non c’è un mondo certo, c’è il grigio e il grigio allunga la vita. E le cose come vengono fatte in Italia? A cazzo di cane, e questo è fondamentale per il nostro benessere.
E l’altra cosa che ci allunga la vita è che noi ci abbracciamo e ci baciamo e gli attori italiani vivono tantissimo perché si abbracciano e si baciano più della media dei commercialisti.
Quando uno sta in casa e non esce, non abbraccia nessuno e sta male. Se avete dei problemi di salute chiedetevi quanta gente abbracciate, e poi chiedetevi quanto tempo passate a fare qualche cosa con qualcun altro. Qualunque cosa, non per forza meditazione o yoga, qualunque cosa, anche marciare a passo romano, andare alla partita, cantare nel coro della chiesa. Qualunque cosa voi facciate con qualcun altro crea un fenomeno che è stato studiato non a caso da un italiano. Nittamo Montecucco nel 1999 scopre che un gruppo di persone che fa insieme qualunque cosa dopo 31 minuti raggiunge un impressionante sintonizzazione delle onde cerebrali misurabile con l’encefalogramma. Inoltre, così facendo si aumenta la produzione di dopamina che è il neurotrasmettitore che ci fa stare bene, funzionare il fegato, i reni ecc e dà pure euforia. I popoli che hanno meno di noi l’idea dell’individualità rispetto al gruppo hanno più dopamina nel sangue.
Quanto il fatto di essere accolti da una collettività di amici, di familiari, di colleghi di lavoro è importante per il vostro benessere? Più della dieta o meno?
Franco Berrino, oncologo epidemiologo ha raccolto molte testimonianze su questo. In particolare una ricerca condotta su alcune infermiere americane ha rilevato che, al di là dei benefici relativi alla dieta, a stare meglio erano quelle che pregavano insieme tre volte alla settimana; e non solo: le infermiere nere che andavano a pregare tre volte alla settimana avevano dei valori di benessere generale maggiori delle bianche. Dio è razzista?
No, solo che i riti sono diversi: i neri cantano durante la funzione e quindi si scopre che l’arte ha un valore enorme. Cantare in coro è più che pregare, la musica ti dà emozione, ti porta in uno stato mentale in cui la mente razionale si spegne. La musica ti muove una serie di meccanismi poetici.
(continua)


Indice di facilità relativa

Riceviamo da Renato Palma, psichiatra e fondatore di Democrazia Affettiva, un lungo articolo molto interessante: si parla di “fatica”. Rivoluzionario.

Indice di facilità relativa. La fatica non è un valore
di Renato Palma

Tutti noi facciamo esperienza dei nostri tentativi di fare meno fatica. Ce ne accorgiamo soprattutto quando la nostra scelta di risparmiare energia si traduce in un aumento di fatica: quando, ad esempio, decidiamo di raccogliere qualcosa da terra evitando di fare quel mezzo passo in più che ci sembra uno spreco, ma senza il quale lo sforzo viene raddoppiato. Oppure quando dobbiamo decidere di caricare di più le nostre braccia con pacchi e pacchettini valutando se sia meglio far lavorare di più le braccia per risparmiarci un percorso doppio o triplo. Nelle altre specie animali la risposta alla fatica è invece ON/OFF, perché gli altri esseri viventi non sanno trattare male se stessi. Manca loro la capacità di costringersi, o di motivarsi, a raggiungere un obiettivo sopportando la sgradevole sensazione di fatica. (…)
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La Regata Riciclata

Lo scorso 17 settembre si è svolta l’ultima giornata del progetto “Fai La Differenza, c’è… Re Boat Roma Race", un festival dedicato all’ecosostenibilità ambientale.
Sono bastati pochi ingredienti - ventidue imbarcazioni realizzate con oggetti di recupero e a impatto zero, circa ottanta partecipanti, un lago in zona Eur e tanto entusiasmo - per far divertire e al contempo sensibilizzare i cittadini della Capitale sui temi dell’ambiente e della raccolta differenziata.
(Fonte: regatariciclata.it)

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Tell Me! Dimmi!

Da alcuni mesi il Nuovo Comitato Il Nobel per i disabili Onlus è capofila di un bellissimo progetto da noi ideato e finanziato dal programma Erasmus+ dell’Unione Europea.
Il progetto Tell Me prevede di costituire nuove linee guida metodologiche, che diventino un riferimento europeo, sull’utilizzo del teatro per l’alfabetizzazione linguistica e matematica dei migranti favorendone così l’inserimento sociale e professionale.
Un’equipe di ricercatori transnazionale (Italia, Svezia, Portogallo) produrrà nell’arco dei prossimi due anni un kit educativo che verrà messo gratuitamente a disposizione di centri per l’apprendimento, scuole e associazioni.
Il primo “prodotto” del progetto Tell Me è la Social Platform, ora online e perfettamente funzionante!
Lo scopo della Tell Me Social Platform è quello di offrire un servizio gratuito di informazione e comunicazione utile a organizzazioni e singoli operatori che cercano e offrono opportunità negli ambiti dell’apprendimento, dell’inclusione sociale e del teatro.
Registrandosi alla piattaforma sarà possibile rimanere aggiornati sui bandi pubblicati nell’ambito dei vari programmi dell’Unione Europea, mettere in vetrina le proprie competenze e i propri interessi, informare e informarsi sui progetti e sugli eventi in corso in tutta Europa, proporsi e/o ricercare partner per nuovi progetti da realizzare.
Il tutto a livello non solo italiano ma europeo!
Ci si può iscrivere come operatore o come organizzazione e si accede a un pannello di controllo dove è possibile inserire tutti i dati e le informazioni relative alle attività svolte.
Iscrivetevi e aiutateci a far crescere la community!

https://social.tellmeproject.com/registration/

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Le donne al volante anche in Arabia Saudita!

Le prime patenti potranno essere rilasciate solo a giugno 2018 ma le donne arabe ce l’hanno fatta: potranno guidare. Ora bisogna attendere un mese perché il comitato ministeriale si esprima. C’è il rischio che vengano imposte alcune regole come un limite minino di età, si parla di 45 anni, o il consenso del marito.
Nel 2011 Manal al Sharif si era fatta filmare da un’amica mentre guidava, il video divenne subito virale e al secondo tentativo Manal fu arrestata e minacciata tanto che ha dovuto lasciare il Paese e ora vive in Australia.
Alla notizia ha dichiarato “Era la più simbolica delle riforme, la più imbarazzante delle leggi. La norma impediva alle donne di accedere a posti di lavoro dove lo stipendio sarebbe finito tutto in tasca all’autista incaricato di accompagnarle al lavoro”.

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